Categorie

Elenco articoli con tag:

performance

(40 risultati)

Biennale Danza: la città risvegliata

Occupano lo spazio con levità nella grande sala delle colonne di Ca’ Giustinian. Sulle note del Bolero di Ravel si slanciano a due a due, a tre, soli a scoprire lo spazio, a giravoltare, a creare immagini con leggerezza e farle svanire, proiettati e risucchiati dalla forza magnetica di una porta. Sei bambine e un bambino. Compunti, qualcuno con un indecifrabile sorriso (compiacimento? scherzo? gioco? impegno?).   Cristina Rizzo, Bolero. Photo Akiko Myiakepg   Bolerò di Cristina Rizzo è la prima istantanea che cogliamo dalla Biennale Danza di Venezia diretta da Virgilio Sieni, un vero festival quest’anno, dopo l’esperienza principalmente laboratoriale del College nel giugno 2013. Poi incontriamo in Campo Sant’Angelo un incantato angolo definito Boschetto: due Cappuccetti rosso (Ramona Cuia e Sara Sguotti) si celano tra erba e cespugli di una scenografica macchia tra le pietre. Si imitano, si invidiano, si inseguono, si specchiano l’una nell’altra, con movimenti lenti. Guardano stupite il pubblico.   Fanno guardare il loro smarrimento in quel surrogato di bosco urbano, tradotto in pose intrecciate, in...

Sònar Festival

Si è conclusa sabato scorso la ventunesima edizione del Sònar, festival di musica elettronica e arte multimedia nato e cresciuto a Barcellona, con la direzione di Ricard Robles, Sergi Caballero ed Enric Palau che lo hanno fondato nel 1994.   L’evento è da sempre strutturato in due parti, una diurna più dedicata all’ascolto e una notturna danzereccia. Il Sònar de dia dall’anno scorso ha cambiato location. Ha perso uno spazio emblematico e affascinante come il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona, che fin dall’inizio lo ha ospitato contribuendo a formarne il carattere. La tendenza a percepire la musica come medium tra gli altri, legato a linguaggio video, interazione e tecnologia, emergeva in modo naturale, differenziando il Sònar da qualsiasi altro festival di musica elettronica. Ora il day si tiene al polo fieristico alle spalle di Plaça de Espanya, ai piedi del Montjuic (Fira Barcelona Montjuïc). Bisogna dire però che lo spostamento ha centrato diversi obbiettivi. Ha permesso di superare l’effetto ressa che si creava spesso nei locali del CCCB al Raval. Non solo ha...

Biennale di Berlino 2014

Ha inaugurato a fine maggio l’ottava edizione della Biennale di Berlino. Sin dal 1998, la manifestazione tedesca coinvolge decine di artisti provenienti da tutte le aree geografiche in un mosaico di immagini e eventi dislocati per la città, facendo del recupero degli spazi dismessi e del carattere internazionale uno dei suoi tratti distintivi. Vetrina della ricostruzione culturale ed economica tedesca postunificazione, i contenuti della Biennale, al di là della selezione di opere e artisti o delle intenzioni curatoriali, si giocano inevitabilmente anche sulla scelta degli spazi che l’hanno ospitata nel corso degli anni.   L’essere stata teatro degli eventi storici che hanno riguardato gli equilibri internazionali per tutta la seconda metà del secolo scorso, fa di Berlino uno scenario forse troppo ingombrante per non considerarne il valore simbolico. Sarà per questo che una vocazione politica della Biennale, sia pure in forme diverse, non è stata mai assente?   Il curatore di quest’anno è Juan A. Gaitán. Di origini canadesi e colombiane, vive tra Città del Messico e Berlino, incarna l...

L.A.W. (Live Arts Week) #2014

Quest'anno ho finalmente conosciuto Gianni Peng. Volutamente non ho cercato di comprendere i suoi intenti, convincendomi che l'importante fosse farsi trascinare e sommergere in quello che ogni anno porta a Bologna durante L.A.W. (Live Arts Week), il cui titolo indica già di che tipo di “contenitore” si tratti. Se si vuole chiamare Festival, può andar bene, il formato è quello, ma più che altro è proprio una settimana, cioè un tempo presente, in cui si susseguono, s'intrecciano, si conoscono artisti visivi, performers e sound designers di varia provenienza.   Uno degli obiettivi della direzione artistica è la volontà di collocarsi nell'utopia. Un'utopia, di nuovo, dichiaratamente del tempo presente, ma non necessariamente del “contemporaneo”, perché anche su questo concetto il dibattito è lasciato aperto. Una serie di eventi, dunque, quelli frequentati da e con Gianni Peng, che non vuole mettere punti, non vuole stabilire confini, non ha dettami. Semplicemente crea uno spazio di condivisione, unico filo rosso tra le performances che hanno abitato il pian terreno...

Warburghiana

Quale finissage della mostra “Il pathos delle forme” in corso alla Galleria Milano, di Milano, il gruppo Warburghiana mette in scena il IV concerto sinottico che riassume in forma di spettacolo i temi sviluppati in mostra con altre idee in progressione. Il concerto è una sequenza di interventi teorici, teatrali, musicali e video.   15 novembre 2012 ore 19.30. Inizio alle ore 19. Durata di 22’.   Entrée- 45” Jimmie Durham, Nature morte - 2’ Elio Grazioli, Il pathos delle forme - 3’ Gianluca Codeghini, Keep watch - 5” Aurelio Andrighetto, La sfera senza requie - 3’ Elio Grazioli, Diciamo così I - 1’ Dario Bellini e Gianluca Codeghini, Crudeltà inaudite - 2’ 10” + Gianluca Codeghini noise / Paolo Romano double bass - 3’40” Warburghiana, Indicare - 9” Aurelio Andrighetto e Giulio Calegari, Città visibili e invisibili - 57” Elio Grazioli, Diciamo così II - 1’ Carlo Dell’Acqua, Pensierini - 38” Dario Bellini, In morte di Riccardo II, con Marco Bragalini Dadda - 3...

Nikhil Chopra. Inside Out

Ciò che rimane della performance Inside Out di Nikhil Chopra - tenutasi lo scorso aprile e ospitata da Galleria Continua a San Gimignano nello spazio espositivo in Arco dei Becci - è la stanza al piano terra di un palazzo del centro storico medievale, abitazione dell’artista per 99 ore.   Entrando, la stanza sembra rimasta così com’era un istante dopo la sua partenza. Le sue cose, quelle usate durante la permanenza, sono ancora in giro: le spezie, gli indumenti, teli di varie stoffe. Le tracce della presenza di Chopra nella stanza-installazione, visitabile al pubblico fino al 15 settembre, trasmettono un senso di inguaribile mancanza e una nostalgia profonda per il suo temporaneo inquilino.     Il pavimento del vano, in pietra e piuttosto spartano, è cosparso di tessuti colorati. C’è del cibo, appoggiato su una cassapanca. Un affresco della vista di San Gimignano sulla parete, pochissimi mobili in legno, utensili, il copricapo e la veste - in stile medievale e decorata con un disegno delle torri del paese - indossata dall’artista durante le 99 ore. Un materasso è posizionato in un...

Chez Serge, per un’arte quotidiana

Non è nuovo alle scene italiane il teatro di Philippe Quesne: quest’anno alcuni dei maggiori festival si sono contesi la sua compagnia. Vivarium Studio - un vero e proprio atelier di artisti visivi, attori e musicisti - è stato già ospitato a Drodesera, Bmotion e rimarrà nei paraggi con L’effet de Serge per il Festival di Terni e per Contemporanea a Prato. Ma basta dare uno sguardo al sito della compagnia per accorgersi che l’ensemble francese è richiesto in tutto il mondo.   A Roma Quesne si è inserito perfettamente nel programma di Short Theatre con lo spettacolo scritto per Gaëtan Vourc’h, attore in grado di interpretare con intelligenza e leggerezza un’idea apparentemente semplice: Serge è un uomo ancora giovane, alto e timido, con pochi amici (forse meglio definirli conoscenti) e una curiosa concezione dello spettacolo. Serge ogni domenica invita delle persone ad assistere a una performance: ma il termine tecnico lo utilizziamo noi, per lui basta effet.   L'Effet de Serge, foto di Martin Argyroglo.   Nel grande soggiorno che dal giardino si lascia scrutare con...

Una conversazione con Fabio Mauri / Senza paura del buio

Ho incontrato Fabio Mauri a Roma, nella sua casa di Piazza Navona, nel gennaio del 2007. Stava lavorando all’opera che avrebbe poi esposto pochi mesi dopo all’Hangar Bicocca di Milano in una mostra intitolata Not Afraid of the Dark. Era la prima volta che lo intervistavo, anche se avevo ascoltato molte volte dalla sua bella voce profonda i racconti di una vita fuori dal comune, trascorsa a stretto contatto con i più importanti artisti e intellettuali nei decenni chiave del secondo dopoguerra italiano. Artista, critico, editore, insegnante, fondatore di riviste ormai storiche (“Quindici”, “La città di Riga”), a quasi 82 anni non aveva perso nulla della curiosità per le cose nuove, del rigore e anche di quella cifra inconfondibile, fatta di precisione, inadattabilità e acutezza di sguardo, che lo aveva sempre accompagnato.   Fabio Mauri ha rappresentato in Italia un modello di artista-intellettuale largamente in anticipo sui suoi tempi, impegnato in un dialogo senza remore con la storia, la cultura della modernità e le sue fatali contraddizioni. In lui sensibilità religiosa, vocazione artistica, dandysmo, sottigliezza intellettuale, inclinazione didattica e capacità...

Nel Regno del Kitsch

Una grande giostra da Luna Park composta di tazzine color rosso scuro su cui ci si può sedere a coppie e al centro una caffettiera azzurra; tutto intorno, dentro ampie feritoie bianche, sono esposti piccoli oggetti: occhiali, statuine di gesso, Torre di Pisa e Torre Eiffel, orologio a cucù, automobiline americane, segnatempo a forma di corallo, equini di porcellana, portafoto arabescati, composizioni di conchiglie, palle di vetro, candele, scarpe, cappelli, portalampade femminili, e altro ancora. Siamo nel Regno del Kitsch, all’interno della Triennale, nelle sale di una mostra, Kitsch. Oggi il kitsch, e il sovrano di questo impero del “cattivo gusto” è un signore centenario, Gillo Dorfles, laureato in medicina nei primi decenni del XX secolo, con specializzazione in psichiatria.   Quarantaquattro anni fa, nel novembre del 1968, nel bel mezzo della contestazione studentesca, il critico d’arte mandava in libreria un volume diventato ben presto cult, Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, edito da Mazzotta, dove insieme ai contributi di studiosi come Herman Broch e Clement Greenberg, che del Kitsch avevano scritto negli anni...

Marcello Maloberti. Blitz

3,2,1, via, si parte. Ventisette persone, uomini e donne, si preparano ad entrare in scena. A passo svelto si posizionano ciascuna di fronte al proprio animale: una pantera nera di ceramica riprodotta in scala uno a uno, che rifulge sotto la luce al neon della stanza.     La tensione si fa spessa, gli uomini stanno immobili, imperscrutabili, lo sguardo è fisso di fronte a loro. Pochi secondi e le ginocchia si piegano, le braccia tendono verso l’animale, si aprono per raccoglierlo e sollevarlo in alto sopra le proprie teste. Un lasso di tempo piccolissimo, tra questa azione e la seguente con cui, all’unisono, le bestie vengono scaraventate a terra, tutte assieme a formare un boato, un urlo che si dipana in eco, raggiungendo le orecchie più lontane del pubblico tramortito. Maloberti dirige l’azione. Come un direttore d’orchestra, muove la mano ad accompagnare la sequenza. Bastano pochi secondi, per trasformare la sala Eneldel MACRO di Roma, in una cacofonia di suoni e azioni. Le pantere ridotte in frantumi vengono saccheggiate, ognuno cerca un pezzo da infilare nella borsetta, nelle sacche dei pantaloni; è la reazione...

Being Luigi Ontani

Il 27 maggio si chiude alla Kunsthalle di Berna la mostra “BernErmEtica”, terza incarnazione ­ dopo il Castello di Rivoli e Le Consortium di Digione del progetto “CoacerVolubilEllittico” curato da Andrea Bellini. Per le edizioni JRP Ringier di Zurigo è appena uscito il catalogo curato da Marianna Vecellio, dal quale riproduciamo il testo di Andrea Cortellessa.     Quella della dischiusura, cui invita Andrea Bellini col suo progetto delle Scatole viventi, mi pare l’immagine più calzante per tentare di definire quella strana cosa che pratico ormai da quindici anni senza mai averci riflettuto, temo, a sufficienza. Parlo della critica. E non è un caso che questo stimolo venga da una “situazione” per me, per così dire, extraterritoriale: dall’ambito delle arti visive, cioè, e non da quello in cui mi sono formato – che è la letteratura. Come se muovendoci in un territorio che non ci è famigliare non potessimo evitare di interrogarci su quanto in esso vi sia in comune con casa nostra – oltre che, com’è ovvio, su quanto ne differisca (secondo la...

Gina Pane, mode d’emploi

Da una decina d’anni la figura e l’opera di Gina Pane (1939-90) sono al centro di un significativo lavoro critico ed espositivo, grazie anche agli sforzi dell’instancabile Anne Marchand, compagna di vita dell’artista. Nel 2003 escono i suoi scritti, Lettre à un(e) inconnu(e), per le edizioni dell’ENSBA; nel 2005 il Centre Pompidou organizza la personale Terre-Artiste-Ciel; nel 2008 è la volta di Situation idéale al Musée des Beaux-arts di Nantes. Mancava un segnale dall’Italia. Eccolo: la straordinaria retrospettiva al MART di Rovereto, È per amore vostro: l’altro (fino all’8 luglio), credo la più completa mai allestita, con oltre 160 opere, accompagnata da un catalogo-monografia di Sophie Duplaix. Tante le suggestioni suscitate dalla visione e dalla lettura, da cui ricavo qualche lemma, per quanto possibile in ordine cronologico.   SCULTURA. Per chi, in prima battuta, associa il lavoro di Gina Pane al corpo sanguinante, la prima sala è uno choc: sculture di elezione minimalista, disegni geometrici proiettati nello spazio. Eppure non è la geometria ad imporsi ma i...

Reversibilità

C’è una mostra a Milano in questo momento, allo spazio Peep-hole, intitolata Reversibility - A theatre of de-creation, ideata e curata da Pierre Bal-Blanc. Già il titolo è suggestivo, perché della reversibilità dà la versione non della freccia che rovescia l’entropia ma della continua interconnessione tra creazione e de-creazione, che non è distruzione appunto, suo opposto, ma smontaggio, decostruzione, come ormai si usa dire.   La mostra è composta da diverse opere di vari artisti ambientate tra loro, con speciale attenzione allo spazio, alla sua storia (prima di essere Peep-hole era già stata una galleria d’arte, poi un appartamento e di nuovo una galleria – e ora di nuovo qualcos’altro perché Peep-hole è costretta a trasferirsi dopo questa mostra). Tra tutte le opere ve ne sono due fotografiche, che hanno attratto subito la mia attenzione.   La prima, nella prima stanza, è dell’artista Sanja Ivekovic, che ha accostato-mescolato immagini sue personali, della sua vita privata, in atteggiamenti affettuosi con il suo compagno, e immagini di...

Sono apparso alla Madonna

Sono apparso alla Madonna, diceva Carmelo Bene. Mi è tornato in mente spesso, in questi giorni di bombardamento mediatico su The Abramović Method al PAC di Milano e sulla fitta tournée cittadina dell’artista, tra conferenze pubbliche, passaggi televisivi, proiezioni e cene vip. Dove molti, oltre a chiamarla solo per nome, come Marilyn, sembravano affannarsi a baciarle l’orlo della gonna. In mostra, del resto, c’è l’autoritratto The Kitchen (2009), con Abramović in versione levitante e ascensionale, in omaggio a Santa Teresa d’Avila (anche se, vista l’inclinazione a dispensare esercizi spirituali, forse Ignazio da Loyola sarebbe stato meglio). Ad aumentarne l’aura sacrale, titoli come: regina, papessa, gran sacerdotessa, sciamana. E così, farsi immortalare al suo fianco, ha assunto subito il fascino del santino glam.     Abramović è un’artista meritatamente famosa. Con la retrospettiva di due anni fa al MoMA di New York, la prima del museo a esporre performance permanenti, come fossero sculture, e soprattutto con il blockbuster The Artist Is Present - che ne ha occupato l’...

L’eredità mutata di segno: happenings e situazionismo

Gli studiosi hanno ampiamente evidenziato la continuità ideale tra gli spettacoli delle avanguardie storiche e gli happenings che cominciano a svolgersi negli Usa e poi in Europa tra gli anni cinquanta e sessanta. In primo luogo si tratta di un’arte fisica, vicina al teatro, che vuole coinvolgere e colpire il pubblico convinta della necessità di superare gli steccati angusti di un oggetto artistico per pochi da contemplare in uno spazio separato. Di qui la riproposizione di un’idea antagonista che rifiuta le concezioni correnti del dipinto e della scultura per quanto evolute. Una vicinanza agli spettatori parallela a quella propagandata, per lo meno quanto ai soggetti, dalla coeva Pop Art, la quale ha del resto spesso quali protagonisti gli stessi organizzatori di performance. Le esperienze anche molto diverse fra loro degli happenings internazionali, in parte coordinati all’inizio degli anni Sessanta dal movimento Fluxus, prevedono tutte un’invasione del quotidiano per creare destabilizzazione e cambiamento nello spettatore.   Un altro elemento comune con il Futurismo e con Dada consiste, per lo meno quanto ad esempio ai Vaudeville...

Se puoi cucinare una torta, puoi fare una bomba

“If you can bake a cake, you can make a bomb”. Così recitava uno slogan messo in circolazione durante la Seconda Guerra Mondiale dal governo statunitense, bisognoso di reclutare manodopera femminile da destinare alle fabbriche di munizioni. Adottata poi da diversi movimenti femministi, questa ironica e iconica frase (spesso circola sotto forma di immagine: una donna pensosa sullo sfondo di formule matematiche) è anche un’involontaria celebrazione della potenza delle istruzioni. Le ricette di cucina infatti non sono poi così diverse dagli algoritmi; tanto che per spiegare come funziona concettualmente un software spesso si mostra agli studenti un diagramma di flusso che schematizza la preparazione di una... torta al cioccolato.   Una serie ordinata (e finita) di passi semplici e non ambigui volta alla soluzione di un problema. Questa la definizione canonica dell’algoritmo, vera e propria forma simbolica del nostro tempo, scandito e regolato da migliaia di “processi”: nient’altro che set di istruzioni impartite alle macchine sotto forma di software. L’onnipresenza di quest’ultimo – che...