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Recensione

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Il nuovo libro di Wolfram Eilenberger / Arendt, Weil, De Beauvoir e Rand: Le visionarie

A distanza di quattro anni da Il tempo degli stregoni, Wolfram Eilenberger torna in pista per Feltrinelli con Le visionarie, una biografia intrecciata di Hannah Arendt, Simone Weil, Simone De Beauvoir e Ayn Rand – quest’ultima, per noi europei, è certamente la meno canonica del gruppo (ma vedi su doppiozero l’articolo di Alberto Mittone). Quando aveva condotto la stessa operazione con Heidegger, Benjamin, Wittgenstein e Cassirer, in copertina c’era un mare in tempesta, ora svetta un vulcano in eruzione, in entrambi i casi il punto di forza del lavoro non è un particolare scrupolo di ricerca o lo scavo biografico, ma una sequenza di accostamenti suggestivi da cui emerge forte un ritratto del tempo e di loro: le ragazze degli anni Trenta, di natura impetuosa.   Il montaggio inizia con un quartetto di fotografie in bianco e nero, che le ritraggono giovani e variamente belle. Questo innesco non fa che confermare lo spirito del libro, perché le foto sono quelle che conosciamo, non si tratta di scatti sconosciuti, sono le stesse immagini che chiunque potrebbe trovare in Rete, la differenza è soltanto che qui stanno insieme, con la cura di una prima minuta didascalia letteraria: «...

Un libro di Santiago Zabala / Essere dispersi

«Là dove c’è il pericolo, cresce anche ciò che salva». Forse sono i due versi di Friedrich Hölderlin più citati ed equivocati di sempre. Provengono da Patmos, un inno che l’amico nobile Federico V gli commissiona per celebrare l’isola greca dove l’evangelista Giovanni ha avuto le rivelazioni che lo condurranno a scrivere l’Apocalisse: è pane perfetto per i denti di Hölderlin, che porta a termine la lirica nel 1803. Come capita in altri casi virtuosi, il poemetto è così intenso e fitto di significati che ciascuno ci legge ciò che vuole. In un certo senso, a prenderlo e tirarlo per uno dei suoi fili, il libro di Santiago Zabala – Essere dispersi (Bollati Boringhieri, 2021) – si presenta come una spiegazione contemporanea e definitiva della citazione, che in effetti compare proprio a un passo dalla fine (pagina centocinquanta).    La domanda che Zabala spalanca in testa al saggio è chiara, avvincente, e sembra c’entrare poco con Hölderlin: come mai viviamo in un mondo senza emergenze? O meglio: come mai viviamo in un mondo dove alcune emergenze fondamentali non rappresentano più il cuore del discorso politico? Dall’11 settembre 2001 fino al termine del mandato di Donald...

Linguaggi animali / Miao, bau, cip cip

Pur essendo fortemente controintuitivo, il percorso che è stato intrapreso nell’analisi della relazione tra uomo e animale va in una direzione delineata con forza. Gli animali stanno progressivamente acquisendo una fisionomia autonoma, slegata dal ruolo di strumenti al servizio dell’uomo, a cui dovrebbero essere “secondo natura” subordinati per la loro presunta insufficienza cognitiva. La gerarchizzazione aristotelica delle specie, assolutamente antropocentrica e fondata sulla convinzione che gli animali non abbiano ragione, intelletto, opinioni – teoria resa ancora più rigida dall’antropologia cristiana attraverso la riflessione di Tommaso d’Aquino – sta cedendo il passo, anche a livello di senso comune. Due libri ci guidano a cogliere la portata del fenomeno. Il primo è la densa ricostruzione storica del rapporto tra noi e il resto dei viventi proposta da Giulia Guazzaloca in Umani e animali (Il Mulino). Il secondo è il prezioso contributo della filosofa Eva Meijer, Linguaggi animali (Nottetempo), che con chiarezza ci mostra come nello studio dell’universo animale sia intervenuto un salto qualitativo determinato dalle acquisizioni relative al livello espressivo.    La...

Un libro di Andrea Inglese / La vita adulta

Se si osserva l’intera opera di Andrea Inglese, perciò la ricca scrittura poetica, la più recente focalizzazione narrativa e, infine, l’acuta attività saggistica, ci si accorge che si è sempre occupato di precarietà, di una tensione (e una deriva) che s’aggrappa e scivola sul confine del nostro tempo. Da una parte le relazioni sentimentali, la crisi dei trentenni, poi quarantenni, poi cinquantenni, e quindi la confusione, i viaggi, i trasferimenti, le città che bruciano di caldo e asfalto e ci consumano, ci confondono, ci perdono; dall’altra gli andirivieni, la ricerca di un lavoro, il mondo culturale che non accoglie mai per davvero, la voglia e la difficoltà di scegliere, il senso di perdita, i timori, la sperimentazione linguistica, la ricerca di un posto nel mondo e la fuga da quello stesso posto, il disegno di una nuova sintassi dentro la quale fare rivoluzioni e proteggersi, e poi il non accontentarsi della prima risposta, del ragionamento a portata di mano, della metrica, conoscerla e poi superarla, più avanti ritrovarla, mischiarla a ciò che si è letto, a chi si è amato, a quello che si è mangiato, guardare il tempo a venire da un tetto di Parigi, da una piccola finestra...

Cesare De Marchi, L’inseguitore / Gabi disparue

Karl è appena andato in pensione, lasciando senza rimpianti la scuola dove per decenni ha insegnato. Abitudinario, avvezzo alla solitudine, si dispone alla nuova vita pianificando un intenso programma di letture; rispettarlo gli risulta però alquanto più ostico del previsto. A seguito di un’estemporanea incursione su Facebook entra in contatto con una donna molto più giovane di lui, Gabi. Ha inizio così una storia d’amore tanto inattesa quanto asimmetrica: Gabi infatti ha un lavoro impegnativo, che le impone frequenti assenze; e sull’una e l’altra cosa ella mantiene una rigorosa riservatezza. Karl vorrebbe saperne di più, ma è costretto a rassegnarsi: non senza rendersi conto, tuttavia, che il loro legame ne è incrinato, perché la vita di Gabi è troppo diversa dalla sua. «La persona di lui, l’amore stesso sincero e indubitabile che gli portava, per lei erano solo una parte di un’esistenza ben più larga e disposta al possibile.   Per lui l’orizzonte si era aperto e si richiudeva con lei. Impossibile non prenderne atto, impensabile vivere come prima». Per ingannare gli intervalli, Karl riallaccia i rapporti con il quasi omonimo Carlo, un medico che gli era stato amico parecchi...

Un libro di Maddalena Mazzocut-Mis / Teatro, mito e conflitto

Il volume di Maddalena Mazzocut-Mis Teatro da leggere. Mito e conflitto (Le Monnier, 2020), come dice il titolo, è teatro senza scena, senza attori e senza pubblico. Sembrerebbe una contraddizione. Si sa, la parola teatrale – almeno quella che nasce come un sogno letterario nell’intimità di una stanza – aspira a diventare realtà nelle voci e nei gesti delle persone in carne e ossa che si esibiscono in uno spazio fisico. Anche i testi di Maddalena Mazzocut-Mis, in effetti, sono nati per la rappresentazione (e peraltro sono andati in scena più volte), tuttavia a un certo punto della sua carriera l’autrice ha ritenuto necessario destinarli appositamente alla lettura, invitandoci a fruirne in modo silenzioso e privato, un modo diverso da quello abituale.   Per inquadrare al meglio la specificità del volume bisogna considerare che dietro le opere teatrali di Mazzocut-Mis (Teatro da leggere ne raccoglie dodici tra quelle scritte nel corso di più di un decennio) c’è un lungo percorso di studiosa, che ha all’attivo numerosi libri dedicati ai problemi dell’estetica. La riflessione e la ricerca, nel metodo compositivo dell’autrice, precedono la creazione vera e propria. Quando la...

Cinque storie vere / Silvia Ferreri, Le cose giuste

All’inizio di questo luglio strano, afoso e temporalesco, mi sono imbattuta in un libro interessante, Le cose giuste, di Silvia Ferreri. Un’opera breve e sensibile, con un taglio marcatamente femminile. Le cose giuste è composto da cinque racconti, che narrano storie vere, che hanno come protagoniste cinque donne diverse ma in parte simili tra loro. Potremmo definirlo un lavoro di reportage dal momento che la Ferreri, che non a caso nasce come giornalista, ha investito moltissimo tempo in telefonate, incontri, mail e videochiamate per confrontarsi con le protagoniste dei suoi racconti. Le ha conosciute e frequentate, hanno scavato insieme in ricordi e riflessioni. Un lavoro immersivo, sicuramente doloroso per le intervistate, che diventano coautrici del libro mettendo coraggiosamente il proprio vissuto al servizio della narrazione. Le cinque protagoniste hanno alle spalle storie difficili, si ritrovano di fronte a dilemmi etici rispetto ai quali è complesso prendere delle decisioni. Si scontrano con situazioni estreme con cui tutti in qualche modo potremmo venire a contatto, ma che ci sembrano totalmente insolite e lontane dal nostro routinario vissuto quotidiano.   Marisa ed...

Un libro di Oliviero Ponte di Pino / Teatro futuro

Mentre la curva dei contagi da Covid-19 tende a risalire e, purtroppo, pare ci si avvii oramai verso una quarta ondata pandemica, si fa strada il sospetto che quelli che stiamo vivendo non siano tempi ‘eccezionali’, neanche per il teatro. Il libro del giornalista, critico teatrale e programmatore culturale Oliviero Ponte di Pino Un teatro per il XXI secolo (Franco Angeli, 2021), “scritto di getto durante il lockdown tra il 20 dicembre 2020 e il 6 gennaio 2021” (come spiega l’introduzione), offre uno sguardo accelerato e ‘a mosaico’ sugli ultimi vent’anni di cultura scenica, su pratiche artistiche e riforme di settore, su mutazione dei linguaggi e grandi rivolgimenti socio-politici. Lo fa, appunto, “riavvolgendo il nastro” e scegliendo di illuminare solo alcuni “fotogrammi-chiave”, che possano restituire il senso di un avvicendarsi – nel panorama teatrale italiano e, in minima parte, anche europeo – di differenze e particolarità, tanto dei percorsi individuali quanto degli orizzonti collettivi.   Se a dominare il dibattito teatrale durante le chiusure dell’anno scorso sono state riflessioni, polemiche e interrogazioni sulla liveness, ovvero sul valore che potevano avere le...

Wu Ming 1 / La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni

Negli ultimi anni è emersa in modo impressionante una cultura di destra che, mescolando riferimenti ai fascismi e visioni reazionarie, razziste e sessiste della società con un accentuato complottismo, si è caratterizzata per un tratto spirituale ed esoterico con paradossali aspetti pop di massa. Tale “conspiritualità” mostra carattere mutante ed endemico nel mondo digitale, rielabora subculture new age e si manifesta con un uso ipertrofico del segreto e del simbolico fino a dare luogo a sintesi irrazionaliste di cospirazionismo paranoide che hanno matrici di lungo periodo. Wu Ming 1 nel nuovo libro La Q di Qomplotto. QAnon e dintorni racconta la difficile, disturbante e contorta storia di QAnon, forse il paradigma più recente, inquietante ed estremo di questa galassia onlife. Il libro è un reportage di inchiesta frutto di un imponente lavoro di ricerca ma è anche molto di più: in continuità con lo stile dell'autore è un “oggetto narrativo non identificato” (un genere a cui l'editore Alegre ha dedicato una collana) per le diverse tipologie di scrittura che lo compongono.   Con le sue quasi seicento pagine La Q di Qomplotto compie innanzitutto un'operazione di ridefinizione...

A Ja Ljublju SSSR / Massimo Zamboni, La trionferà

Per metà della lettura, La trionferà di Massimo Zamboni assomiglia a una sorta di anti-Guareschi. È la rievocazione, da sinistra, dell’esistenza storica di un mondo che oggi sembra quasi fantastico, ormai mediato dalla nostalgia e dalle suggestioni dei film, della letteratura e della musica, di cui anche la parabola dei CCCP-Fedeli alla linea fa parte. Parliamo della saga del comunismo emiliano, vista dalla prospettiva di Cavriago, autentica piccola Mosca della pianura emiliana, ben nota per presentare nella topografia locale una piazza Lenin con busto del rivoluzionario russo ancora oggi al suo posto, per quanto sotto forma di “multiplo”.   Ecco così un’antologia di personaggi e di situazioni che, seppur scoperti dalle ricerche dell’autore, ci sembra di conoscere benissimo. Il mitico sindaco Arduini di inizio secolo, per esempio, archetipo del socialista buono e magnanimo che la storia (sotto le vesti del fascismo) si incaricherà di maltrattare fino all’indegnità. Abbo Partisotti, “Principe”, partigiano comunista tutto d’un pezzo che nel corso del secondo Novecento i pezzi li perde uno per uno a partire dalle rivelazioni di Kruscev su Stalin. O Valentina Tereshkova,...

Dal Plan de Abajo al deserto del Sonora / Jorge Ibargüengoitia, Le morte

Edito in Messico nel 1977 e apparso in Italia per la prima volta nel 1979 presso l’editore torinese La Rosa, Le morte, di Jorge Ibargüengoitia (1928 – 1983), è stato recentemente ripubblicato da La Nuova Frontiera, nella traduzione di Angelo Morino. Non saranno in pochi coloro i quali, essendo a conoscenza del suo valore all’interno del canone ispanoamericano novecentesco, lo includeranno nel proprio elenco di recuperi ormai inderogabili, perché il romanzo è considerato tra i più belli dell’autore, se non il migliore, secondo Francesca Lazzarato, che ne parla nella sua prefazione a un altro libro di Ibargüengoitia, Messico, istruzioni per l’uso (SUR, 2018). Le morte quindi torna ad arricchire il panorama delle uscite di narrativa straniera, oltre la logica del ripescaggio, affinché i lettori di altre generazioni abbiano l’opportunità di scoprirlo.    Nella nota saggistica intitolata “I denti d’oro di Blanca”, Angelo Morino racconta la genesi del libro. Individua l’atto fondativo della geografia immaginaria in cui si svolge l’azione di Le morte nel romanzo precedente, uscito in Messico nel 1975, Estas ruinas que ves. Qui, come spiega Morino, il protagonista Francisco...

Un romanzo a una dimensione / Giulia Caminito, L’acqua del lago non è mai dolce

Ci sono almeno due aspetti per i quali L’acqua del lago non è mai dolce, terzo romanzo della trentenne Giulia Caminito, arrivato tra i finalisti sia al Premio Campiello sia al Premio Strega, è rappresentativo del gusto dei nostri anni. Il primo è un dato stilistico: l’opzione per una sintassi semplice, lineare, prossima al parlato, quasi priva di subordinate. Fenomeno non nuovo, si dirà; ma qui le sequenze di proposizioni principali corrono spesso su un medesimo binario, senza un’articolazione logica implicita (una delle risorse espressive della paratassi). C’è solo un susseguirsi unidimensionale di azioni o pensieri, quasi lo srotolarsi di un nastro ininterrotto di emozioni; e nei momenti di maggiore eccitazione drammatica il flusso s’intorbida, l’affastellarsi degli enunciati produce effetti che forse risentono del modello verbale – verboso – del rap. Il secondo aspetto riguarda la caratterizzazione dei personaggi. Nella narrativa contemporanea spesseggiano le figure di donne dal carattere battagliero: e tali sono senza dubbio sia la protagonista, che è anche la voce narrante, sia la madre Antonia, detta Antonia la Rossa, che predomina specialmente nei primi capitoli (in tutto...

Maledici Dio e poi muori! / Massimo Recalcati: il grido di Giobbe

Giobbe, il protagonista dell'omonimo libro biblico, era un uomo giusto e molto ricco. Aveva terre, figli, moglie, amici, mandrie, denaro e buona salute. Benedetto da tanta buona sorte, non gli era difficile essere anche amico di Dio! Come non benedire con gratitudine chi gli mostrava tanta benevola generosità?  Troppo facile questa fede, insinua Satana, personaggio che nell'Antico Testamento compare soltanto in questo libro e il cui nome significa colui che si aggira accusando. Allora chiede a Dio che gli permetta di togliere a Giobbe i suoi beni per metterne alla prova la fede e la devozione. Dio acconsente che sia spogliato di tutto, ma non della vita.  Comincia così la terribile esperienza di Giobbe che rapidamente perde le proprietà, poi i figli, gli animali, gli amici e infine anche la salute. Distrutto da piaghe e dolori che lo rendono ripugnante, insopportabile nei suoi lamenti e nella sua rassegnazione al punto che la sua stessa moglie imprecherà: maledici Dio e poi muori!  E Giobbe cosa farà? Maledirà Dio? Lo rinnegherà, adesso che il suo volto, prima tanto amichevole, si è trasformato in quello di una bestia feroce che lo azzanna e lo tormenta senza...

Due libri LGBTQI+ / Queer, Drag e le pieghe dell'animo umano

“Maschio e femminina, Dio li creò”; almeno per la tradizione occidentale, questo passo della Genesi riassume in modo chiaro e conciso l’intera sfera della sessualità umana. Non manca di certo, ancora oggi, chi si riconosce in una simile opposizione, questo perché sono ancora in molti a fondare le proprie convinzioni sull’arroganza del sesso. Ci sono gli uomini, e ci sono le donne; dopotutto, lì dove è la natura anatomica a prevalere, a farsi misura di tutte le cose, come si può mettere in discussione tale principio?   Chi, invece, come me, avanza nel mondo a passi incerti, esitanti, non può far altro che mostrarsi inquietato, se non anche turbato, di fronte a facili essenzialismi. La storia della cultura, vado ripetendo a me stesso, non dovrebbe aver significato, tra le tante cose, anche uno slittamento di senso di certi nomi, in primis quelli di “uomo” e di “donna”? E ancora, mi domando, cosa significa oggi pronunciare simili parole? A cosa alludiamo quando riduciamo la nostra esperienza alle qualità del “maschile” o del “femminile”? A che tipo di esperienza stiamo facendo riferimento? Appena nati, veniamo consegnati al mondo ed esposti a un’esperienza che è prima di...

L'esordio in prosa / Massimo Gezzi, Le stelle vicine

Accade sempre qualcosa di indefinibile quando un poeta decide di scrivere in prosa. Al di là delle differenze ovvie di genere e di stile, dei condizionamenti della forma e del metro, nonché della diversa tenuta sintattica e contenutistica che un discorso in prosa prevede, in certi casi il trapasso da un codice a un altro sembra verificarsi a un livello più profondo, dai contorni più incerti e quasi pulviscolari. E del resto già Ponge, Tarkos, Prosa in prosa e tutto ciò che ne è conseguito hanno reso evidente la resistenza che alcuni oggetti letterari manifestano nei confronti di una categorizzazione fondata su criteri esclusivamente formali.   Le stelle vicine (Bollati Boringhieri, 2021), la raccolta di racconti che costituisce l’esordio in prosa di Massimo Gezzi, tuttavia, non ha nulla a che fare con il panorama delle scritture di ricerca, com’è evidente considerando le differenze di area, formazione, stile e interessi tra l’autore e i poeti dell’antologia del 2009. Sulla distinzione di genere è peraltro inutile soffermarsi: va da sé che le istantanee fotografate da Gezzi sono racconti dall’impianto assai tradizionale, vicini a certo realismo americano praticato da Raymond...

Giuseppe Lupo e Alessandro Zaccuri / Scrittori e alberi

“Da sempre le piante esercitano una profondissima fascinazione sull’attività creativa degli scrittori. Con poche eccezioni, si potrebbe dire che ognuno di loro abbia legato a un albero, reale o immaginario, una parte spesso rilevante della sua opera”. Così è presentata la collana Bosco di scrittori, di Aboca Edizioni, fondata sul mandato assegnato agli autori di costruire e raccontare mondi narrativi a partire da una pianta totemica, da una suggestione botanica, dall’ammirazione per l’intelligenza vegetale e le sue “straordinarie qualità sistemiche”.   Così, a partire dall’etimo della parola libro, che rimanda al latino liber, la parte più cedevole e interna della corteccia degli alberi così come il greco byblos in origine designava la lamina fibrosa delle piante, gli scrittori sembrano inevitabilmente invischiati nella linfa che scorre negli alberi e le storie che vi crescono intorno ne conservano leggerezza, fibra e vigore. Gli alberi stilizzati che crescono sulle copertine sono metafore di radici affondate nella propria terra, di un restare che prende le forme della resilienza e della memoria, del germogliare e disperdere i propri fiori nel vento, spargendo un po’ di sé in...

Madri e figlia / Maria Grazia Calandrone, Splendi come vita

Lasciamo da parte, ora, la vieta retorica nazionale sulla mamma. Umani siamo: cioè mammiferi sociali che dopo la nascita hanno bisogno di cure parentali assidue e protratte. Di conseguenza, tutto quanto ha a che vedere con la generazione e con il rapporto madre-piccolo investe una zona cruciale ed eccezionalmente vulnerabile della nostra sensibilità. Un esempio indicativo è costituito, nel caso delle adozioni, dal rapporto con l’immagine della madre biologica. Molti figli adottati (tutti?) nutrono il desiderio di sapere di più sulla donna che li ha messi al mondo, e se possibile di ritrovarla e conoscerla, anche quando il legame affettivo con i genitori è molto solido. Ben documentata è poi l’eventualità che il desiderio assuma connotati ossessivi. L’ultimo libro di Maria Grazia Calandrone riprende questo tema con una singolare variazione, quasi un capovolgimento, che disloca direttrici e soggetti dell’ossessione. Per inciso, converrà ricordare che l’etimologia di «ossessione» è obsedere, assediare: verbo che rende bene l’idea di un blocco emotivo abbastanza forte da impedire alla vittima di muoversi, o di allontanarsi.    Splendi come vita, di recente apparso presso...

Un'autobiografia psichica / Emmanuel Carrère, Yoga

In Yoga (Adelphi, 2021), Emmanuel Carrère è preoccupato di farci sapere che quello che racconta in questo suo ultimo libro "è tutto vero". Quando pensa al genere di letteratura che fa, Carrère è fermamente convinto di una cosa: "la letteratura è il luogo in cui non si mente" (corsivo dell'autore), "le cose che scrivo forse sono narcisistiche e vane, ma non sono false". E si premura di spargere, nel corso del romanzo, indizi che avvalorano questa sua, non si sa fino a che punto sincera, presa di posizione: cita i nomi di alcune persone assassinate durante l'attentato terroristico a Charlie Hebdo (uno era davvero un suo amico); incontrando Jean-François Revel (vero padre di Matthieu Ricard, braccio destro del Dalai Lama in Francia) al supermercato, nota che ha il carrello pieno di bottiglie di vino; ci informa che è amico di Michel Houellebecq e che conosce "un po'" Alessandro Baricco; fa un ritratto commovente del suo primo editore, dicendo che lo aveva contattato perché pubblicava i libri di Georges Perec; riferisce dell'incontro, all'inizio della sua depressione, con Wyatt Mason, un giornalista americano che scrive otto pagine su di lui sul New York Times e...

Italian Life / Tim Parks: l'infelicità in Italia è l'esclusione

Perché all’università il voto più alto che si può prendere a un esame è trenta, mentre alla discussione di laurea è centodieci, lodi a parte? Non avrebbe più senso che entrambe le valutazioni fossero espresse, che so, su una scala che va da zero a cento, o da uno a dieci? Queste sono domande che probabilmente molti di noi, nativi italiani, non si sono mai posti, forse perché è sempre stato così, e le cose che sono così da sempre sembrano naturali, come devono essere. Ma se uno è nato e cresciuto in un altro paese e ha frequentato altri sistemi scolastici, questo bizzarro modo di valutare salta subito agli occhi, così come a un italiano sembra illogico e inutilmente complicato il sistema di misurazione anglosassone fatto di pollici, piedi, iarde e miglia. Sono le tipiche domande che scaturiscono dalla curiosità stupita dello straniero, curiosità che lo spinge a chiedersi il perché delle cose, un po’ come fanno i bambini, quando cominciano a interrogarsi sul mondo, e partono con la sequela interminabile dei perché che mette alle corde i genitori.   Tim Parks, nel suo ultimo libro, Italian Life (2021) – uscito a distanza di pochi mesi in inglese da Vintage (2020), e da Rizzoli...

Un esordio narrativo / Maddalena Fingerle. Lingua madre

Paolo Prescher, il protagonista di Lingua madre, romanzo vincitore del premio Calvino 2020 ora stampato dall’editore Italo Svevo, vive a Bolzano, ha un padre che non parla, una madre e una sorella che parlano troppo e male e nel nome un anagramma (“parole sporche”) che è condanna e profezia. Fin da bambino Paolo è ossessionato dalle parole, “parola”, non “mamma”, è la sua prima parola; per lui le parole hanno colori, odori, sapori, sensazioni: “alcune parole tolgono la fame perché riempiono lo stomaco, anche al di là della cadenza e della dizione. Globo, per esempio, è un pasto completo, aiuola è un capriccio come lo zucchero filato e riempie la bocca, e poi ci sono le parole liquide che ti rinfrescano e ti dissetano, come glicine, e quelle che sono come le merende o uno spuntino, e tra queste c’è intonaco che ti impasta la bocca ma è bello come lo fa. Ci sono anche le parole che vanno di traverso, come biglia, che fa fatica a scendere ma quando scende la senti nella pancia. E dipende tanto anche da chi le pronuncia”. Ma soprattutto le parole possono essere pulite o sporche e quando si sporcano le parole si sporca tutto, anche i pensieri che per esistere devono appoggiarvisi. Le...

Mentori carismatici, violenze e menzogne / Susan Choi. Esercizi di fiducia

Un martedì di zona rossa io e mia sorella, munite di mascherine e consueto cattivo umore pandemico, attraversando il ponte di un parco di Torino, ci siamo imbattute in un ragazzo che voleva buttarsi giù. Fu un’esperienza strana e spaventosa. Sul momento però mantenemmo una freddezza imprevista. Io, non appena compresi i suoi intenti, placcai il ragazzo che stava oltre la transenna del ponte, mia sorella, a sua volta, bloccò un ragazzo arabo che faceva jogging nel parco. Il runner senza dire una parola sollevò l’aspirante suicida riportandolo nella parte sicura del ponte. Passammo poi gran parte del pomeriggio con loro, parlammo molto ed infine ci assicurammo che il ragazzo contattasse e raccontasse dell’accaduto al suo psichiatra. La cosa perturbante però avvenne la sera quando io e mia sorella iniziammo ad interrogarci reciprocamente sull’esperienza che avevamo vissuto, come se dubitassimo se fosse accaduta realmente. Più ne ripetevamo i dettagli e le nostre reazioni e più ci sembrava inventata. Il risultato di un avvenimento scioccante si tramutò rapidamente in una narrazione, creata da due menti forti solo dell’aver vissuto insieme una stessa situazione. Una storia verosimile,...

Italiani in Etiopia / Maaza Mengiste, Il re ombra

La memoria collettiva, in senso stretto, non esiste. Come non esiste la colpa collettiva. La memoria, come la colpa, ci singolarizza, è qualcosa di strettamente personale: dire che tutta una nazione è colpevole è dannoso, perché quando tutti sono colpevoli, in fin dei conti nessuno lo è, come ci ricorda Hannah Arendt. Allo stesso modo, non esiste – per nessuno, per nessuna nazione – un innatismo della memoria, che ci permetterebbe di parlare di memoria collettiva: la memoria è individuale e per lo più locale. La memoria collettiva può esistere solo se la intendiamo come processo: un processo di costruzione e di istruzione, e un processo politico in quanto processo di negoziazione tra ciò che vogliamo ricordare e ciò che vogliamo dimenticare, tra ciò che vogliamo vedere – e far vedere – e ciò che vogliamo tenere nascosto, oltre che, naturalmente, tra i vari modi in cui scegliamo di ricordare. Di questo ci parla Maaza Mengiste in Il Re Ombra: di una parte di storia che l’Italia ha scelto di non ricordare – o meglio, di una parte di storia per la quale l’Italia ha scelto di fornire una narrazione autoassolutoria e autocelebrativa, mostrando alcune cose ma nascondendone altre. Per...

Filosofia del mondo nuovo / Maurizio Ferraris. Documanità

“Come faccio a spiegare a mia moglie che mentre guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”, si chiedeva Conrad, scrittore e navigatore. Questa difficoltà di comunicazione, di coordinamento intersoggettivo – in epoca di “smart working” lo sappiamo bene – può soffocare sul nascere i migliori pensieri: “Quando fai la lavatrice?”, “Il lavandino si è bloccato!”, “Cosa mangiamo per cena?” e l’idea vola via. Per ovviare a questo annoso problema, a inizio Novecento si pensò alla tecnologia. L’“Isolator” era uno scafandro, brevettato dal fisico Hugo Gernsback, che lo scrittore indossava per non essere disturbato. Tecnicamente era perfetto: nemmeno un filo di voce passava. Ma umanamente era insostenibile. La questione, pare, fu invece risolta da un poeta, Sanguineti: mentre lavorava indossava un cappello, e quando lo si vedeva con addosso il copricapo non doveva essere disturbato. Tolto il cappello, gli si poteva chiedere di sbloccare il lavandino. Insomma, la “smartness” non è mero tecnologismo, ma è una soluzione che, al tempo stesso, risponde a un bisogno e si adatta alla nostra condizione.   In un’epoca in cui abbiamo il martello tecnologico e vediamo solo chiodi (Scilla), o in...

Restare o andarsene / Marco Balzano, Quando tornerò

Non esiste, ovviamente, alcuna automatica proporzione tra il rilievo sociale dei temi di cui un romanzo parla e il suo valore letterario. D’altro canto, non c’è dubbio che una delle funzioni della letteratura consista nel mettere davanti agli occhi del lettore aspetti del presente che fino a quel punto gli erano sfuggiti, o ai quali non s’era curato di prestare attenzione. Non perché siano nascosti: al contrario, perché sono troppo palesi. Ma per coglierli occorre sostare un attimo, porvi mente: considerarli. La nazionalità più rappresentata fra gli immigrati in Italia è la Romania, con oltre un milione di presenze (circa un quinto del totale). Poco meno del 60% sono donne; di queste, moltissime sono dedite ad assistere gli anziani. Fin qui, cose risapute – numeri, forse, a parte. Ma che ne è delle famiglie delle centinaia di migliaia di badanti romene? Ricevono un aiuto economico prezioso, in qualche caso provvidenziale, certo. E poi?   Gli effetti dell’emigrazione sul tessuto sociale dei paesi di partenza è oggetto di pagine memorabili nel più famoso libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli. Lì si parla di contadini lucani che andavano in America, e spesso finivano...