Muhammad Ali. C'era una volta un Re

 

Muhammad Ali/Cassius Clay, che sul ring “svolazzava come una farfalla e pungeva come un'ape”, nella vita seppe dire di no al reclutamento nell’esercito americano che faceva guerra al Vietnam, gettare nelle acque del fiume Ohio il proprio oro olimpico per denunciare il razzismo imperante negli Stati Uniti, lottare per i diritti civili e la fine della segregazione razziale, convertirsi all’Islam in un paese che di quella religione farà poco tempo dopo un tabù politico.

 

Nero di classe media meridionale ,"niente a che vedere con la classe media bianca" – come ha fatto notare la scrittrice premio Nobel Toni Morrison, editor della sua autobiografia,  The Greatest: My Own Story – il pugile più amato e influente della storia è uscito quietamente di scena dopo trent’anni di convivenza con il morbo di Parkinson.

 

Oggi il presidente in carica Barack Obama, nero di classe media come lui, ricorda “la sua eccezionale capacità di far appello a una forza e a un coraggio straordinari di fronte alle avversità, di navigare in mezzo alla tempesta  senza mai perdere la rotta”. La fotografia, o meglio l’icona, del pugile vittorioso che sovrasta lo sconfitto campione del mondo Sonny Liston, appesa alla sua parete come a quella di molti americani, ha avuto, nell’immaginario politico di varie generazioni, lo stesso peso simbolico del volto di Malcom X , di Martin Luther King, delle Pantere nere.

 

Non si tratta di retorica: in un paese dal sistema democratico a prova di grimaldello, la questione razziale continua a essere una ferita aperta. Quel combattente mite e determinato, che non rifiutava l’uso della forza, ma sapeva disciplinarla e organizzarla, ha impedito all’America di dimenticarsi il colore della sua pelle, di ‘visualizzarlo’ solo attraverso le sue vittorie. Grazie a Muhammad Ali, ‘l’uomo invisibile’ e ‘il  fantasma seduto accanto alla porta’ delle case nordamericane hanno acquistato, irreversibilmente, un corpo e una voce.

 

Milano, 4 giugno 2016.

             

La sua poesia, qui dalla sua voce, sull'avversario storico, Joe Frazier:

 

Ding! Ali comes out to meet Frazier
But Frazier starts to retreat
If Frazier goes back any further
He'll wind up in a ringside seat

Ali swings to the left
Ali swings to the right
Look at the kid
Carry the fight

Frazier keeps backing
But there's not enough room
It's a matter of time
Then Ali lowers the boom

Now Ali lands to the right
What a beautiful swing!
And deposits Frazier
Clean out of the ring

Frazier's still rising
But the referee wears a frown
For he can't start counting
Till Frazier comes down

Now Frazier disappears from view
The crowd is getting frantic
But our radar stations have picked him up
He's somewhere over the Atlantic

Who would have thought that
When they came to the fight
That they would have witnessed
The launching of a coloured satellite!

 

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