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1931 - 2020 / Il lungo addio di John Le Carré, maestro di spy story e di etica civile

John Le Carré riteneva che i suoi libri migliori fossero La spia che venne dal freddo e Il sarto di Panama, secondo Philip Roth La spia perfetta era “il miglior romanzo inglese del dopoguerra”. Ecco, basterebbero questi tre titoli per rendere il senso e la qualità letteraria della sua produzione narrativa. I protagonisti delle sue storie hanno spesso in comune un passato discutibile, un’apparente debolezza correlata all’età o alle pericolose difficoltà da affrontare, un’inflessibile forza d’animo. La loro immagine dolente, disperata come in Alec Leamas, il protagonista di La spia che venne dal freddo o imperturbabile come in George Smiley, il protagonista di La talpa, nasconde una estrema determinazione, e principi ben più saldi e profondi di quanto possano apparire.   Le storie di Le Carré seguono tracce stilistiche ed etiche facili da individuare nella letteratura inglese. Joseph Conrad soprattutto, per la disperata volontà di rivolta morale che alberga in certi protagonisti delle sue storie, dei Lord Jim che hanno molto da farsi perdonare, ma anche una pervicace voglia di lottare; Arthur Conan Doyle, per l’abilità nel costruire misteri da dipanare con la ragione, ma anche...

1960-2020 / Maradona. El niño e la palla di stracci

Quando nell’agosto del 1979 morì Giuseppe Meazza – il più forte calciatore della prima metà del Novecento, secondo quelli che avevano avuto la fortuna di vederlo giocare – , Gianni Brera, che giovanissimo cronista lo aveva visto “toreare” i portieri avversari all’Arena Civica di Milano, sulle colonne di “Il Giornale” intitolò il suo commiato: «Meazza era il fòlber». Ovvero il football, il calcio, però nell’idioletto lombardo che accomunava, nel profondo della loro storia e cultura, il campione Peppìn e lo scriba Gioânnbrerafucarlo. Ieri, 25 novembre, anno di disgrazia 2020, giorno della bastarda morte di Diego Armando Maradona, un titolo simile, e un pezzo all’altezza di quel compito, l’avrebbe dovuto scrivere Osvaldo Soriano, se non se ne fosse andato ben ventitré anni prima del suo amico. «Maradona era il fútbol»: ovvero, anche qui, il football, il calcio, nella sua più pura declinazione latino-americana, passione e fantasia, pueblo y garra charrua. Ma anche il fútbol che raccontava Soriano, quello delle partite interminabili contro avversari che duravano una vita. E che della vita aveva l’insostenibile imperfezione. Maradona è stato tante vite, tutte imperfette. El Niño indio...

Election2020 / Non è colpa dell'America

Chi avrà il coraggio di dirlo per primo? Se l’onda blu non ha travolto l’America è perché il racconto era sballato. Perché il paese descritto in questi mesi dai media, negli Stati Uniti come oltreoceano, esiste solo nel regno dei sogni. È l’idea di chi vive nei campus universitari, a New York o a San Francisco. La proiezione di un desiderio, la favola bella degli intellettuali e dei radical chic. Poi c’è l’altra America e non è così. La si può odiare, disprezzare, fingere che non esista o tutti e tre insieme – ma c’è e va a votare. “Ogni volta che vedo qualcuno in tv dire ‘sono scioccato, sono scioccato’, dico ‘La ragione per cui siamo a questo punto è la tua mancanza di immaginazione”, affermava di recente l’artista Barbara Kruger, celebre i suoi intrecci di aforismi e immagini, a proposito della pandemia e di questi “tempi orribili”. Vale anche per lo shock che ha incollato milioni di persone in tutto il mondo alle mappe degli Stati Uniti che – oddio – nella notte elettorale hanno cominciato a tingersi di rosso anziché avvitarsi in un’ondata trionfale di blu.   Invece bastava un pizzico di immaginazione. Bastava trovare il coraggio dell’onestà e farsi qualche domanda, a...

Election2020 / Il "me ne fotto" dell'America repubblicana

Qualche giorno fa, un amico dall’Italia mi ha chiesto un pronostico sulle elezioni americane nel caso lo intervistassero. Cosa succede se Trump vince di striscio, se Biden vince di striscio, e che cosa deve succedere perché Biden non vinca solo di striscio. Gli ho risposto così (non cambio i tempi verbali):   1) Se Trump vince di striscio, vince e basta. L'America di Trump trionfa e l'America di Biden tornerà a casa con le pive nel sacco colpevolizzandosi e chiedendosi per i prossimi quattro anni: "Dove abbiamo sbagliato? Non siamo stati abbastanza attenti ai neri, agli ispanici, agli asiatici, agli LGBTQIA+, alla working class della Pennsylvania, del Wisconsin e del Michigan, dobbiamo fare di più, dobbiamo capire le loro ragioni, dobbiamo metterci nei loro panni, ma d'altra parte è gente insopportabile, ecc. ecc."   2) Se Biden vince di striscio, vince Trump lo stesso. La macchina per un colpo di stato legale è già pronta. La Costituzione americana, nonché la legislazione, si basano in gran parte su un non detto codice d'onore. Ma se uno dei candidati, o dei partiti, non ha onore, non c'è una chiara procedura da seguire in caso di elezioni contestate. Uno stato in cui...

1932 - 2020 / Enzo Mari: design della vita activa

Ero intenta a scrivere la recensione della grande mostra che Triennale gli ha dedicato, quando è giunta, improvvisa e terribile, la notizia della scomparsa di Enzo Mari. Il mondo della cultura e del design è orfano di un padre, anzi, di un gigante, come lo ha definito Stefano Boeri che per primo ne ha dato l'annuncio. Ed Enzo Mari gigante lo è stato di sicuro, e generoso per giunta, fino all'ultimo, anche nell'aver atteso, prima di lasciarci, che si inaugurasse la mostra con la quale si è congedato dal mondo, lasciandogli in eredità la sua lezione e l'esito del suo lavoro. Un dono d'amore, il suo, e di fiducia in quanti verranno dopo di lui, a camminare seguendo le sue orme (e sono già molti), oppure a contestarne il messaggio, al quale, comunque, nessuno può restare indifferente. Questa mostra, infatti, non è una semplice mostra, ma è l'annuncio della donazione che l'artista aveva recentemente fatto del suo immenso archivio al Comune di Milano, il quale lo conserverà, accanto agli altri archivi già parte del suo patrimonio, nel Casva (Centro Alti Studi sulle Arti Visive sull’Architettura e sul Design). Quello di Enzo Mari è un archivio composto da oltre 2.000 pezzi, il cui valore...

Diario americano / Il caos perfetto

La rotta era tracciata e le secche dello scontro civile ormai a portata d’occhio. Invece, colpo di scena. Il Presidente ha evocato il caos perfetto. Per farlo non gli è servita nessuna delle forze oscure con cui ama flirtare – i suprematisti bianchi o il ribaltone della democrazia. La materia prima del disastro ce l’aveva letteralmente sotto il naso. Incolore, inodore, insapore. Invisibile, come lui stesso da mesi ci ricorda. Uno sbuffo di virus e il sedicente leader dell’Occidente democratico è finito in ospedale. Quanto all’America, si ritrova sull’orlo del precipizio. “Mann Tracht, Un Gott Lacht”, dice un proverbio yiddish, “Dio sorride dei progetti dell’uomo”. Più di Dio – che di questi tempi s’immagina impegnato in faccende più serie – a sorridere dev’essere Covid-19, proprio quello che il Presidente da mesi nega, denigra, sminuisce. Si è preso la rivincita più ironica che mente possa immaginare. Le implicazioni politiche sono enormi. Il tweet del Presidente che giovedì notte annunciava il contagio ha scritto la parola fine alla campagna elettorale un mese prima dell’Election Day. I comizi sono annullati e così tutti gli incontri e le interviste che prevedevano la sua...

Sub tegmine fagi / Lode al faggio

Non so voi, ma quando lo vedo mi sovviene immediato l’attacco martellante della prima ecloga virgiliana, con il fortunato Titiro, disteso sotto la grande ombra del faggio, zufolante il nome della bella Amarillide, alla faccia del misero Melibeo costretto ad abbandonare le proprie terre per un’iniqua decisione politica: Tytire, tu patulae recubans sub tegmine fagi … Potere della poesia mandata a memoria e oggi, ahinoi, cenerentola della didattica scolastica.   Ben scelto da Virgilio per il rezzo della sua folta chioma globosa, il Fagus sylvatica è un’essenza importante della nostra vegetazione boschiva. Mario Rigoni Stern dice di lui che «si costruisce e conserva la foresta» perché corrobora il terreno di nutrienti, terreno che predilige fresco e sciolto. Un albero di grande impatto estetico, isolato o in gruppo, e perciò presenza certa di parchi e giardini, nelle sue molte varietà: tra queste la più diffusa è la purpurea dalle foglie rosse fin anche atre, la tricolor porta invece lamine striate di rosa, l’asplenifolia le esibisce incise e lobate, la pendula ha i rami secondari dal portamento plorante mentre la fastigiata si innalza stretta a cono.   Bello il faggio...

1928 - 2020 / Ennio Morricone: moderno sempre

“Copiare il vero può essere una buona cosa, ma è fotografia, non pittura. Inventare il vero è meglio, molto meglio.” Lo scrisse Giuseppe Verdi alla contessa Clara Maffei in una lettera del 20 ottobre 1876. Ne sapeva qualcosa, avendo inventato, pochi anni prima per l’Aida, una “musica egiziana” che non era mai esistita. Ennio Morricone si trovò all’incirca nella stessa situazione quando iniziò a comporre le musiche per i western di Sergio Leone, ma a carte rovesciate. Doveva inventare il falso, nel senso che l’universo West di Sergio Leone era assolutamente “fasullo” rispetto alla supposta “verità” del genere hollywoodiano. Quello che fece, forse costretto dalle circostanze, dal budget ridotto che non gli permetteva di usare un’intera orchestra, o per qualunque altra ragione che comunque scompare di fronte al risultato, fu di scomporre cubisticamente la strumentazione e di dividere i suoni, spazializzandoli, rendendo ogni segnale sonoro perfettamente percepibile (non solo ogni strumento, perché Morricone decise di equiparare suoni e strumenti, da quel compositore d’avanguardia che era) senza bisogno di nessun pieno orchestrale. Il West di Morricone divenne così una rassegna di...

Scomparsa e riapparizioni / Fuggire a sedici anni

Otto anni fa, un ragazzo di sedici anni che viveva nei pressi di Roma scompare da casa e da allora non se ne sa più niente, finché in questi giorni viene ritrovato, ventiquattrenne, a Genova, dove viveva mendicando.   Un amico mi ha chiesto di scriverne. Ma, diavolo d'un uomo!, mi dico: come faceva a sapere che anch'io, a sedici anni, sono scappato di casa? (Dev'essere proprio per questo che me l’ha chiesto.) E poi, subito dopo, mi dico ancora: bravo babbeo che non sei altro! chi non ha tentato la fuga da casa a quell'età! Io stesso, che non conosco pressoché nessuno, so di altri due casi come il mio. Quello di mio cugino Stefano e quello della mia amica Delia. Mio cugino Stefano, anche lui a sedici anni, scappò da Padova e se ne stette un anno intero in Sardegna. Delia invece, lei pure sedicenne, se ne andò a Parigi, da Merano, con un'amica. I genitori, in entrambi i casi, erano semplicemente disperati. Pensavano al peggio. Dopo mesi i figli si rifecero vivi e loro si rassegnarono. Ma la fuga finì, dopo un anno; abbastanza presto, tutto sommato. Io dal canto mio, fui un fuggitivo fallito. La mia lontananza da casa durò solo tre giorni. Faccio molta fatica a reimmergermi nell...

1 giugno 2019 - 1 giugno 2020 / L'ultimo dono di Michel Serres

Prima di morire il 1° giugno del 2019, prossimo ai novant’anni, Michel Serres ci ha fatto dono di un ultimo libro, Morale per disobbedienti, tradotto da Chiara Tartarini per Bollati Boringhieri a cui dobbiamo la pubblicazione di gran parte degli ultimi scritti del filosofo francese. Il titolo originale, Morales espiègles, letteralmente suona “morali dispettose” o, meglio ancora, “morali birichine”; nella prefazione Serres scrive di addentrarsi in punta di piedi nelle questioni morali, lui, bisnonno e discepolo di Arlecchino, fiducioso nelle virtù delle nuove generazioni a cui vorrebbe insegnare a far le boccacce, pur nelle tragedie che non smettono di accompagnare la storia dell’uomo. L’interprete dell’atomismo antico, che nel clinamen del De rerum natura ha scorto l’annuncio dello scarto all’equilibrio rinnovato dalle scienze contemporanee (Lucrezio e l’origine della fisica, Sellerio, 1980), non poteva che conservare il riso di Democrito, invece del lacrimevole lamento che era di Eraclito.   La filosofia sorge dalla meraviglia, scrive Aristotele, ma resta sempre prossima al riso: lo ricordava Hans Blumenberg in Il sorriso del protofilosofo (Pratiche, 1982), rievocando l’...

26 aprile 1986 / Lo Stalker di Chernobyl

Zonaholic Markijan Kamyš è uno stalker o, se preferite, uno zonaholic, un esploratore illegale della zona d’esclusione di Chernobyl. Figlio di un ricercatore dell’Istituto di Fisica teorica – poi spedito sul tetto del quarto blocco della centrale a “liquidare”, come si diceva, l’incidente – Kamyš ha sviluppato una passione smodata per la Zona. Lo restituisce bene il Una passeggiata nella zona (tr. it. Alessandro Achilli, Keller editore 2019). Lo stalker – declinato al singolare in quanto gli è estraneo ogni spirito di aggregazione – è un giovane ucraino o bielorusso che non ha conosciuto la catastrofe del 1986 e ha familiarizzato con Chernobyl attraverso la sottocultura digitale, ovvero giocando a S.T.A.L.K.E.R.: Shadow of Chernobyl, un videogioco horror prodotto in Ucraina nel 2003. In uno scenario post-apocalittico, dove si aggirano uomini con Kalashnikov e zombie famelici, la sfida è la sopravvivenza. Ne dà pienamente conto l’acronimo: Scavengers, Trespassers, Adventures, Loners, Killers, Explorers, Robbers, cioè Ricattatori, Trasgressori, Avventurieri, Solitari, Killer, Esploratori, Rapinatori. È stato quindi un videogioco a far conoscere una zona vietata ma non per questo...

1949 - 2020 / Il passo d’addio di Luis Sepúlveda

“Io difendo il ritmo umano: il tempo preciso, né più né meno, che serve per fare le cose per bene. Per pensare, per riflettere, per non dimenticare chi siamo”. Non era più un mondo per lui, neppure se fosse sopravvissuto al coronavirus: Luis Sepúlveda, scrittore, viaggiatore, ambientalista, ribelle per giusta causa, uomo perennemente in fuga, è morto ieri a Oviedo, in Spagna. Era nato a Ovalle in Cile, nel 1949. Le figure di riferimento dell’infanzia e dell’adolescenza sono il nonno paterno, Gerardo, e uno zio, entrambi anarchici libertari e gran lettori. Luis cresce sfogliando libri che ne segnano per sempre idee e sentimenti: Herman Melville, Joseph Conrad, Miguel de Cervantes, e anche Emilio Salgari.   Salvador Allende, 11 settembre 1973 Come tanti altri ragazzi degli anni Sessanta si appassiona alla politica, alla speranza di cambiare il mondo, alla scrittura di racconti, al teatro. Progressista e libertario per carattere e cultura, non si lascia incantare dalle ideologie, finendo più volte per farsi espellere dalle formazioni politiche cui aderisce. Di idee socialiste, diviene membro della guardia personale di Salvador Allende. Arrestato subito dopo il golpe,...

Due appelli dalla Germania / Ancora uno sforzo europeo

La notizia di un fronte a guida tedesco-olandese contro il progetto francese, italiano e spagnolo di un fondo comune europeo per reagire alla pandemia ha scatenato in Italia, e non solo in Italia, una vigorosa reazione dell’opinione pubblica. È sembrata nuovamente delinearsi una linea di frattura geografica che vede i paesi del nord dell’Europa contrapposti a quelli del sud. Da un lato la difesa del rigore economico dall’altra le necessità della spesa pubblica.   In quest’ottica sono state rispolverate le interpretazioni che erano già affiorate durante la crisi dell’Euro dopo il 2008, imperniate su una supposta differenza culturale tra paesi del sud e paesi del nord. Questi ultimi, si sente dire, sono intrappolati in una concezione morale del debito economico, o addirittura in una visione del debito come colpa. Effettivamente il modo in cui il governo olandese ha gestito le ultime vicende sembra dar ragione a queste letture: il ministro delle finanze Wopke Hoekstra avrebbe esplicitamente ventilato l’argomento del moral hazard, già sentito durante la crisi dell’Euro, per screditare il progetto di una maggiore condivisione del debito. Eppure, le interpretazioni culturaliste...

1945 - 2020 / Il caso Mura

L'equinozio astronomico era il 20 marzo, ma tradizionalmente la primavera comincia il 21 e uno come lui non avrebbe mancato di notarlo: "Il primo giorno di primavera...". Ruvido nel modo tenero che è riservato a certi poeti, Gianni Mura ha avuto in destino di morire in una canzone di fine anni '70. Morire nell'isolamento delle semi-quarantene nazionali (e si può scommettere che "lockdown" sia stato l'ultimo anglismo che l'ha fatto soffrire). Morire nel giorno in cui si sarebbe dovuta tenere la Milano-Sanremo e aprire la stagione del ciclismo.   Era nato d'ottobre, il 9, nel 1945 e vent'anni dopo frequentava già redazioni di giornali. Come dire 55 anni di carriera, a seguire soprattutto ciclismo e calcio e a farsi conoscere e amare dalle persone più diverse e lontane dagli stadi, senza mai aver gradito i riflettori e avendoli anzi evitati al possibile. Il caso Mura, si potrebbe intitolare: e lui subodorerebbe subito il calembour un po' sfacciato. A proposito del giornalismo sportivo è facile pensare sciocchezze e, anzi, dopo la scomparsa di Mura diventa (quasi) lecito. Si pensa che il giornalista sportivo non possa che essere un esperto di statistica e gossip di spogliatoio...

Metafisica del populismo V / Le virtù del virus

  Difficile non farsi prendere dal demone dell’analogia quando ci si misura con l’enormità dell’evento pandemia. Nelle riflessioni che accompagnano il suo diffondersi a macchia d’olio, il Covid 19 è diventato una sorta di metafora generalizzata, quasi il precipitato simbolico della condizione umana nella post-modernità. Era già successo, quarant’anni fa, con l’Hiv e si ripete puntualmente oggi. La pandemia si presenta come una sorta di experimentum crucis, grazie al quale sono verificate ipotesi che dalla politica vanno agli effetti della globalizzazione, alla trasformazione della comunicazione nel tempo della rete fino a raggiungere le vette della più rarefatta considerazione metafisica. Per l’isolamento, la diffidenza e il sospetto a cui induce, il virus è infatti ora “populista” o “sovranista”. Per le pratiche emergenziali a cui costringe sembra universalizzare quello “stato di eccezione” che il Novecento teologico-politico ha lasciato in eredità al presente, confermando inoltre la tesi di Foucault sul carattere biopolitico del potere sovrano nella modernità (un potere che avrebbe il suo correlato nella produzione, gestione e amministrazione della “vita”). Per il suo...

Allarmismi / Coronavirus: una rete di senso

Mediaticamente, l’epidemia è una manna. Una notizia ghiotta che attira l’attenzione del pubblico blasé, moltiplica l’audience e va avanti – ben più del suo oggetto – per contagio velocissimo: tutti la vogliono, tutti la cercano. Per quale motivo? Presto detto: perché è imprudente smentirne la portata. Chi si arrischia a gettare acqua sul fuoco quando, anche se per una percentuale bassissima, ci potrebbe scappare il morto a catena?   A bocce ferme, sappiamo tutti qual è il contesto in cui una notizia del genere – poniamo, il coronavirus cinese – si diffonde: quello di una società del rischio, come l’ha chiamata Ulrich Beck una trentina d’anni fa, nella quale nulla deve essere lasciato al caso, tutto deve avere una ragione, e ci deve essere sempre un capro espiatorio. Più si va avanti nella razionalizzazione tecnologica del mondo, nel controllo capillare di uomini e cose, più l’alea si trasforma in destino: più si va, cioè, verso le società tradizionali descritte dagli antropologi, dove non c’è evento del mondo che non abbia, invece che una causa, un significato. Oggi, per nulla paradossalmente, il massimo della precauzione porta a una moltiplicazione dei disastri, i quali non...

17 gennaio 2020 / Nel castello incantato di Emanuele Severino

Emanuele Severino è mancato il 17 gennaio, ma per sua espressa volontà lo si è saputo soltanto a funerali avvenuti. Nella sua lunga vita (era nato a Brescia il 26 febbraio 1929), in più di ottanta libri e centinaia di articoli, Severino ha edificato un sistema filosofico che è paragonabile solo a un castello incantato, nel quale è facile entrare ed è poi molto difficile uscire. Il lettore che ne voglia esplorare anche solo una parte deve essere avvertito che gli ci vorrà del tempo prima di rendersi conto delle maestose dimensioni dell’edificio. Anche se l’architettura appare troppo classicamente solida per una sensibilità postmoderna, piace perdersi nelle sue stanze e corridoi. Dopotutto, la mappa è tracciata fin dall’inizio, da La struttura originaria (1958) e dall’articolo sul Ritorno a Parmenide (1964). Severino ha avuto la fortuna di procedere per variazioni infinite di poche ma forti idee fondamentali, ed è per amore di queste variazioni che non si desidera uscire. Ci si aspetta una svolta che aprirà una visita inaspettata, l’improvviso movimento di una tenda che permetterà di gettare un’occhiata su ciò che fuori da quelle mura imprendibili il mondo contemporaneo è diventato...

Giorno 20 / Rivoltante

“Tornate a casa dalla mamma, ragazze! Mungete le mucche, fate il pane! Non sapete che è pericoloso conquistare una città?”. È così che alle Rivoltanti viene risposto una volta giunte all’ingresso della Città di Smeraldo. Lyman Frank Baum sceglie per questo esercito di donne un nome che in sé contiene l’elemento rivoluzionario, ma qui si ferma perché il resto della storia è solo un continuo screditare quel protagonismo al femminile che traspare da questo passaggio e dalla sua protagonista, il generale Jinjur. È lei a capo dell’esercito delle Rivoltanti, un movimento di donne che decide di spodestare il Re Spaventapasseri, succeduto al Grande e Potente OZ, e di ribaltare una città fino ad allora governata solo da uomini. Baum, scrittore di inizio Novecento, è un attento osservatore della società che lo circonda. Le richieste di parità uomo-donna stavano già circolando nell’ambiente americano cui apparteneva e sempre più si stavano facendo insistenti le richieste del movimento delle suffragette che, al termine della Prima Guerra Mondiale e all’indomani della scomparsa dello scrittore, otterranno il suffragio universale. La rivoluzione al femminile di OZ si presenta fatta di...

Prima qua e poi là / Il progresso chi lo fa, chi lo paga

Dapprincipio, stufo di bacche, radici e carogne, l’uomo si inoltrò nei boschi per veder di acciuffare polli e tacchini, per parte loro ancora selvatici: e così l’uomo cacciatore fu. Tornato in caverna, li cucinava al girarrosto perché il fuoco era già stato addomesticato, da un milione di anni, se non prima, da qualche uomo-scimmiotto, chiamato ominide per eufemismo. Si sa dai tempi dell’antica Grecia che la colpa di quei succulenti arrosti era da addebitare a un complotto della ong “Prometeus”, molto invisa all’Olimpo, di propensione vegana a giudicare dal raffinato e tradizionale menù di nettare e ambrosia. Centotrentacinquemila anni fa, se non prima, all’uomo cacciatore, tormentato anche dai lupi che lo seguivano e cercavano sempre di scappare con le prede che aveva catturato, venne in mente di addomesticarli, e i lupi si trasformarono in “I migliori amici dell’uomo”. Quelle bestiole sono oggi: cani poliziotto, cani da valanga, cani da spiaggia, cani per ciechi, cani di compagnia, cani da stelle, come la povera Laika, ancora in orbita a gloria eterna dell’URSS… È da un bel po’ che va avanti questa storia della domesticazione delle cose, dei vegetali e degli animali: le...

ll senso del ridicolo / La verità è che non gli piaci abbastanza

Ogni domenica mattina, da cinque anni, ricevo – un’amica volenterosa mi ha iscritta alla newsletter – una mail intitolata “La Persona Giusta per Te”. La compila una life coach che cura corsi di seduzione online. L’oggetto della mail include il nome di chi la riceve. Così ri­sulta sempre un po’ minaccioso. Credo che la tizia che la spedi­sce la invii apposta la domenica mattina perché immagina sia il momento in cui la zitella è più vulnerabile, sola nel letto e con tutta la giornata davanti. “Fare il primo passo: sicura sia il caso, Irene?” “Perché sei ancora single, Irene?” “Come evitare di sembrare una facile, Irene?” “Dove conoscere uomini interessanti, Irene?” “Quando è il caso di iniziare a fare sesso con un uomo, Irene?” “Perché ti piacciono gli stronzi, Irene?” Il 3 marzo scorso: “Perché nessuno si innamora di te, Ire­ne?” (Oh, ma che cazzo vuoi?)   Se è vero che ogni testo reca dentro di sé, come quelle di un personaggio-ombra, le tracce del suo destinatario ideale, basta leggere gli oggetti di queste mail per immaginarsi le ri­ceventi ipotizzate. Signorine un po’ meste, senza grandi possi­bilità caratteriali o sociali e inclini ad attaccarsi a esemplari nocivi ma a...

Legge 180/78 / ... E tu slegalo subito

Dopo la morte, il 13 agosto scorso, di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, trovata carbonizzata per un incendio divampato nel reparto, forse partito dalla sua stanza, i promotori della Campagna Nazionale ..e tu slegalo subito, per l’abolizione della contenzione, inviano una lettera aperta all’assessore al Welfare della Regione Lombardia, al Direttore Generale dell’ATS Bergamo e al Direttore Dipartimento Salute Mentale Bergamo.   La contenzione meccanica, cioè il legare, l’immobilizzare attraverso mezzi meccanici, le persone in cura, per impedire il movimento volontario, diritto  umano primario, è pratica diffusa nella maggior parte dei Dipartimenti di Salute mentale italiani. In particolare è utilizzata nei Servizi psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), che accolgono le persone in crisi, ma anche in alcune residenze/comunità terapeutiche, in cliniche private convenzionate, in alcune residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza (REMS). Ma è utilizzata anche nelle RSA/strutture protette per anziani, negli istituti che assistono persone con disabilità. La contenzione meccanica...

76ma Mostra del Cinema di Venezia / Il cinema “rotto” di Pablo Larraín, Pietro Marcello e Mario Martone

«Uno dei due aprì la porta con una chiave ed entrò, seguito da un giovanotto che si tolse il berretto con gesto goffo». Il romanzo di Jack London da cui è “liberamente tratto” il film di Marcello, distribuito nelle sale a partire da oggi, comincia così: con un tipo che andando dietro a un altro entra in una stanza, trovandosi in uno spazio così insolito da fargli istintivamente togliere il cappello – ho citato la traduzione di Sacchini, per la recente edizione Feltrinelli (2017). Anche il film, dopo le prime scene, recupera questo passaggio e, come accade quando un riadattamento non è semplicemente una trasposizione, ma una reinvenzione, si sfrutta la potenza figurativa di un dettaglio ricreandolo, riguardandolo. Luca Marinelli, nei panni di Martin, procede, difatti, esitando – si trova nella casa del ragazzo a cui ha appena salvato la vita. Questa circostanza fortuita ha messo in contatto due persone, due classi, e due spazi sia sociali che simbolici, che altrimenti mai si sarebbero avvicinati. Nel libro si dice che il personaggio cammina barcollando, proprio come succede ai marinai quando scendono a terra – il pavimento sembra alzarsi e abbassarsi. Il film riprende questa...

Gran Bretagna senza Costituzione / Boris Johnson chiude il Parlamento

Una trentina di anni fa un tentativo di avere una costituzione scritta in Gran Bretagna, Charter 88, aveva raccolto sostenitori tra scrittori e intellettuali (Rushdie, McEwan, Emma Thompson e tanti altri). Neil Kinnock, l’allora leader del partito laburista, pur firmando il documento, lo aveva definito il frutto di un gruppo di piagnucolosi. Le monarchie costituzionali nascono in Europa dai moti del 1848, la primavera dei popoli, che non c’è stata in Gran Bretagna. Il patto scritto tra il sovrano e il popolo è il fondamento di tutte le regole anche quando non ci sia più un re, è l’accordo tra il potere e il popolo. L’ultima crisi di governo italiana si è risolta in gran parte grazie alle tutele costituzionali della nostra Repubblica che ha resistito alla forza di Salvini che cercava di capitalizzare il consenso dei sondaggi in seguito alle elezioni europee, le sue posizioni eclatanti, le piazze, i rosari esibiti e via dicendo.   In Gran Bretagna non esiste una costituzione scritta: come per la legge che non ha codici penali, civili o amministrativi ma solo una secolare giurisprudenza, cioè l’accumulo di tutte le sentenze nella storia del paese, oggi Boris Johnson può compiere...

Una nuova biografia / Alberto Giacometti: ricominciare da capo

Mi sarebbe piaciuto posare per Giacometti. Credo che avrei avuto la pazienza per affrontare le lunghe sedute e quanto all’interesse non ci sono dubbi dalle testimonianze di coloro che si sono sottoposti alle sue leggendarie sedute, da Jean Genet a Isaku Yanaihara, a Elie Lotar a Giorgio Soavi e altri, oltre naturalmente al fratello Diego e alla moglie Annette. È davvero un rimpianto per me non esserci stato. Giacometti, quello dopo la guerra, com’è noto, quando era “tornato a scolpire una testa”, sottoponeva i suoi modelli a interminabili pose durante le quali faceva e disfaceva incessantemente la scultura o il dipinto, mentre chiacchierava delle sue ossessioni del “vedere” e di quello che gli veniva in mente. Non si tratta di una curiosità, la mia; è che Giacometti diceva, ha detto, cose che colpiscono a tal punto che, come le sue sculture, dipinti, disegni, non ci si stanca mai di sentirle e guardarle, e in maniera così chiara e lampante che non si può fare a meno di andargli dietro.   Parto da qui, invece che ricordare in buon ordine la vita e l’opera dell’artista, anche perché secondo me l’autrice della nuova biografia edita ora in traduzione da Johan & Levi deve aver...