Teatro

L’ultimo Mahabharata di Peter Brook / Battlefield, una meditazione in forma di fiaba

In un raccontino hassidico due amici parlano insieme e uno chiede all’altro: “Ma come sarà il mondo dopo la venuta del Messia?” E il secondo gli risponde: “Sarà come è adesso, noi parleremo qui, il bambino dormirà di là nella stanza, tutto sarà come è ora, soltanto un po’ diverso”. Forse questo scarto leggero, quasi inavvertibile, e tuttavia decisivo, con cui un mondo traspare da un altro, è quel che più rimane impresso nello spettatore di Battlefield, lo spettacolo con cui Peter Brook e assieme a lui il drammaturgo Jean-Claude Carrière e la co-regista Marie Helène Estienne sono tornati sul Mahabharata. Non si spiega altrimenti la profonda sensazione di pace che qualcuno confessa di aver provato davanti a quella che tuttavia gli sembrava una semplice recita che del teatro smorzava i...

Conversazione con Gianni Celati / Teatro come incantamento

  Il 28 e 29 maggio, a Reggio Emilia, «Dedicato a Gianni Celati». Qui il programma dell'evento.     Vorrei capire come mai sei arrivato alla scrittura teatrale così tardi, con Vecchiatto. In molte tue opere narrative si sente un’ispirazione quasi teatrale, e i tuoi personaggi sembrano corpi su una scena, maschere contemporanee...   È che sono sempre stato un po’ respinto dal teatro come si pratica ai nostri tempi, questo teatro dove gli attori fanno finta di scambiarsi battute in una lingua fintamente quotidiana, con in più la finzione che il pubblico non ci sia. Possiamo chiamarlo teatro borghese. Ma è l’essenza di tutte le abitudini nel teatro occidentale.   Il teatro borghese pretende di rimandare a una realtà…   Io direi che la sua regola si può...

Conversazione con Rocco Ronchi / Brecht: un discorso sul metodo?

Il Piccolo Teatro di Milano ricorda i sessanta anni della morte di Brecht e dell’allestimento dell’ Opera da tre soldi firmato da Giorgio Strehler con una nuova edizione affidata a Damiano Michieletto (recensita su Doppiozero da Maddalena Giovannelli), con una mostra e con alcuni incontri di carattere eminentemente storico sul testo e sull’autore, una delle figure centrali del Novecento. Ma l’attenzione per Brecht sembra rinascere in campi imprevedibili. A lui, ha dedicato un intenso libretto il filosofo teoretico Rocco Ronchi, Brecht. Introduzione alla filosofia, pubblicato nel 2013 dalle edizioni et al. di Milano. Lo abbiamo intervistato.   Grazie a Silvia Mercantelli per la trascrizione della registrazione; e a Silvia Colombo dell’Archivio Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’...

Fus 2015, un anno dopo / Un teatro sempre in crisi?

Mi sembra che l'anno scorso nel teatro italiano non si sia fatto altro che parlare della riforma del Fondo unico per lo spettacolo (Fus). Che fra l'altro chiamarla “riforma” fa un po' ridere, quel decretino partorito dalla più che decennale esperienza dell'ex direttore generale allo Spettacolo dal vivo. Poco male, ché pare che ci penserà il nuovo direttore a dare una sistemata, visto che gira voce di un pensiero per una nuova Riforma, con la maiuscola, una potenziale Legge vera e propria per il teatro (l'ennesima dagli anni Settanta!, chissà se avrà l'obliato destino di tutte le altre).  Nel frattempo il nuovo corso ha già cominciato a intervenire, prendendosi il tempo di pensare e di apportare qualche piccolissima modifica (che forse poteva aspettare la fine del triennio, invece che...

Il teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli / Amore e altri epigrammi dell’inquietudine

Sembra sempre di essere di fronte allo stesso copione nel teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Eppure ogni lavoro intona note singolari, indulge a colori particolarissimi, incrinati, infantili, comici, metafisici, straziati e strazianti. Hanno fatto bene perciò a Bologna l’Arena del Sole e il teatro del Dams, la Soffitta, a presentare quattro opere di questi attori-autori riunite in una mini-personale, le due creazioni del debutto, Nunzio (1994) e Bar (1997) in dialetto messinese, l’ultima, Amore (2015), la recente Pali (2009).    Amore, ph di Paolo Galletta.    Gli spettacoli di questo duo, scritti da Scimone e interpretati da entrambi, sono più facili da vedere all’estero che in Italia e sono stati ricreati in scena perfino, in traduzione, dalla Comédie...

Michieletto nella tana del lupo / L’Opera da tre soldi torna al Piccolo Teatro

Nella prima stagione senza Luca Ronconi, tra controverse eredità e riflettori puntati sull’operato della nuova squadra, L’opera da tre soldi è senza dubbio la produzione più impegnativa e rischiosa del Piccolo Teatro di Milano.  Quasi due mesi di tenitura, venti attori e un’intera orchestra sinfonica: questi sono solo i segnali più eclatanti dell’investimento sullo spettacolo diretto da Damiano Michieletto per l’anno delle celebrazioni brechtiane. Ci sono poi un certo numero di questioni simboliche che pesano, se possibile, ancor di più: l’Opera torna in scena per la terza volta al Piccolo dopo due importanti regie strehleriane, di cui la prima (1956) segna un fondamentale momento di svolta nella storia dello stabile milanese e delle sue fitte relazioni internazionali (vedi...

Gli acrobati fantasmi di Constanza Macras / Danza e Cina al Fabbricone di Prato

Ogni spettacolo di Constanza Macras è un viaggio. Dopo la cultura rom e quella sudafricana, quella indiana e quella brasiliana, con The Ghosts – il suo ultimo lavoro al debutto italiano al Metastasio di Prato (le repliche successive saranno al CSS di Udine, anche coproduttore dello spettacolo) – è la volta della Cina. Ma è una Cina un po' “particolare”, che viene presentata agli spettatori occidentali tramite una dei marchi artistici più celebri del Paese, quello dell'arte acrobatica circense. Sono più di duemila anni che è così: dai banchetti offerti agli ambasciatori stranieri in età imperiale, fino alla scelta del circo come arte rivoluzionaria e proletaria per rappresentare il nuovo corso all'epoca di Mao; ed è così anche oggi, nel momento in cui l'arte acrobatica è valorizzata e...

Metamorfosi di Roberto Latini / Forme mutate in corpi nuovi

L'opera di partenza è il nome di un'idea, l'azione centrale, l'unità di movimento per un'opera nuova. Metamorfosi: trasformazione, trasfigurazione – senza affondi storici e filologici: non come siamo cambiati e ci siamo stratificati nel tempo dal caos primordiale all'oggi di Ovidio, ma come cambiare ancora, come sfuggire alla forma, sfare, sformare, muovere, insorgere. Roberto Latini, che firma regia e adattamento di questa particolare produzione di Fortebraccio Teatro, in verità non riscrive, non adatta, non consegna letture ed esegesi; invece saccheggia furiosamente letteratura e storia dell'arte, accumula frammenti brucianti – Camus, Strindberg, Foscolo, Gualtieri, l'impossibile, la luna, liriche della lacerazione e della perfezione di maestri di quella virtù che Cioran chiamava...

Metamorfosi di Roberto Latini / Forme mutate in corpi nuovi

L'opera di partenza è il nome di un'idea, l'azione centrale, l'unità di movimento per un'opera nuova. Metamorfosi: trasformazione, trasfigurazione – senza affondi storici e filologici: non come siamo cambiati e ci siamo stratificati nel tempo dal caos primordiale all'oggi di Ovidio, ma come cambiare ancora, come sfuggire alla forma, sfare, sformare, muovere, insorgere. Roberto Latini, che firma regia e adattamento di questa particolare produzione di Fortebraccio Teatro, in verità non riscrive, non adatta, non consegna letture ed esegesi; invece saccheggia furiosamente letteratura e storia dell'arte, accumula frammenti brucianti – Camus, Strindberg, Foscolo, Gualtieri, l'impossibile, la luna, liriche della lacerazione e della perfezione di maestri di quella virtù che Cioran chiamava...

Un teatro all'acido cloridico / Thomas Bernhard. Una diffamazione

In un mondo terminale   È arrivato tardi il teatro di Thomas Bernhard in Italia, sulla scia delle prime traduzioni di novelle e romanzi e di una certa fama mediatica dell’autore come misantropo e nichilista. Nel 1982, dopo la pubblicazione dell’Italiano da Guanda e di Perturbamento da Adelphi, il Gruppo della Rocca mette in scena La forza dell’abitudine (del 1974), calcando sui lati clowneschi di un testo che raffigura uno degli interni soffocanti, intinti nella rabbia del fallimento, dell’autore austriaco. Caribaldi, direttore di circo insoddisfatto delle misere, ignobili piazze dove è costretto a esibirsi, cerca di fare eseguire ai suoi recalcitranti sottoposti – un giocoliere, un domatore, un buffone e la nipote – il quintetto La trota di Schubert. Tutto si svolge in un’asfittica...

Roberto Saviano e Mimmo Borrelli in scena al Piccolo teatro / Sanghenapule tra mito e rito

Con il teatro in Italia non si diventa famosi. Il drammaturgo Mimmo Borrelli ha vinto tutti i premi del settore e conquistato senza sforzo il favore unanime della critica: provate però a nominarlo a qualcuno che non sia assiduo spettatore teatrale, e vi accorgerete di quanto flebile possa essere l’eco della scena.Se la fama segue vie traverse, il talento dell’autore e attore napoletano non è però sfuggito a due vere e proprie star dello spettacolo italiano: Toni Servillo e, più di recente, Roberto Saviano. Servillo ha dato pubblica dichiarazione di stima per il collega, ha interpretato i suoi testi e incluso alcuni brani in un fortunato recital dedicato a Napoli. Anche Roberto Saviano è rimasto profondamente colpito dalla immaginifica lingua di Borrelli: da questo vero e proprio...

Il sentimento del per sempre nel Teatro delle Ariette / Tutto quello che so del grano

In questi tempi di pornografia psico-filosofica, di stanca fame di realtà e di fuffe linguistiche, il Teatro delle Ariette sembra una zona franca in cui deporre incartamenti e livore.Inchiodati sul confine tra la resa e la voglia di trovare uno slancio, indecisi su cosa fare delle nostre vite e della nostra fiducia, su cosa pensare e sentire – se sia meglio vivere liberi o in coppia, se la carne faccia male o no, se convenga crescere i figli in campagna o in città, se sia bene leggergli solo favole gender friendly, se il biologico sia poco meno di una truffa, se l'arte e la storia siano morte col romanticismo o meno, se abbia ragione Heidegger o Bloch, se sia meglio il manicheismo o il relativismo, se il teatro sia parola, gesto, o tutte e due, o nessuna delle due... – guardiamo Stefano,...

Scompare a 87 anni il grande attore / Paolo Poli: la leggerezza della lama

Visto che la retorica gli è sempre stata indigesta, e che in tutta la sua vita ha sempre lottato contro i miti borghesucci dell’Italietta, di cui è stato critico feroce, è da evitare senz’altro l’elogio di maniera, onde risparmiare a doppio zero maledizioni postume, che sospetto efficacissime. Quello che in toscano verrebbe “era tanto buono, gli si voleva tutti bene”.Alla sua scomparsa Paolo Poli si incide nel Novecento italiano, con una sua specificità suprema. Come l’amato amico Sandro Penna ha tratto poesia dai ciarpami del vivere, anche lui ha operato negli spazi oscuri, per disegnare una storia del Belpaese che passava dai ripostigli, dagli sgabuzzini, tra brandelli di liriche inutilizzabili, inni all’alalà e pettegolezzi di bionde fatali che parlavano del loro prossimo film...

La storia di Ubulibri / Il miglior teatro della nostra vita

Esterno giorno. Prima di entrare a una lezione all’università, spicca sul fianco di una ragazza giovane quella borsina gialla con sopra la scritta “Burnig Books”, libri incendiari che non vogliono essere bruciati. Da qualche parte si vedono Padre Ubu e il logo  dell’Associazione Ubu per Franco Quadri. Interno pomeriggio. Milano, inizi marzo. È piena di ragazzi di una classe di scenografia dall’Accademia di Brera la mostra La “linea desiderante”. Il libro e la scena nelle Edizioni Ubulibri presso il Laboratorio Formentini per l'Editoria (a cura di Renata M. Molinari, Oliviero Ponte di Pino, Marco Magagnin). Li guida il loro professore, che spiega l’importanza che ha avuto per il teatro quella casa editrice. Ci sono alcuni pannelli laterali e una bacheca fitta di volumi, tutti i 301...

Come mettere in scena Voltaire / Candide, il gioco della rappresentazione

“Uno spettacolo è come una società ben organizzata, in cui ciascuno sacrifica parte dei propri diritti per il bene della collettività. Chi calcolerà nel modo più esatto la portata di questo sacrificio. L’entusiasta? Il fanatico? No, certo. Nella società sarà l’uomo giusto; a teatro l’attore che avrà la mente fredda.” Diderot, Paradosso sull’attore   “Contessa: Candide perché vi alzate dalla sedia? / Candide: C’è Cunegonde, devo parlarle, non ci vediamo da molti anni e tuttavia tu ancora… / Cunegonde (attrice): Signore, sono un’attrice. Non capisce le leggi del teatro? / Candide: Sarà pure un’attrice ma così simile a Cunegonde, se...

Un teatro sempre in bilico / Cuocolo-Bosetti: morire o ricordare

Forse che sì forse che no. Il motto, ripreso da una canzone d’amore, una ‘frottola amorosa’ del Cinquecento, percorre tutte le strade (prive di biforcazioni e quindi obbligate) del labirinto che decora il soffitto dell’omonima sala nell’Appartamento di Vincenzo I Gonzaga nel Palazzo Ducale di Mantova. Roberta cade in trappola – The Space Between è lassù, tra l’incertezza dell’amante appeso al filo di Arianna delle risposte dell’amato, in questo caso il tempo passato, e la tragica indagine sul resistere alla più banale e rassegnata quotidianità. Lo spettacolo di e con Renato Cuocolo e Roberta Bosetti, tredicesima parte in sedici anni dell’Interior Sites Project, è il nuovo passo fermo di...

Quattro scarti sul silenzio / Prova

Erompe alla superficie il fiume carsico del testo di Pascal Rambert, dolore personale alimentato nel fuoco della storia. Implode trattenuto dal gioco teatrale, dalle domande sulle capacità del linguaggio di essere all’altezza di atti vissuti, desiderati, intinti nel rancore della memoria, nell’elencazione degli sguardi sbagliati, delle occasioni rimandate, dei sogni e delle utopie svaniti. Prova (Répétition in francese) è solo in superficie un gioco metateatrale, un viaggio in decostruzionismi che attingono alla filosofia del linguaggio. L’autore, Rambert, è un apprezzato regista francese, direttore del T2G – Théâtre de Gennevilliers, che ha trasformato in centro per la drammaturgia contemporanea. E lui stesso è un esponente di punta della scrittura post-drammatica, quella che rinuncia...

Una destabilizzata quotidianità

Harper Regan, Simon Stephens. È assai probabile che i due nomi in questione non vi dicano nulla. Ebbene: il primo è il titolo di uno spettacolo in scena fino al 6 marzo a Milano, il secondo il nome del giovane anglosassone autore del testo. Difficile credere che, con una locandina a così basso impatto, un teatro possa riempire la sala per un mese di repliche. Ma vi manca un elemento, per svelare l’arcano: l’allestimento è firmato da Elio De Capitani e presentato al Teatro dell’Elfo.   Harper Regan, Martin Chishimba e Elena Russo Arman   Il teatro meneghino è riuscito, negli anni, a instaurare un vero e proprio patto di fiducia con i suoi molti spettatori: qualsiasi cosa gli ‘Elfi’ metteranno in scena –...

Nel temporale della Rivoluzione

C’è un breve discorso sul teatro che Georg Büchner ha fatto scivolare nella sua Morte di Danton come uno specchio improvvisamente offerto agli spettatori. Ed esso risuona anche nella versione che Mario Martone ha portato in scena al teatro Carignano per il Teatro Stabile di Torino: arriva verso la fine del II atto e a pronunciarlo è Denis Fasolo nei panni di Camille Desmoulins. Esprime quell’insanabile contrasto tra l’imitazione e l’essere, tra la finzione e la natura, che percorre tutta l’opera del drammaturgo tedesco morto giovanissimo dopo aver dato alla luce una manciata di capolavori, tra cui questo dramma moltitudinario ed esemplare a lungo ritenuto irrappresentabile, scritto non per il suo secolo ma per quello successivo. “...

Nuovi teatri crescono?

«E cosa racconteremo, ai figli che non avremo, di questi cazzo di anni zero?». C'era qualcuno – non ricordo esattamente chi – che aveva ripreso questo verso delle Luci della centrale elettrica per affrontare i teatri italiani degli anni Duemila, il loro avvento dirompente, la biodiversità così cangiante da essere difficile da raccontare per intero, la loro successiva caduta o almeno normalizzazione. È un modo un po' brusco di iniziare un articolo, ma è proprio questo il punto: tornare a chiedersi cos'è successo, cos'eravamo e cosa siamo, cos'abbiamo fatto in questi anni, com'è andata e come sta andando. Un argomento forse un po' démodé per l'agenda critica d'attualit...

È ribelle il Virgilio di Anagoor

Era atteso, al Piccolo Teatro, Virgilio Brucia. Lo aspettavano gli appassionati dei classici e gli insegnanti con le scolaresche, curiosi di scoprire l’Eneide alla difficile prova del palco. E lo aspettavano anche i conoscitori della scena contemporanea, amanti del teatro raffinato e visionario di Anagoor. A buon diritto: tra i molti gruppi dalla vocazione sperimentale e performativa emersi negli scorsi decenni, pochi sono stati capaci di non farsi risucchiare dal vortice fagocitante di studi brevi e dimostrazioni di lavoro, per misurarsi invece con una prospettiva di largo respiro. Virgilio Brucia rappresenta, dopo l’applaudito Lingua Imperii, un’ulteriore conferma della caratura e della maturità della compagnia veneta.   Virgilio Brucia, Anagoor, ph...

Il Vangelo di Pippo Delbono

All’inizio, sul palco del Teatro Argentina di Roma ci sono soltanto undici poltroncine foderate di rosso disposte sulla linea del proscenio (due ai lati, le altre nove al centro) e un grande pannello bianco alle loro spalle. Vuote e promettenti, aspettano i corpi che le devono occupare. In avanscoperta entra un uomo elegante, allure da maturo tanguero, che le sistema e le accarezza come un cerimoniere: è Pepe Robledo, uno degli attori storici della Compagnia di Pippo Delbono. Poi gli invitati arrivano, uomini in abiti da sera, donne con mise smaglianti e vistose, pettinature curate e parure di gioielli scintillanti, si siedono e osservano la sala incuriositi, sono tutti perfettamente in parte, anche Nelson Lariccia che, lunghi capelli rossi e un lampo di ironica follia nello...