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Scuola

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INDICATIVO PRESENTE 2 / 3. La classe-incubatrice

Una classe, in un nuovo ciclo scolastico, nasce durante una riunione affondata nel caldo appiccicoso e torpido. La scuola è vuota, i ragazzi sono in vacanza. Gli esami sono finiti. Alcuni professori si riuniscono, e cominciano a esaminare dati: da quale scuola vengono? Che competenze hanno maturato? Sono maschi o femmine? Di origine italiana o di origine non italiana? Quanti sono diversamente abili? Una classe, cioè, non è un caso. C’è una chimica, e ci sono degli alchimisti. Negli alambicchi i docenti della commissione Formazione Classi versano sostanze chimiche di colori diversi, e quando è fatta è fatta. “Quella classe è tremenda”, si dice a inizio anno. Oppure “è una buona classe, ci si può lavorare bene”. La classe è un incubatore di storie: un assemblaggio artificiale di giovani umani, un esperimento per vedere se qualcosa di nuovo e di buono si potrà sviluppare, se gli elementi comporranno un sistema cellulare complesso e interessante, o se cozzeranno fra loro in varie esplosioni, o se qualche agglomerato di cellule fagociterà un agglomerato più piccolo e debole. Una classe è una incubatrice di cuccioli: «incubatrix» è chi sta sopra le uova, stando attento a non romperle,...

Indicativo presente 2 / E tu, torneresti in Marocco?

«Quando torno nel villaggio dei miei genitori in Marocco mi sento strano: i miei amici dicono che non sono un uomo, che me ne sono andato, che li ho traditi»: Mahmoud è uno di quelli che parlano di più in quest’ora che dedichiamo alla condivisione della loro visione del film My name is Adil, di Adil Azzab, Rezene Magda, Andrea Pellizzer (2016: Gabriele Salvatores ha promosso una campagna di crowdfunding perché riuscissero a girarlo) visto in una proiezione del cinema di quartiere per le scuole. Veniamo da una settimana molto dura, in cui tutti i professori hanno detto basta al continuo boicottaggio che lui e altri quattro compagni attivano ogni ora contro di noi. Noi chi? Noi gli europei, noi i bianchi, noi che li trattiamo male, che li trattiamo come stranieri, noi che viviamo meglio di loro, che siamo più ricchi di loro e vogliamo educarli ai nostri valori asfaltando i loro. Questo è quello che tre o quattro dei maghrebini di una classe con due italiani pensano con convinzione. La collega che sta svolgendo con loro un percorso di rigetto di ogni razzismo e di inclusione di ogni diversità prepara a casa con ore di lavoro delle schede per lavorare in classe, e loro gliele...

La scuola al tempo della paura / "La scuola è politica”

Ventuno voci ordinate secondo le lettere dell’alfabeto, da Adulti a Zero, lunghe non più di cinque pagine, formano l’opera collettanea La scuola è politica. Abbecedario laico, popolare e democratico. Il testo non intende essere un dizionario ragionato sull’istruzione, come si evince anche dalla scelta di non produrre alcuna bibliografia al termine di ciascun lemma. Piuttosto gli autori propongono una tesi forte sul compito e la funzione della scuola nella società ipercomunicativa attraverso la selezione di cosa sia urgente discutere. Alternando scrittura saggistica e narrativa, riflessione teorica e esperienze personali vissute sul campo, Simone Giusti e Giusi Marchetta (in qualità di docenti) e Federico Batini e Vanessa Roghi (in qualità dei loro percorsi professionali aventi come oggetto l’istruzione formale) elaborano un testo altamente fruibile, a tratti polemico, certamente degno di essere discusso. La scelta stilistica adottata consente una lettura sequenziale oppure – grazie ai rimandi interni – è possibile costruire piste di lettura che promuovono connessioni a loro volta generatrici di significati ulteriori. Ciò che non viene meno, comunque, è la prospettiva unitaria: la...

Indicativo presente / Infiltrarsi nell’opposizione

La sezione medie l’anno scorso apparteneva a un altro Istituto Comprensivo: alcune classi in un plesso, altre in un altro. Quest’anno hanno verticalizzato una scuola dell’infanzia e una primaria e ci ritroviamo in un quadrilatero imponente, in ristrutturazione, con un bellissimo giardino per ora interdetto da un cantiere aperto durante l’anno scolastico. Stanno rifacendo tetto e facciata. Durante le lezioni ogni tanto il gruista ha la mano pesante e sgancia i carichi di tonnellate invece di appoggiarli delicatamente sulla soletta. Sulla testa boati spaventosi. Una volta o due i ragazzi sono fuggiti fuori dall’aula, e non li ho rimproverati. All’ennesima ho segnalato al referente Sicurezza di chiedere al capocantiere di raccomandare al gruista uno sgancio più morbido, e le cose non sono migliorate sino a che non ho aperto una finestra in corridoio, e ho urlato a un muratore sul tetto che sotto c’eravamo noi, e che non avevamo ancora intenzione di morire. Lui mi ha urlato che c’è sempre tempo per morire, e i boati sono spariti.  Il corridoio è squarciato sul pavimento, come se una scossa di terremoto avesse lasciato una ferita. Qualche sedia tolta dalle classi sostiene un...

Otto autoritratti / In cattedra. Il docente universitario

Pochi secondi dopo l’accensione dello schermo, il doodle di Google – saluto mattutino per gli internauti di buona parte del globo – mi notifica che il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli insegnanti. Di insegnamento l’Unesco si occupa da molto tempo, potremmo dire da sempre; la Recommendation concerning the Status of Teachers risale addirittura al 1966. Ma il tema sta acquistando una crescente attualità. La ragione è semplice. I progressi della tecnologia e le trasformazioni sociali che ne discendono sono più rapidi di qualunque previsione: nessuno può garantire quindi che fra qualche decennio, o qualche lustro, gli studenti universitari incontreranno in aula una persona in carne ed ossa – ammesso e non concesso che sarà sopravvissuta la prassi di recarsi in un’aula. In cattedra, o accanto alla cattedra, potrebbe comparire l’ologramma del massimo specialista della disciplina oggetto del corso, che terrà loro una lezione magistrale, fondata su una competenza inarrivabile per la maggior parte dei suoi colleghi. Fantascienza? Può darsi. Ma tante prassi che ormai ci sono divenute familiari sarebbero state considerate fantascienza fino a non molto tempo fa.   Tante operazioni...

Ambienti di benessere / Torino fa scuola

Nei giorni scorsi ho visitato due rinnovate architetture scolastiche inaugurate il 12 settembre, due scuole secondarie di primo grado (le “medie”): la Compagnia di San Paolo e la Fondazione Giovanni Agnelli hanno scelto due edifici (uno profondamente ricostruibile, l’altro storico da ripensare nei suoi spazi interni), in collaborazione con la Città di Torino e con un prezioso aiuto dell’Ufficio Scolastico regionale del Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca; hanno creato un team guidato in ciascuna scuola da un pedagogista e un architetto (Beate Weyland e Sandy Attia alla scuola Fermi; Mario Castoldi e Luisa Ingaramo alla scuola Pascoli);  hanno fatto un bando per i progetti architettonici e hanno dato vita al progetto “Torino fa scuola” (torinofascuola.it) interamente finanziato da privati: dall’inizio alla fine 4 anni in tutto. Da questo anno scolastico quelle due scuole si sono riempite di professori e di studenti. Il bello è stato possibile. Ora, camminando in quelle due scuole, possiamo non sentirci così umiliati dal progresso finlandese nell’orgoglio di poter coniugare lo stare bene e lo stare in pubblico, con gli altri. Il risultato (ai professori,...

Una trappola ideologica / L'ossessione meritocratica

La celebrazione della “meritocrazia” è radicata nel discorso pubblico. Non ne è certo estranea la scuola e, anzi, quello del “merito” è uno dei temi attorno cui hanno insistentemente profuso sforzi retorici tutti i ministri dell'istruzione succedutisi – e non sono pochi – negli ultimi vent'anni. D'altra parte, sembra chiedersi la vox populi, quale altra istituzione se non quella scolastica dovrebbe farsi carico della promozione del merito? Contro questo senso comune si scaglia Mauro Boarelli, in un agile ma documentato saggio dall'eloquente titolo Contro l'ideologia del merito, uscito per Laterza nella scorsa primavera. Esplorando cosa si cela dietro una parola così seducente come “meritocrazia”, Boarelli ci spiega che quella del merito è una pericolosa “trappola ideologica”, in grado di minare i fondamenti stessi della nostra concezione di uguaglianza sociale tra gli individui. La maschera meritocratica, lungi dal promuovere pari opportunità per tutti, nasconde quei processi che stanno gradualmente modificando, se non distruggendo, le grandi istituzioni collettive dello stato sociale europeo: oltre alla scuola e all'università, anche il sistema sanitario e l'intera pubblica...

Militanza etica / L'inizio della scuola

Come ogni anno, all'inizio della scuola si accompagna un senso di ripetizione delle stesse cose: come le stagioni, per usare un luogo comune. E infatti il nuovo ministro dell'istruzione, nella sua prima dichiarazione, ha evocato il luogo comune della contrapposizione vecchi/giovani. Come il suo predecessore, per il quale il problema delle scuole al sud sembra originato dagli insegnanti meridionali che non hanno voglia di lavorare. Prima di loro, un'insegnante consulente "di sinistra" del MIUR, barricadera a governi alterni, aveva parlato di insegnanti che lavorano solo 18 ore. Sembra impossibile parlare di scuola senza luoghi comuni; anche quando se ne vorrebbe parlare bene, si incorre in quello dell'istruzione che rende liberi: dimenticando che la scuola può sì rendere liberi, ma può anche incatenare, trasmettendo la cultura dominante all'interno dei soggetti che apprendono. I luoghi comuni sono conoscenze vaghe o superficiali, derivanti da percezioni inadeguate, dal sentito dire, da pregiudizi o passioni tristi (rancore, invidia, odio). Ma sono rassicuranti: confermano quello che già crediamo di sapere, ci fanno sentire in buona compagnia, esonerano dalla fatica del pensiero...

Novara, 20-22 settembre 2019 / Indovina lo scarabocchio!

Sembra questo, sembra quello Pare brutto e invece è bello L’importante è sempre osare Anche se si può sbagliare Perché quando ti avvicini Oz trascende i suoi confini…   In questo scarabocchio di Mara Cerri si nasconde la forma che ha preso questa volta Oz. Indovinala! e vincerai una copia dei libri a lui dedicati scritti da L. Frank Baum.   Scrivici a questo indirizzo (redazione@doppiozero.com) con la tua soluzione entro il 18 settembre.   La soluzione più bella e fantasiosa sarà quella che riceverà il premio: il vincitore dovrà presentarsi con la mail ricevuta in risposta in uno dei giorni del festival per ritirare il libro.   Chi sei tu? Perché sei venuto a cercarmi? Chiara Lagani e Mara Cerri saranno con noi, con un laboratorio per bambini:   Nella saga di Oz scritta da L. Frank Baum Dorothy e i suoi strampalati amici vanno a cercare un Mago per chiedergli quello che desiderano più al mondo e che non sanno come altro ottenere: un cervello, un cuore, il coraggio, poter tornare a casa. Il Mago è grande e terribile ma nessuno sa davvero dire come sia fatto. Qualcuno l’ha visto in forma di gatto, di elefante, c’è chi dice di aver visto una grande testa, una...

Potere di accumulo / Kounellis e la materia

Tonfo   Si racconta che il 16 febbraio 2017 un sacco di iuta pieno di carbone, installato nella sezione contemporanea del museo di Capodimonte a Napoli, si sia staccato dal gancio che lo teneva appeso a una placca di ferro arrugginito. È un’opera, facile indovinarlo, di Jannis Kounellis. Il 16 febbraio 2017, giorno del banale incidente, l’artista ci lasciava, concludendo una carriera infaticabile estesa su quasi sei decenni. A Napoli la materia della sua scultura si anima per un istante, si carica di energia solo per cadere con un tonfo a terra e ribadendo la sua gravità. Non ricordo più chi mi ha raccontato questo aneddoto in cui verità e mito si confondono (del resto stiamo parlando di Kounellis) – e se non è vero è ben trovato. Napoli era una città cara all’artista di origine greca, in cui ritrovava il tema del viaggio e dell’esilio: dall’affiche della mostra alla Modern Art Agency nel dicembre 1969, dove Kounellis, ritto sulla poppa di una nave sul golfo di Napoli, va alla conquista della città, fino all’installazione permanente alla stazione della metropolitana a Piazza Dante (2002), con le putrelle che – come binari del treno spezzati – schiacciano scarpe e vestiti. A...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Un altro ritmo insieme, tutto l’anno

Cosa fate durante le vacanze? «Dormiamo». Come, tutto il giorno? «Ci svegliamo per il pranzo». Il letargo che si rileva in classe per gran parte delle 6 ore di forzata posizione seduta su piccoli banchi di legno e metallo è in gran parte dovuto al debito di sonno. Se uno studente chiedesse a un professore cosa fa durante le vacanze il professore risponderebbe: «Dormo». Svegliarsi alle 6.30 o prima – dipende dalla logistica – ed essere alle 8 in punto pronto alla attivazione integrale di ogni risorsa mentale psichica emotiva e nervosa comporta bruciare in poche ore la maggior parte delle energie recuperate durante il sonno notturno. Molti miei colleghi, in questi giorni di riunioni per classe (i consigli, gli esami orali, quando siamo in dieci) o per istituto (collegi, preliminari di esame, e poi ratifiche degli scritti, e poi ratifiche degli orali, quando siamo in cento) patiscono la mancanza del fondamentale riposino del primo pomeriggio; torniamo a casa verso le 14.30, dobbiamo cucinare un pasto, pur piccolo, mangiamo, e poi ci coglie un annebbiamento totale, che si può rimediare con un sonnellino di 10, 20 minuti o, nel caso la sera prima si abbia vissuto qualche attività sino...

Maturità: tracce tendenziose?

Non seguo le vicende della scuola se non attraverso il percorso dei miei figli e quindi non so davvero come si sia arrivati a produrre tracce che si estendono per nove pagine. Le domande sono così articolate e precise che, lungi dal valutare le capacità espressive dei candidati, un premio andrebbe attribuito a quelli che riescono a giungere in fondo alla lettura di queste proposte, così diverse tra loro e così tendenziose nelle conclusioni che suggeriscono.  Volendo riconoscere ai commissari le migliori intenzioni, la prima domanda che dovranno porsi i professori che correggono le prove sarà: premiare l’ascolto dei candidati, e quindi la loro capacità di entrare in sintonia con le intenzioni suggerite dalle tracce, o la preparazione e l’immaginazione di chi scrive? La prima proposta è una poesia di Ungaretti. Piuttosto difficile. Faccio un esempio sulla parte iniziale che mi sembra piuttosto misteriosa: ogni mio momento/ io l’ho vissuto/ un’altra volta/ in un’epoca fonda/ fuori di me.   I suggerimenti interpretativi chiedono proprio cosa significhi un’epoca fonda/ fuori di me. Googlando la poesia su skuolanet viene fuori che Ungaretti in diverse interviste ricorda di...

Indicativo presente| Duecento giorni in classe / La pizza prima degli esami | una notte nel loro quartiere

Siamo stati nella stessa stanza 350 ore. Ci siamo visti ogni giorno per 144 giorni; con gli esami arriveremo a 200 giorni con il pensiero della scuola in testa. Nella classe possiamo personalizzare qualcosa: parlarci negli intervalli, ricucire le risse, sedare gli insulti, avviare raffinati processi di giustizia riparativa. Possiamo fare in modo che non vengano bocciati, e che il loro 6 non sia finto ma sia almeno il frutto di un loro sforzo di apprendimento che non è in fondo minimamente paragonabile alle ore di studio che noi professori abbiamo speso alla loro età, ma che per loro, chi con il padre in galera, chi senza padre, chi senza madre, chi senza soldi, chi senza cittadinanza, chi senza ambiente sociale, risulti il massimo dello sforzo per loro possibile. Questo chiediamo: che in un mondo di ego che sbraitano e sprezzano altri ego in realtà esistano ancora delle prove individuali in ogni singola vita: misurarsi su un progetto etico che ignori la cagnara pubblica; costruirsi mattone su mattone capendo che il branco non avrà l’importanza che ha ora; minimi obbiettivi, minimi termini: oggi ho fatto più di ieri e sono soddisfatto di me, perché sto meglio con me stesso, mi...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Redde rationem | Insufficienze e soddisfazioni

Il mese di maggio comincia torpidamente al rientro dalle vacanze pasquali. I ragazzi hanno resettato la scuola dalla loro vita e tornano con una ilarità spensierata e del tutto immotivata. Davanti alla cattedra ci sono struzzi con i loro culetti per noi prof del tutto nitidi: sopra ci sono stampate le medie aritmetiche che il registro elettronico ci riporta del tutto prive di affettività o aggiustamenti: 4.25, 5.85, 7.65. Dalla dirigente scolastica cominciano ad arrivare a raffica le circolari più sgradite: scrutinio finale in data ics, si rammentano i criteri di non ammissibilità alla classe successiva (ovvero, «guai a voi se bocciate!» ma se proprio dovete ci vorranno o quattro 5 o due 4 un 5 eccetera, o oltre 250 ore di assenza), adempimenti di fine anno (una relazione per ogni tua materia, una relazione per la classe, le proposte di voto eccetera). Ecco che quindi, con morbidi colpetti sulle natiche degli struzzi dobbiamo invitare a sfilare dalla sabbia le teste rivuotate, e spiegare che cinque, sette di loro sono a metà maggio ancora insufficienti in Storia, o Geografia, o Matematica. A quel punto gli occhi si spalancano, e la maggior parte di loro scopre che pur non avendo...

Rosa Maria dell'Aria / Prof.ssa dell’Aria: "sia fiera dei suoi studenti"

Rosa Maria dell’Aria ha l’espressione mite e intelligente delle persone per bene. Anzi, vorrei aggiungere, dell’“insegnante ideale”, del genere che ognuno di noi vorrebbe aver incontrato almeno una volta nella propria esperienza scolastica perché è quel particolare tipo di docente che ti insegna a conoscere e valutare. Ha dedicato quarant’anni all’insegnamento (a 63 anni è alle soglie della pensione), e credo che debba essere orgogliosa di ciò che ha seminato se i suoi allievi hanno acquisito la capacità di leggere la Storia e di ricercarne gli insegnamenti per la vita che la sua II^ E dell’Istituto industriale Vittorio Emanuele III di Palermo ha mostrato con il proprio elaborato per il Giorno della memoria.    Non altrettanto può dirsi delle Autorità governative coinvolte nel caso, a cominciare dalla sottosegretaria leghista ai Beni culturali (sic!) la quale non sembra di certo mite, se è vero che l’indagine del Ministero della Pubblica istruzione culminata con la sospensione della professoressa Dell’Aria per quindici giorni è partita da un suo tweet (un tweet!!!) in cui dichiarava (testualmente) che “andrebbe cacciato con ignominia un prof del genere e interdetto a...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Il telefonino. Espellere o inglobare il globale?

A scuola siamo pieni di tabù: innanzitutto, il corpo e ogni accenno all’affettività, guai poi se si considera il corpo come quello che è, ovvero non una parte di noi, ma il noi mente-corpo; sfiorare un allievo, accogliere un abbraccio spontaneo loro, ringraziare con un bacino o meno per un dono spontaneo di uno di loro, parlare anche di stupro quando si parla di invasioni, saccheggi e guerre; dichiarare la verità che l’amore è tutto, ovvero anche baciarsi, essere intimi, e sì, fare l’amore; dire che tutti noi in questa classe siamo figli in genere di un uomo e di una donna che una volta almeno hanno fatto l’amore nudi per farci nascere. Tabù. Terrore di denuncia. Attenzione. Stacci attento.    Il dispositivo che oggi più ci allontana dal corpo, ovvero il telefonino, è un altro tabù. Tutti lo usiamo. C’è chi lo usa intensamente declinandone l’uso con le regole non scritte e sempre più opinabili della buona educazione, che si dovrebbe fondare sul rispetto dell’altro. C’è chi lo usa esecrando chi lo usa e dichiarando che lui il telefonino lo usa solo per necessità, ritenendo che il suo spazio di necessità sia semplicemente un po’ diverso da chi invece secondo lui, il...

Indicativo presente| Duecento giorni in classe / Le mani addosso

Questa mattina ricevo genitori. Come coordinatore di classe tocca a me il contatto con loro. Il padre e la madre di Widad sono miti e silenziosi. Temono l’Autorità. Maghrebini, qui lavorano sodo, e per loro la scuola è qualcosa di importante. Se sono qui, lo sanno, è perché la loro ragazza ha fatto qualcosa di grave. Li accompagno nell’ufficio del vicario, offro un caffè ma non lo vogliono, grazie. Comincio a raccontare i fatti. Nei giorni scorsi, in un’ora di una collega, erano in corso delle relazioni “flipped classroom”; gli allievi aveva preparato a casa delle ricerche che sviluppavano input dati in classe dalla professoressa. Quella mattina toccava a un gruppo di ragazze raccontare alla classe dei capolavori dell’arte contemporanea. Il gruppo dei ragazzi ridacchiava, parlava, non le rispettava con l’ascolto. Quando sono loro, tutti insieme, a fare così con noi docenti non si curano minimamente di cosa il loro atteggiamento generi in noi. Entriamo per “fare lezione”, ma con modalità che ormai contemplano il loro interloquire, le loro richieste di chiarimenti, le loro considerazioni personali. Ma entriamo e la classe è in preda a un intervallo perenne: si inseguono, urlano, si...

Disorientamento e disagio / Sul nuovo Esame di Stato

Dopo mesi di annunci e anticipazioni è stata pubblicata l’ordinanza ministeriale che disciplina i contenuti del nuovo Esame di Stato. Presentato dalla nuova direzione ministeriale è nei fatti la continuazione del lavoro iniziato negli anni precedenti e la conclusione della riforma che porta il nome della ministra Gelmini e della successiva “Buona scuola” della stagione renziana. Le novità sono significative rispetto alla precedente versione: nonostante l'attenzione alla comunicazione e la presenza di momenti di formazione del personale dirigente e docente, continuano a essere molte le perplessità sulle modalità operative di svolgimento dell'esame prima ancora che di ordine culturale, educativo e pedagogico. I lavori delle commissioni di esame inizieranno il 17 giugno: il 19 giugno si terrà la prima prova, italiano, il 20 giugno la seconda prova, diversa per ciascun indirizzo di studi. La terza prova scritta, che prevedeva con diverse modalità di valutare gli studenti su altre materie (fino a cinque) non c'è più; non è stata sostituita dalle prove Invalsi, sostenere le quali è invece un prerequisito per essere ammessi: le prove Invalsi, su italiano, matematica e inglese sono...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Il rospo di Salvini | ius soli o ius sanguinis?

In questa classe c’è feeling, e quindi posso provare a fare qualcosa di più coinvolgente delle lezioni frontali su clima, popolazione italiana, popolazioni europee, città. Anzi, abbiamo già fatto insieme il lavoro su Greta Thunberg, e hanno risposto molto bene. Continuamente dico di guardare fuori dalle finestre: Quella è la Geografia, questo è il mondo in cui stiamo vivendo. Oggi fa caldo? È normale? Non piove da settimane: è normale? Avete chiesto ai vostri nonni se era normale questo caldo a febbraio o questa siccità a marzo? Glielo chiedono, e capiscono che c’è qualcosa che non quadra. Insisto molto, anche, sul fatto che viviamo – direbbe Pangloss – nel migliore dei mondi possibili; considerando che siamo in Europa, e nel 2019, e che l’aspettativa di vita media va oltre gli 80 anni: quanti anni hanno i vostri nonni? La densità demografica, poi: c’è tanta gente in questo brutto quartiere nato in fretta e furia negli anni Sessanta per ospitare migliaia di famiglie di operai che servivano per le fabbriche del Nord, la Fiat e il suo indotto. Avete chiesto ai vostri nonni come venivano trattati quando sono venuti su? Sì: Thomas dice che non trovavano case in affitto, che li...

Indicativo presente | Duecento giorni in classe / Giù la maschera, si va in gita

«Professore professore! Ci accompagna in gita?» Gli studenti di una mia prima con spontaneità mi hanno cooptato. Gita di un giorno in montagna organizzata dalla collega di Scienze motorie. È una bella scocciatura: in quella data sono in servizio in un’altra scuola: devo farmi autorizzare dal vicario di plesso, trovare la collega che vorrà gentilmente sostituirmi (in questi sacrifici i colleghi maschi si dileguano rapidamente, in genere). Ma me ne occupo, e mi rendo disponibile. Partenza all’alba, ritorno nel tardo pomeriggio. Anche qui, 2 ore retribuite e 10 regalate allo Stato, alle famiglie e soprattutto ai ragazzini. La collega votata al sacrificio mette insieme anche una terza, e altri 2 colleghi pronti alla missione anche questa volta si sono trovati. I genitori accalcati davanti al bus alle 6.30 del mattino finalmente fuori dalla scuola: no campanelle, no orari, no discipline, no cattedre, no registri elettronici, no voti e note disciplinari. Quello che funziona oggi nella scuola viene tutto dalla scuola primaria, l’elementare.   Lì, nonostante l’avanzare degli abominevoli test a risposta chiusa, la quizzomania di impronta americana, le “maestre” ogni giorno affondano...

INDICATIVO PRESENTE | Duecento giorni in classe / È primavera, aprite le gabbie!

Nelle prime ore di sole tiepido di febbraio tra gli alberi in città cominciano a canticchiare passeri e capinere. Ci siamo: sta arrivando la primavera! Le aule-bunker vengono inondate dalle 11 da un sole che all’interno diventa odioso. La fila vicino alla finestra inizia a gemere e a fare smorfie, e il docente è invitato a tirare giù le veneziane. Se ci sono. Se non sono ancora sbertucciate o scassate. Se si può, si fa, se no comincia la migrazione interna alla cella degli accaldati, che si accatastano sulle due file più interne, quella sul muro del corridoio e quella centrale. Il tutto è condito da sedie senza feltrini che stridono orrendamente e inviti a non traslocare giacche a vento e pesantissimi zaini-trolley: portatevi soltanto il libro! Se ce l’hanno. Siccome ce l’hanno uno su due allora comincia la peripatetica della cerca del compagno con libro ma solo.   Poi qualcuno soffoca ancora e spalanca la finestra. Allora qualcuno geme per il freddo, io chiudo la porta sul corridoio, che ho cominciato a tenere aperta da quando non ho più paura di essere spiato da colleghi malevoli che potrebbero dire «ma sai cosa ha detto Tizio in classe?». Cresce l’evidenza della...

Lorenzoni e Baker: nuove narrazioni dalla classe / Che faccio, vado avanti?

Tutte le volte che si scrive non “di scuola”, ma “di una classe” noi italiani torniamo dentro Cuore di Edmondo De Amicis. Cuore come narrazione della prima scuola unitaria italiana disegnata dalla Legge Casati, concepita nel Regno di Sardegna nel 1859 e poi calata sul nuovo Regno d’Italia nel 1861: «Art. 315. L’istruzione elementare è di due gradi, inferiore e superiore. L’istruzione del grado inferiore comprende: l’insegnamento religioso, la lettura, la scrittura, l’aritmetica elementare, la lingua italiana, nozioni elementari sul sistema metrico. L’istruzione superiore comprende, oltre lo svolgimento delle materie del grado inferiore: le regole della composizione, la calligrafia, la tenuta dei libri, la geografia elementare, l’esposizione dei fatti più notevoli della storia nazionale, le cognizioni di scienze fisiche e naturali applicabili principalmente agli usi ordinari della vita. Alle materie sovr’accennate saranno aggiunti, nelle scuole maschili superiori, i primi elementi della geometria ed il disegno lineare; nelle scuole femminili i lavori donneschi». Il testo della legge è pervaso dal ruolo preminente dei padri, e tutto trasuda di impianto militaresco: censure,...

INDICATIVO PRESENTE | Duecento giorni in classe / Un bel clima. Come parla chiaro Greta Thunberg

Sono tanto carini. Quando entro in classe si alzano di scatto tutti insieme con un bel coretto: «Buongiorno professore!»; sorridono tutti. Mi imbarazza sempre quando si alzano in piedi, li prego subito di accomodarsi. Poi due o tre, i soliti, corrono in giro per i banchi, li richiamo per nome proprio, si siedono immediatamente. Qualcuno, il più piccino, la più piccina, vengono anche ad abbracciarmi! Lo fanno con tanti prof. Alla riunione con i genitori due colleghe veterane hanno detto che piano piano dovranno abituarsi a non farlo più perché «siamo alla scuola media, non all’elementare». Io ero allibito ma non ho detto nulla per non contraddire le colleghe. Ma spero davvero che non smettano. Io li abbraccio sempre, ricambio. Anche qualche “teppistello” di seconda lo fa, non si capisce bene se per prendermi un po’ per il culo o meno, ma io ricambio l’abbraccio. Che male fa essere affettuosi, e mettere in campo anche il nostro corpo di adulti? In casa li abbracceranno, poi? Ogni tanto uno dei piccini mi chiede se può venire vicino alla cattedra. Proprio appiccicato a me, con la sedia e il libro. Certo! E allora poi ne vengono due, tre, cinque. E beh? Fa un po’ Jesus Christ ma lo...

Francesca Mandelli: educazione e potere / La culla degli obbedienti

“Forse la verità più straordinaria dell’età moderna è che certi tipi di tecnologia avanzano in modo non lineare, ma su curve esponenziali […] Ogni anno una parte sempre più ampia del mondo della tecnica viene risucchiata in queste curve esponenziali. A grandi linee ciò significa che ogni anno vede più innovazione rispetto a tutti gli anni messi prima insieme”, ha scritto Paolo Benanti in un piccolo ma denso saggio (Oracoli, p. 9).   La crescita della governance algoritmica pone sfide inedite e drammatiche: l’algocrazia, cioè la pervasiva ma invisibile presenza di intelligenze artificiali che regolano e organizzano massicce fette del nostro vivere quotidiano, richiede una riflessione concettuale ed etica in grado di evitare il peggiore dei futuri distopici. Richiede, anche, ovviamente un surplus di riflessione sul terreno dell’educazione e su quello dell’istruzione. Non è privo di significato, dunque, segnalare la recente pubblicazione La culla degli obbedienti. Inchiesta sui rapporti tra educazione e potere. L’opera è l’esito è di una serie di «libere conversazioni» intrattenute su temi educativi (socializzazione primaria e secondaria, istruzione formale e informale,...