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fiabe

(8 risultati)

Grandi giorni di niente / I bambini e la noia

Niente come la noia è contagioso: la noia spande la sua patina grigia ovunque si posi. Così, invitata a discorrere su noia e bambini, come prima reazione mi sono un po’ preoccupata. E per due ragioni: non solo la noia è contagiosa, ma ultimamente, in ambito pedagogico, sempre più spesso si sente affermare l’importanza della noia, la sua riscoperta, la necessità di riconsegnare i bambini alla sua esperienza, passaggio necessario alla scoperta dell’avventura. Ma quando si comincia a sentire ripetere qualcosa troppo spesso, il rischio della noia è dietro l’angolo.    La noia quale terreno fertile per l’immaginazione è testimoniata in molta letteratura per ragazzi, basti per tutti l’esempio di Alice in Wonderland, le cui mirabolanti avventure hanno inizio con lo spalancarsi di una voragine di noia che sconfina nel torpore e quindi nel sogno: «Alice cominciava a essere veramente stufa di star seduta senza far nulla accanto alla sorella, sulla riva del fiume. Una o due volte aveva provato a dare un'occhiata al libro che sua sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure né filastrocche. "Che me ne faccio d'un libro senza figure e senza filastrocche?" pensava Alice. A dire il...

Un esperimento di mitobiografia / I Grimm. Il padre di Cenerentola e altre storie

  Le fiabe sono vere, scriveva Italo Calvino nell’introduzione alle Fiabe italiane. Nell’introduzione al suo libro di riscrittura di undici fiabe dei Grimm (Il padre di Cenerentola e altre storie, [Illustrazioni di Stefano Levi della Torre], Manni editore, Lecce 2016.), Stefania Portaccio scrive:   Entrare nelle fiabe era un’eccitazione fisica ed emotiva: smarrirmi nei boschi stando sdraiata sul divano del tinello; superare grandi prove […]. L’incantesimo di gustare delle cose vere dentro le non vere.   Il nucleo realistico delle fiabe sta nel loro essere racconti di formazione: la figura protagonista presenta alcune qualità incoraggianti (talento, bellezza, gentilezza…) ma si trova all’inizio immatura e in una situazione problematica. È come in attesa di rivelarsi agli altri e a sé stessa. Nel suo percorso di maturazione incontra rivali che le contendono aspirazioni e ruoli; incontra aiuti magici a doppio taglio, metafora delle energie del contesto, e solo se saprà prenderle per il verso giusto le saranno di aiuto nelle prove che dovrà affrontare per arrivare infine alle nozze principesche, cioè alla maturazione e ad un soddisfacente rapporto tra i sessi. Inclusi...

I bambini e la paura / L'importanza di perdersi nel bosco

Dopo l'attentato di Manchester, nel quale al termine di un concerto di Ariana Grande sono rimasti uccisi numerosi ragazzi la maggior parte dei quali ancora minorenni, come dopo ogni atto di terrorismo su media e social network è circolata la domanda “Come spiegare gli attentati ai bambini”. Famiglia Punto Zero, social di promozione culturale della genitorialità e approfondimenti tematici sulla famiglia, ha girato la domanda a Nadia Terranova, scrittrice per adulti e ragazzi, che tiene una bella pagina dedicata alla letteratura per l'infanzia sull'inserto Robinson. «Il problema – ha risposto Terranova – non è svegliarsi ogni volta e chiedersi come spiegare gli attentati ai bambini, il problema è che bambini a cui le favole sono state edulcorate, a cui non si può più leggere niente perché “è troppo difficile”, che non hanno più un'elaborazione simbolica della paura perché i grandi hanno paura della loro paura, sono infinitamente più fragili. E il problema non è la cronaca o una soluzione-medicina all'indomani di ogni fatto di cronaca, ma un immaginario indebolito da rifortificare.»   Centra il punto Terranova. Dietro la fragilità dei bambini c'è quella di un mondo incapace di...

Astrid Lindgren. Una dea per l'infanzia

La copertina mostra una bambina a testa in giù; le gambe piccole e forti saldamente ancorate a un ramo; la gonnella che le piove sulla testa; i mutandoni sbilenchi azzurri; la testa tonda e gli occhi irridenti che spuntano dall'orlo della sottana. In questa immagine la gravità diventa un irresistibile gioco e tutto punta dritto a terra: lo segnala il maialetto che penzola sull'abisso, tenuto per un'orecchia dalla piccola maliarda.   L'autrice di questa immagine è Beatrice Alemagna, scelta da Mondadori per illustrare questo delizioso, esilarante libro di Astrid Lindgren, Lotta combinaguai, tradotto da Laura Cangemi, che uscì in Svezia nel 1958, anno in cui la Lindgren vinse il premio internazionale Hans Christian Andersen, ovvero il Nobel per gli autori e gli illustratori di libri per l'infanzia.     Da sinistra: copertina di Beatrice Alemagna per Lotta combinaguai; Illustrazione di Beatrice Alemagna per Lotta combinaguai   Beatrice Alemagna, autrice e illustratrice italiana naturalizzata parigina, ha sempre dichiarato la sua passione per la Lindgren e i suoi personaggi. Il suo ultimo libro, Il meraviglioso...

Prendete i bambini sul serio

Tempo fa, mi trovai nella condizione di dover convincere una colta e raffinata scrittrice in merito all'opportunità di leggere le fiabe di Andersen ai nipotini. Lei dubitava: i bambini sono spensierati, lontani dai dolori e dalle vicissitudini della vita, perché far loro una lettura che può turbarli? E, pur essendo stata da bambina una appassionata lettrice di fiabe, concludeva che le fiabe di Andersen non sono adatte ai bambini di oggi. Per convincerla, le spedii in omaggio Letture facoltative (Adelphi 2006), la magnifica raccolta di recensioni che Wisława Szymborska ha dedicato ai “libri inutili” in cui le capitava di imbattersi – manuali, compendi, raccolte di consigli, libri divulgativi sugli argomenti più strani – fra i quali è annoverata la raccolta di fiabe di Hans Christian Andersen. Scrive la Szymborska:   La principessa sul pisello, illustrazione di Tom Seidmann-Freud, 1921   I bambini amano essere spaventati dalle favole. Hanno un naturale bisogno di sperimentare emozioni forti. Andersen atterriva i bambini, ma nessuno di loro, una volta diventato grande, gliene ha mai voluto. Le sue...

Garrone: Il racconto dei racconti

C’è una tensione continua, irrisolta e per questo creativa, nel Racconto dei racconti [Tales of Tales] di Matteo Garrone: la tensione fra il fiabesco e il realismo, fra una materia letteraria fatta di re, regine, draghi marini, pulci giganti, orchi, castelli, orridi, streghe, fate, miracoli e orrori, e la verità con cui questa è messa in scena, calata e incastonata in un ambiente credibile. La sfida di Garrone sta nella capacità, e prima ancora nella possibilità di catturare con il cinema la trasformazione del fiabesco da parola a evento realistico, cogliendo non solo la meraviglia dell’effetto finale (che nel cinema commerciale di oggi è la meraviglia dell’effetto speciale, la concretissima, tecnologica creazione di un immaginario inesistente grazie alla computer grafica), quanto lo stupore del divenire, il movimento incessante della realtà che rende viva un’opera d’arte.   Salma Hayek in "Tales of Tales", di Matteo Garrone, 2015   Garrone insegue la mutazione in immagine di un immaginario letterario, popolare e fiabesco; non cerca il realismo magico, ma il realismo della...

Deporre un uovo all'ora di cena

Ruth Krauss e i suoi libri   «Mi ricordo» scrive Pamela Travers autrice di Mary Poppins «come per un lungo periodo della mia infanzia, fui assorta nell'esperienza di essere un uccello. Assorta ma non perduta poiché sapevo perfettamente di essere nello stesso tempo una bambina. Decisa, indaffarata, tenace, intrecciavo il nido e preparavo tutto per le uova come se la vita di tutta la natura dipendesse dal mio zelo. “Lei non può venire, sta facendo le uova,” dicevano i miei fratelli, andando a tavola. E mia madre, completamente immersa nel suo ruolo di madre di famiglia distratta, districava le mie membra intrecciate e mi trascinava fuori dal nido: “Come ti ho detto centomila volte, non devi fare le uova quando ti chiamo a tavola.”»   Maurice Sendak illustrazione per The Juniper Tree and Other Tales from Grimm, 1973   Il medesimo senso dell'umorismo della famiglia Travers, lo si ritrova intatto nei libri, meravigliosi, di Ruth Krauss e Maurice Sendak. Qui da noi non sono conosciuti, perché Maurice Sendak si legge esclusivamente per quello che forse è il picture book più...

Il tempo ritrovato di Masha e Orso

C’erano una volta – e ci sono tuttora – Masha e Orso. Il nuovo tormentone di Rai YoYo che allieta le giornate di grandi e piccini, si ispira a una favola, e non a una qualunque. Si tratta, infatti, di materiale tratto dal folklore russo, di una di quelle favole archiviate dal grande Afanas’ev dalla cui miniera il celebre Vladimir Propp pescò per rivoluzionare, con la sua Morfologia della fiaba, la cultura umanistica e le scienze sociali. Pedigree di un certo rilievo, dunque. Anche se, una volta evocato cotanto riferimento (che nei paesi slavi tutti ovviamente riconoscono), il format della nuova serie se ne allontana. Vedremo in che termini.   La storia della fiaba è nota. Ci sono dei nonni che lasciano allontanare la loro nipotina, non prima di averle esplicitamente raccomandato di non addentrarsi nel più classico dei boschi da fiaba. La bambina, altrettanto classicamente, non dà ascolto alle raccomandazioni e vi si perde. Questo spazio ostile e pericoloso rivela, però, un’oasi di salvezza che si concretizza in una rassicurante casetta presso cui cercare riparo. Si scopre, nondimeno, che la casa è abitata da un temibile orso che ne approfitta per schiavizzare la piccola Masha...