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Poesia

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Speciale aqua / Quante cose conosce l'acqua!

"Acqua, ti adoro!  Cos'è la vita se non acqua organizzata? Cos'è un albero se non un fiume verticale che sale verso la luce? Il nomade si arresta accanto a te, nel punto sacro in cui la ninfa e la fonte preparano la nascita della civiltà. Anche il linguaggio canta le tue lodi, quando parla di trasparenza, sete di verità, torrenti di parole. Il tempo stesso ha attinto dal tuo corso la figura con cui lo immaginiamo". Tanto lirismo per una réclame. Queste riflessioni sono tratte da un breve testo che Paul Valéry compose nel 1935 per la Perrier. In copertina stava un bicchiere della celebre acqua minerale, con la scritta: "Al gas naturale". E' l'apoteosi del seltz. Eppure, benché partito dalla pubblicità, Valéry elaborò un'ipotesi affascinante: "Quante cose conosce l'acqua! La sua sostanza si fa memoria. Assimilando ciò che ha sfiorato, bagnato, trascinato, assorbe le potenze primitive delle rocce, e porta con sé briciole di atomi, tracce d'energia pura". Sembra di ascoltare le strofe in cui Philippe Soupault esorta il poeta a tramutarsi in acqua. Ma sembra anche di risentire le polemiche che qualche anno fa accompagnarono la presunta scoperta di Jacques Benveniste: lo scienziato...

Tempo di libri - infinito / Leopardi e l’Infinito

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Sempre caro mi fu quest’ermo colle E questa siepe, che da tanta parte Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude. Ma sedendo e mirando, interminati Spazi di là da quella, e sovrumani Silenzi e profondissima quiete Io nel pensier mi fingo; ove per poco Il cor non si spaura. E come il vento Odo stormir tra queste piante, io quello Infinito silenzio a questa voce Vo comparando : e mi sovvien l’eterno E le morte stagioni, e la presente E viva, e il suon di lei. Così tra questa...

Galanthus e Leucojum su un prato umido per il disgelo / I gemelli della neve

Intirizziti e tremuli i bucaneve hanno in natura la grazia speciale dei piccoli intrepidi. Tra gennaio e febbraio spuntano candidi, e paiono giocare coi fiocchi mulinanti del nevischio, rafforzarsi al vento di tramontana, trarre linfa dal gelo che ai crochi intempestivi strazia le corolle.     I Galanthus nivalis, questo il loro nome scientifico, sono bulbose appartenenti alla famiglia delle Amaryllidaceae, che ogni anno si profondono in coppie fogliari nastriformi alla base di un breve scapo dal fiore solitario, il cui peduncolo ricurvo è avvolto in una spata traslucida. Il perigonio (cioè l’involucro floreale senza distinzione tra calice e corolla) è formato da sei tepali bianchi, i tre esterni hanno forma ovata e sono lunghi il doppio dei tre interni, differenziati anche dal leggero margine bilobato, ombreggiato di verde.     Ma il Galanthus ha un gemello con cui può essere confuso, gareggiando con lui in pendula bellezza. È il Leucojum vernum, più raro nei nostri areali, difforme dal parente solo per i tepali di uguale lunghezza, ognuno con all’apice un pois verde. Ne viene una gonnella più gonfia e sbarazzina rispetto alla linea affusolata dell’altra. E...

Tempo di libri - donne / Appunti per una rivista di giovani

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   Vita e non ombra di vita. «Concetto di attualità considerato inesistente», secondo la parola di Hofmannsthal. E in luogo della solita retta lanciata nell'infinito, la forma che si ricerca sia il cerchio. Ricondurre alla totalità del tempo, al ritmo ciclico del tempo, un pubblico ciecamente perduto in quella retta. Concetto di attualità sostituito dal concetto di presenza, con tutte le responsabilità che esso implica. Presenza significa attenzione, unica via per realizzare e...

Speciale aqua / Mater aqua

                LEI la chiara          la dolce                 LEI la pura                la scura                 LEI la goccia              la pioggia                  LEI la nube                 la neve                  LEI la nebbia              la brina                  LEI l’onda                  la fonte                  LEI la rugiada           la sorgente                  LEI la fresca               la frusciante                 LEI la corrente           la trasparente      ...

Speciale Aqua / Bambina e acqua

Senza l’acqua non c’è vita sulla Terra. L’acqua è preziosa. Possiede poi tante declinazioni: acqua da bere, acqua per lavarsi, acqua in cui nuotare. L’acqua e le sue immaginazioni sono al centro dei sogni, delle attività oniriche e fantastiche di uomini e donne. In collaborazione con Valmora dedichiamo uno speciale all’acqua pubblicando poesie, prose e scritti di autori italiani e stranieri.   Ferma come una biscia che si finge morta ma con gli occhi spalancati sul fondale guardava l’acqua in cui bere senza sale  senza la gola amara, solo la lingua liquida del fiume tra le foglie di frassino e il canneto. Sopravviveva in quel verde – in una tregua mentre il greto le asciugava il vestito  con una luce di erba, ossa, ghiaia.

29 gennaio 1998 Birthday Letters / Sylvia Plath nei versi di Ted Hughes

Il 29 gennaio 1998, in maniera del tutto inaspettata, sorprendente – come era del resto nella sua indole –Ted Hughes dà alle stampe la raccolta poetica intitolata Birthday Letters; una raccolta, l’ultima della sua brillante carriera da Poeta Laureato inglese, in cui lo Hughes poeta rivela la sua sensibilità di uomo, o meglio, in cui la sua sensibilità di uomo e di poeta si intersecano, magistralmente. È una sensibilità la sua, un poco grossolana, grezza, come si addice, dopotutto, al tentativo che un uomo può fare di avvicinarsi al mistero della femminilità, a quel mistero che è stata e resta sua moglie, Sylvia Plath. Ci prova Hughes, cerca di avvicinarvisi in punta in piedi, ma è massiccia la sua personalità, quasi prepotente, al punto che conviene dichiararsi da subito in difetto, ammettere che dopotutto sì, in qualcosa si è mancati, che qualcosa è sfuggito. C’è una differenza tra loro, una diversa postura che è, in ultima istanza, quella diversa posizione che l’uomo e la donna assumono più o meno inconsciamente, ed è a partire da questa sua differente postura che Hughes scrive a Sylvia. «Eri rinchiusa, boccheggiante, in una camera dove io non potevo trovarti, o anche solo...

La dorata parmelia / Licheni

Forse per un residuale tic scolastico della biologia mandata a memoria, li nominiamo sempre insieme: muschi e licheni. È vero, fanno parte dei vegetali cosiddetti inferiori, i più primitivi. Sono privi di organi riproduttivi visibili, quindi di fiori, tanto che Linneo li classificò tra le Crittògame; non hanno fusti, né vere foglie e radici, ma una struttura indifferenziata detta tallo, che li immette di diritto tra le Tallòfite, tassonomia oggi preferita. Da come il tallo aderisce al supporto che s’è scelto vengono anche le distinzioni morfologiche: licheni crostosi, fogliosi, fruticosi, composti. Ma, per il ripasso didattico basta così.     Va solo aggiunto che i licheni non hanno alcun bisogno di accompagnarsi ai muschi, anzi. Sono già una coppia di fatto, e ben consolidata, tra un fungo e un’alga. Questa offre le sostanze organiche necessarie al compagno, che ricambia il favore elargendole i sali minerali indispensabili.   Cladonia pyxidata   Entrambi possono anche vivere separatamente, ma l’associazione consente loro di produrre individui più resistenti e di maggiore adattamento, capaci di sopravvivere in condizioni proibitive per qualsiasi altro...

Venerdì 26 gennaio, ore 18, Libreria Coop Ambasciatori (Bologna) / Conservare la memoria: 10 scrittori, 10 libri

Conservare la memoria. Di che cosa? Del passato, ma anche del nostro presente. Gli scrittori che hanno accettato l’invito a indicare dieci libri da proporre in lettura ai giovani hanno declinato in vari e differenti modi la loro idea di memoria e di memorabile, ovvero di cosa occorre ricordare, cosa si deve ricordare. Il XX secolo è alle nostre spalle, ma il suo carico di eventi terribili, luttuosi e devastanti, pesa ancora su di noi. Ma anche il nostro presente è carico di memoria che occorre custodire e per cui occorre agire. La lettura come uno strumento per pensare ma anche per fare. Per non restare indifferenti. Questo il contributo che proponiamo alla Giornata della Memoria.   Gli episodi di ordinaria cancellazione e offesa della memoria si susseguono a ritmo incessante, incalzante, inquietante. Dalle lapidi profanate alle svastiche disegnate sui cartelli delle scuole dedicate ad Anna Frank. Dai saluti romani a Marzabotto (Città Martire) ai raduni arroganti e minacciosamente evocanti. Dieci autori consigliano dieci libri agli adolescenti. Coop Alleanza 3.0, Librerie.coop e Doppiozero promuovono una raccolta di 10 volumi indicati da 10 autori. Dieci libri che...

7 gennaio 1912 – 22 gennaio 1990 / Giorgio Caproni: “edificante” o spaesante?

Nel giugno 2017, alla prova scritta di Italiano della Maturità (fatico ancora a chiamarlo Esame di Stato), veniva proposta come traccia per l’analisi del testo una poesia di Giorgio Caproni, Versicoli (quasi) ecologici, tratta dalla raccolta postuma Res amissa (1991, a cura di Giorgio Agamben):    Non uccidete il mare, la libellula, il vento. Non soffocate il lamento (il canto!) del lamantino. Il galagone, il pino: anche di questo è fatto l’uomo. E chi per profitto vile fulmina un pesce, un fiume, non fatelo cavaliere del lavoro. L’amore finisce dove finisce l’erba e l’acqua muore. Dove sparendo la foresta e l’aria verde, chi resta sospira nel sempre più vasto paese guasto: “Come potrebbe tornare a essere bella, scomparso l’uomo, la terra”.    Come riportavano i quotidiani del giorno dopo, i poveri maturandi erano perplessi e preoccupati. “Caproni? E chi è? Chi l’ha mai fatto?”. Già. Nell’ultimo anno delle nostre superiori, i poeti più “moderni” che si fanno sono di regola Gozzano, Saba, Ungaretti, Montale. Tutti nati nell’Ottocento. Alla scuola italiana uno come Caproni, che è del 1912, sembra ancora oggi troppo “nuovo”, troppo “giovane”. Intendiamoci, nei...

Wake up and love more / L'insostenibile leggerezza dei poeti pop

Tutta la poesia che precede la documentazione sonora e visiva è muta. La leggiamo, prima. Dopo, anche se non si può certo dire che la poesia sia un genere documentatissimo, possiamo ascoltare e vedere la poesia. Nel secolo audiovisivo non sempre questo significa vedere-sentire il poeta; ci sono poeti che leggono orrendamente i loro testi magnifici, come Giuseppe Ungaretti, e altri che nel live documentato hanno cambiato la storia della poesia del Novecento, come Allen Ginsberg. Potremmo disperarci di non poter vedere o ascoltare Edgar Allan Poe, o William Blake, o Majakovskij… abbiamo Carmelo Bene che legge Majakovskij, e finissimi attori che rimettono nel testo qualcosa che la sola lettura non ci può dare. Uno dei miei primissimi ricordi di forte emozione poetica risale a quando, bambino nell’era del vinile, nella non nutrita discoteca di mio padre scovai un long playing nel quale Arnoldo Foà leggeva Federico Garcia Lorca, tradotto ovviamente: il Lamento per Ignacio Sanchez Mejìas mi ha dato per la prima volta la convinzione che la poesia era l’emozione più bella e assoluta che avevo mai provato, e mi ha convinto di voler imparare a scrivere come poeta.     Se avessi...

Venerdì 26 gennaio, ore 18, Libreria Coop Ambasciatori (Bologna) / Conservare la memoria: 10 scrittori, 10 libri

Conservare la memoria. Di che cosa? Del passato, ma anche del nostro presente. Gli scrittori che hanno accettato l’invito a indicare dieci libri da proporre in lettura ai giovani hanno declinato in vari e differenti modi la loro idea di memoria e di memorabile, ovvero di cosa occorre ricordare, cosa si deve ricordare. Il XX secolo è alle nostre spalle, ma il suo carico di eventi terribili, luttuosi e devastanti, pesa ancora su di noi. Ma anche il nostro presente è carico di memoria che occorre custodire e per cui occorre agire. La lettura come uno strumento per pensare ma anche per fare. Per non restare indifferenti. Questo il contributo che proponiamo alla Giornata della Memoria.   Gli episodi di ordinaria cancellazione e offesa della memoria si susseguono a ritmo incessante, incalzante, inquietante. Dalle lapidi profanate alle svastiche disegnate sui cartelli delle scuole dedicate ad Anna Frank. Dai saluti romani a Marzabotto (Città Martire) ai raduni arroganti e minacciosamente evocanti. Dieci autori consigliano dieci libri agli adolescenti. Coop Alleanza 3.0, Librerie.coop e Doppiozero promuovono una raccolta di 10 volumi indicati da 10 autori. Dieci libri che...

E i platani, hanno ragione / Umberto Fiori: la profondità dell’evidenza

La luce sul muro è il titolo del documentario dedicato a Umberto Fiori. Prima che poeta Fiori è stato negli anni Settanta la voce del gruppo musicale “Stormy Six”, oltre che autore di alcuni dei testi eseguiti dal gruppo. Il film, opera di Giovanni Bonoli e Massimo Cecconi, è stato proiettato di recente a Milano. Racconta attraverso brani d’interviste con l’artista e interventi di suoi amici ed estimatori, la multiforme attività di Fiori.  Negli Ottanta il gruppo si scioglie e Fiori si trova a ricominciare da capo. La poesia sarà il suo approdo. Pur avendo scritto anche alcuni saggi e un romanzo, e pur presentandosi ancora di tanto in tanto sulle scene come cantante, da allora si è mantenuto fedele alla poesia con la pubblicazione di diverse opere che, dopo essere uscite singolarmente per editori come San Marco dei Giustiniani, Marcos y Marcos e Mondadori, sono state raccolte qualche anno fa in un unico volume (Poesie 1986-2014, Oscar Mondadori, 2014) con l’aggiunta di un poemetto inedito che lascia intendere come l’attività poetica sia destinata a continuare. Dunque non è forse ancora giunto il momento di fare un bilancio della sua carriera letteraria. Tuttavia, a questo...

Scomparso lo scrittore israeliano / Appelfeld lo scrittore sfollato

Se ripenso ad Aharon Appelfeld mi torna in mente il suo sorriso. Timido, mite, disarmante. Quello di un bambino sopravvissuto alle atrocità della Storia senza smarrire l’innocenza. C’è voluto quasi mezzo secolo prima che il grande scrittore israeliano testimone della Shoah, scomparso ieri all’età di 85 anni, decidesse di rompere il silenzio e, ritrovando lo sguardo incantato dell’infanzia, raccontasse la sua incredibile vicenda in Storia di una vita.    A quel tempo alcuni dei suoi lavori più belli, Badenheim 1939 e Tsili (da cui qualche anno fa Amos Gitai ha tratto un film) erano già stati pubblicati. Appelfeld, almeno in Israele, era un autore affermato. Storia di una vita (Giuntina, 2001) ne fece un personaggio conquistando il pubblico di tutto il mondo.  La storia di Appelfeld era così toccante, avventurosa e incredibile, da convincere anche i più scettici. E la purezza della scrittura con cui la raccontava, unita alla scelta di lavorare per sottrazione, evocando l’orrore senza mai affrontarlo in presa diretta, la rendevano se possibile ancora più unica e sconvolgente.   Nato nel 1932 nel villaggio di Jadova, vicino a Czernowitz, allora Romania e oggi...

Custodi / Muschi: non raccogliamoli!

Gli inglesi han fatto di necessità virtù, li conoscono e catalogano, e con l’umido velluto dei muschi creano beautiful garden corners di grande suggestione. I giapponesi, con centoventi specie diverse, han reso l’antico giardino di Saihoij a Kyoto il «tempio dei muschi».     Qui molli tappeti si stendono ai piedi degli aceri e dei bambù, coprono rocce sassi sentieri, e assecondano la quieta meditazione dei monaci. Noi invece ci ricordiamo dei muschi solo a Natale, per il presepe. O li pigliamo imbalsamati. Son di gran moda i muschi stabilizzati per decorare di soffice verde pareti di case e uffici. Lo chiamano green design, perfetto per chi, sempre di corsa, non ha tempo da dedicare alle piante. E poi, a chi affidarle durante le vacanze? La soluzione è chimica: glicerina al posto della linfa. Garantiti per dieci anni almeno, ecco vegetali “veri”, “vivi” – così mente la pubblicità – che non appassiscono, non perdono petali e foglie, non han bisogno d’acqua. E, nel caso del moss che va per la maggiore, non ha quel sentore fradicio di sottobosco: è selezionato, antibatterico, igienico! Altro che «madri dell’autunno» come canta il poeta irlandese Seamus Heaney, che di...

Intervista con Roberto De Simone sul Natale / La morte del presepe

Musicista, compositore, regista, autore teatrale, Roberto De Simone, oggi ottantaquattrenne, è una delle persone più significative della cultura italiana. Nessuno di coloro che lo hanno visto ha dimenticato lo spettacolo La gatta Cenerentola che nel 1977 aveva già raggiunto le 350 repliche, per cui De Simone decise di trasformarlo in una visione registrata. Il VHS uscì nel 1999 da Einaudi in una “scatola” con il libro che l’accompagnava. Così altre migliaia di persone poterono godere di questa favola napoletana scritta da Basile e ripensata da De Simone. Negli ultimi anni l’artista ha pubblicato altri bei libri. L’ultimo è La canzone napoletana nella collezione “I Millenni” di Einaudi. Tra i suoi libri ce n’è uno che mi è sempre parso straordinario: Il presepe popolare napoletano (Einaudi) del 1998. Ogni volta che vado a Napoli – e troppe poche volte negli ultimi tempi – lo tiro fuori dallo scaffale e lo riguardo. A Napoli si comprano le statuine del presepio, sempre nuove e sempre rinnovate. Negli anni Novanta c’erano Berlusconi e Bossi da mettere accanto ai pastori, poi, a seguire, Renzi e anche gli altri personaggi della sua corte. E attrici, attori, personaggi pubblici. Il...

Come l'ho conosciuto e l'ho amato / Sandro Penna: un poeta della vita

Nel maggio del 1961, per il mio dodicesimo compleanno, un parente (che evidentemente sopravvalutava i miei mezzi) mi regalò l’antologia Poesia italiana contemporanea 1909-1959, a cura di Giacinto Spagnoletti, uscita nella collana “La Fenice” di Guanda.  Non era un fucile, o una bicicletta, ma a me quel regalo faceva piacere. A stimolarmi era soprattutto, nel titolo, l’aggettivo contemporanea. Nelle scuole medie in quegli anni (gli ultimi prima dell’“unificazione” del 1962) la poesia si spingeva al massimo al D’Annunzio più decorativo e al Pascoli più lacrimoso. Io avevo la fortuna, grazie a un’insegnante molto speciale, di aver letto (e in qualche caso studiato a memoria), oltre a Dante, Virgilio e Catullo, testi di Montale, Ungaretti, Saba, Cardarelli, Quasimodo; chissà cosa scrivevano gli altri poeti del nostro secolo.    Nei mesi seguenti (estate, ero in vacanza) cominciai ad aggirarmi per quelle mille pagine senza altra guida se non la mia curiosità. L’apparato critico, che si riduceva a una Premessa e a un’Introduzione del curatore, era quasi impenetrabile per un alunno di seconda media. I testi dei sessantadue autori erano preceduti da poche pagine di (auto)...

Ben Lerner. Odiare la poesia / Scrivere poeticamente (e misurarsi con una perdita)

Di Ben Lerner, poeta e narratore molto apprezzato già col suo primo romanzo Un uomo di passaggio (Neri Pozza, 2014), è uscito da poco un breve ma folgorante saggio dal titolo Odiare la poesia (Sellerio, 2017) per la traduzione di Martina Testa. L’autore quindi, dopo essersi provato in questi anni nello stile narrativo, è tornato a confrontarsi col suo primo amore; ricordiamo difatti che esordì poeticamente negli Stati Uniti nel 2004 col libro Le figure di Lichtenberg, ora pubblicato e tradotto per la prima volta in Italia dalla casa editrice Tlon. Lerner torna a confrontarsi col fatto poetico, ma guardandolo dal di fuori, attraverso gli strumenti della speculazione teorica ed anche dello scetticismo e dell’ironia. Si prende atto nel libro che l’ideale Poetico è irraggiungibile, poiché le poesie reali, che sono dentro il quotidiano, non potranno mai abbracciare il canto che abita le elisie sfere, il canto degli dei. Lerner ricorda che Platone nel Fedro fa dire a Socrate: “…Questo sopraceleste sito nessuno dei poeti di quaggiù ha cantato, né mai canterà degnamente…” e paradossalmente, l’attacco più veemente che l’antichità abbia compiuto su questa arte potrebbe essere letto come la...

Volume numero 38 / Primo Levi

Settanta anni fa usciva a Torino presso un piccolo editore, De Silva, il primo libro di un giovane chimico. S’intitolava, come tutti oramai sanno, Se questo è un uomo. Era l’opera di uno sconosciuto aspirante scrittore, che raccontava agli italiani la vicenda dei campi di sterminio nazisti dove erano morti milioni di persone: ebrei, antifascisti, zingari, omosessuali, militari; uomini, donne e bambini, sterminati dalla macchina tedesca con metodo industriale. In questi sette decenni trascorsi da allora questo libro si è trasformato in un classico della nostra letteratura, uno dei libri più letti, commentati e amati dai lettori, tradotto in innumerevoli lingue. E dire che Primo Levi aveva esordito con fatica, respinto da alcuni importanti editori, come racconterà molto dopo, tra cui Einaudi, la casa editrice che l’annovera oggi tra i suoi autori maggiori. Com’è potuto accadere che questo volume, riprodotto su una carta povera del Dopoguerra – era il 1947 – sia divenuto un testo fondamentale? Lo racconta qui «Riga» ripubblicando le più importanti recensioni uscite da quell’anno al 1988, poco dopo la scomparsa di Primo Levi e la pubblicazione di un altro libro fondamentale, I...

Ma perché proprio Pasolini? / Pier Paolo Pasolini come caso di ascesa sociale

Anch’io come innumerevoli altri appartengo alla setta. Sono uno dei tanti adepti. Pratico il culto pasoliniano. Mia moglie dice che P.P.P. è ormai come uno di famiglia, tanto lo cito, a proposito o (sempre secondo mia moglie) a sproposito. Le stesse cose, più o meno, diceva mia madre a suo tempo. Sono infatti un fedele di lunga durata. E di rigorosa osservanza. La notte tra il primo e il due novembre, per me e tutti gli altri aderenti al folto gruppo di devoti, non è solo la notte tra i Santi e i Morti, ma è, soprattutto, il punto di passaggio tra la mortalità e la santità di P.P.P., celebrato ogni anno e per nulla sbiadito dal trascorrere del tempo, da quel fatidico 1975. Anzi vivificato sempre più nel ricordo, quasi (o senza quasi). Ma perché proprio Pasolini? Per quale motivo, questo poeta, romanziere, saggista, regista, uomo di teatro, polemista e personaggio pubblico controverso, criticato, osteggiato, odiato e persino perseguitato in vita, è stato pressoché divinizzato dopo morto?   Me lo sono naturalmente chiesto anch’io. Ce lo chiediamo in parecchi. Sulle prime, la risposta ho creduto di trovarla nella teoria sacrificale di Walter Burkert, quella esposta in Homo...

Un verso, la poesia su doppiozero / Una cosa bella è una gioia per sempre

Ci sono alcuni versi, in tutte le lingue, che sembrano vivere di luce propria. E sembrano compendiare nel loro breve respiro la vita del prisma cui appartengono: frammenti che raccolgono e custodiscono nel loro scrigno, integro, il suonosenso della poesia dalla quale provengono. Con un solo verso un poeta può mostrare il doppio nodo che lo lega al proprio tempo e al tempo che non c’è, all’accadere e all’impossibile. In un verso, in un solo verso, un poeta può rivelare il suo sguardo, in grado di rivolgersi all’enigma che è il proprio cielo interiore e al movimento delle costellazioni, alla lingua del sentire e del patire di cui diceva Leopardi e all’alfabeto degli astri di cui diceva Mallarmé. Un verso, un solo verso, può essere il cristallo in cui si specchiano gli altri versi che compongono un testo. Per questo da un verso, da un solo verso, possiamo muovere all’ascolto dell’intera poesia.   Il verso apre il poema di John Keats Endymion: “The thing of beauty is a joy for ever”. La bellezza e la gioia. Keats unisce in un solo verso la forma del visibile cui diamo il nome di bellezza e quel sentimento fortemente corporeo e insieme profondamente spirituale che è la gioia. Per...

A cinquant'anni dalla morte / Camillo Sbarbaro

Mezzo secolo fa, alla fine di ottobre del 1967, moriva Camillo Sbarbaro. Se chiedete a qualcuno, chi era Sbarbaro? Vi sentirete rispondere a colpo sicuro: un poeta. Eppure delle 697 pagine di cui consta l’edizione “definitiva” dei suoi testi (cito da quella, Garzanti, del 1985), tolte le ultime settanta che sono traduzioni in versi, ben 488 sono di prosa. Allora, forse, da un punto di vista puramente quantitativo, al quesito sopra formulato, si potrebbe magari dare una risposta diversa: un prosatore. O anche, considerando quanto e da quanti autori stranieri diversi ha volto in italiano – tra cui Flaubert, Stendhal, Eschilo, Euripide e Huysmans – un traduttore, e notevole.   Ma accettiamo il luogo comune e soffermiamoci anche noi sul poeta. Partiamo dalla sua opera più nota, Pianissimo, uscita nel 1914 per la prima volta per le Edizioni della “Voce”. Da qui parte la storia poetica di Sbarbaro, perché la sua primissima raccolta, Resine, uscita nel 1911, quando aveva solo ventitré anni, essendo nato nel 1888, venne poi disconosciuta dall’autore stesso e non compare nemmeno nel volume da cui abbiamo preso le mosse. Ora, di Sbarbaro hanno scritto i più bei nomi della critica...

Sotirios Pastakas / Il nomadismo della poesia

“Leggiamo sempre per un ascoltatore sconosciuto. Uno che non è venuto alla lettura delle nostre poesie per obbligo o per reverenza, ma per il puro piacere e la passione della poesia. Se a fine serata uno sconosciuto viene timidamente a stringerti le mani, la serata non è andata a vuoto.”   Ho incontrato Sotirios Pastakas a Paestum, ospiti entrambi all’Hotel Calypso di comuni amici, Roberto Paolillo e Gabriella Paolucci. Insieme abbiamo rievocato gli anni Settanta, quando era in Italia, studente di medicina all’Università di Roma, cantato e ballato. Ma è alla Casa internazionale della poesia di Baronissi che, qualche sera dopo, ho potuto ascoltarlo mentre leggeva alcune sue composizioni. Non ho difficoltà perciò a riconoscermi in uno dei tanti “sconosciuti” che, spettatori silenziosi in sala e senza particolare famigliarità con la poesia, hanno sentito sobbalzare il cuore, preso da un inatteso coinvolgimento. Ho pensato subito che se il “lirismo” ha significato in molti casi trasformare una “scia di immondizie” in “versi perfettamente puri”, inseguire enigmi linguistici, Sotirios Pastakas poteva senz’altro essere definito un antilirico. La semplicità che riesce a produrre una...

Un ricordo / Severino Cesari. La dolcezza umbra

La dolcezza è stata la cifra umana di Severino Cesari, una qualità che appartiene agli umbri, e che è anche quella della regione dove Severino era nato, terra di profondi umori, grazia e anche di determinazioni assolute; perché c’era qualcosa di roccioso in lui, che si è manifestato dal momento in cui la malattia l’ha colpito, atterrato, ma non demolito, anzi. Roccia ed erba verde e tenera, sono le immagini che conservo di Severino. La prima volta che l’ho visto era nelle stanze di via Tomacelli, a Roma, al Manifesto. Era l’inizio degli anni Ottanta e Severino vi era arrivato da poco, proveniente, credo, da un altro giornale di quella che allora era l’estrema sinistra, Il quotidiano dei lavoratori. Nonostante che lo stigma del periodo fosse l’ideologia, manifestata in ogni modo e a ogni livello, lui non aveva nulla di simile. Non che ne fosse privo, non mancava di una visione del mondo, tuttavia non la metteva mai avanti, non entrava nei discorsi che s’intrecciavano con lui. La curiosità, la disponibilità, la capacità di ascoltare. Prima di parlare lasciava passare qualche secondo, come se stesse raccogliendo le idee, come se quello che voleva dirti dovesse passare almeno due...