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economia

(104 risultati)

Ritratto dello storico da giovane / Cipolla: breve storia della moneta

Rileggendo Moneta e civiltà mediterranea – apparso in inglese nel 1956, in italiano nel 1957 e ripubblicato da il Mulino – torna in mente il Ritratto dello scrittore da giovane (1916) di Joyce. Come lo scrittore irlandese ha fissato nel suo romanzo i ricordi dell’adolescenza, Carlo M. Cipolla (1922-2000) in questa opera giovanile – aveva 34 anni, gli stessi del Joyce del Ritratto – ha esposto i suoi primi risultati nel campo della storia monetaria. Lo ha fatto con delle istantanee. Nei suoi capolavori successivi le fotografie scattate sarebbero state rielaborate, diventando dei lungometraggi.   Ma quali sono le idee fondamentali di Cipolla quando parla di storia della moneta? Le possiamo condensare in quattro punti.   La moneta è stata spesso parziale.    Oggi le monete, gli euro che portiamo in tasca, svolgono tre funzioni. La prima funzione è essere unità di conto: i prezzi dei beni sono espressi in euro. Un chilo di pere costa due euro. Il prezzo di una piccola automobile si aggira sui 10.000 euro. Noi usiamo la moneta per confrontare i prezzi dei beni, per fare i conti.   La seconda funzione della moneta è essere mezzo di scambio: consegno due euro al...

Tra museificazione e mercificazione / Venezia, turismo, economia

Tempo sospeso, questo incerto post-Covid. Per l’economia, va da sé. Ma anche per le scienze sociali: cosa cercare, di preciso? Insistere su un mondo che potrebbe non essere più; oppure lanciarsi in previsioni e presagi sull’immediato futuro? Oppure, ancora, attendere il deposito delle macerie sollevate dalla pandemia? Nel dubbio, iniziano ad affollarsi una quantità di ricerche pensate prima, scritte durante e pubblicate dopo lo spavento del lockdown. Un vero e proprio assembramento, di quelli vietati dal Dpcm, di introduzioni e prefazioni, precisazioni e postille, che avvertono il lettore dell’imprevedibile contingenza. Almeno per un altro po' sarà così, in attesa dell’invasione di studi stimolati dal confinamento sociale, che come al solito giungeranno o acerbi o troppo tardi, nel mentre di altre contingenze, e quindi di altre chiose e annotazioni.    A cavallo dei due mondi si situa anche questo lavoro di Giacomo-Maria Salerno, Per una critica dell’economia turistica (Quodlibet 2020, pp. 253, 20 euro), pubblicato nel vortice della più grande crisi del comparto e dei suoi annessi economici e sociali. Ironia della sorte, davvero. Eppure molti dei ragionamenti proposti...

Abhijit Banerjee, Esther Duflo / Una buona economia per questi tempi difficili

“Ora, quello che voglio sono Fatti. Insegnate a questi ragazzi e a queste ragazze Fatti e niente altro. Solo di Fatti abbiamo bisogno nella vita. Non piantate altro e sradicate tutto il resto. Solo coi Fatti si può plasmare la mente degli animali che ragionano: il resto non servirà mai loro assolutamente nulla. Questo è il principio su cui ho allevato i miei figli, e questo è il principio su cui ho allevato questi fanciulli. Tenetevi ai Fatti, signore!”. È l’incipit di Tempi difficili, di Charles Dickens. I “tempi difficili” sono evocati nel titolo del libro Una buona economia per tempi difficili (Laterza 2020, 24 euro) dei due economisti Abhijit Banerjee e Esther Duflo, vincitori nello scorso anno insieme a Michael Kremer del premio Nobel per l’economia per i loro studi sulla povertà. La citazione di Dickens è voluta: i tempi in cui viviamo sono appunto difficili, e richiedono una “buona economia”, di cui danno la ricetta, distinguendola dalla cattiva economia. E come si fa a distinguerle? Con i dati, che ci apprestiamo a ricevere, leggendo le 454 pagine, come gli allievi di Thomas Gradgrind, “piccoli vasi disposti in ordine qua e là pronti a ricevere imperiali litri di fatti, da...

Turismo, città e pandemia

Dalla fine del lockdown mi è capitato di viaggiare, in Italia e all’estero. Il primo segnale della società marchiata dal virus non sembravano le mascherine o i gel igienizzanti, quanto la folla: non ve n’era più. A Roma il centro è improvvisamente tornato a misura di residente, sebbene il paesaggio di saracinesche abbassate e di cinema chiusi restituisca uno sconforto più che la riconquistata vivibilità. Anche perché di residenti, nel centro di Roma, non se ne vedono da tempo.  Almeno fino al vaccino sarà inevitabile ripensare il turismo, e infatti fioccano le proposte. Il ritornello è fin troppo abusato: Venezia (e Roma, e Parigi ecc) moriva di turismo e muore oggi senza turisti. Che fare? Sintomo di un certo modo di pensare è uno strano articolo pubblicato sul Corriere della Sera dello scorso 7 agosto, a firma Carlo Ratti (“Così un nuovo turismo salverà Venezia dalla crisi”).   Un articolo, diremmo, ancient régime. Non è il turismo il problema, dice Ratti, ma il turismo “mordi e fuggi”. Per combatterlo, perché non favorire una permanenza di lunga durata? Tanto ormai con lo smart working uno può lavorare a Los Angeles come a Venezia, a Parigi come a Hong Kong. I “...

Forum Disuguaglianze e Diversità / Contro le disuguaglianze

Il contrasto alle disuguaglianze è diventato quasi un mantra del discorso pubblico. Troppo spesso, tuttavia, il richiamo si dimostra appiccicaticcio. Le disuguaglianze non sono definite, rendendo inevitabilmente debole il collegamento con le politiche. A volte, addirittura, l’aggiunta di un pizzico di equità sembra sufficiente a rendere accettabile qualsiasi politica, comprese le politiche che sono all’origine delle disuguaglianze e, come tali, dovrebbero essere abbandonate. Basti pensare alla richiesta di dosi ulteriori di flessibilità nel mercato del lavoro.  Non corre questi rischi il libro appena pubblicato a cura di F. Barca e P. Luongo, Un futuro più giusto. Rabbia, conflitto, giustizia sociale (Il Mulino, 2020). Lo ammetto, sono di parte, essendo tra i fondatori del Forum Disuguaglianze e Diversità (FDD) che ha sostenuto il lavoro oggetto del volume. Spero, però, in queste pagine di convincere lettori e lettrici dell’importanza del libro. Barca e Luongo definiscono subito le disuguaglianze di cui dovremo occuparci e preoccuparci. Sono le disuguaglianze che ostacolano il pieno sviluppo della persona umana.  La bussola è l’art.3 della Costituzione che il FDD declina...

Il miscredente e il professore / David Hume e Adam Smith: storia di un’amicizia

Per confermare l’alta opinione che aveva Aristotele dell’amicizia, Hume scriveva: “Consentiamo che tutte le forze e gli elementi della natura concorrano nel servire un solo uomo e obbedirgli, consentiamo che il sole sorga e tramonti al suo ordine: il mare e i fiumi scorrano a suo piacimento, e la terra produca spontaneamente tutto quello che gli possa risultare utile o gradevole. Costui sarebbe comunque infelicissimo fino a quando non gli si desse almeno una persona con cui poter condividere la propria felicità e di cui godere la stima e l’amicizia”. Adam Smith, in Teoria dei sentimenti, restringe il fuoco sulla forma più estrema dell’amicizia, quella motivata dalla virtù e dall’eccellenza: soltanto questa, per lui, può “meritare il sacro e venerabile appellativo di amicizia”. Meno retorica e più bella la definizione di Hume: stima e amicizia. Binomio inscindibile di un sentimento ormai quasi estinto o in via di estinzione. Narciso non ha amici, quella che ammira è soltanto la sua immagine riflessa sull’acqua. Ma è proprio l’amicizia il tema centrale della riflessione proposta da Dennis C. Rasmussen nel suo Il miscredente e il professore, di recente tradotto per Einaudi da Marco...

Capitalismo e micro-reti / Changemakers: i pirati della modernità

Nonostante sia un libro agile e scritto per essere accessibile al famoso pubblico al di fuori dell’accademia, Changemakers (Polity Press, 2019; trad it, Luca Sossella editore) di Adam Arvidsson è un libro che condensa anni di viaggi di ricerca, interviste, osservazione partecipante da Bangkok a Hong Kong, da New Delhi a Napoli, da Parigi a Londra e Milano. È innanzitutto un libro sulla storia del capitalismo, sulle sue dimensioni attuali (sia quella americana che quella cinese), sul suo futuro e sostiene che l’attuale capitalismo digitale, figlio del capitalismo industriale, è alle corde. Ma a differenza di tanti critici superficiali del capitalismo, non ci illude né con la prospettiva di un nuovo commonalismo all’orizzonte, né ci consola dicendoci che il capitalismo finirà con una rivoluzione. Mentre tutti i critici del Capitalocene (una visione più critica dell’Antropocene, che sostiene che l’impatto negativo dell’uomo sull’ambiente è da imputarsi non tanto all’uomo in sé ma al modello produttivo capitalista) volgono lo sguardo al parallelismo tra gli anni 20 e 30 del Novecento e i giorni nostri, Arvidsson ci invita a spingere lo sguardo molto più indietro e trova che il periodo...

Topografia / Identikit sociale della pandemia

Nelle Considerazioni finali del Governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco abbiamo sentito vibrare toni inusuali. Non solo per la citazione keynesiana in riferimento alla “giustizia sociale” (da quanti decenni il nome di John Maynard Keynes era bandito da via Nazionale?). E per l’insistenza sull’“incertezza” col socratico “so di non sapere” (quando mai un Governatore centrale si era esposto al rischio di dover bere la cicuta?). Ma anche per i reiterati richiami al problema dell’ineguaglianza, e ai rischi cui l’impoverimento degli strati sociali più svantaggiati può esporre l’intero sistema economico. Segni evidenti che ai piani alti la paura deve fare novanta, se il linguaggio si fa così esplicito. E quanto avviene “in basso” trova occhi e orecchi finalmente attenti. È prevedibile – ha fatto sapere Bankitalia a un pubblico reso enormemente rarefatto dalle regole del confinamento e del distanziamento – che la perdita di reddito dovuta al lockdown generalizzato e al rallentamento delle economie nazionale e globale colpirà in modo asimmetrico: in modo molto più duro in quel “quinto più basso della distribuzione” – cioè in quel 20% di famiglie con redditi inferiori – che vedranno...

Stati Uniti / Dollari e no dopo la fine del secolo americano

In questi giorni le fiamme degli Stati Uniti ci colpiscono e ci interrogano. Nella scia della più grave crisi sanitaria e all’inizio di una grande depressione economica, l’uccisione di George Floyd, la rivolta generalizzata e la repressione che ne sono seguite, riportano alla luce e intrecciano “i fili della rabbia americana”, come ha scritto sul manifesto Bruno Cartosio. Dello stesso autore arriva in libreria un saggio, Dollari e no. Gli Stati Uniti dopo la fine del secolo americano (Derive e approdi, aprile 2020), che funziona come una guida di lettura all’incendio. I due fili della rabbia sono il razzismo e la disuguaglianza. La pandemia, colpendo prima e di più, sia nel contagio fisico che nelle conseguenze economiche, gli afroamericani perché più poveri, ha tirato entrambi questi fili. E insieme ha teso all’estremo le contraddizioni della democrazia statunitense. Su queste il lavoro di Bruno Cartosio (lungo e ben conosciuto ai lettori di Doppiozero) indaga, con due premesse. La prima è la visione storica: “La repubblica statunitense non è nata democratica e la sua storia non è stata una progressione lineare verso il migliore dei mondi possibili”. La seconda è evidente sin nel...

Riforme, economia, diritti / La società giusta di Thomas Piketty

Nel corso della storia le guerre e le epidemie hanno periodicamente sconvolto le strutture economiche e sociali create dall’uomo. Secondo la maggior parte degli studiosi questi shock hanno avuto un effetto sia distruttore che equilibratore, spazzando via enormi ricchezze e quindi riducendo le disuguaglianze accumulatesi nel tempo. Oggi non sappiamo ancora quali saranno gli effetti del Coronavirus. C’è chi sostiene che i ricchi sono meglio attrezzati ad affrontare gli sconvolgimenti innescati dal contagio, e che quindi le disuguaglianze aumenteranno ulteriormente nel prossimo futuro. Altri invece intravedono la possibilità che una società più giusta ed equilibrata possa emergere dalla crisi.   Thomas Piketty è uno di questi. Circa sette anni fa usciva nelle librerie di mezzo mondo la traduzione di un voluminoso libro intitolato Il capitale nel ventunesimo secolo. Sarebbe diventato uno dei fenomeni editoriali del decennio, con centinaia di migliaia di copie vendute, elogiato da celebrità e premi Nobel. Nonostante le dimensioni (circa mille pagine), Il capitale nel ventunesimo secolo è un esempio interessante di scienza sociale accessibile al lettore medio. Utilizzando decine di...

Red mirror / La Cina e il Grande Fratello

Ci siamo accorti che la Cina c’è e insieme agli Stati Uniti dominerà il mondo prossimo venturo. L’Europa, speriamo riesca a uscire dalla morsa. Ogni buon libro che parli del gigante cinese è allora benvenuto, e alcuni tra i giornalisti italiani più informati e competenti ne stanno sfornando. Simone Pieranni in Cina ha abitato molti anni, e ora la segue dalla sua posizione agli esteri del Manifesto, che non per nulla è diventato il giornale italiano che sforna in continuazione notizie interessanti sull’Asia tutta, grazie anche a una batteria di freelance abituati a consumare le suole delle proprie scarpe nel mondo reale. Questo suo Red Mirror. Il nostro futuro si scrive in cina, per Laterza, indaga la trasformazione del reale in Cina, con un titolo che è tutto un programma: programma rispettato.   Riesce, Pieranni, a immergerci in quella distopia geograficamente localizzata che sta diventando la Cina, il paese tecnologicamente più avanzato al mondo che di questa supremazia farà il grimaldello per una penetrazione geopolitica e soprattutto culturale. Si parte da wechat, app totalizzante, socialmente olistica, dentro alla quale già da anni i cinesi trovano tutto, e fanno tutto....

Effetti economici / I conti del Covid

In un momento quanto mai delicato per l’Italia in cui non passa giorno dove non si parli delle gravissime conseguenze economiche della pandemia, stimate venerdì scorso dal governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in un crollo del Prodotto interno lordo quest’anno del 9% nella migliore delle ipotesi, che potrebbe arrivare al 13% nella peggiore (che non comprende tuttavia eventualità da lui definite “estreme”), in un momento in cui una parte della popolazione è sempre più disperata per la perdita di guadagni essenziali alla vita di tutti i giorni che non sarebbero stati sufficientemente tamponati dagli aiuti statali e un’altra parte fa forti pressioni per poter riprendere le proprie attività economiche, c'è chi si chiede se la “cura”, il distanziamento sociale e il lockdown, non sia peggio della malattia. E chi invece comincia a temere che – di fronte a una seconda ondata del virus – alcuni governi potrebbero decidere di non fermare più le attività a rischio, anche quelle non essenziali, costringendo le persone ad andare al lavoro e i ragazzi a scuola, nonostante il rischio di morte, sacrificando la vita di alcune persone per un supposto vantaggio economico che...

1957 - 2020 / Alberto Alesina, il riformatore gentile

Quando arrivavi a Harvard, nella sua stanza all’Università, Alberto Alesina ti guardava le scarpe. Era settembre, l’inizio dell’anno accademico. Si giungeva negli Stati Uniti con dei mocassini leggeri, o con le scarpe da ginnastica, o con le Clark. Alberto ti squadrava e ti diceva “Devi comprare un paio di scarpe alte, tipo le Timberland. Vai ai grandi magazzini, ci sono dei buoni sconti. Qui inizia a nevicare a ottobre. La neve rimane come ghiaccio fino a marzo, anche fino a aprile. Mi raccomando le scarpe”.   Dopo pochi giorni dal primo incontro, si andava a cenare insieme. Ricordo di aver tirato fuori una banconota da 100 dollari per pagare il conto. Alberto mi disse “Metti via quella banconota, con 100 dollari in contanti pagano solo gli spacciatori di droga”.    A fine novembre arrivava Thanksgiving, una festa che noi, arrivati spesso dall’Italia per il primo soggiorno lungo negli Stati Uniti, non capivamo. Era una cavolata di festa, festeggiare mangiando la prima bestia che i coloni americani avevano consumato tanti anni prima. Alberto ci fece capire che Thanksgiving era come il Natale italiano. Bisognava stare insieme. Molti di noi erano andati a...

Diario 6 / Tutti i giorni sono tempo di bilancio

Prima settimana di parziale riapertura e già è tempo di bilanci. In realtà tutti i giorni è stato tempo di bilanci: due mesi e mezzo di bilanci appesi ai numeri.  Numeri che si sono rivelati non del tutto affidabili ma, pazienza, su qualcosa devi pure basarti. “È solo la punta dell'iceberg,” ci hanno ripetuto. E l'iceberg, minaccioso, sembrava essere proprio lì, fuori dalla finestra, pronto a speronarci.   Nei primi giorni della settimana si scatena di nuovo una polemica: sono stati beccati, fotografati e ripresi in video, dei giovani sui Navigli che bevevano delle birrette. Giovani, birrette, mascherine calate (ti credo, per bere): apriti cielo! Si ri-scatena l'inferno. Il sindaco si ri-incazza, il resto d'Italia geme che tutti stanno chiusi per colpa della Lombardia e i soliti stronzi lombardi se ne sbattono e sbevazzano. Riparte tutta la polemica, come in un format che settimana dopo settimana trova nuovi accusati (ma gli accusatori sono sempre, più o meno, gli stessi). Insomma, si rivedono scene già viste da cui sembra che non si impari mai: da una parte cittadini messi sul banco degli imputati, dall'altra amministratori che non sanno che pesci pigliare ma che in...

V / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Elena Pulcini, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Abbiamo subìto uno shock che ci ha destituiti dalle nostre certezze e dai nostri privilegi consegnandoci a una condizione di vulnerabilità radicale: radicale perché il vulnus, la ferita inflitta sulla parte di noi più esposta e fragile, cioè il nostro corpo, si è allargata al nostro intero stile di vita costringendoci a un momento di arresto, a disfarci rapidamente di tutti gli “ornamenti”, come direbbe Georg Simmel, di tutto il superfluo con cui da consumisti seriali abbiamo agghindato le nostre vite, per concentrarci sullo stretto necessario. Lo shock allora, con tutto il suo inevitabile carico di paura, è stato salutare: perché la paura, se reagisce a un vero pericolo, funziona come la...

Dominare o essere dominati / Politiche della spiritualità

Lo sforzo di autocontenimento che ha tenuto a casa milioni di persone a causa della pandemia ha, a monte, una ragione etica che è difficile sottovalutare: si fa di tutto per evitare la diffusione dei contagi al fine di impedire che venga messa a repentaglio la vita della parte più anziana e vulnerabile della popolazione. Tuttavia, tale contenimento della libertà di movimento è stato imposto in alcuni paesi – l’Italia in primo luogo – con misure altamente lesive della libertà. È evidente, per restare al caso italiano, che si è data la precedenza all’Art. 16 della Costituzione, che sancisce la possibilità di restringere la libertà di movimento dei cittadini per motivi di sicurezza e di salute, rispetto all’Art. 13, che sancisce invece il carattere inviolabile della libertà personale. Particolarmente odiosi sono risultati poi i numerosi casi di abusi perpetrati da singoli rappresentanti delle forze dell’ordine nei confronti di chi violava la quarantena. Molti – me compreso – hanno fatto fatica a capire cosa ci potesse essere di male se si va a fare una corsa da soli nei boschi, la quale avrebbe reso più sopportabile – e più salutare – il confinamento a casa. Come pure son parse...

IV / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Andrea Tagliapietra, filosofo   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La catastrofe che stiamo vivendo è nuova ed è la prima, forse, di uno nuovo tipo di eventi catastrofici, per cui varrebbe la pena ricordare ciò che scriveva, giusto quarant’anni fa, Maurice Blanchot: “il disastro rovina tutto lasciando tutto immutato”. Questa catastrofe non è puntuale come un terremoto, un’alluvione, un incidente nucleare o una guerra. Si tratta di eventi che possono essere interpretati con gradi di responsabilità umana diversi e che lasciano danni immani, ma da cui appunto è possibile ripartire, avviando, pur con tutte le contraddizioni e le sofferenze che storicamente si registrano dopo gli eventi catastrofici, la ricostruzione e la successiva normalizzazione. Qui il...

Il primo maggio del Covid / Gli aggettivi del lavoro

Alla vigilia del primo maggio il servizio pubblico ha portato in tv il giovane Marx che legge e recita Ricardo: “Il valore reale di una cosa per colui che l’ha acquistata e per chi vuole venderla o scambiarla con qualcos’altro è la fatica e la sofferenza che può risparmiare a se stesso e che può imporre ad altre persone. Il lavoro è stato quindi il primo prezzo, l’originale moneta d’acquisto pagata per ogni cosa”. (Il film di Raoul Peck, andato in onda su Rai Tre, era uscito nel 2017 in occasione de bicentenario della nascita di Karl Marx: qui la recensione di Pietro Bianchi. La citazione è dai Principles of political economy and taxation di David Ricardo, uno dei fondamenti dell’economia classica).   Nello stesso giorno, l’Istat aveva diffuso i primi dati ufficiali sul lavoro nella pandemia. Meno 94mila occupati, più 301mila inattivi se si confronta il primo trimestre di quest’anno con lo stesso periodo dell’anno prima. Se i numeri italiani a prima vista non paiono catastrofici come quelli americani, è perché abbiamo un diverso sistema di protezione sociale e del lavoro; perché i cassintegrati non sono contati tra i disoccupati; perché lo choc di marzo è “annacquato” nel...

Protezione / La nostalgia dello stato

Quando a scuola si studiano le epoche passate, impariamo ad articolare certi snodi nella storia dell’umanità attraverso le guerre, le pesti, le rivoluzioni. Sono i capitoli dei manuali; dove siete arrivati? Alla rivoluzione francese oppure alla seconda guerra mondiale. Tendiamo ad ancorare lì i mutamenti.  Anche per questo strano allenamento, perché ovviamente c’è vita e società anche dove e quando non c’è guerra o peste, cioè per la maggior parte del tempo, ci si aspettano dei significati importanti dalla pandemia del virus corona che in questi mesi attraversa il mondo. Immaginiamo che si possa dire prima e dopo, riallineare qualcosa che appare sfuocato da molto tempo. Ma cosa? E soprattutto: cosa stiamo chiedendo davvero? Perché vorremmo che le morti, la clausura di questi mesi, avessero un significato? Certamente la violenza verbale, razzista e in generale intimidatoria, delle destre, e la resistenza delle sinistre nel mondo, da diversi anni in Europa purtroppo spesso mite e confusa, tendono da una parte e dall’altra a sfumare in una dabbenaggine pre-elettorale. La comunicazione politica, assordante nella sua afasia, pare girare intorno a qualche punto percentuale che va...

III / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Nus (a cura di Fulvio Carmagnola, filosofo, e Matteo Bonazzi, filosofo e psicoanalista)   Questo testo riporta le discussioni dei partecipanti al Tavolo “Nus”, presso la Casa degli Artisti di Milano a partire dalle domande poste da Doppiozero.  “Nus” (come la noce, in milanese, ma foneticamente identico al sostantivo greco nous – “mente”, “intelligenza”) è un progetto continuativo sviluppato in collaborazione con “Orbis Tertius, Gruppo di ricerca sull’immaginario contemporaneo” dell’Università di Milano Bicocca, e “Clac, Clinica dell’adolescenza contemporanea”, di cui fanno parte filosofi, psicanalisti, pedagogisti e studiosi di scienze umane. Matteo Bonazzi, che coordina i lavori del gruppo, ha curato la redazione definitiva del testo che proponiamo.   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra...

III / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Romano Madera, psicoanalista   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   Intanto grazie a Doppiozero per avermi invitato a rispondere a queste domande che possono servire a inquadrare il famoso cigno nero. Vorrei però provare a guardarlo secondo una prospettiva anamorfica: un “cigno periodico trasformista”, che ogni tanto appare sotto le forme di virus, ogni tanto di guerra, ogni tanto di conti economici e finanziari che non tornano. Ogni sempre, invece, in catastrofi sociali e psichiche di parti consistenti degli umani.  La disuguaglianza sociale sta crescendo da decenni. Dalla crisi del 2008 non si è certo usciti invertendo la tendenza, sempre più evidente dagli anni Ottanta in poi. Basta uno sguardo alle tabelle del World Inequality Report del 2018. Se solo...

Il comune e l’immune / Le mani e il respiro

“Dice il vero chi parla oscuro”, diceva Paul Celan. È tempo di domande che esplorino l’oscuro, che scrutino l’ombra delle nostre consolidate certezze. Nel divenire cosmopoliti, ci scopriamo rinculati nella solitudine deprivata persino dei contatti più elementari. Mani idealmente protese che non possono toccarsi non fanno una comunità. E l’ossimoro “comunità di solitudini” non tiene, perché non si è comunità senza corpi in interazione che diano vita a una molteplicità condivisa. Segni analizzatori ci vengono oggi proprio dal corpo che siamo, nel tempo in cui l’immune mette in discussione il comune e lo sospende a data da destinarsi. Volevamo una prova della biopolitica, ed eccola qui. Il “governo di tutti e di ciascuno” è in piena azione e il controllo dei corpi e della libertà di movimento è divenuto una questione igienica. Il rapporto tra psicoigiene e istituzione non è mai stato così evidente. Gli ambiti determinano le scelte e ognuno è condizionato dai contesti istituzionali. Non solo la salute dipende da questo, ma anche la libertà di azione e di movimento. È forse per far fronte alla naturale incompletezza individuale che la mano degli umani si protende, fin dalle origini,...

II / Cinque domande sullo scenario futuro

Con queste cinque domande ci prefiggiamo di individuare i nodi che la crisi sanitaria del Covid-19 con le sue conseguenze ha provocato a livello mondiale, con l’idea che, come disse anni fa un economista americano, la crisi, per quanto terribile, è un’occasione da non perdere.   Francesca Rigotti, filosofa   1. Quali saranno a tuo parere i principali cambiamenti che la pandemia del coronavirus ha prodotto? Provando a differenziare tra aspetti sociali, economici e culturali.   La pandemia ha prodotto ovunque un immenso ricorso agli strumenti hightech, oltre che biotech. Ora, si sarebbe immaginato anche soltanto negli anni '90 di chiudere in casa tanta gente (non tutta: la società è stata spaccata in due: chi doveva/poteva lavorare e comandare e chi no, mentre i bambini sono stati privati di diritti essenziali)? Ci sarebbero state queste chiusure se non ci fosse stata Internet? Se non si fosse pensato: “Faranno il telelavoro, giocheranno e forse seguiranno le lezioni con smartphone e tablet, passeranno la giornata dietro alle notizie o visitando siti online di musei, ascoltando musica, scambiandosi notizie sul nulla”? Penso di no. L'esistenza di Internet ha...

I rami di attività economica / La casalinga di Voghera e le attività essenziali

La rottura della lavatrice   L’incommensurabile Alberto Arbasino è, ahinoi, morto, ma la casalinga di Voghera è viva. Da ultimo ha dovuto studiare i rami di attività economica. Il 21 marzo suo marito, nel tentativo maldestro di aiutare nei lavori domestici, aveva rotto la maniglia della lavatrice. La casalinga ha prima urlato; ha poi letto con attenzione il decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo, in particolare la lista delle attività economiche definite essenziali. Con sollievo (anche del marito) la casalinga ha scoperto che il ramo di attività economica “Riparazione di elettrodomestici e di articoli per la casa” era stato incluso dal Governo tra le attività essenziali. L’operaio è potuto venire a casa, rigorosamente con la mascherina, e ha aggiustato la lavatrice (90 euro, con ricevuta fiscale, pagati naturalmente dal marito: chi rompe paga). Rimane un dubbio nella testa della casalinga: a che cosa cavolo servono questi rami di attività economica?   In tutte le scienze la classificazione è indispensabile. Gli zoologi classificano i vertebrati in cinque ordini: mammiferi, anfibi, pesci, uccelli e rettili. Classificano i loro oggetti gli archivisti e i...

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