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@ Ray Tomlinson

Per gli italiani è la chiocciolina, per i russi un cagnolino, i greci ci vedono un papero, i tedeschi una scimmia che afferra un ramo, i coreani un mollusco, i giapponesi un vortice, gli israeliani un dolce arrotolato. Si sta parlando di @. Il suo nome inglese è at ed è diventata famosissima grazie alla posta elettronica. È bastato il gesto di un ingegnere elettronico americano, Raymond Tomlinson, detto Ray, scomparso ieri a 74 anni, che la vide su una telescrivente. Era un semplice carattere sulla tastiera, poco utilizzato e collocato sopra la lettera P. Ray non sapeva che aveva una storia antica, semplicemente gli piacque e per giunta non la usava nessuno. La telescrivente era un modello della American Telephone and Telegraph (AT&T); ma @ era già in circolazione dal 1882. Lo tirò fuori dal mazzo dei segni, come scrive Massimo Arcangeli in un breve saggio, Biografia di una chiocciola. Storia confidenziale di @ (Castelvecchi), e lo espose sulla piazza virtuale nel mese di ottobre del 1971. Scrivere @ è come scrivere “presso”; in italiano: c/o. La sua funzione è di separare in un indirizzo di posta elettronica il nome di chi utilizza (user name) da quello del “contenitore...

Scrivere musica oggi

L'avvento di Internet ha cambiato completamente il modo di pensare la musica sia per chi ascolta che per chi scrive; si tratta probabilmente di un fenomeno unico in tutta la storia e non credo sia ancora possibile comprenderne la portata epocale per chi ha la fortuna (o la sfortuna, a seconda dei punti di vista) di viverlo nella propria contemporaneità. Le somme di questo nuovo approccio al pensiero musicale si tireranno forse tra un secolo, ma intanto non si può fare a meno di notare il divario abissale che esiste tra chi studia composizione oggi e chi ha cominciato anche solo trent'anni fa. Chi appartiene alla mia generazione (quella dei cinquantenni) ricorda bene le code in biblioteca al Conservatorio per poter dare un'occhiata alle partiture contemporanee presenti in archivio, oppure le attese di mesi per riuscire a ottenere una certa partitura in arrivo dall'estero oppure un Cd con qualche novità di musica contemporanea. Oggi la maggior parte degli studenti ha accesso istantaneo a tutto quello che viene prodotto, spesso trasmesso in diretta streaming. Migliaia di partiture sono disponibili gratuitamente online e collegandosi a YouTube o...

Il sito dei morti

I morti sono ormai su internet. Non si parla qui delle biografie di Wikipedia sui personaggi scomparsi, più o meno famosi, ma delle gente comune. In aggiunta alle lapidi di marmo dei cimiteri, c’è da qualche tempo in rete uno sviluppatissimo cimitero virtuale dove è possibile visionare sullo schermo del computer la pagina del defunto. L’idea primigenia è stata della società americana Lindmark International, che a giudicare dalle presenze dei cari estinti è un’azienda in grande espansione. Forse perché ha preso alla lettera una vecchia frase dello scrittore rumeno  Emile Cioran che diceva: “Davanti a quest’ammassarsi di tombe, si direbbe che la gente non abbia altra occupazione che quella di morire”. In effetti, questo è un commercio che non conosce crisi. Il sito web inmiamemoria.com è un’attività commerciale dove si può rintracciare la localizzazione di tombe di amici, conoscenti, parenti su una mappa on-line. A loro si possono lasciare anche omaggi floreali in cui i fiori sono virtuali, ma i soldi sono concreti: un mazzo di crisantemi finti per 90 giorni...

I selfie non fanno male

Nonostante la pratica del selfie sia oggi ormai comune a tutte le classi sociali, in tutto il mondo – Google riporta che nel 2014 le persone hanno scattato circa 93 milioni di selfie al giorno soltanto su telefoni Android (Brandt, 2014) – in Italia continuano a uscire articoli denigratori di questa pratica, che inquadrano il fenomeno come frutto di un carattere narcisista o addirittura come una pratica che può sfociare nella patologia. Il selfie nella narrazione dei media è spesso denigrato e utilizzato come bersaglio (fare alcuni esempi di titoli..). Questa narrazione non è affatto nuova.   I media fanno male! Se passiamo in rassegna la storia dei media, in parallelo alla comparsa di un nuovo strumento di comunicazione è sempre emersa una retorica narrativa che tendeva a patologizzare o a mettere in allarme la popolazione sui rischi di un uso eccessivo di quel mezzo. Se fossimo nel 1890 e potessimo usare Facebook, le bacheche di molti maschi italiani sarebbero piene di articoli ironici sul carattere patologico delle donne delle famiglie borghesi che passano ore al telefono (il nuovo medium dell’epoca) a parlare con le amiche,...

Eco e gli imbecilli

L’occasione era solenne: la quarantesima laurea honoris causa, giusto in Comunicazione e cultura dei media, parte della grande famiglia di Scienze della Comunicazione, il corso di studi che lui stesso, a suo tempo, aveva contribuito a istituire. Lo scenario, se si vuole, è ancora più emblematico: l’Università di Torino che, ben 61 anni orsono, lo aveva fatto dottore, segnando l’esordio della sua fortunata carriera. Mille volte, del resto, il nostro era intervenuto sull’argomento (si veda di recente questa recente intervista a cura di Daniela Panosetti, Apocalittico sarà lei) ora paragonando gli utenti di Internet all’antieroe borgesiano Funes el memorioso, ora facendosi alfiere dello studio a memoria contro l’eterno presente a cui Internet sembrerebbe condannare i suoi utenti a maggior ragione se giovani studenti nativi digitali.   «I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l’...

Prigionieri nella rete?

L'ampia letteratura sul tema del rapporto tra libertà e controllo in Rete si è recentemente arricchita di un nuovo interessante capitolo, mi riferisco al saggio che Giovanni Ziccardi ha pubblicato per Raffaello Cortina. Va subito detto che non siamo di fronte ad alcuna novità sostanziale, nulla dunque viene aggiunto alla narrazione dei fatti che hanno condotto all'affermarsi dell'attuale sistema onnipervasivo di controllo, così come non viene proposta alcuna nuova mappatura del potere e del contropotere in Rete. L'elemento che rende prezioso il saggio di Ziccardi va dunque cercato altrove; si tratta – a mio avviso – della capacità di inserire quei fatti e quelle mappe in un quadro di riferimento giuridico. Proprio l'attenzione alle categorie giuridiche rende l'opera dello studioso italiano un utile approfondimento di altre letture come, ad esempio, del bestseller internazionale nel quale Glenn Greenwald racconta le vicende che hanno trasformato l'informatico statunitense Edward Snowden nel più famoso whistleblower al mondo. Ne rappresenta un completamento ideale, riesce infatti a sistematizzare in un...

Porno nel virtuale

Come ha fatto notare Peter Johnson in un saggio del 1996 dall'emblematico titolo Pornography Drives Technology: Why Not to Censor the Internet, la pornografia è uno dei primi e tra i più creativi contenuti a cui si rivolgono i media emergenti. Alla luce delle forti restrizioni disposte dal Communications Decency Act (1996), Johnson spiega quanto possa essere improduttivo per la società censurare contenuti softcore e hardcore, e compie un excursus tra le forme e i linguaggi mediali del passato, illustrando le intriganti ricadute culturali della diffusione di contenuti pornografici. Dalla diffusione delle forme dialettali alla stampa, dal dagherrotipo alle VHS sino a Internet, la pornografia ha mostrato alle nuove tecnologie le strade da intraprendere.   Così, accanto al linguaggio colto, la lingua vernacolare usata da Boccaccio per i contenuti scatologici del suo Decameron (1351) diede una notevole spinta alla canonizzazione della lingua italiana; e, oltre alla Bibbia, la stampa a caratteri mobili permise a Gargantua e Pantagruel (1532) di Rabelais di raggiungere, nonostante la censura, una vastissima diffusione e di vedere stampate in soli...

Matematica mon amour

Soffriamo ancora dell’antico male di una marginalità delle scienze nel panorama complessivo della nostra cultura; eredità, certo, del classicismo umanistico su cui si sono innestati prima il neoidealismo, liberale e fascista, poi lo storicismo, ma vi sono anche responsabilità degli scienziati, spesso gelosi custodi dei propri saperi, protetti nella clausura sacerdotale di linguaggi specialistici. Uno dei primi meriti degli scritti che Claudio Bartocci ha raccolto in Dimostrare l’impossibile (Cortina 2014) è il richiamo al dovere etico di rendersi comprensibili a tutti: condizione per lo sviluppo del sapere (e della civiltà) è “fare uso pubblico della propria ragione” (Kant), senza soggiacere a coercizioni esterne. Del resto, proprio le innovazioni delle tecnologie informatiche affidano il futuro dei saperi alla condivisione. Il matematico inglese Tim Gowers decise nel 2009 di proporre in rete un difficile problema di combinatoria e furono le risposte dei lettori a condurre alla soluzione; esperimento di intelligenza collettiva, rilevante soprattutto nella prospettiva dell’etica della ricerca scientifica. La...

Orrore

Il primo è stato il fotoreporter americano James Foley. Poi nell’arco di un mese sono stati decapitati il reporter statunitense, Steven Sotoff, e il cooperante scozzese David Haines. Il rito pressoché identico prevede che il condannato sia vestito di un camicione arancione, mentre il boia è in nero, con il capo e il viso occultati. Tiene in mano un coltello esibito come strumento di morte. La decapitazione ha generato un immediato senso di orrore lasciando attonita e stupefatta l’intera platea televisiva occidentale e il popolo del web. Le immagini della decollazione sono state viste da milioni di persone e commentate da giornali, televisioni, siti internet. Un commando di Talebani entra in una scuola in Pakistan, a Peshwar e uccide a freddo 132 bambini e i loro insegnanti, come a Beslan, per poi essere ucciso a sua volta dalle forze di sicurezza. Non è finita lì. Da vari mesi è un susseguirsi di sgozzamenti, decapitazioni, eccidi. Altri bambini la cui colpa era di aver assistito a una partita di calcio. L’ISIS, lo stato islamico, o Califfato, come si è autoproclamato, continua imperterrito la strage. Fino al...

Bolle, bachi e pesci rossi

Era il 1999, stavo terminando la stesura di Chi non legge questo libro è un imbecille. L'intelligenza artificiale si sviluppava e diffondeva con crescente rapidità. Non era difficile prevedere due effetti collaterali. In primo luogo, poiché sappiamo che il computer è un cretino molto specializzato, il rapido incremento della stupidità artificiale. In secondo luogo, un parallelo incremento di tutte le forme di idiozia generate dalla fallace interazione tra esseri umani e macchine pensanti.   In quella fine millennio, stava per esplodere la “Dot-com Bubble”, la grande bolla di internet. Gli indici di borsa di tutto il mondo salivano da tempo, impennandosi, a partire dal NASDAQ, l'indice delle aziende tecnologiche, anche se le start-up attive in rete fatturavano pochi dollari e registravano a bilancio perdite colossali ogni anno. Ma c'era qualcosa nell'aria, lo sapevamo: i computer e la rete rappresentavano il futuro, sfondavano una nuova frontiera che si apriva su un Far West infinito e virtuale da colonizzare. Scommettere sul settore appariva dunque una scelta perfettamente razionale, come investire nelle...

Carlo Ratti. Architettura Open Source

L'ingegnere e architetto italiano Carlo Ratti (1971), formatosi presso il MIT di Boston US dove oggi insegna e è direttore del MIT Senseable City Lab (2004), propone un testo dedicato al concetto di open source applicato alla disciplina architettonica, Architettura Open Source (Einaudi, 2014).   A seguito dell'occasione offerta dalla rivista di architettura Domus di scrivere un editoriale sull'open source in architettura – rivista guidata nel 2011 da Joseph Grima – l'autore riprende i temi e la forma di quella prima stesura per ampliarli e affidarli a un medium più tradizionale e duraturo. Per la scrittura Ratti abbraccia la tecnica "aperta" di invitare alcuni critici a contribuire liberamente ai contenuti del testo, via posta tradizionale, Google Documents, email o videoconferenza. Figurano pertanto tra i co-autori o co-curatori anche Matthew Claudel, Ethel Baraona Pohl, Assaf Biderman, Michele Bonino, Ricky Burdett, Pierre-Alain Croset, Keller Easterling, Giuliano da Empoli, Joseph Grima, John Habraken, Alex Haw, Hans Ulrich Obrist, Alastair Parvin, Antoine Picon, Tamar Shafrir. Il libro presenta una critica molto aspra...

Ricerca e rete

La tecnologia ha spesso giocato un ruolo importante nella nascita di una nuova scienza o nella morte di un’altra: l’improvvisa disponibilità di nuove tecniche di indagine e di raccolta stimola prevedibilmente la costruzione di differenti modelli interpretativi. In effetti oggi è l’intero ambito delle Humanities a essere posto in questione, sollecitato e rimodellato dalle tecnologie digitali. Lo spostamento dal supporto cartaceo al digitale ha conseguenze decisive sul modo in cui leggiamo, annotiamo, memorizziamo un testo, e influisce in modo ancora oggi scarsamente indagato sulle nostre modalità di attenzione.   Interessato all’esplorazione delle potenzialità della realtà virtuale, musicista e programmatore, Jaron Lanier si occupa da tempo di diritti d’autore e economia della Rete. In La dignità ai tempi di internet riflette sulla deriva ultraconcentrazionaria della Rete e le sue conseguenze sulla “classe media”. Sviluppatasi come luminosa utopia, la gratuità dei contenuti online si è risolta in una devastante distruzione di ricchezza per i produttori – i “creativi...

Il crowdfunding: alla ricerca di una definizione

Sul crowdfunding esiste ancora, nel nostro paese, molta confusione; c'è chi lo riduce a elemosina e chi non ci vede niente di più di una colletta tra amici, nonostante non manchino note esperienze di successo, com'è il caso di Io sto con la sposa. Appena pubblicato per Egea, Crowdfunding. La via collaborativa all'imprenditorialità, è un testo che intende offrire uno sguardo panoramico su questo tipo di esperienza, raccontando le storie di chi si è mosso per primo in Italia e all'estero e fornendo una serie di analisi e considerazioni utili. Ne pubblichiamo qui un brano tratto dal primo capitolo.   «Crowdfunding» è un termine entrato nel nostro lessico da pochi anni: difficile da pronunciare, impossibile da tradurre, si sta facendo strada nel vocabolario dei nuovi modi di lavorare e di fare impresa che vanno sotto il cappello di «sharing economy». Nel marzo 2013 l’Economist ha dedicato la copertina a questo fenomeno. Le forme tradizionali attraverso cui le persone entrano in possesso delle risorse che servono alla loro sussistenza sono tre: lo scambio di mercato, la...

Diritti d'autore su tutto e per tutti, anche per l'aldilà

Ma davvero! Il bello della rete è che le cose circolano anonime anche quando sono accompagnate da nomi e altre specifiche di realtà e proprietà. Che ogni frase, ritmo o idea può essere di ciascuno non essendo di nessuno. Basta prendere e copiare, con qualche leggera modifica semmai. Basta una traduzione, un adattamento e, appunto, per un attimo qualsiasi cosa può diventare di quell'uno specifico, prima di tornare a essere di tutti. O può essere di ciascuno, cioè individualmente di tutti quelli che ne fanno uso, proprio mentre e perché è di tutti. (Anche se spesso queste riprese non sono effettuate per qualche loro valore di verità, se non di facciata, per uno scintillio che può abbacinare, o ferire, per un istante, ma per farsene belli, incollandosene addosso il riverbero ma non la responsabilità, quando invece si può e si dovrebbe appunto lì mettere la firma, non per metterci sopra il cappello, e le mani, ma per indicarne l'assunzione in proprio, la volontà di risponderne.)     Come avviene per le parole. C'è qualcuno che può dire, per...

Sònar Festival

Si è conclusa sabato scorso la ventunesima edizione del Sònar, festival di musica elettronica e arte multimedia nato e cresciuto a Barcellona, con la direzione di Ricard Robles, Sergi Caballero ed Enric Palau che lo hanno fondato nel 1994.   L’evento è da sempre strutturato in due parti, una diurna più dedicata all’ascolto e una notturna danzereccia. Il Sònar de dia dall’anno scorso ha cambiato location. Ha perso uno spazio emblematico e affascinante come il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona, che fin dall’inizio lo ha ospitato contribuendo a formarne il carattere. La tendenza a percepire la musica come medium tra gli altri, legato a linguaggio video, interazione e tecnologia, emergeva in modo naturale, differenziando il Sònar da qualsiasi altro festival di musica elettronica. Ora il day si tiene al polo fieristico alle spalle di Plaça de Espanya, ai piedi del Montjuic (Fira Barcelona Montjuïc). Bisogna dire però che lo spostamento ha centrato diversi obbiettivi. Ha permesso di superare l’effetto ressa che si creava spesso nei locali del CCCB al Raval. Non solo ha...

Jumpinshark. Il web e l’arte della manutenzione della notizia

Quando ho letto degli 800 licenziamenti in Rcs la mia reazione è stata (prima di pensare alla crisi del giornalismo, al futuro di quei redattori e tecnici dell’editoria presto disoccupati, alla scomparsa di quelle riviste e ad altre cose prettamente demoralizzanti): nelle redazioni di Rcs lavorano più di 800 persone? Così tante? Ora, so che non si tratta solo di giornalisti, ma anche di grafici, photoeditor e quant’altro, ma possibile che ancora nel 2013 si pensi che per fare un quotidiano servano così tante persone?   Ho avuto modo di leggere Il web e l’arte della manutenzione della notizia di Alessandro Gazoia aka Jumpinshark e questa mia domanda ha trovato risposta. “No” quella molto breve, ma vale davvero la pena approfondire leggendo questo ebook che spiega in maniera semplice e chiara anche per i non addetti ai lavori in che situazione si trova oggi l’informazione italiana. Informazione che ormai passa solo da internet e dai tanti siti, come Il Post, Lettera43 e Huffington Post che lì sono nati e guadagnano lettori a scapito dei vecchi colossi di carta.   Questi ultimi, con il loro...

Il lato oscuro della rete. Intervista a Michel Bauwens

Giovedì 14 febbraio un gruppo di ricercatori peer-to-peer ha invitato Michel Bauwens a parlare al Piano Terra, lo spazio occupato da una rete di attivisti dei quali fanno parte anche Off Topic, Rete San Precario Milano, NoExpo e Autoconvocati. Il giorno dopo, sarebbe stato ospite di una piccola conferenza in stile TEDx organizzata all’interno della fiera della Borsa Italiana del Turismo (BIT) dal padiglione del Friuli Venezia Giulia. In altri termini, Bauwens è passato nel giro di 24 ore da un incontro con una parte del Movimento milanese ad un evento di marketing territoriale che, seppur innovativo, rientra assolutamente nelle regole del “sistema”. Cosa ancora più interessante, Bauwens ha parlato di molti degli stessi argomenti in entrambe le occasioni: di come, cioè, in molti luoghi del mondo stiano emergendo reti di produzione auto-organizzate “tra pari” che producono beni materiali o immateriali secondo logiche diverse da quelle del capitalismo classico.   Oggi è un dato di fatto che l’enciclopedia per definizione non è più la Britannica ma Wikipedia, prodotta collaborativamente e...

La rete che lavora

Si chiama La Rete Che Lavora ed è un libro (edito da Egea) scritto da Ivana Pais, sociologa economica dell’Università Cattolica di Milano, studiosa di lavoro e reti sociali. È un contributo importante per comprendere le dinamiche di quell’oggetto ormai quasi intangibile, il lavoro, la cui ricerca e le cui pratiche sempre più passano attraverso la rete – e ritorno, come scrive l’autrice.   La premessa cruciale è che in questo libro si parla di rete in senso ampio: c’è il Web, certamente, ma c’è anche e soprattutto la rete come entità organizzativa, in quanto è nella forma della rete che i “nuovi lavoratori” costruiscono le proprie identità lavorative. Su questa linea l’autrice discute e argomenta, attraverso un nutrito numero di esempi, la tesi secondo cui per capire a fondo il lavoro postindustriale sfuggente ed “in frantumi” che caratterizza la contemporaneità è necessario descrivere e raccontare le storie e le esperienze del lavoro che cambia, e quindi sviscerare a fondo le narrative delle nuove forme di lavoro che...

La condivisione all’epoca della crisi

All’inizio di ottobre, stando al “Wall Street Journal”, Facebook ha superato il miliardo di utenti. Quante volte viene cliccato il pulsante “condividi” da questo numero esorbitante di persone? Non ci è dato saperlo. Ma è certo che, anche grazie al social network di Zuckerberg, l’idea della condivisione è entrata in modo prepotente nella vita di una persona su sette su questo pianeta, che quotidianamente usa quel pulsante per mettere in circolazione un numero incalcolabile di link, immagini, testi e video. Nel giro di pochissimi anni, “condivisione” è divenuta una della parole-chiave della contemporaneità.   Il successo del pulsante di Facebook è solo la consacrazione presso il grandissimo pubblico di una pratica di condivisione dell’informazione che è la colonna portante delle culture digitali fin dalla loro nascita. È proprio la condivisione attraverso Internet che ha decretato la fine delle industrie culturali novecentesche così come le conoscevamo, tramite le piattaforme di “file sharing”. Queste strutture distribuite (Gnutella, Bittorrent...

Ragazzo, per sopravvivere scrivi!

Ragazzo, non fare il giornalista!, il mio primo articolo pubblicato da doppiozero, ha creato una vivace discussione fra i commenti e ha avuto il suo momento di gloria sui social network. Indicativo come anche i giornalisti più esperti e formatisi nel passato abbiano concordato con quanto scritto, sintomo di un cambiamento nel mondo del giornalismo che, soprattutto dall’interno, è stato notato da tutti. La polemica sui blogger non pagati all’Huffington Post ha fomentato la conversazione sulla crisi economica dell’informazione, ma nessuno pare conoscere la via per risolverla.   Comunque bando alle ciance: avevo promesso di svelare la soluzione personale trovata al problema del lavoro per chi ha come punto di forza l’italiano e ora mi appresto a spiegarla.   Lungi da me, nel primo articolo, dare la colpa della morte della figura del giornalista (nb: non del giornalismo) a internet. Come si può dare un risvolto così negativo a una tale innovazione?   A parte il giornalismo, internet ha cambiato il modo di stare sul mercato di tutte le aziende. Dalla catena di supermercati alla casa di moda, ogni settore...

Le idee non valgono niente

Le idee non valgono niente. Letteralmente. Eppure la retorica delle buone idee prolifera: avere idee sarebbe l’unica strada possibile verso l’innovazione, e quindi per l’uscita dalla crisi sociale ed economica che non sembra volersene andare più. Capita sempre più spesso di sentire frasi come: “Mi alleno ad avere almeno una buona idea a settimana”. Tutti vogliono essere speciali, tutti vogliono avere idee speciali ed una chance di essere un genio, anche solo per 15 minuti. Questo grande quadro naif della creatività ha come figure centrali i guru-imprenditori della tecnologia: è grazie alle idee che le nuove popstar Steve Jobs, Bill Gates e Mark Zuckerberg sarebbero diventate gli artefici del mondo in cui viviamo.   Quello che sembra sfuggire a molti è il fatto che le buone idee oggi si trovano dappertutto: strabordano dai gruppi di discussione su Facebook; vengono sparate al ritmo di 140 caratteri su Twitter; vengono prodotte e rilanciate dai blog di decine di migliaia di media guru, opinionisti ed esperti. Secondo Kevin Kelly, fondatore di Wired e tra gli osservatori più autorevoli dei mondi digitali...

L’economia etica

Che tipo di sviluppo possiamo immaginarci dopo la società industriale? È palese che il paradigma industriale/consumista che abbiamo ereditato dal Novecento è ormai in crisi. I mercati sono saturi; i margini di profitto si stanno ritraendo; l’ideale di una perenne crescita consumista sta perdendo legittimità; negli ultimi trent’anni, i capitali si sono spostati sempre di più verso i mercati finanziari. In altre parole, il paradigma industriale mostra tutti i sintomi che lo storico Giovanni Arrighi ha identificato come segni della fine di un ciclo d’accumulazione. Come Adam Smith alla fine del Settecento e Henry Ford nei primi del Novecento, dovremo essere in grado di intravedere i primi segni di un nuovo modello.   La molteplicità di pratiche che rientra nel campo dell’innovazione sociale si organizza secondo due tendenze che risultano dalle nuove tecnologie d’informazione e comunicazione: la riduzione dei costi di transazione e la riduzione della scala ottimale per la produzione materiale. Con Internet - e particolarmente con i media sociali - l’organizzazione di processi di produzione e...

Pazienza. Per Roberto Roversi

Il tuo destino è oscuro Italia trenta, trenta. Ogni viottolo un tumulo d’antichi guerrieri ogni cima una fortezza abbandonata nelle vallate cunicoli di trincee mani di vecchi soldati affiorano fra i sassi. Con il fuoco nel cuore e il suono dolente di una campana all’orecchio. Chi vincerà le tue battaglie? Ancora una volta per te? Il futuro ti aspetta…   Termina così – in prospettiva futura, con punti interrogativi e punti di sospensione – l’ultimo dei trenta pannelli che scandiscono la quarta e ultima parte dell’Italia sepolta sotto la neve, il poema cui Roberto Roversi lavorava da un trentennio circa: uscita nel giugno del 2011, ad Ascoli, per l’incondita sigla Sigismundus animata dal giovane poeta Davide Nota. Il titolo suona Trenta miserie d’Italia. In copertina (ma non al frontespizio), un’indicazione di quelle in genere relegate, a caratteri piccoli, in coda al colophon: “duecento esemplari numerati e firmati”. Quasi uno slogan: a segnalare subito, non senza fierezza, la più notoria “differenza”...

Aboliamo le tesine di maturità

Ultimata la lettura e, per così dire, la discussione delle tesine di maturità, congedati i candidati e i commissari d’esame, pubblicati gli esiti, si va in vacanza con alcune fragili certezze.   Liceo delle Scienze Sociali. Una ricca città del Nord. Innanzitutto gli uomini del ‘900 erano degli inetti, a causa della perdita dell’identità, certamente, ma lo zampino ce l’hanno messo anche la scoperta dell’inconscio e l’alienazione della società di massa; la società occidentale ha superato la sfida dei totalitarismi, nonostante i milioni di vittime di svariati stermini, ed ha imboccato la strada maestra della democrazia; devianza, violenza, razzismo e xenofobia restano in agguato, ma scuola, famiglia e volontariato vigilano e fanno ben sperare. Nonostante le multinazionali e la globalizzazione. E il divario Nord-Sud del mondo.   Letteratura Italiana e lingue straniere: gli autori e i personaggi a scadenza illimitata restano D’Annunzio, Svevo e Pirandello, a tratti Montale, Andrea Sperelli, Zeno Cosini, Mattia Pascal e Vitangelo Moscarda, Gavroche e la Madeleine, Emma Bovary, Le...