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differenza

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Da Marcel Proust al capro espiatorio

A René Girard abbiamo posto alcune domande sul senso generale e sulle implicazioni delle sue tesi.       René Girard   Lei ha iniziato la sua attività come critico letterario nei primi anni ’60, sviluppando la nozione di desiderio mimetico: si desidera appropriarsi di ciò che gli altri desiderano e questo provoca il conflitto, la violenza.   Ho cominciato con la letteratura. In un’epoca in cui tutti ponevano l’accento sulla differenza. Sì, la mia indagine partiva mettendo in rilievo il gioco del desiderio mimetico; ad esso sto ritornando oggi, perché lo ritrovo nel teatro di Shakespeare. Si trattava, per certi aspetti, di una prospettiva antistrutturalistica perché le distinzioni binarie dello strutturalismo, che vorrebbero essere costitutive della cultura, hanno sempre una reciprocità tale da assomigliare molto a un’indifferenziazione. Il desiderio mimetico genera poi la violenza, che non è il frutto della rarità, e non sta né nel soggetto né nell’oggetto, ma nel rapporto tra i soggetti. La violenza è mimetica e il meccanismo...

La buona scuola è una sfida quotidiana

Facile dire riforma sì, riforma no. Ma le cose sono molto più complicate di così. Perché la scuola è una cosa maledettamente grande e complessa. Si impara il sapere dell'umanità in un tempo di radicale mutamento del come e del cosa si impara. Si apprende a stare insieme tra coetanei nel mezzo di una crisi educativa in un Paese dove le proiezioni di tanti adulti su pochi bambini hanno creato un'iper-protezione diffusa invece della santa promozione di chi vivrà dopo di noi che, per essere tale, deve prevedere libertà e responsabilità e dove la coesione sociale è stata tartassata dalla crisi economica e dalla pochezza delle classi dirigenti nonché da troppe idiozie irresponsabili urlate in giro da chi fa politica e da chi informa. E – attenzione – è l'unico luogo rimasto dove adulti dedicati a educare e ragazzi tra loro non consanguinei stanno insieme ogni giorno per molte ore e devono trovare il modo di far convivere, nel concreto del quotidiano e non a chiacchiere, l'eguaglianza assoluta dei diritti e l’enorme differenza tra le persone.   Di scuola ne...

Un altro accesso all’alterità

«L’esteriorità si constata, l’alterità si costruisce», è il graffio che incide la quarta di copertina di una recente opera di François Jullien dall’eloquente titolo Contro la comparazione. Lo “scarto” e il “tra”. Un altro accesso all’alterità (Mimesis, 2014). Con questo testo – tratto dalla sua prima lezione per la Chaire sur l’altérité promossa a Parigi nel 2011 presso la Maison des Sciences de l’Homme – Jullien ci permette di entrare nel vivo del suo “cantiere”, termine quanto mai appropriato per descrivere il lavoro di scavo operato dal filosofo francese tra l’Europa e la Cina.   Lungi dall’abdicare dall’Occidente in favore dell’Oriente, la sinologia di Jullien rappresenta piuttosto una «decostruzione dal di fuori» (p. 34) del pensiero europeo, una fuoriuscita tanto da Atene quanto da Gerusalemme e, soprattutto, dalle ingombranti categorie che si portano dietro. Prima tra tutte quella che rappresenta la grande madre genitrice della filosofia occidentale, da Platone a Heidegger: l’...

Corpo e azione

Con questo testo inaugurale si apre oggi un nuovo spazio dedicato all'analisi e alla discussione di una costellazione di concetti da attraversare, elaborare e far risuonare; a titolo esplicativo ne elenchiamo qui alcuni, utili a orientarci con più agio: corpo, rivolta, altro, volto, libertà, autonomia, vita quotidiana, ricerca, dispositivo, ecosofia, differenza, immaginario, contingenza, scarto, contaminazione, comunità, gender, queer, postumano, convivialità, nomadismo, desiderio, cura di sé, incompletezza, transito. Questo breve elenco non vuole in alcun modo essere un programma ma indicare una direzione e sollecitare l'ideazione e la sperimentazione di ulteriori immagini e rimandi.   Il nostro corpo è sempre un campo aperto; esposto, è la convergenza del nostro incontro col mondo, soglia di una relazione creatrice dell'ambiente e del vivente a un tempo. Luogo della percezione e del movimento, spazio dell'esperienza, è contemporaneamente un campo di battaglia dove si scontrano differenti forze per estendere i loro domini, è una proprietà che non possiamo mai rivendicare fino in fondo ma...

Neutro

Si mettono quattro creme ed escono come regine, lasciano case bianco latte così linde da parer disabitate. Il corpo è una silhouette da non toccare, i tacchi 12 centimetri sono l’altezza giusta che permette di avvertire la vertigine della dominazione. Si vive nel bello della moda, dove l’estetica è natura, si vorrebbe essere statue immemori del tempo. Il movimento di gambe e braccia va trattenuto, spezza la grazia, ogni traccia tondeggiante deve essere smussata, perché la ciccia che sporge fuori fa sospettare che qualcosa non vada dentro. Quando si rischiava di morire di carestia la ricchezza era la carne in tavola, e paffuti significava essere ben pasciuti. Ora sono tanti gli Hänsel che non vogliono ingrassare per non essere divorati dalla Grande Madre. La fame libera e distanzia. L’adiposità che si appiccica alla pancia è il nemico, quando cresce fa paura: la gravidanza fa perdere La linea della bellezza. L’anoressia non è una patologia ma una sindrome collettiva. Lo scarno si riduce all’essenziale, la forma femminile è una verticale.   Femminile/maschile appaiono...

Il ghetto e la crisi

Il ghetto e la crisi sono la stessa cosa, una sul piano spaziale, l’altra temporale. Non sto riferendomi al ghetto nazista, bensì al ghetto tradizionale. Quello era luogo di transito verso lo sterminio, questo mantenimento di una distanza nella contiguità. Louis Wirth (1897-1952) svelò il segreto del ghetto attraverso una ricerca terminata con la pubblicazione del libro omonimo, del1928. Il razzista della sua epoca ha bisogno della sopravvivenza dei neri per denigrarli, sono parte costitutiva della sua esistenza borghese.   Perché ci sia un ghetto, sostiene Wirth, non basta che ci sia un mondo borghese che emargina un gruppo razziale, etnico, culturale, è necessario un fenomeno d’identificazione collettiva interna al ghetto, una dinamica di assoggettamento e soggettivazione. Il ghetto si compone di due parti. La parte interna marca una comunità specifica, la testimonianza di una differenza. La parte esterna è reclusione, emarginazione.   La clinica studia dall’interno le relazioni tra la parte interna e quella esterna. La costituzione di uno spazio continuo dal centro al confine, che marca una...

Decostruzione

Aprite un libro di filosofia e dopo tre passi di Hegel in epigrafe, collocati in forma triangolare, trovate un testo che occupa i tre quarti della pagina mentre il restante spazio è occupato da una colonna di testo autonoma. Il testo principale è un saggio di Jackie “Jacques” Derrida del 1972, corredato di note e illustrazioni, mentre a lato per oltre venti pagine corre come controcanto una lunga e visionaria digressione di Michel Leiris dedicata a Persefone tratta da Biffures (1948).   Timpano è il saggio che apre il volume Margini di Derrida (1972) ed è un manifesto programmatico che illustra le ragioni della decostruzione nel momento in cui le mette in atto: tutte le occorrenze del lemma ‘tympan’ vengono fatte risuonare, dal tympaniser (= ridicolizzare) al timpano come tamburo (che è anche timbre) e come parete dell’orecchio umano su cui il significato si inscrive nell’ascolto, fino al significato tipografico di “timpano” come telaio di legno, parte di un congegno che produce scrittura. E “timpano” è, nell’architettura del tempio greco, la superficie...

Elogio dell'Italia disunita

La cosa più interessante dell'Italia è la sua disunità. Sono i salti, le crepe, i vuoti che ancora allignano tra un luogo e l'altro. In certe zone il mondo sembra un panno di biliardo e anche dove è scosso e scosceso tutto è comunque in qualche modo omogeneo. Dell'Italia amo questa residua densità del suo passato che ti viene incontro all'improvviso con una faccia, con un muro. L'Italia del sud consente più facilmente di abitare questi anfratti, questi rilievi fuori scala rispetto alla livella della modernità. Il mio paese, spezzato in due come un verme, mi dà ogni giorno questa dose salutare di disunità. Amo le cose sconnesse, amo le cose che si svolgono lontano dalle premesse con cui iniziano. Oggi per voler bene all'Italia bisogna trovare i luoghi in cui è diversa e averne cura. Non avere la foga di metterli sotto gli occhi dei giornali e della televisione. Noi abbiamo bisogno di luoghi in cui la lingua non è imbellettata, in cui nessuno scalcia per passare avanti, riposa, luoghi attraversati dalla poesia e dalla morte, in cui nessuno si fa il nido, ma tutti...