raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

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Delusione americana / Offutt, Il fratello buono

“La luce della luna si stendeva sulla terra scura. Virgil si ricordò delle sere che era rimasto con Boyd sulla veranda, cercando di seguire l’arrivo del buio. Boyd pensava che ogni molecola d’aria diventasse più scura, e, come quando si guarda la neve che si accumula, fosse possibile assistere in diretta al cielo che diventava nero”. Chris Offutt ha più volte dichiarato la sua ammirazione per Cesare Pavese, lo considera un maestro e fonte d’ispirazione, essendo un lettore di entrambi (nessun paragone tra i due, si capisce) ho cercato nelle storie dello scrittore del Kentucky qualche riferimento pavesiano e, qualche volta, mi è parso d’averlo trovato. Le descrizioni, pressoché perfette, dei paesaggi collinari, dei boschi, e poi, naturalmente, le poche parole e le solitudini di questi personaggi malinconici e cupi che saltano fuori dai racconti, dai romanzi, fino al memoir sul padre; in tutto questo c’è qualcosa di Pavese mista alla cattiveria del racconto americano. Ma è nel romanzo appena uscito in Italia, Il fratello buono (minimum fax 2020, traduzione di Roberto Serrai) che ho visto delineati alcuni meccanismi di Pavese.  “Quando il sonno lo colse fu come se annegasse”....

Il problema dei tre corpi / Liu Cixin e la fantascienza cinese

La fantascienza cinese è una delle nuove realtà del momento, letterarie ed editoriali. Autori cinesi vincono prestigiosi premi americani come l’Hugo, vendono nel mondo migliaia di copie, si affermano con traduzioni dirette dai testi originari. In Italia, dopo timide apparizioni (ad esempio Onda misteriosa, Urania 1311 del 2006 e Shi Kong, Urania 1564 del 2010), escono raccolte quali Nebula nel 2017 (Iannuzzi, “FantAsia. Fantascienza sino giapponese in Italia”, doppiozero) ed ora “Sinosfera” nel 2018, entrambe per i tipi di Fiction Future di Roma. La sensazione è che questa dimensione abbia acquistato una sua autonomia allorché si è liberata dai lacci politici che l’avevano imbrigliata. A partire dagli anni Novanta ha acquisito un suo spazio che ne ha favorito lo sviluppo, presentandosi come un riflesso del mondo e una riflessione sul mondo. Ovviamente sempre e soltanto il “suo” mondo, cioè la Cina (N. Pesaro, “Il futuro è dietro di noi”, sito Sinosfere.com, 2018). Pur nella varietà di stili e contenuti, il fuoco di interesse è la rappresentazione dei sogni e degli incubi generati dalla turbinosa modernizzazione degli ultimi decenni e dalla prodigiosa crescita economica. Questa...

Marlowe / Raymond Chandler. Il crimine ama Los Angeles

I detective privati e non, letterari, cinematografici, a fumetti e dintorni, amano Los Angeles. La città è lo sfondo perfetto per storie affollate di poliziotti corrotti, criminali incalliti, signorine senza scrupoli, che si muovono in trame pervase di romanticismo e perversione, luci e ombre, fama e frenesia, artificio e immoralità, amore e odio.  Amore e odio, ecco, è esattamente ciò che provava, per Los Angeles, Raymond Chandler (1888-1959), lo scrittore che più di ogni altro ha mitizzato questa città facendola diventare co-protagonista delle avventure poliziesche di Philip Marlowe, il detective letterario con cui ogni autore, così come ogni appassionato di detective story che si rispetti – lettore o autore, sceneggiatore o spettatore – finisce, prima o poi, per confrontarsi.  Dopo Marlowe, la cui immagine cinematografica indelebile è quella di Humphrey Bogart in Il grande sonno, è infatti impossibile immaginare un qualsiasi investigatore privato senza radici ben piantate nella città in cui vive e indaga. «Non si può essere veramente chandleriani», nota Dennis Lehane, ex docente di scrittura creativa a Harvard e sceneggiatore di thriller molto amati dal cinema (da...

Futuro / Hao Jingfang, Pechino pieghevole

Leggendo Pechino pieghevole, novella che apre l’omonima raccolta di racconti di Hao Jingfang – Add Editore, traduzione di Silvia Pozzi – davanti all’impressionante dispiegamento e ripiegamento di enormi volumi edificati, non ho potuto che pensare al tesseract. Il tesseract, o tesseratto, è un oggetto geometrico ipotetico a quattro dimensioni: aprendolo nella realtà tridimensionale a noi conosciuta si ottiene un manufatto formato da otto cubi disposti a croce, analogamente a quel che succede a un cubo, oggetto tridimensionale, quando le sue facce vengono aperte e distese su una pagina a formare una croce di sei quadrati, bidimensionale. La casa nuova è un racconto di fantascienza scritto negli anni cinquanta da Robert Heinlein, inserito in quella splendida antologia Le meraviglie del possibile che mi aprì le porte, ero giovanetto, della fantascienza. L’architetto e i suoi committenti entrano in visita alla villa appena costruita come un tesseract, quando un terremoto la scuote e l’edificio si richiude su se stesso, imprigionandoli nella quarta dimensione, ma i nostri eroi torneranno infine al mondo che conosciamo. Nella Pechino pieghevole di Hao Jingfang a intervalli regolari...

Sciarà / Mancùsu

Aggettivo che in alcuni dialetti irpini indica un luogo esposto a settentrione, al riparo dal sole. Una terra mancosa è una terra povera, che dà pochi frutti. Ma è anche una terra dove trovare refrigerio nelle ore più calde. Il termine, che sulle prime parrebbe avere la stessa radice di mancare, deriva in realtà dal fatto che il nord è situato a sinistra, dunque a manca, del sole quando sorge.

Lo stato di sospetto / Messico: il governo non esiste, è tutta colpa del governo

Vivo a Città del Messico da sei anni. Da sei anni risiedo nello stesso condominio, al primo piano di Calle Prosperidad angolo Progreso. In questo lasso di tempo relativamente breve, il nostro appartamento è stato svaligiato due volte. La prima poche settimane dopo il mio arrivo, nel 2014. Era il weekend del día de muertos e il palazzo era completamente vuoto. In pieno giorno, i ladri sono riusciti ad aprire il portone principale, e da lì hanno tranquillamente svuotato i primi tre appartamenti che hanno incontrato, tra cui il nostro. Sono quindi usciti indisturbati nello stesso modo in cui erano entrati.  Dopo un primo shock, la conseguenza principale è stata una forte stretta nelle misure di sicurezza, con una porta interna a proteggere le scale e un giro di vite alla distribuzione delle chiavi del portone ai condomini. Solo due per appartamento. E in caso un inquilino ne volesse una terza, la richiesta va fatta direttamente all’amministrazione condominiale. Il messaggio era chiaro: una copia doveva essere sfuggita di mano arrivando, chissà attraverso quali canali, alle persone sbagliate. Il sospetto cadde rapidamente sul portinaio, un’ombra che, da quel giorno e fino al suo...

Costanti / Adorno e il nuovo radicalismo di destra

La ragione principale per cui Aspetti del nuovo radicalismo di destra vale la pena di essere letto non sta nella supposta preveggenza di Theodor Wiesengrund Adorno o in chissà quale ‘attualità’ spicciola del suo pensiero politico. La sua forza sta nel visualizzare un elemento che percorre il senso della politica e con cui la Germania, ma certo non solo essa, ha dovuto fare i conti prima, durante e anche dopo la Seconda Guerra Mondiale: Adorno lo chiama il demonico. Non lo dice espressamente, ma usando questo concetto come decisivo della sua diagnosi sui risorgenti movimenti di destra in Germania mobilita una categoria goethiana. Si tratta del dubbio che dietro alle costruzioni razionali, per esempio il problem solving razional-strumentale che si adopera nella politica o in economia e certamente anche nelle arti, o che si suppone governi l’ordine della natura si nasconda un sostrato irrazionale fatto di paure ancestrali, di visioni paranoiche, di pulsioni violente e di emotività fuori controllo.   L’analisi delle cause profonde dei comportamenti politici irrazionali, che caratterizzarono i movimenti della nuova destra tedesca all’altezza degli anni Sessanta del secolo scorso,...

Lucca / Ganzo Bao

Riduttive le sue accezioni “ganzissimo”, “è veramente divertente”.  Sintetizza una lunga frase – tipo: ‘meglio non c’è per sentirsi bene insieme godendoci la vita’ – che spinge a diventare ganzo anche chi la dice. Vale per un gioco, un piatto, un viaggio, una lettura, un vernacolo.   “Parlà lucchese è ganzo bao” è il motto di un gruppo che si propone di tenere in vita usi e costumi della Lucchesia.  Ma, essendo “ganzo bao”, si ritrova anche in periodici appuntamenti dal vivo per godere delle tradizioni gastronomiche locali. “Ganzo”, utilizzato da solo – oltre alla versione peccaminosa di amante, in toscano – significa “intelligente, divertente, scafato, eccezionale, incredibile”. Bao è rafforzativo. Si impiega anche in modo generico, tipo “è caro bao” = “è carissimo”, “è brutto bao” quindi “è bruttissimo”.

Idioletto famigliare / Barnasc

Le mie origini sono miste, ma come dico sempre io, sono austroungariche... I miei nonni: veneti al confine con il Trentino da parte di padre, friulana di Udine la nonna materna e milanese doc il nonno... Una parola a me cara è Barnasc... che era la paletta per raccogliere il carbone da mettere nella stufa. Un aneddoto a tal proposito riguarda mio nonno che parlava quasi solo milanese: un giorno disse a mia madre: "dam el barnasc" (dammi la paletta). Mia nonna lo apostrofò dicendo: " parla in italian cun la tus " e mio nonno... “Cina (chiamavano così mia mamma, diminutivo di Vincenzina) per piesè portami il" barnaccio".

Dialetto basso-mantovano / Sùfil

sùfil (ma che sùfil che sei!)   con questo termine veniva indicata una persona schizzinosa, oppure noiosa, ma sempre in termine dispregiativo. Deriva probabilmente dal termine “zu viel”, ampiamente orecchiato dai soldati tedeschi acquartierati nel paese durante la guerra.

Un grande scrittore ungherese / Darvasi, La leggenda dei giocolieri di lacrime

Da poco edito per il Saggiatore con la traduzione di Dóra Várnai, La leggenda dei giocolieri di lacrime segna l’arrivo in Italia della forma lunga di László Darvasi (1962), poeta, romanziere e drammaturgo considerato tra i più importanti autori ungheresi contemporanei. La Leggenda non è solo la storia di cinque demoniaci giocolieri, né il loro frenetico inseguimento in un’Ungheria seicentesca fatta di terra e di sangue: è la smaniosa attesa che le lacrime impongano una nuova svolta obbligata a un cammino che non ci è dato conoscere. Inscrivendo la frammentarietà che già contraddistingueva i racconti di Mattina d’inverno con cadavere (il Saggiatore, 2018, trad. D. Várnai) in una dimensione narrativa più ampia, Darvasi porta al parossismo l’entrelacement medievale e ariostesco e il continuo intrecciarsi di storie apparentemente sconnesse, in un mondo in cui «la logica è la caricatura di sé stessa», trasforma le oltre 650 pagine del romanzo in un groviglio avviluppante di guerre, gemiti e preghiere. In comune con le altre leggende, quella dei giocolieri di lacrime ha l’intoccabile malleabilità: non ci è dato sapere cosa sia esistito e come sia stato manipolato nel corso dei secoli,...

Dialetto lombardo / Balabiótt

Balordo, perdigiorno, lazzarone. Etimologicamente: ‘colui che si mette in ridicolo ballando nudo’.   Una storia milanese: Nel 1820 Villa Simonetta, costruita da Gualtiero Bascapè, camerario di Ludovico il Moro, alla fine del 1400, poi passata a Ferrante Gonzaga e quindi alla famiglia Simonetta, venne ribattezzata la "Villa dei balabiott". Era lì, infatti, che il ricchissimo barone Gaetano Ciani, alias Baron Bontempo, capo della celebre "Compagnia della Teppa", organizzava le gozzoviglie della sua banda, che, secondo la leggenda, spesso degeneravano in orge e persino in omicidi. Quella della Teppa era "una compagnia di giovinastri, prepotenti e crudeli che fanno il male per amore del male e per smania di sbevazzare" (F. Angiolini, Vocabolario Milanese-Italiano, 1897). Costoro, quasi tutti di ottima famiglia, si riunivano inizialmente nelle gallerie sotto il Castello Sforzesco, che erano umide e piene di muschio, nel dialetto lombardo detto "tèpa", termine da cui discende il loro nome. Poiché facevano scherzi che finivano spesso con atti di violenza, Giuseppe Rovani, nel suo romanzo storico Cento anni (1859-1864), li definì "teppisti". Altro che balabiott!    Una...

Meteorologia napoletana / Strizzicheia

Meteorologie napoletane:   Strizzicheia: pioggerellina fitta che sembra innocua ma che, alla fine, altroche’ se bagna. Tiemp’ bbafuogn: aria afosa, pregna di umidità che non riesce a trasformarsi in pioggia, appiccicosa. Arb e nunn’arb: momento che precede la levata del sole in un momento ancora essenzialmente buio.

SHIFT

Gli accadde dunque di spirare, morire come tutti, dopo una di quelle solite lunghe vite che si possono definire “senza costrutto”. E, con tutto il tempo che aveva avuto a disposizione, non era neppure riuscito a capire il perché delle gioie e dei dolori, della salute e della malattia. Concluso l’ultimo rantolo, svaniti i rimorsi e le vergogne di sé che tanto importunano i vecchi, si infilò anche lui nel Nulla. Se lo aspettava, ma non ebbe la possibilità di prenderne atto perché nel Nulla non c’è compiacimento né raccapriccio. Tutto lì. O meglio, nulla lì.   La morte, come si sa, è l’esperienza che tutti fanno, ma, contrariamente a quel che si pensa, si può addirittura raccontare proprio come esperienza soggettiva, sicché, tutto sommato, è quasi banale sperimentarla. Sono molte le esperienze di morte con ritorno. A parte il coma nei suoi vari gradi, il sonno senza sogni, gli svenimenti, chi nella vita non è stato anestetizzato almeno una volta? Mentre il librium o il pentotal, o qualche altra molecola, entra piano piano nella vena del braccio – e il medico si abbandona a vane chiacchiere da barbiere mentre chi sta per andare sotto i ferri, buono buono, si limita a guardargli...

Crinale tosco-emiliano / Fnide

(Kaputt)   Fnide, nel mio dialetto, sta apparentemente per finito, terminato, con una minima differenza grafica e fonetica rispetto all’italiano.  Sul crinale tosco emiliano lato Emilia, esposizione nord verso la Pianura Padana: a mille metri d’altezza un paese che fino agli anni del boom economico era indietro di cinquant’anni.  In quegli anni, tra le conseguenze non cercate delle lunghe vacanze estive ogni anno c’era l’incontro con un altro mondo e un’altra pagina della storia. In quegli anni, lontano dai luccichii della città, incredibilmente si potevano avvertire i sentori profondi dell’epoca preindustriale.  Fnide è parola che sarebbe sbagliato ridurre semplicemente all’aggettivo finito, terminato; in realtà il suo significato va altrove.    Una sera ricordo l’espressione pronunciata da mio padre quando, con una pietà conclusiva, riassumeva a mia madre l’incontro inaspettato con un amico ammalato: “l’homme l’è fnide...”. È più o meno quello che Primo Levi ci racconta nel quarto capitolo di Se questo è un uomo, quando un internato lo apostrofa con “Du Jude kaputt. Du schnell Krematorium fertig (Tu ebreo spacciato. Tu presto crematorio, finito”)....

Trieste / Sgaio

Specie di koiné veneto-giuliana parlata fra Muggia, Trieste, Monfalcone, Gorizia, Grado (più o meno).    Si tratta di un aggettivo, e serve a designare un concetto che è molto di moda, in questo periodo. Indica una qualità che è una via di mezzo fra "furbo" e "intelligente". Che io sappia, in italiano non esiste un aggettivo che sia una via di mezzo fra "furbo" e "intelligente". Ora è di moda, in questi casi, usare la parola "smart". Che però non è italiana!

Cremona / Gregnapàpula

Deriva presumibilmente dall’accostamento della voce pàpula, da considerare come un’alterazione di pàrpula a sua volta derivato da parpàja, “farfalla” (dal latino medievale parpalia) al verbo grignà: digrignare i denti e poi ridere, sghignazzare o anche deridere… una farfalla (notturna) che sghignazza, adorabile.

Fantascienza sovietica / La chiocciola sul pendio

Dovremmo essere tutti d’accordo, ormai, sull’importanza non secondaria (e sulla bellezza) della letteratura fantascientifica. Ma se la fantascienza viene spesso vista come una letteratura di pertinenza anglo-americana, a cui si aggiungono ogni tanto voci provenienti dal resto del mondo, Italia compresa, non può andar taciuto che nel secolo scorso i narratori del blocco sovietico abbiano avuto un ruolo tutt’altro che marginale. Lo scrittore più famoso è stato senza ombra di dubbio il polacco Stanislaw Lem, noto al grande pubblico per il romanzo Solaris. Ma le sue opere, a eccezione proprio di Solaris, pubblicato da Sellerio, Golem XIV, pubblicato da Il sirente, e Vuoto assoluto, pubblicato da Voland, sono in questo momento assenti dalle nostre librerie e reperibili solo nel mercato dell’usato.    È imbarazzante che i libri di un gigante come Lem debbano circolare quasi clandestinamente, ignorati dal grande pubblico e, tocca dirlo, anche dai lettori forti, il cui gusto in questi anni con ogni probabilità è cambiato e si è perso per strada una delle voci più innovative e profonde della letteratura mondiale. Augurandomi che qualche altro editore – oltre a quelli già citati...

Provincia di Avellino / Mancùsu

Aggettivo che in alcuni dialetti irpini indica un luogo esposto a settentrione, al riparo dal sole. Una terra mancosa è una terra povera, che dà pochi frutti. Ma è anche una terra dove trovare refrigerio nelle ore più calde. Il termine, che sulle prime parrebbe avere la stessa radice di mancare, deriva in realtà dal fatto che il nord è situato a sinistra, dunque a manca, del sole quando sorge.

Area tridentina / Stránio

stránio. (area tridentina) di Fausta Libardi   Durante la grande guerra, per sgomberare il teatro delle operazioni, le popolazioni della Valsugana che abitavano lungo il confine dell’Impero vennero deportate nell’entroterra. In Boemia, nei campi, c’era il tifo; a mia nonna, sfollata con due figli bambini, un contadino generoso portava ogni tanto qualche gallina che era morta di malattia. Quando ripensava a quel periodo (avveniva di rado) alla nonna ghe vegnía stránio: lo struggimento che rende di nuovo presente il dolore e l’umiliazione del passato. 

Sciarà / Vavasceia

“Vavasceia”: per dire della pioggia che cade come bava dal cielo.   Non so se sia una parola dialettale (e di quale dialetto, campano o lucano o che…), oppure l’invenzione (quasi onomatopeica) di mio nonno materno, da lui ascoltata quand’ero ragazzo e, con i miei, si andava al ‘paese’ (Melfi, Pz), a trascorrere parte delle ‘vacanze in famiglia’. Ricordo di averla sentita, una volta, pronunciata da lui, nonno Lorenzo, mentre eravamo nella vigna di sua proprietà; lui indaffarato a curarsi di qualche tralcio di vite o grappolo d’uva, in un pomeriggio settembrino, io a fianco a guardarlo, e cominciò a cadere questa pioggia lenta, leggerissima, appena appena avvertita sulla pelle, appunto come ‘bava’ (vava, in napoletano). Molto tempo dopo, il suono di quella parola mi tornò in mente, quando ero in Inghilterra, giovane laureato e tirocinante in un studio legale, in una giornata di giugno (se non ricordo male), ospite nella casa di campagna di un avvocato (senior partner di quello studio) che mi faceva da tutor; personaggio di grande acume e ironia e in età avanzata (dettagli non irrilevanti per il seguito). Insieme ce ne stavamo seduti nel suo bel giardino e quella ‘pioggia...

Sciarà / Simitón

In dialetto bolognese, lo simitón indica "le smancerie, le moine" (così viene riportato nel dizionario di Vitali e Lepri).  Nel mio lessico famigliare, questa parola si è sempre italianizzata: «scimitoni», o «fare degli scimitoni», cioè fare complimenti eccessivi, mosse e cerimonie. Ho poi ritrovato questa parola, sempre italianizzata, nei testi di Giulio Cesare Croce: «e a rallegrare il core/con balli, canti, suoni/ e far de’ scimitoni…» nel « dialogo piaceuolissimo » della Vecchia Rimbambita.

Sciarà / Macaia

Macaia, scimmia di luce e di follia, foschia, pesci, Africa, sonno, nausea, fantasia. Paolo Conte canta il clima delle giornate di Genova, quando soffia il vento di scirocco, il cielo è coperto e il tasso di umidità è elevato. Forse di origine greca (malachia), forse inglese (muggy air), macaia non ha corrispettivo nella lingua italiana e spesso è confusa con l’inquinamento ambientale provocato dal cambiamento climatico o dal dissesto idrogeologico derivato dallo smog di fumi e polveri sottili. Per quanti non abitano Genova questa similarità è possibile perché, osservando il fenomeno dall’esterno, gli effetti sembrano quasi identici e nella loro immaginazione spesso prevale il cielo coperto, lattiginoso, l’orizzonte solcato da una linea di nera di catrame, temperature fredde oppure afa che rende l’aria irrespirabile: accendiamo condizionatori, azioniamo ventilatori, terapie per renderci immuni alla malattia, estranei e non responsabili delle orti del pianeta.   Chi, al contrario, abita Genova sa che macaia regala giornate uggiose e fredde in primavera e climi miti e ventilati in inverno, capovolgendo per brevi istanti il moto delle stagioni. In realtà, dunque, nell’...

(friulano) / Snait

Saperci fare, sapersi dare una mossa/scossa, anche in autonomia. Ma è anche, forse soprattutto qualcosa di fisico, legato al movimento, antagonista della pigrizia: esser agili, disinvolti. Nel Pirona, il dizionario della lingua friulana, si dice potrebbe derivare da die schneid di area sveva bavarese e corrispondente al tedesco letterario tatkraft: energia. Quando era piccolo, negli anni ‘70, gli adulti (pre-trentenni) associavano snait a noi bambini terribili, detti canae: ai vol snait, canae! Ci vuole snait, ragazzi,