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Memoria

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Ritratti d'artista ad alta voce / Piero della Francesca (1416/1417 ca.-1492)

Dopo aver letto il Galileo di Brecht ho riflettuto sul dilemma dello scienziato.  E sono rimasto colpito da quanto sia diverso da quello dell’artista. Lo scienziato può rivelare o nascondere i fatti che, sostenendo la sua nuova ipotesi, lo avvicinano alla verità. Se deve combattere, può farlo basandosi su una prova. Per l’artista invece la verità è variabile. Egli si occupa della particolare versione, del particolare modo di vedere che ha scelto. L’artista non ha niente su cui basarsi – tranne le proprie decisioni.   È questo elemento arbitrario e personale dell’arte a far sì che per noi sia così difficile essere sicuri che stiamo seguendo con precisione i calcoli dell’artista o capendo appieno il suo procedimento mentale. Davanti alla maggioranza delle opere d’arte, come con gli alberi, riusciamo a vedere e valutare solo una parte del tutto: le radici sono invisibili. Oggi questo elemento misterioso viene sfruttato e abusato. Molte opere contemporanee sono quasi interamente sotterranee. Perciò è tonificante e confortante guardare l’opera dell’uomo che probabilmente ha nascosto meno di qualsiasi altro artista in qualsiasi epoca: Piero della Francesca.   Lunetta...

Miniature di un'infanzia / L'abbaglio del tempo di Ermanna Montanari

Un paese, un piccolo paese, nel quale abbiamo vissuto l’infanzia, può essere una specola da cui osservare, per contrasto, e come dall’ombra, il mondo. O può, quel paese, diventare esso stesso il mondo, o essere, del mondo, un compendio animatissimo, in cui appaiono, nella prossimità e nel nitore, tutte le forme di vita che altrove sono invece chiuse in un’obliqua lontananza. Campiano, il paese del ravennate che Ermanna Montanari racconta, il suo paese, è questo mondo. E il libro che lo mette in scena (L’abbaglio del tempo, edito ora per La nave di Teseo, scritti introduttivi di Marco Belpoliti e di Igort), con i suoi quadri e i suoi scorci diventa un album in cui ogni disegno ha la grazia di un’affezione cresciuta nella distanza, e mai affievolita. Ma ha anche l’umore e l’ironia di chi può di quel mondo sorridere, perché esso è già tutto dentro di sé, ritmo del proprio corpo, musica silenziosa della propria lingua: sogni, voci, fantasmi, paure, dolori, destini di donne e di uomini, figure animali, presenze arboree, suoni della terra e succedersi delle stagioni appartengono al respiro di colei che scrive.    Queste “miniature” di un’infanzia e di un’adolescenza non sono...

Un requiem con stile / Wes Anderson, The French Dispatch

Wes Anderson è ovunque. Spot pubblicitari (Prada, H&M), videoclip musicali (Aline, di Christophe), design (il Bar Luce della Fondazione Prada, il British Pullman Train per la catena alberghiera Belmond), persino un progetto espositivo itinerante (Il sarcofago di Spitzmaus e altri tesori, progettato in collaborazione con la moglie Juman Malouf e allestito presso il Kunsthistoriches Museum di Vienna e la Fondazione Prada). Piaccia o meno, l’opera multimediale del regista texano è l’esempio vivente e lampante di come si costruisca una personalità autoriale nell’era dei social media e del self-branding. Potremmo dire, alla McLuhan, che per lui lo stile è contenuto (The Substance of Style è appunto il titolo di un importante video-essay su Anderson, realizzato anni fa da Matt Zoller Seitz), la profondità superficie. È così che è riuscito a crearsi un fandom devoto e onnipresente. Fra YouTube e Instagram non si contano i riferimenti, gli omaggi, i supercut amatoriali, i reels dedicati al dietro le quinte dei film. Per non parlare poi dei sempre più numerosi epigoni o semplici imitatori, da entrambe le sponde dell’Oceano.   Giusto per fare un esempio, a partire dal profilo...

Gli Ultimi versi della grande poetessa / Marina Cvetaeva, Diario dell’ammutolire

Un atteggiamento di resa, di composta rassegnazione, l’amara consapevolezza dell’approssimarsi della fine percorrono gli Ultimi versi di Marina Cvetaeva (1892-1941), i pochi, ultimi versi compiuti che scrive tra il 1938 e il 1941, nei quattro anni precedenti il suo suicidio. La posterità ha di certo potuto facilmente etichettarli come ultimi, mentre non è facile stabilire da quale momento anche Cvetaeva li percepisse come tali. Forse quelli dell’ultimo anno di vita, dove ricorre l’immagine della morte: «È tempo di spegnere la lanterna / sul portone» scrive il 7 marzo 1941, nell’ultima breve poesia che chiude la raccolta. Cinque mesi dopo, la poetessa che Iosif Brodskij ha definito la più grande del XX secolo, si toglierà la vita. In verità Brodskij usa il genere maschile – poeta, e non poetessa – per rimarcare l’assoluta grandezza, l’universalità senza attenuanti, il suo gareggiare nella stessa categoria degli uomini, e non in una categoria a parte, solo femminile. Oggi che il dibattito sul genere delle professioni, sull’uso dello schwa e simili è diventato un terreno di accesa e discutibile rivendicazione, il riferimento a una poetessa al maschile non passa inosservato, ma...

Il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo / I Rondoni di Fernando Aramburu

Capita che un romanzo entri intimamente nel lettore, che sia insopportabile nella narrazione lo stillicidio dei giorni che passano e che avvicinano il protagonista alla morte ma che si vorrebbe continuassero invece all'infinito, perché la storia raccontata è un miracolo raro di bellezza e perfezione.  I rondoni di Fernando Aramburu (Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia) è uno di questi. I ricordi dominano la vita di Toni, un professore di liceo che ha scelto una data precisa per togliersi la vita, il 31 luglio del 2019, e lo portano a ripercorrere un'esistenza dove l'amore e gli affetti familiari, la consuetudine con i libri e l'arte si dimostrano incapaci di colmare un vuoto esistenziale profondo che non gli ha mai dato "risposte a nulla. A nulla". I rondoni è una rilettura contemporanea dell'esistenzialismo, con Toni aggredito da un senso di precarietà e di insensatezza ma qui Camus ha visto i film di Almodovar e il romanzo è pervaso da una leggerezza spagnola, fatta di colori vivi, di rossetti squillanti sulle labbra delle donne, di surreali rapporti con bambole gonfiabili, di mujeres sull'orlo di una crisi di nervi, della modernità del lesbismo dopo gli strascichi...

In mostra alla Triennale di Milano / Raymond Depardon, La solitudine felice del viaggiatore

C’è una fotografia francese tutta da scoprire in Italia, almeno dal grande pubblico, una fotografia che non è quella dell’istante decisivo di Cartier-Bresson né quella più didascalicamente umanista, come è stata chiamata, e sentimentale dei Doisneau, Izis, Boubat, una fotografia casomai, se mi si permette la battuta, umana piuttosto che umanistica, che è venuta dopo quelle due, per l’appunto sulla loro critica. Raymond Depardon ne è uno dei rappresentanti eccellenti. Ora è un dato acquisito, tanto che Depardon è reporter della gloriosa e potente agenzia Magnum, ma mantiene anche al suo interno una posizione anomala, singolare. Non è reporter del tipo cacciatore di notizie e di immagini che le documentino, è soprattutto un viaggiatore, ma, di nuovo, non quello avventuroso o quello spettacolare, bensì quello della “solitudine felice”, come titola un suo libro (La solitude heureuse du voyageur, Points, 2006).     L’ha sintetizzato egli stesso nell’introduzione al suo libro Voyages (Hazan, 1998): “Di fatto, sono partito per fotografare combattenti, terremoti o principesse, e ho fotografato contadini. Poi il viaggio mi ha permesso di scoprire la mia vita, di scoprire l’amore...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (17) / Princesa, tragedia di una transessuale

Un furtivo via vai di piccoli fogli di carta arrotolati, come un tenue vocio, s’insinua fra le sbarre del carcere romano di Rebibbia. Al di sotto dei suoi rumori e dello scomposto “puzzle” di sonorità umane, grumi di vita in quella landa che ogni giorno smotta nell’avvilimento. Così Princesa, Fernanda Farias De Albuquerque, transessuale proveniente dal Nord-Est del Brasile (Alagoa Grande), prostituta sui marciapiedi delle metropoli sud-americane, e in Italia, a Milano e a Roma, si racconta. A pezzetti. Frantumando poco a poco il masso della sua vita.   Nel 1990 Princesa varca il cancello di Rebibbia per il “tentato omicidio” di una “sfruttatrice”, che le ha sottratto il denaro accumulato. Dovrà scontare 6 anni. In carcere incontra Giovanni Tamponi, pastore, sardo della provincia di Sassari, un ergastolo sulle spalle per una rapina conclusa nel sangue. A Rebibbia Giovanni fa il “lavorante”, e dunque si può muovere, come un “messaggero alato”, da un settore all’altro del carcere. Giovanni convince Princesa a travasare la sua vita, prossima ai trent’anni, nei foglietti. Ed è ancora lui che s’incarica di portarli altrove, in un altro mondo, la cella di Maurizio Jannelli,...

Materia per materia / Insegnare latino e italiano

Accelerare e chiarire sono, secondo me, i due verbi più adatti a descrivere l’effetto della pandemia sulla scuola (taccio di quelli più dolorosi). In un organismo complesso, stress prolungati e violenti accelerano il collasso delle parti deboli o invecchiate e chiariscono i processi e tessuti su cui è necessario intervenire. E Telmo Pievani ci ha dimostrato come l’evoluzione dei viventi lavori in modo imperfetto, riadattando il vecchio a usi imprevisti e rappezzando in modo creativo qua e là. Così fa anche la scuola, che è certamente viva e complessa. Scendiamo allora in un suo grumo di cellule: un liceo scientifico e linguistico lombardo, lontano dalle città; millecento studenti e una buona reputazione nel territorio. Aumentiamo l’ingrandimento fino a osservare l’esperienza di un insegnante di italiano e latino durante la pandemia e poco prima.   A scuola ci sono corpi   La prima cosa che la pandemia mi ha chiarito è che si insegna e si impara soprattutto con il corpo: quello dell’insegnante e quelli degli allievi, insieme nella stessa aula. Isaac Asimov lo aveva raccontato nel 1951 in The Fun They Had. Purtroppo, e forse inevitabilmente, anche dopo la pandemia nelle...

Un rapporto sulla chiesa francese / Abusi sessuali

Psicoanalisi e Chiesa Cattolica   La storia della psicoanalisi ci consegna un problema etico, che contiene – fatte le inevitabili differenze – paradigmi utili anche per la Chiesa Cattolica: la quale, in forma ricorrente, deve affrontare i casi di abuso commessi da sacerdoti. Nelle prime generazioni, gli analisti erano prevalentemente uomini e le pazienti donne. In alcune occasioni, l’estrema intimità che si crea nel processo analitico è divenuta anche sessuale. Come la Chiesa, le società analitiche hanno cercato di affrontare questi problemi con procedure interne. Come per la Chiesa, questo ha due implicazioni: da un lato, permette che l’estrema delicatezza delle rispettive materie (l’educazione religiosa e il processo psicanalitico) non venga affidata a un apparato giuridico impersonale e impreparato. Dall’altro, sia le società analitiche sia le istituzioni ecclesiastiche hanno seguito questa strada anche per proteggersi dallo scandalo pubblico.   Libertà e abuso   La valutazione di un rapporto sessuale come atto libero o abuso varia, prima di tutto, con l’età del presunto abusato: questo è un fatto assolutamente naturale, legato alla crescita. Un bambino desidera...

Un libro di Gianni Montieri / Andrés Iniesta, come una danza

L’epica, in età classica, era la narrazione delle gesta compiute da uomini eccezionali che con le loro imprese avevano fatto grande un popolo e avevano reso onore alle divinità. Se si può parlare di un’epica moderna, possiamo dire che i racconti sportivi sono quelli che meglio si prestano a rinverdire i fasti del genere. Eppure, raccontare lo sport con gli strumenti della narrativa contemporanea non è mai stato semplice. Se poi parliamo di calcio, ci accorgiamo che la letteratura spesso mal si adatta a condensare e a restituire l’energia, il sogno, il caos e la creazione che orbitano intorno a un gol, figuriamoci l’arco di una vita fatta di vittorie e di sconfitte, di gloria e di umiliazioni, di fuoco e di cenere. “Il calciatore sta sul campo da gioco completamente esposto. È allo scoperto”, diceva Marguerite Duras. “Se è un fesso, si vede subito, se è un mascalzone, anche”. Quando il calciatore non è né un fesso né un mascalzone, ma anzi, è un uomo intelligente, gentile, mite, tutt’altro che eccessivo, umile, umilissimo, perfino nella conformazione fisica gracile e delicata, insomma, quando il calciatore non è – come si dice – un personaggio, le cose si complicano ancora di più...

Intervista ad Alan Pauls / La famiglia segreta degli individui singolari

Un’idea tormentava Robert Musil, nel 1923, quando decise di dedicarsi completamente alla stesura del suo capolavoro, L’uomo senza qualità. Era un pensiero assai più angoscioso di quello legato alla finis Austriae, al tramonto dell’Impero dell’aquila bicipite, perché gravitava attorno al concetto stesso di letteratura. Come poteva, infatti, lo scrittore di Klagenfurt differenziarsi da quelli che lui stesso definiva “autori all’ingrosso”, maestri nell’arrotondare gli spigoli del reale?      Semplice: doveva guardare negli occhi l’infinita e complessa indeterminatezza della realtà. Raccontare, insomma, la missione del suo personaggio Ulrich, eletto segretario di un comitato che vuole organizzare le celebrazioni del giubileo di Franz Joseph, scomponendo il mondo che gravita attorno a lui. Non seguendo il filo della memoria, come aveva fatto Marcel Proust nella Recherche, ma esercitando uno sguardo laterale sull’alta società viennese, illusa della propria ormai effimera potenza.       In una lettera a Paul Guillemin, Musil spiegava che “nel nostro mondo attuale accade per lo più solo qualcosa di schematico (le stesse cose), cioè di tipico, astratto e per...

Silvano Fuso e Nathalie Gontard / Cozze, gechi e altri nanomateriali

Cosa sia la materia è una di quelle domande che hanno a che fare con altre curiosità che probabilmente abbiamo sempre avuto, vicina a domande come: cos’è il mondo, di cosa è fatto, che forma ha, perché una pietra è più dura di un ramo, perché l’acqua scorre e il sole scalda. Tutti quesiti che vengono necessariamente dopo che rami, terra, pietre, acqua e sole li abbiamo usati senza porci troppe domande sulla loro natura intrinseca. Prima usiamo, poi ci domandiamo cosa stiamo usando. Che la progressione sia questa e non il contrario ce lo mostra il fatto che non siamo la sola materia vivente che usa le cose del mondo, la maggior parte degli altri animali utilizza rami, terra, pietre, acqua e tutto ciò che trova e cerca per rendersi la vita migliore. Noi umani abbiamo preso l’abitudine, oltre a usare la materia, di chiederci di cosa è fatta, una parte di noi lo fa per approfondirne la conoscenza, altri, la maggior parte, per poterla usare meglio. Semplificando, è la differenza che troviamo fra i fisici teorici che hanno sviluppato la fissione nucleare dell’atomo e l’esercito degli Stati Uniti che ha sganciato la bomba atomica su Hiroshima e Nagasaki. La conoscenza del mondo non è...

Parole per il futuro / Buio

Un concetto o una cosa?   Il buio è un’idea, un concetto, un’astrazione? No, il buio è soprattutto una cosa, un fatto, una realtà tangibile. Ma come talvolta succede, è anche un’idea, un concetto, un’astrazione, una metafora. Come tale, non gode di grande prestigio. Come cosa, forse ancor meno. Cercheremo dunque di spiegare perché il buio sia come concetto sia come cosa è importante per il futuro, come lo è per il presente e lo fu per il passato. E per farlo guarderemo sia alla sua dimensione reale sia a quella metaforico-simbolica. Ci piacerebbe consegnare al futuro un bene intatto e dire ai posteri: «Guardate che è prezioso, preservatelo delicatamente per il futuro», ma purtroppo il buio si trova già in pessime condizioni, gravemente alterato e danneggiato. Quindi si tratta di cercare di ricomporlo e ricostituirlo e mantenerlo in buono stato grazie all’esperienza e al pensiero e all’esercizio della responsabilità, perché così com’è non sta bene. Ci stiamo dando da fare a questo scopo anche se siamo vecchi, proprio perché i vecchi hanno conosciuto un mondo più buio (e più silenzioso) che era, paradossalmente, splendido. Rifiutiamo insomma l’idea, frequentemente espressa, che...

In mostra a Napoli / Roberto Capucci e l’arte della piega

Al Cartastorie, l'hub culturale dell'Archivio Storico del Banco di Napoli, situato al 214 di via Tribunali nella città partenopea, fino al 9 gennaio 2022 è ospitata la mostra Pagine di seta, ideata da Rossella Paliotto, presidente della Fondazione Banco di Napoli, e da Enrico Minio Capucci, direttore della Fondazione Roberto Capucci. Vi sono esposti ventuno abiti-scultura di Roberto Capucci (1930), scelti tra quelli da lui realizzati nel periodo compreso tra il 1956 e il 2007, tutti provenienti dall'archivio dell’omonima Fondazione, che ha sede nella Villa Manin di Codroipo, in provincia di Udine.  Ciò che colpisce percorrendo il labirinto di questo monumentale archivio bancario (il più ricco del mondo, che occupa quattordicimila metri quadrati, suddivisi in trecentotrenta stanze in cui si snodano ottanta chilometri di scaffalature ricolme di documenti datati dal 1573 ai giorni nostri, "un tesoro di memorie lungo 450 anni") è il sorprendente connubio tra le opere di carta che conserva e le opere di seta che vi sono esposte: entrambe, infatti, sono fatte di pieghe.    Gilles Deleuze, nel suo libro La piega, dedicato a Leibniz e al Barocco (Einaudi, 1998), ha...

Una biografia di Marco Gaetani / Roberto Mancini, senza mezze misure

A Roberto Mancini, da quarant’anni protagonista della scena calcistica – i primi venti da giocatore talentuoso e carismatico, ma spesso incompreso, i secondi venti da allenatore fascinoso e nevrile, ma discontinuo – Marco Gaetani, romano, classe 1987, ha dedicato una dettagliata biografia, Roberto Mancini, senza mezze misure, uscito nella ormai ricchissima collana “Vite inattese” della casa editrice 66thand2nd (256 pp., 18 euro).    Il libro ha avuto un effetto beneagurante: l’inaspettato trionfo alla guida degli azzurri agli Europei 2020 – ma in verità di inizio estate 2021 – ha finalmente designato il “Mancio” tra i vincenti. Sembra questa un’affermazione assurda, a voler guardare il palmarès di uno che, nella sua lunga vicenda tra campo e panchina, non è rimasto propriamente a digiuno di successi: da giocatore, due scudetti conquistati in piazze non abituate alla vittoria (Sampdoria, 1990-91, e Lazio, 1999-2000), e poi, sempre divisi tra blucerchiati e biancazzurri, sei Coppe Italia, due Supercoppe italiane, due Coppe delle Coppe e una Supercoppa  UEFA; da allenatore, tre campionati italiani con l’Inter – il primo, 2006-06, assegnato d’ufficio al termine di...

ottobre 1921 - ottobre 2021 / Pasolini e Zanzotto, due poeti per il terzo millennio

Il rischio dei classici, e in particolare di quelli a più forte carica etico-politica, è quello di venir raffreddati in formule preconfezionate ad uso della moralità pubblica e del senso comune, citate e contestualmente dimenticate dal politico o dal commentatore di turno. Pasolini è una delle figure più minacciate in tal senso, se consideriamo, come ha affermato giustamente Marco Belpoliti in Pasolini in salsa piccante (Guanda, 2010, p.13), che del poeta «viene sovente offerto un santino, quasi fosse – e per tanti magari lo è – il padre Pio della sinistra» (e non solo, vista la consuetudine ormai diffusa di citarlo anche dal campo politico contrapposto). Niente di più snaturante per un’opera (e per una vita, giacché nel caso di Pasolini i due elementi sono inestricabili) che consapevolmente ha fatto della postura scandalosa (nel senso etimologico riferito all’intralcio, all’inciampo) il nerbo della propria attività.    È recentemente uscito il volume Pasolini e Zanzotto: due poeti per il terzo millennio, di Alberto Russo Previtali (Cesati ed., pp. 134, € 25), che di tale consapevolezza coglie il senso più profondo, di lunga durata, e che ne offre non solo una lettura...

Due libri di Morishita Noriko e Marta Sainz / Vite con i gatti

Capita che le gatte randagie, senza conoscere e senza chiedere particolari permessi, scelgano una casa, una famiglia, presso cui andare a partorire. Capita che facciano dei sopralluoghi per sondare il terreno, vedere che aria tira, capire se c'è gente disposta ad aiutare, accudire. Capita che la mamma gatta capisca per vie imperscrutabili se i prescelti (in questo caso le prescelte, una figlia di mezza età e una mamma anziana) sono umani adatti anche se si sono sempre dichiarati pro-cani e non hanno mai avuto un gatto prima, anzi sono stati fin lì proprio prevenuti e ostili. Non importa: quando i gatti decidono di proporsi alle persone giuste, nei momenti giusti, sanno rendersi irresistibili. In questo caso, poi, la gatta e i suoi micini sembrano proprio un dono del cielo. Questo è La mia vita con i gatti, di Morishita Noriko, Einaudi, tradotto da Laura Testaverde, euro 17, pg. 232: una storia di maternità, di donne, di amore per gli animali, di responsabilità, di crescita e di cuccioli. Una storia felice.   Il libro si apre con la foto di Mimì, “la mamma di cinque cuccioli”, muso poggiato sugli zampini, nasetto a punta, orecchie vigili e sguardo rivolto all'esterno. È dall'...

Ritratti d'artista ad alta voce / Mark Rothko (1903-1970)

Dopo essere stato a Basilea, ho l’impressione che l’opera creata da Rothko nel corso della sua intera vita componga una storia, una storia che somi- glia un po’ a una favola. La storia ovviamente non racconta tutta la verità – quale storia lo fa? – ma forse rende un po’ più chiara la vera sostanza del suo successo.  Marcus nasce il 25 settembre (segno Bilancia) 1903, a Daugavpils, in Lettonia. Sei anni dopo suo padre emigra a Portland, in Oregon, dove lavo- ra nell’industria dell’abbigliamento.   Nel 1913 l’intera famiglia Rothkowitz, incluso Marcus, lo raggiunge. L’anno dopo il padre muore. A undici anni Marcus vende giornali, ma è brillante a scuola e a diciassette anni vince una borsa di studio per Yale. È interessato alla filosofia e, più di ogni altra cosa, al teatro e alla musica. Non sviluppa un vero interesse per la pittura che dopo i vent’anni. Nel 1940, a trentasette anni, anglicizza il proprio no- me in Mark Rothko.    Mariangela Gualtieri, ph Melina Mulas. Quanti sono gli artisti ebrei della sua generazione che lasciano il proprio paese? Il numero aiuta a definire il xx secolo, che si è appena concluso. Eppure l’arte di Rothko ha un modo...

Un libro di Valentina Furlanetto / Noi schiavisti

C’è un esercito di schiavi che lavora per noi, e facciamo finta di non saperlo. Dunque siamo noi, gli schiavisti. Ma a volte noi stessi siamo schiavi e magari lavoriamo per loro, in un altro comparto e un’altra zona. Questa la tesi – dimostrata – dal libro di Valentina Furlanetto, Noi schiavisti (Laterza, 2021). Un libro che racconta e ascolta gli eserciti di schiavi e schiavisti, lasciandoci alla fine con due dubbi: ammettere che sappiamo, sapevamo, già tutto (e quindi, accettiamo tutto?); constatare che è il fisiologico funzionamento dei mercati, delle merci e del lavoro (e quindi, ci sta bene così?). Cominciamo da quest’ultimo punto, con il macellaio. “Non è certo dalla benevolenza del macellaio, del fornaio o del birraio che ci aspettiamo il nostro pranzo, ma dal fatto che essi hanno cura del proprio interesse”, è la citatissima frase con la quale Adam Smith in La ricchezza delle nazioni comincia a tracciare la teoria della “mano invisibile” del mercato. Ecco, il libro di Furlanetto – giornalista d’inchiesta, lavora a Radio 24 – parte proprio dal macellaio. Anzi, dalla macellazione della carne, dai mattatoi nei quali lavora il primo plotone dell’esercito degli schiavi. L’...

Addii / La critica innamorata di Renato Palazzi

Era uno degli ultimi esponenti di una generazione di critici formatisi sui giornali quotidiani che però aveva rifiutato una certa superficialità, distanza, supponenza di giudizio di quel tipo di cronisti teatrali. Renato Palazzi non era un re-censore ma un appassionato di teatro che di teatro si nutriva, che dialogava con gli artisti, che cercava di capirne le ragioni senza rinunciare a una propria autonomia di giudizio. Forse perché nel teatro era nato, nel 1968, organizzatore per il Piccolo Teatro di Paolo Grassi degli spettacoli nelle scuole, tra i fondatori del Salone Pier Lombardo poi teatro Franco Parenti. Aveva iniziato a scrivere sull’“Avanti”, poi sul “Corriere della Sera” dove lo ricordiamo, negli anni settanta, giovane cronista attento a tutto quello che si muoveva, con un certo spirito militante. Quell’atteggiamento sarebbe rimasto una sua peculiarità, testimoniata dai messaggi di teatri e teatranti nel giorno della sua scomparsa a 74 anni, il 7 novembre 2021, e in quelli immediatamente successivi.   Basta scorrere le bacheche di Facebook per leggere parole di cordoglio, di affetto e stima firmate da Daria Deflorian, Mimma Gallina, Licia Lanera, Fanny &...

11 novembre 1821 - 11 novembre 2021 / Dostoevskij. Una vita incredibile?

Scrive Dostoevskij nei suoi Quaderni e Taccuini 1860-1881: «Il progetto. La neve fradicia» (QT, p. 413). La seconda parte delle Memorie del sottosuolo si intitola: A proposito della neve fradicia. È solo un caso che la neve acquosa e sporca ritorni sia come progetto di lavoro sia come titolo del secondo capitolo di uno dei più celebri volumi dell’autore russo? Nori afferma con chiarezza, in Sanguina ancora, che le opere di Dostoevskij da lui preferite sono Delitto e castigo e Memorie dal sottosuolo, il cui inizio lui stesso traduce così: «Io sono un uomo malato…Un uomo cattivo, sono. Un brutto uomo, sono io. Credo di esser malato di fegato. Però non capisco una mazza, della mia malattia, e forse non so neanche cos’è che mi fa male. E non mi curo e non mi son mai curato, anche se stimo la medicina e i dottori, Oltretutto, sono superstizioso, moltissimo; be’, perlomeno tanto da stimare la medicina (ho studiato abbastanza da non essere, superstizioso, però sono superstizioso). No, ve’, io non voglio curarmi per cattiveria. E questo, probabilmente, è quello che non vi degnate di capire, Be’, invece io lo capisco» (SA, p. 200).   Nori, con questa traduzione semiscritta,...

Scene da un matrimonio / Quindi l’amore è così triste

Il virtuosismo: «Il fatto e la qualità di possedere, e di dimostrare, una grande abilità tecnica» dice il vocabolario Treccani. Hagai Levi, classe 1963, israeliano, dal 2005 al 2008 ha ideato, scritto e diretto la serie BeTibul, che poi nei suoi fortunati adattamenti culturali in Usa, Francia, Italia, Serbia, Romania, Paesi Bassi abbiamo conosciuto come In Treatment (In terapia). Nel 2014 ha creato The Affair per ShowTime. In Treatment ha vinto la scommessa di portare i tempi lenti, dialogati, intellettuali del teatro nella complex tv. Non era facile: la serie aveva cinque episodi la settimana: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì c’era un paziente diverso, che ritornava la settimana successiva, e il venerdì lo psicanalista andava dal suo mentore, dal suo psicanalista supervisore.   Due persone sedute una di fronte all’altra, su poltrone o divani. La dialettica intelligente e intima tra chi deve scardinare difese e chi vorrebbe guadagnarsi il benessere senza attraversare il lago ghiacciato e rovente del dolore da scoperchiare. Nella più recente stagione di In Treatment (HBO 2021, Usa, vista su sky), la psicanalista Brooke Taylor, figlia di un padre archistar e di una madre...

Un progetto editoriale di Sarah Moon / Donne fotografe: pioniere, rivoluzionarie visionarie

Sono tre volumetti e più di 180 donne a comporre un excursus della fotografia al femminile da metà Ottocento fino ai giorni nostri. Volendo partire dalle fondamenta, si scopre che il progetto editoriale di Donne Fotografe è stato curato e diretto da Sarah Moon, pilastro della fotografia di moda e vedova di Robert Delpire, ideatore della collana di divulgazione fotografica Photo Poche – arrivata in Italia col nome di Foto Note ed edita da Contrasto, di cui questi tre libri fanno parte. Con Donne Fotografe ci si trova di fronte come a una piccola enciclopedia tascabile, agile e accessibile, che non ha bisogno di troppe spiegazioni: si vuol tirare fuori dal dimenticatoio o semplicemente ricordare l’esistenza di tutte le donne fotografe da quando la fotografia è nata, probabilmente sfruttando un periodo fertile e particolarmente attento al tema del femminile.  Per farlo, la struttura utilizzata è molto semplice: si associa a ogni fotografa una nota biografica e una sola immagine della sua produzione.    La curatrice dell’apparato critico, Clara Bouveresse, così annuncia nella premessa del primo libro: “Questi piccoli volumi non hanno l’intento di ‘riparare’ o ‘rendere...

Stefania Maurizi e Il potere segreto / Julian Assange: un Peter Pan terrorista

Per il presidente USA Barack Obama, WikiLeaks aveva compiuto “un'azione irresponsabile e pericolosa”. Per il Segretario di Stato Hilary Clinton, era stato “un attacco alla comunità internazionale”. Per l'allora vicepresidente degli USA Joe Biden – che il giorno prima aveva dichiarato “Non credo che abbia fatto alcun danno sostanziale” – Assange era solo“un terrorista high-tech”. Per il repubblicano Newt Gingrich, avrebbe dovuto “essere trattato come un combattente nemico”. Per Bob Beckel, commentatore del canale televisivo Fox, bisognava “sparare in modo illegale a quel figlio di puttana”, come racconta Stefania Maurizi (Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e WikiLeaks, Chiarelettere, 2021, pp. 108-109; il libro verrà presentato nell'ambito di Bookcity in un incontro a cura di Donneinquota, il 21 novembre, ore 15.30 Borsa Italiana; con l'autrice ci saranno Armando Spataro e Alessandro Gilioli).  Con la presidenza Trump, la musica non è cambiata. Per Mike Pompeo, capo della CIA, Assange è solo “un narcisista che non ha mai creato nulla che abbia un valore, vive del lavoro sporco di altri che lo rendono famoso. È un ciarlatano, un codardo che si...