Teatro

Il sentimento del per sempre nel Teatro delle Ariette / Tutto quello che so del grano

In questi tempi di pornografia psico-filosofica, di stanca fame di realtà e di fuffe linguistiche, il Teatro delle Ariette sembra una zona franca in cui deporre incartamenti e livore.Inchiodati sul confine tra la resa e la voglia di trovare uno slancio, indecisi su cosa fare delle nostre vite e della nostra fiducia, su cosa pensare e sentire – se sia meglio vivere liberi o in coppia, se la carne faccia male o no, se convenga crescere i figli in campagna o in città, se sia bene leggergli solo favole gender friendly, se il biologico sia poco meno di una truffa, se l'arte e la storia siano morte col romanticismo o meno, se abbia ragione Heidegger o Bloch, se sia meglio il manicheismo o il relativismo, se il teatro sia parola, gesto, o tutte e due, o nessuna delle due... – guardiamo Stefano,...

Scompare a 87 anni il grande attore / Paolo Poli: la leggerezza della lama

Visto che la retorica gli è sempre stata indigesta, e che in tutta la sua vita ha sempre lottato contro i miti borghesucci dell’Italietta, di cui è stato critico feroce, è da evitare senz’altro l’elogio di maniera, onde risparmiare a doppio zero maledizioni postume, che sospetto efficacissime. Quello che in toscano verrebbe “era tanto buono, gli si voleva tutti bene”.Alla sua scomparsa Paolo Poli si incide nel Novecento italiano, con una sua specificità suprema. Come l’amato amico Sandro Penna ha tratto poesia dai ciarpami del vivere, anche lui ha operato negli spazi oscuri, per disegnare una storia del Belpaese che passava dai ripostigli, dagli sgabuzzini, tra brandelli di liriche inutilizzabili, inni all’alalà e pettegolezzi di bionde fatali che parlavano del loro prossimo film...

La storia di Ubulibri / Il miglior teatro della nostra vita

Esterno giorno. Prima di entrare a una lezione all’università, spicca sul fianco di una ragazza giovane quella borsina gialla con sopra la scritta “Burnig Books”, libri incendiari che non vogliono essere bruciati. Da qualche parte si vedono Padre Ubu e il logo  dell’Associazione Ubu per Franco Quadri. Interno pomeriggio. Milano, inizi marzo. È piena di ragazzi di una classe di scenografia dall’Accademia di Brera la mostra La “linea desiderante”. Il libro e la scena nelle Edizioni Ubulibri presso il Laboratorio Formentini per l'Editoria (a cura di Renata M. Molinari, Oliviero Ponte di Pino, Marco Magagnin). Li guida il loro professore, che spiega l’importanza che ha avuto per il teatro quella casa editrice. Ci sono alcuni pannelli laterali e una bacheca fitta di volumi, tutti i 301...

Come mettere in scena Voltaire / Candide, il gioco della rappresentazione

“Uno spettacolo è come una società ben organizzata, in cui ciascuno sacrifica parte dei propri diritti per il bene della collettività. Chi calcolerà nel modo più esatto la portata di questo sacrificio. L’entusiasta? Il fanatico? No, certo. Nella società sarà l’uomo giusto; a teatro l’attore che avrà la mente fredda.” Diderot, Paradosso sull’attore   “Contessa: Candide perché vi alzate dalla sedia? / Candide: C’è Cunegonde, devo parlarle, non ci vediamo da molti anni e tuttavia tu ancora… / Cunegonde (attrice): Signore, sono un’attrice. Non capisce le leggi del teatro? / Candide: Sarà pure un’attrice ma così simile a Cunegonde, se...

Un teatro sempre in bilico / Cuocolo-Bosetti: morire o ricordare

Forse che sì forse che no. Il motto, ripreso da una canzone d’amore, una ‘frottola amorosa’ del Cinquecento, percorre tutte le strade (prive di biforcazioni e quindi obbligate) del labirinto che decora il soffitto dell’omonima sala nell’Appartamento di Vincenzo I Gonzaga nel Palazzo Ducale di Mantova. Roberta cade in trappola – The Space Between è lassù, tra l’incertezza dell’amante appeso al filo di Arianna delle risposte dell’amato, in questo caso il tempo passato, e la tragica indagine sul resistere alla più banale e rassegnata quotidianità. Lo spettacolo di e con Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, tredicesima parte in sedici anni dell’Interior Sites Project, è il nuovo passo fermo di...

Quattro scarti sul silenzio / Prova

Erompe alla superficie il fiume carsico del testo di Pascal Rambert, dolore personale alimentato nel fuoco della storia. Implode trattenuto dal gioco teatrale, dalle domande sulle capacità del linguaggio di essere all’altezza di atti vissuti, desiderati, intinti nel rancore della memoria, nell’elencazione degli sguardi sbagliati, delle occasioni rimandate, dei sogni e delle utopie svaniti. Prova (Répétition in francese) è solo in superficie un gioco metateatrale, un viaggio in decostruzionismi che attingono alla filosofia del linguaggio. L’autore, Rambert, è un apprezzato regista francese, direttore del T2G – Théâtre de Gennevilliers, che ha trasformato in centro per la drammaturgia contemporanea. E lui stesso è un esponente di punta della scrittura post-drammatica, quella che rinuncia...

Una destabilizzata quotidianità

Harper Regan, Simon Stephens. È assai probabile che i due nomi in questione non vi dicano nulla. Ebbene: il primo è il titolo di uno spettacolo in scena fino al 6 marzo a Milano, il secondo il nome del giovane anglosassone autore del testo. Difficile credere che, con una locandina a così basso impatto, un teatro possa riempire la sala per un mese di repliche. Ma vi manca un elemento, per svelare l’arcano: l’allestimento è firmato da Elio De Capitani e presentato al Teatro dell’Elfo.   Harper Regan, Martin Chishimba e Elena Russo Arman   Il teatro meneghino è riuscito, negli anni, a instaurare un vero e proprio patto di fiducia con i suoi molti spettatori: qualsiasi cosa gli ‘Elfi’ metteranno in scena –...

Nel temporale della Rivoluzione

C’è un breve discorso sul teatro che Georg Büchner ha fatto scivolare nella sua Morte di Danton come uno specchio improvvisamente offerto agli spettatori. Ed esso risuona anche nella versione che Mario Martone ha portato in scena al teatro Carignano per il Teatro Stabile di Torino: arriva verso la fine del II atto e a pronunciarlo è Denis Fasolo nei panni di Camille Desmoulins. Esprime quell’insanabile contrasto tra l’imitazione e l’essere, tra la finzione e la natura, che percorre tutta l’opera del drammaturgo tedesco morto giovanissimo dopo aver dato alla luce una manciata di capolavori, tra cui questo dramma moltitudinario ed esemplare a lungo ritenuto irrappresentabile, scritto non per il suo secolo ma per quello successivo. “...

Nuovi teatri crescono?

«E cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero?». C'era qualcuno – non ricordo esattamente chi – che aveva ripreso questo verso delle Luci della centrale elettrica per affrontare i teatri italiani degli anni Duemila, il loro avvento dirompente, la biodiversità così cangiante da essere difficile da raccontare per intero, la loro successiva caduta o almeno normalizzazione. È un modo un po' brusco di iniziare un articolo, ma è proprio questo il punto: tornare a chiedersi cos'è successo, cos'eravamo e cosa siamo, cos'abbiamo fatto in questi anni, com'è andata e come sta andando. Un argomento forse un po' démodé per l'agenda critica d'attualit...

È ribelle il Virgilio di Anagoor

Era atteso, al Piccolo Teatro, Virgilio Brucia. Lo aspettavano gli appassionati dei classici e gli insegnanti con le scolaresche, curiosi di scoprire l’Eneide alla difficile prova del palco. E lo aspettavano anche i conoscitori della scena contemporanea, amanti del teatro raffinato e visionario di Anagoor. A buon diritto: tra i molti gruppi dalla vocazione sperimentale e performativa emersi negli scorsi decenni, pochi sono stati capaci di non farsi risucchiare dal vortice fagocitante di studi brevi e dimostrazioni di lavoro, per misurarsi invece con una prospettiva di largo respiro. Virgilio Brucia rappresenta, dopo l’applaudito Lingua Imperii, un’ulteriore conferma della caratura e della maturità della compagnia veneta.   Virgilio Brucia, Anagoor, ph...

Il Vangelo di Pippo Delbono

All’inizio, sul palco del Teatro Argentina di Roma ci sono soltanto undici poltroncine foderate di rosso disposte sulla linea del proscenio (due ai lati, le altre nove al centro) e un grande pannello bianco alle loro spalle. Vuote e promettenti, aspettano i corpi che le devono occupare. In avanscoperta entra un uomo elegante, allure da maturo tanguero, che le sistema e le accarezza come un cerimoniere: è Pepe Robledo, uno degli attori storici della Compagnia di Pippo Delbono. Poi gli invitati arrivano, uomini in abiti da sera, donne con mise smaglianti e vistose, pettinature curate e parure di gioielli scintillanti, si siedono e osservano la sala incuriositi, sono tutti perfettamente in parte, anche Nelson Lariccia che, lunghi capelli rossi e un lampo di ironica follia nello...

Cadaveri euforici sul baratro

Immaginiamo la vita di un liceale medio di Modena. Per un anno ha partecipato a laboratori teatrali a scuola condotti non dalla volenterosa professoressa appassionata d'arte, ma dagli attori che vede sul palco di un Teatro Nazionale, e che insieme a quegli attori – che ormai conosce per nome – ha trascorso svariati pomeriggi in biblioteca ad ascoltare Roberto Latini o Marco Martinelli che leggevano brani dalla Montagna incantata di Thomas Mann. Ha passeggiato e pedalato sui passi della Grande Guerra, e una sera al mese invece della movida ha frequentato Kabarett d'antan improvvisati in un caffè, in una mensa o in un centro sociale. Al cinema ha visto Chaplin, Losey e Renoir, in lingua originale con sottotitoli. Immaginiamolo tra i duecento protagonisti di un...

Rezza-Mastrella Anelante

Salta, parla, parla quasi senza fermarsi mai Antonio Rezza nell’ultimo spettacolo. Come nei precedenti lavori, si dimena nella scena (“habitat” li chiamano loro) disegnata come sempre da Flavia Mastrella. Questa volta non sono stoffe tagliate come un quadro di Fontana da cui far apparire facce deformate, gambe, braccia, pezzi di corpo, personaggi, e non sono neppure strutture leggere, sempre principalmente di stoffa, da indossare, da penetrare, da far dilagare nel palcoscenico. Sono edicolette o teatrini o spogliatoi coloratissimi, leggeri, modulari, spostabili, con interferenze di zebrature, bianchi e neri, neri e rossi, con tendine e veli, che servono a celare, a rivelare, sempre loro, personaggi evanescenti, come noi tutti, corpi scomposti in un delirio futurista,...

Archeologia di Virgilio Sieni

Tutto iniziò nell’Isolotto, il quartiere periferico di Firenze. Nacque lì nel 1957 Virgilio Sieni, il danzatore, il coreografo, uno degli artisti italiani più innovativi. Là, nell’insediamento appena sorto tra la campagna e la città, si formò. Poi arrivarono il liceo artistico, l’incontro con l’arte contemporanea, con il clima della capitale creativa d’Italia, la Firenze degli anni ottanta ricordata da Pier Vittorio Tondelli nel suo Un weekend postmoderno. Arrivò l’impatto del teatro di ricerca, a partire da Crollo nervoso del Carrozzone di Tiezzi e Lombardi. E venne la danza, incontrata inizialmente alla scuola di Traut Faggioni, con una radice infitta nell’espressionismo tedesco; praticata con...

Per un teatro vivente

Due piccoli ma intensi libri di riflessione sul teatro sono usciti di recente. Sono Farsi luogo. Varco al teatro in 101 movimenti (Cue Press 2015) di Marco Martinelli, regista, scrittore, fondatore del Teatro delle Albe, e La fortezza vuota. Discorso sulla perdita di senso del teatro, scritto dal regista Massimiliano Civica, vincitore quest’anno del premio Ubu per la migliore regia con Alcesti, uno spettacolo dal tocco intimo e personalissimo, e Attilio Scarpellini, critico teatrale, fondatore, tra le altre sue attività, di quella bella rivista che è stata, per troppo poco tempo, “Quaderni del Teatro di Roma”. Sono stati pubblicati da due case editrici piccole, piccolissime, molto agguerrite. La riflessione teorica di Martinelli (ma intinta massimamente...

Nei labirinti di Thomas Bernhard

Siamo oltre l’amato Ludwig Wittgenstein in Ritter, Dene, Voss di Thomas Bernhard. Siamo oltre il consiglio, l’acquisizione finale del suo Tractatus logico-philosophicus: “Su ciò, di cui non si può parlare, si deve tacere”. Nella commedia del 1986 (è davvero una commedia? o piuttosto è una tragedia? Per parafrasare il titolo di un raccontino, sempre dell’autore austriaco: ma forse è una tragedia travestita da commedia o viceversa…), in Ritter, Dene, Voss si parla, si parla tantissimo, su una realtà oscura, indecifrabile, intessuta di odi familiari cresciuti lungo anni e anni, con idiosincrasie che hanno portato alla follia, con megalomanie e vuoti affettivi che hanno fatto marcire per sempre, sotto la crosta di...

Teatri in Fèsta a Ravenna

Nato come un momento di celebrazioni delle diverse attività di E-production, la rassegna Fèsta di Ravenna – quest’anno tra il 4 e il 13 dicembre – è diventata un appuntamento annuale della città. Sono passati quasi tre anni da quando Fanny&Alexander, Menoventi e gruppo nanou (e al tempo anche ErosAntEros) unirono le forze e si gemellarono in un progetto cooperativo che sapesse mettere in comune spazi e risorse, pur mantenendo intatte le differenti identità che la componevano. E-production è nata come una risposta alla crisi economica che ha messo e continua a mettere in ginocchio la quasi totalità delle attività culturali e artistiche di questo Paese. Fèsta è divenuto così il momento per...

La danza cubista di CollettivO CineticO

Matematica e poesia governano le azioni, gli spettacoli, le performance di CollettivO CineticO. Insieme a una rara sensibilità per incrinature, delicatezze, asperità, desideri e sogni dell’adolescenza e della giovinezza. La compagnia ferrarese diretta da Francesca Pennini (coreografa e danzatrice) e da Angelo Pedroni (drammaturgo e trainer) esplora confini e smarginature tra spettacolo e comportamento, disegnando per tappe con le sue creazioni una mappa estesa di dilatazioni delle vecchie categorie di teatro e danza. In questo senso si presenta, oggi, come una delle compagini che di più tiene viva una pratica reale di sperimentazione, altrove abbastanza dimenticata.   Con <age>, in diversi anni, con vari interpreti, ha esplorato l’adolescenza...

Scenario: istantanee dalla crisi

Cercare di rintracciare il nuovo vuol dire, anche, fotografare l’esistente. E non è detto che la fotografia venga come ci aspettiamo, ci rassicuri, sia incoraggiante. È quello che accade, dal 1987, con Premio Scenario: diverse commissioni lavorano in parallelo lungo tutta la penisola per scoprire, tra i moltissimi gruppi teatrali under 35, voci fuori dal coro, nuclei magari acerbi ma che promettono di lasciare il segno. Poi una finale (tradizionalmente a Santarcangelo) conduce a quattro proposte, che debuttano pochi mesi dopo in forma compiuta.   Premio Scenario 2015, Gianni, ph. Gloria Soverini   Con le compagnie di Scenario sembra funzionare come con il vino: ci sono annate buone, e annate che paiono mostrare più chiaramente lo schiacciamento (...

Luca De Filippo, o del merito paziente

“Noi andiamo avanti sempre, in teatro. C’è un motto: ‘La morte chiama vita, perché sennò vincerebbe due volte’”. Questo diceva in gennaio, sul palcoscenico del teatro Duse di Bologna, Luca De Filippo dopo la morte di Francesco Rosi, padre della sua attrice e compagna di vita Carolina. Oggi Luca de Filippo ci ha lasciato. Lo spettacolo in cui stava lavorando, Non ti pago, ha continuato ad andare in scena anche quando lui ha dovuto fermarsi. Ci mancherà questo artista sottile, raffinato, capace di tempi teatrali assoluti, di sottigliezze interpretative che viravano la malinconia in sguardo profondo nell’uomo. Una personalità sfaccettata, un enorme artista. Doppiozero ha chiesto di ricordarlo a due studiose che gli sono...

Celestini, Laika e altre vite di strada

Si possono spendere i primi quindici minuti di Laika a pensare di non essere d'accordo con Ascanio Celestini. A pensare che è vero, sì: sta cadendo la volta celeste, si stanno sciogliendo i ghiacciai e nel mare ci sono centomila morti, e avremmo tutti una madre vecchia o una vicina in carrozzina da accudire, e  il nuovo contratto collettivo di lavoro sarà firmato sul sangue versato dopo una carica della polizia contro un picchetto di facchini neri che spostano pacchi per dieci ore pensando solo a finire il turno per ubriacarsi di patatine e birre al parco e dimenticare, non impazzire di fallimento, aspettando che sia di nuovo tempo di aspettare che finisca il turno. Com'è vero che nel parcheggio del supermercato che vende griffatissimo cibo...

Veronika Voss, Latella, le scimmie

Non per forza una domanda, un'illuminazione, o un po' di dolore, o di gioia, ma almeno un colore, una consistenza, un formicolìo, a casa, dopo aver visto uno spettacolo, dovremmo avere il diritto di portarli. Quando questo non accade vuol dire che qualcosa non va. Lo spettacolo in questione è Ti regalo la mia morte, Veronika, scritto da Antonio Latella e Federico Bellini a partire dal film di Rainer Werner Fassbinder, Veronika Voss, per la regia di Latella, prodotto e distribuito da un teatro nazionale, ERT-Emilia Romagna Teatro Fondazione. A maggio il debutto a Modena, e dalla scorsa settimana in tournée: prima tappa, Arena del Sole di Bologna.   Carpio, Piseddu, Acca, ph. Brunella Giolivo   Sforziamoci almeno per un momento, con pazienza, di...