Categorie

Elenco articoli con tag:

Date

(1,351 risultati)

Daniele Gaglianone, “Dove bisogna stare” / Quattro ipotesi per un’umanità possibile

Forse non esiste un concetto più banale e abusato, soprattutto se utilizzato come categoria critica, ma appare quasi un imperativo definire Dove bisogna stare di Daniele Gaglianone, scritto con Stefano Collizzolli, soprattutto in un momento sociale e politico come questo, "un film necessario". Poi, se ci si sofferma un attimo, se si apre una pagina di un qualunque sito d'informazione per vedere cosa sia successo nel frattempo, e dopo aver constatato che migranti, sbarchi negati ed emergenze dichiarate e presunte sono diventati l'oggetto di fiere prese di posizione che al celodurismo di un tempo hanno sostituito la perentorietà stolida di un tweet, la stessa necessità di cui prima appare di colpo un'urgenza. Morale, più ancora che umanitaria. Il problema è che un solido documentario come Dove bisogna stare, pur se attuale, rischia in questo marasma liquido che è ormai la politica italiana, di diventare istantaneamente un frammento del passato. Consapevole di questo, il film inizia con una didascalia aggiunta in postproduzione che annuncia il notevole peggioramento della situazione italiana rispetto al periodo tra l'inverno del 2017 e la primavera del 2018, in cui le riprese sono...

“Cuore di cane” e “Il Maestro e Margherita” / L’uomo nuovo: il ritorno di Bulgakov

Prima visita all’autore Michail Bulgakov, ancora in scena? Non è questo autore il frutto, ricchissimo di umori, di un secolo passato, il novecento, con i suoi sogni e le sue crudeltà, con utopie spesso trasformatesi in distopie, in incubi feroci? Raccontano di uomini nuovi, di esperimenti scientifici, di veri e propri tentativi faustiani falliti di rinnovare l’umanità il suo principale romanzo, Il Maestro e Margherita, e il suo racconto più famoso, Cuore di cane (ma anche l’altro dal tono fantascientifico, Uova fatali). Sono frutti del futurismo e della rivoluzione bolscevica (oltre che di Mary Shelley, dell’ottocento e della rivoluzione scientifica), imparentati in qualche modo con R.U.R., il testo che inventa il termine robot, e con L’affare Macropulos del ceco Karel Čapek, come pure con La pulce e Il bagno, estremi testi inquietati e inquietanti di Majakovskij, prima del suicidio per impossibilità di esistere in un’Unione Sovietica schiava dei burocrati e del terrore. Bulgakov sopravvisse alle minacce del potere. Si rinchiuse nella scrittura del romanzo e in un’attività minore di aiuto regista al Teatro d’Arte di Stanislavskij, il guru della nuova scena dell’interiorità...

Al Mudec di Milano / Paul Klee, archeologo della pittura

“Nella grafica albergano i fantasmi e le fiabe dell'immaginazione, e nello stesso tempo si rivelano con grande precisione.” Paul Klee, La confessione creatrice   Paul Klee è uno di quegli artisti che subisce l’ingiusta condizione di essere oscurato dalla troppa notorietà. Sovente derubricato dal pubblico nella polverosa categoria dei classici scolastici, la sua opera è invece un fuoco d’artificio di scoperte, intuizioni, tuffi in profondità in epoche e culture lontane. L’occasione per guardare ad essa con occhi ripuliti dai preconcetti è la splendida mostra in corso al Mudec di Milano Paul Klee. Alle origini dell’arte, a cura di Michele Dantini e Raffaella Resch, nella quale i curatori indagano in profondità l’aspetto del primitivismo di Klee e la genesi della sua opera.  La mostra è frutto di un lungo lavoro di ricerca e raccoglie oltre cento opere provenienti da prestiti importanti, in particolare dal Zentrum Paul Klee di Berna, di cui alcune inedite in Italia. Divisa in cinque sezioni, nasce con il dichiarato intento di fare chiarezza sulle fonti del suo lavoro, percorrendo a ritroso le vie battute dall’artista per decostruire il mito del Klee “sciamano” e dare...

La strada al MAXXI di Roma / Dove si crea il mondo

Lo spazio è saturo di rumori, echi, suoni, voci. Dal frastuono emerge un fischiettio insistente e stonato, come se qualcuno si sforzasse di riprodurre melodie familiari, mentre schermi e monitor proiettano bagliori colorati. Il primo impatto con La strada. Dove si crea il mondo, la grande mostra aperta lo scorso 7 dicembre al MAXXI di Roma (fino al 28 aprile 2019) evoca la saturazione sensoriale, lo strepito assordante di una strada, uno spazio di movimenti, flussi, architetture, oggetti, veicoli, corpi, segni e gesti in perpetua trasformazione. Con oltre 200 lavori di 140 artisti internazionali, la mostra curata da Hou Hanrou è una prova coraggiosa e per molti versi controcorrente che susciterà attenzione e dibattito, senz’altro uno dei progetti più ampi e ambiziosi della sua attività di direttore artistico dell’istituzione romana (mirabile e per certi versi tangente a questo fu Open museum open city del 2014).    Sacrificando alcuni aspetti ormai canonici della pratica curatoriale, della strada la mostra ci restituisce la virulenza: ogni opera si presenta in tutta la sua fisicità, fatta di suono, colore, e spazio, vicina alle altre, a noi e agli altri, con una...

Una trilogia di Rita Frongia / A tavolino con la morte

Il filosofo stoico Crisippo propose di definire l’essere umano come un “vivente razionale mortale” (ἄνθρωπος ἐστι ζῷον λογικὸν θνητόν). Lo scorrere inesorabile della storia e del tempo solleva sempre più dubbi, in realtà, sulla presunta razionalità della nostra specie, che brilla per la sua capacità di fare del male ai suoi membri e di distruggere spesso l’ambiente o i viventi con cui entra in relazione. Resta invece fondamentale il riferimento alla qualifica di “mortale”. Si tratta in sé di una banalità, perché persino un bambino riconosce con evidenza, forse fin dal suo primo vagito, che tutti devono morire. E, tuttavia, è anche una verità abissale. Diversamente da un dio, l’essere umano è un vivente che impara sin dalla culla a convivere con la morte e con la prospettiva di dover morire. Intorno a questa banalità-verità, si incentra tutta la forza poetica della “trilogia del tavolino” di Rita Frongia. Il lavoro si compone, infatti, di tre commedie (La vita ha un dente d’oro; La vecchia; Gin gin. Di cosa si parla quando si parla), che hanno in comune uno schema dove si distingue una faccia “visibile” e una “invisibile”.     Ciò che si vede sempre sono due attori che...

Eva Marisaldi al Pac / La grazia del provvisorio

Iniziamo col dire che è ora di riguardare questa generazione di artisti italiani che ormai hanno passato i cinquant’anni e che è importante che vi contribuisca un’istituzione come il Pac (Padiglione d’arte contemporanea) di Milano. Ma soprattutto è importante perché sono artisti che, pur avendo alcuni fatto parte di raggruppamenti all’inizio abbastanza identificabili, non hanno dato vita a tendenze omogenee e non hanno assecondato un mercato, un “sistema”, che si basa su un’idea di riconoscibilità iconica. Certo non è stato un caso. Per dirne una: dopo l’Arte Povera, dopo la Transavanguardia, che vuol dire dopo le strategie e le posizioni forti, a loro modo dogmatiche, comunque enfatiche ed escludenti, l’idea era quella della ricerca di altre modalità di intervento, di smarcamento e di libertà innanzitutto, a costo dunque di “debolezze” e di incomprensioni, anzi usate come smarcatura. Non è stato così anche, su altri piani, per il Pensiero debole, appunto, o per il Settantasette, inteso come movimento di protesta? Dunque dopo Luca Vitone, ecco Eva Marisaldi, scelta non scontata ma rispondente a quanto appena detto.   Eva Marisaldi, Trasporto eccezionale, Pac 2018, ph Claudia...

Quattro libri per leggere il presente / Muri e venti

Muri, frontiere, confini sono quanto di più adatto a cogliere il nostro tempo si possa scegliere come temi di riflessione. Sono punti di osservazione, con-testi e talvolta pre-testi per affrontare gli stretti nodi delle storie che si radicano nella materialità del muro o nella mobilità del confine. In fondo, quasi non parliamo che di questo anche quando parliamo di altro: identità, relazione, nazione, inclusione, migrazione, limite sono addentellati di uno stesso discorso sul presente che ha le caratteristiche dell'urgenza e dell'emergenza. E se parliamo di altro è forse anche per non vedere le cose che girano attorno ai muri e non accettarne completamente le conseguenze. Tra le diverse strategie con cui il tema dei muri può essere affrontato scelgo qui di parlare di quattro libri recenti che declinano in modo differente una stessa attenzione allo stesso soggetto.   Carte Il punto di partenza non può che essere lo spazio geografico, quello stesso che la globalizzazione, il flusso di informazioni e la semplificazione di alcuni vettori di viaggio hanno reso solo apparentemente più compresso, ridotto e noto. L'atlante delle frontiere. Muri, conflitti, migrazioni (a cura di Bruno...

Una conversazione / Toni Servillo o del mestiere di attore

Una musica d’altri tempi, lontana, proveniente forse da una radio, forse da un grammofono. La voce di Mistinguette. Francia, anni ‘40, una sala del Conservatoire, la scuola d’arte drammatica, quasi un’isola nel buio. Un giovane attore, compunto, ripassa un copione, Entra un altro ragazzo. Una ragazza irrompe di corsa. Studiano, tutti studiano la parte, finché non arriva il maestro, Louis Jouvet, grande attore, attore raffinato, intellettuale, in cerca d’anima nei personaggi sulla scena e interprete di pellicole popolari. Inizia, soprattutto con la ragazza, Claudia, un vero corpo a corpo per entrare nel monologo che Elvira rivolge a Don Giovanni, nel quarto atto della commedia di Molière, quella meravigliosa parte in cui la donna ammonisce il libertino a temere l’ira di Dio e a convertirsi, trasponendo tutto l’amore carnale che provava per lui, quel fuoco della passione che l’ha portata ad abbandonare il convento, in una nuova passione spirituale, in ammonimento a pentirsi della vita scellerata e a ritrovare una dimensione più umana.   Quell’isola circondata dal buio, quel naviglio in acque tempestose, rivive stasera, 19 gennaio, sul palcoscenico del teatro Bellini di Napoli,...

Ritorno al futuro / "Le Conseguenze economiche della pace" di John Maynard Keynes

Continua il nostro speciale Ritorno al futuro. L'idea è quella di rileggere libri del passato che offrano una prospettiva capace di illuminare il momento che viviamo oggi.  Per leggere gli altri contributi cliccare sul nome dello speciale a sinistra sopra il titolo in questa stessa pagina.   Sono passati cento anni da quando, alla fine del 1919 – pochi mesi dopo la firma del trattato di Versailles – John Maynard Keynes pubblicò Le conseguenze economiche della pace. L’autore, che aveva partecipato alle trattative come rappresentante del Tesoro britannico, denuncia la durezza e l’insensatezza della “pace cartaginese” imposta alla Germania sconfitta. Il libro ebbe grande diffusione, e rimane ancora oggi nella memoria delle persone colte. Keynes non sapeva, naturalmente, il corso futuro della storia europea. Ma molti, in seguito, hanno letto il suo libro come una premonizione: la pace cartaginese di Versailles fu interpretata come il germe del revanscismo, del nazismo e della seconda guerra mondiale. Rileggere il libro oggi, rivivere la temperie di un secolo fa, ci aiuta a ragionare su due temi quanto mai urgenti e vivi: l’Europa; il populismo.   Il libro, per...

Classico Pop / La catastrofe che incombe

L’imperatore Settimio Severo aveva la pelle scura e parlava latino con forte accento punico. Come molti dei migranti odierni, proveniva dalla Libia. La mostra Roma Universalis. L’impero e la dinastia venuta dall’Africa (Colosseo, Foro Romano e Palatino, fino al 25 agosto 2019) ricostruisce la storia della dinastia imperiale dei Severi (dal 193 al 235 d.C.). La loro dominazione coincise con una stagione di riforme fra le quali la Constitutio Antoniniana proclamata nel 212-213 d.C. da Antonino Caracalla che concesse la cittadinanza romana ai figli delle coppie miste, agli schiavi liberati e agli abitanti delle regioni più periferiche dell’impero.  Che ne è della legge italiana sulla cittadinanza per nascita (ius soli), approvata dalla Camera il 13 ottobre 2015 e da allora in attesa di essere esaminata dal Senato?    Ritratti della dinastia dei Severi con Antonino Caracalla che volge lo sguardo corrucciato verso il visitatore. Forse sta pensando alla seduta del nostro Senato del 23 dicembre 2017, nel corso della quale si doveva votare lo ius soli, disertata da M5S, da tutta la destra e anche da una parte del centrosinistra. Possiamo rispecchiarci nella politica...

Teatro carcere / Teatro del Pratello: i padri, l’eredità

Sembrano ombre, fantasmi in cerca di consistenza. Sono volti neri, schierati in cima a un piano molto inclinato, un pavimento di antiche mattonelle interrotto da pali sottili di ferro simili a meridiane che segnano il sole il tempo l’avvicendarsi delle stagioni. Rotoleranno durante lo spettacolo, quelle apparizioni, fino al centro dell’impiantito, fino in fondo verso gli spettatori, raggiungendo microfoni sospesi o appoggiati in terra, in cui si confesseranno, si esploreranno, cercando di dare una qualche consistenza alla loro natura, accompagnati da musiche minimaliste, circolari, ipnotiche di Max Richter, che riprende e varia Le quattro stagioni di Vivaldi, o dai ballabili della compositrice greca Eleni Karaindrou, che con leggerezza squarciano antiche memorie. Eredi eretici è l’ultima creazione di Paolo Billi e del Teatro del Pratello, vista all’Arena del Sole di Bologna. Billi lavora da molti anni negli istituti di pena, in particolare in quelli minorili del capoluogo emiliano (anche se da qualche tempo interviene anche nel carcere degli adulti di Bologna, la “Dozza”, e in altri istituti del centro-nord). Non porta in scena solo giovani reclusi: le sue creazioni sono...

A cent'anni dalla sua morte / Un ritratto di Rosa Luxemburg

“Esiste per la rivoluzione una regola assoluta: non fermarsi una volta compiuto il primo passo, non cadere nell’inazione, nella passività. La migliore parata è assestare all’avversario un colpo energico. Questa regola che si applica a ogni battaglia, vale soprattutto per i primi passi della rivoluzione”. Forse, fu questa convinzione, più volte espressa, che portò Rosa Luxemburg a restare al fianco dei compagni spartachisti nelle drammatiche giornate dell’insurrezione armata a Berlino, nei primi giorni di gennaio del 1919, anche se, in dissenso con Karl Liebknecht, non aveva considerato né pronto il Partito comunista tedesco (PKD), nato a dicembre, né propizie le condizioni sociali e politiche generali per una rivoluzione, nella quale pure credeva fermamente dopo le manifestazioni di novembre, uscita dal carcere di Breslavia. Tanto che aveva preferito i Consigli dei soldati e dei lavoratori, sorti in vari punti della Germania, all’Assemblea nazionale costituente indetta dal governo provvisorio, che, caduto il secondo Reich, in accordo con l’esercito, i suoi vecchi amici e compagni socialdemocratici avevano accettato di costituire, impegnandosi a contrastare ogni velleità...

Ange Leccia / Girls, Ghost and War

Due aerei si fronteggiano sulla pista di atterraggio. Due navi enormi, come due cetacei metallici, stanno ormeggiate l’una di fianco all’altra. Due auto stanno una dinnanzi all’altra, con i paraurti che si sfiorano, i fanali accesi e la luce che si fonde nello spazio vuoto. Sembra una scintilla, qualcosa in procinto di svelare un segreto. Anche se la luce non illumina nulla, solo altra luce. Non c’è modo di capire sino in fondo cosa vogliono dirci le immagini di Ange Leccia. Tutto è fermo. Non accade nulla. Forse è per questo ci appaiono misteriose. Cosa significa duplicare? Di che tipo di doppio si tratta? In queste fotografie non ci sono riflessi, scissioni, rifrazioni, ma semplicemente due oggetti uguali e ugualmente reali, chiusi e ostinati nel loro “essere due”.   Ange Leccia, Volvo, Arrangement, 1986. Eppure si è perfettamente consapevoli che la metafora del doppio, che qui viene evocata, non può che essere considerata come un impulso elementare dello spirito umano. Non ci si sente, non ci si ode, non ci si vede, se non come l’altro, cioè come proiezione e alterità. Ma se la fotografia attesta che l’altro è identico ed esiste nello stesso istante, cosa ha voluto...

Un diario del tempo in rete / La vita sociale dei media

In questi primi giorni dell’anno, gli unici, insieme a quelli centrali d’agosto, in cui la vita scorre un po’ più lenta e ricevi meno email del solito, mi sono accorto di aver speso più tempo del solito a consumare media di varia natura e ho provato a tenere un diario quotidiano del tempo speso con i media e in che modo ho speso questo tempo. È un esercizio per le vacanze che avevo assegnato ai miei studenti del corso in Big data, media digitali e società che tengo all’università di Siena, un esercizio che ho preso in prestito (se non quasi integralmente riprodotto) dalla ricercatrice americana della Aarhus University Annette Markham, che ha pubblicato un articolo scientifico su questo metodo: Critical pedagogy as data literacy.      L’idea è quella di rivolgere lo sguardo su di sé in maniera critica, prendendo coscienza, cioè portando in primo piano, delle pratiche quotidiane legate al consumo dei media e di quanto queste pratiche producano flussi di dati che non controlliamo. Ma via via che compilavo questo diario, mi sono reso conto di qualcos’altro, che non aveva a che fare con la politica dei dati, bensì con il nostro rapporto quotidiano, intimo e fertile, con...

Le streghe di Guadagnino / “Suspiria”: un film parallelo

In una delle pagine iniziali del suo illuminante testo su Pinocchio, Giorgio Manganelli descrive il libro come una sorta di mappa, un territorio infinito ed infinitamente estendibile. In accordo al suo progetto di lavorare sugli indizi del testo, dice poi: “ogni parola è stata scritta in un certo punto per nascondere altre, innumerevoli parole”. Poco più avanti, se possibile, è ancora più esplicito: “Non possiamo supporre che un testo sia un tuorlo che può produrre innumerevoli autori, e che anzi io stesso sia uno degli innumerevoli autori del testo?”.  Questa lieve deviazione in uno spazio extra-cinematografico può forse essere impiegata produttivamente per cercare di venire a capo del groviglio di sollecitazioni a cui la visione del Suspiria di Luca Guadagnino sottopone lo spettatore. Vedere questo film come un remake dell’originale di Argento sembra essere infatti non solo sbagliato ma, soprattutto, poco utile. Conviene forse cercare di capire secondo quali traiettorie e operando quali spostamenti Guadagnino abbia operato all’interno dell’immaginario argentiano.   L’accademia di danza del film (ph. Mikael Olsson/Amazon Studios). Il primo, più esplicito perché...

Conversazione con Irene Fenara / Immagini dalla sorveglianza

Nella nostra indagine sulla metafotografia italiana abbiamo incontrato Irene Fenara (1990), artista bolognese che nella sua ricerca segue principalmente due percorsi – la video installazione e la sperimentazione con la fotografia concentrata anche sull'interazione con le telecamere di sorveglianza – per attivare qualcosa che tende all’allargamento dei confini dell’arte. Fenara cerca ogni volta in modo diverso di spingersi oltre la consuetudine, di sondare gli interstizi che si creano tra le varie espressioni artistiche, dove le diverse caratteristiche si mescolano e interagiscono. Il medium della fotografia è veicolato al sondare la vertigine, ovvero al tentativo di familiarizzare col disorientamento contemporaneo, dove la sperimentazione è importante per addentrarsi sempre più in profondità nelle questioni aperte, in ciò che ancora non è stato intuito e visto. Inoltre, per comprendere cosa agirà nella coscienza più in là nel tempo, nel futuro, si può guardare anche all’indietro, e utilizzare foto che noi stessi abbiamo scattato da bambini, con le macchinette usa e getta, durante piccoli viaggi. In Cercare per mare e per terra, Irene ha dato alle sue foto d’infanzia una nuova...

Per l’anniversario della legge Basaglia / Teatri della mente

Era il 13 maggio 1978, pochi giorni dopo il ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, quando venne approvata la legge 180, la Legge Basaglia. Per la prima volta al mondo saliva in primo piano la salute dei pazienti psichiatrici e si ribaltava la disposizione del 1904 secondo la quale doveva essere rinchiuso d’obbligo chi era “pericoloso a sé e agli altri e di pubblico scandalo” per passare a un provvedimento che considerava il ricovero necessario soltanto se non vi erano altre possibilità di cura. È il primo passo verso la chiusura dei manicomi, anche se di fatto solo con il "Progetto Obiettivo" e la razionalizzazione di nuove strutture di assistenza si andò verso il completamento della previsione di legge di eliminazione dei residui manicomiali. Il percorso è durato decenni: gli ultimi ospedali psichiatrici furono chiusi in Sicilia nel 2007, e gli ospedali psichiatrici giudiziari nel 2015. La legge, di grande attualità, puntava a ridare dignità alla persona facendole riacquisire la libertà, partendo dall'abolizione di misure terribilmente coercitive: purtroppo, dopo più di quarant’anni, alcune strutture applicano ancora tecniche più detentive che riabilitative.   Il percorso...

Straniamento / Edgar Hilsenrath, Notte

Edgar Hilsenrath lavora al suo primo romanzo per circa tredici anni, dal 1944 al 1957. Scrive ovunque, nei ritagli di tempo, senza alcun ordine; prima in Palestina, poi in Francia, poi negli Stati Uniti. Non conosce i ferri del mestiere, non ha modelli letterari, è uno dei tanti ebrei tedeschi deportati in Ucraina e sopravvissuti per miracolo. Nel 1954, in mano, ha 1.250 pagine manoscritte che diverranno la metà solo tre anni dopo, questa volta dattiloscritte, peccato che manchi un editore disposto ad accogliere un testo del genere. Nel 1964 un’importante casa editrice di Monaco di Baviera si fa avanti, ma poi quasi tutte le copie finiscono fuori commercio, poiché molti sopravvissuti all’Olocausto si sentono offesi dal ritratto che Hilsenrath fa degli ebrei. In Germania, pensate, Nacht riapparirà solo 14 anni più tardi, dopo essere stato tradotto in Olanda, in Inghilterra, in America. Edgar Hilsenrath è scomparso quando questo articolo era già stato consegnato, il 30 dicembre scorso: aveva 92 anni e indossava con fierezza un paio di irsuti baffi bianchi. La notizia è che a più di mezzo secolo dalla prima pubblicazione Notte (Voland, pp. 576, euro 20) arriva in Italia, nella...

Arte come rinaturazione alla Galleria Nazionale di Roma / Non è la fine del mondo

«Un po’ di possibile, sennò soffoco», invocava Gilles Deleuze nell’Immagine-tempo (dieci anni prima di trarre le conseguenze, di quell’esaurimento). E se la premessa è che «abbiamo bisogno di ragioni per credere a questo mondo», uno dei pochi gesti intellettuali che nel nostro tempo provino a trovarle, queste ragioni, è Il mondoinfine: vivere tra le rovine, la mostra-concetto (come si dice concept-album) ideata da Ilaria Bussoni (e a cura sua e di Simone Ferrari, Donatello Fumarola, Eva Macali e Serena Soccio, fino al 23 gennaio alla Galleria Nazionale di Roma).    Chiara Bettazzi, Il mondo infine.   Bussoni è una giovane filosofa che dopo una formazione parigina ha messo al lavoro il pensiero nella forma dell’immaginazione editoriale, dando vita fra l’altro presso DeriveApprodi una collana, Habitus, che ha superato i venticinque titoli (densissimo, infatti, il catalogo-manifesto della mostra). A inaugurarla un testo imprevedibile di Gilles Clément, l’Elogio delle vagabonde: «erbe, arbusti e fiori alla conquista del mondo», in una rinaturazione (o rinselvatichimento) del paesaggio dopo la fine del cosmo ordinato che è stato il sogno, e l’incubo, dell’Homo sapiens...

Metafisica del populismo II / La Sinistra postuma

“Il re è morto, viva il re!”. Nelle monarchie assolute pre-rivoluzionarie questa formula celebrava, come è noto, il “corpo immortale” del sovrano, accidentalmente incarnato in una esistenza particolare ma in qualche modo “eterno” nella successione dinastica. Con un po' di sano umorismo storico, si può aggiornare il detto alla vicenda della “Sinistra” in Occidente. C'è un fatto abbastanza sconcertante che caratterizza il nostro presente, un fatto sotto gli occhi di tutti che però gli analisti non evidenziano come invece meriterebbe. La Sinistra “politica” è indubbiamente morta e tuttavia la Sinistra sta conoscendo a Destra, all'estrema Destra, proprio quella populista e xenofoba, un singolare successo postumo. La sua retorica è diventata patrimonio di chi apparentemente l'avrebbe liquidata e rimpiazzata. La parola “popolo” non appartiene forse al suo lessico? Il lavoro come valore morale e fonte di ogni valore economico non era forse il fondamento della prassi politica della Sinistra? La redistribuzione del reddito ai cittadini non è forse un suo obiettivo? Ciò a cui stiamo assistendo, non solo in Italia, è perciò un inquietante gioco delle parti dove ciò che resta della Sinistra “...

Dereck Black e Dylann Roof / Odio bianco

La strage alla sinagoga di Pittsburgh, il 27 ottobre, ha spazzato via anche l’ultima illusione. Undici morti, sei feriti. È stato l’attacco antisemita più grave nella storia degli Stati Uniti, uno dei successi più clamorosi del suprematismo bianco. Eppure, mentre le settimane scorrono, cresce l’amaro del dejà vu. Questo è un film già visto troppe volte. Gli attori cambiano ma non il finale e tanto meno il regista. È già successo, succederà di nuovo. I segnali d’allarme sono sotto gli occhi di tutti. Lo stesso micidiale impasto d’odio tiene insieme il massacro di Pittsburgh; le violenze neonaziste a Charlottesville, dove un anno fa ha perso la vita la ventiquattrenne Heather Heyer; l’attacco alla chiesa di Charleston dove nel 2015 Dylann Roof ha trucidato nove afroamericani; la furia crescente contro immigrati, ispanici, musulmani, donne, Lgbt, intellettuali e correttezza politica. Il mandante rimanda al vasto arcipelago del suprematismo bianco che, smessi i cappucci del Ku Klux Klan, gioca ormai un ruolo di primo piano sulla scena politica sotto l’etichetta più neutra di “white nationalism...

Il cielo era rosa sopra Berlino / Lilly Reich: una pioniera del design

Sebbene abbia contribuito al progetto di alcuni tra i più eleganti oggetti d'arredo del novecento, divenuti delle icone del design, e a quello di straordinari interventi di interior design, non sono in molti a conoscerne il nome. Su Lilly Reich (1885 -1945), infatti, non esiste alcun testo in italiano e si contano sulle dita di una mano persino quelli in tedesco, sua lingua madre, in inglese, in boemo e in spagnolo. Per di più è raramente menzionata nei libri di storia dell'architettura e del design, e neppure viene data la giusta importanza alla sua fondamentale collaborazione a progetti spesso erroneamente attribuiti al solo Ludwig Mies van der Rohe (1889 - 1969). Eppure lei è stata una delle poche donne ad aver insegnato al Bauhaus, tra l'altro proprio interior design e furniture design, e la prima ad esser stata nominata nel Consiglio del Deutscher Werkbund – DWB – inoltre ha lavorato in tandem con due mostri sacri del design: con Josef Hoffmann a Vienna, quand’era giovanissima, quindi, e per tredici anni, con Mies, appunto, del quale è stata anche compagna per un tratto di vita.    Insieme agli altri suoi meriti di ordine creativo, oggetto di questo omaggio, Lilly...

Un libro di David Kastan con Stephen Farthing / Si può dipingere un colore?

«Forse la superficie, la pelle, è tutto ciò che possiamo raggiungere» scrive David Scott Kastan citando Melville, e la pelle delle cose – come quella degli uomini – è esattamente colore. Fermarsi al colore non è però una rinuncia a penetrarne l'essenza, perché l'essenza del colore sta proprio qui, nella superficie, e qualche volta questa stessa superficie viene colta in sé stessa nell'arte e nella vita. Questo nuovo libro, pubblicato da Einaudi, ha come titolo appunto: Sul colore, e ci propone un itinerario tra romanzi, quadri, fotografie, film, eventi della politica e della storia che ne dischiudono i molteplici significati, le apparenti ovvietà, i conseguenti pregiudizi, senza pretese di definizioni conclusive o rimandi metafisici: sotto la pelle bianca della balena ci sono solo grasso, ossa e sangue.      È un libro pieno di colori e di bellissime immagini, risultato di un dialogo decennale tra lo studioso di Shakespeare David Scott Kastan – autore vero e proprio del testo – e il pittore Stephen Farthing. La traduzione è di Luca Bianco. Le tappe della discussione corrispondono a dieci colori fondamentali e per ciascun colore l'indagine si appunta sui momenti del...

Muri / L’arte in gioco. Dubuffet a Reggio Emila

I muri li si guarda poco. I passanti procedono, li sfiorano, non li osservano. Ogni tanto, però, qualche artista smette di camminare (bisogna fermarsi per guardare un muro) e c’è una scoperta. Fu Leonardo a parlare con un certo pudore (“benché paia piccola e quasi degna di riso”) di questa “invenzione di speculazione”: “se tu riguarderai in alcuni muri imbrattati di varie macchie o in pietre di vari misti (…) potrai lì vedere similitudini di diversi paesi, ornati di montagne, fiumi, sassi, alberi, pianure grandi, valli e colli in diversi modi; ancora vi potrai vedere diverse battaglie ed atti pronti di figure strane, arie di volti ed abiti ed infinite cose”. Del resto, in Occidente, persino il mito fondatore dell’arte è legato a un muro: racconta Plinio il Vecchio che la figlia di Butade, un vasaio di Corinto, innamorata di un giovane che stava per partire e intraprendere un lungo viaggio, ne tracciò il profilo su un muro seguendo l’ombra proiettata da una lucerna; così il padre ne ricavò un fedele ritratto in argilla.     Con un po’ di pazienza si potrebbe tentare, dopo questi singolari esordi, una storia degli osservatori di muri (ne esistono più di quanto si direbbe...