Categorie

Elenco articoli con tag:

immagine

(72 risultati)

Derelicta | Il passato è definitivamente alle nostre spalle?

Sappiamo che non è scomparso; rimane vivo nella memoria, in tutte le immagini e parole che lo hanno raccontato. Ma nel caso della cultura urbana ed industriale degli ultimi due secoli, dei luoghi della produzione - così come di quelli della cura e della pena - i fantasmi di acciaio e cemento sono ancora tra noi, assolutamente fisici e tutt’altro che immateriali. Fabbriche, acciaierie, ospedali, miniere, basi militari, centrali energetiche, manicomi: in alcuni casi ci passiamo accanto ogni giorno, considerandoli parte del paesaggio; in altri sono isole inaccessibili, non importa se nel mezzo di remote aree minerarie o nell’isolato accanto. In ogni caso, gli spazi abbandonati sono giganti addormentati che muoiono una propria morte nascosta, nel sonno del cemento che si copre d’edera e del ferro che diventa ruggine.   Con questa prima raccolta di foto doppiozero inizia la collaborazione con Derelicta, progetto che esplora le zone di archeologia urbana ed industriale. Luoghi nascosti, spesso pericolosi - con accessi impervi, colossali macchinari in disfacimento, sversamenti di sostanze chimiche – sui quali da oggi possiamo lanciare uno...

Elisabetta Benassi. All I Remember

“Collezionare fotografie è collezionare il mondo”, scrive Susan Sontag nelle pagine iniziali di On Photography. Collezionare fotografie equivale al tentativo utopico e un po’ folle di recuperare il passato mantenendolo artificialmente in vita, di salvarne tracce e residui attraverso un processo compulsivo di accumulo, conservazione e catalogazione. Lo strumento fotografico si rivela un alleato essenziale in quest’attività di salvataggio della memoria, poiché ha il potere di fissare e tramutare gli istanti storici, restituendoli sotto forma di oggetti fisici, leggeri, trasportabili, collezionabili. La fotografia rende quindi possibile la costruzione di un archivio potenzialmente infinito di eventi storici, pubblici e privati, illustri e insignificanti, e soprattutto alimenta l’illusione di possederli interamente, fisicamente e concettualmente. Il collezionista infatti non cerca solo di preservare la storia, ma di rintracciarne il senso seguendo il filo discontinuo dei frammenti raccolti.     È forse proprio questo aspetto conoscitivo, talvolta viscerale e parossistico, ad avere fatto sì che il...

Speciale ’77. Anatomia di un istante

Sono trascorsi trentacinque anni dall’esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell’anno appare un moto di protesta dal profilo e dai comportamenti inediti: fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro e l’uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti, dalla politica all’arte e alla letteratura. Per chi c’era e soprattutto per chi non c’era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Abbiamo iniziato con le riflessioni di Gianfranco Marrone e Umberto Eco ed i contributi di Giorgio Boatti e Giovanni De Luna sulla celebre foto dell’autonomo che spara; continuiamo oggi con un testo di Raffaella Perna.     L’immagine fotografica tra...

Foto bruciate

L’amico Itaru Ito mi manda per email il racconto piuttosto straordinario dello scultore giapponese Ando Eisaku, in cui si rievoca la tragedia dell’11 marzo scorso. Ando si era ritirato da anni dalla città per vivere e scolpire in relativo isolamento in un piccolo villaggio sul mare. Negli ultimi tempi le cose gli andavano proprio male e faceva pensieri apocalittici con la moglie: se perdessi tutto e potessi salvare solo un oggetto, cosa sceglieresti? Lui, disperato, rispondeva: niente. La moglie: io forse il nostro album di famiglia. Una decina di giorni dopo, l’11 marzo, dopo anni di assenza, decidono di fare un giro in città, vedere qualche mostra, passeggiare nel centro commerciale. È il giorno della tragedia: alle 14 e 46 la terra trema. Mentre sono in città, il luogo dove vivono viene completamente sommerso dallo tsunami e distrutto da incendi. Quando tornano, non c’è più niente da salvare.                  Per mesi girovagano e vivono della generosità delle persone che li circondano. Un giorno ricevono un pacco per...

Il volto della strage

La strage di piazza della Loggia viene compiuta a Brescia il 28 maggio 1974. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti è fatta esplodere nel corso di una manifestazione contro il terrorismo neofascista. L'attentato provoca la morte di otto persone e il ferimento di altre centouno.   La prima istruttoria della magistratura porta alla condanna nel 1979 di alcuni esponenti dell'estrema destra bresciana. Nel giudizio di secondo grado, nel 1982, la condanne del giudizio di primo grado vengono commutate in assoluzioni, le quali a loro volta vengono confermate nel 1985 dalla Corte di Cassazione.   Anche il  secondo filone di indagini, sorto nel 1984 a seguito delle rivelazioni di alcuni pentiti, si conclude con l’assoluzione degli imputati  in primo grado nel 1987, per insufficienza di prove, mentre nel 1989 vengono prosciolti in appello con formula piena. La Cassazione, qualche mese dopo, confermerà l'esito processuale di secondo grado.   In merito alla terza istruttoria, il 15 maggio 2008  i sei imputati principali: Delfo Zorzi,...

Leggere la fotografia

È vero che in Italia si parla poco e male della fotografia, come ha detto Michele Smargiassi aprendo la tavola rotonda, perché mancano luoghi di discussione istituzionali. Tuttavia penso che questa sia una grande fortuna; siamo fortunati che in questo paese non siano le istituzioni a occuparsi di fotografia. A questo punto della nostra storia, pensate se ci fossero davvero le istituzioni che si occupano di fotografia, e a dirigerle coloro che hanno occupato lo Stato in questi ultimi 15 anni. Per fortuna c’è un paese che sta sotto il pelo dell’acqua, per il momento, che non si vede ancora, ma che è vitale e significativo; e che fa ben sperare.   Inoltre, sono contento che questo paese non assomigli alla Francia, e che sia anche un paese “disunito”; questa unità nella diversità, che è poi la forma della nostra Unità, è a mio parere uno dei grandi valori che noi proponiamo, non soltanto all’Europa, ma a tutto il resto del mondo. Anche le tensioni che ci attraversano in questi giorni (la sinistra internazionalista ora è diventata nazionalista, ora ama la patria), credo siano...

Monica Haller | The Veterans Book Project

Ha detto una volta William Saroyan: “Una foto vale mille parole. Sì, ma soltanto se la si guarda e si dicono o si pensano quelle mille parole”. È proprio così: tanto più quando si ha a che fare con quella specie di iper-immagine che è la fotografia di guerra. Come hanno spiegato Susan Sontag in Davanti al dolore degli altri e Georges Didi-Huberman in Immagini malgrado tutto, ancora meno delle altre l’immagine di guerra può “parlare da sé”: perché nella sua traumatica nudità questa “terapia d’urto” può “suscitare reazioni opposte” (Sontag). Viceversa necessita di un corredo di parole, una cornice argomentativa che con quell’immagine si combini in un “montaggio di intelligibilità” (Didi-Huberman). Sontag faceva l’esempio dell’anarchico Ernst Friedrich, il quale nel 1924 agli insostenibili primi piani delle gueules cassées, i reduci sfigurati della Grande Guerra, nel volume Guerra alla guerra associò didascalie come “L’eroismo è menzogna. L’orrore è realtà” (...

Robert Walser. Ritratti di pittori

In fin dei conti, che si tratti di originali, riproduzioni o incisioni, ciò che posso dire è pressappoco questo: per alcuni istanti delle figure dipinte sono transitate nella sua vita. Robert Walser le ha incontrate ad una mostra, oppure sfogliando distrattamente qualche rivista. Hanno lasciato tracce, poi sono svanite, forse si sono perse, sono evaporate. Se fanno ritorno sulla carta, come cose scritte, le ritroviamo alterate: non sono più loro. È possibile che sia cambiato il fondale della scenografia, come ne Il bacio rubato di Fragonard, dato che nella stanza non ci sono altre persone in amabile discussione, o a “centellinare vino”. Qualcosa di simile a un capriccio, o magari un’impercettibile spostamento dell’asse terrestre, ha per un istante inceppato il tempo? Per un istante sembra che le cose si siano smaterializzate, per poi ricompattarsi, ma fuori posto.   In Walser, ogni immagine, ogni cosa, ha vita breve. Figure, personaggi, scene: sono lampi improvvisi, uno sfarfallio simile ai fotogrammi instabili del cinema delle origini (lo ricorda W.G. Sebald); l’immagine è un flash, pronta a sparire,...

Antichità in corso d’opera

Comincia con questo pezzo una nuova rubrica dedicata alla fotografia, Clic, curata da Elio Grazioli. Oggi la fotografia suscita un grande interesse intorno a sé, sia nell'ambito espositivo sia nell'editoria. Un pubblico sempre più vasto fa foto, se le stampa, le manipola, le distribuisce, ma anche segue mostre, legge libri, discute dell'immagine in un momento in cui la fotografia, nata oltre un secolo e mezzo fa, si sta trasformato, grazie all'uso del digitale, in qualcosa d'altro, rompendo i confini che la separavano dall'arte, da un lato, e ne facevano uno strumento di informazione e di intervento da parte dei soli professionisti, dall'altro. Siamo di fronte a un nuovo statuto della fotografia? Di cosa si tratta? Attraverso recensioni di mostre, interventi, interviste video, conversazioni, letture d'immagini, Clic cercherà di fornire ai lettori di doppiozero un panorama di quello che accade in questo vasto campo dell'espressione e della comunicazione.       Un buon codice dei beni culturali, almeno secondo la nostra tradizione legislativa, proibisce alle rovine di “rovinarsi...

Il paradosso di Pino Musi

L’interminabile agonia della fotografia, che, tra inutili lutti e opportunisti entusiasmi, da una ventina d’anni non accenna ad arrestarsi, mi sembra abbia avuto con un recente, sorprendente lavoro di Pino Musi, un singolare, inatteso sviluppo. Perché singolare e inatteso? Per rispondere occorre fare riferimento alle varie forme della apparentemente variegata ma sostanzialmente unidirezionale via, o vicolo cieco, imboccati dai molti “artisti” e teorici della cosiddetta post-fotografia. La faccenda meriterebbe un dettagliato studio di carattere estetico-sociologico che non mi sembra sia ancora stato intrapreso. Forse a causa della incoercibile noia suscitata da così tanti fuochi d’artificio, in fin dei conti tutti riconducibili ad un unico, e miserello, petardo.   Per violentemente riassumere, pur a rischio inevitabile di caricatura, si può dire che una certa presa d’atto della crisi della vicenda storico-culturale della fotografia ha suscitato un tentativo di superamento – e che cosa se no? Sono cent’anni che sul terreno della cultura più si rimane fermi e più si parla di...

Alberto Zanchetta / Frenologia della vanitas. Il teschio nelle arti visive

Claudio Franzoni presenta il libro di  Alberto Zanchetta, Frenologia della vanitas. Il teschio nelle arti visive (Monza, Johan&Levi 2011).   Scarica la copertina.   Leggi la premessa.     Qualche anno fa Vanni Cuoghi ha eseguito un Autoritratto da morto (2006); si tratta in realtà di una cartolina storica, con una desueta didascalia (Raffaello – Ritratto di se stesso), che presenta il ben noto autoritratto che il pittore di Urbino realizzò verso il 1506, oggi agli Uffizi; Cuoghi è intervenuto sulla cartolina inserendo un teschio al posto del volto dell’artista rinascimentale. Non saprei dire se l’artista fosse a conoscenza dell’importanza che il vero (o presunto) teschio di Raffaello aveva avuto due secoli fa, quando era conservato presso l’Accademia di San Luca a Roma, dove, come annotava un autore dell’Ottocento, non si poteva dire“quante lagrime” avesse “fatto versare”. Era ritenuto così prezioso che ne esisteva un calco presso la collezione della Phrenological Society, illustrato e commentato in un saggio di George Combe (A system of...

Foto d'altri tempi

  Succede, vagabondando per la rete, di uscire fuori dal rumore giornalistico generale, dal borbottio sul/del presente, e finire a riposare lo sguardo in un progetto vero. Un’idea. Niente notizie, niente opinioni, niente social network, niente fracasso starnutito a raggiera, solo il tepore di un’idea unica ma forte. E così accade che finisci in un posto dove l’unica cosa che fanno, ogni giorno, è collezionare la stessa immagine, la stessa foto, la stessa idea, in un unica pubblicazione (chiamiamoli così i siti quando sono belli: come si faceva coi libri). Una dietro l’altra,  dearphotograph mette in fila foto di una collezione collaborativa di scatti (doppi) senza tempo. Un’immagine nell’altra. Fuori la cornice del nostro tempo: quel luogo, oggi, fermato lì. E dentro un piccolo tunnel retrivo, lo stesso luogo fermato lì, molto tempo fa. Una specie di cortocircuito visivo, alimentato da tutti. Vengono in mente gli esperimenti concettuali della fotografia anni ‘70 (Boetti, Vaccari), vengono in mente i collage Dada, o vengono in mente i fotomontaggi fake giornalistici (su tutti, Bin Laden...

Inconscio ottico

Fissando e diluendo, dettagliando o ingigantendo, mentre mi fa vedere qualcosa che a occhio nudo o a visione normale non vedrei o non noterei, la fotografia rivela forse anche qualcosa del profondo, fa venire a galla qualcosa dal fondo. Che cos’è infatti questa nostra smania di vedere di più, meglio, più da vicino, più tutto, che non ci sfugga niente? Smania enciclopedica o di controllo? In parte è sicuramente anche l’altra faccia di un qualche esibizionismo, ma certo non di mostrare tutto, ma di mostrare tout court, di ostendere, di esporsi come immagine. Il fatto è che per vedere di più bisogna appunto passare per l’immagine, la “riproduzione”, e questo vuol dire non solo dover guardare non la cosa stessa ma la sua immagine, ma anche far diventare tutto immagine, rendere necessario questo passaggio. Non vogliamo andare noi stessi più vicino a ciò che desideriamo vedere meglio, ma che ci venga portato più vicino attraverso un ingrandimento fotografico. Insomma, pensavo qualcosa del genere ieri, di fronte a delle grandi fotografie esposte sui pilastri di una chiesa, proprio...

L’ambigua intimità fotografica di Instagr.am

Pubblichiamo di seguito una conversazione/intervista tra Bertram Niessen e Stefano Mirti, architetto e designer, su Instagr.am, applicazione per i-Phone che permette una rapida condivisione di fotografie.   Instagr.am funziona grazie ad una propria piattaforma o attraverso vari altri social network come Twitter, Foursquare, Facebook e Tumblr. Le sue due principali caratteristiche sono la velocità e facilità di caricamento e condivisione delle immagini, e la peculiare estetica vintage dei filtri che si possono scegliere, che richiama espressamente i mondi della Polaroid e dell’Instamatic. Bertram: L’idea per questo testo è emersa durante una conversazione a proposito dei social network, nella quale tu hai osservato come Instagr.am metta in connessione le intimità visive e fotografiche di perfetti sconosciuti. Stefano: Sì, notavo come all’interno del vasto e ampio mondo dei social network, una famiglia con alcune specificità interessanti è quella delle comunità che interagiscono attraverso il medium fotografico. Instagr.am è un micromondo (micromondo per modo di dire, perché a...

I corpi dei Capi

Una delle fotografie che più mi avevano impressionato mentre visionavo gli scatti realizzati dai fotografi ufficiali di Silvio Berlusconi, per scrivere Il corpo del Capo, era un’istantanea realizzata da Alex Majoli. Il Presidente del Consiglio vi appariva in piedi davanti a un pesante tendaggio di color chiaro. Lo sguardo spento, la bocca chiusa, le braccia dietro la schiena. Una posa che sembrava smentire tutta la politica del sorriso, dell’ottimismo, della solarità tipica dell’imprenditore televisivo, prima, e dell’uomo politico, poi. Emergeva dall’immagine qualcosa di lugubre e di funereo che probabilmente stava acquattato da sempre dietro la facciata – la faccia – di Silvio Berlusconi. La pulsione di morte che la pulsione di vita trascina inevitabilmente con sé, e che di solito è occultata dietro la baldanza e l’ottimismo.   Era il 2008. Quella foto, che contraddiceva tutta la politica dell’immagine sin lì condotta dal padrone di Mediaset, dal leader di Forza Italia, dall’uomo di Stato, mi metteva a contatto in modo inequivocabile con una questione che nel libro sulle...

11 settembre

Chi ha progettato l’attentato dell’11 settembre 2001 sapeva che si sarebbe trattato di un avvenimento eminentemente visivo. Migliaia di telecamere, videocamere, cellulari, macchine fotografiche, e altri mezzi di registrazione, sarebbero stati attratti e ipnotizzati dal profilo dei due grattacieli in fiamme, così da registrare l’incendio, e poi in successione il crollo delle Twin Towers. Anche la sequenza dell’impatto del secondo aereo contro il monolite di acciaio e vetro era stata con ogni probabilità immaginata come un ulteriore shock visivo, un raddoppiamento dell’avvenimento, una sua ulteriore elevazione all’ennesima potenza ottica. E così è stato.   L’occhio di vetro delle telecamere ha prodotto un inarrestabile replay, accresciuto, come ha visto Clément Chéroux, storico della fotografia, dal fatto che le principali stazioni televisive americane, e poi quelle del resto del mondo, trasmisero per ore e ore inloop le immagini dell’impatto e del crollo. Inoltre, le istantanee dell’avvenimento, che tra qualche giorno saranno esposte a Milano a Palazzo Reale, nella mostra...

Il bacio

Un bacio è un bacio. È il simbolo stesso dell’amore e della giovinezza. Un motivo iconografico antichissimo e sempre efficace. Tutti ricordano il bacio dato per strada, a Parigi, in mezzo ai passanti, immortalato da Robert Doisneau nel 1950, e riprodotto in cartoline e calendari. Era un’immagine costruita dal fotografo, il quale aveva ingaggiato due ragazzi, che poi, a distanza di decenni avevano accampato con una causa i diritti sullo scatto. Per fortuna sua Doisneau aveva conservato la ricevuta del compenso pattuito.   Un’altra foto di Alfred Eisenstaedt, precedente di cinque anni, con il marinaio che bacia con un passo di tango la ragazza per le vie di New York, alla notizia del termine della guerra mondiale, è anch’essa finta. Probabilmente una posa indotta dal fotografo stesso. La potenza di questo motivo è talmente forte che oggi non è più necessario costruirla invitando due ragazzi a baciarsi davanti all’obiettivo, basterà vedere in una foto una parvenza di quel gesto, per immetterla nel circuito della visione mondiale.   Qualche settimana fa a Vancouver, durante i disordini scaturiti dopo una partita di hockey, una ragazza cade per terra, o forse si sente male;...

Videoclip

Rivendicarne la paternità italiana sarebbe scorretto, eppure quando si parla di video musicale è difficile non pensare alla cosiddetta Musica cromatica del futurista Bruno Corra. Anno 1912, così Corra definiva il suo disegno diretto su pellicola, ispirato alla musica di Mendelssohn e Chopin. È trascorso un secolo e il minimo che si posa affermare è che il videoclip è divenuto una forma d’arte ormai a sé stante. L’idea di sviluppare un filmato accoppiato a una musica è in pratica coeva del cinema sonoro. Cosicché il jazz, che alla fine degli anni 20 nel secolo passato andava per la maggiore, cominciò a essere accompagnato dalle immagini. Da Minnie the Moocher di Cab Calloway (il primo vero clip della storia, secondo gli storiografi) a Duke Ellington, dai Beatles a Bohemian Rhapsody dei Queen (il primo videoclip della storia, sostiene a torto la massa di appassionati di musica rock), l’evoluzione di questa “ristretta” forma di linguaggio ha trovato proprio negli anni ’80 il suo massimo amplificatore.     Con lo sviluppo della discografia su scala industriale...

Corrado Augias e i segreti di Harry Potter

                                                                                        

Il sabato del villaggio / Kate Moss dal vero

La galerie de L’instant di rue Poitou a Parigi ha da poco inaugurato una mostra dedicata a Kate Moss. Ci vado in un giorno feriale intorno all’ora di pranzo. La mostra presenta foto di vari autori, da Mary McCartney a Paolo Roversi, da Bert Stern a Bettina Rheims. Alcune appese, alcune appoggiate alle cassettiere, altre senza cornice, racchiuse in grandi albi da sfogliare, proprio come album di famiglia.   Mi aggiro nella piccola galleria osservando con gli occhi, ora di Corinne Day ora di Marc Hispard, sempre lo stesso soggetto, la stessa donna. Fino a quando dietro le pose appoggiate al pavimento intravedo una fotografia con ritratti Romy Schneider e Alain Delon: sono abbracciati, giovani, entrambi sorridenti in uno scatto in bianco e nero. Scosto qualche “Kate Moss” e afferro la foto con Romy Schneider per osservarla meglio, ma a mia volta mi sento osservato. Come uno sguardo sulle spalle. Un poco infastidito rimetto a posto la fotografia e voltandomi mi ritrovo in un racconto di Cees Nooteboom come ci descrive Elio Grazioli.   Assuefatto forse alla sua immagine stento a riconoscere di fronte a me non l’ennesima fotografia ma il...

Un volto, la salvezza

Il film di Chris Marker La Jetée (Francia, 1962) è la storia di un uomo segnato da un’immagine della sua infanzia. Sul molo dell’aeroporto di Orly, alle soglie della terza guerra mondiale, lo sguardo di un bambino si lascia attrarre dal sole fisso nel cielo e dallo scenario di un aeroporto praticamente immobile: come se il tutto fosse impresso in una fotografia. Il dettaglio però che rimarrà per lui indimenticabile è il volto di una donna, il suo primo piano, i capelli mossi dal vento, tuttavia immobili nella perpetuità del loro continuo movimento: come in un’immagine.     Niente di ciò che osserviamo, di quello che con una certa autonomia entra nel nostro sguardo, ci fornisce un segnale in grado di avvertirci che in noi si sta formando un ricordo. Solo più tardi, quando i nostri occhi saranno impegnati in altre visioni, si farà forse riconoscere come una cicatrice della nostra memoria, una scheggia capace d’incidere l’unicità attraverso cui il nostro sguardo vorrebbe posarsi sulla realtà che incontra. In fondo i ricordi non sono altro che questo: la...

I manifesti elettorali di Letizia Moratti

  Letizia Moratti che abbraccia gli anziani; Letizia Moratti in mezzo ai giovani; Letizia Moratti ecologica; Letizia Moratti urbanista; Letizia Moratti spazzina; Letizia Moratti maestrina; Letizia Moratti mammina…   La campagna elettorale di Letizia Moratti per la poltrona di sindaco di Milano è incentrata su uno degli stereotipi più triti della politica italiana contemporanea: quello del politico (e nella fattispecie, del sindaco) “tuttofare”. Per di più, rispetto ad analoghe “performance” precedenti – specie berlusconiane – quella della Moratti è caratterizzata da un tasso di retorica e da una fiacchezza davvero difficilmente immaginabili ed eguagliabili. Immagini “costruite” in modo estremamente banale, e al tempo stesso artefatto, dove le comparse raggiungono il non invidiabile risultato di apparire “stanche” del loro ruolo, e dove la stessa attrice protagonista pare essere a disagio e mostra un volto che è tanto digitalmente manipolato quanto pateticamente smarrito, quasi fuori luogo.   Tutto ciò rientra comunque nelle consuete strategie...

Per Enrico Nosei

  26 agosto 2008 Gentile Enrico Nosei   Tutto è cominciato nel 1981 da un lavoro appassionante assieme a Luigi Ghirri e venti altri fotografi, per trovare un modo di descrivere ciò che era allora un nuovo paesaggio italiano, a quei tempi definito “post industriale”.   Lavorando con fotografi come Luigi Ghirri, Gabriele Basilico e altri, mi sono trovato su un terreno senza confini precisi; non tanto una ricerca di cose “oggettive” da fissare, bensì uno studio dei modi di percepire il mondo esterno. Verso la foce è il mio libro (un attraversamento della valle del Po), nato da questa esperienza: non più letteraria, ma consacrata all’incertezza del percepire.   E quando la RAI 3 (su suggerimento di Angelo Guglielmi) mi ha offerto di trasformare Verso la foce in un documentario, ho dovuto partire da zero, per le mie scarse cognizione tecniche etc. Nel film documentario che sono riuscito a mettere assieme (Strada provinciale delle anime, anno 1991) ho imparato molto sia da Ghirri – che era con noi – sia dai miei operatori che a loro volta hanno imparato molto da lui....

Look

Il look è l’immagine che il corpo rivestito assume per effetto di un’operazione di bricolage tra segni di moda. Il look non si limita però a fotografare il risultato di un processo significativo e creativo, ma rimanda al processo stesso, focalizzandone un aspetto essenziale: la dinamica dello sguardo, del guardare e dell’essere guardati, alla base di qualsiasi costruzione sociale del sé. Illustrare la funzione e il significato del look nel contesto degli anni ottanta significa provare a tracciare una mappa di pratiche culturali ed estetiche ambivalenti o profondamente diverse tra di loro. Ciò a dispetto del fatto che gli anni ottanta sono siano stati archiviati come un’epoca di cattive abitudini relative all’essere e all’apparire, riassumibili tout court nelle spalle iperboliche, non importa se squadrate o arrotondate, se di Armani o di Montana, quale tratto dominante di una silhouette da consegnare alla storia del costume. Proprio questa silhouette, fondata sull’eccesso e sull’enfasi sproporzionata di una parte del corpo, non è mai più tornata di moda, se non in forma di timidi...