Gatti nell'arte

I gatti sono gli animali domestici più diffusi al mondo. Negli Stati Uniti se ne contano circa 87 milioni, in Indonesia 30, in Brasile 15. E sono in crescita. Gli abitanti di Gran Bretagna, Canada, Germania, Francia, Giappone e Cina ospitano nelle loro case tra gli 8 e gli 11 milioni di mici. Nel corso dei secoli, la domesticazione è stata più lenta di quella dei cani ma, come si vede, procede spedita e da cacciatore di topi il gatto si è ormai definitivamente affermato come indiscusso pet e animale da compagnia.

I gatti vanno forte anche su Internet: foto di micetti e meme di gattini spopolano su twitter, instagram e sulle homepage di giornali, migliaia di umani autoproclamatisi “schiavi dei gatti” si ritrovano in gruppi e pagine più o meno satiriche su facebook, le notizie con la parola “gatto” nel titolo sono garanzia di click. I felini trionfano pure in libreria. E anche nell'arte, tanto che è frequente trovare nei bookshop dei musei deliziosi volumetti dedicati ai gatti presenti nei quadri delle varie collezioni. 

Con la loro grazia, la capacità di assumere le forme più assurde, le pellicce dalle diverse texture e sfumature, gli ipnotici occhioni colorati, i gatti sono soggetti fotogenici e irresistibili, ottimi da osservare e ritrarre. 

 

Il celebre etologo e grande divulgatore Desmond Morris, che è anche un appassionato d'arte e un pittore che espone con successo da più di sessant'anni, ha voluto dedicare un libro proprio a I gatti nell'arte (Johan & Levi editore, 222 pg, 28 euro). Un volume accattivante sin dalla copertina, pieno di bellissime riproduzioni – dai gatti che si azzuffano in un'incisione rupestre Libia del 5000 a.C. alla street-art con gattoni giganti sui muri di oggi – che l'autore esamina coniugando la storia dell'arte alle conoscenze dello zoologo. Zoologo che racconta anche la vita e il comportamento di alcuni degli “artisti da gatto” (la surrealista Leonor Fini con i suoi ventitré gatti in appartamento a Parigi e lo studio pieno di peli che si impastano persino ai colori; Andy Warhol e i suoi venticinque gatti chiamati “Sam” nella sua casa dell'Upper East Side ritratti in un libriccino a tema felino tenuto rigorosamente privato e regalato solo agli amici; Utagawa Kuniyoshi, con le sue stampe giocose e sorprendenti e il registro dei felini defunti con tanto di altare buddhista).

 

Opera di Pablo Picasso.


Con l'aiuto della moglie, Morris è andato in cerca delle opere meno note, dando ampio spazio alla produzione naïf, divisa fra gatti naïf realisti e gatti naïf primitivi, ma ci sono, naturalmente, anche i grandi maestri: dagli studi per una Madonna del gatto di Leonardo (mai realizzata) al Carracci, per arrivare ai gatti d'avanguardia di Paul Klee e Picasso, passando per i ritrattisti dell'Ottocento e l'Impressionismo. C'è un'evoluzione nel modo in cui i gatti entrano nei quadri e Desmond Morris la segue attentamente, sottolineando come da trastullo, il gatto diventa soggetto a tutto tondo. Dalle espressioni infastidite e a volte impaurite, dal gesto di scapparsene via dalle braccia di bambini e signore, si arriva alla compostezza dei gatti delle élite – soriani, siamesi, bobtail, scottish fold – ormai entrati nei salotti, alla rassegnazione del gatto costretto in casa di Gatto alla finestra (Utagawa Hiroshige, 1858), all'incoronazione da re in L'illusione del gatto domestico (Tokuhiro Kawai, 2006). Sono lontani i secoli terribili delle persecuzioni e dello sterminio da parte dei cristiani, quando i gatti venivano considerati i diabolici animali delle streghe (spesso, semplici anziane che vivevano sole con i loro animali) oltre che associati a una religione precedente, quella dell'antico Egitto, o concorrente, l'Islam (nel Corano il gatto viene descritto come puro e Maometto, si narra, era così devoto al suo gatto da preferire tagliarsi una manica della veste che svegliare il gatto che ci dormiva sopra), dunque da disprezzare e sterminare. Ma satanica si rivelò l'ignoranza: con la popolazione felina decimata, l'Europa fu devastata da epidemie diffuse con le pulci dei ratti. 

 

A lungo i pregiudizi hanno accompagnato queste povere bestiole. Per esempio quello che riguarda il giocare del gatto col topo, considerato sintomo di malvagità mentre, ci spiega, Morris, è un modo per saggiare le forze residue della preda e non soccombere in eventuali contrattacchi. Gatti che “impastano”, gatti a caccia, gatti profondamente addormentati: seguendo il lavoro degli artisti, Morris guarda e spiega il comportamento felino. È dal gatto che si lava con la zampina prima dei temporali che discende il maneki-neko, il gatto giapponese portafortuna che ha invaso il mondo con il suo piedino alzato come un richiamo.

I gatti chiamano e osservano tutto, anche l'invisibile, anche quando ostentano indifferenza: gli artisti l'hanno sempre saputo. E hanno ricambiato, lasciandosi ispirare e affascinare, come dimostra questa notevole raccolta.

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