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Scuola / Un vecchio prof. disilluso

Ho letto il bell'articolo di Enrico Manera. Concordo pressoché su tutto. Potrei sottoscriverlo. Queste che aggiungo sono solo considerazioni personali che ne prendono in qualche modo spunto. Vorrei partire in particolare da quel passo dove Manera dice di noi insegnanti che siamo una “classe amareggiata, macerata a lungo nella disillusione, in cui ci sono soluzioni biografiche, anche eccellenti, mentre dal punto di vista generale e politico il senso di sconfitta è schiacciante e pesante”. Perfetto. È proprio così.  E questi sono i pensieri attuali di un vecchio professore, amareggiato e disilluso (e anche un po' depresso).   Innanzitutto l'emergenza. Ha cambiato qualcosa l'emergenza, nella scuola? No. Ha solo messo in evidenza ciò che già c'era, ed era anche ben percepito (da chi nella scuola lavora), ma platealmente ignorato da quelli che Manera chiama i “decisori” (non so se con ironia; forse sì, visto che i decisori decidono ben poco, mi pare). Non serve citare gli immancabili Carl Schmitt o Walter Benjamin per capire il valore delle emergenze, dei casi estremi. Essi sono rivelatori. Ma ciò è chiaro anche al buon senso: quando si giudica della verità di un'amicizia?...

Le scuole vuote, la distanza delle istituzioni e il bisogno di stare insieme / La scuola in cortocircuito

In questi giorni, mentre si ipotizza che la riapertura delle scuole non avverrà prima del 2021 e si susseguono le dichiarazioni politiche sulla sua priorità, il lungo silenzio sui problemi della ripresa scolastica in presenza è stato rotto dalle notizie e dai commenti sulle proteste studentesche contro la Didattica a distanza che si stanno svolgendo un po' ovunque.  A Torino, un caso di cui si è parlato molto, nell'isolato pedonale dell'Università di Palazzo Nuovo, studenti e studentesse del liceo classico e linguistico “V. Gioberti” manifestano chiedendo di poter tornare alla didattica in presenza e sottolineando tutti i limiti della Didattica a distanza (Dad) nell'intero paese. Limiti che vanno dalla fruibilità dei contenuti per tutti alla diseguaglianza di opportunità legata agli strumenti digitali. È infatti cosa ben diversa potersi collegare, leggere documenti e comporre testi utilizzando un computer di ultima generazione con la fibra digitale oppure dover fare le stesse cose con un telefono cellulare e le offerte “sui giga”.   Le manifestazioni testimoniano il bisogno di luoghi di socialità e di stare insieme come condizione per un apprendimento efficace, una...

Diario 9 / Fare scuola senza la scuola

Lunedì sono tornato a scuola, ma la scuola non c’era più. Dopo tutte queste settimane, dopo le parole, i sogni, i racconti di questo diario, dopo più di un mese di mascherine, distanze, disposizioni, fatica, incontri e scontri, dopo tutta l’attesa di una presenza, sono entrato in classe e l’ho trovata vuota. Ovviamente accolgo con convinzione profonda qualsiasi provvedimento sia necessario per salvaguardare la salute personale e collettiva, per arginare e per difendere. Ho deciso anche di non chiedermi più se altro poteva essere fatto, se i mesi di attesa potevano vedere altre scelte, altre azioni; esercizio inutile, il passato è una stanza inaccessibile. Ho finalmente preso atto che la scuola non è un presidio condiviso da tutti, che le sue frontiere sono difese da alcuni, ignorate da altri. Non è più nemmeno un pensiero ossessivo, ci abbiamo provato, è andata diversamente. La speranza, sempre, è che sia per poco, un piccolo intervallo spaziotemporale che riguardi solo alcune classi e solo per alcune settimane. Non posso però fare a meno di pensare che dietro un nome collettivo ci sia sempre una sequenza geometrica di individualità uniche, di volti, di occhi, di necessità singole...

Diario / Il lemma delle strette di mano

Di nuovo il diario, di nuovo un ricordo. Non leggo più niente, so che adesso la scuola è in bilico, come tutto e tutti. Non voglio che cada, allora lo faccio io per lei. Di nuovo il diario, di nuovo un tentativo di ricordare (raccontare è un orizzonte troppo ampio) la matematica, sponda e rifugio dal reale. Giovedì sono caduto a scuola. So che può sembrare stupido, goffo o forse patetico, ma mentre salivo trafelato le scale dell’atrio ho sentito un grido di richiamo alle spalle, mi sono distratto e un gradino ha saltato l’appuntamento. Mentre ruotavo scambiando il verticale con l’orizzontale ho anche pensato di essere in realtà fermo, ho immaginato che fosse la scuola a essere caduta, che non avesse retto il colpo di questi mesi e fosse alla fine inciampata. Attaccato alla scuola il terreno, poi la strada, Udine, lo spaziotempo tutto. Ho immaginato la gioia di Ernst Mach nel vedermi fermo e verticale aspettare l’impatto di un intero universo in rotazione mentre i libri che avevo in mano si distanziavano sulle scale seguendo una precisa e parabolica coreografia al rallentatore. A dire il vero non mi sono fatto male, nonostante abbia battuto la testa. Ricordo di aver aspettato un...

Diario 6 / L’albero di Calkin Wilf

Sono giorni complessi, per tutti. Da qualche tempo però una strana sensazione si è fatta largo tra i mille impegni di una scuola d’emergenza; l’idea che i drammatici eventi di questi mesi non abbiano cancellato tutto, che ci siano ancora altri dolori e altre lacrime che non possiamo abbandonare. Ma anche tante piccole cose belle, il quotidiano stupore, la poesia, la matematica. Quale parte ho in tutto questo? Come educatore, come padre, forse anche come cittadino. Allora il dubbio, premessa di ogni ragionamento: forse il mio ruolo richiede anche (non solo) di tornare a parlare di vita in un mondo circondato quotidianamente dalla morte. Per stanchezza, ma a questo punto credo anche per dovere, ho pensato dunque di usare questo spazio per esplorare, brevemente e in modo incerto, altro. Di staccare le parole dal reale e, per una volta soltanto, condividere una storia diversa. Di scuola, certo, perché questo è il mio mestiere. Di matematica, sicuramente, perché mi manca parlarne. Un incontro in sala insegnanti di un mercoledì d’ottobre in una delle poche ore buche di questa ripartenza accidentata. Non sono nemmeno sicuro che sia successo davvero, rimane un ricordo a metà per questo...

Diario 5 / Il principio di fragilità

Il punto di partenza è sempre una domenica di pioggia; forse perché giorno terminale che contiene il mistero dei confini, o solo perché raccoglie la stanchezza di un’intera settimana. Rimane il luogo temporale di questo diario, la condizione iniziale. Questa volta però non voglio tornare a ritroso nel tempo, ripensare, rivedere, ricordare; questa volta voglio un tempo presente per parlare. Uso spesso la domenica per sistemare le mie ossessioni, questa volta tocca alle penne stilografiche, fragili contenitori di parole. Bisogna smontarle con giusta pressione, rivelare il meccanismo interno, il serbatoio, il pennino, estrarre con delicatezza il conduttore, evitare la fretta. Pulire con acqua calda, togliere le incrostazioni di inchiostro vecchio, parole rimaste incastrate, parole non scritte. Possibilmente lasciare una notte e poi rimontare con cura, predisporre a nuova scrittura. Questa delicata manutenzione non può che ricordarmi la scuola, altro contenitore di parole, altro meccanismo frangibile. L’emergenza sanitaria ha evidenziato e accelerato incertezze già presenti, ci costringe a una manutenzione tanto straordinaria quanto necessaria, un’attenzione alla fragilità. E mentre...

Diario 5 / Il limite di Roche

Torna domenica, l’ultima di settembre, con la sua pioggia e i lavori in casa, gli acquarelli di AW e il profilo di Carla che scrive. Torna questo diario settimanale dell’equilibrio, sottile frontiera tra l’ansia di consegnare parole (un distacco sempre complicato) e la riconoscenza per un luogo di condivisione. Non ho più riletto quel che ho scritto nelle settimane precedenti, ha preso forma e sostanza e ora occupa uno spaziotempo disgiunto da me. Però credo di aver indugiato troppo sulla lentezza dei ricordi, trattenuto sul bordo dai mesi più strani della nostra epoca; adesso che la scuola è ricominciata sento di dover trasformare queste pagine da promemoria dell’attesa a glossario di una realtà ritrovata, seppur differente. Lunedì sono tornato a scuola. Alcune settimane fa questa stessa identica frase, ripetuta con ossessione, ha segnato il confine dell’esilio, piccolo mantra di speranza. Adesso è tornata ad essere apertura di settimana, una semplice abitudine del mestiere. Tra varchi e bolle, sbagliando strada, tornando indietro, ho misurato più volte il labirinto e sono entrato in classe per fare lezione. Sto imparando a conoscere le mie due prime, volti nuovi su cui appendere...

Diario 4 / Orbita di trasferimento

Riparto di nuovo dalla fine; per consuetudine di questo diario, perché riordinare è una forma di cura, perché il tempo aggiunge dettagli alla memoria dell’immediato. Inizio quindi dall’ultimo giorno, una domenica dedicata a riordinare i libri di casa, a togliere polvere da scaffali, pagine e ricordi. Una piccola fatica necessaria, quasi un appello per contare i presenti. Carla legge distrattamente alcuni titoli sparsi per terra in una pausa, i gatti costruiscono nuovi confini tra le torri di libri e gli scaffali inaspettatamente vuoti, il tempo scandito dalla consuetudine di un caffè preparato con calma, clessidra liquida di tante domeniche. Ripenso alla settimana conclusa, giorni attesi, misurati, invocati. Passati. Come tante volte nella mia vita di adulto gioco a immergerli nella matematica; passatempo per distrazione, piccolo trucco per leggere meglio il reale. Allora immagino traiettorie, scrivo equazioni, seguo geodetiche di un me più giovane, le sovrappongo ai miei cinquant’anni. Combaciano a stento. Per mesi ho calcolato i dettagli della mia orbita di trasferimento, la variazione di velocità, il carburante necessario, ogni singolo parametro. Per andare su Marte con la...

Rodari 100 / Dove finiscono le favole senza fine

A un bambino dei nostri giorni il titolo Favole al telefono deve sembrare qualcosa di incredibilmente inattuale, quasi quanto quello delle Favole al telefonino con cui Fabian Negrin ha omaggiato il capolavoro rodariano nel 2010, a quasi cinquant’anni dalla sua uscita (1962). Oggi il termine telefonino è sempre meno utilizzato, forse perché chiunque si è reso conto che gli oggetti che teniamo con noi la maggior parte del tempo sono solo accidentalmente dei piccoli telefoni, e nonostante le inesauribili possibilità di comunicazione sembrano incapaci di restituire la strana sensazione di prossimità caratteristica di una telefonata. D’altro canto, non deve trarre in inganno il fatto che il telefono di cui parla Rodari sia in realtà una molteplicità di apparecchi pubblici, adoperati da un venditore di medicinali in giro per l’Italia: come mostra il disegno di Bruno Munari in copertina, il telefono delle Favole è un modello fisso e coi numeri disposti a rotella, alla cui estetica pare connaturata una precisa idea di ritualità. «Ogni sera, dovunque si trovasse, alle nove in punto il ragionier Bianchi chiamava al telefono Varese e raccontava una storia alla sua bambina.» Ed è chiaro che...

Tornare a scuola / Didattica del virus

Siccome mi rivolgo agli insegnanti, alla vigilia di un anno scolastico che sarà tra i più difficili e incerti, mi preme innanzitutto chiarire che cosa ci accomuna tutti in quanto insegnanti. Ciò che condividiamo è una “pratica”: l’insegnamento. Ciò che, in quanto insegnanti, sappiamo del nostro mestiere, sebbene esitiamo talvolta a confessarlo pubblicamente, è che la nostra pratica non si definisce a partire dai suoi contenuti (se non derivatamente) e che non si risolve nella trasmissione degli stessi “alla più alta velocità consentita dal canale” (se non derivatamente). A definire quello che facciamo non è ciò che facciamo ma come lo facciamo. Per questo l’assegnazione dell’insegnamento al dominio delle “pratiche” (o delle “arti” nel senso greco delle technai) risulta pertinente. Il come insegnare la scienza pedagogica lo chiama “didattica”. Nei dipartimenti di scienze della formazione la didattica è oggetto di uno specifico insegnamento. In quanto insegnanti che si sono fatti le ossa sul campo, noi però sappiamo che la didattica non è una metodologia che si possa insegnare separatamente. La didattica non è cioè una propedeutica all’insegnamento (da filosofo, aggiungo poi che una...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 9. Scuola. Fine di un anno non finito

Nella seconda metà di luglio Milo Manara ha cominciato a disegnare acquerelli dedicati ai “lockdown heroes”: tutte donne; tutte recano la mascherina; la maggior parte di quelle donne sono anche madri dei milioni di studenti minorenni che conta la scuola italiana. Sono loro che hanno fatto da partner alla didattica digitale e hanno dovuto rinunciare al lavoro per imparare competenze digitali in tempi frenetici e stressanti. Un giorno Manara ha pubblicato la prima donna senza mascherina: non ce l’ha perché è in casa, sola; la ritrae di tre quarti, non vediamo quasi il suo volto; davanti a lei, sullo schermo del suo personal computer, la griglia dei suoi allievi, maschi e femmine; l’eroina del lockdown quel giorno è stata la prof, quasi triste, china sulla sua “mission”. Una immagine che trovo potente e esemplare di quei tre mesi in cui tutti avevamo paura del Sars-Cov-2 e tutti speravamo di sconfiggerlo con l’arroccare nei nostri appartamentini. Tutto è ricominciato, o quasi tutto: in particolare quello che significa spendere e guadagnare. La fine della stagione scolastica corporea è arrivata senza avviso dopo una vacanza; non ci siamo salutati, non ci siamo più visti. La...

Conversazione con Marco Gui / Distanti eppur connessi?

Le discussioni sulle tecnologie dell’educazione (ICT) sono frequentemente caratterizzate da un forte tasso di ideologia come ha rilevato, tra gli altri, Antonio Calvani. Lo stesso nome di learning technologies assume come naturale ciò che dovrebbe essere dimostrato, ossia la correlazione tra tecnologia e aumento degli apprendimenti. Le opinioni determinano i fatti, e li producono. In mesi segnati dalla didattica a distanza condotta attraverso un variegato uso di risorse digitali, è sembrato quanto mai opportuno rivolgersi a chi ha prodotto ricerche sistematiche, evidence based, sulla relazione tra media digitali ed istruzione. Marco Gui ha, infatti, all’attivo diverse pubblicazioni sul tema, quali A dieta di media. Comunicazione e qualità della vita (il Mulino, 2014), sulle problematiche della sovrabbondanza comunicativa e il Il digitale a scuola. Rivoluzione o abbaglio? (il Mulino, 2019), un bilancio delle politiche sulla digitalizzazione dell’istruzione.   Professore associato nel Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, Gui si occupa di sociologia dei media digitali e dell’utilizzo che ne fanno i giovani, aspetto che lo ha condotto a...

Scuola post shock

Si può riflettere di formazione scolastica, oggi, come si faceva prima della crisi del Covid-19, con gli stessi termini, gli stessi dati, le stesse prospettive? Possiamo ancora chiederci se sia giusto che chi si occupa di educazione faccia bene i conti con l’universo del digitale, le sue lusinghe e le sue insidie, come prima, e ricorra alle ‘evidenze fattuali’ per avere e dare indicazioni convincenti sull’uso dei dispositivi tecnologici? La mia risposta è negativa. Muove infatti da una prospettiva necessariamente più ampia di quella di cui molto si discute nell’attuale frangente, cioè del come e in quali condizioni materiali garantire la ripresa delle attività consuete. Nelle classi certo si tornerà, le lezioni prima o poi riprenderanno, via via si stabilirà, in un modo o nell’altro, un’accettabile o comunque accettata normalità. Non fa problema. Né lo fa la previsione di dover far ricorso ancora all’online, malgrado la gran quantità di riserve manifestate. Piuttosto, resterà, come problema aperto, imprevedibile nei suoi esiti, lo shock provato con l’interruzione delle pratiche scolastiche usuali: agirà in profondità e verrà a galla nelle situazioni critiche, che non mancheranno...

Impresa o bene comune / Scuola: di cosa hanno bisogno i docenti?

“Ne usciremo migliori o peggiori?”: era questa una delle domande che circolava durante le confuse settimane della quarantena di massa. A pensarci meglio, si intravedeva già un leggero smottamento prospettico rispetto all'iniziale, più rassicurante e apotropaico, “andrà tutto bene”.  Che si tratti di fase 2, fase 3 o che altro, ora che – si dice – il paese sta ripartendo, gli interrogativi su come ne siamo usciti possono essere declinati in vari ambiti. Quello della scuola resta un terreno in cui le incognite continuano a superare gli aspetti noti.  Se ne è parlato molto, ma, di certo, se ne parlerà ancora, soprattutto quando arriverà l'attesa relazione della task-force istituita dal Ministero dell'Istruzione e presieduta da Patrizio Bianchi. Nel frattempo, in queste settimane che hanno accompagnato alla conclusione l'anno scolastico, si sono accese discussioni sulla scuola che verrà, anche sulla base di documenti, proposte, piattaforme che provano, da punti di vista molto lontani, a prospettare scenari o a rivendicare cambiamenti per il futuro. Così, mentre i docenti si cimentavano con le sottili implicazioni di tipo burocratico nascoste nelle pieghe delle Ordinanze...

La conquista dello spazio / La scuola di giugno. E di settembre?

L'accelerazione e la complicazione inedita di procedure e di notizie che riguardano la vita della scuola stanno incalzando docenti, lavoratori della scuola, studenti, famiglie e producono una proliferazione di discorsi e riflessioni, a volte un po’ caotiche ma necessarie. A pochi giorni dall'esame di Stato dell'a.s. 2019-20 sui giornali e sul web si scrive e si discute di esami in presenza, di rischi della salute e di prove generali di riapertura, di finanziamenti e di riorganizzazione generale del lavoro ma anche di presidenti di commissione che non si troverebbero e scuole arredate con box in plexiglass. Quanto segue è un atlante delle nuvole utile per un orientamento generale.   Il decreto scuola, approvato in condizioni di ostruzionismo, sedute notturne e grandi polemiche (alla Camera 245 voti a favore e 122 contrari), è lo stesso di aprile, con poche variazioni e non sembra dire cose nuove: è stato definito dalla titolare del Miur Azzolina come un "provvedimento nato in piena emergenza che consente di chiudere regolarmente l'anno scolastico in corso” e “migliorato durante l'iter parlamentare grazie al lavoro responsabile della maggioranza di governo con l'obiettivo di...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 8. Le formidabili ragazze del lockdown

La distanza non si è accorciata. Non fisicamente. Ma Didattica A Distanza (DAD) io non la chiamerò mai. La chiamo Didattica Digitale (DD): c’è, o meglio, dovrebbe esserci da minimo dieci anni, non come un rattoppo a un disastro planetario, ma come una delle didattiche per favorire meglio la realizzazione degli studenti, portarli a consapevolezza, autonomia, capacità di giudizio critico, valutazione delle fonti, ascolto delle opinioni degli altri ed espressione assertiva delle proprie. Ieri ho visto in piazza mamme con la faccia intelligente che facevano urlare a figlie di dieci anni con la faccia intelligente “no didattica a distanza! vogliamo le maestre!”… che altro avremmo potuto fare per evitare di morire in duecentomila invece che in trentamila? Andare in cassa integrazione e abbandonare davvero i nostri studenti?  Il peggio in questi tre mesi lo hanno dato i docenti che a stento si sono alzati dal divano da cui sparavano compiti confusi su WeSchool, su Telegram, su mail: a inizio marzo erano il 70% del corpo docente; le rappresentanze sindacali hanno chiesto che i bonus premiali vengano ripartiti equamente tra i colleghi; chi non ha fatto quasi nulla, facendo però andare...

Maturità / L’esame non s’ha da fare!

  La scuola è uno dei temi più complessi da affrontare, ad alto tasso di discussione e di ideologizzazione con posizioni ben delineate, che si fanno più acute in momenti di drammatica urgenza come quelli che stiamo vivendo. Nei mei passati interventi su Doppiozero, a cui rimando per gli aspetti che qui trascurerò, ho sempre cercato di tenere conto delle diverse opzioni in campo e di essere equilibrato e realistico; qui però vorrei dire nel modo più chiaro possibile cosa penso dell'esame di stato in arrivo. L’Ordinanza ministeriale sugli esami di Stato è stata pubblicata il 16 maggio, in ventotto pagine, di cui 5 per i dispositivi di legge, e 2 allegati. Attesa per settimane, è stata anticipata da versioni in bozza (con evidenziazioni e puntini di sospensione) e interviste, che hanno alimentato immagini sbagliate e ansie di studenti, genitori e docenti; un dato perfettamente allineato allo spirito del tempo, in genere poco propenso a leggere le normative fino in fondo, nei luoghi e nei tempi della loro ricezione istituzionale. La cosa non è da poco in un ambito in cui, pare imbarazzante ricordarlo, la forma è sostanza. Il nucleo della questione mi...

Disabilità / Gli ultimi degli ultimi

Il 22 aprile 2020 Maria Novella De Luca firmava su Repubblica un pezzo di denuncia della grave situazione di abbandono in cui si trovano 260.000 studenti con disabilità, non previsti né inseriti in alcun piano di scuola a distanza ai tempi della pandemia da Covid19. Ci si aspettava che nella task force di specialisti per la cosiddetta fase2, il cui lavoro rimane a tutti noi oscuro, ci fosse almeno una voce che si occupasse di questo tema. Invece, nel discorso tenuto la sera del 26 aprile dal premier Conte, non vi è proprio alcuna traccia della scuola, che spunta solo perché sollecitata dalla domanda di un giornalista e ottiene in risposta la paternalistica rassicurazione che “nonostante sia molto complicato faremo di tutto per riaprire le scuole a settembre”, figuriamoci se vi è traccia della questione disabilità.   Quei 260.000 studenti e le loro famiglie dovranno arrangiarsi, patire l’isolamento il doppio degli agli altri e regredire rispetto alle difficili conquiste che chi parte svantaggiato lotta per ottenere. Molti di questi ragazzi non riescono a interagire con le lezioni a distanza, per molti altri sono inadeguate e insufficienti. Si potrebbe parlare di violazione del...

Una pedagogia politica per la scuola senza classe / Una scuola per l’emancipazione

Il sistema scolastico è scomparso dalla discussione pubblica. Il dibattito si concentra sulle filiere produttive non sugli studenti. Su bambini e adolescenti è calato un gelido silenzio come ha rilevato acutamente Chiara Saraceno. Dopo una prima fase segnata da una forte e comprensibile emotività caratterizzata da sovrabbondanza comunicativa in merito all’attivazione della didattica a distanza (Dad), istruzione e formazione si sono eclissate tra gli addetti ai lavori. Altre sono le priorità.  Le ragioni sono molteplici. Pesa la distribuzione demografica della popolazione italiana, così come una storica debolezza delle politiche educative in questo paese; ma anche una risposta ministeriale che, pur nelle comprensibili difficoltà, non è sembrata all’altezza. Si è già discusso in questa sede della nota ministeriale 388 che ha generato una vivace discussione per le implicazioni esplicite e implicite che conteneva.   Il recente decreto 22 ha introdotto l’obbligo per il personale docente di assicurare «comunque le prestazioni didattiche nelle modalità a distanza» per garantire – come recita la relazione tecnica di accompagnamento del decreto – «per il tempo dell’emergenza...

Un abbozzo di diario / L’università pubblica a distanza

Ho trascorso l’intera mattinata di sabato 28 marzo 2020 a smanettare su Microsoft Forms, un applicativo della suite di Office 365 alla quale è abbinata anche Microsoft Teams, la piattaforma sulla quale, dal 9 marzo scorso, si è di fatto trasferito l’ateneo di Palermo, nel quale lavoro: la didattica, certo (lezioni curriculari, lauree, seminari, ricevimento studenti…) ma anche l’attività cosiddetta gestionale (riunioni di commissione) e le adunanze degli organi collegiali (senato accademico, consiglio di amministrazione, consigli di dipartimento e di corso di studio). A suggerirmi l’utilizzo di questo programma era stato il mio amico di vecchia data Renato Lombardo, collega docente di Chimica fisica a Unipa, il quale si è prodigato a realizzare un tutorial e a diffonderlo sulle pagine social giusto quel sabato mattina (su Facebook, tra gli altri, proprio all’inizio della quarantena, è stato creato il gruppo “C’è vita (digitale e non) su Unipa”, che si è rapidamente popolato), venendo in soccorso a decine di colleghi comprensibilmente spaesati, malgrado il lavoro di assistenza, generoso e in molti casi davvero straordinario, offerto ai docenti dai tecnici dei dipartimenti.   Mi...

INDICATIVO PRESENTE 2 / 7. Empatici egocentrici

La privacy è anche un bel trucco per tenere alla larga genitori e studenti. Però ci vuole, come tutto il listone infinito di proibizioni che ogni anno si allunga un po’ per evitare preventivamente grane e denunce, e che fa dei regolamenti di istituto un protocollo carcerario, se ve lo leggete ogni tanto come un documento della storia della pedagogia. Condividere il proprio numero di telefono con gli studenti, avere il loro, è stato necessario per mettere in piedi a inizio marzo 2020 quella che per un mese abbiamo chiamato DAD, Didattica A Distanza. Nessun dirigente scolastico ha potuto incoraggiare questo avvicinamento e la violazione delle tutele preventive, ma nessun dirigente scolastico ha impedito un’azione necessaria. L’unica che ne abbia abusato è stata Aziza, che ha provato ad applicare a tu per tu la sua personalità incattivita e la sua ideologia apatica e anaffettiva. Voleva provare a fare quello che in classe non le riusciva: diventare il focus delle mie attenzioni, dominare la classe con le sue scenate isteriche e aggressive. Prima ha provato a bacchettarmi sul gruppo WhatsApp di classe con genitori, docenti e studenti che ho costruito, rimproverandomi di postare...

Esseri umani in difficoltà / Didattica al serale

«Un giorno non avrai le ragazze, un giorno i ragazzi, e un altro giorno ancora quello che aveva fatto così bene la verifica di matematica è andato e non tornerà più.» (Valeria Parrella, Almarina)   Mauro, lo chiamerò così, ha diciotto anni e lavora in un piccolo supermercato vicino casa mia. Spazza i pavimenti, fa le consegne, si spacca la schiena nel magazzino.  È un mio studente e prima della quarantena ci siamo incontrati qualche volta, quando andavo a fare la spesa, e ci fermavamo a chiacchierare. Ha smesso di venire a lezione da un po’, eppure è uno dei più bravi, almeno nelle mie materie. In più è un rapper bravissimo, un giorno gli ho fatto spiegare la musicalità del verso in classe facendogli cantare uno dei suoi pezzi, c’è stata una standing ovation. È sottile, Mauro, introverso e intelligente, ha scritto un testo rap ispirato a Cavalcanti perché come lui vede nell’amore qualcosa di doloroso e insostenibile per la propria sensibilità. Durante l’ultimo compito in classe di italiano che gli ho visto svolgere, un testo argomentativo, ha avuto un crollo e voleva consegnarmi il foglio dopo quaranta minuti, in bianco. Diceva che non ce la faceva, che non era in grado...

Navigazione locale di cabotaggio a vista con nebbia intensa / A scuola a distanza, in contatto

Tenuto conto delle vacanze di Carnevale, che in Piemonte iniziavano il 21 febbraio, è passato oltre un mese da quando la scuola è stata chiusa per l'emergenza Covid-19 (e io ho iniziato a scrivere queste righe). Prima ancora delle successive chiusure di parti del sistema economico produttivo e delle relative riorganizzazione dell'attività il sistema scuola ha dovuto reagire a un'emergenza inedita, sostanzialmente in base all'autonomia e in base alle indicazioni di orientamento del Miur (questa la nota del 17 marzo).   Non c'è al momento notizia ufficiale, ma è altamente plausibile che non si rientri a scuola prima di maggio; oppure che si prevedano le sole attività di conclusione dell’anno scolastico, cioè scrutini ed esami di Stato; questi ultimi potrebbero avere commissioni composte da membri interni e un presidente esterno, in grado di gestire una situazione congelata e ripresa in modalità d'emergenza; potrebbero prevedere solo una prova orale, semplificando di fatto le procedure delle prove scritte di massa (questo al 26 marzo, momento in cui la ministra Azzolina ha relazionato in Senato). Non si può escludere che gli esami siano sostituiti dallo scrutinio finale del...

Vuoti e pieni / Diario di un’insegnante on-line

Insegno.  Il lavoro, quando può, se può, continua. In qualche modo.  Le lezioni sono online. Si moltiplicano le piattaforme. Su Argo è necessario controllare l’uscita di nuove circolari, tutorial per classroom, per google meet, tutorial pure per avviare la mail istituzionale. E poi ogni consiglio di classe una mail. Provare a organizzarci, un file excel per scandire le lezioni on line.  “Ragazzi magari iniziamo con Skype, che dite? E forse sarebbe meglio che facessimo una chat whatsapp, così vi comunico i codici di accesso per il materiale di classroom in modo piuttosto veloce”. Sono giorni, insomma, di iperconnessione, dove alcuni argini non tengono più: “vi mando un vocale altrimenti non riesco a tenere più il ritmo delle comunicazioni”.  La cattedra: mi viene da ridere, a pensarci.  Altro che cattedra: qui vedono la mia foto profilo whatsapp. E io entro nelle loro stanze da letto, tra i loro poster. Vedo i mobili, intuisco il resto della casa. Mi commuove, la loro vita. Guardarli appena svegli, seduti a un tavolo che non è il banco e con un volto che non riesco più ad associare in maniera così non mediata al loro posto sull’elenco del registro.  –...

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