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infanzia

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Acqua Angelica

Ho 55 anni. Ho trascorso i primi quindici con l'incubo dell'acqua dei cassoni. Faccio fatica a spiegare alle mie figlie adolescenti questa mia esperienza perché ormai i cassoni non esistono più e neanche i locali che li contenevano e che oggi sono diventati superattici o roofloft o semplicemente monolocali abusivi. Invero non è questo il solo ricordo che non riesco a condividere con loro; mi sentii morire quando vidi gli occhi allibiti di mia figlia quando le dissi di tirare la catena. Ci vollero una ventina di minuti per spiegarle cosa intendevo.   Ero bambino e ricordo il dramma della mancanza dell'acqua; normalmente il solerte portiere, si chiamava Spartaco, esponeva un cartello all'inizio della tromba delle scale in cui si annunciava che per alcune ore l'erogazione dell'acqua non sarebbe stata garantita, nella maggior parte delle occasioni per “lavori urgenti” all'impianto zonale. A quel punto in casa scattava l'allarme rosso ed era tutto un precipitarsi a riempire qualsiasi cosa potesse contenere acqua: chiaramente la vasca, poi il bidè e vari secchi di plastica “moplen”. Ci si...

Appunti di un lepidotterologo

Molti decenni sono trascorsi dal momento in cui presi coscienza che le farfalle, questi delicati insetti – simbolo estremo di ogni metamorfosi – che nella loro esistenza si trasformano incredibilmente da “vermi” a stupendi arcobaleni volanti, erano davvero la raison d’être delle mie lunghe giornate all’aperto in quelle memorabili e interminabili estati dell’infanzia.   In effetti, al contrario delle rare giornate in cui oggi mi immergo nella natura - che si concludono velocemente (e con gran pena) in poche ore - chissà perché quei giorni gai d’infanzia non finivano mai. Parevano non finire mai neppure le estati, almeno nella loro prima parte (l’ultimo mese viaggiava alla velocità della luce): la mia percezione del tempo allora era quasi certamente alterata dall’entusiasmo giovanile, segno che, in fondo, il tempo non esiste se non nella nostra immaginazione ed interpretazione di ciò che avviene intorno a noi.   Ebbene, a quei tempi vivevo a Vallemosso, nel Biellese, paese tessile incassato in una stretta valle, ferito gravemente dall’alluvione del Novembre 1968....

Obenetto - Dubenije / Paesi e città

Obenetto/Dubenije è una corsa a capofitto. Sulla pietra oblunga e levigata alla curva mi piaceva mettere il passo, sfidando ogni volta lo scivolamento. Ancora sento il bruciore delle ortiche che Armando ci scudisciava sulle gambe correndoci dietro quando disturbavamo il suo lavoro, che poi lui era un gran fannullone e pur di perdere tempo terrorizzava così noi bambini. Quella pietra oblunga, aristocratica per quanto liscia rispetto alle scabre pietre vicine, e lucente di chissà quanti passi ma che io sola pensavo di aver levigato, fu ricoperta da una colata di cemento una quindicina di anni fa. Gli operai, seguendo una moda che è figlia degli infissi in alluminio anodizzato, lasciarono qua e là lungo la colata emergere alcune pietre. Ma io lo so che sono finte, non sono le pietre del sentiero. Quelle riposano tutte, intatte, sotto il cemento e aspettano il suo sbriciolarsi. Anche la pietra oblunga alla curva. Fino agli anni ottanta, Obenetto è stato il perno geografico intorno al quale ruotava la vita della mia famiglia e quindi la mia. Casa Simanova, la casa dei miei nonni materni, il perno etico intorno al quale ho costruito la...

Il piroscafo Conte di Biancamano

Bergamo, Città dei Mille nei primi anni Sessanta. La scuola non era lontana da casa ma bisognava comunque attraversare via Statuto, poi scendere lungo viale XXIV Maggio, prendere a sinistra via Mazzini e poi subito a destra via Cadorna, arrivato: Scuole Elementari “Armando Diaz”. Il maestro Angelo era un po’ manesco e anche fissato con i canti risorgimentali e ci faceva suonare sulla melodica Hohner le note della Bella Gigogin e Addio, mia bella addio, tutti e trentacinque quanti eravamo sull’attenti, in braghe corte. Al pomeriggio, partitella nel campetto di via Diaz contro i nemici storici di via Legionari in Polonia. Tutta la seconda infanzia così, in quel quadrilatero dai toponimi patriottici. La prima raccolta di figurine, quando però abitavo ancora a Pavia, era stata quella dei garibaldini del Corriere dei Piccoli. Negli anni della Diaz, invece, erano i ragazzi di Curtatone e Montanara ad accendere la mia fantasia, quasi quanto i Tigrotti di Mompracem. Poi la lunga marcia nell’adolescenza e la rimozione, prima, e quindi il rifiuto di quella cosa, finanche della parola. Come a quasi tutti quelli che conoscevo allora,...

Power point al potere

Guardate questa immagine. È comparsa ieri sugli schermi dei televisori e oggi sulle prime pagine dei quotidiani. Cosa si vede? Il Presidente del Consiglio che mostra un disegno. Si scorge la bilancia della Giustizia, simbolo della prudenza, dell’equilibrio, in due differenti posizioni: sulla sinistra di chi guarda, uno dei piatti pende pesantemente verso il basso; sulla destra, invece, i piatti sono in perfetto equilibrio. In alto, la scritta: “Il giusto processo”. Naturalmente l’uomo politico che regge il disegno, e lo esibisce davanti a telecamere e fotografi, intende dire che lui ha riportato in equilibrio i due piatti della bilancia, e dunque della Giustizia. Oggi su “La Repubblica” Filippo Ceccarelli, memoria iconologica della politica italiana, scrive giustamente che si tratta di un intervento da piazzista, da imbonitore del porta a porta, e ricorda le altre occasioni in cui Berlusconi è ricorso alle immagini per veicolare un suo gesto politico, per convincere o sedurre gli elettori parlando dallo schermo televisivo. Un’immagine comunica un messaggio diretto, immediato, e vale, come si dice, più di mille parole...