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Psicoanalisi

(272 risultati)

Luigi Boscolo e l'arte delle lenti

Il 12 gennaio 2015 muore Luigi Boscolo. Nato il 27 marzo 1932, si laurea in Medicina a Padova, si forma come pediatra e come psicoanalista a New York City. Negli anni Sessanta New York è già la capitale culturale del mondo occidentale. La città più importante degli Stati Uniti, sembra essere del tutto eccentrica al mainstream nordamericano. Là s’incontrano artisti, filosofi, scrittori e psicoanalisti ebrei rifugiati dall’esplosione antisemita in Europa; in particolare dopo il nazismo in Germania e l'emanazione delle leggi razziali in Italia. Tra costoro, dall'Italia, Edoardo Weiss (1889-1970) e Silvano Arieti (1914-1981). Dopo la guerra, la maggioranza rimane là e continua la propria attività.   Boscolo ci va nel 1960 e ci rimane fino al 1967. Insieme con lui –  immagino oggi il loro ricongiungimento nell'Ade –  Gianfranco Cecchin (1932-2004), morto dieci anni fa. Boscolo frequenta il corso di Psicoanalisi presso il New York Medical College-Metropolitan Hospital. I suoi primi maestri sono il già menzionato Silvano Arieti e Nathan Ackerman (1908-1971) che già pratica...

Scrittura e follia di Louis Wolfson

«I libri veri, i libri profondi, sono forse e unicamente quelli che ci permettono di avvicinarci alla coscienza pura. (…) Ogni volta che uno di questi libri appare, così nuovo e così straordinariamente se stesso – uno di quei libri che non si leggono veramente, ma che si vivono – sembra allora che la letteratura nel suo insieme venga rimessa in dubbio. Il libro diventa in qualche modo un vendicatore implacabile e solitario che distrugge d’un tratto anni d’abitudini e di comfort letterario».   Il premio Nobel Jean-Marie Gustave Le Clézio presenta così uno di questi libri rari che spesso appartengono a una letteratura meno, quella «dei distrutti, dei vinti», che turba e inquieta, Le Schizo et les langues di Louis Wolfson. L’autore, nato a New York nel 1931, diagnosticato come schizofrenico, costretto dalla madre a molti ricoveri e infiniti elettroshock, è un ebreo americano che non tollera la propria lingua, «il famoso idioma inglese». Il rifiuto della madre si esprime nel rigetto della lingua materna, quel sistema lessicale usato da chi lo circonda, e dalla quale,...

Arianna Salatino. Lo spettatore arreso

Un nuovo volume della collana Supernovae arricchisce Doppiozero Books, scaricabile direttamente qui e sulle principali librerie online.   Una nuova originale visione dei rapporti tra cinema e psicanalisi attraverso la lettura lacaniana del godimento che, come una catastrofe, scompagina totalmente la teoria classica del cinema e i procedimenti stessi di identificazione, credenza, voyeurismo e piacere.

Scontri di civiltà

Era il crepuscolo. L’auto era grande, ma allo stadio finale. Troppo vicina al muro: come fanno gatti randagi o colombi, quando in città cercano un angolo per morire. Lungo la parte posteriore l’uomo aveva steso uno straccio e ci si coricava sopra. Ho fatto gli ultimi metri verso casa. Prima di entrare, mi sono voltato verso quei due relitti. C’era qualcosa di incomprensibile: perché non si metteva sulla schiena, perché non scivolava sotto la macchina, perché in mano non aveva una chiave inglese? Su un palmo di vento mi hanno raggiunto le aspirate forti del Corano. Allah, il soffio divino. Salito in casa, ho aperto la finestra; sono rimasto a contemplare quel fossile spirituale che respirava su un marciapiede di Milano, finché si è incamminato con la coperta sotto il braccio. Con una carta geografica, ho traguardato i tetti nella direzione del suo inchino: l’auto non era sua, gli era solo servita da riparo per volgersi perfettamente alla Mecca. Non ci si inginocchia davanti a una automobile, solo davanti a Dio. Chi dice che l’Islam è troppo orgoglioso e assolutista per adattarsi al nostro mondo dovrebbe...

Basaglia, storia di una rivoluzione contro le masse

La "Repubblica dei Matti" di John Foot racconta l'impresa di Franco Basaglia e di tutte le persone con cui ha combattuto, interagito, litigato, collaborato nelle fasi della sua formazione. Una formazione che sembra un romanzo, comincia prima della nascita e non termina dopo la morte. Come il Napoleone a cavallo di Hegel – cavallo che, in questo caso, sarebbe matto e si chiamerebbe Marco – Basaglia è stato lo spirito del mondo psichiatrico, la sua antitesi, che ha subito prodotto sintesi: Gorizia. Il testo di Foot torna sulla questione “antipsichiatria”, in particolare sull'idea “la malattia mentale non esiste”. Penso che la questione “malattia mentale” sia, in primo luogo, linguistica. Chi pone la questione “malattia mentale”, a cinquant’anni di distanza da quel dibattito, si trova stritolato nella dimensione neo pubblicitaria e neo liberale. Non riesce a distinguere più il significato. Chi dice “la malattia mentale non esiste” è il DSM-5 – l'ultima versione internazionale del manuale psichiatrico, su cui siamo più volte intervenuti a doppiozero....

Mondi multipli

In questa nostra epoca di euforica rinascita dell’ontologia, di strombazzati recuperi della realtà-così-com’è, di naturalismo imperante, c’è chi, di realtà ontologiche, ne considera più d’una. E parla, con molta convinzione, di multinaturalismo. Esagera? Meno di quanto non si creda. Tutto comincia (sempreché qualcosa cominci mai) da un’osservazione linguistica a prima vista marginale di Eduardo Viveiros de Castro, antropologo brasiliano, cattedra al museo etnologico di Rio, studioso delle popolazioni amazzoniche: gli Achuar – piccola etnia della foresta più grande del mondo, ed esattamente al confine fra Brasile e Perù – danno del tu a moltissime specie animali, ma anche ad alcune forze fisiche come il vento e la pioggia, per non parlare di divinità o apparizioni oniriche. Appellare alla seconda persona, si sa, non è mai casuale: significa costruire una precisa connessione intersoggettiva, una situazione di comunicazione fra due esseri pari grado. Come dire che, per questo gruppo etnico, molte delle entità che noi consideriamo esistenti a prescindere da...

C'è una vita prima della morte?

C’è una vita prima della morte?, in corso di pubblicazione presso l’editore Erickson, raccoglie una lunga conversazione tra Riccardo Mazzeo, editor della casa editrice, saggista, autore con Zygmunt Bauman di Conversazioni sull’educazione (Erickson 2012), e Miguel Benasayag, filosofo e psicoanalista, noto in Italia per il volume L’epoca delle passioni tristi (Feltrinelli) e per L’elogio del conflitto (Feltrinelli). Benasayag, di origine argentina, è stato membro della resistenza contro i militari del suo paese; catturato e sottoposto a torture, fu salvato solo per la nazionalità francese della madre. Risiede in Francia, dove ha pubblicato numerosi volumi; l’ultimo, Organismes et artefacts (La Découverte), è dedicato alla necessaria convivenza con gli “ibridi”. Al dialogo partecipa in alcune parti anche Jean-Michel Besnier, filosofo, docente alla Sorbona; di lui è stato tradotto di recente L’uomo flessibile (Vita e Pensiero); Besnier si è occupato dei temi del “transumanesimo” ed è una delle voci più critiche rispetto al “nuovo uomo aumentato”...

Considerazioni psicoanalitiche sul fondamentalismo

125. L’uomo folle. – Avete sentito di quell'uomo folle che accese una lanterna alla chiara luce del mattino, corse al mercato e si mise a gridare incessantemente: “Cerco Dio! Cerco Dio!”. E poiché proprio là si trovavano raccolti molti di quelli che non credevano in Dio, suscitò grandi risa. “È forse perduto?” disse uno. “Si è perduto come un bambino?” fece un altro. “Oppure sta ben nascosto? Ha paura di noi? Si è imbarcato? È emigrato?” – gridavano e ridevano in una gran confusione. Il folle uomo balzò in mezzo a loro e li trapassò con il suo sguardo: “Dove se n’è andato Dio? – gridò – ve lo voglio dire! Siamo stati noi a ucciderlo: voi ed io! Siamo noi tutti i suoi assassini! Ma come abbiamo fatto questo? (Nietzsche, La gaia scienza)   Il 21 novembre, presso il Dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell'Università di Bergamo, ho assistito a un intervento di Hamid Salmi e qui vorrei chiosare il suo intervento di etnopsichiatra e psicologo familiare che lavora all'Università di...

Il ritorno di Valentina

È nella terza puntata de La curva di Lesmo di Guido Crepax, pubblicata su Linus nel 1965, che entra in scena la fotografa milanese Valentina Rosselli. Capelli tagliati a caschetto, sinuosa, elegante, disinibita, con lunghissime gambe, Valentina prende immediatamente il posto del protagonista della storia a fumetti, il critico d’arte e investigatore dilettante Philip Rembrandt, alias Neutron, suo fidanzato, fornito di una particolarità: possiede uno sguardo che paralizza, rallenta o blocca lo scorrere del tempo. Sono trascorsi quasi cinquant’anni e Valentina ritorna. O forse non se n’è mai andata, dal momento che è lei il personaggio femminile dei fumetti più famoso d’Italia, e non solo. L’editore Mondadori distribuisce in edicola in questi giorni l’intera opera di Crepax con il titolo Guido Crepax – Erotica. Il primo volume s’intitola Venere in pelliccia. Eros e Psiche (€ 9,99): cartonato, di 21 x 26 cm. Nelle stesse settimane s’è aperta a La Spezia, presso lo Spazio 32, centro culturale per i ragazzi con biblioteca specializzata in fumetti, una mostra di venti tavole originali e...

Non ci indurre in compassione

“La compassione è una cosa etica, lo sa”, urla il pastore evangelico in faccia a Rust Cohle che ha appena condotto un interrogatorio con i suoi modi bruschi. “Sì, lo so”, gli risponde, risale in macchina e dice al compagno che gli siede accanto di avere bisogno di non più di dieci minuti per capire se uno è colpevole o innocente. Rust Cohle e Marty Hart sono la coppia enigmatica di True Detective, danno la caccia a un serial killer, ma l’indagine che hanno in corso è quella su se stessi. Marty ha bisogno di un buon alcol per sostenere la sua esistenza matrimoniale, Rust ha un passato di droghe e ricoveri in psichiatria dopo la morte della figlia di due anni che ha determinato la fine del suo matrimonio e di un gran pezzo della sua vita. È lui il detective filosofo: immerso in foto di cadaveri, nel paesaggio primitivo e infinito della Louisiana che evoca un mondo di solitudine eterna, cerca di imparare a non sentire, per non correre il rischio di essere travolto dalla sua emozione.     Qualcosa di simile, anche se con prodotti meno raffinati della serie True detective, accade in numerosi filmati...

Sfere di Peter Sloterdijk: istruzioni per l’uso

Narrare in condizioni postmoderne   Nel 1979 il filosofo francese Jean-François Lyotard dà alle stampe un pamphlet di circa un centinaio di pagine, tratto da una ricerca sul “sapere” commissionata in origine dal governo canadese, che diventerà decisivo per la storia delle scienze umane in generale e della filosofia in particolare: La condizione postmoderna. La tesi di base è nota: Lyotard sancisce la fine della modernità, facendola coincidere con l’impossibilità di porre mano – per il filosofo come per lo storico della cultura e delle civilizzazioni – a una “grande narrazione”, cioè a una storia che possa essere “macrostoria”, vale a dire una storia complessiva e comprensiva della civiltà. Lyotard, con ironia e semplicità, sostiene che, alla luce del “secolo breve” e delle acquisizioni dello strutturalismo, ogni tentativo di ricostruzione che voglia dire la totalità sull’uomo e dell’uomo ricade inevitabilmente nella violenza della totalizzazione, e nell’ingenuità di una descrizione che non può,...

L'animale che racconta storie

Modellando il concetto di semiosfera su quello di biosfera Jurij Lotman ha indicato il livello di contiguità e interconnessione che l’azione della specie umana sul mondo ha stabilito tra natura e cultura, tra ambiente fisico e ambiente antropico, attraverso la proiezione di significati sulla nuda esistenza delle cose e degli esseri. In questo spazio ibrido, in questa sovrapposizione tra il dominio simbolico e quello percettivo, la fissazione, il consolidamento e la conservazione dei gruppi umani è il risultato combinato della trasmissione tanto dell’informazione genetica, che avviene attraverso la riproduzione biologica, quanto dell’informazione non genetica, che avviene attraverso la riproduzione e il potenziamento delle forme culturali. Nel suo libro L’istinto di narrare. Come le storie ci hanno reso umani (Bollati Boringhieri 2014) Jonathan Gottschall esplora l’intuizione che l’attività umana di significazione possa aprire un ambiente virtuale dentro l’ambiente fisico, definendo la narrazione come un vero e proprio habitat, una biosfera aumentata che costituisce una nicchia ecologica ideale per lo sviluppo della...

La compassione tra tenerezza e crudeltà

La compassione può creare a una serie di considerazioni, ce n'è da scrivere un libro, un'enciclopedia. Ecco un elenco nominativo parziale: commiserazione, pietà, amore, comprensione, condivisione, empatia, simpatia, antipatia, intropatia, nirvana, misericordia. È il sentimento che proviamo nella lettura di Ettore e Andromaca, oppure nel racconto del sogno delle oche di Penelope al mendico che copre le spoglie di Ulisse; è la condizione che descrive Aristotele nella Poetica quando, unica volta nel testo, usa il termine catarsi; è la virtù quotidiana di Enea che porta il padre Anchise, sulla spalla sinistra, e il figlioletto Ascanio in salvo, o la vicenda della disobbedienza di Eros alla madre, per amare Psiche. Via via, fino alla letteratura romantica, e poi ancora la pietra dello scandalo nella controversia Nietzsche/Wagner riguardo a Schopenhauer.   Non siamo certi che questo sentimento, così come lo descriviamo noi contemporanei sia il medesimo. Non siamo neppure certi che le parole che usiamo per descrivere questi sentimenti corrispondano, in ognuno di noi, al medesimo. La compassione non è solo...

Sull'arte di abitare il tempo della crisi

Come per ogni altro prodotto linguistico, anche agli slogan, si sa, è concessa vita breve. Destinati a scomparire tra le pieghe dei discorsi che la società spettacolare incessantemente produce, il carico di speranza o d'inquietudine che essi disseminano per la strada si trova presto costretto a privilegiare altre formule per poter persistere. E tuttavia, benché cancellati, contraffatti o semplicemente abbandonati, gli slogan riescono ancora a riservare sorprese a chiunque voglia ripercorrerne variazioni e metamorfosi, accorgendosi in tal modo che la maniera in cui essi si oppongono e si fronteggiano nulla ha da spartire con un avvicendarsi pacifico e cronologicamente scandito.     Basterebbe, ad esempio, accostare il motto riportato dalla copertina di un celebre singolo dei The Clash, "The future is unwritten", alla firma "Start from zero" con cui l'omonimo collettivo di Hong Kong segna i muri della propria città, per accorgersi di come sia pressoché impossibile quantificare in anni, persino in decenni, la distanza che li separa. È come se una frattura incolmabile si fosse insinuata tra queste due...

Psicoanalisi in rosso, una fiction

Ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. Con questi due eleganti avverbi, si apriva la fiction. Dove ci si illudeva che l’immaginario superasse la realtà, fosse più crudo, duro, straordinario. Invece il reale supera ogni tipo d’immaginazione, mortifica la speranza. Quando Allen Ginsberg fu accusato da William Buckley di avere composto opere oscene, rispose che l’oscenità non sta nella letteratura, ma nel reale: la guerra per esempio, l’abuso, la violenza maschile.     Davanti a me c’è un libro, Psicoanalisi in rosso. L’autrice, Giorgia Walsh, è uno pseudonimo. Giorgia Walsh mette in forma letteraria le testimonianze di una donna abusata da uno psicoanalista. Racconta l’abuso terapeutico in una piccola città. Nella piccola città si pratica l’omertà, per pudore, convenienza, carriera, buoni sentimenti, ipocrisia, codardia; e si pratica il pettegolezzo per vanità, sadismo, narcisismo. Per condividere i buoni sentimenti, la mentalità. Nella grande città le molestie, le malversazioni, gli abusi sono...

Gioco d'azzardo patologico

Il canto delle sirene costringe Ulisse a farsi legare, lo ascolta senza esserne inghiottito. Gli antichi conoscevano i pericoli dell'Aion, l’istante eterno. Finché si tratta di un fanciullo che gioca questa temporalità è necessaria e benevola, avviene dentro il legame, è un tempo circoscritto dai codici della flessibilità materna. Fuori dalla relazione, resistere alla potenza dell’Aion necessita ben altri legami, perciò l'uomo dalle personalità multiple – polytropos – si fa legare al palo con robuste corde. Vuole ascoltare senza perdere il principium individuationis. Nelle sale da gioco non ci sono orologi.   Personalità multipla è diagnosi caduta in disuso. Diffusa negli anni Novanta indicava la presenza di un disturbo mnesico importante: “A tratti, non ricordo più chi sono, sono altro”. Una donna rientra a casa con la borsa piena di pezzi di parmigiano e borsellini altrui, a volte è fermata dalla polizia che l’accusa di furto. Poi il ricovero psichiatrico. Quando la incontro mi rendo conto che fissarle il prossimo appuntamento sarà un...

Le particelle elementari dell’esistenza

Le esperienze artistiche piú significative del Novecento hanno scavato in profondità nella psiche umana, hanno attraversato le stratificazioni della coscienza fino a rappresentare ciò che Eric Kandel chiama “elementi primitivi emozionali”. L’intuizione già freudiana circa l’importanza delle emozioni per la strutturazione della coscienza e per l’attività psichica razionale, è stata confermata dalle ricerche di Hanna e Antonio Damasio, che hanno individuato tutti i livelli di interconnessione tra emozione e cognizione: attraverso i “marcatori somatici” il corpo traduce in informazione le reazioni fisiologiche al contesto, producendo cosí le particelle emozionali sulle quali la mente costruisce la concettualizzazione delle esperienze e la pianificazione delle azioni. I processi mentali sono regolati da un’interazione tra funzioni bottom-up ed elaborazioni top-down: un controllo cognitivo complesso regola e modula le emozioni primarie e costruisce il pensiero cosciente, inclusa la formalizzazione delle idee e l’espressione della creatività.   L’arte del Novecento...

Analisi & analisi

Il ritornello è identico da quando ho memoria delle chiacchiere fra madri: «Ma com’è pallida, questa bambina, mangia?». Nemmeno mi guardavano, perché poi, pallore a parte, l’aspetto era florido, tanto più che mangiavo (abitudine che ho conservato nello sgomento generale) pure dai piatti dei commensali. Sono ad assistere a uno spettacolino teatrale di due amici, quando uno dei due, l’attore uomo, mi si avvicina: «Credo che dovresti leggere xy». «Prego?» «Sì, ti spiegherebbe come evitare che il tuo pallore sviluppi una malattia cancerosa.» Giuro che mi viene da toccargli le pudenda e chiaramente non per libidine, mentre lo dice.   Ma perché lo dice? Ho persino il fondotinta, non dovrei essere così cianotico-cadaverica-draculea. Però, porco questo, quello e quell’altro ancora, avevo giusto previsto delle analisi del sangue in settimana, vuoi vedere che sto qua me la tira. Non riesco a pensare ad altro: il gioco dei due amanti sulla scena mi diventa molesto come le blatte di notte, penso solo all’emocromo e alla glicemia. Anche Massimiliano mi...

Neuroestetica e coscienza riflessiva

Il tentativo di spostare la frontiera della rappresentazione dei fenomeni umani a un livello di profondità intracorporea, oltre la superficie del visibile, “dal mondo esterno tridimensionale al sé interno multidimensionale e alla mente inconscia”, come ha scritto Kandel, viene perseguito parallelamente e con risultati concomitanti dalla letteratura e dalle arti figurative. Nella Vienna di Freud la scuola pittorica di Klimt, Kokoschka e Schiele immette nella sperimentazione stilistica la forma degli stati mentali e, particolarmente nei ritratti, nelle deformazioni anatomiche e cromatiche che investono i volti, imprime l’immagine incorporata della psiche, la condizione della mente divenuta sintomo fisico.   Kokoschka assume uno sguardo diagnostico, che incide il corpo con freddezza chirurgica, e non è estraneo alla suggestione della scoperta dei raggi x: un potenziamento della visione attraversa la superficie della pelle, penetra nella struttura del soggetto, rende visibile una stratigrafia dell’essere umano, una anatomia profonda del corpo, quasi il risultato di una dissezione. L’intensificazione dello sguardo denuda il...

L'arte come teoria della mente

Il freudiano Progetto di una psicologia, delineato nel 1895, contiene un modello biologico della mente che lo stesso Freud si affretta ad abbandonare e a disconoscere, indicandolo come un tentativo confuso e prematuro. Prima di poter studiare i processi mentali da una prospettiva neurofisiologica era necessario passare attraverso la mediazione di una psicologia dinamica della mente. Tuttavia questo episodio della variantisitica freudiana ha una funzione rivelatrice: nello “scarto” c’era l’intuizione di uno sviluppo necessario, dell’esigenza di creare una omologia tra la configurazione cognitiva della psiche e il funzionamento fisiologico del cervello.   La separazione tra psicologia e biologia della mente va intesa quindi come una mossa tattica e provvisoria, escogitata da Freud senza mai perdere di vista l’orizzonte di una disciplina unificata, come si legge chiaramente, nel 1920, in Al di là del principio del piacere. Aspettando di trovare i correlati fisiologici dei processi psichici, Freud getta le basi per la nascita della psicologia cognitiva, che sarà poi definita compiutamente da Neisser, nel 1967, come una...

Letteratura e scienze della mente

Le forme della natura sono forme umane. È nel nostro cervello che si formano i triangoli, gli orditi e le ramature. Noi li riconosciamo, li apprezziamo; ci viviamo in mezzo. In mezzo alle nostre creazioni, creazioni umane, comunicabili all’uomo, noi ci sviluppiamo e moriamo. In mezzo allo spazio, allo spazio umano, noi creiamo misure; tramite tali misure noi creiamo lo spazio, lo spazio tra i nostri strumenti. L’uomo poco istruito è terrorizzato dall’idea dello spazio; egli se lo figura immenso, notturno e vorace. Egli immagina gli esseri sotto la forma elementare di una sfera, isolata nello spazio, raggomitolata nello spazio, schiacciata dall’eterna presenza delle tre dimensioni. Terrorizzati dall’idea dello spazio, gli esseri umani si raggomitolano; hanno freddo, hanno paura. Nel migliore dei casi essi attraversano lo spazio, essi si salutano con tristezza in mezzo allo spazio. Eppure tale spazio è in loro stessi, non si tratta d’altro che della loro stessa creazione mentale. Michel Houellebecq, Le particelle elementari     1. Le particelle elementari della critica   Appena prima di scoccare, nel 1899...

Perché il terrore terrorizza?

Il gesto di un uomo che decapita una persona è Terrore. Così definito per designare quanto accadde tra il marzo 1793 e il luglio 1794 in Francia. C'è una grande sottrazione di responsabilità individuale nel terrore, come nella guerra. Il gesto non è compiuto dal soggetto, il soggetto scompare, diventa boia. In virtù di una posizione dello Stato il soggetto diventa castigatore, vestito di rosso e non di nero, di nero è vestita la morte stessa nella forma simbolica propria.   La vittima ha attaccato al collo una catena. Il boia è un silenzioso operaio di macelleria umana, sulla scena dell'esecuzione assume una posizione discreta, scompare. Non è lui, è lo Stato. È soggetto privo d'intenzione, manovra una macchina che non gli appartiene, esegue ordini superiori. Siccome tale svolge un lavoro banale.   Non è più così. Se diamo credito a una recente decapitazione, si tratterebbe di un individuo inglese. Se fosse un inglese, un europeo, saremmo di fronte a un paradosso. Il membro di una società che è, per accordo generale, la patria filosofica e...

Un gioco e un rito, dell’inizio e della fine

Scegliere i libri necessari, necessari come portarsi l’anima nel bagaglio, necessari come l’unica “cosa” veramente mia, necessari come la scelta dell’essenziale quando il tempo è limitato e lo spazio sarà altro, lontano dal campo base. Dimenticarsi un libro che avrei voluto leggere, questa è una vera ansia, l’unica paragonabile alla dimenticanza delle scarpe giuste per camminare. Il resto si può sempre recuperare, ricomprare, farne a meno.   L’adrenalina dell’ultimo giorno prima della partenza è quasi tutta scatenata dalla scelta dei libri. Quest’anno però ne è arrivata di meno. Forse perché, dopo anni di digiuno telematico, nel minuscolo paesucolo istriano dove passiamo gran parte delle vacanze, abbiamo la rete. E con la rete anche di molti libri si può – nello sciagurato caso d’averlo lasciato nella scaffalatura sbagliata, mentre se ne stava sfogliando un altro – trovare un e-book sostitutivo. Ma tra i milioni di e-book può dannatamente mancare il tuo, quello che si rivela decisivo mentre stai scrivendo e proprio lui riappare come...

La società della trasparenza

High Person è il protagonista di un breve, ma fulminante, romanzo di Vladimir Nabokov. S’intitola Cose trasparenti (Adelphi). Qui lo scrittore russo-americano mette alla berlina con la sua corrosiva arte narrativa la pretesa tutta moderna di rappresentare in modo perfettamente trasparente i moti interiori dell’animo umano, di vedere con nettezza dall’esterno l’intimità stessa delle persone, e non solo degli altri, ma anche di se stessi.   Ora la trasparenza è diventato uno dei miti del contemporaneo, come spiega Byung-Chul Han in La società della trasparenza (Nottetempo), filosofo d’origine coreana, che insegna in Germania, a Berlino. Il libro inizia con la citazione di un altro scrittore, l’austriaco Peter Handke, che vive seminascosto in Francia: “Io vivo di ciò che gli altri ignorano di me”, mentore di alcuni dei suoi recenti libri. Perché la trasparenza, virtù così a lungo evocata, dall’epoca in cui era una delle parole chiave del riformatore Gorbaciov (“glasnost” si diceva, e sembra un secolo fa), per poi trasformarsi nella parola d’ordine...