Anne Imhof. A passeggio tra le rovine

17 Novembre 2022

Siamo a Amsterdam, allo Stedelijk Museum: un punto di riferimento per l’arte del presente, ora sede della mostra Youth di Anne Imhof, una delle artiste oggi più riconosciute. 

L’ambiente in cui veniamo catapultati è un sotterraneo labirintico immerso in una penombra accesa solo da bagliori rossi. Lunghi corridoi, stretti passaggi sono definiti dalla presenza, rigorosamente ordinata, di grandi quantità di materiali di origine industriale, per lo più legati al trasporto e alla logistica; ci sono lunghe file di lockers, strutture in rete metallica, colonne di copertoni, taniche, tubi, veicoli e macchinari diversi, fari che imprevedibilmente si accendono e altri oggetti. Ad essi si alternano elementi legati alla cultura underground: superfici specchianti, materassi stesi a terra che evocano i sex club, bottiglie piene di liquido rosso che fanno pensare agli energy drinks. 

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Anne Imhof, AI Winter, 2022. Featuring Eliza Douglas. Directed by Jean-René Étienne and Lola Raban-Oliva. Courtesy of the artist, Galerie Buchholz & Sprüth Magers. Produced with the support of Garage Museum of Contemporary Art, Moscow, Hartwig Art Foundation and Stedelijk Museum Amsterdam.

Un suono anima lo spazio. È in costante mutamento e itinera in modo apparentemente randomico. Attivandosi tra gli stretti passaggi, richiama l'attenzione sulle diverse parti dell'installazione. Gli elementi vocali di questa colonna sonora sembrano suggerire la presenza della vita; ma nello stesso tempo proprio la loro presenza evidenzia l'assenza di concrete persone fisiche.

D'altra parte, in questo sottomondo in cui lo sguardo tende a perdersi tra i materiali o a rimbalzare sulle lastre specchianti, emergono alcune tracce di attività umana, nella forma di graffiti. La presenza del corpo è inoltre affidata a un avatar che compare in video: un* giovane dal genere fluido, tra l’efebico e il cristologico, che vaga, compiendo le azioni e i gesti di un’enigmatica coreografia. Lo troviamo in diversi momenti della mostra; dapprima mentre deambuliamo tra le file di lockers, immerso tra le vaste rovine imbiancate di neve intonsa di un palazzo neoclassico. Si muove lentamente, apparentemente privo di punti di riferimento e di passioni, ed esegue gesti dal significato inintelligibile. Nella sua assenza emotiva, come nel suo torace esposto, c’è qualcosa di impietosamente doloroso.

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Anne Imhof, Fate, 2022. Featuring Eliza Douglas. Directed by Jean-René Étienne and Lola Raban-Oliva. Courtesy of the artist, Galerie Buchholz & Sprüth Magers. Produced with the support of Garage Museum of Contemporary Art, Moscow, Hartwig Art Foundation and Stedelijk Museum Amsterdam.

Proseguendo nel percorso, a poca distanza, una scena altrettanto silente, ma di segno opposto. Un branco di cavalli vaga, tra gli alti palazzoni di un’iconica periferia sovietica, anch’essa innevata. La loro naturalezza, la corporeità forte e tranquilla, monumentale ma sensibile, gli occhi grandi e pensivi, gli sguardi riflessivi e penetranti introducono nell’insieme un diverso stato delle cose. Le immagini hanno una potenza magnetica.

Infine, in un terzo video, l’avatar – in realtà la performer Eliza Douglas – compie una coreografia di gesti mentre monta un cavallo baio. La sua figura evoca quella delle amazzoni. Alla ricerca di un modo per esprimere la contemporaneità, Anne Imhof trova il mito; così le immagini acquistano spessore, e parlano della nostra epoca tanto quanto della storia dell’umanità.

La mostra, che ha completamente trasfigurato i mille metri di spazio che lo Stedeljiik le ha dedicato, ha avuto un iter travagliato. Youth è infatti il frutto di un dialogo tra l’artista, appena reduce dalla 57ma Biennale di Venezia del 2017 in cui aveva rappresentato la Germania ottenendo il Leone d’Oro per il miglior Padiglione, e Rein Wolfs, allora direttore della Bundeskunsthalle di Bonn. 

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Installation view Anne Imhof - Youth. Stedelijk Museum Amsterdam co-presented with Hartwig Art Foundation. Photo: Peter Tijhuis.

Il cambio di sede di Wolfs, oggi allo Stedeljiik, è un primo fattore di rallentamento del processo di realizzazione. L’artista intavola allora una relazione con una prestigiosa sede espositiva moscovita, Garage. Nel momento in cui Wolfs riprende in mano il progetto si giunge a un accordo per una mostra che si possa svolgere in prima istanza a Garage, poi, in una versione rinnovata, allo Stedeljiik. L’insorgere della pandemia interferisce però pesantemente con le tempistiche della programmazione. La produzione è infine ultimata con le forze congiunte delle due istituzioni. Tutto è pronto quando la guerra in Ucraina irrompe. Garage reagisce sospendendo immediatamente l'intero programma.

A lungo procrastinata, Youth apre infine ad Amsterdam con la curatela congiunta di Vincent van Velsen e Wolfs, in stretta collaborazione con Beatrix Ruf e Katya Inozemtseva che avevano curato la mostra mai aperta di Garage.

La tensione, il senso d’incertezza che pervadono l’intero ambiente rispecchiano anche, senz’altro, questa genesi travagliata, che peraltro Imhof aveva vissuto anche in relazione ad altre mostre, come quella del Castello di Rivoli, rimandata per via del Covid e poi inauguratasi nel marzo 2021. Il tempo lungo dell’attesa, della sospensione, un senso di frustrazione profonda che diventa ansia e tensione vi si fanno però stato esistenziale, riflettendo le condizioni di più di una generazione. 

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Da sempre Anne Imhof coniuga arte visiva, architettura e performance in opere che coinvolgono tutti i sensi contemporaneamente e che raccontano il presente facendo riferimento nello stesso tempo a fenomeni di massa, alle culture alternative e a miti fondativi ancora capaci di risuonare nella nostra epoca.

In questo caso il suo lavoro scava nel profondo e lascia emergere il senso di vulnerabilità, e d’altra parte l’egocentrismo come tratto distintivo di oggi. L’universo che crea con Youth fa emergere l’immaginario collettivo di un presente travagliato a cui hanno contribuito la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina, ma prima ancora la frammentazione dell’esperienza, la preoccupazione ecologica e la crisi economica, la difficoltà di riconoscersi in codici morali ormai inadeguati e in obsolete categorie di genere; tutte quelle istanze che convergono nel configurare l’epoca presente in termini di fragilità, di demotivazione, di complessivo disorientamento, rendendo difficile intravvedere un futuro meno fosco. 

E d’altra parte, se il giovane performer cammina tra le rovine e alla sua figura si legano domande relative sia a questioni di identità e dismorfia corporea, sia all'offuscamento dei confini tra il dimensione digitale e la realtà, se i palazzoni sovietici interrogano sul potere che l’architettura può avere sulla psiche dell’individuo, se l’ambiente labirintico genera un senso di perdita e di claustrofobia complessiva, in questo quadro complessivo il vitale vagabondare dei cavalli costituisce una vera e propria controparte. Esso sembra indicare una prospettiva ardua, ma ancora possibile; una prospettiva che non risiede in soluzioni simboliche né in estetiche evasioni, ma nella scelta concreta di un’ecologia integrale e capace di investire ogni aspetto dell’esistenza.

Anne Imhof. Youth, Stedelijk Museum, Amsterdam
Fino al 29 gennaio 2023.

Nell'immagine di copertina, Anne Imhof, AI Winter, 2022. Featuring Eliza Douglas. Directed by Jean-René Étienne and Lola Raban-Oliva. Courtesy of the artist, Galerie Buchholz & Sprüth Magers. Produced with the support of Garage Museum of Contemporary Art, Moscow, Hartwig Art Foundation and Stedelijk Museum Amsterdam.

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