Vi sconcerta non riuscire a vedere la gente della Valle?

– Beh, sì, – balbettò il Mago. – Finora sono sempre riuscito a vedere tutte le persone che ho incontrato.

 

I bambini vogliono essere tutti visti. Per questo parlano, si muovono, e per questo si nascondono e stanno in silenzio.

I bambini desiderano tantissimo essere invisibili. Certe volte solo l’invisibilità salva le cose sacre, come la nostra faccia che non vedendola possiamo sentirci abitanti di un paese invisibile e affacciarci alle finestre, gli occhi. Perdere la faccia davanti agli altri salva la faccia sulla porta dell’invisibile, apre una prospettiva nuova. Noi siamo nascosti dentro. Invisibili. E chi lo sa lancia occhiate agli altri. Ci si riconosce, nell’invisibilità.

 

Una volta un’amica filippina mi ha detto: “A me non lasciano il posto in metrò, Chandra, io sono invisibile.” E lo diceva come dire io sono inglese. Quindi c’è un’invisibilità che protegge e una che uccide.

Spesso gli invisibili sono invisibili agli intelligenti che poi magari scrivono tanti pensieri intelligenti sull’invisibile e anche sui suoi abitanti. Essere invisibili può fare molto male. Ma i cani vedono quasi sempre gli invisibili, i gatti assolutamente sempre. Come i morti, per esempio.

Nei libri considerati per l’infanzia, l’invisibile è abitabile anche quando non è nominato. Molte impossibilità sono probabili quando lo sfondo, l’amato sfondo degli invisibili dove fare quietamente tappezzeria, è l’accogliente spazio dell’invisibile. L’invisibile è casa. Perché i bambini sono arrivati da poco nel visibile e si ricordano molte cose di laggiù, lassù, là attorno.

 

Le ferite sono invisibili, soprattutto a scuola e soprattutto con gli adulti spaventati dal cuore. Il cuore è amico dell’invisibile, è attaccato per un filo al visibile, se tiri troppo si spezza e vola via e va a bussare alla foresta dell’invisibile dove si sono salvati tutti gli animali e ogni albero e tutte quante le ferite. Chi vede l’invisibile è impossibile che si dia arie. Speriamo solo che invisibile non sia una parola che sta diventando frequente per accaparrarsi una nuova esclusività, speriamo che non finisca come la luna, con una bandiera ficcata nel collo.

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@ Mara Cerri