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Recensione

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Adolescenza e ossessioni / Gotico andino. Mandibula di Mónica Ojeda

Mónica Ojeda è una giovane (classe 1988) scrittrice ecuadoriana già al terzo romanzo, Mandibula (uscito nel 2018 e ora tradotto per i tipi di Alessandro Polidoro Editore), una prova assai convincente e ad alto tasso di letterarietà che mescola racconto dell’adolescenza e ossessione incestuosa, horror psicologico a schegge di creepypasta internettiani.  La trama di Mandibula si riassume facilmente: Clara, insegnante di una scuola privata per ragazzi di buona famiglia, rapisce Fernanda, un’adolescente ribelle e (con l’amica Annelise) appassionata di macabro e horror. La storia, però, è raccontata alternando continuamente i piani cronologici della vicenda, e ricorrendo a soluzioni narrative diverse: ora semplice racconto, ora pagine di dialogo tipografico, ora i monologhi di Fernanda dallo psicanalista, ora lettere, ora racconti-nel-racconto scritti dai personaggi. Anche se la trama e i temi sono in fondo quelli del thriller orrorifico, la sapienza compositiva di Ojeda e la grande varietà di mezzi impiegati fanno di Mandibula un’opera profondamente letteraria che riesce a dire molto di più di quello che le sue trecento pagine suggerirebbero.   La parte preponderante di...

Un libro di Sergio Benvenuto / La ballata del mangiatore di cervella

Questo libro, che per gradi si articola come una summa delle posizioni principali di Lacan, di ciò che fa la differenza nel suo pensiero psicoanalitico ma anche filosofico sulla vita e la soggettività, ha per oggetto le due analisi di un giovane, il cui problema è l'impossibilità di scrivere un qualunque testo senza considerarlo come il risultato di un plagio di idee altrui. A differenza di altri pazienti importanti della psicoanalisi, non si è mai saputo nulla sulla sua identità. Sergio Benvenuto, noto psicoanalista e saggista, che conosce in profondità sia Freud che Lacan, lo battezza "Professor Brain" in quanto è uno studioso e per via della sua predilezione per un piatto a base di cervella, che servono in certi ristorantini etnici le cui vetrine incontra sulla sua strada e guarda con piacere ogni volta che esce dalla seduta, stando alla lettura del giornale clinico di Ernst Kris, psicoanalista austriaco riparato a Londra nel 1938 e poi a New York nel 1940 per sfuggire al nazismo. Secondo la ricostruzione di Lacan, la scena delle vetrine avverrebbe a New York. Il fatto è che l'analisi con Kris, che è la seconda e si interrompe con lo scoppio della guerra nel 1939, nella...

Giuseppe Culicchia e Andrea Pazienza / Tra la P38 e l’eroina

Nella notte tra il 14 e il 15 dicembre 1976 Walter Alasia, vent’anni, sorpreso dalla polizia in casa dei genitori, spara e uccide il maresciallo Sergio Bazzega e il vicequestore Giovanni Vittorio Padovani; quindi salta dalla finestra dell’appartamento del primo piano sul marciapiede, dove viene a sua volta ammazzato. Nei primi capitoli di Il tempo di vivere con te (Mondadori, pp. 162; €17) il libro che ha dedicato al cugino Walter Alasia, Giuseppe Culicchia ripercorre rapidamente gli eventi sanguinosi degli anni settanta. Non è una ricostruzione critica o storica, è piuttosto un elenco. Il quadro che ne esce è impressionante. Cose note, ma non per questo meno tragiche: negli anni della guerra fredda l’Italia è in una posizione geopolitica centrale, frontiera aperta su molti fronti, e quindi si trovano a operare da noi tanti servizi segreti che armano, sfruttano e si scontrano attraverso vari gruppi di giovani che militano in organizzazioni spesso paramilitari. Questo è l’esoscheletro di quegli anni, le condizioni internazionali al cui interno viviamo. Quattordicimila arresti e oltre quattromila condanne, migliaia di mitra e bombe sequestrati: è chiaro che siamo in una guerra a...

Un libro postumo / Friedrich Glauser, Le vacanze di Studer

La letteratura talora presenta opere incompiute non tanto per volontà dell’autore quanto per la sua morte. Libri non finiti, canovacci lasciati nel cassetto e riscoperti da chi successivamente li ha aperti. Qualche volta compaiono al lettore senza modifiche come i Pensieri di Pascal o Bouvard e Pécuchet di Flaubert. Qualche altra invece, utilizzando indicazioni disseminate, qualcuno mette mano al testo, lo completa, lo riordina, si immerge in un’ispirazione non sua. Nel campo musicale è classico l’esempio della Turandot terminata da Franco Alfano in seguito alla morte di Puccini. Nel mondo letterario tra i casi più noti ci sono Hemingway con Festa mobile completata dalla moglie Mary, Kafka con America affidata a Max Brod, e Fenoglio, il cui Il partigiano Johnny fu coltivato dall’editore Einaudi che, oltre ad individuare il titolo, miscelò due stesure incomplete. Celebre è poi il caso di Il mistero di Edwin Drood di Dickens, che morì prima di aver svelato chi fosse l'assassino. Più autori si sono cimentati nella conclusione sfornando almeno 200 finali diversi. Fruttero e Lucentini diedero alle stampe anche un libro, La verità sul caso D., in cui hanno immaginato i più famosi...

Daniel Carleton Gajdusek / Hanya Yanagihara, Il popolo degli alberi

C’è qualcosa di inafferrabile nella maniera di scrivere di Hanya Yanagihara, potente e avvolgente, di sfuggente ma dall’effetto palese, credo si tratti di un dono sorretto dalla grande abilità con cui la scrittrice di origine hawaiana maneggia la sintassi e la adatti alla propria visionarietà, alla fantasia. Francesco Pacifico, traduttore di Il popolo degli alberi (Feltrinelli, 2020) ha parlato di virtuosismo letterario e di come quel virtuosismo sembri un atto di guerriglia politica; parole che trovano conferma quando si legge il romanzo. Yanagihara spariglia le carte della narrazione, le rimescola, destruttura la forma romanzo, la rielabora in un finto, doppio, memoir. Si ispira a una storia vera ma ne scrive una d’invenzione, che è, per forza di cose e di talento, più vera del vero. La prosa poi è bellissima, quando si comincia a leggere Il popolo degli alberi non lo si vuole lasciare, ma non è solo normale attaccamento da lettore, è qualcosa di più; si ha la sensazione che sostando tra quelle pagine si abbia la possibilità di catturare un aspetto, un punto di vista che fino a oggi ci era sfuggito e di imparare.    «Quando compii undici anni mi regalò un libro che...

Luoghi, amici e storie / Marco Belpoliti. Pianura, eccetera

Una domanda che ci si può porre a proposito di Pianura, l’ultimo libro di Marco Belpoliti (Einaudi, pp. 280, € 19,50), riguarda il genere a cui appartiene. Che cos’è? Un libro di viaggi, di memorie, di descrizioni? Una raccolta di saggi, una galleria di ritratti, un’autobiografia? Un quaderno di appunti, un diario? D’altro canto, il titolo non contiene misteri. Tema dell’opera è la Val Padana, la pianura evocata dalla fotografia di Luigi Ghirri che illustra la sovracoperta: un albero che appena s’intravede nella nebbia, accanto a un’edicola sacra, di quelle che s’incontrano a tutti i crocicchi delle nostre campagne. La valle del Po, dunque, a partire dall’area emiliana dove si è svolta gran parte della vita dell’autore, nativo di Reggio Emilia, con importanti indugi sulla Romagna e sul delta del Po, e sporadiche incursioni verso l’Appennino, nonché nella Lombardia pedemontana (la Brianza), dove Belpoliti ha vissuto (molto meno presente la città di Milano, dove da tempo abita). Ad apertura di libro, una mappa disegnata dall’autore riproduce questo scenario geografico, e riporta i principali luoghi di cui si parlerà, a volte corredati da sommari appunti. Al centro Reggio, e poi...

La Rete nella narrativa americana di oggi / Qualcos'altro di cui avere paura

Il bel libro di Luca Pantarotto Fuga dalla rete. Letteratura americana e tecnodipendenza (Milieu edizioni, 2021) pone molte domande sulla tecnologia che influenza le nostre vite. La rivoluzione digitale ha finito per coinvolgere anche la letteratura e Pantarotto ci offre un censimento accurato di tutto quello che gli scrittori di narrativa americani, il Paese della Silicon Valley dove nasce Internet, hanno prodotto in un arco di tempo che va dalla nascita del "cyberpunk" all'ultimo racconto appena uscito di Don De Lillo. Nessuno degli scrittori presi in esame riesce a restituire in un romanzo il mimetismo cui ci siamo conformati, non appena la rete e i social network hanno colonizzato l'esistenza, invadendo il nostro tempo e il nostro pensiero. Nessuno di loro ci ha messi di fronte a questa spregiudicata capacità di adattamento, che ha ridisegnato velocemente i confini delle convinzioni sociali, politiche e morali. Una delle prime ragioni per le quali l'America non ha ancora prodotto il "Grande Romanzo Americano dell'era di Internet" sta nelle biografie degli scrittori. I più giovani, più o meno della stessa generazione, sono Mark Doten...

Romanzo di Londra / Un Adamo fra le rovine

Nato sotto l’Impero asburgico nel 1893, Miloš Crnjanski, dopo aver combattuto nella prima guerra mondiale sul fronte galiziano-russo e su quello italiano entra in diplomazia. Nel 1940, ottenuti diversi incarichi in Portogallo, in Germania e in Italia,  decide di prolungare il suo esilio in Inghilterra. Tornerà a Belgrado, malgrado la sua avversione al comunismo, nel 1965. Poi, dal 1972 al 30 novembre del 1977, giorno in cui morirà di una morte lenta e volontaria, non scriverà più nulla.  Quasi tutta l’opera matura di Crnjanski è stata pensata e scritta da espatriato in un paese straniero, ai margini del dibattito politico e letterario jugoslavo, ai margini della società letteraria inglese e perfino ai margini della stessa comunità serba di Londra. Probabilmente a causa di ciò, la sua gloria postuma non ha mai raggiunto quella del suo grande compatriota Ivo Andrić, premio Nobel nel 1961.  Per Crnjanski e sua moglie Vida gli anni in Inghilterra furono privi di luce. E di questo si narra nel suo ultimo romanzo, Romanzo di Londra (1971).   Povertà, frustrazione e nostalgia sono le dee che visitano il minuscolo appartamento di Mill Hill, alla periferia di Londra,...

Fantascienza postcoloniale / L'afrofuturismo di Nnedi Okorafor

Nnedi Okorafor è una scrittrice nigeriano-americana, classe 1974, nativa di Cincinnati e figlia di genitori nigeriani fuggiti negli USA alla fine degli anni Sessanta, a causa della guerra civile tristemente famosa per il genocidio del Biafra. La sua carriera di scrittrice comincia però nel XXI secolo ed è costellata di successi, a partire dal premio Wole Soyinka per la letteratura in Africa conseguito nel 2008, a cui sono seguìti: World Fantasy Award nel 2011, Hugo nel 2016, Nebula nel 2016, Locus nel 2018 e Eisner nel 2020. Infine eccola tradotta in Italia: Laguna per Zona42, Chi teme la morte, la profezia di Onye per Gargoyle e Binti per Mondadori, a cui si aggiunge i racconti contenuti nell’antologia Le visionarie (Nero editions), curata da Ann e Jeff VanderMeer, e nello speciale “Storie” di Internazionale, n. 1339, dedicato alla fantascienza contemporanea. Fantascienza, quindi, quella di Nnedi Okorafor, o, meglio, afrofuturismo. Ed è lei stessa in una TED Talks a illustrarci la differenza tra la science-fiction tradizionale e questa sua nuova incarnazione attraverso l’analogia tra l’intelligenza umana e quella del polpo: nel grande albero dell’evoluzione i polpi e gli umani si...

“Piccole storie dal centro” / Shaun Tan, il sasso degli sguardi

In Primavera, estate, autunno, inverno, e ancora primavera… il regista Kim Ki-Duk, recentemente scomparso, mette in scena il ciclo delle stagioni e della vita – della via – per la saggezza. Sullo schermo guardiamo un bambino che viene affidato al Maestro (prima di divenire, un giorno, egli stesso un Maestro) mentre si diverte a maltrattare alcuni minuti animali. Cattura dapprima un pesce di piccola taglia, grande come una sua mano, gli lega attorno al corpo una corda sottile cui è appeso un sassolino e poi, ridendone, lo guarda tentare di riguadagnare il suo ambiente, nuotando ovviamente con estrema goffaggine. Il bambino poi fa lo stesso con altri due animali, una rana e un serpentello, e ancora li osserva divertito camminare, strisciare, fendere l’acqua con addosso quel peso. Il mattino seguente, al risveglio, il piccolo si ritrova con un masso legato alla sua schiena: il Maestro, che aveva osservato tutto, gli chiarisce che per purificarsi deve tornare da quegli animali e liberarli, sempre che siano ancora vivi. La lezione è eloquente e metaforica. Al termine del film, un secondo bambino è affidato al nuovo Maestro (il bambino inziale del film) che abita l’isola galleggiante...

L’ultimo libro / De Lillo: i paradisi della purezza e del silenzio

Se sei un grande scrittore americano devi odiare la tecnologia. Così sembra, leggendo Jonathan Franzen e l'ultimo Don De Lillo. La purezza e il silenzio sono le metafore evocate nei titoli di due libri, editi da Einaudi, Purity (di Franzen, 2015) e Il silenzio (di De Lillo, 2021, appena uscito), affinché il lettore non abbia dubbi: la nostra estatica sottomissione al sistema digitale dominante va incontro all'incertezza di un futuro che è già qui, come ci raccontano De Lillo, con il minaccioso silenzio provocato da un blackout, e Franzen, con la purezza perduta di una ragazza di provincia, che la madre aveva eroicamente cresciuto senza tv. Nel perfetto racconto di De Lillo, una specie di pièce teatrale ambientata in due luoghi claustrofobici, la business class di un aereo di linea e il soggiorno di una casa newyorkese, il collasso improvviso che spegne luci, computer, smartphone è l'aggancio per ricordarci di avere paura, anche quando "la vita, a volte, può diventare così interessante" (pag. 33) da farcelo dimenticare. Basta un niente, infatti, per farci precipitare nel nulla, noi "massa dipendente dall'energia" (pag. 102). Cinque personaggi, tre dei quali, marito e moglie e un ex...

Genitori e figli / "Gli spostati" loro malgrado

Non tutte le forme del “male di vivere” prolungato, interiorizzate, che impediscono o rendono arduo il condurre un’esistenza accettabile, e che sopravvengono anche senza alcun rilevante disturbo cerebrale, e che sin da Freud chiamiamo psiconevrosi, e diciamo psicogene, sono uguali. Alcune sembrano radicarsi in orientamenti individuali talmente lontani che è difficilissimo rintracciarne l’inizio, quasi fossero la vera natura (o una seconda natura) del singolo. Ma ci sono molte forme di tal genere che sembra siano state – o siano – imposte al singolo suo malgrado, da altri. Sono quelle di cui si occupa Carla Stroppa, psicoanalista junghiana, nel suo ultimo libro, scritto con stile robusto e accattivante, direi “letterario”, in cui il suo coinvolgimento profondo è evidente dalla prima all’ultima riga, senza che per questo venga meno il rigore del ragionamento: Gli spostati. Vivere senza amore (Moretti & Vitali, 2020, pagg. 210, E. 20). Infatti gli “spostati” – quelli che gli inglesi chiamano outsider, i “fuori posto” – sono individui che in base all’analisi dell’autrice io intenderei come “participio passato”, ossia sono individui che “sono stati spostati”. Da chi, ce lo dice il...

La poesia dei commiati / Cees Nooteboom: Addio

Leggere Cees Nooteboom, in prosa, in poesia, gli articoli o i saggi, porta con una certa costanza a un viaggio circolare tra luoghi, tempi, spazi della vita; induce, pure, una costante eco tra tutti i suoi libri, richiami, rinvii, una istigazione a pensare, a una lettura attiva. Accade in particolar modo leggendo l’appena uscito Addio, con sottotitolo Poesia al tempo del virus, tradotto da Fulvio Ferrari per Iperborea, in cui sono pubblicate 33 poesie divise in tre parti composte da 11 testi ciascuna. Un ordine simmetrico che riflette la composizione delle liriche stesse: ognuna composta da tre quartine con un verso finale solitario, una chiusa epigrammatica, una sorta di epigrafe da cui risorge la poesia stessa nella pagina successiva. In questo contesto non guasta ricordare quanto Cees Nooteboom sia scrittore legato non tanto al viaggio quanto allo spostamento: un osservatore del luogo, che sia vicino a lui, il giardino oltre la finestra, o lontano da lui, in un altro paese come il suo amato oriente.   Il luogo e il tempo, il dove e il quando, sono elementi preponderanti nei suoi romanzi: ogni storia è fortemente collocata spazio-temporalmente e senza quella particolare...

Flashover e La città dei vivi / Giorgio Falco, Nicola Lagioia: i neristi

Alcune opere letterarie si dedicano a esplorare possibilità future, immaginando quello che potrebbe avvenire: e a volte risultano profetiche. Altre guardano invece verso il passato, impegnandosi a preservare la memoria, a fissarla, a darle forma. A volte si tratta di ricordi personali, e allora ci si inoltra nel variegato dominio dell’autobiografismo; a volte di storie familiari, più o meno inclini a declinarsi in saga; a volte di vicende legate a eventi storici, che non di rado trovano proprio grazie alla letteratura l’espressione che risulta più forte e durevole nella memoria collettiva. Poi c’è il caso di opere d’invenzione che traggono ispirazione da fatti di cronaca. Fra queste, grandi romanzi, pietre miliari della cultura moderna, di cui solo i lettori più appassionati o esperti conoscono l’antefatto cronistico. Dopo tutto, non è così importante sapere da dove Dostoevskij o Defoe abbiano desunto l’idea o lo spunto della trama di Delitto e castigo e di Robinson Crusoe; o meglio, lo è, ma a un livello di riflessione che riguarda soprattutto (se non soltanto) gli specialisti. Nella narrativa italiana degli ultimi tempi mi pare che stia succedendo una cosa diversa. I narratori...

Le sfide del presente / Marco Revelli: Umano Inumano Postumano

«Noi veniamo dopo. Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach o Schubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz». Le parole di George Steiner, contenute nella prefazione di Linguaggio e silenzio, descrivono – secondo Marco Revelli – l’inizio della discesa irrefrenabile verso l’abisso più oscuro o, in alternativa, l’angosciante e ultimo imporsi di quelle brutali ombre che, da sempre celate nella sua natura, contribuiscono a definire l’essere umano. Auschwitz è letteralmente il “venir dopo”, il punto di non ritorno, in quanto «luogo in cui la vicenda del pensiero occidentale ha subito la propria catastrofica lacerazione con l’irruzione massificata del disumano nell’umano» (p. 15).   Tale irruzione comporta la totale identificazione del disumano con l’essenza specifica dell’umano: il disumano, cioè, fa sue le caratteristiche tipiche dell’umanesimo cristiano, della cultura rinascimentale e del razionalismo classico, i quali avrebbero dovuto proteggere – in linea teorica – l’Humanitas proprio contro i tentativi di irruzione del disumano, dandoci l’impressione di avere a che fare con un nemico proveniente dall’...

David Campany / Sulle fotografie: immagini indisciplinate

Quando era un giovane studente David Campany, oggi critico, scrittore, artista e docente, ebbe la ventura di trascorrere un pomeriggio con Susan Sontag. Durante la conversazione l’autrice del celebrato volume Sulla fotografia apparso negli anni Settanta gli chiese a bruciapelo: “Che cos’è che ti preoccupa dei miei scritti sulla fotografia?”. Campany le rispose che a suo avviso il libro non parla a sufficienza di nessuna immagine in particolare. Al che la scrittrice americana gli replicò: “È vero. Il mio libro riguarda più la fotografia come fenomeno artistico e sociale”. Poi con quel sorriso, che le era tipico, aggiunse: “Forse un giorno sarai tu a scrivere un libro intitolato Sulle fotografie”. L’aneddoto è raccontato da Campany alla fine della prefazione al suo volume che reca il titolo preconizzato dalla Sontag (Einaudi, pp. 264, € 38). Si tratta di un libro che presenta 120 fotografie: sulla pagina di destra l’immagine, e su quella di sinistra il commento, la ricostruzione dell’occasione in cui è stata scattata, oppure la storia del fotografo che l’ha realizzata, o altro ancora. Sulle fotografie non è esattamente una storia di questa attività umana, che sta per raggiungere i...

Flâneur / Gian Piero Piretto, Vagabondare a Berlino

Paul Valery disse un giorno che la sintassi è una facoltà dell’anima. Ma l’anima non ama soltanto costruire razionalmente in vista di un risultato, ama anche l’opposto, l’andare senza meta lasciandosi guidare da una miriade di sensazioni, di visioni, odori, rumori, da un pulviscolo di pulsioni conoscitive che spingono ad esplorare il dettaglio, l’apparenza minima, l’inosservato. La persona che incarna questo desiderio di dissipazione della razionalità strumentale, del faccio questa cosa per ottenere questo risultato, è il flâneur. Una figura che nasce laddove la letteratura incontra la metropoli dando voce anzitutto allo stupore per quel mondo frenetico e artificiale: masse di uomini e di donne in movimento, corse di treni sotterranei e di superfice, esibizioni ipertrofiche di merci nelle vetrine, nei passages, nei grandi mercati, tipi sociali i più variegati che convivono nello stesso spazio urbano, talvolta a pochi metri l’uno dall’altro. A questo mondo promiscuo in cui la marginalità incrocia di continuo il centro ha dato voce Baudelaire in Les fleurs du mal dando inizio a una nuova stagione della scrittura letteraria.   È lui che ha messo in scena per la prima volta il...

Febbre da fieno e L’Invincibile / Il ritorno di Stanislaw Lem

Due uscite, in questi ultimi mesi, ci hanno fatto riavvicinare all’universo narrativo di Stanislaw Lem, grande maestro della fantascienza, noto soprattutto per il suo Solaris, ma quasi del tutto scomparso dai radar delle librerie italiane, forse perché ormai lontano dal gusto dominante. Ben vengano allora questi due volumi, Febbre da fieno, pubblicato da Voland e tradotto da quel Lorenzo Pompeo (anche autore della postfazione) che ricordavamo per la sua traduzione di Sotto l’ala dell’angelo forte di Jerzy Pilch, altro gioiello della narrativa polacca, in questo caso alcolica e non fantascientifica, anch’esso finito nel limbo dei fuori catalogo; e L’Invincibile, pubblicato da Sellerio con traduzione di Francesco Groggia e succosa postfazione di Francesco M. Cataluccio. Sperando che queste due pubblicazioni abbiano fortuna, ci auguriamo di vedere e rivedere altri titoli di Lem. Piccoli, grandi capolavori come Il congresso di futurologia, Cyberiade, Fiabe per robot, che Marcos y Marcos aveva già riproposto qualche anno fa. Ma la lista sarebbe lunga. Vedremo.     Stanislaw Lem, dunque, autore multiforme dal genio multiforme, che già ci confonde fin dalle note biografiche,...

Delusione americana / Offutt, Il fratello buono

“La luce della luna si stendeva sulla terra scura. Virgil si ricordò delle sere che era rimasto con Boyd sulla veranda, cercando di seguire l’arrivo del buio. Boyd pensava che ogni molecola d’aria diventasse più scura, e, come quando si guarda la neve che si accumula, fosse possibile assistere in diretta al cielo che diventava nero”. Chris Offutt ha più volte dichiarato la sua ammirazione per Cesare Pavese, lo considera un maestro e fonte d’ispirazione, essendo un lettore di entrambi (nessun paragone tra i due, si capisce) ho cercato nelle storie dello scrittore del Kentucky qualche riferimento pavesiano e, qualche volta, mi è parso d’averlo trovato. Le descrizioni, pressoché perfette, dei paesaggi collinari, dei boschi, e poi, naturalmente, le poche parole e le solitudini di questi personaggi malinconici e cupi che saltano fuori dai racconti, dai romanzi, fino al memoir sul padre; in tutto questo c’è qualcosa di Pavese mista alla cattiveria del racconto americano. Ma è nel romanzo appena uscito in Italia, Il fratello buono (minimum fax 2020, traduzione di Roberto Serrai) che ho visto delineati alcuni meccanismi di Pavese.  “Quando il sonno lo colse fu come se annegasse”....

Paolo Di Stefano / Noi: famiglia, famiglie

A chi non è mai capitato, alle elementari, di scrivere un tema intitolato La mia famiglia? La copertina dell’ultimo romanzo di Paolo Di Stefano, Noi (Bompiani, pp. 396, € 22), con le ordinate rigature e i bordi ai due lati, evoca l’immagine di un quaderno scolastico; e, di conseguenza, l’idea del compito, non importa se a casa o in classe. Per questo non è improprio presentare questo libro come lo svolgimento in chiave narrativa e memorialistica di quel tradizionalissimo, topico tema: ovviamente, secondo la prospettiva di un’età più che matura (Di Stefano è mio coetaneo, ovvero – secondo un’espressione popolare tuttora in uso anche in dialetto – un «mio coscritto», classe 1956) e dall’alto di una sicura, sperimentata competenza letteraria. La semplicità del titolo, il disarmante monosillabo d’un pronome personale, ne è significativo indizio: una parte molto cospicua del nostro narrare è mossa innanzi tutto dal desiderio di tenere memoria dei nostri ascendenti, del nostro ambiente familiare – di «noi», insomma. E in questo caso scrivere è davvero una guerra contro il tempo, come voleva l’anonimo manzoniano; illustre o no, sarà poi il lettore a deciderlo   La storia della...

Libertà e menzogna nella vita degli italiani / La dittatura della monogamia

“Perché farlo in tre sarebbe da nascondere di più che andare in un museo?” Questa domanda apparentemente paradossale racchiude in poche parole una serie di intuizioni concentrate in un libro di piccole dimensioni ma di grande acume appena pubblicato da Edoardo Lombardi Vallauri, Ancora Bigotti (Einaudi, 2020). Il volume parla del rapporto tra gli italiani e la morale sessuale, ma soprattutto parla del rapporto tra libertà e menzogna: il punto non è che cosa fare a letto, ma perché mentire su quello che si fa e che conseguenze ha, questa ipocrisia, sulla società. Per sua natura, il sesso è il campo di battaglia ideale per lo scontro tra questi due poli: condurre una vita libera e razionale o assoggettarsi alle bugie che consentono di evitare il confronto con la realtà? Il giudizio impietoso dell’autore è che in Italia la morale sessuale è uno “degli aspetti meno progrediti della nostra società” dove i più vivono prigionieri di bugie “di cui molti sono complici e pochi sono consapevoli”.   Il libro ricorda, per stile e contenuto, La conquista della felicità di Russell e certe pagine di Voltaire. Pur non essendo ufficialmente un filosofo, qui Vallauri non si limita ad analizzare...

Tra museificazione e mercificazione / Venezia, turismo, economia

Tempo sospeso, questo incerto post-Covid. Per l’economia, va da sé. Ma anche per le scienze sociali: cosa cercare, di preciso? Insistere su un mondo che potrebbe non essere più; oppure lanciarsi in previsioni e presagi sull’immediato futuro? Oppure, ancora, attendere il deposito delle macerie sollevate dalla pandemia? Nel dubbio, iniziano ad affollarsi una quantità di ricerche pensate prima, scritte durante e pubblicate dopo lo spavento del lockdown. Un vero e proprio assembramento, di quelli vietati dal Dpcm, di introduzioni e prefazioni, precisazioni e postille, che avvertono il lettore dell’imprevedibile contingenza. Almeno per un altro po' sarà così, in attesa dell’invasione di studi stimolati dal confinamento sociale, che come al solito giungeranno o acerbi o troppo tardi, nel mentre di altre contingenze, e quindi di altre chiose e annotazioni.    A cavallo dei due mondi si situa anche questo lavoro di Giacomo-Maria Salerno, Per una critica dell’economia turistica (Quodlibet 2020, pp. 253, 20 euro), pubblicato nel vortice della più grande crisi del comparto e dei suoi annessi economici e sociali. Ironia della sorte, davvero. Eppure molti dei ragionamenti proposti...

Collezione Maramotti, Reggio Emilia / Le doppie visioni di Svenja Deininger

L’intenzione, ai primi di marzo, era visitare la mostra di Svenja Deininger alla Collezione Maramotti il giorno della sua inaugurazione, cancellata però all’ultimo momento a causa del lockdown e della traumatica sospensione di ogni vita sociale (resta aperta fino al 6 dicembre 2020; fino al 16 maggio 2021 è invece visitabile un’altra mostra appena inaugurata, Mollino/Insides, che presenta lavori pittorici di Enoc Perez e fotografie di Carlo Mollino e Brigitte Schindler). Penso a quei giorni cupi e angosciosi tornando a Reggio Emilia in una giornata chiara d’estate, in un’atmosfera certo più serena sebbene dominata dalle minuziose, indispensabili precauzioni che scandiscono ormai la nostra quotidianità. L’occasione è doppiamente interessante per la possibilità molto rara di osservare da vicino quattro Composizioni architettoniche di Władysław Strzemiński, una delle maggiori figure dell’avanguardia modernista polacca tra le due guerre, con cui i quadri di Deininger intrecciano una conversazione che è insieme saggio di osservazione critica e riflessione sulla parabola della pittura dall’età modernista alla sua eclissi e rinascita tardomoderna.   Svenja Deininger, Senza titolo,...

Futuro / Hao Jingfang, Pechino pieghevole

Leggendo Pechino pieghevole, novella che apre l’omonima raccolta di racconti di Hao Jingfang – Add Editore, traduzione di Silvia Pozzi – davanti all’impressionante dispiegamento e ripiegamento di enormi volumi edificati, non ho potuto che pensare al tesseract. Il tesseract, o tesseratto, è un oggetto geometrico ipotetico a quattro dimensioni: aprendolo nella realtà tridimensionale a noi conosciuta si ottiene un manufatto formato da otto cubi disposti a croce, analogamente a quel che succede a un cubo, oggetto tridimensionale, quando le sue facce vengono aperte e distese su una pagina a formare una croce di sei quadrati, bidimensionale. La casa nuova è un racconto di fantascienza scritto negli anni cinquanta da Robert Heinlein, inserito in quella splendida antologia Le meraviglie del possibile che mi aprì le porte, ero giovanetto, della fantascienza. L’architetto e i suoi committenti entrano in visita alla villa appena costruita come un tesseract, quando un terremoto la scuote e l’edificio si richiude su se stesso, imprigionandoli nella quarta dimensione, ma i nostri eroi torneranno infine al mondo che conosciamo. Nella Pechino pieghevole di Hao Jingfang a intervalli regolari...