raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Categorie

Elenco articoli con tag:

distanziamento

(19 risultati)

Diario / Il lemma delle strette di mano

Di nuovo il diario, di nuovo un ricordo. Non leggo più niente, so che adesso la scuola è in bilico, come tutto e tutti. Non voglio che cada, allora lo faccio io per lei. Di nuovo il diario, di nuovo un tentativo di ricordare (raccontare è un orizzonte troppo ampio) la matematica, sponda e rifugio dal reale. Giovedì sono caduto a scuola. So che può sembrare stupido, goffo o forse patetico, ma mentre salivo trafelato le scale dell’atrio ho sentito un grido di richiamo alle spalle, mi sono distratto e un gradino ha saltato l’appuntamento. Mentre ruotavo scambiando il verticale con l’orizzontale ho anche pensato di essere in realtà fermo, ho immaginato che fosse la scuola a essere caduta, che non avesse retto il colpo di questi mesi e fosse alla fine inciampata. Attaccato alla scuola il terreno, poi la strada, Udine, lo spaziotempo tutto. Ho immaginato la gioia di Ernst Mach nel vedermi fermo e verticale aspettare l’impatto di un intero universo in rotazione mentre i libri che avevo in mano si distanziavano sulle scale seguendo una precisa e parabolica coreografia al rallentatore. A dire il vero non mi sono fatto male, nonostante abbia battuto la testa. Ricordo di aver aspettato un...

Diario 5 / Il principio di fragilità

Il punto di partenza è sempre una domenica di pioggia; forse perché giorno terminale che contiene il mistero dei confini, o solo perché raccoglie la stanchezza di un’intera settimana. Rimane il luogo temporale di questo diario, la condizione iniziale. Questa volta però non voglio tornare a ritroso nel tempo, ripensare, rivedere, ricordare; questa volta voglio un tempo presente per parlare. Uso spesso la domenica per sistemare le mie ossessioni, questa volta tocca alle penne stilografiche, fragili contenitori di parole. Bisogna smontarle con giusta pressione, rivelare il meccanismo interno, il serbatoio, il pennino, estrarre con delicatezza il conduttore, evitare la fretta. Pulire con acqua calda, togliere le incrostazioni di inchiostro vecchio, parole rimaste incastrate, parole non scritte. Possibilmente lasciare una notte e poi rimontare con cura, predisporre a nuova scrittura. Questa delicata manutenzione non può che ricordarmi la scuola, altro contenitore di parole, altro meccanismo frangibile. L’emergenza sanitaria ha evidenziato e accelerato incertezze già presenti, ci costringe a una manutenzione tanto straordinaria quanto necessaria, un’attenzione alla fragilità. E mentre...

Diario 5 / Il limite di Roche

Torna domenica, l’ultima di settembre, con la sua pioggia e i lavori in casa, gli acquarelli di AW e il profilo di Carla che scrive. Torna questo diario settimanale dell’equilibrio, sottile frontiera tra l’ansia di consegnare parole (un distacco sempre complicato) e la riconoscenza per un luogo di condivisione. Non ho più riletto quel che ho scritto nelle settimane precedenti, ha preso forma e sostanza e ora occupa uno spaziotempo disgiunto da me. Però credo di aver indugiato troppo sulla lentezza dei ricordi, trattenuto sul bordo dai mesi più strani della nostra epoca; adesso che la scuola è ricominciata sento di dover trasformare queste pagine da promemoria dell’attesa a glossario di una realtà ritrovata, seppur differente. Lunedì sono tornato a scuola. Alcune settimane fa questa stessa identica frase, ripetuta con ossessione, ha segnato il confine dell’esilio, piccolo mantra di speranza. Adesso è tornata ad essere apertura di settimana, una semplice abitudine del mestiere. Tra varchi e bolle, sbagliando strada, tornando indietro, ho misurato più volte il labirinto e sono entrato in classe per fare lezione. Sto imparando a conoscere le mie due prime, volti nuovi su cui appendere...

Opinioni / Covid: ognuno dice la sua

Studi statistici hanno messo in evidenza l’impatto reale della letalità pandemica – di gran lunga maggiore di quella dichiarata –, e studi di caso han mostrato conseguenze del tutto inattese, a volte dovute agli stessi trattamenti sperimentali. Le scienze mediche hanno dovuto ammettere con grande umiltà la loro ignoranza, procedere per ipotesi. Questa è la realtà, e fa onore a tutti coloro che, in campo sanitario, lo hanno riconosciuto dando vita a osservazioni empiriche, non generalizzabili, ma che hanno acquistato una certa robustezza, come quella di sconosciuti cardiologi che hanno osservato reazioni immunitarie differenti, che si aggiungerebbero a quelle più classiche della polmonite.    Tutto questo ci ha messo di fronte alla fallibilità umana e all’incertezza della ricerca scientifica, ci ha ridimensionati come “abitanti della terra”, non “padroni” di essa. Nel covid come negli altri virus, c’è qualcosa di non interamente controllabile. Questo lo constatava, ben prima dell’insorgenza del covid, David Quammen in Spillover nel 2012. Quammen scriveva qualcosa che oggi sembra dimenticato, o passato in second’ordine. Parlava dell’addensarsi delle pandemie, sempre più...

Tornare a scuola / Didattica del virus

Siccome mi rivolgo agli insegnanti, alla vigilia di un anno scolastico che sarà tra i più difficili e incerti, mi preme innanzitutto chiarire che cosa ci accomuna tutti in quanto insegnanti. Ciò che condividiamo è una “pratica”: l’insegnamento. Ciò che, in quanto insegnanti, sappiamo del nostro mestiere, sebbene esitiamo talvolta a confessarlo pubblicamente, è che la nostra pratica non si definisce a partire dai suoi contenuti (se non derivatamente) e che non si risolve nella trasmissione degli stessi “alla più alta velocità consentita dal canale” (se non derivatamente). A definire quello che facciamo non è ciò che facciamo ma come lo facciamo. Per questo l’assegnazione dell’insegnamento al dominio delle “pratiche” (o delle “arti” nel senso greco delle technai) risulta pertinente. Il come insegnare la scienza pedagogica lo chiama “didattica”. Nei dipartimenti di scienze della formazione la didattica è oggetto di uno specifico insegnamento. In quanto insegnanti che si sono fatti le ossa sul campo, noi però sappiamo che la didattica non è una metodologia che si possa insegnare separatamente. La didattica non è cioè una propedeutica all’insegnamento (da filosofo, aggiungo poi che una...

Tre lezioni del Covid ai critici teatrali / Non è facile tornare in scena

Non è facile tornare. Nel ritorno agli spettacoli post-lockdown, molti insospettabili critici, a voce o magari in un articolo, hanno confessato un brivido di piacere, ma quasi sempre, subito dopo, si sono ritratti in una qualche forma di excusatio non petita, per un riflesso automatico che sapeva di vergogna, di imbarazzo. Il tono si faceva minore, qualche distinguo zoppicava tra le righe. Anche queste parole lo sono, un'excusatio. Lo confesso: ho avuto il cuore allagato dalla bella luce dorata di luglio, dagli sguardi che correvano fra i danzatori di Alessandro Sciarroni al teatro India, e un tremito mi ha preso al Crucifixus rossiniano in Piazza del Popolo a Pesaro, alla riapertura del ROF – segnatamente sulle parole «Passus, passus et sepultus est», quando il soprano ha scelto di spostare la presa di fiato dopo il primo "passus", legandolo alla frase precedente.  Ma per essere sinceri con sé stessi, oltre ad ammettere il brivido bisogna chiedersi da dove siano venuti anche quella vergogna e quell'imbarazzo. Il sospetto è che siano legati al conflitto tra la gioia innegabile della bellezza ritrovata, che ci fa godere in forma intima, come una liberazione, in fondo un...

Scuola / Banchi di prova

Le scuole stanno diventando sempre di più il banco di prova (lo so, è un gioco di parole facile da fare!) non solo per il governo ma soprattutto per un Paese che non riesce a fare la pace con le cose normali, quelle di tutti i giorni che fanno la differenza nella vita di tutti noi. In queste settimane di dibattito affannoso su banchi, pulmini e aule ho provato a cercare in rete se altri paesi europei vivessero lo stesso tipo di dramma collettivo e di stress mediatico e, con mio grande disappunto, non ho trovato nulla che raggiungesse le vitte italiche.  Scuole che riaprono, misure mantenute, mascherine colorate, professori e presidi impegnati, istituti pensati per essere resilienti e integrati con altri spazi pubblici altrettanto capienti e sicuri, rimodulazione degli orari e dei luoghi. Probabilmente non andrà tutto bene, le aperture/chiusure andranno a singhiozzo fino a che non avremo trovato un vaccino adeguato, i rischi saranno calcolati ma con seri problemi per la comunità, ma sembra che per molti di quei governi fosse fondamentale, quasi impellente, dare segnali simbolicamente importanti perché, se il mondo si ferma, bisogna ripartire proprio dalle scuole e dai più...

Teatri lirici / Covid. Lo spazio del melodramma

Si direbbe che solo i teatri, in Italia, abbiano preso sul serio la provocazione lanciata nel mezzo del “lockdown” da Jeremy Rifkin, il guru della “terza rivoluzione industriale”, che vaticinava “meno gente e meno ammassata” nella sale dello spettacolo dal vivo (ma anche sugli aerei e negli stadi: in questo caso profezia già fallita). In modo particolare si sono dati da fare i teatri d’opera, che assommano alle problematiche legate al pubblico e a quelle di chi sta in scena, anche le esigenze di chi deve suonare in orchestra e ha diritto come tutti alla sicurezza sanitaria. Del resto, l’opera è storicamente il tipo di spettacolo più multiforme, complesso e stratificato: inevitabile che la sua realizzazione sotto la sferza delle nuove regole sia la più complicata e quella che richiede più “creatività”.   Dalla metà di giugno, dunque, i teatri dove si fa musica hanno cominciato lentamente a rimettersi in moto. E spesso per farlo hanno seguito la strada indicata da Rifkin: una radicale riorganizzazione degli spazi interni, un rimescolamento dei luoghi tradizionalmente deputati a specifiche mansioni ma ora considerati inadatti se non off-limits. Per dire, nel giro di qualche...

Scuola post shock

Si può riflettere di formazione scolastica, oggi, come si faceva prima della crisi del Covid-19, con gli stessi termini, gli stessi dati, le stesse prospettive? Possiamo ancora chiederci se sia giusto che chi si occupa di educazione faccia bene i conti con l’universo del digitale, le sue lusinghe e le sue insidie, come prima, e ricorra alle ‘evidenze fattuali’ per avere e dare indicazioni convincenti sull’uso dei dispositivi tecnologici? La mia risposta è negativa. Muove infatti da una prospettiva necessariamente più ampia di quella di cui molto si discute nell’attuale frangente, cioè del come e in quali condizioni materiali garantire la ripresa delle attività consuete. Nelle classi certo si tornerà, le lezioni prima o poi riprenderanno, via via si stabilirà, in un modo o nell’altro, un’accettabile o comunque accettata normalità. Non fa problema. Né lo fa la previsione di dover far ricorso ancora all’online, malgrado la gran quantità di riserve manifestate. Piuttosto, resterà, come problema aperto, imprevedibile nei suoi esiti, lo shock provato con l’interruzione delle pratiche scolastiche usuali: agirà in profondità e verrà a galla nelle situazioni critiche, che non mancheranno...

La conquista dello spazio / La scuola di giugno. E di settembre?

L'accelerazione e la complicazione inedita di procedure e di notizie che riguardano la vita della scuola stanno incalzando docenti, lavoratori della scuola, studenti, famiglie e producono una proliferazione di discorsi e riflessioni, a volte un po’ caotiche ma necessarie. A pochi giorni dall'esame di Stato dell'a.s. 2019-20 sui giornali e sul web si scrive e si discute di esami in presenza, di rischi della salute e di prove generali di riapertura, di finanziamenti e di riorganizzazione generale del lavoro ma anche di presidenti di commissione che non si troverebbero e scuole arredate con box in plexiglass. Quanto segue è un atlante delle nuvole utile per un orientamento generale.   Il decreto scuola, approvato in condizioni di ostruzionismo, sedute notturne e grandi polemiche (alla Camera 245 voti a favore e 122 contrari), è lo stesso di aprile, con poche variazioni e non sembra dire cose nuove: è stato definito dalla titolare del Miur Azzolina come un "provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico in corso” e “migliorato durante l'iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo con l'obiettivo di...

Agire, riflettere, pensare / Tutti a casa … all smart worker

‘’I confini dell’esperienza non sono definibili, ma sono esplorabili. Ciò che ho cercato di fare è esplorarli camminando col pensiero così come ci si inoltra in un paesaggio familiare e sconosciuto a un tempo.’’ (Giuseppe Pellizzari, 2015)   Il pensiero per pervenire a una sua paradigmaticità ha bisogno di nutrirsi dell’ascolto di storie di donne e uomini. Anche col Covid-19. Tutto questo forse in maggior misura che in passato, anche recente.   - Verso le 13:00 del 24 gennaio scorso scivolavo con Marco Belpoliti sulle scale mobili della Stazione Centrale di Milano verso il largo emiciclo, da dove si diramano due linee della Metropolitana Milanese. Eravamo reduci dalla presentazione, generosamente organizzata dalla Scuola Centrale delle Coop Nazionali, di un libro dedicato a un tema particolare dell’opera di Primo Levi: molta gente, attenzione, ascolto e alla fine, dopo il dibattito, applausi, strette di mano, abbracci. A metà del nostro scivolare silenzioso, Marco Belpoliti con un gesto largo del braccio destro, consentitogli dalla sua capacità di stupore e dalla sua fisicità empatica, sbotta improvviso: “Ma guarda ‘sta città!”. Pressati, spintonati da ogni parte, una...

Riaprono i sipari / Il teatro delle contraddizioni

Prima contraddizione: il fine è ottimo, ma forse non ci sono i mezzi   Le scelte fatte dallo Stato per aiutare il Teatro a superare la crisi conseguente al coronavirus sono, nelle loro linee di principio, chiare e condivisibili: mettere in sicurezza le strutture teatrali pubbliche e private per garantire la loro sopravvivenza per i prossimi due anni. Al momento in cui scrivo non c’è ancora nulla di certo, ma sembrerebbe che la messa in sicurezza avverrà assegnando, per questa e per la prossima annualità, lo stesso finanziamento che i teatri si sono visti attribuire per l’anno 2019. Lo Stato poi, riconoscendo la situazione di eccezionalità in cui si troveranno a operare tali strutture, non chiederà, a fronte del finanziamento attribuito, la stessa certificazione di “numeri” (giornate lavorative svolte) che avrebbe preteso in una situazione normale. Sembra cioè che circa l’80 per cento del finanziamento che i teatri riceveranno non dovrà essere giustificato dai “numeri”, mentre il restante 20 per cento sì. Una indicazione di intenti fondamentale che verrà data ai teatri sarà quella di salvaguardare i propri livelli occupazionali. È bene ripetere che al momento queste sono...

Insegnare / In che scuola vogliamo tornare?

In autunno, sul banco delle novità della biblioteca del liceo in cui insegno, c'era un libro adesso famosissimo, Spillover di David Quammen. L'ho tenuto in mano a lungo, sfogliandolo e leggiucchiandolo; l'amico bibliotecario mi ha chiesto se volevo prenderlo in prestito (mi conosce, e sa che di solito se tengo in mano un libro per un tot poi me lo porto a casa); ci ho pensato su, e poi gli ho risposto: magari in estate, adesso non ho il tempo di leggerlo. E poi, mi sono anche detto: una volta letto, dove trovo il modo di parlarne in classe, io che insegno storia e filosofia? Fatto è che il tempo di leggerlo (è un librone, anche se divulgativo), fra lezioni da preparare, compiti da correggere, e un mare di impegni burocratici da sbrigare, forse non lo avevano neanche le/i collegh@ di scienze. Poi è arrivata la pandemia, il manifesto ha intervistato Quammen, e di colpo tutto il mondo dell'informazione ha "scoperto" Spillover: e a me è rimasto l'amaro in bocca per non averlo letto e non averne parlato, che sarebbe stato utile, eccome. Potrebbero obiettarmi: ma se l'aggiornamento è un obbligo, leggere un libro per farne argomento didattico non è ottemperare a un obbligo di servizio?...

La sindrome del Gigi Lamera, / Tutti in bici o forse no

«How could I forget to mention that the bicycle is a good invention». In queste ultime settimane sembriamo essere tutti d’accordo con i Red Hot Chili Peppers e con le decine e decine di canzoni – per non dire delle poesie e delle pagine di racconti e romanzi – che per anni e anni hanno tessuto le lodi della “macchina a pedali”. Perché la bicicletta ha la sua bella età, oramai, su per giù centotrent’anni, ma sembra non invecchiare mai, pressoché sempre uguale a sé stessa.   La bicicletta in effetti è uno di quei prodotti dell’invenzione umana che nel suo percorso tecnico-evolutivo tutto sommato non ha modificato granché la sua forma e struttura. Se non si considerano infatti i prototipi ottocenteschi – dalla draisina al velocipede, o biciclo, o Grand-Bi, come lo chiamavano i francesi, per la gigantesca ruota anteriore al cui mozzo erano applicati direttamente i pedali – , il disegno della prima bicicletta safety bike, ovvero “la bicicletta di sicurezza”, così detta per il netto miglioramento in materia di guida rispetto ai precedenti modelli, e introdotta con rapido successo sul mercato nella seconda metà degli anni Ottanta del XIX secolo, non è poi così lontano dalle...

Pandemia / Overtourism, ripensare le città

Le città italiane, gran parte delle città europee e molte metropoli globali, difficilmente reggeranno l’urto della violenta e improvvisa riduzione della domanda mondiale di turismo. Per quanto le politiche locali possano favorire o costringere il turismo interno, i flussi del turismo internazionale costituiscono il carburante atto ad alimentare il processo di valorizzazione dei capitali finanziari, trovando nella metropoli il luogo in cui scaricarsi e riprodursi. Rappresentano, questi flussi e l’economia che li istituisce, il cash flow in grado di materializzare capitali altrimenti virtuali. Non meno reali, forse, ma sicuramente più aleatori. Catene commerciali del food&beverage, hotellerie, edilizia e piattaforme digitali convergono in un unico movimento speculativo che, attraverso lo sfruttamento di una gigantesca manodopera urbana dalla parossistica produttività salariale, consente ai capitali virtuali di tradursi in profitti reali, re-investiti nella virtualità finanziaria e di nuovo catapultati nella ricettività turistica. Un circolo perverso.  La speculazione turistica probabilmente riprenderà – sarà costretta a riprendere – il suo “normale” corso fondato su di un...

III / Quattro domande sul desiderio

La pandemia scatenata dal coronavirus ha modificato, e probabilmente modificherà ancora anche a breve scadenza, i comportamenti che riguardano i corpi e le relazioni fisiche tra gli esseri umani. Ti chiediamo di rispondere ad alcune domande per capire in che modo a tuo parere potrà cambiare tutto questo.   Ivano Gamelli, pedagogista   1. Il desiderio di prossimità, la necessità di abbracciarsi, di scambiarsi segni di reciproco affetto e di amore, sembrano oggi aboliti a causa dei timori che i contatti possano generare veicoli di trasmissione del virus, così che la paura ha preso il sopravvento: possiamo essere gli untori dei nostri partner, genitori, amici. Desiderio e paura si escludono o possono coesistere e con quali conseguenze? Cosa determinerà – in una fase di coesistenza con il virus – l’impossibilità di riprendere la dimensione fisica, corporea, di alcune relazioni, in particolare quelle con gli anziani?   Cominciamo con il dire che corpo, come mente, è una parola che assume significati diversi in relazione ai contesti e ai paradigmi nei quali la si inserisce. Una riflessione, questa, che ci porterebbe lontano, ma che non può non essere tenuta in...

Diario 8 / Scatole magiche da Silvan

Nell'ultima settimana ha tenuto banco il gioco politico. Non c'è un altro modo per dirlo, anche se l'idea di gioco in un momento così drammatico risulta terribilmente cinica e, dunque, mostruosa.  Ma questo è: gioco, balletto, teatro. Si comincia con la bagarre alla Camera seguita a un intervento del deputato 5stelle Ricciardi che prova, interrotto da urla belluine (e persino sputazzi di leghisti che per farsi sentire meglio si sono anche abbassati la mascherina, e poi, nella foga del battere pugni sugli scranni, hanno pure rotto un microfono, 'sti esagitati), a esporre una critica al modello Lombardia. Non che Ricciardi dica niente di particolarmente sconvolgente, solo un'imprecisione (l'ospedale in Fiera non è stato realizzato con soldi pubblici, bensì con donazioni dei privati), ma per il resto nulla di diverso da quello che diciamo, da giorni, da mesi, in tanti. Cittadini, medici, giornalisti, famiglie dei malati, movimenti, ripetono da tempo che così in Lombardia non va bene. Non è andata bene. È sotto gli occhi di tutti.    Eppure, guai! Bagarre! Che non si parli di commissariamento, che non è il momento di sollevare questioni e obiezioni, e guai a toccare la...

Rituali / Maturità: persino Franz Kafka barò all’esame

Prima di tutto una breve precisazione terminologica: la dizione “maturità”, nel suo senso scolastico, è stata sostituita, e da ben vent’anni, con quella, ufficiale, di “esame di stato”. O meglio, per essere precisi, “esame di stato conclusivo del corso di studio di istruzione secondaria superiore”. Il fatto che tutti noi – insegnanti, studenti, collaboratori scolastici, dirigenti, ispettori nonché cittadine e cittadini in genere – continuiamo imperterriti a chiamarla “maturità” è significativo. E di che è significativa questa inveterata fedeltà a un vecchio nome? Ma del fatto che il mutamento, come molti altri mutamenti in molti altri ambiti della vita italiana, è solo nominale. La sostanza rimane sempre quella, come, del resto, nella scuola in generale. Non cambia mai niente. Le acque profonde sono ferme, stagnanti benché le superfici conoscano increspamenti continui.   Infatti dal 1999 a oggi la “maturità”-“esame di stato” ha subito un numero consistente di variazioni. Nelle modalità di svolgimento, nelle attribuzioni del punteggio, nella composizione delle commissioni. Una delle poche cose buone, per esempio, risultava la cosiddetta “tesina”. A me piaceva, tanto per dire....

Soggettività animale tra desiderio ed estasi / L’animale chiacchiera con il mondo

Che cos’è l’animalità? È questo l’interrogativo che intende affrontare Etologia filosofica. Alla ricerca della soggettività animale (Mimesis, 2016), testo in cui Roberto Marchesini mira a scuotere le fondamenta dell’edificio umanistico, sorretto dalla credenza in un sé autarchico, puro e incontaminato. Si tratta di una ricerca che, attraverso un’indagine sui modelli teorici che hanno definito l’animalità, ha l’obiettivo di cambiare radicalmente il modo con cui ci rapportiamo non soltanto agli eterospecifici ma anche a noi stessi.   Etologia filosofica si presenta, dunque, come un’opera di demolizione delle certezze identitarie sulle quali riposa la concezione di “uomo”, accompagnata dalla creazione di un nuovo concetto di animalità. Come afferma Gilles Deleuze in Che cos’è l’atto di creazione (Cronopio, 2010), se la filosofia è quella disciplina attraverso cui fabbricare nuovi concetti, allora possiamo affermare che il saggio di Marchesini si situa all’interno di una cornice prettamente filosofica. Si tratta di una peculiarità della ricerca espressa chiaramente dall’autore: «Il mio intento in questo saggio è […] eminentemente filosofico», afferma Marchesini (Etologia...

2Array ( )