AUTORI
Gianluca Solla
25.08.2019

Venerazione di Arquà / Petrarca in collina

Ogni epoca, per oscura che appaia, ha le sue stelle. Già in vita Francesco Petrarca è una star del suo tempo. Qualcuno dirà: felice l’epoca che ha avuto una stella di quest’ordine. Se l’astronomia si occupa delle stelle celesti, visibili e invisibili, e l’astrologia di quelle altrettanto potenti del nostro immaginario, la scienza delle stelle terrestri è indubbiamente l’aneddotica. Quella del poeta ad Arquà è estremamente ricca, a dispetto della tranquillità che l’uomo viene a cercare da queste parti, nella cornice idilliaca dei Colli Euganei. In questo borgo Petrarca si trasferisce nel 1369 in cerca di isolamento e di silenzio, a ritrovare la Valchiusa che tanto aveva ispirato le sue canzoni,. In una lettera inviata a Francesco Bruni nel 1371 scrive: “Fuggo la città come ergastolo e...

17.08.2019

Cosmopoliti di tutti i paesi, ancora uno sforzo! / Derrida a Riace

Presenze ingombranti e da tempo in declino, gli Stati sono dei grandi organismi all’apparenza irrinunciabili. È proprio agli Stati che noi chiediamo di risolvere le grandi questioni del nostro tempo, per esempio quelle che riguardano le migrazioni: quale Stato accoglierà coloro che sono appena sbarcati da una nave? E quanti? Sembra che il passaggio epocale che stiamo vivendo si risolva in questa aritmetica amministrativa che divide vite, le indirizza, le piazza, come si farebbe con qualunque genere di merce che attraversi i confini. La stessa impasse che l’Unione Europea attualmente vive si può ricondurre in buona parte a questa logica distributiva: l’Italia dichiara di non accettare ulteriori migranti (benché le statistiche a disposizione di tutti mostrino come il loro numero complessivo...

06.05.2019

Il volto segreto di un poeta dimenticato / Villa Piccolo a Capo d’Orlando

Qualcuno ha detto che una casa è il volto di chi la abita. E come ogni volto anche la casa è un labirinto di segni, aperture, passaggi. Alcuni si aprono, altri rimangono ostinatamente chiusi, nonostante l’insistenza di chi li fissa con il suo sguardo. Così certe storie mostrano meglio d’altre come nulla fosse già deciso dall’inizio e come tutto si sia fatto, pezzo per pezzo, con i frammenti del Caso e i materiali di scarto della Storia.  Come ogni volto anche le case sembrano dei paesaggi da attraversare o almeno da ammirare a debita distanza. Esistono almeno due diverse forme di stratificazione di questi paesaggi. Una è spaziale, riguarda l’accumularsi sul suo verso visibile di un’infinità di combinazioni, di pieni e di vuoti, di forme e delle loro metamorfosi. L’altra è temporale....

30.04.2019

Due libri sull'Europa alla prova del mondo / Elogio delle frontiere?

Elogio delle frontiere appartiene a quel genere di libri la cui sagacia stordisce il lettore. Lo illumina senza mancare di lasciarlo interdetto. Régis Debray l’ha scritto a partire dalla convinzione che tra i mille desideri che agitano l’Occidente il desiderio di abolire le frontiere sia tanto diffuso, quanto funesto. Esso sarebbe uno di quei segni della stanchezza che attanaglia la civiltà occidentale. Così l’annullamento delle barriere, il volersi liberi da limiti e blocchi a tutti costi, sfocia nella necessità di esibire il distintivo “senza frontiere” come lasciapassare verso ciò che Debray definisce l’ultra-modernità chic. Da qui al “deficit di frontiere”, che attanaglierebbe la nostra epoca, il passo è breve. A quanto pare pronunciamo a ogni piè sospinto un benevolo quanto...

06.03.2019

Ritratto d’interno en plein air / La casa di Gabriele Münter e Wassily Kandinskij

1909. Un quadro a olio mostra la tavola attorno alla quale stanno due pittori, Vasilij Kandinskij e Erma Bossi, seduti in conversazione su una panca ad angolo. L’ha dipinto Gabriele Münter, prima allieva di Kandinskij a Monaco e poi sua compagna. Nei tratti traspare una morbidezza che ritroveremo anche nei paesaggi bavaresi dipinti da Münter. In un certo senso anche questo quadro è un paesaggio, dipinto non en plein air, ma sotto la volta modesta di questa casa a Murnau, in Baviera, in cui ritroviamo proprio la panca angolare del quadro. È l’intimità di una scena familiare, dipinta come paesaggio dell’anima. Questo senso di raddoppiamento non ci lascerà per tutta la visita. Nello stesso quadro si vede, per esempio, una serie di dipinti realizzati da Kandinskij secondo la locale tradizione...

05.02.2019

Asakura / Tra Oriente e Occidente. Un viaggio a Tokyo

Al visitatore occidentale il nome di Asakura non dice granché. Eppure capita di essere presi da una singolare emozione nell’entrare in queste stanze, dopo essersi tolti le scarpe e averle riposte nel sacchetto di plastica che il museo mette a disposizione. In Giappone anche il minimo dettaglio è pianificato. Prima ancora di essere entrati nella casa-museo, si è già varcata una soglia che resta per lo più invisibile al viaggiatore occidentale. Prima ancora che se ne accorga, è già dentro un cerimoniale minimo, ma inaggirabile, di vestizioni e svestizioni, di atti e di posture. In fondo quella giapponese è una cultura della soglia. Lo si scopre ben presto, visitando i templi buddisti o scintoisti o i monasteri zen.  Il 朝倉彫塑館 (nome inglese: Asakura Museum of Sculpture) è la prima e...

03.11.2018

La casa / Il santuario del poeta stellare. Leopardi a Recanati

La casa è abitata, dice subito la guida. Basterebbe questo per distinguere Casa Leopardi da qualsiasi altro museo dello stesso genere. Ai piani superiori pare viva davvero la famiglia Leopardi. Questo avvertimento genera immediatamente un rispettoso silenzio nel gruppo di visitatori a cui ci aggiungiamo in un’assolata domenica d’inverno. Si produce lo stesso effetto di quando i bambini venivano messi a tacere il pomeriggio festivo per non disturbare il riposo dei grandi. Essendo la casa abitata, ciò che visiteremo è sostanzialmente la biblioteca, anzi: la Biblioteca, come merita di essere scritto il suo nome. Costruita dal padre Monaldo, verrà eletta dal figlio Giacomo a finestra sul mondo. Avrà lavorato pure con il suo tavolino mobile vicino a una delle grandi finestre che danno sulla...

01.10.2018

Il giardino di Giverny / A casa di Monet

Domenica mattina a Parigi le strade sono deserte nei dintorni della stazione Saint-Lazare. Ad attenderci dentro c’è Monet, che la stazione l’ha dipinta nel 1877 in quattro celebri quadri. Impossibile non pensare subito agli effetti di colore che la sua pittura ha colto quando entriamo. Dalla copertura sopra i binari la luce trapassa con dolcezza andando a toccare la solidità un po’ brutale delle travi in ferro e dei bulloni che la tengono su. Monet è già qui con noi, lui che, facendo della tecnica – non dei passanti o dei viaggiatori – il vero e unico soggetto del quadro, ne ha colto le sembianze più profonde e più dense unicamente in forza della sua visione.      Ed eccola qua la domanda che questa volta non smetterà di imporsi durante tutto il viaggio e durante la visita...

05.09.2018

Barcellona / Il monaco Gaudí

Il monaco Gaudí vive nel cuore di Barcellona, a Parc Güell. Mi è presto chiaro che ho scelto il periodo peggiore dell’anno per rendergli omaggio. Da quando Barcellona non è più una città, ma una marca, la solcano torme di turisti mezzi nudi, con la musica sparata da casse bluetooth, sudati e famelici di vedere i luoghi-che-devono-essere-visitati. Sembrano perennemente in cerca di luoghi da sbranare e divorare. Quei luoghi puntualmente coincidono con i consigli delle guide turistiche in tutte le lingue del mondo. Li trovi ovunque, torvi e rumorosi, ridanciani e spaesati, in coda per mangiare o per il bagno, o che più semplicemente la fanno qua e là nei giardinetti pubblici. Hai voglia di fare il monaco qui, Gaudí. Per un numero sempre maggiore di città il turismo oggi è la disgrazia in...

16.05.2018

L’eredità è un'opera del tempo / Puccini al lago

Alla fine avrei voluto fotografare i copertoni. Grande amante delle auto, Puccini. Stanno allineati sulle mensole ai margini del garage. Un’assurdità, si potrebbe dire: di tutte le cose magnifiche di cui la casa è piena, fotografare gli oggetti più dimessi, dei semplici resti di una passione, e non certo di quella per cui il Maestro è famoso. Davanti alla ricchezza della casa i copertoni raccontano una storia minore e la raccontano quasi involontariamente. È la storia di una passione di cui sono i testimoni muti. Ci stanno come resti immobili di un’epoca e di tutta una vita. Forse qualsiasi testimonianza ha a che fare con questo carattere di resto. Per elegante che sia una casa-museo è sempre inseparabile dal carattere di resto di cui sono saturi tutti gli oggetti, le immagini, gli spazi...

18.02.2018

Genius Loci / Kleist, per esempio

Ci sono case che, per aver dato i natali a uno scrittore importante, non per questo sono state risparmiate dalla distruzione. Della casa di Kleist che si trovava sulla strada che da Est va a Berlino non resta niente. L’ha travolta l’immenso flusso che nell’aprile 1945 converge sulla capitale tedesca verso lo scontro finale della Seconda Guerra Mondiale: eserciti, armi, civili in fuga, una massa enorme di profughi… La grande offensiva dell’Armata Rossa contro gli ultimi segni del nazismo piega ogni residua velleità di resistenza. In appena 7 giorni i russi arrivano a Berlino. Della capitale come anche della città natale di Kleist rimarranno in piedi solo poche rovine fumanti e inabitabili. Qui non è la Francoforte che tutti conoscono. Non è la città della finanza e della Banca Centrale...

03.11.2017

Stanza tra vita e teatro / Chaplin in esilio

Associare Chaplin alla categoria migranti di tutte le condizioni e di tutte le epoche è un’operazione che non risulta certo immediata. Spontaneamente colleghiamo il suo volto piuttosto a tutte quelle situazioni in cui ci ha fatto ridere e, perché no?, piangere di commozione. Eppure quando nel 1952 a bordo della Queen Elizabeth si sta recando a Londra a presentare Luci della ribalta (Limelight), riceve la notifica da parte del governo americano che lui – cittadino britannico, benché viva da quasi quarant’anni anni negli Stati Uniti – non ha più un visto di ritorno valido. Dopo anni d’attacchi e di diffamazioni che prosperano nella melma meglio nota sotto il nome di maccartismo, è ora diventato ufficialmente persona non grata. “Non sono tempi fausti per i grandi artisti”, commenterà Chaplin...

17.05.2017

La casa natale pesarese / La Fame di Rossini

La famiglia abita due stanzette che devono essere state modestissime anche nella Pesaro papalina dell’epoca. Il padre musicista nella banda cittadina e fervente rivoluzionario, la madre cantante: sono già presagi sufficienti di una vita che è preceduta dalla sua ombra. Restano queste due stanze spoglie, per pavimento una specie di selciato. Sono contornate da altre, ben organizzate e ricche di materiali, che raccontano del successo del piccolo Gioacchino. Sembra però che nemmeno il museo abbia avuto il potere di dissipare quell’ombra: l’ombra della povertà, delle ristrettezze, degli ingaggi promessi ma non ottenuti oppure sì, ottenuti ma non pagati, se non forse dopo mille insistenze. Anche incastonate dentro la cura del museo, quelle stanze emanano ancora oggi un grigiore invincibile,...

08.03.2017

Goethe Institut Torino / L’immagine (sin troppo verosimile) del terrore

Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Gianluca Solla per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Leggendo le raffinate considerazioni di cui Pierandrea Amato costella il suo In posa. Abu Ghraib 10 anni dopo (Cronopio), quest’estate era di fatto impossibile sottrarsi all’interferenza che sovrappone alle fotografie di Abu Ghraib, vecchie appunto di dieci anni, le immagini delle...

27.02.2017

Deledda ha un’isola tutta per sé / Grazia è partita

Arrivo a Nuoro in una fredda giornata di quell’interregno delle feste, che si estende tra il 25 dicembre e Capodanno, tra una nascita e un inizio. Via Grazia Deledda, casa natale di Grazia Deledda, Museo Deleddiano... Basterebbe solo questa ripetizione per informarci che una casa natale non è mai un museo qualsiasi. Essa rilancia, con tutta l’insistenza di cui è capace, la questione stessa della nascita. Cosa significa nascere? Cos’è natale in questa casa, aldilà della banale constatazione che là è nata una donna che mezzo secolo più tardi diverrà Premio Nobel per la Letteratura?   Mi pongo queste domande attraversando le stanze di una casa arredata in parte come nella migliore tradizione di un museo etnografico: la vita quotidiana nella Sardegna dell’interno di fine Ottocento, in...

11.12.2016

Mise en scène / Bertolt Brecht. Chausseestraße 125, Berlino

Dunque sarà stato qui, dietro questo portone, dietro questa facciata a due piani. Qui Bertolt Brecht avrà preso dimora nell’ottobre del 1953, dopo gli anni dell’esilio in Scandinavia e a Santa Monica, vicino a Hollywood, e dopo una serie di abitazioni a Berlino Est e dintorni. Paesaggio metropolitano asciutto, senza fronzoli. Accanto un cimitero storico che i turisti vengono ancora oggi a visitare. La strada che passa qui davanti prosegue fuori città. Porta un nome che è una tautologia, la parola francese per indicare una via selciata. Poco distante da qui restano alcuni solitari relitti del Muro. Naturalmente quello che i documenti ufficiali dell’epoca chiameranno “baluardo di protezione antifascista” era allora di là da venire.   Per il dopoguerra la casa è un vero lusso in una...

04.12.2014

15 tesi su un oggetto misterioso chiamato compassione

Provengo per nascita da una cultura nella quale l’apostrofare qualcuno con mischinu (povero, e per i bambini mischineddu, poveretto) si dà come segno di premura e di affetto. È difficile non avvertire un rifiuto tanto più energico quanto più immediato di fronte a espressioni di una simile solidarietà. C’è là qualcosa di una suadente prepotenza che schiaccia verso il basso chi venga avvolto nella loro rete. Una frase come mischinu, mi nd'est partu mali (poveraccio, mi ha fatto una brutta impressione) fa parte del corredo di frasi fatte a cui certi modi di vita appaiono indissolubilmente intrecciati. Vi si esprime un sordo senso di pretesa superiorità morale che parla nella migliore delle ipotesi di un disprezzo per gli...

25.09.2014

Di forze clandestine e impersonali

Che delle forze senza nome che animano un’insurrezione non esista un’immagine adeguata, non va messo in rapporto solo con il fatto che tali forze danno luogo a un divenire che come tale è irriducibile all’apparente staticità di ogni immagine. Che i rivoltosi non scrivano la storia della propria rivolta o che, se lo fanno, non sia che al prezzo di ritirarsi dalla rivolta stessa, non riguarda tanto l’incompatibilità tra scrittura e vita, ma testimonia di ciò che in ogni accadimento rimane irriducibile al rapporto con la memoria. Jesi lo doveva avvertire, scrivendo: «Del passato ciò che veramente importa è ciò che non si ricorda… l’unico vero passato vivo… vive nel cervello e nel sangue,...

04.09.2014

Il giorno dopo

Speranza e orrore si mescolano sempre. Ciò che accade di questi tempi in Egitto e negli altri paesi arabi fa ovviamente ben sperare. Quasi tutti pensano che in tempi postmoderni non possa accadere nulla, ma sono stati smentiti. È accaduto: una sollevazione molto tradizionale senza riferimenti religiosi, che fa esclusivamente appello alla dignità umana e a rivendicazioni laiche. È uno splendido evento, ed è davvero un evento reale.   Con “evento reale” intendo che non c’è stata una transizione morbida. Viviamo in un momento di incertezza e non si sa chi è al potere, e questo naturalmente mostra che c’è speranza. La speranza indica semplicemente un momento aperto quando non si sa chi è al potere e...

28.05.2014

Dal Sahara Occidentale o di un gesto inaudito

Chi un giorno si trovasse a scrivere una storia delle rivolte, non potrà passare sotto silenzio un fatto sorprendente occorso nell’anno 2010. Nell’ottobre di quell’anno, a ondate successive, la popolazione sahrawi di El Ayun – una città di quasi 200.000 abitanti situata nel Sahara Occidentale e occupata illegalmente dal Marocco, come lo sono tutti i Territori sahrawi – lascia le sue case per trasferirsi nel deserto, in un luogo chiamato Gdeim Izik. Vanno ad abitare in un accampamento approntato per l’occasione. Dalle poche centinaia dei primi giorni, nel giro di poche settimane le tende diventano diverse migliaia.     Ci sono rivolte che nascono così, con uno sparuto gruppo di tende piantate nel deserto. Del resto una...

15.05.2014

Elogio della densità

Dovevo pensare molto ai miei studenti di Etica della comunicazione, dopo aver terminato la lettura del libro di Giovanni Bottiroli, La ragione flessibile (Bollati Boringhieri, Torino 2013). Una delle difficoltà del confronto con l’etica – con l’etica come questione, prima ancora che come insegnamento – attiene certo al doppio movimento a cui il pensiero filosofico ci costringe. Lo descrive bene il libro: il pensiero “si avvicina alla realtà e ne rende conto mentre se ne allontana – e non si tratta di un’apparenza: se ne allontana in quanto la filosofia autentica non accetta di piegarsi mimeticamente verso l’effettualità. Non cerca verifiche immediate in regolarità empiricamente diffuse”. C’è in...

24.04.2014

Potenza di un no

Nelle storie come nelle vite, c’è sempre un preciso momento in cui tutto potrebbe cambiare. Ciascuno sa quanto è difficile essere all’altezza di un momento così, basta un nulla ed esso svanisce. Nell’ultimo film di Scorsese, The Wolf of Wall Street, accade quando il protagonista convoca i collaboratori della sua società per annunciare il proprio ritiro dal mondo della speculazione finanziaria. Nel momento in cui la bocca è già sul microfono, pronta a parlare, Jordan Belfort si tira invece indietro. Rinuncia a rinunciare, si potrebbe dire. Sennonché la questione è qui complessa e si gioca tutta sulla domanda: rispetto a cosa si definisce una rinuncia? Ci sono naturalmente molte soluzioni possibili. Quella affaristica...

23.01.2014

Yves Citton: trasformare il presente

Di Yves Citton esistono sinora due libri in traduzione italiana: Future umanità. Quale avvenire per gli studi umanistici? (due punti, traduzione di Isabella Mattazzi) e Mitocrazia. Storytelling e immaginario di sinistra (Alegre, a cura di Enrico Manera, prefazione di Wu Ming 1, traduzione di G. Boggio Marzet). In poche righe proverò a dire perché ci siano ottimi motivi per leggerli entrambi. Il primo direi che risiede nella capacità di Citton di porre una domanda fondamentale rispetto alla colossale inerzia storica nelle cui tenaglie sentiamo presa la nostra epoca: che cosa possiamo? Stremati dalla propaganda pubblicitaria delle possibilità senza fine, così come da una mancanza di prospettive reali che paiono negarsi, oggi più di ieri, si...

02.01.2014

Fragilità

Abbiamo nei bambini uno dei punti di nostra massima fragilità. Ciò che accade loro riflette e amplifica la percezione della nostra posizione nel mondo. Da qui la tendenza a isolare il bambino, a proteggerlo come una merce preziosa, ma anche a esibirlo come uno status symbol, specchio degli adulti e insieme prolungamento della naturale esposizione dei loro corpi. Sarà forse per questo che, leggendo il libro di Yann Diener Un bambino viene agitato (sottotitolo: Lo Stato, gli psicoterapeuti e gli psicofarmaci, Edizioni ETS), abbiamo la sensazione che, più che prendere in cura l’infanzia, una società come la nostra miri in primo luogo a proteggere se stessa dai propri fantasmi e a realizzare le proprie aspirazioni recondite.   Nell’...