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Nello Barile
10.08.2021

Controcultura e sorveglianza liquida / Il mito dell’hacker: da eroe a spia

Il mito dell’hacker ci induce a riflettere sulle capacità liberatorie della rete ma anche sui pericoli che si annidano nell’interconnessione dei sistemi informativi su scala globale. Tra tutti, Matrix (A. e L. Wachowsky 1999) raffigura l’essenziale opposizione tra l’istanza di liberazione che attraversa le reti digitali e quella di controllo e di assoggettamento. Nel suo protagonista, Neo, difatti convivono le due tensioni, come racconta l’immagine del suo corpo piegato sulla tastiera, dinnanzi allo schermo, all’inizio del primo episodio della saga. Nel film la soluzione di questa aporia è lo sdoppiamento delle soggettività̀ dei protagonisti che, per combattere il sistema, devono comunque farvi ingresso tramite un’immagine coerente al contesto. Neo originariamente è un hacker “integrato...

12.07.2021

L'architettura dei nudge / Il fascino discreto della tecnocrazia

Quando si parla di tecnocrazia, l’immagine dominante è quella dello stato come macchina hi-tech che controlla le scelte dei cittadini, le prevede, le indirizza, e più recentemente le gestisce tramite il potere dei big data e degli analytics. Si tratta di una trasformazione epocale delle società̀ avanzate che, nella fase postindustriale, utilizzano la tecno-scienza per governare ma anche per semplificare la complessità del sociale. Insieme alle teorie della complessità, che hanno animato il dibattito nelle scienze della natura e nelle scienze umane nel corso del Novecento, la cibernetica di N. Wiener ha proposto una nuova utopia pragmatica in cui il concetto di informazione è misura inversa dell’entropia, ovvero del disordine di un sistema. Nell’utopia cibernetica e postindustriale, l’...

19.05.2021

Sociologia del futuro / 2050, un anno dopo Blade Runner II

L’uscita di Blade Runner 2049 di D. Villenueve (2017) ha mobilitato studiosi e appassionati che si sono pronunciati sulle virtù e sui difetti del sequel: dalla presunta misoginia che si manifesta in ruoli femminili degradanti, al razzismo di sottofondo che farebbe incetta di atmosfere asiatiche, sganciate dalla rappresentazione degli abitanti di quei luoghi. Al di là di questioni stilistiche e contenutistiche, può essere utile riflettere sui motivi del fallimento di una narrazione gloriosa come quella di Blade Runner, che ha svolto un ruolo centrale non solo nel cinema degli ultimi trent’anni ma anche del modo stesso di ripensare il futuro da parte della fantascienza. Il destino dei figli d’arte e dei sequel permane identico: prodotti secondari, talvolta di scarto,...

29.03.2021

Stati di agitazione / Dalle intimità pubbliche all'ipertrofia emozionale

Il film The Circle, diretto da James Pondsolt (2017) e scritto/sceneggiato da Dave Eggers, racconta uno dei valori principali della cultura digitale: la trasparenza totale. La protagonista è coinvolta in una delle sperimentazioni più avanzate di un'azienda con sede nella Silicon Valley. Il progetto mira a creare la piena trasparenza della vita quotidiana in modo che qualsiasi elemento emotivo, relazionale ed esperienziale della vita della protagonista possa essere trasmesso in streaming online attraverso il Cerchio. La trama si concentra sul tipico mix tra il valore controculturale della condivisione e la pedagogia motivazionale (hippy + yuppies come descritto dai critici dell’ideologia californiana). La protagonista viene prima convinta a partecipare all'esperimento/app da un guru...

02.01.2021

La fase estrema del capitalismo / Una poltrona per due e l'economia del debito

Da più di vent’anni, il film di Natale per antonomasia è il favoloso Una poltrona per due (Trading places, J. Landis 1983). Un racconto esemplare che rappresenta l’essenza dell’America reaganiana (compare in diverse scene la foto del presidente), il cui sistema di valori è divenuto pura tradizione per noi tardomoderni. Per questo motivo il film viene trasmesso pervicacemente da Italia Uno che, tra le reti Mediaset, è stata senz’altro quella più incline a veicolare valori edonistici, filoatlantisti e iperconsumistici. La doppia coppia di personaggi mostra, nella loro opposizione, la doppia faccia del potere finanziario. Da un lato gli spietati fratelli Duke, dall’altro le celebri cavie di questo esperimento sociale, interpretati da Eddie Murphy e Dan Akroyd. I Duke esprimono due visioni...

02.05.2020

Vanni Codeluppi / Baudrillard, pandemia e altre catastrofi del millennio

In L’esercito delle dodici scimmie di Terry Gilliam (1995), troviamo una chiara anticipazione della catastrofe contemporanea: crisi del sistema dei consumi, psicopatologia diffusa, estinzione potenziale della specie umana… Un virus ha devastato l’intera popolazione del pianeta; solo l’1% è riuscito a salvarsi, rifugiandosi sotto terra. Ancora una volta la scienza, come nemesi del suo primato, ci precipita verso la catastrofe. Dalle immagini di New York, popolata solo da animali liberati dagli ecoterroristi, emana il fascino spettrale e onanistico delle merci “congelate” negli spazi espositivi, senza più alcuna funzione, se non quella archeologica del reperto. Nell’incontro in manicomio tra Bruce Willis e Brad Pitt, due apparenti disadattati, si discute sul rapporto tra pubblicità e follia...

04.04.2020

Negantropocene / Il virus è il messaggio della società automatica

La potenza comunicativa di questo virus, di certo il più mediatico della storia, va ben oltre la sua capacità di tenere in ostaggio le routine produttive dei media. Esso modifica progressivamente la percezione dello spazio-tempo, creando un effetto di sospensione in cui tutto può accadere e difatti tutto accade. Un processo in cui persino le categorie fondamentali di spazio/tempo si modificano all'avanzare dell'infezione. Da ciò deriva l’oscillazione inaudita dell’essere dinnanzi alla sua avanzata, quell’apriamo tutto o chiudiamo tutto che ha caratterizzato il punto di vista della politica e del cittadino comune, alle prese con un insostenibile e continuo riadattamento cognitivo. Questa capacità del virus di plasmare e riplasmare l'intera sostanza del sociale, lo avvicina a...

03.03.2020

Ai confini della viralità / Il meme come virus, il virus come meme

Dopo anni di utilizzo eufemistico del termine, la viralità torna prepotentemente a sconquassare le nostre vite, riportandoci traumaticamente dal virtuale, a cui ci si riferiva tempo prima, al più tragico reale che ci sfugge e non riusciamo a gestire. Da quando il virale si è trasformato da aggettivo a sostantivo (il video, il contenuto, il meme), ci eravamo scordati dell’inquietudine, dell’angoscia e del panico che può provocare la vera viralità, o meglio la viralità biologica, poi aumentata dalla viralità mediatica e social. La crisi prepandemica o pseudopandemica, che ha bloccato una città dinamica come Milano, ha reso ancor più palese lo scenario di domesticazione dei consumi che in un saggio in uscita chiamo "isolation". Con Amazon che associa le ricerche sull'amuchina ai condom,...

16.04.2019

Francis Fukuyama / Lo scontro delle identità

Il tema dell’identità torna con prepotenza nel dibattito culturale contemporaneo, dopo l’orgia di visioni postmoderniste e glocaliste che miravano a depotenziarlo, a relativizzarlo, a pluralizzarlo e dunque a svuotarlo del suo contenuto originario (pur considerandolo foucaultianamente il frutto di fondamentali rotture epistemiche). Il grande merito del lavoro svolto da F. Fukuyama in Identità. La ricerca della dignità e i nuovi populismi (UTET 2019), sta proprio nel tentativo di riportare il discorso sull’identità nel solco di una filosofia politica “classica”, che dunque precede la decostruzione operata dai postmodernisti. Un tentativo ovviamente ideologico, che esalta soprattutto la continuità piuttosto che le discontinuità tra la modernità occidentale e ciò che sta accadendo oggi sotto...

18.03.2019

All’ombra delle maggioranze silenziose / Jean Baudrillard nel buco nero del sociale

La riedizione di All’ombra delle maggioranze silenziose. Ovvero la fine del sociale (Mimesis, 2019) è un’occasione per rileggere alcuni aspetti dell’opera di Baudrillard che, al di là della centralità simulacro, congiunge due approcci fondamentali: la filosofia della scienza e la sociologia. Il testo in questione fissa alcuni punti chiave che saranno poi ripresi e spinti vero le loro più logiche conseguenze in L’illusione della fine (Anabasi 1993), rispetto al quale questo testo si pone in una relazione complementare.     Il filosofo pare quasi cogliere il paradosso secondo cui la società di massa si afferma proprio quando il paradigma cartesiano-newtoniano entra in crisi. Così, a dispetto di una sociologia positivista da cui deriva l’idea di una società, di un mercato, dei...

14.01.2019

Io minimo / Cristopher Lasch: consumo, politica ed ecologia

Tornare a leggere Cristopher Lasch dopo anni, grazie alle riedizioni di Neri Pozza, è un’esperienza illuminante. Nonostante l’insieme di trasformazioni tecnologiche, organizzative e di mercato che hanno totalmente modificato la nostra cultura del consumo, il suo Io minimo ci spiega alcuni passaggi fondamentali per capire la vita nelle società globalizzate. Riprendendo alcune tracce già solcate in La cultura del narcisismo, in questo libro Lasch si cimenta con la relazione tra consumo e identità sociali, anticipando sotto vari aspetti la più rigogliosa produzione scientifica di Zygmunt Bauman (come sostiene Marco Belpoliti), in fatto di tempismo ma anche, forse, in fatto di profondità analitica. Il mix già sperimentato dai francofortesi tra una critica sociale del sistema e una lettura...

30.05.2018

Yascha Mounk, Popolo e democrazia / Il populismo come requiem della democrazia liberale

La fase politica che viviamo in Italia si contraddistingue per una distonia drammatica. Da un lato la permanenza del vecchio, ovvero dei protagonisti di un ventennio politico che ha al contempo plasmato e saturato l’immaginario degli elettori. Dall’altro l’emergere del nuovo che tenta di emanciparsi dal recente passato – la Seconda Repubblica – per inaugurare una nuova stagione in cui finalmente saranno protagonisti i cittadini.   Non è un caso che a surriscaldare uno dei momenti più instabili della democrazia italiana contribuisce anche il film di Sorrentino Loro 1 e 2, in cui si mette in scena un frammento della vicenda berlusconiana attraverso un iperrealismo agonistico in cui realtà e immaginazione (sempre più simili) competono a chi è più inimmaginabile. Nel film è palese la...

08.12.2017

Attualità di Michel Maffesoli, tra sociologia e filosofia / Tribù, reti, passioni

Nonostante i grandi sconvolgimenti tecnologici, organizzativi ed estetici che hanno interessato le società contemporanee, il pensiero di Maffesoli pare ancora in grado di rendere conto del presente, proprio perché egli non ha voluto enfatizzare la determinante tecnologica del mutamento. La variabile indipendente che egli utilizza per spiegare il mutamento sociale è la società stessa. In tal modo, a rischio di cadere in una sostanziale tautologia, egli è stato in grado di formulare una visione onnicomprensiva che, seppure ragionando in termini di grandi categorie, giunge a spiegare i fenomeni nella sfera del “micro”. La riedizione de Il vuoto delle apparenze di Michel Maffesoli, nella collana iMedia di Edizioni Estemporanee (curata da Tito Vagni) con postfazione di Nuccio Bovalino, è una...

14.11.2017

Psicopatologie del nuovo capitalismo / La società della prestazione

Il nesso tra capitalismo e psicopatologia è esaminato da vari studi che evidenziano come lo sfondamento di ogni barriera che separava il pubblico dal privato, il mercato dai beni comuni, l’etica dall’intrattenimento ecc. produca soggetti instabili il cui malessere può assumere diverse connotazioni, dalla depressione alla schizofrenia. Se filosofia, sociologia e psicologia hanno già esaminato il problema a partire dagli anni sessanta, oggi la questione si fa ancor più grave. In gioco c’è difatti molto più della semplice repressione che il sistema capitalistico e dei consumi esercita sulla psicologia dei lavoratori/consumatori. Ormai la dinamica del tardo capitalismo investe la dimensione ontologica, facendosi capace di toccare la sfera più profonda dell’essere delle persone ma anche delle...

18.09.2017

Populismo digitale o solamente para-fascismo?

Per molti commentatori la “vera” sinistra è davvero poco attrezzata per affrontare le problematiche fondamentali del nostro tempo – come sostenne anni fa anche Christopher Lasch – mentre le uniche formazioni oggi capaci di farlo sono: una sinistra neolaburista che saccheggia politiche di destra importandole nel proprio programma oppure i movimenti populisti che si pongono come forze post-ideologiche ma che, in loro parecchie manifestazioni, assumono posizioni tipicamente di destra. Non è ancora chiaro se tale condizione sia solo di passaggio, ovvero un interregno tra il vecchio sistema e il nuovo, oppure se è già parte del nuovo che ha spazzato via alcune parti del vecchio (come l’idea classica di sinistra).    Tra gli autori che oggi invece confutano tale tesi, Alessandro Dal...

08.07.2017

Individui in rete / La società orizzontale e l’assenza di orizzonti

In Disorder dei Joy Division, un cupissimo Ian Curtis cantava poeticamente: “Aspettavo che venisse una guida e mi prendesse per mano”. Quella strofa ha rappresentato il punto di svolta per un’intera generazione e ha messo in discussione, anche solo per un momento, la questione del conflitto generazionale che aveva animato la cultura giovanile sin dagli anni cinquanta. Il tema della libertà assoluta, tanto agognata dalla generazione dei baby boomer, protagonisti degli anni sessanta, viene ribaltato in una nuova mistica dell’autorità. Mentre all’assassino del padre, immortalato dalla celebre “Father I want to kill you” di Jim Morrison in The End, subentra invece un senso di smarrimento, di richiesta d’aiuto, a cui si vuole dare risposta con la ricerca di una guida (con tutto il cotè di...

14.06.2017

Il linguaggio al centro / Morte della democrazia: è tutta colpa della retorica

L’ondata di articoli e dibattiti su post-verità e fake news ha ricondotto l’attenzione del pubblico su una questione dirimente. Che quella delle democrazie occidentali fosse una crisi di valori e di vedute, dunque più generalmente di cultura politica, lo si era già capito. Ma che fosse principalmente una crisi di linguaggio, lo si scopre solo recentemente. Nonostante la storia ci insegni che a ogni crisi di civiltà corrisponde anche una crisi di linguaggio politico, il decadimento del dibattito pubblico continua a sembrare una conseguenza e non la causa fondamentale del declino dell’intero sistema liberal-democratico. L’ardito compito che si pone un trascinante M. Thompson in La fine del dibattito pubblico (Feltrinelli, 2017) è esattamente l’inversione del nesso di causalità tra...

29.05.2017

Una lettura sociologica / Verso una definizione operativa di “populismo”

Quanto più si consolidano i successi delle formazioni populiste, specialmente nell’Occidente avanzato, tanto più gli intellettuali si interrogano sul significato di tale fenomeno e sulla plausibilità di tale concetto che, a ben vedere, significa cose diverse in contesti diversi ma pare conservare un suo nucleo di caratteristiche stabili. Una sorta di DNA mutevole che rimane riconoscibile nel suo excursus storico e nel suo adattamento geografico, come nel movimento che esso attua all’interno della stratificazione di classe, nei diversi sistemi sociali esaminati. Dunque, alla polisemia del concetto corrisponde una proteiformità dei fenomeni a cui esso si riferisce. Manuel Anselmi, nel suo libro Populismo. Teorie e problemi (Mondadori università, 2017), recupera la categoria wittgensteiniana...

06.04.2017

Antidemocrazia / 50 sfumature di populismo

Il populismo contemporaneo ci pone di fronte a un paradosso difficilmente risolvibile. In quanto reazione all’idea dominante, esso resiste ai tentativi d’interpretazione da parte delle scienze politiche. Quasi come nel caso del buco nero per la fisica – che appunto è per definizione insondabile perché da esso non può sfuggire alcun fascio di luce – così il tentativo di illuminare l’antro in cui s’annida il populismo con il lume della ragione politica pare quasi disperato. Tuttavia, nelle sue manifestazioni plurali, il populismo non accetta l’etichetta di “antipolitica”, anzi, esso rivendica il suo progetto di voler tornare alle fonti stesse dell’impegno civico attraverso la partecipazione dal basso, ovvero coinvolgendo quelle entità che, a secondo dei casi, prendono il nome di popolo,...

08.03.2017

Tradizione vs. progresso / Christopher Lasch sulla strada per il nessun-dove

Il videoclip Road to nowhere dei Talking Heads (band incensata da Sorrentino in più occasioni) racconta con ritmo compulsivo la crisi dell’America degli anni ottanta attraverso un vasto campionario di icone e simbologie tipiche della società dei consumi. I membri di una comunità di provincia si stringono in coro per intonare le note e le parole dell’incipit, che parla appunto del loro spaesamento dinnanzi alla “strada per il nessun-dove”. Una nutrita serie di microsequenze della durata di pochi secondi squarcia la consistenza del sogno americano, mettendone in discussione la sostanza. L’immagine più significativa ed esplicita è forse quella del giovane che insegue il carrello della spesa, segno inequivocabile di uno strumento – il consumo – che si è fatto fine e ha spiazzato...

15.01.2017

Zygmunt Bauman / Morte di un sociologo della globalizzazione

La grandezza del pensiero di Z. Bauman non può essere certamente ridotta all’impressionante grado di diffusione del suo famoso cavallo di battaglia: quella liquidità che egli ha rintracciato in numerose espressioni della vita contemporanea e che, paradossalmente, è servita più a legittimare la trasformazione in atto che non ad arginarne il potere straripante. Per questo motivo proverò qui a ricordarlo attraverso un percorso che va dalla critica generale alla globalizzazione, passando per l’analisi del consumo, fino alle più recenti considerazioni sulla società confessionale e sulle nuove forme di sorveglianza.  Insieme a U. Beck, morto due anni fa, a J. Tomlinson, A. Giddens, R. Robertson, Bauman è stato uno dei protagonisti del dibattito sulla globalizzazione, fino a raggiungere una...

30.12.2016

Un problema mal posto / Il sex appeal della postverità

Al di là del suo contenuto, il termine postverità è sexy, al passo con i tempi e circola sulla stampa anglosassone almeno da un paio d’anni, ovvero prima che l’Oxford Dictionary lo proclamasse parola dell’anno (dopo l’altrettanto sexy “selfie” del 2013). Questo perché la verità stessa nasce come concetto sovraccarico di sex appeal, perlomeno nella definizione greca di aletheia, ovvero senza veli o in fase di disvelamento. Seguendo Heidegger, la storia della verità, in qualche modo collegata alla storia dell’essere, trasforma tale concetto in qualcosa di molto meno erotico e di molto più burocratico. Dunque dall’aletheia greca alla veritas romana, passando per l’adeguatio medioevale, fino alla certitudo moderna, si consuma il ciclo di vita della verità come frutto di un processo di...

22.11.2016

Carlo Formenti. Elettori / consumatori / Finanza, populismo e stupidità

Con La variante populista (2016) la riflessione di Carlo Formenti si sposta dall’analisi delle condizioni che hanno reso possibile l’avvento dell’economia digitale allo studio dei processi politici innescati dalle trasformazioni strutturali e tecno-organizzative del tardo capitalismo. Al centro di tale tragica trasformazione Formenti pone l’immane processo di finanziarizzazione che non rappresenta, come alcuni sostengono, una fase finale dell’accumulazione capitalistica, bensì, sulla scia del ragionamento di Arrighi, una tendenza ciclica che serve a rilanciare la speculazione assicurando maggiori introiti alle forze che un tempo guidavano l’internazionalizzazione fordista e che oggi dominano la globalizzazione. Questa classe capitalistica transnazionale è composta da “detentori...

13.06.2016

Ancora sulle dinamiche del web 2.0 / Media e processi imitativi

Il contributo di V. Codeluppi torna su una questione molto dibattuta in seno alla cosiddetta Communication Research, ovvero la tipologia e l’intensità degli effetti dei media sulle persone. L’analisi del sociologo prende piede da un evento che dimostra come la narrativizzazione di alcuni modelli comportamentali attraverso le serie televisive (a loro volta recuperati dalla “strada”), sia effettivamente in grado di modificare il comportamento delle persone nella loro vita “reale”. Tiziano Bonini risponde a tale questione sottolineando la complessità del processo fruitivo e soprattutto il peso delle variabili contestuali, come nel caso del celebre studio di Cantril che analizzando “in profondità la ricezione dimostrò come l’effetto di quella trasmissione radiofonica sugli ascoltatori...