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Costruttori di cattedrali / Oltre il museo e la funzione autore

Il museo dopo il museo. Il museo è il figlio prediletto della modernità. Più esattamente di quella particolare concezione del tempo che si è andata strutturando come secolarizzazione dell’escatologia ebraico-cristiana dandosi come proiezione «futurologica» nella doppia versione progressista e rivoluzionaria. «Domani accadrà», ripete la canzone moderna, e a quel domani ci arriveremo, progressivamente appunto, poco a poco, o con un salto rivoluzionario che scardina il continuum della storia, ma comunque ci arriveremo. Nel frattempo, mentre la colonizzazione del futuro si organizza, il presente può attendere, lo si può sacrificare in virtù di un domani migliore, e il passato invece occorre conservarlo. Certo per salvarlo dalla tempesta della storia che tutto travolge e dimentica, ma conservando il passato si finisce anche per neutralizzarlo. È così che nasce il museo – da questa particolare concezione del tempo al di fuori della quale non si sarebbe dato come istituzione culturale – e con questa particolare missione sociale: conservare il passato, tesaurizzarlo, e controllarne la memoria. Farne «monumento» da ammirare e contemplare. Ed è così che il passato diventa un’ossessione...

Gianni Cascone. Tre romanzi in prima persona plurale

Ci sono tre romanzi scritti da trentasette autori più uno, Gianni Cascone, ideatore dei tre laboratori di scrittura che, dopo anni di lavoro, hanno prodotto tre gruppi autoriali: gli Immagici e il loro La mano di corallo (Il Funaro 2012),  gli IndiMondi con Trailer. 7 giorni di cinema a San Lazzaro (Giraldi 2014), i Banchéro, Quello che non sei (Giraldi 2015). A lettura finita viene il dubbio, è venuto anche a me che conosco Gianni Cascone da più di venti anni, che il trucco deve esserci: sì la scrittura collettiva, però poi ci vuole la manina de Dios, come quella famosa di Maradona contro gli inglesi, altrimenti il gruppo da solo potrebbe produrre al massimo un colorato e simpatico patchwork, non un’opera compiuta, stilisticamente mossa ma sempre ben sorvegliata in tutte le tonalità.   Gianni Cascone   Ma oltre a chiederlo a Gianni, che ha giurato di essere stato al massimo un direttore d’orchestra, non certo l’autore degli autori, sono stato testimone, una sera a Philo, a Milano, di una sconcertante presentazione dei tre libri: erano arrivati da Pistoia, da San Lazzaro di Savena, da Taggia...

Verso una rete etologica Google AuthorRank

Nella Retorica il filosofo greco Aristotele descrive i tre elementi che determinano l’efficacia di un messaggio nell’atto della comunicazione e della presa di parola da parte del retore. Si tratta del logos, del pathos e dell’ethos: detti anche “modi di persuasione”.   ●      Logos: la parola logos significa discorso. Con questo termine si indicano i contenuti che costituiscono il cuore del messaggio che si intende comunicare. I fatti, i dati e le argomentazioni.   ●      Pathos: la parola pathos significa emozione. Con questo termine si indicano le strategie con cui l’emittente cerca di sincronizzare e indirizzare la disposizione d'animo del proprio destinatario.   ●      Ethos: la parola ethos significa  temperamento. Con questo termine si indica, nel contesto dell’opera aristotelica, la capacità morale, la competenza e la conoscenza possedute da chi pronuncia il discorso.   La comunicazione contemporanea, e quella digitale in particolare, fa largo uso dei tre “modi di persuasione” aristotelici. L...

Il comico come strategia in Gianni Celati

L’ultimo numero della rivista Nuova prosa, Le strategie del comico in Gianni Celati & co, raccoglie gli atti del convegno di Copenaghen dedicato a Gianni Celati ed Ermanno Cavazzoni.     Lo presentiamo attraverso un’intervista di Aurora Capretti a Gianni Celati ed un breve video, di Gianni Canali, in cui Nunzia Palmieri introduce il volume. Nuova prosa è edita da Greco&Greco (info@grecoegrecoeditori.it) che ringraziamo per averci concesso di pubblicare l'intervista a Gianni Celati.     Negli anni Sessanta inizia a collaborare e a scrivere su una serie di riviste; tra queste, molte delle quali vicino alla Neoavanguardia, anche “il Caffè” diretta da Giambattista Vicari. Può parlarmi della sua esperienza a riguardo?   L’avanguardia aveva uno sfondo ideologico, anche se questa tendenza era evitata da molti, oppure astratto-fenomenologico, con tendenze abbastanza accademiche. Nelle poche volte che ho avuto a che fare con i suoi promotori, mi sono trovato a disagio. “Il Caffè”era invece una nave in mezzo al mare, senza dottrine, veramente anarchica...

#Twitteratura?

Giorgio Gaber direbbe “Quando è moda è moda”: oggi tutti parlano di Twitter e Twitter sembra diventato qualsiasi cosa, tanto che forse prima di parlarne sarebbe meglio cominciare ad usarlo per comprenderne i limiti.   No, la twitteratura non esiste. Però ha senso chiedersi quali spazi letterari siano possibili al di sotto della misura minima esercitata da Felix Fénéon ai primi del Novecento, con i suoi Romanzi in tre righe. E, al tempo stesso, ha senso chiedersi quali elementi di sperimentazione, rottura e continuità esistano nell’ambito di un possibile uso letterario di Twitter.   Un primo metro di giudizio è rappresentato dalle Lezioni americane di Italo Calvino: leggerezza, rapidità, esattezza, visibilità e molteplicità. Possiamo chiederci se i cinque principi individuati da Calvino per la scrittura del terzo millennio trovino espressione su Twitter, ovvero in un contesto che si avvicina più allo scritto-parlato che alla comunicazione scritta in senso stretto.     Elementi che depongono a favore di un uso letterario di Twitter   - ...

8x8. Si sente la voce

Se vale la massima galileiana del “discorrere come correre”, il romanzo è una gara di fondo con distanze lunghe e spazi dilatati, che esige uno sforzo prolungato e un continuo adattamento a ritmo e resistenza. Il racconto è invece uno scatto, un lavoro anaerobico che nella breve durata concentra velocità e potenza. È allora fondamentale la partenza, la spinta sui blocchi per ottenere la maggiore propulsione, la lettura d’un fiato; “in ogni caso il racconto è un’operazione sulla durata, un incantesimo che agisce sullo scorrere del tempo, contraendolo o dilatandolo” diceva Calvino.   Così, nella prefazione all’antologia di racconti Si sente la voce (CartaCanta editore, Forlì, 2012, p. 240, € 14) la celebrazione del genere racconto, un po’ sminuito dalla tradizione, un po’ rispolverato come difficile esercizio di chiarezza e intensità, è trattata nei termini di una tensione alla “breve e sonante densità”, oltre che come campo di prova per autori esordienti o aspiranti tali.   L’antologia ne raccoglie quarantadue,...

Leggere: il futuro e noi

Da qualche settimana il “Guardian”, il prestigioso quotidiano inglese, ha inaugurato una sua pagina Facebook. Non è la solita pagina FB, che promuove la fidelizzazione al giornale attraverso i social network, bensì una vera e propria pagina del quotidiano che contiene notizie e articoli del giorno. Apri e vedi il menù di quella mattinata con i pezzi principali. Se ne clicchi uno, i tuoi amici di FB riceveranno istantaneamente la notizia che stai leggendo proprio quel pezzo, e chi vorrà potrà a sua volta cliccarlo. Si tratta di un passo ulteriore verso il trasferimento del quotidiano stesso, o almeno di sue parti significative, nelle pagine di FB, sposandone in pieno la logica di funzionamento.   “The Guardian” è un quotidiano molto letto sul Continente, e spesso capita che una notizia pubblicata lì diventi il giorno successivo un pezzo su un giornale italiano; perciò suppongo che ben presto i quotidiani italiani, in particolare i loro supplementi culturali, più facili da trasferire nella logica FB, adotteranno la strategia del social network, e migreranno lì sopra. Del resto,...

Murakami Haruki. 1Q84

Murakami Haruki non racconta, piuttosto riveste. Come un abile decoratore, Murakami addobba la storia utilizzando frammenti luccicanti. Pezzi di personaggi, ambienti e situazioni che ricollocati dall’autore si trasformano in veri e propri lampi per il lettore, senza il bisogno di ricorrere a riduzioni o stereotipi. La scrittura di 1Q84 (Giulio Einaudi editore, 724 pp.) si mimetizza con la lettura in un testo che incrocia e sovrappone mondi e ruoli, primo fra tutti quello del lettore e quello dell’autore: imbrigliati in un unico movimento. 1Q84 si apre con una storia già ampiamente in corso: è come ritrovarsi seduti in un cinema a film iniziato con il regista a fianco che racconta cosa ci si è persi; per lo meno è straniante.   1Q84si svolge nel 1984, una sorta di epoca primitiva del digitale, in cui gli uomini vivono ancora a metà tra carta e calcolatori, obbligati a pensare al proprio tempo come ad un tempo passato, benché ancora vivo e mutabile, mentre la contemporaneità sembra non esistere più: l’immediatezza del passato l’ha privata di ogni senso, perché i passaggi tra un tempo e...

Confidare ancora nei galantuomini?

L’articolo di Repubblica dello scorso 21 agosto era un perfetto tappabuchi di stagione, un petit rien da ombrellone. Il titolo suonava Rivoluzione a Miss Italia: nel nuovo decalogo per aspiranti reginette è raccomandata, si leggeva, la lettura di “almeno tre libri l’anno”. Fra i titoli consigliati Madame Bovary, Orgoglio e pregiudizio e Acciaio di Silvia Avallone. Facendo assurgere a classico con stupefacente rapidità – a un anno e mezzo dalla pubblicazione – l’ennesimo monnezzone scala-classifiche fabbricato da quell’industria del cinismo in cui da tempo s’è trasformata l’editoria italiana. Canonizzazione a tappe forzate che aveva previsto altresì, nel furor promozionale della volata (persa per un soffio) allo Strega 2010, l’oltranza di un editoriale avallonesco imposto alla prima pagina del quotidiano di scuderia, il Corriere della Sera (un temino di poche righe d’impostazione debitamente reazionaria, pour épater col pasolinismo degli stenterelli che tanto si porta in questi casi). Questa primavera è seguita la proposta d’un raccontino della medesima scala-...

Benjamin, Facebook e la fine della distanza tra la radio e il suo pubblico

È vero. Il titolo suona blasfemo. Accostare la parola Facebook a Walter Benjamin può suonare come “un porno al cinema d’essai” (l’espressione non è mia, ma di un direttore di Radio Popolare per definire il programma Bar Sport all’interno del palinsesto di una radio come quella milanese). Eppure questo articolo farà proprio questo: accosterà il pensiero radiofonico di Benjamin ai cambiamenti che social media come Facebook hanno portato alla radio stessa. Si parla molto di user generated content, come se fosse un tratto distintivo dei soli social media digitali. E invece già negli anni trenta, all’alba dell’era della comunicazione di massa, Benjamin aveva intuito la radicalità di questi strumenti, se solo fossero stati aperti alla partecipazione dei lettori/ascoltatori/spettatori. I social media di oggi rappresentano solo la tappa finale di un lungo processo di abbattimento delle barriere tra emittente e ricevente. Proverò brevemente a ripercorrerne le tappe e a proporre una riflessione su cosa cambia nel fare la radio oggi, ai tempi di Facebook.   Nel 1933 Brecht,...