Alfabeto Pasolini

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economia

(127 risultati)

Le conseguenze geoeconomiche della guerra / La globalizzazione è finita?

Due specialisti di logistica mondiale, Sergio Bologna, presidente di AIOM, Agenzia Imprenditoriale Operatori Marittimi di Trieste, e Giovanna Visco, blogger di Mari, Terre, Merci, intervistati da Paolo Perulli.   1. La globalizzazione è davvero finita? Il governatore della Banca d'Italia parla di pericolo che ci sia un «brusco rallentamento o un vero e proprio arretramento dell’apertura dell’interdipendenza della globalizzazione». La fine insomma del mondo così come si era andato configurando dalla fine della Guerra Fredda in poi. Con il rischio di tornare a una dimensione più regionalizzata, con minori movimenti di «persone, merci, capitali e investimenti produttivi più bassi». Ora «i progressi dell’ultimo decennio non potranno che rallentare». Condividete quest’ analisi che è propria delle élites tecnocratiche?  O ritenete piuttosto che sia necessaria una profonda revisione delle modalità con cui la globalizzazione si è affermata in passato?   Sergio Bologna: Probabilmente è il concetto di globalizzazione che non basta più a contenere la complessità dei fenomeni in atto. Che cosa vuol dire? Che la circolazione delle merci e delle persone non ha...

Arjun Appadurai / La vita segreta delle merci

Non c’è che dire, il mondo in cui viviamo è piuttosto strano. Criptovalute, blockchain, bitcoin, bastano poche parole per evocare un’economia di cui in tanti fanno fatica a capire le logiche. Non bastava il mercato azionario con i suoi alti e bassi, con i suoi “miliardi bruciati” e le sue “bolle speculative” a farci andare, perplessi, alla ricerca di cerini e sapone, adesso ci mettiamo a caccia di meccanismi ancora più complessi e oscuri. Quelli secondo cui una moneta che nessuno ha mai visto e toccato può assumere un valore completamente diverso a seconda che uno di coloro che – sembra – ne possiede in quantità (ma quantità di che? come si pesa un bitcoin?) decida di accettare la suddetta moneta in cambio delle automobili elettriche che produce (vedi su doppiozero l’articolo di Riccardo De Bonis).   Macchine, e quindi cose, in cambio di bit insomma, che qualcun altro scambierà con qualcos’altro, sempre ammesso che nel rapidissimo circolare di queste sequenze elettroniche, qualcun altro ancora non decida che da quel giorno non crede più che un ulteriore qualcuno possa credere in quei bit. Al terzo passaggio tra bit, transazioni e merci, la gran parte degli esseri umani...

Autobiografia / Amartya Sen: cittadino indiano nel mondo

Nel 1953, non ancora ventenne, si imbarca sulla SS Strathnaver, un transatlantico della P&O che svolge un regolare servizio passeggeri tra Brisbane nel Queensland australiano e Tilbury in Essex. La ragione del lungo viaggio via mare è strettamente economica: pur prevedendo una sistemazione confortevole – incluso il vino a pasto e perfino la possibilità di giocare tutte le sere a bingo, a condizione di essere disposti a svagarsi con “il gioco più noioso al mondo” – la crociera di quasi tre settimane costa molto meno del più economico dei voli operati dalla BOAC, la progenitrice della British Airways. Gli erano serviti due giorni di viaggio da Calcutta per raggiungere l’imbarco a Bombay, su un treno affollato il cui clima festoso gli aveva ricordato le scene iniziali di Riso Amaro, un pensiero “abbastanza sinistro” sapendo come finisce il film con Silvana Mangano. Dopo una tappa ad Aden e l’attraversata del Mar Rosso, la SS Strathnaver si ferma a Suez per un giorno intero, rendendo possibile un’escursione a terra. Mentre aspetta in fila tra due gruppi di uomini che si lamentano rumorosamente della lentezza con cui le autorità egiziane permettono lo sbarco, un funzionario di...

Anatomia di un sistema in crisi / Capitalismo beffardo

Se il capitalismo fosse una persona e potesse parlare, ogni dieci anni dovrebbe annunciare, come fece Mark Twain, che ‘la notizia della mia morte è fortemente esagerata’. Più o meno ogni decennio infatti una crisi economica scuote le fondamenta dell’ordine costituito, e qualcuno si chiede se sia la volta buona: il capitalismo sta esalando gli ultimi respiri? Wofgang Streeck si pone questa domanda nel libro Come finirà il capitalismo? Anatomia di un sistema in crisi, recentemente pubblicato da Meltemi. Streeck è professore emerito di sociologia economica, ex direttore di un centro di ricerca del Max Planck Institute. Il libro raccoglie diversi saggi scritti nell’ultimo decennio, dedicati all’analisi del capitalismo e del suo destino.   Senza crisi ovviamente nessuno scriverebbe libri del genere. Ma il rischio, per chi li scrive, è enorme: il capitalismo è sopravvissuto più a lungo di tutti coloro che prematuramente ne hanno annunciato la morte. Se fosse una persona, si farebbe quattro risate passeggiando fra le tombe di Marx, Mill, Keynes, Schumpeter e Marcuse, per citare alcuni uccelli del malaugurio. Non sorprende dunque che molti scienziati sociali abbiano smesso di...

David Card, Joshua Angrist e Guido Imbens / Un Nobel all’empirismo

Fino a pochi anni fa i manuali di economia si aprivano con un avvertimento: il lettore era avvisato che lo studio dei fenomeni sociali è difficile e incerto perché non è possibile effettuare esperimenti controllati come quelli che effettuano i fisici, i chimici o i biologi. Per fortuna, proseguivano gli autori, nel corso del tempo gli economisti hanno sviluppato un apparato teorico in grado di spiegare un vasto raggio di fenomeni sociali partendo da poche e semplici assunzioni. I capitoli successivi erano quindi dedicati a illustrare un apparato teorico effettivamente unico nelle scienze sociali – un insieme di modelli matematici che permettono di analizzare un numero impressionante di casi concreti.   Questo stesso apparato teorico costituisce da sempre un vanto e un cruccio per gli economisti. Secondo i detrattori, le poche e semplici assunzioni sulle quali costruiscono i propri modelli sono in realtà delle caricature ridicole e semplicistiche. L’uso della matematica è un vizio che induce a scambiare la verità per l’eleganza formale. E ogni qual volta – capita spesso – gli economisti si rivelano incapaci di prevedere una crisi economica o finanziaria, essi sono accusati di...

Lavoro culturale e occupazione / Papa Francesco, Maggiani e i lavoratori della cultura

Il papa e lo scrittore   “Vale la pena di produrre la bellezza grazie agli schiavi?” Se lo è chiesto Maurizio Maggiani il 27 luglio 2021 su “la Repubblica”, interrogandosi sulla filiera produttiva dei suoi libri. Al “gentile signor Maggiani” ha risposto con una lettera aperta Papa Francesco, il 12 agosto: “Lo avevamo visto durante il lockdown, quando tanti di noi hanno scoperto che dietro il cibo che continuava ad arrivare sulle nostre tavole c'erano centinaia di migliaia di braccianti privi di diritti: invisibili e ultimi – benché primi! – gradini di una filiera che per procurare cibo privava molti del pane di un lavoro degno”.  Nella sua autocritica, lo scrittore introduceva un’aggravante a proprio carico: “Magari sono stati degli schiavi a stampare tutti quanti i miei romanzi; le mie storie così colme di aneliti libertari, così madide di empatia per gli ultimi, per i senza voce, sono finite tra le mani delle brave persone che le hanno volute leggere perché a farne degli oggetti acquistabili sono stati degli umani violati, picchiati, derubati e privati di ogni dignità perché fosse contenuto al minimo possibile il prezzo di copertina.” Il pontefice aveva accolto la...

Un libro di Gilles Châtelet / Vivere e pensare come porci

Scrivo davanti a una finestra che dà su un antico quartiere industriale di Londra, Hackney Wick, un luogo che, nonostante la grande rivalutazione immobiliare generata dalla costruzione degli impianti sportivi per le Olimpiadi del 2012, porta ancora i segni dei quartieri operai dei primi dell’Ottocento, c’è come un “aroma” (sia detto senza ombra di ironia) di quel mondo che qua e là l’Inghilterra conserva ancora. Quando, come diceva mio fratello, “mangiavo pane e Grundrisse”, queste tracce me le ero andate a cercare (con Dickens nel tascapane) anche su a Edimburgo e poi a Glasgow e a Manchester. Lo sguardo un po’ scientifico e un po’ sentimentale mi avvicinava a quell’umanità, provavo uno slancio autentico di rispetto per le sofferenze pregresse delle grandi masse sfruttate.    Il fatto è che l’anima feroce di quel capitalismo storico oggi si è in qualche modo sublimata e ha prodotto, con l’odierno Neoliberismo, uno sfruttamento sociale ancora più feroce e diabolico. La stessa parola “rivoluzione” sembra quasi che si sia spostata dalla semantica dell’emancipazione, che le apparteneva da più di due secoli, a quella dell’astronomia: come i pianeti compiono una rivoluzione...

I rivoluzionari marginalisti / La strana storia della scuola austriaca di economia

Esattamente centocinquanta anni or sono apparivano a Vienna i Principi fondamentali di economia politica, opera di un oscuro giornalista di nome Carl Menger. Gli storici considerano la pubblicazione dei Principi un evento fondamentale per la nascita della teoria neoclassica — il paradigma teorico che, riveduto e ampliato, viene ancora insegnato nelle università di tutto il mondo. La ricezione del libro di Menger per la verità fu inizialmente poco entusiasta e il suo impatto limitato. Yanek Wasserman (I rivoluzionari marginalisti: come gli economisti austriaci vinsero la battaglia delle idee, Neri Pozza, 2019) attribuisce questa resistenza alla relativa arretratezza e isolamento dell’università austriaca di fine Ottocento: nella capitale del più grande impero d’Europa gli scienziati sociali erano pochi e le posizioni accademiche mal remunerate. I migliori economisti preferivano impiegare il proprio talento nell’amministrazione pubblica o nel mondo degli affari, arrivando spesso a ricoprire incarichi di grande prestigio.   La prima parte del libro di Wasserman cerca di ricostruire l’ambiente dal quale scaturirono le prime due generazioni di economisti viennesi, e che forgiarono...

Alfabeto finanziario 1 / Bitcoin sull’altalena

Parlando di criptoattività (criptovalute) a scuola. Prima dell’esplosione della pandemia, a marzo del 2020, gli studenti delle medie superiori sono riusciti a portare avanti le cogestioni. In un’occasione mi è capitato di tenere un seminario sulle criptoattività. Ho parlato soprattutto di Bitcoin, la criptoattività più importante, illustrandone caratteristiche e rischi. Alla fine del seminario uno studente, Antonio, si è avvicinato e mi ha detto di aver fatto un piccolo investimento in Bitcoin. Ha confessato di aver utilizzato una carta di pagamento prepagata, “caricata” dai genitori.    Che cosa è Bitcoin? Il sistema monetario moderno è basato sulle banconote, prodotte in un regime di monopolio dalla banca centrale, e sui depositi in conto corrente, gestiti dai registri contabili delle banche. Solo la banca centrale stampa le banconote; solo la nostra banca registra le nostre operazioni sul conto corrente. Rispetto a questo mondo, dominato dalla centralizzazione, Bitcoin, scambiato dal 2009, è un oggetto digitale basato sulla decentralizzazione: chiunque in possesso di un computer può registrare e controllare una transazione. Non c’è un libro mastro centrale che traccia...

I diritti dell'ambiente / Abitare Venezia

Che cosa diremo... Che cosa diremo, noi che ancora ci abitiamo, ai bambini e ai ragazzi nati a Venezia o venuti ad abitarci, che oggi frequentano le sue scuole? Ci vorranno, ci potranno abitare e lavorare? O dovranno andare via, magari all’estero?   Calce, acqua e lingua Aspetto il mio turno per il vaccino antinfluenzale davanti all’ambulatorio, appoggiato al muretto che divide il rio terà Cazza dal rio de San Polo. Sento le parole di un uomo che, in coda dopo di me, indica alla moglie due muri che affondano nel canale. Dice: «Àra la malta de sto muro, che xè ancora bona dopo tanti ani» e la confronta con quella tutta sbriciolata sul muro accanto. Gli chiedo di spiegarmi. Lo chiedo in italiano e lui capisce che sono “foresto” (pur residente da tanto) così mi risponde gentilmente anche lui in italiano. Dice che adesso certi muratori usano delle malte non adatte al salso. Basta confrontarle con quelle che invece durano, anche centinaia di anni: per esempio sul Canal Grande, dove, mi ricorda, ci sono affreschi che resistono sulle facciate. Ha lavorato una vita nell’edilizia e commenta: «Non dovrebbero neanche metterci le mani. È un sacrilegio». La parola “sacrilegio” la dice con...

L’assalto a Capitol Hill e la didattica a distanza

Le immagini dell’assalto a Capitol Hill, il 6 gennaio scorso, hanno fatto il giro del mondo. E hanno inquietato un po’ tutti, in Europa. Quel che succede negli Stati Uniti riguarda da vicino il cosiddetto mondo occidentale, il quale resta legato da tanti fili, militari, economici e culturali alle sorti di quella che è, per ora, l’unica potenza egemone. Quelle immagini ci hanno ricordato quanto può essere fragile la democrazia. Nei volti dei manifestanti americani, ultimi difensori del Presidente sconfitto, si è visto il riflesso di quello spettro che agita tutte le democrazie occidentali: il populismo. Espressione vaga, quest’ultima, ma altamente evocativa, con cui il discorso politico e mediatico mainstream indica la galassia composta da tutte quelle voci che protestano contro la globalizzazione, alla quale vorrebbero contrapporre un rinnovato ruolo del locale, del comunitario, del nazionale. Per articolare un discorso sensato sulla questione della crisi della democrazia, tuttavia, vorrei qui prendere in considerazione un altro aspetto, comunque legato alla situazione presente che stiamo affrontando ovunque nel mondo. Si tratta dello stato dei sistemi educativi. La crisi...

Wall Street e Silicon Valley / Noi credevamo. I due capitalismi

Nello Barile  in un recente intervento su Doppiozero mette a confronto i due capitalismi, quello della speculazione finanziaria di Wall Street e quello della controcultura digitale californiana, mostrando bene il dilemma della fase attuale.  Questo nostro tempo rende estremi i fenomeni che hanno accompagnato nell’ultimo secolo (1921-2021) il capitalismo e le sue interpretazioni. Nel 1921, in un famoso enigmatico frammento, Walter Benjamin sostenne che il capitalismo è una nuova religione, i cui sacerdoti sono Nietzsche e Freud: la nuova religione dell’individuo, cui siamo indotti a credere attraverso il debito-colpa, il meccanismo indebitante illimitato e senza remissione che ci accompagna fino allo stato di disperazione del mondo. In ideale risposta, scriveva John M. Keynes nel 1925: “noi credevamo che il capitalismo moderno fosse capace non solo di mantenere i livelli di vita attuali, ma di portarci là dove saremmo stati liberi da preoccupazioni economiche. Oggi noi dubitiamo che l’imprenditore ci porti in una terra migliore di quella in cui siamo”. Quattro anni dopo esplodeva la grande crisi del 1929. Poi la ricetta keynesiana dello Stato interventista ha salvato il...

Tra diseguaglianza e opportunità / Algoritmi di classe

Dal bestseller di Shoshana Zuboff The age of surveillance capitalism, al caso Cambridge Analytica, la questione della relazione tra tecnologie, diritti individuali, e democrazie occupa uno spazio sempre più importante nel dibattito politico e culturale. E a ragione. La nostra vita quotidiana dipende sempre più indissolubilmente da tecnologie digitali; la nostra esistenza sociale si risolve sempre più chiaramente nell’insieme delle “tracce digitali” che lasciamo, volontariamente o meno. Se, fino a pochi decenni fa, la nostra individualità, la prova della nostra esistenza sociale e politica risedeva in un insieme di manifestazioni “fisiche” (l’esistenza in un registro, il possesso di un documento cartaceo, la capacità di recarsi fisicamente in un certo luogo), una lenta osmosi dal fisico al digitale sta trasferendo porzioni sempre più consistenti della nostra identità nel dominio del virtuale.   L’aspetto forse più interessante di questo fenomeno, però, è che, a ben vedere, la trasformazione in atto non si limita a un trasferimento “a somma zero” dal fisico al digitale: parti della nostra persona e della nostra storia finora non tracciabili, sono divenute perennemente...

Italia e lavoro precario / Nel limbo dello “stage”

Grandi aziende del panorama nazionale propongono “contratti” fittizi o addirittura sprovvisti di retribuzione. La convinzione è che un giovane oggi lavori per aggiungere qualifiche al proprio curriculum e non necessiti di uno stipendio per mantenersi. Viaggio nelle testimonianze reali degli stagisti 2020… Modalità di lavoro full-time, cercasi candidato con esperienza, retribuzione mensile: 300 euro.    Questo è solo uno dei tanti annunci lavorativi in cui capita di imbattersi ogni giorno. E non è neppure il peggiore; anzi, è già una fortuna che la retribuzione sia specificata e non lasciata all’immaginazione del candidato, oppure espressa tramite una perifrasi poco incoraggiante quale retribuzione commisurata al livello di esperienza. La maggior parte delle volte, difatti, al termine di una job description pubblicata sul web si trova la dicitura: «Livello di retribuzione non disponibile: al momento non sono disponibili informazioni sulle retribuzioni». Se sei fortunato riesci a svelare l’arcano dopo uno o due colloqui, quando finalmente viene il momento di parlare di un ipotetico contratto ed è allora che la realtà si rivela in tutta la sua triste evidenza: 300 euro...

Marco d’Eramo, Dominio. / La rivoluzione neofeudale

Nel concludere la sua Teoria generale, Keynes constatava che “le idee degli economisti e dei filosofi politici, così quelle giuste come quelle sbagliate, sono più potenti di quanto comunemente si ritenga”. Ovviamente auspicava che prevalessero quelle “giuste” (alla cui dimostrazione aveva dedicato la monumentale opera), ma si diceva “sicuro che il potere degli interessi costituiti si esagera di molto, in confronto con l’affermazione progressiva delle idee [...]. Presto o tardi sono le idee, non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male”. Ma che dire delle idee a sostegno degli interessi costituiti? Dominio, l’ultimo libro di Marco d’Eramo uscito alla fine del 2020 per Feltrinelli, è la storia di come gli interessi costituiti al centro dell’impero – gli Stati Uniti – hanno combattuto la guerra delle idee, a partire dagli anni Settanta dello scorso secolo: usando le idee come armi della “guerra invisibile dei potenti contro i sudditi”. Un racconto che parte dalla formazione della strategia, dai suoi personaggi, i suoi tanti soldi. Che hanno finanziato una rivoluzione. Perché “non c’è solo la rivoluzione dal basso contro l’alto, ma anche quella dall’alto...

Emergenza climatica e eccesso / Economia escrementale

Il problema dell’innalzamento della temperatura media sulla superficie del nostro pianeta è raccontato sempre di più come un’emergenza. “Bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito”, si sente dire, “prima di raggiungere il punto di non ritorno”. Qualcuno ha visto nelle condizioni che si sono create durante il lockdown primaverile del 2020, caratterizzate da un calo forzato della produzione e del consumo di beni ed energia, la prova che un’azione drastica e coordinata a livello planetario è possibile e avrebbe grande effetto sui fattori climalteranti. Essa però ha comportato limitazioni ai movimenti delle persone e alle attività produttive e commerciali, che sono state patite come compressioni dolorose di alcune libertà fondamentali: la libertà di viaggiare, di consumare, di fare il lavoro a cui si è formati.   L’emergenza climatica è un’emergenza sui generis fatta di ghiacciai che si sciolgono in Groenlandia e di permafrost che cede in Siberia, cioè di catastrofi spettacolari e remote da cui le civiltà si sentono ancora a una distanza di sicurezza. Oppure si manifesta nella forma di disastri locali, bombe d’acqua in Liguria, uragani in Florida, estati siccitose e inverni...

Dibattiti sulla DAD / In rete: è scuola o non lo è?

Quella che si sta facendo in rete, nel bene come nel male, è scuola o non lo è?  Non sembri una domanda oziosa, o troppo elevata, da girare ai retori o agli specialisti. C’è di mezzo, invece, una questione politica di enorme peso, che attiene al futuro di tutti, non solo degli insegnanti e dei giovani, e che coinvolge decisioni da prendere, fin da ora. Decidiamoci dunque a sciogliere l’enigma. Se non è scuola, e se dunque l’esperienza che si sta attualmente praticando, comunque la si etichetti, ‘didattica a distanza’ o ‘didattica digitale integrata’ o altro, è da inscrivere totalmente nella logica dell’emergenza, come tanti pensano, si lascino perdere altre questioni e ci si dedichi seriamente a trovare soluzioni atte a colmare, un domani, il vuoto prodotto dalla non scuola, vale a dire dall’attuale, provvisoria, parentesi sospensiva della ‘vera scuola’. Fermo restando che, forse, dovremmo chiarirci meglio i confini fra vera e non vera scuola.   Se invece questa di rete, come altri sostengono, anche se in pochi, è comunque scuola, ci si chieda in che senso lo è e si diano risposte che aiutino a prevedere e fronteggiare tutto ciò che avverrà quando, usciti dalla presente...

La fase estrema del capitalismo / Una poltrona per due e l'economia del debito

Da più di vent’anni, il film di Natale per antonomasia è il favoloso Una poltrona per due (Trading places, J. Landis 1983). Un racconto esemplare che rappresenta l’essenza dell’America reaganiana (compare in diverse scene la foto del presidente), il cui sistema di valori è divenuto pura tradizione per noi tardomoderni. Per questo motivo il film viene trasmesso pervicacemente da Italia Uno che, tra le reti Mediaset, è stata senz’altro quella più incline a veicolare valori edonistici, filoatlantisti e iperconsumistici. La doppia coppia di personaggi mostra, nella loro opposizione, la doppia faccia del potere finanziario. Da un lato gli spietati fratelli Duke, dall’altro le celebri cavie di questo esperimento sociale, interpretati da Eddie Murphy e Dan Akroyd. I Duke esprimono due visioni del mondo alternative ma complementari: per Mortimer, ancora radicato nel vetusto ideale borghese, le persone sono geneticamente predisposte alla devianza o al successo nella vita; per Randolph, invece l’ambiente riveste un ruolo decisivo nella mutazione della personalità, come anche delle competenze e degli stili di vita. Se nel primo prevale l’attaccamento alla vecchia borghesia classista,...

Strategie / La società che si difende dalla pandemia

Uno schema interpretativo della grande crisi in corso sfugge a gran parte degli analisti. Gli economisti sono i più sprovveduti: faticano a spiegare l’economia, figuriamoci di fronte a un evento in cui si sommano grandezze extraeconomiche, sociali, psicologiche, morali. Anche la psicologia vede solo l’aspetto del disagio personale, ma non lo ricomprende entro coordinate più ampie. Infine le scienze esatte misurano curve e andamenti, ma non colgono gli aspetti interpretativi, comportamentali, sociali che queste grandezze esprimono. Sarebbe necessario un modello circolare, come quello di seguito proposto, che in quattro tappe unisca fattori economici ed extraeconomici.     1 Massimizzazione del profitto e salute   Nelle attuali società del “capitalismo estremo”, di occidente e oriente, la massimizzazione del profitto individuale è un tabù intoccabile. Anche quando provoca squilibri estremi, alimenta crisi permanenti, causa disastri ecologici, favorisce eventi pandemici. Ad esso è subordinato ogni altro comportamento, individuale e soprattutto collettivo. Invece nelle società industriali classiche il perseguimento del massimo profitto si era fatto strada tra...

Robert Shiller, Economia e narrazioni / Michael Fagan e la regina Elisabetta

Come le narrazioni dell’economia diventano esse stesse economia. Nel senso che influenzano i comportamenti economici e ne guidano i cambiamenti. A questo tema Robert Shiller, vincitore del premio Nobel per l’economia nel 2013 (insieme a Eugene Fama e Lars Peter Hansen) dedica un libro, intitolato appunto Economia e narrazioni (Franco Angeli, 2020). Tra le quali l’economista statunitense non comprende, nella lunga trattazione, la più potente delle narrazioni attuali, quella delle serie tv. A una di queste ricorriamo per introdurre il suo libro. È una storia tratta da un episodio della quarta stagione della serie The Crown, nel quale si racconta di quando un disoccupato inglese, Michael Fagan, facendo breccia nella sicurezza di Buckingham Palace si intrufolò nella camera da letto della regina Elisabetta, la svegliò e le parlò. Cinque minuti in cui un cittadino qualsiasi, simile a tanti altri ma più inguaiato di tanti altri, parlò con sua maestà. Nessuno sa cosa le disse, ma gli autori della serie l’hanno immaginato così.   “Voglio solo parlarle per raccontare cosa sta succedendo nel Paese. Ci salvi da lei” “Lei chi?” “Thatcher. Sta distruggendo il Paese, i disoccupati sono più...

Reddito / Branko Milanovic, Capitalismo contro capitalismo

Leggere di economia mentre tutto sta cambiando (anche) nell’economia non è facile. Libri e saggi che cominciano a trarre bilanci sulla nuova fase – il grande ritorno degli Stati, la crescita del debito pubblico in tutto il mondo, i nuovi equilibri commerciali e geo-economici – sono forse prematuri, si ha l’impressione di tecnici che lavorano ad aggiustare un aereo mentre vola (per citare una frase sentita di questi tempi). Libri scritti prima del grande choc che, tra le tante cose, potrebbe portare un salto di paradigma nella scienza economica – come scriveva qualche mese fa l’Economist, in un articolo intitolato “ricominciare da capo” – potrebbero apparire superati. Così non è però per quei lavori che ci danno gli strumenti per aggiustare l’aereo mentre vola, a partire dall’individuazione dei guasti. E in particolare per quegli economisti che hanno uno sguardo globale, che attraversa le parti del mondo e non ignora le altre discipline.  È il caso del libro di Branko Milanovic Capitalism, alone, uscito nel 2019 e adesso pubblicato in Italia con il titolo Capitalismo contro capitalismo. Il titolo inglese (non ce ne voglia l’editore Laterza che lo ha meritatamente tradotto) è...

Arjun Appadurai, Neta Alexander / Fallimento. Liberare il futuro

Failure di Arjun Appadurai e Neta Alexander (Fallimento, traduzione di Francesco Peri, Raffaello Cortina Editore, ottobre 2020, 130 pp.) sembra uscire con un tempismo quasi irritante nel panorama editoriale in crisi (e sulla crisi) che sta intercettando, con funambolica e opportunistica sterzata antropocenica, una manciata di parole-chiave: dissonanza, disfunzione, crollo, collasso, trauma, sopravvivenza. Il rumore di fondo si fa ormai insopportabile, come gli acufeni per un musicista, ed è auspicabile, con urgenza, che chiunque ne abbia le forze si faccia carico di scavare nel disorientante pozzo di carta per capire che cosa è utile e cosa invece non lo è. L’autofiction della pandemia, il lockdown che diventa “spirituale”, la politicizzazione saggistico-narrativa del disagio climatico, l’antropocenismo degli stenterelli non aiutano a vivere (e morire) in tempi difficili, non più del romanzo borghese o dei consigli culinari della nonna. Servono paradigmi, servono idee che con sana e non semplice plasticità ci consentano di sviluppare dei modelli inferenziali, di passare cioè dall’idiosincrasia autoriale alla salvezza per tutti. In questo senso, anche in questo senso, Fallimento di...

Il prossimo salto evolutivo / Da homo sapiens a homo frater

Molte volte nel corso della Storia l'umanità si è trovata a vivere situazioni di tale gravità e oscurità sul futuro da temere che fossero gli ultimi tempi. Ogni volta, finora, ne è uscita e i posteri hanno visto in quella crisi il travaglio della nascita di un mondo nuovo, o perlomeno rinnovato. Noi stiamo attraversando uno di quei momenti. Ne usciremo, come è sempre accaduto, o questa volta i nostri non sono dolori del parto ma un'agonia? Ivan Illich definì il nostro un tempo apocalittico, epoca di crisi e di rivelazione in cui non si deve avere paura, ma consapevolezza e determinazione nell'agire, perché la Storia è in gran parte nelle nostre mani e siccome, ad ogni modo, va avanti, dipende dalle scelte umane la sua direzione.  Oggi la situazione è più complessa di quanto sia mai stata prima, perché il mondo si è fatto piccolo, non esiste più un luogo in cui una parte si possa rifugiare e cercare un nuovo inizio. Il mondo è la nostra barca, o la manovriamo in queste acque di tempesta concordemente o affonderemo tutti. E non so se, in quel caso, vorrei essere tra i sopravvissuti. Il mondo si è fatto piccolo e l'uomo si è fatto troppo potente, e se alla sua potenza non...

Ritratto dello storico da giovane / Cipolla: breve storia della moneta

Rileggendo Moneta e civiltà mediterranea – apparso in inglese nel 1956, in italiano nel 1957 e ripubblicato da il Mulino – torna in mente il Ritratto dello scrittore da giovane (1916) di Joyce. Come lo scrittore irlandese ha fissato nel suo romanzo i ricordi dell’adolescenza, Carlo M. Cipolla (1922-2000) in questa opera giovanile – aveva 34 anni, gli stessi del Joyce del Ritratto – ha esposto i suoi primi risultati nel campo della storia monetaria. Lo ha fatto con delle istantanee. Nei suoi capolavori successivi le fotografie scattate sarebbero state rielaborate, diventando dei lungometraggi.   Ma quali sono le idee fondamentali di Cipolla quando parla di storia della moneta? Le possiamo condensare in quattro punti.   La moneta è stata spesso parziale.    Oggi le monete, gli euro che portiamo in tasca, svolgono tre funzioni. La prima funzione è essere unità di conto: i prezzi dei beni sono espressi in euro. Un chilo di pere costa due euro. Il prezzo di una piccola automobile si aggira sui 10.000 euro. Noi usiamo la moneta per confrontare i prezzi dei beni, per fare i conti.   La seconda funzione della moneta è essere mezzo di scambio: consegno due euro al...