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2012

(19 risultati)

Un fumetto a colori

La settimana scorsa, chiacchierando di scuola e di colori con un amico, ho saputo che il n. 100 di Martin Mistère è dedicato al colore: il titolo è Di tutti i colori. L'amico è Andrea Sani che insegna storia e filosofia al Liceo "Galilei" di Firenze e si occupa di logica – sì, proprio di logica, quella più astratta possibile – e al contempo di cinema e di fumetti. La connessione non è poi così strana come sembra, ma certo mi ha sorpreso trovare un intero fumetto dedicato al colore, anzi alla teoria dei colori. La ricerca non è stata difficile, non occorre cercare nelle bancarelle, esistono gli e-book anche di fumetti. Il prato blu; Forse i cani vedono così. L'autore di Martin Mystère è Alfredo Castelli; il fumetto è disegnato da Giancarlo Alessandrini ed è colorato (tutti i numeri multipli di 100 sono a colori) da Laura Battaglia per l'editore Sergio Bonelli. L'edizione cartacea risale al 1990, quella digitale al 2012.La storia inizia a Eden, un paesino sperduto del Vermont: l'amico Jerry ha trascinato Martin in un circo dove un mago, apparentemente di secondo ordine, gioca con facili trucchi di fazzoletti colorati; Martin è perplesso del livello dello spettacolo, ma il...

Storie di immagini / Controtempi

Un uomo corre sulla terrazza dell’aeroporto di Orly; è colpito da uno sparo, si torce in uno spasmo violento, muore sotto gli occhi di un bambino. È il celebre inizio de La Jetée, il ciné-roman del 1962 di Chris Marker, composto di fotogrammi fissi su cui una voce traccia l’arco della narrazione. Ciò a cui assistiamo è un cortocircuito temporale: il bambino e l’uomo ucciso, tornato da un distante futuro per compiere il suo destino, sono lo stesso individuo. Nell’istante in cui il presente folgora l’immagine esso è già passato, è già ricordo, simultaneamente prologo ed epilogo della storia. L’uomo e il bambino sono sospesi in un paradosso tragico che stringe e proietta la sua ombra luttuosa su un’intera esistenza, futura e già trascorsa. Il passato non torna per redimere il presente, né per fornirgli un senso – sembra dire Marker – ma per obbligarlo a iniziare da capo, per impedire un’alternativa: quella immagine, quel trauma, all’infinito.   Chris Marker, La Jetée, 1962   Nella stessa modalità traumatica – l’impensabile ripetizione di un’assenza –, lo psicologo-cosmonauta Kris Kelvin reincontra in Solaris, il film del 1972 che Andrei Tarkovskij trasse dal romanzo...

Daido Moriyama

Entrare in una galleria o in un museo per vedere una mostra, fermarsi davanti a un oggetto, distrarsi e poi camminare attraverso le stanze, far scivolare il proprio sguardo da un punto a un altro incrociando gli altri visitatori, soffermarsi anche sui loro movimenti e i loro corpi che ostacolano o interagiscono con la visuale, decifrare la struttura degli spazi e i piccoli contrasti determinati dalle uscite di sicurezza e dai cartelli esplicativi. Con Ti guardo Talos Buccellati tenta di indagare con il solo mezzo fotografico gli imprevisti e le interferenze che segnano lo sguardo durante una visita a un’esposizione.   DAIDO MORIYAMA, 2012     Le Ball, Paris

Sulle orme dell’Orma

Il 4 ottobre sono approdati in libreria i primi due titoli di una nuova casa editrice, L’orma, fondata a Roma da due (anagraficamente) giovani intellettuali che conosco da molto tempo, Marco Federici Solari e Lorenzo Flabbi. Li ho incontrati più o meno a metà dello scorso decennio: dapprima leggendoli in Rete, su un sito di Letteratura comparata (entrambi sono transitati dalla scuola senese di Antonio Prete), Sguardomobile, che si distingueva per ricercatezza grafica e di scrittura; e poi incontrando un paio di volte Lorenzo, e la sua facondia appassionata, in qualche occasione direi convegnistica (entrambi da tempo emigrés e giramondo, in Italia venivano nell’unico modo in cui sia dato godersela: cioè in vacanza). Mi colpì una sua recensione iper-virtuosistica, apparsa sul sito, a Nel condominio di carne di Valerio Magrelli: mirabile operetta in prosa della quale il critico, critico-scrittore, con finezza evidenziava come fosse intessuta – più ancora delle poesie del medesimo autore – di dissimulati endecasillabi. L’intera recensione era a sua volta – a questo punto direi ovviamente – per intero...

Tunisia: l’onore dei soldi

Ti svegli una mattina a Milano, sali sulla moto, vai a Genova, imbarchi la moto, ventiquattro ore di nave e sei a Tunisi. L’odore è il solito dei paesi arabi, la luce bianca riflessa sull’asfalto. Poi nove ore di viaggio, un giorno, e sei nel deserto, a sud, alle porte del mare di sabbia. Nove milioni di metri quadri di niente e al massimo, qui e lì, qualche pozza d’acqua che chiamiamo oasi, usando un eufemismo.   Una di queste si chiama Tozeur, una cittadina vecchia di migliaia di anni, poco più di uno sbuffo di case intorno a una selva di palme, alle porte di un interminabile Sahara, in mezzo a un niente sordo e a un caldo senza appello. Ci coltivavano i datteri, da millenni, inseminando le palme a mano, maschio-femmina, dato che di api (sagge) da quelle parti non c’è traccia. Ora fanno i soldi con i turisti. O meglio, li facevano, prima che la rivoluzione araba riducesse il turismo al lumicino di qualche incosciente (il sottoscritto), e le città a un conglomerato di alberghi abbandonati, con finestre appese ai cardini come panni alle mollette.   E così Tozeur adesso è poco più di...

Porci a Roma

Non vi è solo il grottesco e l’assenza di pudore, negli scatti della “festa romana” che occupa le prime pagine dei giornali. Al trionfo del cattivo gusto nei volti e nei corpi completamente offerti, si aggiunge la novità della maschera e della romanità interpretata come orgia del piacere.   Tutto mescolato: da Circe, che con la romanità c’entra poco, alle “ancelle”, come se i romani usassero le ancelle come “escort”, alla scena dell’Olimpo in cui l'unico assente è Zeus. Non si tratta di una libera interpretazione del tema, ma di isolare i dettagli più facili, quelli che paiono efficaci per suggerire la trasgressione. Tuttavia manca, in questa sceneggiata, ogni tensione e quella la linea di divieto attorno cui giocare una continuo e provocatoria trasgressione. Tutto falso, anche il porno.   Circe ammaliava e trasformava in porci con la magia di un gesto, qui invece anonime signorine, più o meno attempate, più o meno fidanzate, ragazze immagine, escort, intrattengono uomini che si illudono sia di poter giocare ai maiali, sia di poter smettere il gioco...

Una modesta proposta

Come gli utilizzatori finali delle nostre città sapranno, il 27 luglio del 2012 il Consiglio di Stato ha finalmente sospeso la delibera del Comune di Milano che istituiva AreaC, il provvedimento di congestion charge (quale congestione?) che nelle sciagurate intenzioni dell'amministrazione avrebbe messo il capoluogo lombardo sulla stessa lunghezza d'onda di sopite città europee come Stoccolma e Londra.     La preziosa abitudine compulsiva all'uso dell'automobile dei milanesi e la creatività di un piccolo trasporto tortuosamente ottimizzato è stata per sei lunghissimi mesi discriminata con un provvedimento reazionario e coercitivo, deturpando il tradizionale volto di parcheggio-autosalone che il mondo invidia al capoluogo lombardo con un colpevole aumento del mesto traffico di due ruote a pedali. La cittadinanza, fino a quel momento compatta nel perseguire l'uso dell'automobile, si è tragicamente spaccata. Noi delle macchine in direzione di un qualsiasi futuro, gli altri verso un pericoloso nulla. Nonostante la qualità dell'aria milanese si sia pericolosamente avvicinata a quella di una...

Il doppio corpo della regina

In occasione del giubileo di diamante di Elisabetta II, la National Portrait Gallery di Londra esporrà fino a ottobre sessanta immagini della sovrana in una mostra intitolata The Queen. Art and Image. L’immagine simbolo dell’evento è la foto di Chris Levine Lightness of Being: un primo piano fotografico della sovrana con gli occhi chiusi. Le immagini che ci ritraggono con gli occhi chiusi sono quelle da cancellare e dimenticare. In esse non abbiamo saputo mantenere il controllo su noi stessi, contravvenendo a quella convenzione sociale – la posa – che nella tradizione della ritrattistica ci vuole con gli occhi ben aperti, sguardo diretto all’osservatore e preferibilmente sorridenti. Il soggetto fotografato con gli occhi chiusi è socialmente incompetente e assente da se stesso: guardato senza la possibilità di guardare, oggetto dello sguardo altrui senza la possibilità di ricambiare. Così, nell’epoca del digitale, le “foto con gli occhi chiusi” vengono scartate, cancellate e immediatamente “rifatte”: per ogni foto con gli occhi chiusi ce n’è almeno un’altra...

Le bugie d’acciaio

Argomenti curiosamente eterni. Malcostumi ostinatamente presenti. O forse, a ben vedere, atti significanti destinati, per struttura, a inanellarsi su se stessi, proclamando surrettiziamente la loro verità. Anche e soprattutto quando mentono. È il caso della parata militare del 2 giugno, ogni anno pronta a suscitare dubbi e dibattiti, a ripetersi nonostante tutto, mostrando suo malgrado le proprie verità, le proprie bugie. Lo abbiamo visto in questi ultimi giorni, lo vediamo da tempo. Vale la pena allora rileggere un articolo che Umberto Eco dedicava esattamente a questi temi sull’Espresso nel 1970. Un testo dimenticato, raccolto da Eco nel volume del ’73 Il costume di casa e mai più ristampato. Questo articolo fa parte dell’imminente e-book di doppiozero che, in occasione della ripubblicazione dell’intero Costume da Bompiani alla fine di giugno, presenterà una scelta dei più interessanti pezzi presenti nel libro. Tutti legati da un principio ideale che è un ossimoro retorico: il classicismo dell’attualità.   Gianfranco Marrone     Le bugie d’acciaio...

Lorenzo Ornaghi a.k.a. Lorenzo Ornaghi

In merito al tema “Lorenzo Ornaghi” c’è davvero da credere che l’argomento psicologico impiegato dagli esegeti per spiegare l'enigmatica inadeguatezza del ministro sia davvero riduttivo o fuoviante. Mi spiego. Ornaghi sarebbe stato nominato ministro per i Beni culturali "controvoglia", si afferma; da qui scarso interesse, distanza, indifferenza. Simile assunzione non coglie il senso deliberato, le convinzioni tutt’altro che incerte o arrendevoli, il proposito politico che sostengono il comportamento di un ministro divenuto celebre, in modo non lusinghiero, con il soprannome di Ponzio Pilato.     La "cultura", a parere di Ornaghi, esisterebbe solo come affermazione di “valori” comunitari, dunque organica a mondi preesistenti e reti sociali da tutelare. Ha compiti pressoché rituali di consacrazione, è tenuta a produrre coesione, si accompagna a tatto, discrezione, garbata reticenza, talvolta persino opacità e pregiudizio condiviso. Usiamo termini cari alla tradizione conservatrice cui Ornaghi fa riferimento. Cultura è “spirito oggettivo”: istituzione,...

Il terremoto è un’istantanea

Bastano quarantotto ore e il terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna scivola dalle prime pagine dei quotidiani a quelle interne. Poi, al terzo giorno dopo le scosse che hanno provocato sette morti, decine di feriti, cinquemila sfollati, il terremoto si assesta: prende posto tra la pagina 22 e la 25. Al terzo posto dopo i risultati delle elezioni amministrative, che tengono le prime pagine, e l’inchiesta sull’attentato alla scuola di Brindisi.   I giornali, nel tempo in cui le notizie giungono subito sulla rete, traboccando da Facebook e da Twitter senza aspettare di arrivare in Tv né attendendo l’apertura delle edicole, sono in primis dei sismografi informativi. Proprio per questo non hanno tempo da perdere con il terremoto.   Il ruolo per cui vengono ancora tenuti in vita è quello di monitorare, ad uso degli abitanti del Palazzo, i sussulti nei rapporti di forza tra schieramenti, correnti, movimenti. Li riassumono a delizia e dannazione di coloro che un tempo consultavano, sin dall’alba, i “mattinali” redatti dagli uffici riservati e ora, un po’ smarriti, scrutano le prime pagine dei giornali come...

Lo sgombero di Macao a Milano

Ore sette ho aperto gli occhi: i primi tweet. Ne tornava indietro l’eco. Poi Milano si è svegliata, e mentre pedalavo verso Macao un susseguirsi di tweet e notifiche facebook.   Macao sgomberata, accorrete tutti.   Scopro dopo che è dalle sei che le camionette della polizia girano intorno alla zona, lasciando presagire quel che sta per accadere. I ragazzi all’interno, una trentina. È già da ieri sera che sono in stato di allerta e inviano messaggi e tweet di preavviso e mobilitazione.     Qui, alle otto. Arrivo pensando che non sia possibile che, come si scrive su twitter, “ti ho votato perché a Milano non accadesse più quello che sta accadendo ora”. È passato un anno, un anno più o meno esatto. Si è atteso che Pisapia prendesse una qualche posizione, in questi giorni. Si è atteso che si aprisse lo spazio di un dialogo.   Chiunque sia transitato per Macao in questi giorni ha visto un cantiere aperto, vivo, critico. Sono arrivati apprezzamenti e grandi pacche sulle spalle anche dai membri della giunta comunale passati di qui, ma non...

Macao. L'occupazione della Torre Galfa a Milano

Sabato scorso, in piazzale Lagosta a Milano, mentre si svolgeva il mercato rionale, un folto gruppo di persone si concentrava di fronte a un’edicola e aspettava il momento giusto per incamminarsi verso quello che da poche ore è stato ufficialmente battezzato col nome di Macao, un “nuovo centro per le arti di Milano”, uno spazio dove produrre arte e cultura, in cui, si legge nel comunicato stampa, “gli artisti e i cittadini possono riunirsi per inventare un nuovo sistema di regole per una gestione condivisa e partecipata”, per sperimentare in autonomia “nuovi linguaggi comuni”.   Macao ha trovato sede nella Torre Galfa, un grattacielo di trentuno piani che sorge tra via Fara e via Galvani, non distante dalla Stazione Garibaldi, vuoto e abbandonato da circa quindici anni. L’edificio, sorto nel 1959 su progetto di Melchiorre Bega, alla metà degli anni settanta fu acquisito dalla Banca Popolare di Milano che lo ha utilizzato come sede operativa per circa trent’anni. La Fondiaria Sai lo ha quindi rilevato nel 2006 per 48 milioni di euro, ma il tracollo finanziario subito dalla società del gruppo di...

Life in the Fast Lane, ovvero una modesta proposta

Life in the Fast Lane, la vita nella corsia di sorpasso, si intitolava una canzone degli Eagles degli anni settanta, vita spericolata, vita “al massimo” che “surely make you lose your mind”, cioè “ti fa perdere di sicuro la testa”. Ma certo il gruppo californiano non poteva immaginare quanto alla lettera fosse vitale quella corsia di sorpasso, cosa che invece a noi, specie dopo aver letto l’articolo che apriva ieri l’edizione on line del “Guardian”, appare ormai fuori di dubbio. Con grande lungimiranza, gli organizzatori delle prossime Olimpiadi di Londra hanno infatti disegnato su strade, raccordi, svincoli e viadotti, delle Games lanes o “corsie dei Giochi”, dove, ci informa il giornale inglese, dignitari e sponsor sfrecceranno sulla flotta di lussuose berline BMW messe a loro disposizione. Per proteggere la tranquillità dei VIP, e la velocità dei loro spostamenti, il transito sulle corsie in questione sarà ovviamente proibito a tutti gli altri, incluse le ambulanze e le automediche, che dovranno accontentarsi delle corsie di normale traffico.   Come c’era da...

World Press Photo 2012: quando il bello è di troppo

Una pietà a colori, citazione di quadri celebri e sculture che appartengono alla memoria culturale occidentale. Così si presenta l’immagine dello spagnolo Samuel Aranda, fotografo trentaduenne, che ha vinto con questo scatto il World Press Photo 2012, prestigioso premio assegnato ogni anno. Un’immagine ad alto contenuto estetico, prima ancora che giornalistico o comunicativo. Tutto gioca in questo senso: il cappuccio nero della donna, i suoi guanti bianchi, la pelle del ragazzo, la postura dell’abbraccio, la testa reclinata, le mani che stringono pudicamente il corpo, tirandolo a sé. Persino il dettaglio del tatuaggio sul braccio destro dell’uomo è perfetto.   Siamo a Saana, durante le rivolte dell’anno scorso, e una donna accoglie nella moschea il ragazzo: “Venite a me voi tutti che siete affannati e stanchi”, recita un passo del Vangelo. La fotografia interpreta in modo perfetto questa immagine che riecheggia nel nostro ricordo per averla vista in decine e decine di tele, o per esserci soffermati davanti alla Pietà michelangiolesca. Il punctum della foto sono ovviamente i guanti bianchi che...

Perché “il manifesto” deve vivere

Per alcuni è un fossile ingombrante, per altri una incomprensibile anomalia, per altri ancora un ovvio bersaglio polemico. Per molti, per chi lo legge, o ha scritto sulle sue pagine, noi compresi, “il manifesto” è un giornale molto speciale, che da più di quarant’anni, against all odds e attraverso radicali trasformazioni della società, della cultura, della politica, testimonia una visione irriducibilmente di opposizione, fiera e indipendente come raramente si è visto nel variopinto paesaggio italiano. Come tutti i giornali, non sempre ha avuto ragione. Come foglio di opposizione, ha combattuto le sue battaglie a viso aperto, le ha perse, ammettendo i propri errori, in altre occasioni rivendicando la propria lungimiranza, sempre testardamente convinto che solo dallo scomodo esercizio della critica potesse venire un guadagno collettivo per la società. Le sue pagine culturali, soprattutto, hanno rappresentato per decenni uno spazio di dibattito essenziale, uno dei pochi in Italia a non aver abdicato, prima dell’avvento di internet, all’imperativo della mercificazione universale, a dare spazio alle...

Mike Kelley: l’arte della disobbedienza

L’improvvisa scomparsa di Mike Kelley, morto suicida il 1° febbraio a Los Angeles, priva l’arte del nostro tempo di una delle sue figure più ispirate e originali. Artista visivo e musicista (aveva fondato nel 1974 il gruppo noise Destroy All Monsters), Kelley ha utilizzato lungo il suo percorso, dagli anni settanta in avanti, una esuberante commistione di linguaggi e medium (disegno, pittura, installazione, performance, video) in cui risuona un’ispirazione intensa e multiforme, centrata su tematiche di ordine psichico, sociale e culturale – la repressione del desiderio, l’autorità, la religione, l’infanzia, il potere dell’immaginazione e la sostanza emotiva dell’esperienza quotidiana – e su tonalità e caratteristiche espressive molto personali, al tempo stesso comiche, scatologiche, drammatiche, paradossali.   Nutrita di psicoanalisi, letteratura, filosofia, cosparsa di riferimenti colti e pop, alternativamente caotica e lirica, quella di Kelley è una magistrale esplorazione del cattivo gusto, del sentimentalismo vernacular, della televisione trash, delle sottoculture giovanili, in cui...

Wisława Szymborska, una e trina

Ora che Wisława Szymborska se n’è andata nella sua Cracovia, all’età di ottantotto anni, e rimane già il rimpianto della sua amara ironia, dell’acutezza del suo sguardo e della grande maestria nell’uso delle parole, non ci rimane altro da fare, come quando muore un poeta, che leggere e rileggere le trecento poesie che ci ha lasciato e provare a trovare delle chiavi per le porte discrete del suo mondo. Per me, il suo epitaffio (che sintetizza, concisamente, meglio sua visione della vita) è racchiuso in una delle ultimissime poesie (Vermeer, 2009), dove si torna a ripetere, dopo tanto scetticismo, che soltanto l’Arte ci può salvare:           “Finché quella donna del Rijksmuseum       nel silenzio dipinto e in raccoglimento       giorno dopo giorno versa       il latte dalla brocca nella scodella,       il Mondo non merita       la fine del mondo”.    Ci si potrebbe fermar qui e non dire altro della sua...

Palermo: morte annunciata di un museo

  Se la ormai globale Biennale fever non sembra dare segni di remissione – solo per rimanere in Europa, dopo quelle di Venezia e di Salonicco si è appena chiusa la Biennale di Lione mentre monta l’attesa attorno a quella di Berlino – a mostrare preoccupanti segnali di fragilità, se non addirittura di clamoroso cedimento è, in Italia, il sistema dei musei, dei musei d’arte contemporanea, specialmente. Il caso recentissimo del museo Riso di Palermo, della cui chiusura per mancanza di fondi si discute da qualche giorno sulla stampa e soprattutto in rete, non senza toni aspri e fra molte ambiguità (ma che fine hanno fatto gli ingenti stanziamenti attribuiti dall’Unione Europea alla Regione Sicilia per la ristrutturazione e le attività del museo regionale di arte contemporanea? Perché il direttore Sergio Alessandro dichiara di essere impossibilitato a proseguire nella programmazione mentre l’assessore Missineo nega qualsiasi difficoltà? E in tutto questo che c’entra l'onorevole Micciché?) non è che l’ennesima conferma della condizione di incertezza in cui, ed...