Trump. Colloquio tra un nord-americano e un europeo

Pakman – Il trionfo di Trump ha risvegliato molti stereotipi anti-yankee. Per esempio che l'“America” mostra il suo “vero Self” – concetto assai dubbio – la stupidità del suo popolo, la mancanza di cultura dello stesso, il suo razzismo, ecc.

Nonostante il momento orribile, credo sia utile ricordare che Trump ha vinto per il consenso della metà dei votanti, che l'altra metà ha votato Hillary Clinton, come di solito accade in democrazia, comunque la si pensi a proposito del sistema democratico. Così vinse anche Obama, così accade quasi sempre, salvo nei paesi dove un candidato vince con maggioranza schiacciante, in generale con la massima frode. 

La metà che perde non scompare e, si potrebbe aggiungere, è “il nucleo autentico del popolo statunitense”, anche se ciò appartiene al pensiero di chi ha perso.

Per molti, benché l'ideologia di Trump sia affine al fascismo, le sue azioni di governo saranno  orientate al pragmatismo, alla convenienza, che gli permetterebbe di affermarsi su differenti fronti, contraddicendo le proposte della sua campagna elettorale, sperando che il gioco delle forze interne al governo si esprima intorno a ogni tema da affrontare. 

 

 

 

Barbetta – Qui in Europa, in giro per le città, quando ascolti i discorsi da bar, senti la signora che dice: “Son contenta che abbia vinto Trump! Mica la Clinton che imbroglia e mente!”. L'astrazione teorica è moralistica e menzognera, su questo la signora del bar ha ragione. L'idea che la sinistra abbia una superiorità morale è elitaria e falsa. Un tempo erano i benpensanti di destra a considerarsi superiori sul piano morale. La sinistra decostruiva la dimensione oscena di questa supposta superiorità: La classe dirigente, di Peter Medak, Indagine su di un cittadino al di sopra di ogni sospetto, di Elio Petri, sono solo due esempi, tratti dal cinema, di questa critica radicale al moralismo di destra. Dobbiamo prendere atto che oggi la prospettiva si è ribaltata.

 

Pakman – Da anni sostengo, riferendomi a Foucault, che la necessità di governare consiste nell'assumere il potere come libertà nelle relazioni di forza e non come mandato imperativo. In questo senso, Gramsci sviluppa alcune considerazioni intorno all'egemonia: l'egemonia non è un processo di dominio assoluto e dittatoriale. Essa lascia una relativa libertà ai soggetti. Non si tratta di libertà illusoria – come molta parte della sinistra ha interpretato il concetto di egemonia – ma di autonomia dei soggetti a un certo livello. Accade persino nei momenti in cui i margini di libertà vengono limitati radicalmente. Ciò significa che bisognerà osservare come parteciperanno il partito democratico, le istituzioni sociali e i movimenti popolari a questo gioco di forze. Proprio lì, secondo me, si è manifestata la debolezza e l'ingenuità politica dei movimenti. La sinistra dovrebbe essere meno preoccupata per l'universo di chiacchiere in cui vive e tornare a fare una buona lotta nel vecchio stile, coi piedi per terra, senza l'ingenuità delle buone – ma astratte – intenzioni.

 

 

Barbetta – Anche la destra usa le chiacchiere di cui parli, ma in modo opposto: le spara grosse. Questo piace a “la gente”, seconda persona plurale in Brasile, dove si rivela l'arcano di chi è “la gente”: infatti “la gente” siamo noi, compreso io che scrivo. Quando Grillo manda tutti i politici affanculo – il che oggi include anche se stesso - il primo motto dello spirito è dargli ragione. Insomma, il soggetto collettivo siamo noi e il soggetto collettivo ha un inconscio. La destra parla al nostro inconscio. Risveglia in noi quei fantasmi antidemocratici, razzisti, distruttivi, omofobi, anti intellettuali che ci trasciniamo dietro, che la pretesa di superiorità morale vorrebbe cancellare.

La destra mente perché distingue la campagna elettorale dalla politica quotidiana. Se Trump dicesse la verità gli USA diventerebbero un sistema di deportazioni di massa, con sparatorie e gruppi che fanno razzie, risorgerebbe il Ku Klux Klan e ci sarebbe una nuova guerra civile. Mentre se Hillary non mentisse dovrebbe affrontare il tema della povertà e della sanità pubblica attraverso la promozione di iniziative di contrasto a Big Pharma, della corruzione dei molti che svendono – negli USA come in Europa – la salute pubblica alle multinazionali farmaceutiche, assicurative o, come in Europa, a uno Stato burocratizzato che ha fatto della società un grande esperimento di salute mentale.

 

Pakman – I candidati di sinistra indipendenti hanno mostrato ingenuità negando l'appoggio a Hillary perché non era sufficientemente “pura”. Ciò ha finito per favorire il candidato fascista. Abbiamo bisogno di rimettere in questione la filosofia progressista; è superficiale, più preoccupata dei significati astratti e delle chiacchiere che di produrre micropolitica nei contesti delle resistenze popolari e nei luoghi della vita quotidiana. 

È urgente adottare una nuova politica per un mondo che non è popolato di santi, che  con una semplice spintarella fanno discendere gli ideali sulla terra. Le filosofie post-linguistiche hanno il compito di partecipare a questi nuovi movimenti. 

 

Buck Mulligan. 

 

Barbetta – Obama e Clinton hanno pensato di seguire il modello europeo “progressista”, in cui la salute pubblica si è trasformata in un sistema di carte da decifrare. Avrebbero potuto promuovere le micropolitiche dei movimenti: gruppi di auto-mutuo aiuto, pratiche comunitarie, autogestione dei pazienti psichiatrici, degli homeless, lavorare per ridurre la dipendenza da farmaci psicotropi e non psicotropi, fare azioni concrete contro la pena di morte negli stati dove sussiste, ridurre la vendita di armi private anche attraverso forme di educazione alla pace.

Queste cose non sono più di sinistra, non sono mai state di destra, così i dannati della terra non trovano più una voce sincera, qualcuno che li difenda nel concreto, forse Bernie Sanders, chissà, ma ha perso.

Perciò Trump ha mentito durante la campagna elettorale, le ha sparate grosse per vincere. 

Ma non è proprio questo il problema? Nelle democrazie post-moderne, per vincere le elezioni bisogna spararle grosse, l'importante è non mantenere le promesse, e meno male! Il gioco è parlare all'inconscio, poi ritrattare le proprie dichiarazioni. Questo il problema che hanno i Trump del mondo. Nel dizionario etimologico inglese va aggiunto: Trump. Dal francese Tromper (ingannare).

 

Pakman – Ma parlando di trumping, dobbiamo vedere adesso, a livello micropolitico, come su questioni specifiche, le cose verranno torte – dal latino tortus, che ha la stessa radice di tortura – e chi torcerà chi. Perché la consegna di Hillary “love trumps hate” (“l’amore sconfigge l’odio”, ma il senso è molteplice) è ancora indecisa. 

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