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Matteo Marchesini, esercizio di critica / La letteratura italiana dal boom ai social

Se la Gran Casa della Letteratura (editoria, distribuzione, critica, premi, lettura) fosse solo un discount, ben agghindato con sapienza e efficienza di marketing? Matteo Marchesini lo vede così il Gran Circo, anche se proprio a lui, critico quarantenne emergentissimo, è capitato di scoprire che nel luccicante ipermercato, o nei suoi retrobottega, esiste l’inferno. La sua ultima raccolta di saggi, Casa di carte, in libreria da un mesetto con il Saggiatore, era precipitato nella Gehenna poco prima di uscire da un altro editore: il direttore editoriale si era accorto, col manoscritto composto già in bozze e la pubblicità in libreria, che l’autore, nel suo sguardo su La letteratura italiana dal boom ai social (così recita il sottotitolo) criticava aspramente alcuni autori del catalogo della casa che lo stava stampando (per la cronaca si trattava di Antonio Franchini del gruppo Giunti-Bompiani). E ne aveva bloccato la pubblicazione. Per fortuna il critico, scrittore e poeta bolognese ha trovato un modo per risorgere e per arrivare ai lettori.    Casa di carte è un libro scritto in modo brillante, mescolando i livelli stilistici, la parodia, la satira, l’umorismo, l’analisi...

Sciascia Trenta / Leonardo e Racalmuto

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   L’unico posto dove sono me stesso è Racalmuto, ripeteva spesso. Io qui sono Nanà Sciascia, il figlio di mio padre, il nipote di mio nonno, i compagni di scuola, gli amici, i ragazzi cui ho insegnato da maestro alla scuola elementare e sono diventati uomini, i salinari, il circolo, le...

17 novembre 1920 - 4 marzo 2019 / Starobinski e il prisma della scrittura critica

Chi si accostava alla critica della letteratura nei primi anni Sessanta incontrava il nome di Starobinski, scomparso il 4 marzo scorso all’età di 98 anni, dentro una costellazione di scrittori e critici designati da un vessillo: “nouvelle critique”. Un drappello di critici, diversi tra di loro per formazione e modi di scrittura, che proponevano un’idea di letteratura sottratta alla tradizionale storiografia accademica, ancora dedita ai “quadri storici”, alle classificazioni, agli ordinati giudizi, al biografismo, insomma ai paradigmi che componevano la cosiddetta “storia della letteratura”. Di questa costellazione, il parigino Roland Barthes era il più combattivo e il più – elegantemente e proustianamente – anticonformista (si pensi al pamphlet Critique et verité (Critica e verità) in risposta al libello di Picard Nouvelle critique, nouvelle inmposture). Ma il ginevrino Starobinski era il più attrezzato quanto a strumentazione teorica, e anche il più incline a caricare la “nuova critica” di un arduo e insieme appassionante compito: quello di vivere l’esercizio critico come il campo in cui la conoscenza del testo, della sua nascosta tessitura, dei suoi registri, dei suoi temi, si...

11 marzo 2011 / Fukushima mon amour

Pika!   L’11 marzo 2011, sulla costa est del Giappone, si è verificato un triplo incidente, nell’ordine: terremoto del Tōhoku di magnitudo 9, tsunami con onde alte oltre 10 metri e catastrofe della centrale nucleare di Fukushima Daiichi. 15.703 vittime accertate, 5314 feriti, 4647 dispersi. Nel giorno in cui ricorre l’ottavo anniversario, in un Paese che, secondo il discorso pubblico dominate, è tutto proiettato all’organizzazione delle Olimpiadi del 2020, vale la pena interrogarsi sul suo impatto sull’arte. Nei giorni che seguono l’11 marzo gli artisti giapponesi sono sotto choc, come il resto della popolazione: l’arte è incapace di affrontare un trauma di queste proporzioni. Alcune voci scuotono da subito le coscienze: restare con le mani in mano è un nonsense, come sostiene in un messaggio video accorato Ellie, leader del collettivo giapponese Chim↑Pom.  Fondato nel 2005, è composto da sei membri poco più che ventenni (Ellie, Ryūta Ushiro, Yasutaka Hayashi, Masataka Okada, Toshinori Mizuno, Motomu Inaoka) che bazzicano la Bigakkō, una scuola d’arte anti-accademica di Tokyo. Erede di una tradizione dada e situazionista, segnato da un forte impegno sociale e da un’...

Domani al Circolo dei lettori di Torino alle 18 / Sincerità

Scriveva Montaigne, il 1° marzo 1580, a 47 anni, nella lettera introduttiva ai Saggi: «Questo, lettore, è un libro sincero». Ma attenzione: questa è la traduzione in lingua italiana di Fausta Garavini dell'originale francese che così suona: «C'est ceci un livre de bonne foy, lecteur». Se il traduttore non è un traditore, livre de bonne foy equivale a libro sincero. Lo è in quanto l'autore intende rivelarsi per quello che è, nel suo modo d'essere semplice, naturale e consueto, senza affettazione né artifici. Poiché, ecco che arriva la spiegazione, «è me stesso che dipingo». Dipingo me stesso come sono perché so come sono, mi conosco. Il punto è oltremodo interessante per noi perché attribuisce alla sincerità l'attributo di espressione vera della conoscenza, presupponendo che l'autore conosca se stesso, il vero se stesso, e lo dipinga come un autoritratto fatto guardandosi allo specchio.    La sincerità e il «principio di D'Artagnan» Un altro aspetto stimolante è che la dichiarata sincerità di Montaigne coincide per lui con la non utilità: «Questo libro, ti [lettore] avverte fin dall'inizio che non mi sono proposto, con esso, alcun fine». Se lo avessi scritto «per...

Willy Brandt, Herbert Kappler / Un anno purchessia

1977. Un anno come tanti, avrei risposto lì per lì dimenticandomi chissaccheccosa. Ancora ben al di là dell’orizzonte il fatale 1989, l’anno del crollo del Muro di Berlino. Si intravedono nella brumosa memoria, vicini e lontani, i pilastri privati e pubblici che segnano lampeggiando la lunga strada della vita. In salita o in discesa? Quand’ecco che adesso, il 13 febbraio 2019, Tonia Mastrobuoni su Repubblica mi va a scrivere una recensione a un saggio uscito in Germania e ancora non tradotto, tanto bella che non potrò evitare di scopiazzare alcune frasi. Comunque leggetevela sul Web: vi farà un ben dell’anima. Un paginone, nel quale c’è la foto in bianco e nero del volto benevolo e beneaugurante di Willy Brandt, il grande Cancelliere della Repubblica Federale, accanto a quella in bianco e nero del volto aguzzo e malvagio di Herbert Kappler, il famoso delinquente SS, e quell’altra in bianco e nero con la solita fila di poveracci con le mani dietro la nuca, la schiena al muro, mitra spianati dai nazisti fuor di senno come al solito. Gente terrorizzata che passava per caso nella via Rasella poco dopo di quando il carretto dei netturbini pieno zeppo di esplosivo aveva dato il...

Elle est retrouvée. Quoi ? – L'Eternité / Gio Ponti

Il più bel libro su Gio Ponti (1891 – 1979), per la sua visione lungimirante e per la ricchezza dei contributi che contiene, lo ha curato Ugo La Pietra nel 1995 (Rizzoli) e la più bella mostra su di lui, per la qualità e la quantità dei pezzi esposti, per la magia dell'allestimento e il prestigio della sede ospitante, è in corso al MAD di Parigi (fino al 5 maggio 2019), mentre un omaggio per celebrare il quarantesimo anniversario della sua morte è in preparazione al MAXXI di Roma (novembre 2019 – aprile 2020). Tra le due soglie temporali che separano l'uscita del libro di La Pietra – preceduto, cinque anni prima, da quello della figlia del maestro, Lisa Licitra, intitolato Gio Ponti: l’opera, per i tipi di Leonardo – dalla mostra al MAD, è di fatto avvenuta dapprima la ‘scoperta’ critica di Ponti e quindi la sua consacrazione ad archistar. Infatti, prima degli anni novanta del secolo scorso, su Ponti si era sempre scritto in modo rapsodico e settoriale, senza che si fosse mai studiata nel suo complesso la sua figura articolata e poliedrica di progettista a tutto campo, di promotore culturale e di teorico (o forse sarebbe più appropriato definirlo divulgatore) dell'architettura e...

A Napoli e Roma a trent’anni dalla morte / Mapplethorpe. Classical form on unthinkable images

Il 9 marzo del 1989 muore di AIDS Robert Mapplethorpe. Ha all’epoca quarantatré anni ed è uno dei fotografi più rappresentativi della scena artistica statunitense di cui incarna, tra gli anni Settanta e Ottanta, l’anima oltraggiosa, irriverente e contestataria. Le sue fotografie, caratterizzate da una cifra stilistica singolare, capace di unire lo scabroso e il glamour, sono, al di là dello splendore formale, un mezzo di riflessione su temi controversi come l’omosessualità, la pornografia e la sfera erotica in genere, la cui forza risiede – come annotava la scrittrice americana Joan Didion – nella forma classica applicata a immagini ‘impensabili’.      Dopo un’infanzia e un’adolescenza formalmente integrata nei costumi di una famiglia cattolica della media borghesia di origine irlandese (i cui valori rientreranno, seppur stravolti, in alcuni aspetti della sua ricerca), Mapplethorpe si iscrive al Pratt Institute di Brooklyn e, negli anni delle rivolte studentesche e delle contestazioni, entra in contatto con la nascente cultura underground newyorchese, con i suoi fermenti politici, artistici e letterari, legandosi per alcuni anni a Patti Smith. È lei a regalargli la...

Centenario / Alpinismo

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Nel lager di Auschwitz a Primo Levi viene marchiato sul braccio il numero 174157. Trascorrerà un anno e mezzo in quel luogo pieno di freddo, fame, dolore e umiliazioni. Il mondo degli affetti, della cultura e dei monti diviene un rifugio dell’anima: un giorno prova a tradurre in francese la Divina Commedia al suo compagno di prigionia Pikolo: “…quando mi apparve una montagna, bruna per la distanza, e parvemi alta tanto che mai veduta ne avevo alcuna” e lo coglie un forte moto di commossa nostalgia: “E le montagne, quando si vedono di lontano … le montagne … oh Pikolo, Pikolo, dì qualcosa, parla, non lasciarmi pensare alle mie montagne, che comparivano nel buio della sera…” (da Se questo è un...

Anti-Narciso / L'Amazzonia di Viveiros de Castro

Dualismi e ontologie   Eduardo Viveiros de Castro è un antropologo brasiliano la cui opera intreccia con grande originalità domini disparati, filosofia psicanalisi arte e letteratura, anche se il nucleo da cui si dirama è lo studio della cosiddetta “anima selvaggia”, di cui dimostra l’inconsistenza in un testo poderoso, A incostância da alma selvagem. Tradotto in tutto il mondo, grazie anche al suo insegnamento nelle più prestigiose università, la sua influenza va estendensosi sempre più (per maggiori informazioni si veda il breve ritratto che abbiamo scritto qui). Anche in Italia il suo pensiero, raccolto nel complesso progetto che va sotto il nome di Anti-Narciso, sta diventando popolare, nonostante non siano molte le opere tradotte. Ad esse va ora ad aggiungersi, pubblicato da Quodlibet, Prospettivismo cosmologico in Amazzonia e altrove, un insieme di lezioni tenute a Cambridge nel 1998 da Eduardo Viveiros de Castro.  Anti-Narciso è un progetto mai scritto, un'idea che, pur senza non essere stata oggetto di una sistemazione specifica, attraversa l'insieme della sua opera incidendo sulla trama stessa della sua scrittura in una sorta di lotta corpo a corpo con il...

"La casa di Jack" di Lars Von Trier / La trasgressione e la Legge

È difficile guardare La casa di Jack, l’ultimo film di Lars von Trier, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes e uscito in questi giorni nelle sale italiane, senza metterlo in relazione con il film precedente del regista danese, ovvero Nymphomaniac, la storia di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin) e del racconto delle sue esperienze sessuali. Un po’ perché anche qui il film ha la struttura di un racconto narrato a un anziano interlocutore che per l’intera pellicola fa da contrappunto alla serie di memorie in flash-back del protagonista. E un po’ perché questa volta Lars von Trier si è messo a riflettere in una forma speculare non tanto sul desiderio femminile e sulle sue aporie, ma su quello maschile e sulle sue ossessioni. E si sa che parlare del maschile è tutt’altro che facile, dato che di solito o si preferisce tacerne oppure si tende a nasconderlo dietro all’apparenza del neutro.     Nymphomaniac era non tanto un Bildungsroman sessuale (magari in forma perversa-pornografica) quanto il racconto di un desiderio femminile che emergeva attraverso due atteggiamenti diversi e incompatibili nei confronti della sessualità: quello di Seligman...

Mast di Bologna / Thomas Struth. Nature & Politics

Iniziamo dalla fine. L’ultima fotografia della mostra “Nature & Politics” di Thomas Struth al Mast di Bologna si intitola “Seestück, Donghae City”. Si vede il mare. Ci sono quasi tutti gli elementi primordiali entro cui ogni cosa può prendere forma: aria, terra, acqua. Le onde, le rocce, la schiuma portano il nostro sguardo verso la linea dell’orizzonte. Ci invitano ad andare altrove. Cosa rappresenta? Il futuro? O la linea che separa ciò che esiste da ciò che esisterà anche dopo l’uomo? È questa la “Nature” del titolo. Tutto il resto è “Politics”, ovvero ciò che la “polis” è diventata, l’ultimo elemento: fuoco e tecnica.  Le foto mostrano macchine, dispositivi e installazioni di una tecnologia all’avanguardia. Thomas Struth si muove in mondi il cui accesso ci è solitamente precluso e ci mostra una serie di sperimentazioni scientifiche e interventi che in un momento imprecisato, nel presente o nel futuro, in modo diretto oppure mediato, faranno irruzione nella nostra vita. Le didascalie non sono d’aiuto. Le parole aggiungono mistero al mistero. Le definizioni non definiscono: Measuring, Stellarator Wendelstein, Tokamak Asdex Upgrade, Laser Lab o Grazing Incidence...

Drammaturgo e scrittore / Roland Schimmelpfennig. In un chiaro, gelido mattino

Il nome è molto difficile da pronunciare. E anche da ricordare. Ma bisogna farlo, questo sforzo, giacché Ronald Schimmelpfennig è sicuramente tra i massimi scrittori contemporanei tedeschi e non solo. Generazione 1967, originario di Göttingen e formatosi a Monaco, Schimmelpfennig è tra i drammaturghi viventi più rappresentati al mondo. La sua più importante messinscena italiana – nonché, che io sappia, l’unica – è del gennaio 2014, al Piccolo Teatro di Milano: Visita al padre, uno spettacolo magnifico con Paola Bigatto, Anna Bonaiuto, Caterina Carpio, Marco Foschi, Mariangela Granelli, Massimo Popolizio, Sara Putignano e Alice Torriani, nella regia profonda e intelligente di Carmelo Rifici.    Visita al padre è rimasto per cinque anni anche pressoché l’unico lavoro reperibile in italiano dell’autore tedesco (pubblicato da Cue Press): un testo nevrotico, quasi spastico, tutto incentrato sul tema della perdita. La trama è molto semplice, con echi archetipici: Heinrich, il Padre, si è autoesiliato in una grande villa, circondato da quella che oggi si definirebbe una famiglia allargata: la moglie, la figlia, la figlia della moglie, la nipote, una congerie di donne tra cui il...

Carnet geoanarchico 10 / Dietro la Grande onda

Bologna a febbraio ha già qualcosa di primaverile. Una primavera silenziosa, come quella di Rachel Carson che, nel remoto 1962, lanciava uno dei primi allarmi ambientali spiegandoci che le molecole di DDT e di altri fitofarmaci erano ormai reperibili in ogni parte del globo. Da qui Silent Spring, una primavera muta, senza più il ronzio degli insetti, senza più uccelli. Camminando per Bologna, tra folle domenicali che approfittano dei primi tepori e negozi spalancati per simulare come in un timido carnevale di Rio la correttezza di intenti del neoliberismo cannibale (quello per cui stiamo letteralmente divorando il nostro futuro), camminando per Bologna, guardando i pochi alberi del centro, noto qualcosa di strano, ad esempio che, a dispetto di un’aria mite e profumata e una insensata atmosfera di festa, i calicanti sono fioriti con due mesi di ritardo e i quattro alberelli del cosiddetto arredo urbano sono già esplosi in una nuvola rosa. Davvero troppo tardi, davvero troppo presto, segnali inequivocabili di un disordine stagionale, ambientale, forse mentale. Mi ha sempre fatto riflettere la volubilità simbolica dei fiori: mentre il ciliegio è qui da noi un’immagine positiva di...

Rosalia Montmasson una vita raccontata / Storie di vite da non dimenticare più

Rosalia Montmasson non è una ragazza da scordare, ma la Storia l’ha scordata: nessun trafiletto a bordo pagina dei manuali scolastici di storia, in quei box di approfondimento in cui di norma relegano le donne, nemmeno uno straccio di canzone che la citi. Nulla che commemori l’unica donna che partecipò alla spedizione dei Mille. Solo una targa, in via della Scala a Firenze, ricorda Montmasson e viene vista da una romanziera che ama le finestre aperte verso il mistero: da lì inizia la ricerca storica e la ricostruzione di una vita dimenticata con una scrittura saggia dal ritmo fluente.    Maria Attanasio, colta scrittrice e poetessa che dà corpo ai versi, non è rimasta affatto indifferente alla dicitura della targa – “Rose Montmasson, sbarcata con i Mille a Marsala” –, e come avrebbe potuto esserlo di fronte a una evidente ingiustizia e a una falla così grande nella memoria della nostra storia. Uno dei primi documenti che, dopo difficili ricerche, Attanasio è riuscita a vedere mostra il viso di Rosalia: la sua foto è la numero 338 nell’album dei Mille, l’album che ritrae tutti i Garibaldini che hanno partecipato alla spedizione. Ma la vita di Rosalia, la storia sua non è...

Nuove scritture per un teatro vivo / Liv Ferracchiati: alla faccia del “gender”

Nel panorama della nuova drammaturgia under 35 Italiana, Liv Ferracchiati occupa un posto notevole. Todi, classe ’85, Dams di Roma, un diploma in regia alla Paolo Grassi di Milano. Assieme alla sua giovane compagnia The Baby Walk ha composto una complessa Trilogia sull’identità che, in seguito all’elezione alla Biennale Teatro di Venezia targata Latella, il Premio Hystrio “Scritture di Scena”, la vittoria del Premio Scenario 2017, attualmente porta in giro per l’Italia. Elemento caratteristico ma non esclusivo della Trilogia – composta da Peter Pan guarda sotto le gonne, Stabat Mater e Un esquimese in Amazzonia – è che il protagonista di ogni capitolo è una persona transgender “f to m”, ovvero che transita dal genere femminile al maschile, ogni volta di diversa età, consapevolezza, aspirazioni. I lavori – ognuno dissimile dall’altro per lessico scenico e scrittura – attraversano temi variegati che solo a una lettura superficiale sembrano confluire unicamente nel discorso identità di genere. La Trilogia indaga piuttosto le crepe emotive, le oscillazioni, i traumi, la crisi della generazione under 35 dell’Italia di oggi, figlia di Berlusconi prima e del...

Ritratto d’interno en plein air / La casa di Gabriele Münter e Wassily Kandinskij

1909. Un quadro a olio mostra la tavola attorno alla quale stanno due pittori, Vasilij Kandinskij e Erma Bossi, seduti in conversazione su una panca ad angolo. L’ha dipinto Gabriele Münter, prima allieva di Kandinskij a Monaco e poi sua compagna. Nei tratti traspare una morbidezza che ritroveremo anche nei paesaggi bavaresi dipinti da Münter. In un certo senso anche questo quadro è un paesaggio, dipinto non en plein air, ma sotto la volta modesta di questa casa a Murnau, in Baviera, in cui ritroviamo proprio la panca angolare del quadro. È l’intimità di una scena familiare, dipinta come paesaggio dell’anima. Questo senso di raddoppiamento non ci lascerà per tutta la visita. Nello stesso quadro si vede, per esempio, una serie di dipinti realizzati da Kandinskij secondo la locale tradizione di pittura di temi religiosi su vetro, che sono ancora esposti in casa.    Cinque anni è vissuta la coppia in questa che i paesani chiamavano Russenhaus, facendola diventare il punto di incontro di quel gruppo internazionale di artisti noto sotto il nome di Der Blaue Reiter, il Cavaliere Azzurro. Pittori come Franz Marc, August Macke, Alexej von Jawlensky e Marianne von Werefkin, ma...

Il nuovo è meglio del vecchio / Giovanni Pirelli ricomposto

Nel marzo 1948, nell’imminenza delle prime elezioni politiche, Indro Montanelli accusò Giovanni Pirelli di “diserzione”, di essere passato dalla parte del nemico in un momento di guerra: “il cadavere di Masaryk è lì a testimoniare”. Sono i giorni caldissimi che precedono il 18 aprile 1948, ma Pirelli non rispose al giornalista toscano, la sua scelta di campo l’aveva già fatta e votò senza pentimenti per il Fronte Popolare. Accadde cinque anni prima: “La mia scala? L’ho bruciata. È successo in Russia, se ben ricordo, c’era la ritirata, faceva freddo. Se ben ricordo, non ho più avuto scale di valori”. Nato nel 1918, Giovanni è il figlio maschio primogenito di Alberto Pirelli, il più importante e capace industriale italiano del suo tempo, e di Ludovica Zambelletti, che proviene da una famiglia di imprenditori farmaceutici varesini. Ha due sorelle, Elena e Ludovica, e un fratello più piccolo, Leopoldo. Ha fatto a tempo a conoscere il nonno Giovan Battista, il fondatore della Pirelli e C.. “Sono cresciuto all’ombra di una grande fabbrica, nel fischio delle sue sirene, nel suo odore; l’odore della gomma quando viene vulcanizzata. Mi si diceva: “un giorno ne diventerai capo, se ne sarai...

Due libri con le orecchie lunghe / L'asino

Un effetto collaterale della grande diffusione degli animali da compagnia oggi in atto è – almeno per chi abita in campagna e ha a disposizione un po’ di terreno – la riscoperta dell’asino. Confesso che anch’io da una quindicina d’anni sono l’orgoglioso proprietario di una coppia di asini che hanno generato numerosi figli, una delle quali è rimasta con noi. Nella strada dove abito vivono almeno altri cinque asini, che spesso comunicano a distanza nel loro modo tipico. E, sempre per esperienza personale, posso dire che – contrariamente alle aspettative – piazzare i vari piccoli che sono nati negli anni non è stato difficile. Molte persone, oggi, sono finalmente attratte da un animale che non ha mai goduto di grande reputazione rispetto al suo socio equino, il cavallo. Il rinnovato interesse per l’asino in carne ed ossa ha portato anche a una produzione manualistica di cui questi due volumi sono un esempio. I libri portano lo stesso titolo e la stessa immagine di copertina (forza grafici, un po’ più di fantasia…) e sono usciti quasi in contemporanea, a cavallo (ops…) di fine anno: segno che l’attenzione per l’asino è fenomeno italiano molto attuale. Le edizioni originali, infatti,...

Un peso all'altezza del cuore / Grace Paley. Tutti i racconti

A volte, per entrare nelle pagine dei grandi – gli autori che, per dirla con Lukács e con Franco Moretti, hanno fatto della forma la “risoluzione di una dissonanza dell’esistenza” – è necessario bussare. Per rispetto e con cautela, perché c’è sempre il rischio di distorcerne la poetica piegandola più del dovuto all’arbitrio. È sufficiente un temporaneo stato di rilassamento generale delle forze perché il lettore perda la capacità di storicizzare. Sarebbe un peccato, soprattutto quando si ha a che fare con autori inequivocabilmente politicizzati e capaci di trasformare la condizione soggettiva nella rappresentazione di un’esperienza umana che non è estranea al tentativo di afferrare il proprio presente, sempre incalzante ma così imprendibile.  Quando la risolutezza con cui alcuni autori del Novecento hanno esplorato i grovigli insondabili della memoria del sé si lega a una riflessione più ampia sulla lingua e sui codici dell’ambiente sociale e del lavoro, così come sul rapporto con la religione, l’ideologia, le tradizioni, quest’attitudine alla combinazione di un certo tipo di militanza spirituale e di predisposizione al riposizionamento costante rispetto al mondo merita uno...

Silenzio, di John Cage / L’orecchio dissoluto

Dietro Silenzio di John Cage, di cui Il Saggiatore ha da poco pubblicato una nuova edizione (traduzione di Giancarlo Carlotti, una prefazione inedita in italiano di Kyle Gann, 318 pagine, € 42,00) non c’è, stando all’autore, una volontà di stupire, ma una pulsione poetica. Il libro fu pubblicato per la prima volta nel 1961, quando Cage aveva quarantanove anni e una fama circoscritta alla cerchia dell’avanguardia colta d’America. Raccoglie una serie di articoli, di conferenze e di saggi scritti da Cage sull’arco di un quarto di secolo, 1937-1961. In un recente articolo apparso sul New Yorker a firma Burkhard Bilger (Extreme Range – The vocal experiments of Roomful of Teeth), Brad Wells, fondatore e direttore dell’ensemble vocale Roomful of Teeth, citando il compositore olandese Louis Andriessen, sottolinea come il grande progetto della musica del Ventesimo Secolo sia consistito nel liberare gli strumenti dai suoni che erano loro prescritti. John Cage fu, di quel progetto di liberazione, uno dei più convinti sostenitori. Non solo si preoccupò di liberare gli strumenti dai suoni ch’erano loro prescritti (si pensi soltanto al pianoforte preparato di cui fu, se non proprio l’inventore...

Lessico amoroso / Psicoanalisi in televisione

La tv generalista italiana offre, in media, uno spettacolo desolante. Cerchi il peggio e lo trovi, a tutte le ore: puoi andare sul sicuro. E tutto procede tranquillo e senza intoppi.  Capita poi che, per una sorta di svista, quasi un lapsus, in seconda serata, venga affidata una trasmissione a uno psicoanalista che ha rielaborato in modo personale l'eredità di uno dei grandi pensatori del Novecento: Jacques Lacan. Lo psicoanalista terrà alcune lezioni sull'amore in tv. Niente risse. Niente coppie più o meno scoppiate che litigano o piangono o si riappacificano o si mandano lettere. Niente ospiti sfatti. Niente nani e ballerine. Nessun orrendo servizio in stile Iene. Niente polemiche o attacchi. Niente toni sopra le righe.  Che cosa c'è allora? Psicoanalisi. Letteratura. Poesia. Filosofia. Lacan, Freud, Roth, Pasolini, Shakespeare, Hegel. E la parola di uno psicoanalista, Massimo Recalcati, che mostra di saper usare lo strumento televisivo senza dover banalizzare il proprio discorso. Che mostra un pensiero in atto. Da casa il pubblico segue. Non cambia canale. Si appassiona.    In una situazione come quella attuale, non solo televisiva, si dovrebbe gridare...

5 marzo 1922 / Divagazioni su Pasolini

Pasolini ha vissuto in un tempo in cui ancora si poteva agire. Si può agire anche adesso, ma spesso sono azioni virtuali, azioni che ti lasciano nella gabbia del tuo corpo e non riesci a uscire. Pasolini che vuole aprire gli occhi è dunque un uomo che soffre perché gli uomini dagli occhi chiusi, gli uomini dallo sguardo basso non vogliono cambiare postura. Pasolini e i molli. L’eterna mollezza italica. Ci si può ridere quando si svolge in un bar, diventa pericolosa quando agisce sul piano della storia. Pasolini aveva uno spirito greco, una pulsione balcanica in una nazione che è tutto un formicolio di mezze misure, di cattiverie senza talento, di generosi che non ti danno niente.   Sempre in Italia a un certo punto ti ritrovi al punto di Pasolini. Hai intorno a te un’umanità a basso voltaggio. Più lavori e più sei denigrato. Nessuno sopporta l’eroismo, il martirio. I devoti della miseria spirituale non ti perdonano la tua inquietudine. Ti dicono narciso, egoista, ti attribuiscono calcoli dove hai slanci, ti fanno furbo come loro, non capiscono il furore, lo scambiano per arrivismo. Pasolini e l’Italia che non vuole cambiare e però non accetta di essere limpida, secca. L’...

Un peculiaretravestito nella Berlino del XX secolo / Charlotte von Mahlsdorf: “Sono la moglie di me stesso"

Lothar Berfelde, aka Charlotte von Mahlsdorf. Avete presente quelle stanze un po’ soffocanti, colme di mobili massicci, riccamente intarsiati, di divani dai braccioli scolpiti con rivestimenti in tessuto damascato che pare sempre polveroso, di credenze, tavoli e sedie con gambe a torciglione, colonnine, pinnacoli? Stanze in cui, se anche si aprono le finestre, l’aria resta pesante, in cui applique e lampadari ridondanti mandano una luce tutto sommato fioca che rischiara a stento i ninnoli ammassati nelle vetrinette e sui ripiani? Ecco. Tutto comincia da lì. Dalla mobilia che i borghesi tedeschi e austriaci avevano scelto per arredare i propri appartamenti in case che, nella struttura architettonica e nelle facciate, riprendevano gli stessi principi degli intérieur: sovrabbondanza di stili, ostentazione, opulenza, gusto discutibile.   Stanza in stile Gründerzeit al Gründerzeitmuseum di Berlino. Mi riferisco al periodo storico detto Gründerzeit, convenzionalmente collocato nei decenni che stanno a metà del XIX secolo, tra gli anni Quaranta e la crisi della borsa del 1873. Anche se secondo alcune scuole si protrae fino all’inizio del Novecento. Anni che videro lo sviluppo...