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Vita e destino di un capolavoro / Stalingrado di Vasilij Grossman

Coloro che hanno letto Vita e destino (1960; Adelphi 2008), il capolavoro dello scrittore ebreo ucraino di lingua russa Vasilij Semënovič Grossman (1905 -1964), ricorderanno di aver provato, almeno nelle prime 80 pagine, un senso di smarrimento: di alcuni personaggi si dava per scontato che si sapesse chi fossero e alcune situazioni sembravano essere cominciate molto prima, ma non se ne sapeva niente. Qualche critico consigliò di andare avanti facendo finta di nulla, come quando si entrava nei cinema a film già iniziato da un pezzo, e lasciarsi catturare dalla bellezza del racconto, dallo spessore e dalla complessità umana dei personaggi, da situazioni altamente drammatiche descritte con partecipato distacco come si conviene a un classico. In un romanzo di quasi mille pagine c’era inoltre anche il problema della buona comprensione dello svolgersi della vicenda: come in tutti i grandi romanzi russi, dopo un po’, l’affollamento di figure e nomi, ulteriormente ingarbugliati dai patronimici, faceva perdere al lettore l’orientamento (qualche buon’anima anglofona si incaricò di compilare, su internet, lunghe liste per ordine alfabetico con l’indicazione della rete di relazioni tra i...

Nucleare / Non toccate i gatti radioattivi!

Gatti verdi e viola. Verdi e viola perché radioattivi. Schivati come la peste dagli umani. Solo così questi umani riusciranno a sopravvivere. La sinossi monca di un romanzo apocalittico o di un film di fantascienza? Acqua. Facciamo un salto indietro.   Semiotica nucleare   Nel 1981 il Dipartimento dell’energia degli Stati Uniti e la società edilizia e ingegneristica Bechtel Corporation costituiscono lo Human Interference Task Force (HITF), un gruppo eterogeneo di ricercatori composto da scienziati, linguisti, ingegneri, antropologi, fisici nucleari e scienziati comportamentali. Da loro dipende la sopravvivenza del genere umano, come si sentirebbe dire con enfasi in un trailer: sono infatti invitati a riflettere su come tenere gli umani del futuro alla larga dai depositi di scorie nucleari altamente radioattive per almeno i prossimi 10.000 anni. All’epoca si annuncia come imminente l’apertura dello Yucca Mountain Nuclear Waste Repository in Nevada, un progetto controverso e alla fine fallimentare (come ben ricostruito John D’Agata in About a Mountain, 2010).   Il problema è immenso perché, come sanno bene gli studiosi, bastano mille anni per rendere un testo...

Storia di Svetlana Geier / Tradurre Dostoevskij come ragione di vita

Le lettrici e i lettori di lingua tedesca hanno conosciuto Dostoevskij soprattutto grazie alle traduzioni di Svetlana Geier, che in tedesco ha tradotto i suoi romanzi più importanti. Oltre a Dostoevskij, Geier ha tradotto molti altri classici russi – Puškin, Solženicyn, Bulgakov, solo per citarne alcuni –, conquistandosi così la fama di grande dame della traduzione letteraria russo-tedesca. Numerosi premi e riconoscimenti di cui è stata insignita nel corso degli anni testimoniano questa fama: dal Leipziger Buchpreis zur Europäischen Verständigung 1995 alle lauree ad honorem delle università di Basilea e di Friburgo (conferitele, rispettivamente, nel 2004 e nel 2007), fino al prestigioso premio alla traduzione della Fiera del libro di Lipsia del 2007. Ma più che i premi, a rendere straordinaria la figura di questa traduttrice è la sua stessa vita, che oggi merita e chiede di essere ricordata.   Svetlana Michailovna Ivanova (sposata Geier nel 1945) nasce a Kiev nel 1923, dove trascorre i primi vent’anni della sua vita. Il tempo per vivere sulla propria pelle gli orrori del Novecento: lo stalinismo, che uccide il padre, vittima delle grandi purghe della seconda metà degli anni...

Un modo sudamericano di essere irreali / Ricardo Piglia & Juan Carlos Onetti

C’è un modo tutto sudamericano di essere irreali. O, se si vuole, di percepire l’irrealtà intorno a sé. (Ho il vago sospetto che questa constatazione, sempre che sia fornita di un qualche fondamento, si leghi in qualche modo al concetto di terra e territorio, così peculiare nell’America Latina). In ogni caso oltre alle mitologiche genealogie di Garcia Marquez o agli spiriti di Allende, il Sudamerica ha fornito molti esempi di quello che è stato chiamato il genere ‘fantastico’, il quale nulla ha a che vedere con l’odierno fantasy, ma che piuttosto si apparenta (quasi come due cugini di primo grado) con quel famoso Realismo Magico che anche in Italia contò e forse conta ancora qualche rappresentante. Vari decenni orsono il Fantastico flirtò con una certa declinazione del cosiddetto Postmoderno; ora alcune prospettive un poco più ragionevoli si dipartono dalle postume lezioni di Francesco Orlando (edizione ‘rappezzata fra le rovine’) edite col titolo de Il soprannaturale in letteratura (Einaudi 2017) e, in misura più tenue, da The Weird and the Eerie di Mark Fisher (Minimum Fax 2018).   Non per niente Ricardo Piglia – autore delle intense lezioni che vanno sotto il titolo di...

Centenario / Jurij Lotman: la cultura e l'esplosione

Pensare – e ripensare – la cultura russa appare oggi un dovere civile e morale. Anche come eventuale specchio da puntare su noi stessi, giusto per rifrangere, problematizzandole, ogni semplificazione congiunturale, ogni idea ricevuta, ogni immagine stereotipa improvvisata dai media e rimbalzata nella vita quotidiana. E lì gli anniversari, arbitrari come il linguaggio che ne parla, aiutano. Misurano le distanze e insieme riattualizzano, favoriscono la memoria o, forse, la creano. Tutto insomma fuorché la cancel culture.    Va allora celebrato con rispetto e curiosità il centenario della nascita di Jurij Michajlovič Lotman – caduto il 28 febbraio scorso –, fra i più geniali intellettuali del Novecento: storico della cultura russa, appunto, critico letterario, teorico delle arti (teatro, poesia, cinema, pittura, architettura, fumetto etc.), fondatore della semiotica della cultura e, per questo, semiologo tout court. Nato nel ’22 a Pietrogrado (poi Leningrado, poi San Pietroburgo), Lotman ha per maestri figure di spicco come Vladimir Propp e Boris Eichenbaum, legge gli altri formalisti (Jakobson, Sklovskij, Tomaševskij etc.) ma anche il chimico Mendeleev e il biologo...

La quintessenza del romanzo americano / Les Edgerton, Tempi difficili

Spesso, la letteratura non è affare per azzimati arzigogolatori di storie. Edward Bunker è lì a dimostrarlo. Con Educazione di una canaglia, Animal Factory, Come una bestia feroce, lo scrittore di Hollywood, morto nel 2005, ci ha lasciato romanzi forti come colpi di lama. Del resto, lui non ha mai provato a nascondere il suo passato da ergastolano, visto che conosceva meglio la topografia delle galere che quella del mondo libero. Ci era entrato a 17 anni, ne aveva bruciati quasi 18 dietro le sbarre con l’accusa di essere un falsario, un estorsore. Di avere trafficato droga e rapinato banche.       Eppure, il “Delitto e castigo” dei bassifondi americani l’ha scritto lui. Perché, a differenza dei narratori laureati, dei letterati che raccontano la realtà senza mai sporcarsi le mani per davvero, Bunker ha tracciato, secondo James Ellroy, l’osannato autore di noir come Dalia nera e American Tabloid, un’analisi “acuta e vera della psicopatologia criminale”. Parlando di rapine a mano armata e altre attività criminali non ha attinto “alla realtà, esagerandola e travisandola”. Si è limitato a raccontarla “con precisione e rigore dei dettagli”.         Un...

Di necessità virtù / Grace Paley: Volevo scrivere una poesia, invece ho fatto una torta

Quest’anno Grace Paley avrebbe compiuto cento anni, forse nella sua casa a Thetford Hill, nel Vermont, dove si trasferì definitivamente alla fine degli anni Ottanta con il suo secondo marito, un poeta come lei, o forse al Greenwich Village dove, chi può dirlo, sarebbe forse ritornata dopo avere vissuto per qualche anno sulla cima di una collina. In entrambi i casi, probabilmente, avrebbe organizzato una festa e ci sarebbero stati tanti amici. Invece è morta quindici anni fa, nel 2007, lasciando due figli, un po’ di nipoti e poche centinaia di pagine scritte, tra le più belle della letteratura universale: racconti, poesie e interventi saggistici pubblicati e ripubblicati in vari volumi e in molte lingue.  Nacque nel 1922 in una famiglia di ebrei socialisti che vivevano nel Bronx (erano scappati dalla Russia dello zar). Proprio nei luoghi emblematici della New York popolare, quella dei muri di mattoni e dei cavi aggrovigliati sui pali di legno, Grace Paley ha ambientato la maggior parte dei suoi racconti.   Sulle scale antincendio, nelle sale d’attesa degli ambulatori, in sinagoga, sui marciapiedi, per strada, sui pianerottoli, in cantina e soprattutto in cucina, “centro...

A Sentimental Giorno / Ulisse interprete di Joyce

A cent'anni dalla pubblicazione dell'Ulisse, edito a Parigi da Sylvia Beach per i tipi della Shakespeare and Company, il 2 febbraio 1922, colpisce ancora il carattere dirompente dell'opera Joyciana, uno scandalo che rinnova il mondo colpendo il cuore non solo dell'universo letterario ma anche della cultura borghese e accademica, e il modo di guardare la realtà. Quando il libro uscì, Freud già da decenni andava con la psicoanalisi e col movimento psicoanalitico nella stessa direzione. Non può sfuggirci il legame che unisce letteratura e psicoanalisi. Anche se in modo assai diverso se pensiamo a Freud, con la sua attenzione al nascosto e ai meccanismi di rimozione e difesa, o a Lacan e all'attenzione diretta piuttosto sul soggetto, colto nella sua costitutiva divisione ad opera del taglio significante, che sull'Io e i suoi modi di funzionamento.    Starei per aggiungere alla letteratura anche il cinema, riflettendo sul pensiero come immagine e su come la tecnica della prosa possa fare propria quella della macchina da presa come accade in certi racconti di Thomas Hardy — grande scrittore dell'età vittoriana ancora sulla scena quando uscì il romanzo di Joyce — e come accade...

Generazione Beat / William Burroughs, lettere da un passato malvagio

Una sfinge. “Brother Sphinx”, così Allen Ginsberg chiama l’amico e amante William S. Burroughs ritratto in posa turistico-ieratica, tra le sfingi del Museo di Storia Naturale di New York nell’autunno del 1953. Un’immagine tutto sommato impiegatizia che non fa concessioni alla moda e agli atteggiamenti della Generazione Beat di cui lo stesso Burroughs era uno dei Grandi Sacerdoti. Eccolo, dunque, in spezzato di gabardina a minuscoli quadretti, camicia abbottonata al collo senza cravatta, pettinatura da ragazzo di parrocchia su un volto affilato, impassibile, alla Buster Keaton.  Burroughs, informa il figlio Billy, non ride mai e quando lo fa, «one gets the impression that he's restraining a boisterous guffaw and I noticed his grin to be very toothy and rather carnivorous», si ha sempre l’impressione che trattenga una risata sguaiata con quel suo ghigno a trentadue denti, decisamente predatorio”.      Il tutto molto lontano dal “look” casual-stereotipato in cui, in quello scorcio di anni cinquanta, si calavano i seguaci delle avanguardie Beat, figli incestuosi della sottocultura hipster del decennio precedente, quella che in Europa si definiva “esistenzialista...

Un verso, la poesia su doppiozero / Osip Mandel`štam, Ho appreso la scienza degli addii

È il primo verso, qui riportato in una sua versione letterale, di Tristia, una delle più note poesie di Osip Mandel`štam, appartenente alla raccolta omonima, del 1922. Tristia è la seconda stazione dell’opera poetica di Mandel`štam, dopo Kamen’ (Pietra), volume pubblicato nel marzo del 1913. In questa poesia, Ovidio e l’esilio sono l’ordito di un arazzo che, in quattro strofe di otto versi ciascuna, seguendo il movimento metrico di una pentapodia giambica, dà figurazione al sentimento dell’addio: con le immagini della partenza, dell’amara vigilia, della soglia che è al di qua della tenebra, degli emblemi che dicono il passaggio al nuovo giorno. Un giorno che dischiude il cammino e la solitudine, il rammemorare e il riconoscere. Riconoscere è custodire il fuggitivo nella presenza di un’immagine, quel che è perduto nel sapere della lontananza. Riconoscere è accogliere quel che è assente, accoglierlo in un verso, nella dolcezza provvisoria e tuttavia intima di un verso, della sua musica.    Nel primo movimento della poesia, alle immagini che salgono dalla lettura dei Tristia di Ovidio, in particolare dell’elegia I, 3 (“Cum subit illius tristissima noctis imago”), si...

Una nuova traduzione / Gli addii di Juan Carlos Onetti

Gli addii (Sur 2021, traduzione di Dario Puccini) è un libro dal quale non ci si separa mai, non lo si saluta, non lo si dimentica. L’effetto di questo romanzo agisce sul lettore in maniera opposta al titolo, quasi ossimorica,  e crea un legame che resiste ai distacchi raccontati da Onetti. Soprattutto genera uno stato di partecipazione alla trama (che poi vera trama non è) disponendo disorientamento e attrazione, sgomento, senso di perdita, chiarore, mille bagliori che si fanno fascio di luce, spiegandoci che le nostre vite potrebbero non esistere per quello che sono, ma potranno continuare a essere raccontate attraverso la letteratura, la cosa che ci riguarda secondo Onetti, la sola che sappia orientare il passato verso il futuro. Gli addii è stato pubblicato per la prima volta nel 1954, molto amato e controverso, discusso, è considerato da molti il capolavoro di Onetti; di sicuro, come ha più volte dichiarato, il suo preferito. Prima di proseguire però bisogna fare una riflessione sulla parola capolavoro rispetto a Onetti, perché la sua opera intera lo è. Come potremmo scegliere tra La vita breve e Il Cantiere (entrambi ripubblicati quest’anno sempre da Sur, per...

Il tribunale della Verità / Il politicamente corretto: arma, utopia e terrore

Il “politicamente corretto” (PC) e la cancel culture che pare derivarne suscita nei suoi critici reazioni scomposte, al limite dell’isteria. Ciò si deve al fatto che il PC è un discorso che nasce già “isterizzato”. Riflettendo sullo statuto e sulle trasformazioni del sapere, Jacques Lacan aveva battezzato come “discorso dell’isterica” quel particolare tipo di discorso che “smaschera la funzione del padrone cui resta per altro solidale, mettendo in risalto quanto nell’Uno con la U maiuscola vi sia del padrone, a cui si sottrae in quanto oggetto del desiderio”. “Isterica” non ha qui nessun valore negativo. Non rimanda ad una visione becera del femminile. Tutt’altro. Indica una modalità della parola che manda in cortocircuito i discorsi “padronali”, maschili e fallocentrici, del sapere e dell’”Uni-versità” (del discorso rivolto all’ Uno, il quale ha sempre una connotazione di genere: è maschio, eterosessuale, bianco...).   Il PC si presenta insomma nell’arena della comunicazione con un tratto sovversivo e produce, come ogni rivoluzione, una reazione la cui scompostezza è segno della sua potenza. Il PC è infatti in prima istanza un’arma. È un’arma immateriale in mano alle...

Il ritorno dello scrittore polacco / Grandezza di Stanislaw Lem

Esistono autori sfortunati, messi nell’angolo perché affetti da disattenzione oppure perché girovaghi tra gli editori oppure ancora perché tradotti a singhiozzo. Stanislaw Lem, polacco nato nel 1921 e morto nel 2006, è uno di questi ma la sua sfortuna è immeritata. Conosciuto soprattutto, e forse quasi esclusivamente, per Solaris del 1961 (da ultimo in Sellerio) e per il conseguente film del 1972 di Tarkovsjij, al pubblico italiano giunge la sua produzione in termini incompleti e ondeggianti tra svariati editori, Sellerio, Marcos, Voland, Bollati Boringhieri, Mondadori con Urania, o addirittura in attesa di traduzione (su di lui doppiozero, Maculotti, “La fantascienza apocrifa di Stanislaw Lem” e Orlando Meloni, “Il ritorno di Stanislaw Lem”). Ma perché questa sorte nonostante la fama mondiale, la candidatura al Nobel nel 1977, la vendita nel mondo di migliaia di copie, il Premio di Stato della Polonia nel 1973, il Grand Prix al terzo Congresso Europeo di Fantascienza nel 1976?    La risposta più semplice, e come spesso avviene forse la più banale, è che il nostro paga l’atipicità rispetto alla letteratura di fantascienza dominante, in cui peraltro si immerse dal 1951...

Il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo / I Rondoni di Fernando Aramburu

Capita che un romanzo entri intimamente nel lettore, che sia insopportabile nella narrazione lo stillicidio dei giorni che passano e che avvicinano il protagonista alla morte ma che si vorrebbe continuassero invece all'infinito, perché la storia raccontata è un miracolo raro di bellezza e perfezione.  I rondoni di Fernando Aramburu (Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia) è uno di questi. I ricordi dominano la vita di Toni, un professore di liceo che ha scelto una data precisa per togliersi la vita, il 31 luglio del 2019, e lo portano a ripercorrere un'esistenza dove l'amore e gli affetti familiari, la consuetudine con i libri e l'arte si dimostrano incapaci di colmare un vuoto esistenziale profondo che non gli ha mai dato "risposte a nulla. A nulla". I rondoni è una rilettura contemporanea dell'esistenzialismo, con Toni aggredito da un senso di precarietà e di insensatezza ma qui Camus ha visto i film di Almodovar e il romanzo è pervaso da una leggerezza spagnola, fatta di colori vivi, di rossetti squillanti sulle labbra delle donne, di surreali rapporti con bambole gonfiabili, di mujeres sull'orlo di una crisi di nervi, della modernità del lesbismo dopo gli strascichi...

11 novembre 1821 - 11 novembre 2021 / Dostoevskij. Una vita incredibile?

Scrive Dostoevskij nei suoi Quaderni e Taccuini 1860-1881: «Il progetto. La neve fradicia» (QT, p. 413). La seconda parte delle Memorie del sottosuolo si intitola: A proposito della neve fradicia. È solo un caso che la neve acquosa e sporca ritorni sia come progetto di lavoro sia come titolo del secondo capitolo di uno dei più celebri volumi dell’autore russo? Nori afferma con chiarezza, in Sanguina ancora, che le opere di Dostoevskij da lui preferite sono Delitto e castigo e Memorie dal sottosuolo, il cui inizio lui stesso traduce così: «Io sono un uomo malato…Un uomo cattivo, sono. Un brutto uomo, sono io. Credo di esser malato di fegato. Però non capisco una mazza, della mia malattia, e forse non so neanche cos’è che mi fa male. E non mi curo e non mi son mai curato, anche se stimo la medicina e i dottori, Oltretutto, sono superstizioso, moltissimo; be’, perlomeno tanto da stimare la medicina (ho studiato abbastanza da non essere, superstizioso, però sono superstizioso). No, ve’, io non voglio curarmi per cattiveria. E questo, probabilmente, è quello che non vi degnate di capire, Be’, invece io lo capisco» (SA, p. 200).   Nori, con questa traduzione semiscritta,...

Un romanzo di Sara Mesa / Un amore nella solitudine

Sara Mesa è una delle voci più importanti nel panorama della letteratura spagnola contemporanea. Ha pubblicato diversi testi, sette dei quali per l'editore Anagrama. Quattro anni fa Bompiani ha portato in Italia Cicatrice, considerato tra i migliori libri dell’anno in Spagna. In questo testo Sara Mesa, con la sua scrittura precisa e misurata, scava nelle pieghe della coscienza per svelare il rovescio della situazione, quel lato oscuro che a volte ci avvolge e dietro al quale ci nascondiamo. Spesso nei suoi testi il tema della fuga diventa centrale come, per esempio, in Cuatro por cuatro (finalista al Premio Herralde nel 2013) o in Cara de pan. I personaggi fuggono da loro stessi e, paradossalmente – come ha dichiarato lei stessa in un’intervista – si mettono in cammino per ritrovarsi. Anche in Un amore, uscito in Spagna nel 2020 e ora tradotto da Elisa Tramontin e pubblicato da La Nuova Frontiera nella collana Liberamente, il tema della fuga diventa centrale. È un libro vertiginoso e misurato allo stesso tempo.   Privo di artifici e pieno di tensioni, dove i meccanismi della narrazione si incastrano perfettamente. Uno di quei testi a cui, una volta letto, non possiamo...

Delitti in Islanda / Gunnar Gunnarsson, L'uccello nero

Siamo nel diciannovesimo secolo, più precisamente nel 1802. Nel villaggio islandese di Syvendeaa in una fattoria isolata vivono due coppie: l’energico e forte Bjarni con la cagionevole e lamentosa Guðrun, il rozzo ed insignificante Jón con la bella e fascinosa Steinunn. Dopo la misteriosa morte di Jón si diffondono le voci di una relazione tra Bjarni e Steinunn, e quando Guðrun sarà trovata morta i due sospetti adulteri diventeranno i principali indiziati di entrambe le scomparse.  A narrare la storia, coinvolto anche come testimone nel processo a carico dei due presunti amanti-assassini, è il giovane cappellano di quella sperduta parrocchia, Eiúlvur. Questi ricorda quei fatti alcuni anni dopo, nel 1817, quando divenuto parroco sta scrivendo un’omelia e cerca di superare lo strazio per la morte del figlio di 15 anni, annegato in mare e nato proprio in quel 1802. Riflette su quella storia ormai lontana che aveva coinvolto la piccola comunità e nella quale egli stesso aveva avuto una parte non marginale quale giovane sacerdote. Avverte quasi un’ombra che lo ha accompagnato in questi anni e questa tragica morte si configura per lui come un dubbio sul suo operato di allora....

L'Altro Giappone - I parte / La Storia nascosta del Giappone odierno

Il Giappone dopo i giochi olimpici   Per gli italiani, i Giochi Olimpici di Tokyo 2020 sono stati solo un entusiasmante evento sportivo reso memorabile dai grandi successi degli atleti di casa, ma per molti giapponesi hanno avuto una valenza non solo sportiva ma anche politica, sociale ed economica molto penosa, che lascerà strascichi a lungo. Nonostante il medagliere conquistato dal Giappone sia molto più ricco di quello dell’Italia, il Paese invece di uscirne galvanizzato sembra sprofondare nella depressione. Come si spiega?  Com’è noto, il 70-80% dei giapponesi si era dichiarato contrario all’evento, compresi gli esperti che prevedevano il rischio di un forte aumento di diffusione del Covid-19 (aumento che poi si è puntualmente verificato, anche se le autorità non hanno mai ammesso il legame con i Giochi). Nonostante questo clima a dir poco sfavorevole il governo e il Comitato Organizzatore dei Giochi Olimpici sono rimasti testardamente a fianco del CIO nel mantenere i Giochi Olimpici, senza preoccuparsi di offrire alla popolazione una spiegazione soddisfacente. Non c'è da meravigliarsi se questo atteggiamento antidemocratico abbia lasciato un trauma non indifferente...

Un weird ante litteram / Arthur Machen, Il grande dio Pan

Ultimamente si è usata molto, e spesso a sproposito, la parola weird. Lo si è fatto perché in Italia è stata ritirata fuori di recente per descrivere mode letterarie che viste da vicino somigliano, in realtà, all’annoso dibattito sul fantastico degli anni Ottanta; ma un’influenza non indifferente nel ritorno in auge del termine l’ha giocata anche il New Weird di autori come China Miéville e Jeff VanderMeer, col loro mix di horror, fantasy e fantascienza. È esistito però un weird prima di queste voghe – una categoria letteraria e storica più o meno precisamente definita, che copre gli ultimi decenni dell’Ottocento (specialmente nell’Inghilterra vittoriana) e i primi del Novecento, e culmina col lavoro di Howard Phillips Lovecraft. Proprio Lovecraft ne ha dato una definizione estrosa ma, a ben guardare, sorprendentemente precisa:    Il vero racconto weird ha qualcosa di più dell’omicidio segreto, delle ossa insanguinate, o di una figura in un lenzuolo che, conformemente alle regole, agita delle catene. Deve esserci una certa atmosfera di terrore ansiogeno e inspiegabile verso forze estranee e sconosciute; e deve esserci un riferimento, espresso con una serietà e un senso...

Cultura del dar forma / Trix & Robert Haussmann: specie di spazi

Quando a un famoso architetto, durante il colloquio per diventare professore ordinario al Politecnico di Zurigo, fu chiesto, tra le altre cose, quale fosse l'edificio più bello che ci fosse in città e lui rispose il Kronenhalle Bar, il Presidente del Politecnico per un attimo trasalì. Ma la risposta dipanò con arguzia il filo di quella che sembrava sulle prime una matassa ingarbugliata. "È un posto in cui si può andare molte volte e imparare ogni volta qualcosa di nuovo grazie alla sapienza dell'architetto. Beh ovviamente si potrebbe, o forse è giusto dire dovrebbe, perdersi nei dettagli dello straordinario progetto di arredo di Robert Haussmann, che da solo prenderebbe persino più tempo di una sola serata.   Poi a una visita successiva si potrebbero ammirare le opere in bronzo che Alberto e Diego Giacometti hanno ideato per il bar; e un'altra serata se ne andrebbe rimirando i dipinti originali alle pareti appena sopra le nostre teste e per le quali il Kronenhalle è così famoso. Ma questo posto è qualcosa di più, si sa che da questo bar negli anni sono passati tutti gli intellettuali e gli artisti in città e si potrebbe spendere una serata ancora ad ascoltare aneddoti su uno...

Arsan di Luciano Pantaleoni / Teste quadrate: paesaggio e carattere

Perché gli abitanti della provincia di Reggio Emilia, sono chiamati “teste quadre”? In dialetto: “Testi quedri”. Se lo chiede Luciano Pantaleoni in questo libro stretto e lungo, Arsan (Incontri Editrice, 2021), che indaga i reggiani attraverso proverbi, modi di dire, storie, canzoni e filastrocche. L’origine letteraria dell’espressione si troverebbe nel poema eroicomico La secchia rapita di Alessandro Tassoni, nel canto IV, dove si narra che i soldati reggiani catturati nel castello di Rubiera, terra di confine, sarebbero stati liberati solo dopo essere stati percossi con l’asta di Marte, ragione per cui la loro testa avrebbe assunto la forma quadrata. Il tutto risulta un dileggio sullo sfondo di un conflitto che oppose reggiani e modenesi intorno al 1201 riguardo l’uso delle acque del fiume Secchia. Ci fu una guerra, o almeno un grosso scontro in armi, che vide sconfitti i reggiani. In realtà l’espressione, o epiteto, non è solo una presa in giro, ma vuol significare molte cose. Le teste sono sempre rotonde o arrotondate, e i reggiani pare che chiamassero i modenesi “musòun”, nocioni, per la loro testa ovale (delicocefala secondo Sandro Bellei nel Dizionario enciclopedico...

Credo religioso e deragliamenti familiari / Crossroads di Jonathan Franzen

Norman Rockwell fa capolino a pagina 305, in Crossroads di Jonathan Franzen (Einaudi 2021, traduzione di Silvia Pareschi): "Quando gli Hildebrand erano arrivati in città, la vecchia drogheria all'angolo sembrava uscita da un quadro di Rockwell" scrive Franzen, evocando le celebri immagini dell'illustratore americano (1894-1978); "... ma poi il proprietario l'aveva rimodernata con orrendi laminati, aveva coperto di linoleum il pavimento di legno e installato luci fluorescenti. Nello stesso spirito di miglioramento l'albero di Natale all'interno del negozio era artificiale, con gli aghi argentei, neppure finto-verdi. Dietro il banco, chino sul cruciverba del Sun-Times, con una matita in mano, c'era un uomo sulla trentina dalle grandi orecchie...". Crossroads è un compendio dello spirito americano, frastagliato e conformista, rappresentato dalle rassicuranti immagini di Rockwell, ma è come se la neve, le uscite con le slitte, i regali di Natale, le crostate appena tolte dal forno, le calze di lana che accompagnano con il loro calore domestico la storia di una famiglia negli anni '70, avessero subito lo sfregio di un Francis Bacon, che decomponeva i volti, faceva urlare un papa,...

Il Nobel per la letteratura 2021 / Abdulrazak Gurnah o delle memorie fluttuanti

Tra il 1995 e il 2005, Garzanti ha pubblicato tre romanzi di Abdulrazak Gurnah. La casa editrice, prima che ci arrivassimo Gianandrea Piccioli e io, aveva pubblicato tra l'altro I figli della mezzanotte di Salman Rushdie (1984) e i romanzi di Michael Ondaatje, ma anche Io venditore di elefanti (1990), in cui Pap Khouma racconta il suo approdo dal Senegal alla Francia all'Italia (di recente Pap ha tradotto la Divina Commedia in wolof...). Nel 1994 Paradise era stato selezionato per il Booker Prize e per il Whitbread Prize; in Inghilterra Gurnah aveva un ottimo agente, oltre a insegnare letteratura inglese e postcoloniale all'Università del Kent. A ispirare la sua narrativa c'erano un'esperienza e una motivazione autobiografiche: anche lui aveva un passato da rifugiato, come decine e decine di milioni di esseri umani in tutto il pianeta. A vent'anni era stato costretto ad abbandonare la natia Zanzibar, dove era nato nel 1948, quando la minoranza mussulmana aveva iniziato a essere perseguitata dal governo della Tanzania. E questo ha dato necessità, verità e spessore alla sua scrittura.   Insomma, Gurnah era un autore apprezzato per la notevole qualità letteraria e affrontava...

Biennale Democrazia 2021, Torino / Reincantare il mondo. La vita fra umano e naturale

Andreas Weber partecipa alla Biennale Democrazia in collaborazione con il Goethe-Institut Turin e la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo ai seguenti incontri:   Reincantare il mondo. La vita fra umano e naturale 9 ottobre - ore 11.30 | OGR Sala Fucine Memory matters. Naturale, umana, postumana: una memoria rinnovata 9 ottobre - ore 18.00 | Complesso Aldo Moro Aula 1     Dopo la pioggia, faccio correre la mano tra i ginepri o tra le betulle per la gioia di sentire le gocce bagnate che colano sul palmo. Nan Shepherd, La montagna vivente   (traduzione di Carlo Capraro, Ponte alle Grazie 2018)   La pelle dei minerali   Ogni volta che alzavo gli occhi da ciò che stavo scrivendo, vedevo i licheni. Coprivano il tetto di fronte a me. Era un tetto basso, quasi piatto, incuneato tra muri di pietra grigia, coperto da tegole rossastre. All’inizio, quando avevo scelto quel posto per mettermi a scrivere davanti alla piccola finestra affacciata su un altro edificio, non avevo notato i licheni, li avevo scambiati per macchie nate dall’esposizione alle intemperie. Questi esseri – una composizione in un unico organismo di alghe e funghi – formavano chiazze rotonde...