Scritture

Fotocopie / John Berger: nomi, cose, città, animali, sguardi

Nomi   Fotocopie. È questo il nome dato alla raccolta di racconti/immagini di John Berger ripubblicato da il Saggiatore (la prima edizione italiana era stata curata da Bollati Boringhieri nel 2004 mentre quella originale risale al 1996) nella traduzione di Maria Nadotti. Nome enigmatico e misterioso che ricorre, rincorre e attraversa i ventinove racconti/frammento che compongono il testo. Fotocopie che sono oggetti, immagini, sguardi, ricordi di persone, animali o cose. Oggetti-feticcio portatili che fanno circolare e transitare idee, pensieri, grafie mettendo in connessione volti, istanti, luoghi e saperi (nel racconto-intervista a Henri Cartier-Bresson, alla domanda su cosa sia il “sentire l’attimo decisivo”, il fotografo risponde «impugnando una fotocopia» dove aveva trascritto a...

Alessandro Boffa / Sei una bestia, Viskovitz

C’è un piacere sottile e intramontabile che ci prende tutte le volte che riconosciamo il noto nell’ignoto, che troviamo parentele strutturali in cose che si presentano davanti a noi nelle forme più varie, secondo una combinatoria di pattern prestabiliti.  Ecco, questo piacere, che è quello delle variazioni sul tema (pensiamo agli Esercizi di stile di Raymond Queneau) è esattamente quello che si prova quando si legge un libro come Sei una bestia, Viskovitz di Alessandro Boffa (Garzanti 1998, appena ristampato da Quodlibet, collana Compagnia Extra). Se per esempio leggiamo il primo capitolo, Come va la vita, Viskovitz?, ci imbattiamo in un protagonista che snocciola subito una massima tragicomica («Non c’è nulla di più noioso della vita, nulla di più deprimente della luce del sole,...

Il cielo è nel ghiaccio / Pensare come un iceberg

Il viandante bianco   Quasi seimila chilometri quadrati bisogna saperli immaginare. Soprattutto se parliamo di una terra poco striata, non segnata da grandi accidenti, che sugli atlanti viene rappresentata come una macchia slavata, un buco bianco su sfondo azzurro. Sui mappamondi sta così sotto, appartata nell’emisfero australe, che non ci rendiamo conto delle sue dimensioni. Quasi seimila chilometri quadrati è l’estensione della Liguria. Riguardo al peso siamo intorno a un miliardo di tonnellate, che non riesco facilmente a quantificare. Persino il linguaggio, questo strumento così duttile e potente a nostra disposizione, non ci è molto d’aiuto: A-68. Non sembra il nome di un’autostrada? E invece è il nome di un iceberg. Anzi era, perché non c’è più: staccatosi dalla piattaforma di...

Diario (4) / E dopo il Paradiso cosa c'è?

E “il quarto pezzo”? Quando nel 2017 iniziammo a lavorare all’Inferno, mi ritrovai insieme a Serena Cenerelli a spiegare a un gruppo di signore la struttura dell’intera Commedia, il viaggio dalla selva oscura al Paradiso, la divisione in tre cantiche, ovvero in tre parti. Una signora chiese: “E il quarto pezzo”? Non compresi. Il quarto pezzo… in che senso? E lei, convinta, serissima: “Il quarto pezzo, dico, dopo Inferno, Purgatorio e Paradiso…”    La domanda forse rifletteva le abitudini dell’era dello spin-off, ovvero la cultura delle serie televisive, per cui una storia, se ha ben “funzionato”, una volta finita va comunque continuata, magari inventandosi le vicende di un personaggio “secondario” che nella storia-madre non era protagonista: non Dante quindi, ma, che so, le...

Bestiario / I nostri antenati: delfini e balene

A vederlo non ci si crede. Uno dei primi antenati del delfino è un mammifero con il muso simile a un topo, quattro gambe e una lunga coda, e le unghie come un cervo. Si chiama Indohyus. Prove molecolari ci dicono che sarebbe il precursore dei cetacei, e perciò anche delle balene. Apparteneva alla famiglia degli artiodattili, animali con un numero di dita pari, nota come Raoellidae. Quando veniva minacciato si gettava in acqua sulle coste della Tetide, l’oceano che esisteva a quel tempo, 48 milioni di anni fa, di cui restano secondo alcuni studiosi delle vestigia nel mar Caspio e nel Mediterraneo. Allora un comune gruppo di antenati terrestri viveva in zone paludose con canali fluviali, prima di passare definitivamente al mare. Se vogliamo andare più indietro, a 53 milioni di anni, nell’...

Una corrispondenza / Paul Celan e Ilana Shmueli: “Le mie poesie hanno già parlato”

Una chiave per com-prendere gli enigmi di Paul Celan, poeta “oscuro” per definizione, è forse racchiusa in un breve libro-testimonianza: Di’ che Gerusalemme è, di Ilana Shmueli (Quodlibet, 2002). L’autrice, ebrea, amica d’infanzia di Paul e come lui nata a Czernowitz, amò Celan durante il suo breve (e ultimo) viaggio a Gerusalemme. In questo piccolo libro nato vent’anni dopo trascrive le sue lettere e le sue poesie, le commenta e le interpreta; parla di Celan come se lui fosse ancora presente sulla terra, scrive il diario dei giorni del loro incontro, di cui però suggerisce di non volere svelare tutto il mistero. «Scrivere su Celan significa per me anche scrivere della nostra origine, luoghi, periodi, ambienti di vita che hanno condizionato il nostro essere e il nostro destino:...

Conversazione con Marcel Cohen / Edmond Jabès: dal deserto al libro

La prima edizione italiana del volume di Edmond Jabès Dal deserto al libro. Conversazione con Marcel Cohen era apparsa nel 1983. Irreperibile da tempo, l’opera ricompare adesso in una nuova versione ampliata (Milano, Edizioni degli animali, 2021) che, rispetto alla precedente, offre un colloquio in più, una prefazione di Antonio Prete, tre testi di Gianni Scalia e alcune illustrazioni aggiuntive, tra cui cinque acquerelli di Teresa Iaria. Ad essere in causa non è una normale raccolta di interviste, ma il frutto di un lavoro di elaborazione svolto da Jabès e Cohen al fine di evitare sia la freddezza di risposte formulate direttamente per iscritto, sia le imprecisioni o approssimazioni tipiche della parola orale. È dunque un volume costruito con sapienza, che non manca di efficacia...

Terre e destini / Ron Rash, Un piede in paradiso

«Prima di salire in macchina ho dato un’occhiata al cielo. Come se la pioggia fosse davvero un problema per uno come me, con uno stipendio sicuro». Negli ultimi anni mi sono occupato spesso di letteratura nordamericana, di sicuro ho letto più autrici e autori statunitensi che europei. Non c’è un motivo particolare, ma più di uno. Innanzitutto, c’è l’interesse per un certo tipo di contesto che consente una narrazione che cambia molti scenari e linguaggi, a seconda che ci si sposti di contea, stato, si ambientino le vicende in una grande città oppure in un paesino sperduto del Montana, del Kansas, dell’Ohio o della Carolina, e questa varietà genera una passione, un’attenzione speciale. Naturalmente, tutto è reso più accessibile dal numero consistente di traduzioni di romanzieri degli Stati...

Italiani in Etiopia / Maaza Mengiste, Il re ombra

La memoria collettiva, in senso stretto, non esiste. Come non esiste la colpa collettiva. La memoria, come la colpa, ci singolarizza, è qualcosa di strettamente personale: dire che tutta una nazione è colpevole è dannoso, perché quando tutti sono colpevoli, in fin dei conti nessuno lo è, come ci ricorda Hannah Arendt. Allo stesso modo, non esiste – per nessuno, per nessuna nazione – un innatismo della memoria, che ci permetterebbe di parlare di memoria collettiva: la memoria è individuale e per lo più locale. La memoria collettiva può esistere solo se la intendiamo come processo: un processo di costruzione e di istruzione, e un processo politico in quanto processo di negoziazione tra ciò che vogliamo ricordare e ciò che vogliamo dimenticare, tra ciò che vogliamo vedere – e far vedere – e...

Marco Bechis e Héctor Abad Faciolince / La solitudine dei sovversivi

Lunedì 24 agosto 1987, alle sei e mezza di mattina, chiamano il dottor Héctor Abad Gómez da un’emittente radiofonica per riferirgli che il suo nome è comparso in una lista di persone minacciate di morte, apparsa a Medellín. Il comunicato reca il seguente messaggio: “Héctor Abad Gómez: presidente del Comitato per i Diritti Umani di Antioquia. Medico ausiliare dei guerriglieri. Falso democratico, pericoloso per le simpatie popolari verso le elezioni dei sindaci di Medellín. Idiota utile al Pcc-Up”. Il medico, che aveva dedicato la propria vita alla difesa dell’uguaglianza sociale, ai diritti, all’istruzione e alla salute degli esclusi, chiede chi sono gli altri minacciati e dopo aver letto l’elenco dichiara di sentirsi onorato di far parte di persone così importanti e utili alla causa del...

Abitare / Il bricoleur ecologico e il prossimo mondo

Ora che la sostenibilità è diventata argomento comune di conversazione e tutti non possono fare a meno di avere opinioni a riguardo, sta prendendo forma una figura che potremmo definire il bricoleur ecologico. Come il bricoleur lavora con quello che ha a disposizione al momento, così il bricoleur ecologico lavora con un’idea di ecologia ricavata da quello che ha a disposizione oggi, quindi ciò che trova online, su riviste o trasmissioni televisive e, nel caso di ecobricoleur più evoluti, su qualche libro di ultima generazione, poi mette insieme ciò che ha trovato e, convinto di aver penetrato l’argomento, elargisce le sue opinioni come verbo inoppugnabile, come sinceramente crede che siano.     Il problema è che ciò che oggi va sotto il nome di ecologia e sostenibilità è un...

Restare o andarsene / Marco Balzano, Quando tornerò

Non esiste, ovviamente, alcuna automatica proporzione tra il rilievo sociale dei temi di cui un romanzo parla e il suo valore letterario. D’altro canto, non c’è dubbio che una delle funzioni della letteratura consista nel mettere davanti agli occhi del lettore aspetti del presente che fino a quel punto gli erano sfuggiti, o ai quali non s’era curato di prestare attenzione. Non perché siano nascosti: al contrario, perché sono troppo palesi. Ma per coglierli occorre sostare un attimo, porvi mente: considerarli. La nazionalità più rappresentata fra gli immigrati in Italia è la Romania, con oltre un milione di presenze (circa un quinto del totale). Poco meno del 60% sono donne; di queste, moltissime sono dedite ad assistere gli anziani. Fin qui, cose risapute – numeri, forse, a parte. Ma che...

Diario (3) / Una notte di Paradiso

“Le carriere sono cose complicate”, rispose Stefano Pioli anni fa, a un giornalista che gli chiedeva perché un allenatore galantuomo, bravo e preparato come lui, fosse arrivato ad allenare una grande squadra solo a cinquant’anni, l’Inter in quel caso. La risposta di Mister Pioli arrivò venata di saggezza, e una punta di sarcasmo: quanti intrecci, casuali e non, di amicizie importanti, di frequentazioni dei salotti che contano, di conoscenze tra i giurati dei premi, di atteggiamenti da “personaggio” mediatico, fanno sì che la bravura e la preparazione non bastino. E il mondo del calcio non è dissimile da quello della cultura: scrittori, autori di teatro e di cinema, giornalisti, storici più o meno televisivi, e così via. Ma la questione è di lungo corso: già Marco Vitruvio Pollione, nel De...

Di che poliziesco si tratta? / Juan Benet, L'aria di un crimine

Un’alta densità letteraria, una latente oscurità, uno stile cristallino, queste sono alcune caratteristiche riconosciute ad esempio da Javier Marias, a Juan Benet, nato il 1927 e morto 1993. Nella sostanza uno scrittore di minoranza con un suo pubblico affezionato e seguaci diffusi. Dopo aver prodotto svariate opere apprezzate ma non di ampia diffusione, nel 1980 Benet si dedica a L’aria di un crimine, scritto come racconta lui stesso per rispondere alla sfida di cimentarsi in un genere popolare e più accessibile. Così partecipa al premio Planeta e giunge finalista e nasce un romanzo per lui atipico, per i lettori più coerente con la tradizione. L’avvio dello scritto ha le stigmate del poliziesco in quanto compare nelle prime righe il cadavere di un uomo con un foro di proiettile...

Un libro di Paolo Ventura / Autobiografia di un impostore

In copertina si vede il volto di un uomo che fuma una sigaretta. Una spira di fumo si alza verso la sua fronte, la attraversa come un pensiero. Va oltre il suo capo, sembra perdersi nello spazio. Un altro alito di fumo, invece, si sovrappone al suo volto, ricorda una ruga attorno alla bocca. Carne e fumo sembrano composti della stessa materia. Le labbra sono chiuse, l’uomo non sta aspirando, la sigaretta è solo un piccolo tunnel dentro cui soffiare le parole. Fumare è lasciare che una parte di sé esca con il fumo, come una storia.  L’uomo è Paolo Ventura, l’immagine è un autoritratto, il libro si intitola Autobiografia di un impostore narrata da Laura Leonelli (Johan & Levi, 2021).    © Paolo Ventura. Inizia, come spesso accade, dal momento della nascita: “se devo...

Un nuovo ebook doppiozero / Abitare il tempo

Il nuovo ebook di doppiozero esamina l’opera di Enrico Palandri, uno dei principali esponenti della letteratura italiana contemporanea, identificando alcuni fil rouges rintracciabili in tutta la sua produzione. Innanzitutto la metafora in cui tutti viviamo – “nella danza delle parole”, come scrive Palandri in Flow – e che ritorna come una sorta di tema musicale ricorrente. Dalla metafora deriva una precisa visione della letteratura, una sorta di musica, in levare, consegnata nei romanzi ed esplorata nella produzione saggistica. Ben oltre il senso stretto della figura retorica, la metafora in Palandri implica l’alterità, poiché è dalla polivocità semantica della parola che scaturisce un processo plurale, comunitario, un confronto con “l'altro-da-sé”. Altro tema fondamentale è la filìa (...

Madri e figlie / Parole cucite, parole scucite

Era magica la Parigi innevata del suo mondo bambino di ieri, è incantata la Parigi di oggi, impacchettata dalla neve che “come un cellophane delle creazioni di Christo” invita a scoprire che cosa c’è sotto.  “Bagliori tra le ciglia. Guizzi di sole dorati, fronde d’alberi tintinnanti, nuvole impigliate fra i rami, particelle di polvere sfavillanti nell’aria. Erano queste le immagini che ad Alina sfilavano nella mente quando cercava di mettere a fuoco i primi ricordi della sua infanzia. Arabeschi”. E che le tornano in mente adesso, accorsa qui da un’altra dimensione, quella di New York, dove scorre la sua vita adulta. Il ricovero della madre, in catalessi in un letto d’ospedale, stravolge il tempo e lo spazio, rimescola i vissuti, la costringe a interrogarsi sulle sue origini. La...

Fernanda Alfieri, un esorcismo a Roma / Veronica e il diavolo

Fernanda Alfieri, storica della sessualità, nel corso di una delle sue ricerche nell’Archivio della Compagnia del Gesù, si imbatte, per errore, in un faldone di documenti non cercati e fa uno strano incontro: «È da questo limbo degli incollocabili che la storia di Veronica è arrivata qui, capitando fra le mie mani mentre cercavo altro, avvolta in una coperta di carta dai margini sbriciolati e con sopra un nome che non era il suo: Esorcisazione di Maria Antonina Hamerani, ritenuta ossessa (1834-35). Chi le ha dato un titolo aveva forse letto una piccola parte del plico contenuto nella cartella, o comunque l’aveva ritenuta, quella piccola parte, più rilevante del resto. Che fosse per trascuratezza, che fosse per distrazione, o per una volontà precisa perduta nel tempo che ci separa, il...

Cani, topi e scarafaggi / L’animale nazista

La distruzione del popolo ebraico è il punto d’arrivo. Ma la weltanschauung che lo ha consentito si è formata nel tempo, ha ricevuto impulso dal darwinismo e si è pienamente configurata quando, con il nazismo, la presenza ebraica ha definitivamente assunto la fisionomia di una minaccia biologica, contro cui era indispensabile intervenire con misure estreme. Ma un aspetto è fondamentale. Nel momento in cui la violenza nazista si è manifestata, la sua logica era costruita attorno a un processo di animalizzazione della società. Uomini e animali non sono mai stati così vicini come nei dodici anni del nazismo trionfante. Il razzismo nazista si è costruito dentro un percorso fortemente interspecifico: agli eletti, uomini e animali superiori, si oppongono i reietti, i sottouomini e gli animali...

Fedeli a se stessi / Pauline Klein, La figurante

Robert Walser non cercava né la fama né la gloria. No, lui voleva essere dimenticato. Tanto da confessare al fedele amico Carl Seelig, che non smise di andarlo a trovare nei manicomi di Waldau e Herisau fino alla morte nel 1956: “Sono una nullità”. Del resto, molti anni prima, lo scrittore svizzero di Biel aveva affidato lo stesso concetto alla voce del suo Jacob von Gunten. Il protagonista del romanzo omonimo pubblicato nel 1909: “Una cosa so di certo: nella mia vita futura sarò un magnifico zero, rotondo come una palla”.       Tutti e due, Walser e il suo alter ego Von Gunten, erano prigionieri di quello che lo scrittore catalano Enrique Vila Matas ha chiamato “il complesso di Bartleby”. Una sorta di estetica dell’ostinato rifiuto delle occasioni che la vita propone. Il...

5 maggio 1821 - 5 maggio 2021 / Napoleone: da scrittore a imperatore

“La vita è un sogno breve che si sfarina”. Resta impigliato nei foglietti volanti finiti nei cassetti delle prove non riuscite, questo pensiero degno di Shakespeare o di un poeta novecentesco. Ne è autore un giovane artigliere corso che era stato spedito in continente a studiare in un severo collegio militare, e fiutava il vento, cercava la strada, il varco in cui infilarsi. Acceso repubblicano, seguace di Robespierre, redige dei pamphlets politici in cui spiega con logica stringente a quattro commercianti perché i tentativi di chi ha preso le armi contro la Repubblica non avranno fortuna. Poi tenta un racconto che nella sua ingenuità ha il pregio di prefigurare almeno in parte il destino che attende l’autore.  Pochi foglietti anche quelli, dal titolo Clisson et Eugènie. Clisson è un...

Il Grand Tour / Antropocene: la casa sotto il mare

La noia è un ingrediente essenziale dell’apprendimento: dentro al bordone assordante della noia emergono tanti piccoli suoni interessanti. Allo stesso modo, nella noia dei discorsi antropocenici che in Italia hanno inondato la rete e l’editoria, covano focolai di sapere che bisogna poter estrarre, anche se non è facile, perché più rapido e liberatorio, per chi legge e studia, sarebbe tacciare gli ignoranti di ignoranza, gli opportunisti di ipocrisia, i curiosi di dilettantismo, gli anodini di banalità. È un déjà vu, succede sempre con le mode passeggere, succede sempre di provare frustrazione di fronte a una macchina culturale che rischia di disinnescare, non di portare all’attenzione, qualcosa che purtroppo non è solo una moda passeggera o una macro-categoria magica. Il rischio reale,...