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controllo

(21 risultati)

Nelle sale dal 7 febbraio / Vedere la classe

Milioni di genitori pagherebbero oro per vedere e sentire cosa capita nella classe dei loro figli. Non solo per spontanea predisposizione al controllo, ma oggi soprattutto per la diffidenza crescente nei confronti degli insegnanti. L’era internet cominciata negli anni Novanta come sappiamo ha decapitato tutti gli Autorevoli. Chi cazzo ti credi di essere? Sei uno studioso, uno scrittore, un giornalista, un professore con una trentina di anni di studi, esami, corsi e dici la tua su un argomento di tua specifica competenza? Chissenefrega! Siamo tutti profili con l’identico diritto di dire la nostra su qualsiasi argomento, compreso quello che è di tua competenza. Che un professore possa saperne qualcosa in più parlando di educazione, apprendimento, diritti, doveri, financo discipline è ormai messo in dubbio anche in classe da un buon numero di giovanotti e giovanotte under 14 seduti nello stesso vano di un edificio scolastico. Non mi sto lagnando del declino del prestigio sociale della classe docente. Inutile lagnarmene, poiché è già accaduto. L’autorità si è sfarinata e l’autorevolezza oggi ce la guadagniamo non tanto con il curriculum vitae e il cursus honorum, quanto con gli...

Uno “sviluppo sostenibile” anche per la pubblicità? / Il sedere di Dolce & Gabbana

La camera parte dal basso e sale verso l’alto, percorrendo il torace del corpo statuario del famoso modello David Gandy e mettendo accuratamente in evidenza i suoi genitali. La modella Bianca Balti attende invece passivamente sdraiata su un gommone che galleggia in mezzo alle azzurre acque di Capri. Lui si butta dall’alto degli scogli sopra di lei, una facile metafora di un rapporto sessuale che poi sembra effettivamente verificarsi. Perché lui appoggia il suo corpo su quello di lei, che lo abbraccia e con una mano gli abbassa il costume scoprendogli il sedere. È quello che succede in uno spot pubblicitario del profumo Light Blue Eau Intense di Dolce & Gabbana, che da oltre un mese passa frequentemente sui nostri schermi televisivi.   Nessuno ha protestato. Qualcuno avrà pensato che, in fondo, non si tratta di uno spot pubblicitario particolarmente scandaloso, perché è simile a tanti altri che passano abitualmente in televisione. Ma è proprio questo il punto: da tempo la pubblicità, con l’enorme quantità di messaggi che produce e trasmette, sta spostando progressivamente in avanti i confini di quello che nella società può essere considerato accettabile sul piano morale e...

La Commissione Europea difende CEU University, contro Orbán / Le proteste in Ungheria

Dieci anni fa ho partecipato a una “graduation” alla Ceu University a Budapest, fondata dal miliardario americano George Soros. Victor Orbán, con una legge che esclude dall’Ungheria le istituzioni universitarie che non fanno ufficialmente parte della Ue, vuole chiuderla. La Commissione Europea ha annunciato il 26 aprile scorso di aver aperto una procedura d’infrazione contro l’Ungheria, proprio per l’adozione di questa legge, che Bruxelles ritiene rimetta in causa il principio della libertà accademica e quindi incompatibile con i valori democratici della Ue. L’Ungheria ha un mese di tempo per rispondere sul piano legale alla Commissione. La vicenda della legge ormai soprannominata “anti Soros”, che ha provocato manifestazioni di protesta con numeri importanti dentro e fuori l’Ungheria, vede Orbán premier ultra conservatore, che da quell’istituzione è stato sostenuto nel suo percorso di studi, opporsi a un’università che non è certo in linea con il suo governo nazionalista. Il testo di legge approvata dal Parlamento ungherese, il 4 aprile 2017, prevede che le università straniere (extra UE), non potranno attribuire dei diplomi con validità nazionale senza un accordo con...

Violenza domestica e legami tossici / Ma perché le donne restano?

Vorrei mettere in luce un aspetto trascurato che riguarda la violenza sulle donne, proprio in questi giorni che possiamo avere un ascolto più attento grazie alla istituzione della Giornata mondiale contro la violenza sulla donna. Nei dibattiti che ascoltiamo, nei discorsi degli esperti, nei libri che leggiamo troviamo molte riflessioni sul fenomeno, ma abbiamo anche la sensazione che non si tocchi il punto, sembra che non abbiamo ancora trovato un grimaldello abbastanza potente da modificare non dico il corso delle cose, ma almeno la posizione soggettiva della vittima. Fornire alle donne decaloghi di comportamento degli uomini violenti ha una sua utilità, ma occorre tener conto che una donna che si è legata a un uomo ammaliatore può non riconoscere, in lui, queste condotte pericolose. Una donna deve senz’altro sapere che il partner violento è quello che definisce unilateralmente le regole della relazione, che è geloso oltremisura ed esercita uno stretto controllo, che la ricatta e la svaluta psicologicamente, che vuole farla sentire sempre in colpa per poterla dominare e che tenta di isolarla dal mondo: si tratta di elenchi che non toccano, però, il punto nodale. Sono decaloghi...

Ebbro di testo. Da Beatriz a Paul Preciado

Perché si scrive? Per chi si scrive? Quali sono le condizioni che permettono alla scrittura di non prescindere dal corpo di chi scrive, facendo di lei/lui una pura testa decapitata, inattendibile fonte di assiomi inverificabili? È possibile, oggi, fare filosofia e teoria culturale, dunque politica, senza affidarsi al “principio di autocavia”, a un metodo conoscitivo e ermeneutico fondato sull’esperienza diretta, su pratiche che coinvolgono in prima persona il soggetto scrivente, esponendolo al rischio di trovare perdendosi? La risposta/proposta che il filosofo e teorico della cultura Paul B. Preciado lancia con muscolosa leggerezza attraverso il suo Testo tossico (trad. it. di Elena Rafanelli, Fandango 2015) è netta e arditissima. «Tra il 1927 e il 1932 Walter Benjamin e alcuni amici, tra cui Ernst Bloch, Ernst Jöel e Fritz Fränkel, si sottomettono a una serie di assunzioni chimiche: mangiano hashish, fumano oppio e si iniettano mescalina e morfina. In ogni caso è necessario che la sostanza entri nel corpo, che penetri la pelle, il canale digestivo, il sangue, le cellule. È necessario attaccare l’anima...

Il dispositivo cellulare

In principio era la Legge di Moore.   In realtà non si tratta di una legge della fisica, quanto di una fortunata congettura che vale ancora oggi, 50 anni dopo. Gordon Moore la enunciò in un articolo molto tecnico[1] dove ipotizzava un raddoppio del numero di componenti fabbricati su un singolo chip ogni 18-24 mesi. Nella sua formulazione più generica e vaga attualmente in voga, assume che una qualche grandezza tecnica misurabile: la potenza di calcolo, la complessità del processore, la quantità di memoria che si può immagazzinare in un chip, raddoppi ogni due anni.   Per alcuni si tratta di una profezia che si auto-adempie: una volta definita come obiettivo tecnologico, sono stati messi in campo tutti quei parafernalia tecnologici che hanno reso possibile la sua continua riconferma. Altri, quelli che ritengono che la mancanza di un contrappeso di costi crescenti sia quasi una faccenda contro natura, continuano ad aspettare il giorno in cui questa crescita esponenziale dovrà, inevitabilmente, fermarsi. In effetti il nostro cervello primordiale fa fatica a comprendere concetti come “crescita esponenziale”. Ad...

L’emergenza delle nostre vite minuscole

1. Ancor prima di essere una figura sociale, ispirata a una declinazione specifica del soggetto neo-liberale (“imprenditore di se stesso, l’Io S.P.A.) l’intellettuale di se stesso è una forma di intuizione. È un atto rivolto verso il conoscente e non è orientato verso l’altro, un oggetto, il mondo. Nel suo caso il conoscere si incarna in una forma di intuizione spirituale il cui obiettivo è l’auto-riconoscimento in quanto soggetto agente dell’intuizione. Intuendo se stesso, il soggetto di colloca presso di sé. In una società popolata da Sé atomizzati, questo è il primo atto di cittadinanza. Nel suo piccolo, l’intellettuale di se stesso compie un atto comune a chiunque voglia partecipare al gioco della cittadinanza neo-liberale: per dimostrare di esistere deve affermare che il proprio Sé esiste ed è produttivo. L’auspicio di una prossimità assoluta all’origine della percezione più intima di un essere umano fonda un’ontologia dell’essere presso di sé. Tale ontologia si forma nei dintorni di quel luogo oscuro, ma cogente e pienamente operante, del Soggetto. Un Soggetto che continua ad essere il mistero del discorso pubblico e culturale, pur essendo stato pienamente decostruito dalla...

Prigionieri nella rete?

L'ampia letteratura sul tema del rapporto tra libertà e controllo in Rete si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo, mi riferisco al saggio che Giovanni Ziccardi ha pubblicato per Raffaello Cortina. Va subito detto che non siamo di fronte ad alcuna novità sostanziale, nulla dunque viene aggiunto alla narrazione dei fatti che hanno condotto all'affermarsi dell'attuale sistema onnipervasivo di controllo, così come non viene proposta alcuna nuova mappatura del potere e del contropotere in Rete. L'elemento che rende prezioso il saggio di Ziccardi va dunque cercato altrove; si tratta – a mio avviso – della capacità di inserire quei fatti e quelle mappe in un quadro di riferimento giuridico. Proprio l'attenzione alle categorie giuridiche rende l'opera dello studioso italiano un utile approfondimento di altre letture come, ad esempio, del bestseller internazionale nel quale Glenn Greenwald racconta le vicende che hanno trasformato l'informatico statunitense Edward Snowden nel più famoso whistleblower al mondo. Ne rappresenta un completamento ideale, riesce infatti a sistematizzare in un...

Pensare come uno Stato

È sempre difficile leggere i segni dei tempi e sappiamo quante volte prendiamo cantonate a voler tirare delle conclusioni generali dagli avvenimenti correnti. La storia, ci ha insegnato Montale, è tutt’altro che maestra di vita. Quello che si può fare è cercare modestamente di proporre delle ipotesi di lettura del presente, sempre pronti a ricredersi e a ribaltarle. Una delle strane ipotesi che si affacciano in questo periodo è l’idea che la tanto bistrattata “piccola borghesia” stia avendo un ruolo non marginale nella crisi che stiamo attraversando a livello mondiale e nelle risposte ad essa.   Che ci voglia un’analisi di classe del momento attuale è ormai richiesto da più parti, anche dalle meno propense ad utilizzare questo tipo di attrezzistica. Oggi pochi si vergognano di affermare che il mondo è davvero nelle mani di un capitalismo sempre meno regolato e regolabile. Ma poi le analisi più radicali non entrano nel dettaglio di chi è la vittima e di chi sono i responsabili dell’attuale contingenza storica. Sembra che a fronte di un capitalismo selvaggio ci sia una...

Combattere il terrore

Questo articolo è un estratto del saggio contenuto nell’ultimo numero della rivista “Carte Semiotiche” (La Casa Uscher) curato da Angela Mengoni e dedicato al ruolo delle relazioni anacroniche che attraversano la cultura visuale     Combattere il terrore   Nella storia dei conflitti successivi alla guerra fredda, la “guerra al terrore”, scatenata dall’attentato contro le Twin Towers dell’11 settembre 2001, comprende un insieme di dinamiche in cui gli obiettivi, le organizzazioni strategico-narrative, i confini spazio-temporali e gli attori coinvolti si moltiplicano e si diversificano a seconda dell’emergere delle minacce terroristiche, scatenando di volta in volta scontri diretti contro obiettivi nazionali, come l’occupazione dell’Afghanistan (ottobre del 2001) e la seconda invasione dell’Iraq (marzo del 2003). William J. T. Mitchell, autore di riferimento nell’orizzonte dei visual studies e fautore di un’iconologia del presente, nel suo Cloning Terror. La guerra delle immagini dall’11 settembre a oggi (La Casa Usher, 2012) spiega con chiarezza le trasformazioni...

Davide Monteleone. Spasibo

Quanto costa abbattere il muro del silenzio? Moltissimo, ci ha insegnato la storia. Moltissimo, ci dimostra ancora una volta la terribile notizia di quanto successo il 24 maggio al fotoreporter italiano Andy Rocchelli, ucciso a colpi di mortaio in Ucraina. Eppure se non ci fossero persone come lui, le verità scomode resterebbero solamente un dolore represso a pesare sul cuore di chi le vive. Una ferita senza nome sulla pelle delle generazioni a venire.   È con questa consapevolezza che si dovrebbe visitare Spasibo, l’esposizione di fotografie di Davide Monteleone, vincitore della quarta edizione del Carmignac Gestion Photojournalism Award. Il progetto, che prevede diverse tappe, è in mostra a Milano dal 24 maggio (fino al 21 giugno), presso lo Studio Museo Francesco Messina. Spasibo significa “grazie” in lingua cecena. Dopo decenni di sanguinosi conflitti, la Cecenia sta vivendo oggi un momento di pace: ufficialmente Repubblica autonoma della Federazione Russa, è protagonista di anni di veloce ricostruzione. Lusso e monumentalità costituiscono la nuova immagine della capitale Grozny, costellata di palazzi scintillanti...

L'onestà e i suoi miti

Poco dopo l'uscita del mio saggio Onestà (Cortina Raffaello, 2014) ricevo l'invito a partecipare a un dibattito sull'omonimo tema, da inserire all'interno di un tal calendario di iniziative. «Quando?» chiedo io. «Ah, pensavamo nel 2015» è la risposta che ricevo, «tanto l'argomento non passa di moda».   No, non passa proprio di moda il tema dell'onestà, davvero un evergreen, almeno in alcuni paesi, mi dicevo qualche tempo dopo ancora, vedendo e ascoltando, ai primi di giugno, i notiziari della CCN e della BBC nei quali scorrevano immagini di Venezia, non sott'acqua ma sotto corruzione, immagini in cui comparivano palazzi, canali e gondole, nonché la laguna, con quei grandi cassoni gialli che dovrebbero impedire l'ingresso dell'acqua in città, e infine un uomo con la barba bianca e la fascia tricolore. Ancora un caso di disonestà e corruzione, anzi di grande corruzione, se vale, come vale, l'equazione: grandi opere = (rischio di) grande corruzione.   Di questi temi ho parlato nel libro, non con intento omiletico quanto descrittivo, e in parte anche...

Kentridge e tutto ciò che non sta nel disegno

Inviting the world, take it apart, re-construct it, ovvero accogliere il mondo, smontarlo, ricostruirlo. Con queste parole William Kentridge riassume il processo che sta dietro al suo lavoro, o, meglio, a ciò che accade in studio. Sì, perchè lo studio, contrariamente a quanto capita oggi alla maggior parte degli artisti, che si trovano a lavorare sempre di più laddove sono chiamati a intervenire, in un luogo specifico, magari fuori dal loro contesto, nutrendosi della materia oggettuale e umana che questo luogo offre loro, servendosi magari di maestranze locali, lo studio, per Kentridge, è ancora il luogo principale di produzione, di sperimentazione.   Se lo vediamo in giro per il mondo, tenere conferenze negli States, fare mostre in India, Giappone, Sud America o, come in questo caso, in Italia, dove l'artista ha appena inaugurato la sua quinta personale alla Galleria Lia Rumma di Napoli, e se pensiamo che si tratta di luoghi non certo a portata di mano per un artista che vive a Johannesburg, in Sud Africa; ebbene, ben poco della sua produzione è affidata ad altri e ancora la maggior parte del tempo di lavoro – mi diceva...

Massima sorveglianza

CCTV, cultura del controllo tormentoso e  vigile o per una estetica della sorveglianza integrata. L’interno della cella, con le appariscenti pietre squadrate delle sue mura, deve lasciar supporre che il carcere sia architettonicamente molto complesso. Sul fondale una finestra munita di inferriate con le punte rivolte verso l’interno. Il letto è un blocco di granito con sopra, ammucchiate, delle coperte. A destra una porta munita di inferriata. Jean Genet, Alta sorveglianza, didascalia iniziale, 1947     Le videocamere ci controllano, ci esaminano, ci spiano, ci osservano: lo fanno per il nostro bene. Tante volte qualcuno nel supermercato globale in cui abitiamo, non avesse a rubare qualcosa che noi potremmo o vorremmo comprare. Tutto deve rimanere in bell’ordine, intatto e immobile come gli addetti agli scaffali l’hanno sistemato.   Il sistema CCTV non è per la nostra sicurezza, è per la salvezza delle merci e dei beni immobili. Tutela i palazzi dai taggers, tiene al sicuro le banche dai precari disperati che non riescono ad avere un mutuo, nemmeno ricorrendo alle consuete garanzie religiose....

Maurizio Lazzarato. La fabbrica dell’uomo indebitato

In questo periodo in cui la crisi economica è al centro delle speculazioni della più vasta gamma possibile di teorici ed “esperti” (economisti, politologi, giornalisti, economisti, talvolta, persino, filosofi) il libro di Maurizio Lazzarato (“La fabbrica dell’uomo indebitato”, Deriveapprodi, 2012, pp.180, € 12,00) sembra essere lo strumento giusto al momento giusto. Malgrado esso sfrutti l’attualità del tema del debito, il libro del ricercatore italiano emigrato da molti anni in Francia non è (o meglio, non è solo) un libro che sfrutta l’onda lunga dell’interesse creato dalla bruciante situazione economico-sociale presente.   Lazzarato infatti riesce ad unire due approcci (apparentemente) distanti come quello filosofico e quello socio-economico a una vis da polemista che rende il libro non solo uno strumento descrittivo, ma anche un’opera dall’evidente carattere “prescrittivo”.   Lazzarato si prodiga, fin dalle prime pagine, nella demitizzazione del “virtuoso” modello sociale tedesco, mostrando come in Germania lo stato sociale sia...

Martina Parenti e Massimo D’Anolfi. Il castello

L’attività critica non dovrebbe limitarsi alla considerazione dei film che escono in sala, assecondando un sistema che sembra ormai fare a meno della sua funzione o inglobarla nelle proprie strategie comunicative; a volte dovrebbe impegnarsi a costruire uno spazio di visibilità alternativo, che metta a fuoco ciò che è sfuggito alla miopia della distribuzione. Per questo la recensione di Odeon questa settimana è dedicata a un film che molti purtroppo non potranno vedere, dato che per ora esce eccezionalmente in un’unica sala a Milano, ma che proprio in ragione di questa eccezionalità ci è sembrato importante segnalare.   Il castello è il titolo programmaticamente kafkiano che Martina Parenti e Massimo D’Anolfi hanno dato al loro documentario sullo scalo internazionale di Malpensa, nel quale esplorano la soglia di visibilità di un potere pervasivo e sfuggente come quello che tiene sospeso l’agrimensore K. L’aeroporto come frontiera cruciale della contemporaneità, diaframma vitreo e impersonale che accoglie e respinge, si riempie e si svuota, attraversato da flussi anonimi...

Clint Eastwood. J. Edgar

Con J. Edgar  Clint Eastwood ha realizzato un nuovo capitolo della sua personale storia della violenza negli Stati Uniti. Quello definitivo probabilmente, dal momento che affronta la biografia di una figura chiave come Edgar J. Hoover, il potentissimo direttore dell’FBI che guidò e riformò il bureau dal 1924 al 1972, anno della sua morte, e servì il Paese sotto ben otto presidenti. Con uno sguardo complessivo che comprende l’America del Duemila di Mystic River, quella dell’omicidio Kennedy di Un mondo perfetto, della Guerra mondiale di Flags of Our Fathers, della Grande depressione di Changeling, e a ben guardare anche l’America del grande west, in cui anche un assassino come William Munny poteva far fortuna con il commercio, J. Edgar racconta la nascita del sistema di repressione della criminalità come strumento di controllo e potere.   Hoover, in quanto personaggio storico, è dato quasi per scontato, come se tutti gli spettatori fossero a conoscenza dei lati oscuri che hanno segnato la sua parabola in cinque decenni di storia americana (viene in mente il ritratto grandguignolesco che ne fa DeLillo nel...

Socialità e democrazia a rischio per l’Internet del futuro?

I continui sviluppi di Internet appaiono sempre più legati a pratiche di attivismo sociale tradizionale e ben radicate sul territorio, come rivelano le rivolte della Primavera Araba e i movimenti legati a Occupy Wall Street o agli indignados. In tal senso si può dire che i social media rappresentano forse la tecnologia più rivoluzionaria espressa finora dalla Rete, seguiti dalle connessioni mobili a banda larga. E nel futuro prossimo saranno ancora le tecnologie mobili a primeggiare, seguite dall’emergere del cloud computing.   Questi i primi dati che saltano agli occhi nel sondaggio recentemente pubblicato da Foreign Policy. Il bimestrale USA ha interpellato una quarantina di esperti mondiali per provare a delineare il domani della Rete, tra cui Cory Doctorow (autore di fantascienza e attivista pro diritti digitali), Rebecca McKinnon (ex giornalista della CNN e fellow presso la New America Foundation), Ethan Zuckermann (neo direttore del Center for Civic Media del MIT), David Weinberger (fellow ad Harvard e noto autore). Quello che emerge dalla ricerca di Foreign Policy è che, superati i vent’anni di vita a livello diffuso e...

Dopo la rivolta

Lei ha di recente pubblicato un libro, La rivolta (Cronopio), tradotto immediatamente anche in Francia, in cui ipotizza che l’età delle rivoluzioni abbia lasciato il posto a quella delle rivolte. Le pare che gli avvenimenti degli ultimi anni e soprattutto mesi le diano ragione, dalle banlieue ad Atene, da Londra a Roma?   Naturalmente ogni rivolta esprime una propria peculiarità con elementi differenti che non vanno minimizzati. Premesso ciò, credo sia possibile individuare un filo rosso che lega le rivolte che stanno ciclicamente infrangendo la normale esistenza del mondo. Si tratta, per dirla in breve, di un rifiuto politico della politica che emerge con il collasso dei tradizionali centri di governo dell’esistenza ed il fallimento sociale dell’architettura neo-liberale. Il contagio delle rivolte, la loro diffusione a catena, il tratto esemplare che ognuna di esse esprime, mi sembra confermare il carattere politico di queste insorgenze. Nel volume cui lei fa riferimento, in questo senso, cerco di pensare un fondamento onto-antropologico delle rivolte: il declino complessivo del progetto politico moderno, lascerebbe spazio alla...

Se l’anonimato muore sul web

Love and Revolution Vancouver, 15 giugno 2011. Dopo aver perso la finale della Stanley Cup, i tifosi della locale squadra di hockey danno a fuoco e fiamme il centro della città. La polizia reagisce duramente. Il fotografo di Getty, Richard Lam, è sul posto per riprendere i tafferugli, quando si imbatte in una coppia che, incurante dei disordini intorno, sembra baciarsi appassionatamente. Lam coglie l’attimo e scatta una foto che il giorno dopo farà il giro del web, delle tv e dei giornali di tutto il mondo, dove il “Vancouver Riot Kiss” verrà subito paragonato ad altri baci iconici della storia della fotografia, come “Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt e “Le Baiser de l'Hôtel de Ville” di Robert Doisneau. Man mano che l’immagine diventa un tormentone virale, cresce però anche la curiosità (e la morbosità) sull’identità dei due ragazzi: Chi sono? Perché si baciano? Stanno forse recitando? Su Twitter, Facebook e i quotidiani online scatta la gara della verifica a posteriori (un tratto ormai distintivo dell’informazione accelerata dei...

Lampi nel web

  Ci sono libri che appena li vedi ti viene subito voglia di averli, di correre a casa, gettarti sul divano e leggerli. La voglia è così forte che già per strada, fuori dalla libreria, cominci a compulsarli, poi sul tram, in metrò, li sfogli, catturi qualche frase qua e là, un pensiero, un capitolo, alla rinfusa. Così è questo libro che ho tra le mani. Un titolo accattivante, il sottotitolo ancor di più, e quell’immagine di Balla, Compenetrazione iridescente…   “Stai per cominciare a leggere il nuovo saggio di Albert-Làszló Barabási Lampi. La trama nascosta che guida la nostra vita. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo sfumi nell’indistinto…”. E no! Fermi tutti. Già al secondo capitolo c’è qualcosa che non va. Anche il primo non è un gran che, ma forse, mi dico, il bello deve ancora venire. Ma non è lo stesso Barabási di Link. La nuova scienza delle reti? Certo che sì, un libro non male, anzi, a tratti persino entusiasmante, almeno per chi, come me,...