Categorie

Elenco articoli con tag:

Recensione

(1,417 risultati)

Fior da fiore di Angela Borghesi / La rivincita delle piante, o il loro ultimo grido

Mi sono sempre chiesto, leggendo e rileggendo i romanzi di Francesco Biamonti, quale fosse la sua relazione con le mimose. Ricordo ancora la mia sorpresa quando per la prima volta ebbi in mano un suo libro – credo fosse Vento largo e fu un regalo, ai tempi dell'università, di un amico di Ventimiglia – nel trovarci dei fiori nel profilo biografico in quarta di copertina. Francesco Biamonti vive e coltiva mimose a San Biagio della Cima, c'era scritto all'incirca, ma vado a memoria. Dopo lessi L'angelo di Avrigue e Attesa sul mare, tutti in ritardo sull'uscita, e presi in tempo reale, per così dire, soltanto Le parole e la notte, nel 1994. Avevo 19 anni, e da allora Biamonti si è sempre messo di traverso prima di ogni mia pagina scritta: per passare, per scrivere oltre, dovevo e devo confrontarmi con lui. Ogni volta che ho preso un suo libro, ad ogni modo, sono andato a verificare che le mimose ci fossero ancora, e c'erano sempre. Mi dispiace un po' che proprio adesso che è morto da un pezzo – sono quasi vent'anni – i fiori siano scomparsi dal suo ritratto ufficiale, chissà che l'Einaudi non possa farci un pensiero per il ventennale e rimetterli dentro.   Giovanna Dur', Bombù...

L’ambiguità del campione / Roger Federer è esistito davvero?

Nei miei anni del liceo c’era qualcosa di fondamentalmente immutabile, al di là della mia strabiliante mediocrità come studente: il giorno precedente all’inizio dell’anno scolastico coincideva invariabilmente con la finale del singolare maschile dell’Open degli Stati Uniti. Si trattava di una situazione piuttosto frustrante, perché la combinazione tra l’orario d’inizio della partita – non prima delle 22 italiane – e la sveglia del giorno successivo – le 6.50 del mattino – impediva di godersi pienamente lo spettacolo promesso. In realtà, il problema finì per non porsi mai. Più che scontri, quelle partite si rivelarono brutali, impietose dimostrazioni di onnipotenza tennistica. Roger Federer poteva permettersi di perdere un set di tanto in tanto (tra 2004 e 2008 ne concesse uno ad Agassi nel 2005 e uno a Roddick nel 2006), ma non traspariva mai la benché minima sensazione che quegli incontri potessero prendere una direzione differente. In quegli anni, la presenza di Federer nelle nostre vite era totale, perfino ingombrante. Mi sorprendevo ogni giorno della sua capacità di essere amato senza riserve, ovunque e comunque; in un mondo dove le grandi figure centrali dello sport...

Falso nome di Ricardo Piglia / Ma io non sono Roberto Arlt

Non è un segreto: la frizione tra realtà e finzione, l’equilibrio di forze che spingono le une contro le altre (a volte le une verso le altre) – questo è il nucleo dell’opera di Ricardo Piglia, in narrativa come nella critica. Non si tratta di dire che, nei suoi testi, come d’altra parte in ogni testo letterario, realtà e finzione siano in contatto e in tensione; si tratta invece del fatto che questa tensione è il tema e il motore delle narrazioni e degli interventi critici dello scrittore argentino.  La centralità di questo elemento si manifesta in diversi modi. Sul piano tematico compare la figura del bovarismo, in particolare in due testi: il romanzo Solo per Ida Brown e il saggio “La lanterna di Anna Karenina”. In entrambi i casi il bovarismo è articolato come “l’illusione di realtà della finzione come segno di ciò che manca nella vita” (“La lanterna di Anna Karenina”, in L’ultimo lettore, Feltrinelli, 2007, p.128, trad. Alessandro Gianetti). Questa configurazione del conflitto realtà-finzione indica un movimento e una dinamica: il lettore, reale o fittizio, cerca nel testo ciò che è assente nella vita; da qui la spinta all’identificazione con i personaggi della...

Il nuovo romanzo dello scrittore spagnolo / I Rondoni di Fernando Aramburu

Capita che un romanzo entri intimamente nel lettore, che sia insopportabile nella narrazione lo stillicidio dei giorni che passano e che avvicinano il protagonista alla morte ma che si vorrebbe continuassero invece all'infinito, perché la storia raccontata è un miracolo raro di bellezza e perfezione.  I rondoni di Fernando Aramburu (Guanda, 2021, traduzione di Bruno Arpaia) è uno di questi. I ricordi dominano la vita di Toni, un professore di liceo che ha scelto una data precisa per togliersi la vita, il 31 luglio del 2019, e lo portano a ripercorrere un'esistenza dove l'amore e gli affetti familiari, la consuetudine con i libri e l'arte si dimostrano incapaci di colmare un vuoto esistenziale profondo che non gli ha mai dato "risposte a nulla. A nulla". I rondoni è una rilettura contemporanea dell'esistenzialismo, con Toni aggredito da un senso di precarietà e di insensatezza ma qui Camus ha visto i film di Almodovar e il romanzo è pervaso da una leggerezza spagnola, fatta di colori vivi, di rossetti squillanti sulle labbra delle donne, di surreali rapporti con bambole gonfiabili, di mujeres sull'orlo di una crisi di nervi, della modernità del lesbismo dopo gli strascichi...

Due libri di Morishita Noriko e Marta Sainz / Vite con i gatti

Capita che le gatte randagie, senza conoscere e senza chiedere particolari permessi, scelgano una casa, una famiglia, presso cui andare a partorire. Capita che facciano dei sopralluoghi per sondare il terreno, vedere che aria tira, capire se c'è gente disposta ad aiutare, accudire. Capita che la mamma gatta capisca per vie imperscrutabili se i prescelti (in questo caso le prescelte, una figlia di mezza età e una mamma anziana) sono umani adatti anche se si sono sempre dichiarati pro-cani e non hanno mai avuto un gatto prima, anzi sono stati fin lì proprio prevenuti e ostili. Non importa: quando i gatti decidono di proporsi alle persone giuste, nei momenti giusti, sanno rendersi irresistibili. In questo caso, poi, la gatta e i suoi micini sembrano proprio un dono del cielo. Questo è La mia vita con i gatti, di Morishita Noriko, Einaudi, tradotto da Laura Testaverde, euro 17, pg. 232: una storia di maternità, di donne, di amore per gli animali, di responsabilità, di crescita e di cuccioli. Una storia felice.   Il libro si apre con la foto di Mimì, “la mamma di cinque cuccioli”, muso poggiato sugli zampini, nasetto a punta, orecchie vigili e sguardo rivolto all'esterno. È dall'...

Un libro di Maurizio Torchio / L’invulnerabile altrove

Ci sono due donne, in questo romanzo: entrambe hanno un corpo, dei capelli, stanno in un tempo e in uno spazio ben definiti, materici e sfuggenti insieme. Una sola ha un nome: è Anna, ha vissuto a Londra nel secolo scorso, fabbricava fiammiferi in un’epoca dalle tinte dickensiane, impastata di nebbia e densa di fumo pesante. Anna ha avuto molti figli – così tanti da non ricordare nemmeno come si chiamassero – adesso è morta, sta nel Dopo. L’altra donna è un’ingegnera, ha un marito e un amante, vive nel Prima, non è morta: sanguina ancora, va in ufficio, fa la spesa, si impegna quando sceglie la verdura dagli scaffali. Chi dice “io”, in questo romanzo, è la donna del Prima, senza nome: Anna è la voce che abita la sua mente, la donna nascosta nella sua testa, “come un pacchetto di caramelle sotto il cappotto.” Le parla quotidianamente: sulla pagina, le sue parole sono evidenziate con un segno grafico, un’evidenziazione grigia.    È difficile raccontare la trama del nuovo romanzo di Maurizio Torchio, L’invulnerabile altrove (Einaudi, Supercoralli, 2021, 160 pp.) forse perché questo libro si dipana saggiamente su piani alternativi, non convenzionali, srotolando lentamente...

Un romanzo di Gianfranco Calligarich / Una vita all'estremo, storia di Vittorio Bottego

Esiste una sfumatura della malinconia, coniata dai militari francesi in Algeria, che venne battezzata con l’espressione “avoir le cafard”. Ovvero, letteralmente, avere la blatta, o lo scarafaggio. L’espressione voleva indicare, nel gergo militare, quella forma di spossatezza che potevano lamentare i soldati, dopo settimane o mesi in terra straniera, circondati dai pericoli, dalla scomodità, e dal ricordo dei propri cari in patria. Nella testa prendevano piede idee nere e truci, come tanti piccoli insetti, che zampettavano lungo il normale corso dei pensieri, lasciando i soldati sfiniti, consumati dallo sconforto.    Il nuovo libro di Gianfranco Calligarich racconta di una pagina della storia italiana che abbonda di demoni: quella dell’esperienza coloniale in Africa. Autore e sceneggiatore (ricordiamo il romanzo L’ultima estate in città, con cui ha vinto il Premio Inedito, e in corso di traduzione in sedici paesi), con il nuovo libro Una vita all’estremo (Bompiani 2021), Calligarich ricostruisce l’avventurosa vita dell’esploratore Vittorio Bottego (1860-1897), mettendosi nei panni di un impiegato della Società Geografica che ne ripercorre le tappe. La struttura del libro...

Un libro di Carlotta Vagnoli / "Maledetta sfortuna". La violenza di genere

Negli ultimi anni i femminicidi sono stati: 132 nel 2017, 141 nel 2018, 111 nel 2019, 112 nel 2020 e nei primissimi mesi del 2021 erano già 38. Sono dati ufficiali riportati dall’interessantissimo libro di Carlotta Vagnoli, Maledetta sfortuna, Fabbri editori, [agosto] 2021, ma ristampato più volte, e ne ricavo che negli ultimi tre anni i femminicidi hanno avuto una leggera flessione. Eh, no! Le cronache riportano che, in coincidenza con l’epidemia di Covid 19, sono aumentate di molto le violenze domestiche, certamente a causa della maggiore durata della convivenza di coppia sotto lo stesso tetto. Una domanda che l’autrice si fa: e i maschicidi? E constata che la parola “maschicidio” non esiste. Perché? Esistono certamente, come riportano le cronache, degli omicidi compiuti da donne, ma certo alcuni sono per legittima difesa, e comunque il loro numero è di gran lunga inferiore al numero dei primi. Mi chiedo: ma nel numero dei femminicidi sono compresi gli omicidi-suicidi? Certamente no, e altrettanto certamente, qualunque ne siano le ragioni, in questi casi suppongo che sia maggiore il numero di quelli compiuti da uomini che non da donne.   Sono riflessioni queste che, come ho...

Delitti in Islanda / Gunnar Gunnarsson, L'uccello nero

Siamo nel diciannovesimo secolo, più precisamente nel 1802. Nel villaggio islandese di Syvendeaa in una fattoria isolata vivono due coppie: l’energico e forte Bjarni con la cagionevole e lamentosa Guðrun, il rozzo ed insignificante Jón con la bella e fascinosa Steinunn. Dopo la misteriosa morte di Jón si diffondono le voci di una relazione tra Bjarni e Steinunn, e quando Guðrun sarà trovata morta i due sospetti adulteri diventeranno i principali indiziati di entrambe le scomparse.  A narrare la storia, coinvolto anche come testimone nel processo a carico dei due presunti amanti-assassini, è il giovane cappellano di quella sperduta parrocchia, Eiúlvur. Questi ricorda quei fatti alcuni anni dopo, nel 1817, quando divenuto parroco sta scrivendo un’omelia e cerca di superare lo strazio per la morte del figlio di 15 anni, annegato in mare e nato proprio in quel 1802. Riflette su quella storia ormai lontana che aveva coinvolto la piccola comunità e nella quale egli stesso aveva avuto una parte non marginale quale giovane sacerdote. Avverte quasi un’ombra che lo ha accompagnato in questi anni e questa tragica morte si configura per lui come un dubbio sul suo operato di allora....

Immortalità / Mathias Enard e la confraternita dei becchini

Roland Barthes, semplificando, separava il piacere del testo dal godimento di un testo. Il piacere, nella sua ambiguità, rimanda a una pratica confortevole della lettura, che appaga, soddisfa, dà euforia. Secondo Barthes il godimento porta a uno stato di perdita che fa vacillare i presupposti culturali, psicologici e storici fino a far perdere al lettore la consapevolezza del suo io. Il libro di Mathias Enard, Il banchetto annuale della confraternita dei becchini (E/O, 2021, traduzione di Yasmina Melaouah), così profondamente intriso di cultura francese, rinvia a quel saggio illuminante che invitava a riflettere sul fatto che, in un libro "riuscito", è l'avidità di conoscenza che spinge il lettore ad accelerare il percorso di lettura, per giungere allo svelamento della storia, sorvolando sui dettagli, saltando le descrizioni, nel godimento vorace di appropriarsi eroticamente della vicenda narrata, in una sorta di perversa dimenticanza di sé.    Molte pagine del Banchetto domandano lentezza: quella necessaria ad apprezzare il giro perfetto della frase, la metafora azzeccata, il sapore della lingua restituito attraverso la descrizione della squisitezza dei cibi e dei vini...

Complice la notte, di Giuseppina Manin / La pianista e Stalin

È la notte tra il 28 febbraio e il primo marzo 1953, "nella dacia di Kuncevo, una manciata di chilometri da Mosca, dentro un bosco di querce e pini, aceri e betulle, tutto è silenzio. La neve cade senza tregua, copre ogni rumore, tranne quell’insistente strofinio sulla gommalacca del 78 giri, Mozart, Concerto per pianoforte e orchestra K 488, edizioni Melodija, e quel rantolo affannoso che strema il respiro, soffoca ogni possibile grido di soccorso”. L’uomo d’acciaio, lo zar rosso, il Piccolo padre, Iosif Vissarionovič Džugašvili, in arte Stalin, giace riverso sul divano, il braccio proteso verso il pavimento, già oltre l’estremo confine tra la vita e il silenzio.  Complice la notte di Giuseppina Manin (Guanda, 2021) si apre in questa stanza blindata nella quale, alla fine di tutto, sopravvive solo il soffio del grammofono.   La protagonista del romanzo è in quel disco che gira a vuoto, nel fruscio della puntina nel solco muto: Marija Veniaminovna Judina, la “pianista più straordinaria, l’artista ribelle amica di tutti i ribelli, da Bachtin a Pasternak, da Mandel’štam a Evtušenko. Una fuorilegge della musica, incurante di regole e forme”, ribattezzata in gioventù la...

Un libro di Laura Forti / Forse mio padre

Le storie familiari hanno un notevole successo nella narrativa dei nostri anni; e ciò vale sia per quelle che possiamo chiamare saghe, le storie del succedersi di più generazioni, sia per le vicende più private, non di rado ristrette al rapporto con uno dei due genitori. Ed essendo la famiglia la cellula prima della compagine sociale, è lecito pensare che questo doppio binario seguiterà ad avere fortuna, ovviamente declinandosi secondo l’evoluzione e le esigenze dei tempi. C’è stata un’epoca in cui, in certi ambienti almeno, l’espansione demografica si traduceva nell’esistenza di una società dei bambini, o dei ragazzini, all’interno della quale, crescendo, si imparava a stare al mondo. Oggi questa circostanza è sempre più rara: crescere significa soprattutto fare i conti con la generazione precedente, più che con i coetanei, in un’assiduità di contatto impensabile in passato. Così, è verosimile che le saghe familiari del futuro, se ce ne saranno, graviteranno sempre più intorno a famiglie allargate, complicate da separazioni e matrimoni plurimi, mentre nell’ambito delle famiglie nucleari potrebbe definitivamente prevalere il rapporto diretto tra figlio unico e un unico genitore....

Riflessioni e ricordi di un grande clinico / Otto Kernberg, a cosa serve la psicoterapia?

Otto Kernberg è considerato il più importante psicoanalista vivente, per cui ogni suo nuovo libro viene guardato con interesse da tutti gli specialisti del settore. Questa intervista condotta da Manfred Lütz ha però un carattere volutamente divulgativo: basti vedere le note a piè di pagina, che spiegano al lettore chi sono figure molto conosciute quali ad esempio Melanie Klein o Martin Buber, o cosa vuole dire un termine quale kibbutz. Il titolo stesso – Dottor Kernberg, a cosa serve la psicoterapia? – lo connota come un libro rivolto a un pubblico vasto che non si è mai posto certe domande, e per il quale vuole essere anche appealing; e questa immagine viene rafforzata dalla copertina patinata (di dubbio gusto, ma può essere vista anche come spiritosa), in cui figurano i due protagonisti che ridono, posti l’uno (Kernberg) come analista e l’altro (Lütz) come paziente coricato sul lettino davanti a lui (nell’edizione originale tedesca invece è stata fatta una scelta più morigerata: vi si vedono i due autori l’uno di fianco all’altro che discutono, e le loro facce sono serissime).   Se questa quindi è l’immagine che l’editore italiano ha voluto dare al libro, molti operatori...

Un libro di Gianni Bonina / Il tempio dell’attesa

Barcellona, davanti a Santa Creu e Santa Eulàlia   Barcellona, Catalogna, Spagna, anno 2013. Il cielo nel primo pomeriggio può essere «un contrasto violento di colori accesi e luci tagliate» e la scena di mendicanti lerci che ingombrano l’ingresso della cattedrale di Santa Creu e Santa Eulalia in Pla de la Seu nel Barrio Gotico è una pellicola in negativo, bassorilievo di ipocrita plasticità per la città incantatrice e orgogliosa del potere pervasivo delle sue bellezze naturali e architettoniche. Bellezza che attrae molto Franco Fantini, ordinario di Storia dell’Arte all’Università di Catania, cultore della poetica, dell’estetica e dell’arte da interpretare come un’avventura. E, infatti, lo storico dell’arte si trova nella città catalana per un convegno sulle culture mediterranee, ma in quell’ora meridiana non è tanto il grande portone ogivale neogotico ad attirare la sua attenzione quanto un uomo ultrasessantenne accovacciato a terra, come in atto di attendere l’elemosina anziché chiederla. Una scena sconvolgente giacché Fantini è sicuro di riconoscere nel barbone vestito con un’ordinaria tuta blu da ginnastica e nell’impercettibile trasalimento del suo sguardo...

Una nuova solitudine / Facebook: l'inchiesta finale

Due libri, di cui si consiglia una proficua lettura parallela, conducono nello strapotere di Facebook e ne analizzano l'influenza, fino a qualificare questa app, rappresentativa perché nata prima degli altri social network, come uno dei responsabili di un risvolto sociologico, la solitudine, che sta diventando un preoccupante problema della nostra epoca. Facebook: l'inchiesta finale (Einaudi, 2021) è il libro di Sheera Frenkel e Cecilia Kang che riunisce i reportage delle due giornaliste statunitensi, scritti per il New York Times, sull'ingerenza della Russia nelle elezioni americane del trionfo trumpiano. Il secolo della solitudine, dell'inglese Noreena Hertz (Il Saggiatore, 2021), è invece l'analisi dettagliata dell'isolamento a tutti i livelli creato dal nuovo capitalismo digitale, che influisce pesantemente sull'attuale condizione umana.   Tutti e due i libri parlano della contemporaneità, segnata dalla comunicazione tautologica dei nuovi media e dalle nuove possibilità offerte dallo sviluppo tecnologico che li traghettano, dall'essere tradizionali mezzi di diffusione di notizie, verso "mondi" sempre più simili a uno specchio di rifrazione dei nostri comportamenti....

Lettera da un lettore / Lawrence Osborne, Nella polvere

Dear Mr. Osborne, ma che figure mi fa fare? Per anni ho consigliato agli amici di leggere i suoi libri, soprattutto a chi partiva per il Sudest asiatico. Con l’ultimo Nella polvere mi mette in imbarazzo: fa venire il latte alle ginocchia. E fa il paio con il penultimo suo, pensi che ora nemmeno ne ricordo il titolo, quello ambientato in un’isola greca, abitata da radical chic ovviamente ipocriti, del tutto indifferenti alla sorte del migrante (siriano, mi pare) ivi giunto su una zattera, che la giovane protagonista nutre e protegge dentro a una baracca perché la ragazza chiaramente è diversa dai radical chic, al punto che io quel romanzo lo abbandonai pur già oltre la metà solo perché ‘sta benedetta ragazza la sopportavo poco, al di là della trama che nemmeno me la ricordo, la trama. E devo dire che i suoi libri precedenti mi piacquero così tanto proprio perché privi di trama o perché semplicemente la trama non era poi così importante. Avevo iniziato con La ballata del piccolo giocatore (per i titoli scelgo il corsivo, è convenzione editoriale della testata che mi ospita, spero lei non se ne abbia a male) in quanto ho una piccola passione per le storie sul gioco d’azzardo, e mi...

I taccuini di Randolph Carter / Lovecraft prossimo nostro

Quando vede un nuovo volume di racconti di Howard Phillips Lovecraft, il suo cultore pensa, sconsolato: ancora?! Quante antologie devono uscire ogni anno di uno scrittore morto quasi un secolo fa, e la cui opera omnia si trova già agevolmente in commercio? Ma la verità è che questa è la frustrazione del collezionista che vorrebbe avere la certezza di non doversi più accaparrare nuovi volumi, e che ambirebbe invece a interfacciarsi, come sarebbe ideale, con un ambito meno brulicante di pubblicazioni.    Questo non può essere però il caso di Lovecraft, il più grande scrittore dell’orrore del ventesimo secolo e tutto sommato anche del ventunesimo, se è vero che viviamo, come hanno scritto Carl H. Sederholm e Jeffrey Andrew Weinstock, nella age of Lovecraft – ossia in una cultura pullulante di tracce, citazioni, rimandi diretti e indiretti all’orrore cosmico di HPL e ai miti di Cthulhu. In Italia, poi, dal 1960 (anno in cui Lovecraft compare in Storie di fantasmi di Carlo Fruttero e Franco Lucentini di Einaudi e Un secolo di terrore di Bruno Tasso della compianta Sugar), le comparse di HPL e le antologie e i volumi a dedicati sono semplicemente innumerevoli (per non parlare...

Uno sguardo vigile sul presente / Camilla Cederna. Curiosa come sempre

“Curiosa come sempre”: così Camilla Cederna si descrive a pagina otto in Pinelli. Una finestra sulla strage (Il Saggiatore, 2009), il libro sul ferroviere anarchico morto dopo essere stato fermato come sospettato per la strage di Piazza Fontana. La notte in cui Pinelli precipitò da una finestra della questura di Milano, dopo un fermo di quarantott’ore, Cederna ricevette una telefonata da Corrado Stajano e Giampaolo Pansa. Era passata la mezzanotte e lei non riusciva a dormire, scrive nelle prime pagine del libro, perché aveva assistito ai funerali delle vittime della Banca dell’Agricoltura e ne attraversava ancora l’angoscia: “entrata nelle ossa” insieme alla scighera. In poco tempo raggiunse Via Preneste 2, casa Pinelli, “con quel senso di vergogna che prende un giornalista quando entra nella casa del dolore, a tendere il collo sopra il taccuino, a far domande alle volte anche crudeli a chi piange.” Sapeva che era una notte importante, scrive, e per questo si sforzava “di guardare tutto”.  In Camilla, la Cederna e le altre (Bompiani, 365 pp., Amletica Leggera) Irene Soave ricostruisce proprio questo sguardo raccogliendo circa centocinquanta articoli scritti da Cederna per...

Il nodo di tutte le cose / I sette talismani dell'impero

Per un uomo del passato, greco o romano che fosse, il mondo era, nei suoi disparati aspetti, più significativo che per noi. Molto più significativo. Anzi, a rigore, tutto era dotato di un senso allora. Lo stormire di una fronda di quercia o di alloro, la direzione del volo di un uccello, il moto di una fiamma, il precipitare di una pietra, una voce captata a caso nell'aria, il bagliore di un fulmine. Tutto parlava. Anche un riflesso di luce in uno specchio, lo sgusciare di una serpe, un ragno e la sua tela iridescente, uno starnuto, persino un semplice starnuto poteva rivestire importanti significati. E questo perché tutto era pieno di dei. “Omnia Iovis plena” scriveva Virgilio, mentre Petronio faceva dire a un suo personaggio: qui tutto pullula talmente di divinità che è più facile imbattersi in un dio che in un essere umano (“nostra regio tam praesentibus plena est numinibus, ut facilius possis deum quam hominem invenire”). Non stupisce quindi che, in un cosmo a tal segno sacralizzato in ogni sua parte, venisse attribuita un'importanza decisiva, per il mantenimento della stabilità e prosperità dello Stato, non solo a virtù umane, politiche e militari, ma anche a certi oggetti di...

Maelstrom / Alessandro Carrera, Lo studente di medicina

Un tema caro alla letteratura di ogni tempo è quello della scomparsa misteriosa. A un certo punto della narrazione, o anche – spesso – al suo avvio, un personaggio d’improvviso sparisce: non perché acquisti la capacità di rendersi invisibile (evento temporaneo, che di norma implica l’uso di un oggetto magico), ma perché senza preavviso d’un tratto dilegua, facendo perdere le proprie tracce. Una variante importante, che qui possiamo solo citare en passant, è quella dell’apparizione attesa che non si verifica: esempi preclari, il Godot di Samuel Beckett e i Tartari di Dino Buzzati. E lo stesso valga per i casi in cui un personaggio «scompare» nel senso che perde la vita, sì che la trama si identifica con la graduale scoperta di aspetti reconditi della sua personalità, come nella novella di Maupassant Les bijoux (1883), o nelle Fate ignoranti, il film del 2011 di Ferzan Özpetek.    Come tutti ricordano, una sparizione improvvisa è la mossa d’apertura dell’Amica geniale di Elena Ferrante (2011); ma potremmo ricordare anche un bel romanzo di Giuseppe Pontiggia, La grande sera (1989), o La scomparsa di Majorana di Leonardo Sciascia (1975); o ancora, risalendo più indietro nel...

Il nuovo romanzo / Sally Rooney, Beautiful World

Sono le diciannove e zeroquattro, una giovane donna siede al tavolino di un bar, vicino alla finestra. Fuori, il sole sta tramontando sull’Atlantico. Alle diciannove e zerosei, la donna abbassa lo sguardo e si osserva le unghie. Il bar è tranquillo, ogni tanto lei lancia un’occhiata verso la porta. Alle diciannove e zerosette, entra un uomo che si guarda intorno e poi si avvicina al tavolino, e chiede alla donna se è Alice. Lui è un po’ in ritardo, ed è Felix.  Il nuovo romanzo di Sally Rooney, Beautiful World, Where Are You, che Maurizia Balmelli sta traducendo per Einaudi, presso cui uscirà all’inizio del prossimo anno, si apre come un film. La macchina da presa si muove lenta, e indugia sui dettagli e sui gesti: la camicetta bianca di lei, lui che sblocca e riblocca nervosamente il telefono, una scia di birra che scende dal bicchiere. Quando i due iniziano a parlare, muovendosi in punta di piedi sul terreno minato di quello che subito appare come un primo appuntamento, ce ne vengono descritte le reazioni – lei diventa un po’ nervosa mentre gli spiega perché si trova in quel paesino sulla costa, lui la guarda impassibile e poggia il bicchiere sul tavolo; la voce narrante...

Il nuovo libro di Wolfram Eilenberger / Arendt, Weil, De Beauvoir e Rand: Le visionarie

A distanza di quattro anni da Il tempo degli stregoni, Wolfram Eilenberger torna in pista per Feltrinelli con Le visionarie, una biografia intrecciata di Hannah Arendt, Simone Weil, Simone De Beauvoir e Ayn Rand – quest’ultima, per noi europei, è certamente la meno canonica del gruppo (ma vedi su doppiozero l’articolo di Alberto Mittone). Quando aveva condotto la stessa operazione con Heidegger, Benjamin, Wittgenstein e Cassirer, in copertina c’era un mare in tempesta, ora svetta un vulcano in eruzione, in entrambi i casi il punto di forza del lavoro non è un particolare scrupolo di ricerca o lo scavo biografico, ma una sequenza di accostamenti suggestivi da cui emerge forte un ritratto del tempo e di loro: le ragazze degli anni Trenta, di natura impetuosa.   Il montaggio inizia con un quartetto di fotografie in bianco e nero, che le ritraggono giovani e variamente belle. Questo innesco non fa che confermare lo spirito del libro, perché le foto sono quelle che conosciamo, non si tratta di scatti sconosciuti, sono le stesse immagini che chiunque potrebbe trovare in Rete, la differenza è soltanto che qui stanno insieme, con la cura di una prima minuta didascalia letteraria: «...

Un libro di Santiago Zabala / Essere dispersi

«Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Forse sono i due versi di Friedrich Hölderlin più citati ed equivocati di sempre. Provengono da Patmos, un inno che l’amico nobile Federico V gli commissiona per celebrare l’isola greca dove l’evangelista Giovanni ha avuto le rivelazioni che lo condurranno a scrivere l’Apocalisse: è pane perfetto per i denti di Hölderlin, che porta a termine la lirica nel 1803. Come capita in altri casi virtuosi, il poemetto è così intenso e fitto di significati che ciascuno ci legge ciò che vuole. In un certo senso, a prenderlo e tirarlo per uno dei suoi fili, il libro di Santiago Zabala – Essere dispersi (Bollati Boringhieri, 2021) – si presenta come una spiegazione contemporanea e definitiva della citazione, che in effetti compare proprio a un passo dalla fine (pagina centocinquanta).    La domanda che Zabala spalanca in testa al saggio è chiara, avvincente, e sembra c’entrare poco con Hölderlin: come mai viviamo in un mondo senza emergenze? O meglio: come mai viviamo in un mondo dove alcune emergenze fondamentali non rappresentano più il cuore del discorso politico? Dall’11 settembre 2001 fino al termine del mandato di Donald...

Linguaggi animali / Miao, bau, cip cip

Pur essendo fortemente controintuitivo, il percorso che è stato intrapreso nell’analisi della relazione tra uomo e animale va in una direzione delineata con forza. Gli animali stanno progressivamente acquisendo una fisionomia autonoma, slegata dal ruolo di strumenti al servizio dell’uomo, a cui dovrebbero essere “secondo natura” subordinati per la loro presunta insufficienza cognitiva. La gerarchizzazione aristotelica delle specie, assolutamente antropocentrica e fondata sulla convinzione che gli animali non abbiano ragione, intelletto, opinioni – teoria resa ancora più rigida dall’antropologia cristiana attraverso la riflessione di Tommaso d’Aquino – sta cedendo il passo, anche a livello di senso comune. Due libri ci guidano a cogliere la portata del fenomeno. Il primo è la densa ricostruzione storica del rapporto tra noi e il resto dei viventi proposta da Giulia Guazzaloca in Umani e animali (Il Mulino). Il secondo è il prezioso contributo della filosofa Eva Meijer, Linguaggi animali (Nottetempo), che con chiarezza ci mostra come nello studio dell’universo animale sia intervenuto un salto qualitativo determinato dalle acquisizioni relative al livello espressivo.    La...