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Due appelli dalla Germania / Ancora uno sforzo europeo

La notizia di un fronte a guida tedesco-olandese contro il progetto francese, italiano e spagnolo di un fondo comune europeo per reagire alla pandemia ha scatenato in Italia, e non solo in Italia, una vigorosa reazione dell’opinione pubblica. È sembrata nuovamente delinearsi una linea di frattura geografica che vede i paesi del nord dell’Europa contrapposti a quelli del sud. Da un lato la difesa del rigore economico dall’altra le necessità della spesa pubblica.   In quest’ottica sono state rispolverate le interpretazioni che erano già affiorate durante la crisi dell’Euro dopo il 2008, imperniate su una supposta differenza culturale tra paesi del sud e paesi del nord. Questi ultimi, si sente dire, sono intrappolati in una concezione morale del debito economico, o addirittura in una visione del debito come colpa. Effettivamente il modo in cui il governo olandese ha gestito le ultime vicende sembra dar ragione a queste letture: il ministro delle finanze Wopke Hoekstra avrebbe esplicitamente ventilato l’argomento del moral hazard, già sentito durante la crisi dell’Euro, per screditare il progetto di una maggiore condivisione del debito. Eppure, le interpretazioni culturaliste...

1945 - 2020 / Il caso Mura

L'equinozio astronomico era il 20 marzo, ma tradizionalmente la primavera comincia il 21 e uno come lui non avrebbe mancato di notarlo: "Il primo giorno di primavera...". Ruvido nel modo tenero che è riservato a certi poeti, Gianni Mura ha avuto in destino di morire in una canzone di fine anni '70. Morire nell'isolamento delle semi-quarantene nazionali (e si può scommettere che "lockdown" sia stato l'ultimo anglismo che l'ha fatto soffrire). Morire nel giorno in cui si sarebbe dovuta tenere la Milano-Sanremo e aprire la stagione del ciclismo.   Era nato d'ottobre, il 9, nel 1945 e vent'anni dopo frequentava già redazioni di giornali. Come dire 55 anni di carriera, a seguire soprattutto ciclismo e calcio e a farsi conoscere e amare dalle persone più diverse e lontane dagli stadi, senza mai aver gradito i riflettori e avendoli anzi evitati al possibile. Il caso Mura, si potrebbe intitolare: e lui subodorerebbe subito il calembour un po' sfacciato. A proposito del giornalismo sportivo è facile pensare sciocchezze e, anzi, dopo la scomparsa di Mura diventa (quasi) lecito. Si pensa che il giornalista sportivo non possa che essere un esperto di statistica e gossip di spogliatoio...

Metafisica del populismo V / Le virtù del virus

  Difficile non farsi prendere dal demone dell’analogia quando ci si misura con l’enormità dell’evento pandemia. Nelle riflessioni che accompagnano il suo diffondersi a macchia d’olio, il Covid 19 è diventato una sorta di metafora generalizzata, quasi il precipitato simbolico della condizione umana nella post-modernità. Era già successo, quarant’anni fa, con l’Hiv e si ripete puntualmente oggi. La pandemia si presenta come una sorta di experimentum crucis, grazie al quale sono verificate ipotesi che dalla politica vanno agli effetti della globalizzazione, alla trasformazione della comunicazione nel tempo della rete fino a raggiungere le vette della più rarefatta considerazione metafisica. Per l’isolamento, la diffidenza e il sospetto a cui induce, il virus è infatti ora “populista” o “sovranista”. Per le pratiche emergenziali a cui costringe sembra universalizzare quello “stato di eccezione” che il Novecento teologico-politico ha lasciato in eredità al presente, confermando inoltre la tesi di Foucault sul carattere biopolitico del potere sovrano nella modernità (un potere che avrebbe il suo correlato nella produzione, gestione e amministrazione della “vita”). Per il suo...

Allarmismi / Coronavirus: una rete di senso

Mediaticamente, l’epidemia è una manna. Una notizia ghiotta che attira l’attenzione del pubblico blasé, moltiplica l’audience e va avanti – ben più del suo oggetto – per contagio velocissimo: tutti la vogliono, tutti la cercano. Per quale motivo? Presto detto: perché è imprudente smentirne la portata. Chi si arrischia a gettare acqua sul fuoco quando, anche se per una percentuale bassissima, ci potrebbe scappare il morto a catena?   A bocce ferme, sappiamo tutti qual è il contesto in cui una notizia del genere – poniamo, il coronavirus cinese – si diffonde: quello di una società del rischio, come l’ha chiamata Ulrich Beck una trentina d’anni fa, nella quale nulla deve essere lasciato al caso, tutto deve avere una ragione, e ci deve essere sempre un capro espiatorio. Più si va avanti nella razionalizzazione tecnologica del mondo, nel controllo capillare di uomini e cose, più l’alea si trasforma in destino: più si va, cioè, verso le società tradizionali descritte dagli antropologi, dove non c’è evento del mondo che non abbia, invece che una causa, un significato. Oggi, per nulla paradossalmente, il massimo della precauzione porta a una moltiplicazione dei disastri, i quali non...

17 gennaio 2020 / Nel castello incantato di Emanuele Severino

Emanuele Severino è mancato il 17 gennaio, ma per sua espressa volontà lo si è saputo soltanto a funerali avvenuti. Nella sua lunga vita (era nato a Brescia il 26 febbraio 1929), in più di ottanta libri e centinaia di articoli, Severino ha edificato un sistema filosofico che è paragonabile solo a un castello incantato, nel quale è facile entrare ed è poi molto difficile uscire. Il lettore che ne voglia esplorare anche solo una parte deve essere avvertito che gli ci vorrà del tempo prima di rendersi conto delle maestose dimensioni dell’edificio. Anche se l’architettura appare troppo classicamente solida per una sensibilità postmoderna, piace perdersi nelle sue stanze e corridoi. Dopotutto, la mappa è tracciata fin dall’inizio, da La struttura originaria (1958) e dall’articolo sul Ritorno a Parmenide (1964). Severino ha avuto la fortuna di procedere per variazioni infinite di poche ma forti idee fondamentali, ed è per amore di queste variazioni che non si desidera uscire. Ci si aspetta una svolta che aprirà una visita inaspettata, l’improvviso movimento di una tenda che permetterà di gettare un’occhiata su ciò che fuori da quelle mura imprendibili il mondo contemporaneo è diventato...

Giorno 20 / Rivoltante

“Tornate a casa dalla mamma, ragazze! Mungete le mucche, fate il pane! Non sapete che è pericoloso conquistare una città?”. È così che alle Rivoltanti viene risposto una volta giunte all’ingresso della Città di Smeraldo. Lyman Frank Baum sceglie per questo esercito di donne un nome che in sé contiene l’elemento rivoluzionario, ma qui si ferma perché il resto della storia è solo un continuo screditare quel protagonismo al femminile che traspare da questo passaggio e dalla sua protagonista, il generale Jinjur. È lei a capo dell’esercito delle Rivoltanti, un movimento di donne che decide di spodestare il Re Spaventapasseri, succeduto al Grande e Potente OZ, e di ribaltare una città fino ad allora governata solo da uomini. Baum, scrittore di inizio Novecento, è un attento osservatore della società che lo circonda. Le richieste di parità uomo-donna stavano già circolando nell’ambiente americano cui apparteneva e sempre più si stavano facendo insistenti le richieste del movimento delle suffragette che, al termine della Prima Guerra Mondiale e all’indomani della scomparsa dello scrittore, otterranno il suffragio universale. La rivoluzione al femminile di OZ si presenta fatta di...

Prima qua e poi là / Il progresso chi lo fa, chi lo paga

Dapprincipio, stufo di bacche, radici e carogne, l’uomo si inoltrò nei boschi per veder di acciuffare polli e tacchini, per parte loro ancora selvatici: e così l’uomo cacciatore fu. Tornato in caverna, li cucinava al girarrosto perché il fuoco era già stato addomesticato, da un milione di anni, se non prima, da qualche uomo-scimmiotto, chiamato ominide per eufemismo. Si sa dai tempi dell’antica Grecia che la colpa di quei succulenti arrosti era da addebitare a un complotto della ong “Prometeus”, molto invisa all’Olimpo, di propensione vegana a giudicare dal raffinato e tradizionale menù di nettare e ambrosia. Centotrentacinquemila anni fa, se non prima, all’uomo cacciatore, tormentato anche dai lupi che lo seguivano e cercavano sempre di scappare con le prede che aveva catturato, venne in mente di addomesticarli, e i lupi si trasformarono in “I migliori amici dell’uomo”. Quelle bestiole sono oggi: cani poliziotto, cani da valanga, cani da spiaggia, cani per ciechi, cani di compagnia, cani da stelle, come la povera Laika, ancora in orbita a gloria eterna dell’URSS… È da un bel po’ che va avanti questa storia della domesticazione delle cose, dei vegetali e degli animali: le...

ll senso del ridicolo / La verità è che non gli piaci abbastanza

Ogni domenica mattina, da cinque anni, ricevo – un’amica volenterosa mi ha iscritta alla newsletter – una mail intitolata “La Persona Giusta per Te”. La compila una life coach che cura corsi di seduzione online. L’oggetto della mail include il nome di chi la riceve. Così ri­sulta sempre un po’ minaccioso. Credo che la tizia che la spedi­sce la invii apposta la domenica mattina perché immagina sia il momento in cui la zitella è più vulnerabile, sola nel letto e con tutta la giornata davanti. “Fare il primo passo: sicura sia il caso, Irene?” “Perché sei ancora single, Irene?” “Come evitare di sembrare una facile, Irene?” “Dove conoscere uomini interessanti, Irene?” “Quando è il caso di iniziare a fare sesso con un uomo, Irene?” “Perché ti piacciono gli stronzi, Irene?” Il 3 marzo scorso: “Perché nessuno si innamora di te, Ire­ne?” (Oh, ma che cazzo vuoi?)   Se è vero che ogni testo reca dentro di sé, come quelle di un personaggio-ombra, le tracce del suo destinatario ideale, basta leggere gli oggetti di queste mail per immaginarsi le ri­ceventi ipotizzate. Signorine un po’ meste, senza grandi possi­bilità caratteriali o sociali e inclini ad attaccarsi a esemplari nocivi ma a...

Legge 180/78 / ... E tu slegalo subito

Dopo la morte, il 13 agosto scorso, di Elena Casetto, giovane donna di 19 anni, ricoverata nel reparto di Psichiatria dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, trovata carbonizzata per un incendio divampato nel reparto, forse partito dalla sua stanza, i promotori della Campagna Nazionale ..e tu slegalo subito, per l’abolizione della contenzione, inviano una lettera aperta all’assessore al Welfare della Regione Lombardia, al Direttore Generale dell’ATS Bergamo e al Direttore Dipartimento Salute Mentale Bergamo.   La contenzione meccanica, cioè il legare, l’immobilizzare attraverso mezzi meccanici, le persone in cura, per impedire il movimento volontario, diritto  umano primario, è pratica diffusa nella maggior parte dei Dipartimenti di Salute mentale italiani. In particolare è utilizzata nei Servizi psichiatrici di Diagnosi e Cura (SPDC), che accolgono le persone in crisi, ma anche in alcune residenze/comunità terapeutiche, in cliniche private convenzionate, in alcune residenze per l’esecuzione della misura di sicurezza (REMS). Ma è utilizzata anche nelle RSA/strutture protette per anziani, negli istituti che assistono persone con disabilità. La contenzione meccanica...

76ma Mostra del Cinema di Venezia / Il cinema “rotto” di Pablo Larraín, Pietro Marcello e Mario Martone

«Uno dei due aprì la porta con una chiave ed entrò, seguito da un giovanotto che si tolse il berretto con gesto goffo». Il romanzo di Jack London da cui è “liberamente tratto” il film di Marcello, distribuito nelle sale a partire da oggi, comincia così: con un tipo che andando dietro a un altro entra in una stanza, trovandosi in uno spazio così insolito da fargli istintivamente togliere il cappello – ho citato la traduzione di Sacchini, per la recente edizione Feltrinelli (2017). Anche il film, dopo le prime scene, recupera questo passaggio e, come accade quando un riadattamento non è semplicemente una trasposizione, ma una reinvenzione, si sfrutta la potenza figurativa di un dettaglio ricreandolo, riguardandolo. Luca Marinelli, nei panni di Martin, procede, difatti, esitando – si trova nella casa del ragazzo a cui ha appena salvato la vita. Questa circostanza fortuita ha messo in contatto due persone, due classi, e due spazi sia sociali che simbolici, che altrimenti mai si sarebbero avvicinati. Nel libro si dice che il personaggio cammina barcollando, proprio come succede ai marinai quando scendono a terra – il pavimento sembra alzarsi e abbassarsi. Il film riprende questa...

Gran Bretagna senza Costituzione / Boris Johnson chiude il Parlamento

Una trentina di anni fa un tentativo di avere una costituzione scritta in Gran Bretagna, Charter 88, aveva raccolto sostenitori tra scrittori e intellettuali (Rushdie, McEwan, Emma Thompson e tanti altri). Neil Kinnock, l’allora leader del partito laburista, pur firmando il documento, lo aveva definito il frutto di un gruppo di piagnucolosi. Le monarchie costituzionali nascono in Europa dai moti del 1848, la primavera dei popoli, che non c’è stata in Gran Bretagna. Il patto scritto tra il sovrano e il popolo è il fondamento di tutte le regole anche quando non ci sia più un re, è l’accordo tra il potere e il popolo. L’ultima crisi di governo italiana si è risolta in gran parte grazie alle tutele costituzionali della nostra Repubblica che ha resistito alla forza di Salvini che cercava di capitalizzare il consenso dei sondaggi in seguito alle elezioni europee, le sue posizioni eclatanti, le piazze, i rosari esibiti e via dicendo.   In Gran Bretagna non esiste una costituzione scritta: come per la legge che non ha codici penali, civili o amministrativi ma solo una secolare giurisprudenza, cioè l’accumulo di tutte le sentenze nella storia del paese, oggi Boris Johnson può compiere...

Una nuova biografia / Alberto Giacometti: ricominciare da capo

Mi sarebbe piaciuto posare per Giacometti. Credo che avrei avuto la pazienza per affrontare le lunghe sedute e quanto all’interesse non ci sono dubbi dalle testimonianze di coloro che si sono sottoposti alle sue leggendarie sedute, da Jean Genet a Isaku Yanaihara, a Elie Lotar a Giorgio Soavi e altri, oltre naturalmente al fratello Diego e alla moglie Annette. È davvero un rimpianto per me non esserci stato. Giacometti, quello dopo la guerra, com’è noto, quando era “tornato a scolpire una testa”, sottoponeva i suoi modelli a interminabili pose durante le quali faceva e disfaceva incessantemente la scultura o il dipinto, mentre chiacchierava delle sue ossessioni del “vedere” e di quello che gli veniva in mente. Non si tratta di una curiosità, la mia; è che Giacometti diceva, ha detto, cose che colpiscono a tal punto che, come le sue sculture, dipinti, disegni, non ci si stanca mai di sentirle e guardarle, e in maniera così chiara e lampante che non si può fare a meno di andargli dietro.   Parto da qui, invece che ricordare in buon ordine la vita e l’opera dell’artista, anche perché secondo me l’autrice della nuova biografia edita ora in traduzione da Johan & Levi deve aver...

Addio a Gimondi / Cinque ricordi felici del Felice

Il primo è di quando avevo 9 anni. La domenica pomeriggio del 2 settembre 1973 ero seduto nella sala TV dell'Hotel Beausejour di Laigueglia. Stavano trasmettendo in diretta il Mondiale di ciclismo e, all'ultimo giro del circuito del Montjuic, sentii il proprietario dell'albergo dire (con le “on” nasali da ligure di Ponente): "Oggi il Gimondi ha la gamba buona". Era la prima volta che sentivo dire "avere la gamba buona". Che cosa significasse lo scoprii qualche minuto dopo quando, nella volata a quattro, Gimondi, che era Felice ma certo non più veloce degli altri compagni di fuga, si mise alle spalle il belga Freddy Maertens, lo spagnolo Luis Ocaña – bello di fama e di sventura come l’Ulisse foscoliano – e Merckx. Per una volta, stremato dalla corsa tiratissima, l’Eddy – come lo chiamava Felice – non era riuscito a prendere la scia di Maertens che nello sprint aveva il compito di pilotarlo verso la vittoria. Quando Freddy si accorse di non avere il suo capitano a ruota, provò a fare tutto da solo ma Gimondi lo beffò sulla linea del traguardo con un colpo di reni degno di Maspes.   Il secondo risale all’università, metà anni Ottanta, facoltà di Lettere moderne a Pavia. Ci si...

1929-2019 / Ágnes Heller: filosofia, rivoluzioni e vita quotidiana

Ágnes Heller, una delle più importanti filosofe del secolo scorso e dei primi diciannove anni del Duemila, è morta nuotando nel lago di Balaton il 19 luglio. Aveva novant'anni e l'acqua era il suo elemento più congeniale. A Budapest tutte le mattine si tuffava nella piscina della sua casa, ma poi quando era in giro per il mondo e trovava uno specchio d'acqua, non esitava un secondo: una volta a Fano, con il suo fraterno amico Francesco Comina, nel mare, ma le piacevano anche i laghi e una volta si era tuffata persino nel Rio delle Amazzoni. Al pari di Derrida, Bauman, Goytisolo, è stata una “sradicata”: già a quindici anni, lei ebrea, fu rinchiusa nel ghetto di Budapest, strappata ai suoi affetti. Poi fu censurata, licenziata dall'università, e infine costretta a rifugiarsi in Australia a causa del fondamentalismo comunista. Infine, nell'ultimo periodo della sua vita, quando dopo il crollo del Muro era finalmente potuta tornare a Budapest, è stata continuamente osteggiata e minacciata di morte per la sua implacabile opposizione a Orbàn. Suo padre, un anarchico squattrinato quanto morale, intriso di filosofia, poesia, musica, arte, rifiutò di convertirsi al cristianesimo per...

Nel giorno del cinquantesimo anniversario dell’allunaggio / Dalla luna. XX lettera di Giacomo Leopardi

Prima parte, lo sbarco.   Miei carissimi amici, italiani, europei, terrestri tutti, e voi Armstrong, Aldrin e Collins Scrivo anche a voi perché in notti come questa non ci ricordiamo d’esser morti e saltiamo come lepri alla luna o come que’ miei morti di Ruysch risuscitati nell’anno grande e matematico. Eppure non ho facoltà di parlare solo per un quarto d’ora! È pur vero ch’io vi scrivo, dunque non posso dirlo con certezza. In effetto la poesia, la letteratura, la filosofia come me, non possono parlare altrimenti che rispondendo a qualche persona viva. Vivemmo. Che fummo?
 Che fu quel punto acerbo
che di vita ebbe nome? 
Cosa arcana e stupenda oggi è la vita al pensier nostro, e tale qual de’ vivi al pensiero
 l'ignota morte appar.
 Cantiamo di mezza notte come galli! Qui, nella sfera celeste, navigando verso la luna. È certo e manifestissimo e ingenito non solo ne’ poeti ma universalmente negli uomini, un desiderio molto efficace di vedere e toccare e aggirarsi tra gli astri come faccio io adesso: il Leopardi ritorna per calcare il cammino anzi il volo dei tre, cinquant’anni addietro. Celebro la vostra impresa, opra ardita, immortal; volo anch’io, vedendo meco viaggiar la...

1925-2019 / Andrea Camilleri: un arcitaliano

L’Italia è un’ultra-nazione o, in altri termini, una nazione di varietà. La nazione italiana è varia in tutto, perché è anzitutto varia la sua espressione. E c’è niente che dica meglio cosa si è del modo con cui ci si esprime? Si apre bocca e il gioco è fatto: funzione emotiva, la chiamò Roman Jakobson, e non perché avesse a che fare (principalmente) con le emozioni, ma perché chi emette parola, non fa in tempo a emetterla che ha già detto di sé (e anche per tale ragione l’analisi dell’espressione, per chi sa farla, è ovunque uno spasso: in Italia, inenarrabile). C’è (stato) qualcuno che si è illuso di farla una, l’Italia. Non c’è riuscito, ovviamente, ma, ci fosse riuscito, avrebbe ipso facto decretato la fine dell’Italia che o è varia o non è e, se talvolta è parsa o pare una, è perché ci ha fatto e ci fa (altro tratto italiano caratteristico). Sulla scorta, c’è (stato) anche qualcuno che si è illuso d’essere (o di rappresentare) l’arcitaliano, pensando di riassumere in sé tutti i tratti dell’essere italiani. Ha così mancato di cogliere il pertinente, perché l’arcitaliano non c’è (stato) mai e di arcitaliani ce ne sono (stati) sempre numerosi e vari. Uno di questi è stato...

Federer-Djokovic / La più lunga finale di Wimbledon

Perché avrò mai accettato di raccontare lo scontro Federer-Djokovic di Wimbledon, io che non guardo il tennis da anni? L’ho giocato in gioventù, bloccandomi sulle giuste impugnature delle racchette a seconda dei colpi, troppo meccaniche le mie esecuzioni per avere la prontezza di rispondere nel modo giusto, al momento opportuno. Certo, il fascino dell’epica dello sport. E poi – non si può negare – la trigonometria del campo in lieve salita di David Foster Wallace, e il vento bastardo del centro dell’Illinois, e quei campioni minori così bene raccontati...   Primo ostacolo: non ho Sky, l’incontro è in esclusiva sulla rete a pagamento e lo streaming pirata ormai è difficile, forse impossibile (almeno per le mie competenze). Ti devi accontentare di quelle smilze dirette scritte tutte gergali, con qualcosa di magico perfino, a furia di drop, a rete, incroci, passanti, controbalzo, come ogni cronaca sportiva. Il linguaggio che deve convincere e forse accendere i cuori. Qui, il sangue continuerà a circolare abbastanza tiepido a lungo. Sono accolto a casa di amici. Ore 15. Pubblico compassato, sugli spalti: ci sono anche i principi reali Kate & William, entrambi in azzurro come...

28 settembre 1930 - 5 luglio 2019 / Ugo Gregoretti: inventore di linguaggi

Una delle consuetudini estive è diventata, negli ultimi anni, la trasmissione Techetecheté, in onda dopo il TG 1. È seguitissima sia da chi si riposa dopo una giornata spossante, sia da chi è negli ozi di una vacanza o esce poco di casa – e col caldo ancora meno. Si tratta di un grande successo costruito sugli inesauribili archivi della RAI, ma soprattutto è un album di famiglia collettivo in cui la prima domanda dello spettatore, davanti all’attore di prosa, alla soubrette o al presentatore, è: “Sarà ancora vivo?”. Qualcuno è ancora vivo, fortunatamente; ma in definitiva la trasmissione è una sorta di album dei morti. Corrado, Mike, Sandra e Raimondo sono come dei parenti che ci ricordano i nostri veri parenti. Meno noto, ma certo non dimenticato da chi ha più di quarant’anni, anche perché era spesso in video, è stato Ugo Gregoretti, morto a Roma pochi mesi prima del suo ottantanovesimo compleanno (era nato il 28 settembre 1930).   Gigi Proietti con Ugo Gregoretti sul set dello sceneggiato “Il circolo Pickwick”, 1968   Mi è capitato di frequentarlo per qualche tempo all’inizio degli anni Novanta. Allora lavoravo per la televisione, e in quel periodo lui stava facendo...

Schisi. Una nuova collana di ebook / Secondo Natura

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Contro l’analfabetismo economico 5 / Le fregature dei minibot

Quanto sono ingenui gli italiani? Non molto, a giudicare dalle dichiarazioni di Matteo Salvini. “Non saranno monete alternative all'euro, quelle le usiamo al Monopoli”, ha detto ai giornalisti il 6 Giugno. Si riferiva, ovviamente, ai minibot, inseriti sottobanco dagli esperti della Lega in un documento di indirizzo votato alla Camera dei deputati.   Matteo Salvini avrà tanti difetti, ma sicuramente sa fiutare da che parte tira il vento. Le sue precipitose smentite rivelano che gli italiani dei minibot non si fidano per niente. Pare che l’idea sia stata partorita da Claudio Borghi, noto sostenitore della teoria che l’uscita dal sistema Euro sia per l’Italia una scelta intelligente e pure indolore. I minibot servirebbero, secondo Borghi, Giorgetti, e altri esponenti del governo, soltanto a pagare i debiti della pubblica amministrazione. Ma perché un’impresa che vanta crediti nei confronti dello Stato dovrebbe accettare un pagamento in minibot? Risposta: perché li potrebbe poi utilizzare per saldare alcuni debiti, in primo luogo le imposte. Presentata in questo modo sembra una magnifica partita di giro, nella quale lo Stato dà con una mano e riscuote con l’altra. Che si tratti...

Ritratto 8 / Levi, conversazione con signora

Anno 1967. Primo Levi riceve il Premio Bagutta per il suo primo libro di racconti, Storie naturali, uscito l’anno precedente da Einaudi. Il 15 gennaio a Milano Riccardo Bacchelli, presidente della giuria, lo incorona vincitore. A riprendere la serata c’è una fotografa milanese, Carla Cerati, che ha da poco iniziato a lavorare come fotogiornalista. Nel 1966 è a Firenze e fissa con la sua macchina la devastazione delle acque dell’Arno. Proprio lì sono annegate le residue copie di Se questo è un uomo stampate nel 1947 da De Silva in deposito della Nuova Italia. Carla Cerati scatta un intero rullino al Bagutta, da cui trae alcune immagini. L’anno dopo realizza con Gianni Berengo Gardin nei manicomi italiani un reportage che resterà memorabile: Morire di classe, edito da Einaudi.   La casa editrice torinese ha stampato il libro di Levi con un altro nome in copertina: Damiano Malabaila. Uno pseudonimo però smentito dalla presentazione nella quarta di copertina, che identifica l’autore dei racconti con chi ha firmato Se questo è un uomo e La tregua. L’uso dello pseudonimo è stato suggerito da Roberto Cerati, direttore commerciale della editrice, marito di Carla. La ragione...

1930 - 2019 / Michel Serres, o della gioia di pensare

“Il mare e la matematica”: mi piace pensare che le coordinate entro le quali Walter Benjamin iscriveva l’opera di Paul Valéry si adattino ancor meglio all’avventura del pensiero di  Michel Serres che ci ha da poco lasciati. Nato ad Agen nel 1930, nel Sud ovest della Francia dove le rive della Garonna annunciano le onde dell’Atlantico, Serres entra nella scuola navale, ma ben presto rinuncia alla vita militare, per non cedere, ai tempi della crisi di Suez, alla logica di morte. Dalla terra catara delle origini aveva tratto il senso acuto di una storia umana in preda alle potenze del male e la volontà ferma di costruire una filosofia che fosse anche ricerca delle vie della pace: se il vero significato di filosofia, chiedeva, fosse “sapere dell’amore” più che “amore del sapere”? Amava ripetere che il filosofo che lo aveva maggiormente ispirato era Simone Weil, da lei aveva attinto il rifiuto della forza, quell’atteggiamento di “ritegno”, quel trattenersi che anche l’uomo contemporaneo dovrebbe apprendere dal Dio di Simone, di fronte ai rischi di una tecno-scienza diventata thanatocratica, affidata alla logica delle armi. Non amava la polemica, il cui etimo risale a polemos, la...

Cannes 3. I premi / Figure del desiderio a Cannes

Ha un che di simbolico il fatto che il Festival del Cinema di Cannes di quest’anno sia caduto proprio nei giorni in cui tutto il mondo stava parlando dell’ottava stagione di Game of Thrones. Mentre sulla Croisette si vedevano i film dei mostri sacri del cinema d’autore come Pedro Almodovar, i fratelli Dardenne o Terrence Malick, ovunque sui social network si discuteva dell’epilogo della serie tv più seguita degli ultimi anni. Ed è ormai un fatto – basta lavorare nella scuola o nell’università per rendersene conto – che per le nuove generazioni l’esperienza cinematografica sia ormai un’esperienza residuale, che viene fatta raramente e solo da una minoranza già predisposta per via di un capitale culturale pregresso. L’impressione insomma, è che il più grande festival del cinema del mondo, parli ormai sempre più dai margini dell’immaginario contemporaneo (e il che è, beninteso, sia un bene che un male). Mentre le sale sono riempite da prequel, sequel, reboot di film del passato, da film con comici delle TV, o da blockbuster con supereroi e film d’animazione, l’esperienza della visione casalinga attraverso gli streaming service sta penetrando lentamente ma inesorabilmente nel nostro...

Addii / Bruno Ganz: recitare l'utopia

Bruno Ganz con le ali, sopra Berlino. O con i baffetti corti, alla Hitler. Con un recente barbone bianco. Queste sono le immagini che forse rimarranno negli occhi di chi ha appreso, ieri mattina, della morte dell’attore svizzero, reso popolare dal cinema ma nato nella fatica dialogica del teatro, tra i sogni di un’epoca che sembra ormai lontana. Giovane, vestito tutto di nero, si vede nella parte del dottore in uno dei drammi urticanti di Thomas Bernhard, L’ignorante e il folle, che si svolge nella prima parte nel camerino di una cantante che interpreta la mozartiana Regina della notte, pronto a lanciarsi in lunghe tirate con lo stile dell’ossessivo squarciante autore austriaco sulla differenza delle personalità artistiche rispetto agli altri esseri umani, continuamente sospese tra la meraviglia e la patologia, l’eccezione che rivela l’anima e apre i crepacci dell’ansia, come in equilibrio su una fune da cui si può facilmente cadere nel vuoto nero.   L'ignorante e il folle   E lui, Ganz, è stato un grande artista, maestro della sottrazione, di una sprezzatura che portava le note più aspre con un’eleganza all’apparenza non incrinabile. Era cresciuto in quella...