Categorie

Elenco articoli con tag:

ricordo

(51 risultati)

Laura Pugno. La caccia

Ho sempre pensato al mondo di Laura Pugno come a una piccola scatola nera da cui, se un giorno ci fosse un disastro, ciascuno di noi – suoi lettori – potrebbe estrarre un oggetto, per esempio un alimento, o un animale, o anche una sensazione, e con quell’oggetto saprebbe automaticamente cosa farci, senza bisogno di istruzioni. Sarebbe un oggetto – o un animale, o una sensazione – che porta in sé la propria ragion d’essere. Questo nonostante nel mondo di Laura Pugno ci siano spesso degli ordini – sarebbe meglio dire delle istruzioni, o degli imperativi di natura inspiegabile, in cui A chiede a B di fare delle cose – portare del cibo, mangiare, leggere, guardare – , che sembrano dei rituali d’amore e di violenza, impossibili da decodificare, ma nondimeno carichi di senso.   Questo universo in cui i protagonisti commettono gesti inspiegabili – il lettore a tratti è portato a pensare che, se lo sapesse, il perché di quei gesti, molte cose gli sarebbero più chiare – è pieno di una violenza arcaica e ineliminabile. La violenza è intrisa nelle cose, discende da...

Giacomo Verri. Partigiano Inverno

Partigiano Inverno (Nutrimenti, pp. 237, € 17) è un romanzo che narra alcune azioni compiute dalla Resistenza in Valsesia nel dicembre del 1943. Le sue pagine hanno una consistenza porosa: sculture in cui si alternano vuoti e volumi, abissi e superfici, illusioni e speranze.   L’autore sceglie di dare voce a pochi personaggi, ognuno dei quali si porta dentro il rimorso di un’occasione mancata: Umberto Dedali, un ragazzino di undici anni che vive a Borgosesia con il nonno, suo zio Italo Trabucco, professore in pensione – insieme preparano un bellissimo presepe, emblema dell’armonia assente dalle loro vite – e Jacopo Preti, studente universitario innamorato come il giovane Milton di Una questione privata, che si unisce ai ribelli delle Brigate Garibaldi.   Anche le azioni evocate sono poche: l’assalto partigiano al paese di Varallo – in seguito esteso a tutta la Valsesia – e la rappresaglia dei fascisti della Legione Tagliamento, che terrorizzano la popolazione e fucilano dieci persone. Nell’intervallo tra questi eventi lo scrittore descrive la vita in tempo di guerra: lenta, sempre uguale, quasi...

Oggetti d’infanzia | La pila

L’infanzia, si sa, è un tempo magico, e raccontare l’infanzia vuol dire anche raccontarne gli oggetti che più l’hanno abitata. Non solo i giocattoli, ma gli oggetti più comuni e quelli più speciali, e magari anche quelli strani di cui ci vergognavamo un po’: tutti sono diventati parte di noi, ci hanno accompagnato nell’età adulta, dimenticati in un angolo della memoria.   A quel tempo di meraviglia, di scoperte e paure che è l’infanzia si può a volte tornare grazie a un oggetto qualsiasi, che però, sta qui la magia, era il nostro, e ci spiega chi eravamo, cosa desideravamo e cosa detestavamo, anche. E che forse ci diceva, allora, cose che avremmo poi capito solo molto più tardi, quando di quell’oggetto era rimasto solo un ricordo sfocato.   Per questo ricordare un oggetto d’infanzia vuol dire non solo tornare ad affacciarsi su quell’epoca di prodigi e spaventi, ma pensare a cosa siamo diventati, noi, tutti, ormai adulti, a chiederci com’era il mondo che immaginavamo e com’è ora, così grande e terribile.  ...

Oggetti d’infanzia | Fare cuscino

L’infanzia, si sa, è un tempo magico, e raccontare l’infanzia vuol dire anche raccontarne gli oggetti che più l’hanno abitata. Non solo i giocattoli, ma gli oggetti più comuni e quelli più speciali, e magari anche quelli strani di cui ci vergognavamo un po’: tutti sono diventati parte di noi, ci hanno accompagnato nell’età adulta, dimenticati in un angolo della memoria.   A quel tempo di meraviglia, di scoperte e paure che è l’infanzia si può a volte tornare grazie a un oggetto qualsiasi, che però, sta qui la magia, era il nostro, e ci spiega chi eravamo, cosa desideravamo e cosa detestavamo, anche. E che forse ci diceva, allora, cose che avremmo poi capito solo molto più tardi, quando di quell’oggetto era rimasto solo un ricordo sfocato.     Fare cuscino   Una platea che manifestava un interesse molto lusinghiero verso quanto avevo da dirle, l’altra notte, ha seguito le mie spiegazioni a proposito di un modo di dire molto diffuso e conosciuto da tutti. Ne avevo appena scoperto io stesso, e con sorpresa, la vera origine. Il modo di...

Un biglietto nostro

Traslocare significa sbudellare la propria casa e mostrare nella pubblica via le proprie viscere: un orrore. Un’endoscopia della propria vita materiale a cui gli altri assistono. Vedono le tue scelte stilistiche in fatto di mobilia, sanno delle tue fatiche economiche che non ti hanno concesso di comprare un’ottima lavatrice o un armadio più grande; per non dire della quadreria irrimediabilmente modesta, in termini artistici s’intende. Un orrore. Ebbene in questo orrore mi è successo – e questo è il versante miracolistico di un trasloco – di ritrovare il vecchissimo biglietto di un concerto: Palasport – Bologna 31 marzo 1973 – ore 21,30 TRAFFIC - gradinata L.1.500 n.796. Un tagliandino rosa che, oltre alle scarne informazioni su riportate, non ha altro. Del tutto simile a quello che un tempo usavano nelle “pesche” della parrocchia, madre e figlia con il numerino su entrambe, e basta.   No, niente biscottini proustiani, l’istantaneo scatenamento emotivo della mia personale memoria rimanga a me, a poco servirebbe raccontarlo – come non oso pensarlo - a chi non è me. Per chi...

Angelo Morino. Il film della sua vita

A distanza di cinque anni dalla sua morte, avvenuta nel 2007, è stato pubblicato Il film della sua vita (Sellerio, 218 pp, 13 €), l’ultimo romanzo di Angelo Morino. Ultimo in ordine di pubblicazione ma non di stesura: la sua gestazione infatti comincia nel 1999, poco dopo la morte della madre e ben prima della composizione degli altri suoi tre romanzi.   Si tratta dunque di un testo che rappresenta per l’autore l’iniziazione alla scrittura di sé, nella quale non si era mai cimentato prima perché impegnato nella saggistica o, come scrive Vittoria Martinetto nella postfazione, “in uno scrivere transitivo – scrivere qualcosa e di qualcosa”. Con la morte della madre, Morino “si lascia andare allo scrivere di sé” per approdare a quel comporre intransitivo, libero, che lo espone ai pericolosi rischi della creazione. Forse è per questo che il suo romanzo più autobiografico rimane incompiuto, leggibile nella forma di appunti sparsi e note di rimando, che ne fanno un prodotto particolarmente interessante. Il libro si presenta dunque come un reperto, che se all’inizio invita a...

Cartoline da un funerale

Qualche giorno fa è morto in Irpinia l’editore Elio Sellino. Oltre a fare tantissimi libri, non solo di storia locale, era anche direttore del centro di ricerche Guido Dorso. Camminando per il sud si trovano tante scene che illuminano sulla condizione attuale del sud e di quel sud più grande che è il mondo intero. Volevo scrivere un ricordo per esaltare le virtù del mio amico scomparso, alla fine mi è sembrato che potessero bastare queste cartoline dal suo funerale.     Al funerale di Elio Sellino era evidentissimo che il mondo della cultura in Irpinia non esiste. Ed era evidente che i cosiddetti intellettuali di sinistra qui non si sono mai visti. E che dire delle centinaia di politici con cui ha avuto rapporti? Oggi al funerale ne ho visto solo due. Non solo non hanno idee, ma non sanno neppure più emozionarsi, addolorarsi: sono malati, autistici. Eppure guidano ancora i giochi, anche se sono giochi miserabilissimi.   Al funerale di Elio Sellino ho visto che il suo paese non c’era. Quelli che andavano dietro il feretro sembrano presenti giusto perché hai funerali bisogna andare per guadagnare...

La moglie di uno psichiatra ricorda

“Erano i primi anni Settanta. Alcuni psichiatri che lavoravano, come mio marito, in manicomi alle porte di Milano, cercavano di ripetere l’esperienza di Basaglia. Avevano aderito con convinzione e la applicavano con passione. In gruppo, accompagnavano i ricoverati fuori dai confini dentro i quali erano vissuti, in totale isolamento dall’esterno, per molti anni. Uno di loro, con una psicosi grave, da sempre. Un omone, aveva poco meno di quarant’anni. Ricordo una gita a Venezia, con loro, al Lido fuori stagione. Lui se ne stava sulla spiaggia, un po’ in disparte dagli altri, chiuso nel suo mondo anche quando il mondo finalmente gli si apriva.   Di colpo, con la sua mole imponente, si era messo a correre verso la nostra bambina, che aveva quattro anni e raccoglieva conchiglie in riva al mare. L’aveva quasi travolta, poi l’aveva presa in braccio. Istintivamente, io mi era gettata verso di lui, ma mio marito mi aveva trattenuta. Non succede niente, mi aveva detto con la sua fresca e salda fede basagliana, sta’ tranquilla. Non mi ero mossa, ma guardavo mia figlia in braccio all’omone molto agitata. Fissavo anche mio marito...

Andrés Barba. Agosto, ottobre

Tomàs è in vacanza con la famiglia al mare, il suo sarà un agosto torrido e complicato, fatto di nuove amicizie e brutali violenze, paure e improvvise fughe verso un’età adulta quale ultimo rifugio possibile. Nel tentativo di quietare le continue eccitazioni sessuali alternate a repentini sensi di colpa, Tomàs vive uno sdoppiamento tra la propria vita individuale complicata e ricca di sensazioni e la propria vita sociale pulsionale e inconsapevole: un nuovo gruppo di amici, la prima esperienza sessuale e l’appartenenza ad un branco come segno di una conquistata virilità.   Andrés Barba (Agosto, ottobre, Mondadori, 129 p., € 10,00, trad. di Matteo Colombo) delinea i caratteri di un adolescente contemporaneo con la consapevolezza che poco lo separa dagli adolescenti del passato. Una dichiarazione in tal senso è la forte somiglianza di Tomàs con il padre più volte ribadita nel testo, una somiglianza che lo imbarazza, ma anche lo rassicura come una strada già tracciata. La durezza della vicenda narrata tramite un uso puntuale e raffinato della lingua catapulta il lettore...

dOCUMENTA (13). Tra contrazione e deflagrazione

Da Kassel a Kabul, da Banff fino ad Alessandria d’Egitto. Estesa, politica e riflessiva dOCUMENTA (13) parla di storie individuali e collettive, lasciando molto spazio all’immaginazione.   Data 25.10.2010 Letter to a Friend, il saggio in forma di “lettera aperta” in cui il direttore artistico di questa tredicesima edizione Carolyn Christov-Bakargiev anticipa gli interrogativi, le scelte e le necessità che andranno a comporre l’ordito simbolico e strutturale di una delle principali manifestazioni dedicate all’arte contemporanea. Da quel momento in poi, oltre al progressivo infittirsi di notizie e dichiarazioni, ecco comparire anche i primi cenni di un progetto editoriale notevolmente denso e ambizioso ovvero la pubblicazione della serie di taccuini 100 Notes – 100 Thoughts /100 Notizen – 100 Gedankencontenenti appunti, brevi saggi, interviste e conversazioni tra autori di diverse discipline. La ricchezza delle opere realizzate dagli oltre 140 artisti presenti e il legame stabilito tra arte, filosofia, storia naturale, antropologia, scienze politiche ed economiche, studi letterari, psicologia e poesia, restituiscono...

Omaggio a Za

Vivere – e crescere – per lunghe estati a Cerreto Alpi, piccolissimo paese sull’Appennino Tosco Emiliano, può educare contro ogni resistenza di bambino suo malgrado “cittadino” a un insieme di altri valori, paesaggi, affetti, sensazioni.   Solo in seguito, da adulti, si riesce a realizzare che vivere in quei luoghi ha  permesso di immaginare, quasi di avvertire, come potesse essere l’epoca preindustriale o almeno i suoi ultimi sussulti: in questo è stato un regalo inaspettato, perché un’estensione della vita.     Ancora verso la fine degli anni ’60 arrivare in paese, scendendo dalla macchina o dalla corriera – la Lazzi proveniente da Fivizzano o da La Spezia, dopo il treno da Genova – significava fare qualche centinaio di metri a piedi evitando di calpestare con le scarpe leggere le innumerevoli deiezioni di pecore, capre che punteggiavano la strada dalle lastre di ardesia. Più ingombranti ma già rare la presenza di quelle di mucche, muli, asini e cavalli, segno secondario seppur evidente di un’economia che stava tramontando rapidamente....

Cirigliano / Paesi e città

Le erbe selvatiche raccolgono il vento, iniziando il passante alla legge schiva del luogo. La mattina lungo i vicoli non si sente una voce né un suono che non sia quello del vento tra la legna accatastata. Appena arrivati si vanno a salutare le comari, si sosta un poco da ognuna, si accettano un dolce fatto in casa per l’occasione, qualche uovo fresco. Si parla della salute, dei figli emigrati a Torino o a Carpi e si passa avanti.   Quando muore qualcuno, le anziane lo vanno a salutare con grembiuli neri e antichi gioielli d’oro. In fila l’una dietro l’altra, toccano la bara con un gesto breve delle dita, come in un’acquasantiera. Il tempo si deve ai frutti della campagna, alla cura degli animali, alla recita dei rosari. A pranzo si cucinano i frutti dei propri campi, sul fuoco del camino, col tempo che ci vuole. Poi, si resta  a chiacchierare di come si è preparato quel piatto, della stagione, dei morti, e di nuovo dei parenti lontani. Le ore passano anche senza fare niente.     Come molti paesi, Cirigliano è un luogo che stenta a ripartire. Non si può nemmeno dire che sia colpa del sindaco. Fino a tre anni fa ce n’è stato uno che ha fatto costruire un...

Gavoi / Paesi e città

Mi ricordo la vecchia Carlo Felice che entrava nei paesi allungandosi come un pigro serpente e il viaggio lo assaporavi.   Mi ricordo la deviazione che portava all’interno e al mio, di paese, e la gioia dell’infanzia e l’avventura rinnovata per l’avvistamento del cartello che segnava l’ingresso nella provincia interna, il salto, l’attraversamento del confine.   Mi ricordo che, dopo il confine, la bambina di città che ero nascondeva anello, orologio e orecchini dentro le calzette perché temeva e sperava in un blocco stradale di banditi.   Mi ricordo mia madre che all’ultima curva prima del paese diceva a mio padre di fermare la millecento per pettinarsi e mettersi il rossetto perché cominciava la rappresentazione.   Mi ricordo che a Tuluschene, sotto il ponte, dopo la madonna, si vedeva il fiumiciattolo accompagnato da piccoli pioppi leggeri e di fronte, in alto, fioriti opulenti superbi castagni aprivano le porte del paese.   Mi ricordo l’abbeveratoio nel primo slargo all’entrata e uomini e ragazzi che abbeveravano i cavalli senza mettere piede in terra.   Mi ricordo via Roma e le case nuove con pretese cittadine, ma qualche gallina usciva sulla...

I Parnassius estinti

  “...e i pastori vengono presi anch’essi dalla febbre ed alzano pietre su pietre minacciando col bastone gli altri ricercatori che vengono dalla città. Ora non esiste più: distrutta è la specie, estinta è la razza. Ora non c’è più pericolo di prendere una bastonata...”.   Queste parole, ironiche e sconsolate, sono di Mario Sturani, entomologo e artista torinese del novecento. Le scrisse, a proposito del Carabo d’Olimpia, nella sua opera “Caccia grossa tra le erbe”, un volumetto che pare fatto apposta per i ragazzini ma che in realtà è un’opera stupenda per tutti, un connubio tra poesia e scienza. Leggendo i suoi capitoli dedicati a insetti comuni o rari e sconosciuti, citando il Piemonte e le valli alpine, si penetra con lui nel racconto, nella sua caccia grossa tra le erbe, quella che, sin da bambino, ognuno di noi entomologi per diletto e per amore, ha imparato a conoscere. Infatti, noi entomologi per passione ci si sdraia nei prati, spesso tra le risatine dell’osservatore sciocco e stupito, a osservare il bruco che si divora una foglia di tarassaco...

Scrivere del padre

Un lungo sguardo unisce Maddalena Rostagno e suo padre Mauro, così si apre Il suono di una sola mano (Il Saggiatore): tesi e muti si fissano per lunghi minuti. Sono reduci da un litigio e nessuno dei due vuole fare il primo passo. Quella è l’ultima volta che s’incontrano: Mauro Rostagno sarà ucciso in un agguato mafioso e Maddalena dovrà ricostruire la storia di suo padre per dare forma anche alla propria. Le due vite confluiscono una nell’altra, dove è mancata la parola del padre sarà la scrittura della figlia a riordinare uno spazio abbandonato tra i rottami delle calunnie e la burocrazia dei verbali.   Il padre ha perso ai giorni nostri la capacità di proteggere e di decidere. Il potere paterno si è distribuito e parcellizzato all’interno di reti di affetti che si estendono ben oltre l’angusto ambito famigliare borghese, o piuttosto piccolo-borghese. Complice il progresso scientifico che ha allungato la vita come mai prima, il padre è sempre più un vecchio padre, un uomo smarrito e incapace di ogni forma d’imposizione sui figli quanto di controllo sul proprio...

Cremona / Paesi e città

A Cremona le cose sono già accadute. I gesti visibili del tempo sono calmi, rallentati, quasi non fosse più lecito affrettarsi, o assillare l’istante con incaute manovre passeggere. I treni arrivano ancora, per abitudine, con anziani scolari, e stanchi lavoratori oppressi dal ritardo, nella stazione che conserva il dignitoso silenzio d’altri anni. Nell’aria dei piazzali è ancora ignara la vita, giovane la luce, si alzano i rumori e i gesti del quotidiano commercio con le ore, d’ogni leggera illusione che il giorno sia nuovo, i minuti da vivere.   Così antica la misura, la dimensione degli spazi, che lo sguardo trova un conforto d’appoggi, una certezza di confini, già raro il temere uno scivolìo d’orizzonte, la dismisura del vuoto, è breve ogni smarrirsi, limitata la resa incontro alle distanze. A volte si rimpiangono, davvero, possibili fughe già vane, gesti definitivi e superflui, tentativi d’illusione soffocati, grida e voci che varchino una piazza.     L’estensione quieta delle strade spira il suo silenzio, propaga un’attesa remota...

I ragazzi del ’77

Vedi scorrere tutti i volti di quell’anno, il 1977 a Bologna, le case, le manifestazioni, l’università occupata, l’immaginazione al potere e le fiamme degli scontri. I ragazzi del ’77. Una storia condivisa su Facebook ora è un librone di oltre 500 pagine con 1272 fotografie. Ma si è formato giorno per giorno, riannodando sul più diffuso social network i fili di una memoria che appariva dispersa se non cancellata.     Tutto è iniziato il 5 febbraio di quest’anno, quando Enrico Scuro, il fotografo di quel movimento ormai lontano, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook la foto dello spettacolo di Dario Fo che concluse il convegno contro la repressione del settembre 1977. Chiudeva, quella manifestazione europea, l’anno iniziato con le occupazioni delle università, culminato con la drammatica uccisione da parte di un carabiniere dello studente Francesco Lorusso in via Mascarella a Bologna e con l’espugnazione della barricate della cittadella universitaria con gli autoblindo inviati dal ministro degli interni Kossiga mentre un pianoforte suonava Chicago.    ...

Benjamin in punta di penna

“Was Ist Aura?”. Sono queste le uniche parole che riesco a decifrare. Si leggono in apertura di un documento non datato e manoscritto di Walter Benjamin. Tra i supporti più disparati utilizzati da Benjamin per prendere appunti mi colpisce quello che tenta di definire l’aura, uno dei concetti benjaminiani più indeterminati: una carta intestata “Acqua di S. Pellegrino. La migliore da tavola”. Il logo – una sorta di sponsor dell’Italian Style sul pensiero di Benjamin – non è cambiato: una stella rossa a cinque punte, con l’immagine della bottiglia disposta al centro oppure, come recitavano le pubblicità dei primi del secolo scorso, “la marca stella rossa” da esigere, l’acqua “battericamente pura” rispetto alle altre, che possono contenere “i germi del tifo, della dissenteria e di altre gravi infezioni”. “Was Ist Aura” è riportato giusto sotto l’insegna “S. Pellegrino”, quasi che Benjamin fosse indotto a interrogarsi sulla decadenza e la frantumazione dell’aura a partire non dall’opera d’arte e dalla...

A caccia della Rajah Brooke nella giungla malese

Sin dall’adolescenza è stata mia abitudine scrivere brevi resoconti delle “spedizioni” di caccia alle farfalle durante il giorno o alle falene nella notte. Le ho chiamate, da subito, “relazioni”. Un vano della mia biblioteca è interamente occupato da raccoglitori che, anno dopo anno, elencano le sortite di ricerca, le impressioni a caldo, le sensazioni, eternando il tutto e facendo sì che il ricordo mantenuto nella memoria sia il risultato dell’elaborazione della realtà oggettiva di ciò che è stato e la sua rappresentazione, magari esagerata, sulla carta scritta a penna. Dato che il rischio di alterare la vera storia esiste realmente, come ben sappiamo leggendo la stampa odierna, per evitare discrepanze troppo vistose è sempre bene scrivere la sera stessa, al rientro dalla sortita, di getto, velocemente e possibilmente senza tornarci sopra il giorno dopo, quando il ricordo inizia già a svanire nei suoi dettagli più intimi. Non si tratta necessariamente di perdita rapida della memoria, ma della capacità della nostra mente di elaborare durante il sonno i fatti da poco avvenuti...

Natività

Mancavano pochi giorni al Natale. Ero in quarta elementare. Fuori era buio e pioveva. Ingannavo l’attesa contando le goccioline che scivolavano sul vetro appannato della finestra, come le finestrine del Calendario dell’Avvento. Sognavo l’arrivo dei regali e non mi sembrava esistesse altro. Il bambino, che stava seduto nel banco di fronte al mio, alzò gli occhi dal suo quaderno, mi guardò perplesso e disse ad alta voce: “Francesco è tutto blu!”. Ci fu una grande confusione e in pochi minuti mi ritrovai in infermeria.   Mentre stavo sdraiato sul lettino, tutto nudo, come su un tavolo anatomico, l’infermiera riuscì a rintracciare mia madre nella scuola dove insegnava e la fece venire d’urgenza. Mi consegnarono a lei con un misto di paura e ribrezzo. Sul taxi, che sfrecciava per le strade addobbate con le luminarie, tremavo tutto e sbavavo, mentre cantavo come un disco rotto la canzoncina del Natale. Il conducente disse a mia madre: “Signora, non son fatti miei, ma fossi in voi lo porterei diritto all’ospedale”. La parola ospedale non era mai piaciuta alla mamma e gli rispose seccata...

1964. Il coraggio degli italiani in mostra al MoMA di New York

L'articolo di Marco Belpoliti del 10 novembre sulla mostra di Cattelan al Guggenheim di New York mi convince a raccontare la storia di un’altra mostra, di tanti anni fa. Era da un po’ che ci pensavo. Prima però bisogna che accenni a quei miei studenti che nelle ultime settimane hanno cominciato a farmi domande difficili, tipo: “ma, professore, come abbiamo fatto a ridurci così?” oppure “com’è possibile che la stampa di tutto il mondo scriva di noi italiani queste cose?”. Mettetevi nei miei panni, non sapevo da che parte girarmi.   Per fortuna d’estate leggo parecchi libri e me ne sono venuti in mente due, nei quali ho creduto di trovare qualche risposta. Il primo, La strada dritta di Francesco Pinto (Mondadori), narra in forma romanzata l’epica costruzione dell’Autostrada del Sole; il secondo, La catastròfa di Paolo Di Stefano (Sellerio), ricostruisce attraverso le testimonianze di chi c’era la tragedia dei minatori italiani a Marcinelle. Peraltro insegno ai futuri geometri delle valli bergamasche, dove da generazioni la gente progetta e costruisce strade e viadotti e da...

Parigi - L’intrepido fantino al Grand Palais

  Parigi è tante cose. Per molti, per i visitatori e per i turisti, è principalmente un giocattolo. A Parigi si gioca sulla Tour Eiffel, si gioca davanti alle vetrine dei gioiellieri di place Vendome e ai tavolini dei bistrot di Montmartre. Un po’ perché la retorica degli uffici del turismo francese ha trovato più facile raccontare la città in questo modo, un po’ perché niente è meglio del kitsch di cui Parigi è ben dotata per stimolare la fantasia infantile che si annida in ognuno di noi. Ma principalmente perché Parigi è una città demodé che difficilmente abbandona le proprie abitudini: piuttosto le accantona in attesa di farci qualcosa, come vecchi giocattoli non più buoni, ma di cui i nipoti sapranno certamente cosa fare.   La mostra Des jouets et des hommes, aperta in questi giorni al Grand Palais, è forse una delle più originali e riuscite esposizioni degli ultimi anni e allo stesso tempo è una mostra tipicamente parigina per tipologia - monumentale: oltre mille gli oggetti esposti - e per filosofia con il Grand Palais trasformato in...

Genova / Paesi e città

Beati coloro che hanno un’identità. Che è come credere in Dio o giurare viscerale fedeltà al luogo in cui nascono, con forza ne avvertono il senso di appartenenza. Figli di una terra precisa, si sentono immigrati, emigranti, diversi, in un qualunque altro luogo che non sia quello di nascita identificandovi il punto del loro equilibrio psico-fisico. Perché il punto d’equilibrio, per loro, è riconoscersi in un dato punto geografico. Beato chi se ne va e poi torna, come insegnano le antiche narrazioni, secondo una circolarità di percorso, di disegno immaginario di una spirale. Certo che chi torna non si troverà mai allo stesso punto di partenza, lui e il luogo sono cambiati insieme. È l’andamento circolare del tempo, che vediamo inciso nei tronchi degli alberi.   Qualcuno ha definito il momento del ritorno come un “salto di ottava” (musicalmente parlando). E qualcuno, alludendo a questo salto, allude addirittura a un’altra dimensione, estrema – come quella traversata dal revenant che, se torna a raccontare, sa che mai potrà essere inteso. O finirà pazzo, come il...

Sarnico / Paesi e città

Dal parcheggio sul lungolago, di fronte alla gelateria, ai ristoranti, ai bar-pizzerie, si può prendere a destra verso il punto in cui il lago d’Iseo (o Sebino) diventa fiume Oglio, verso la diga, attraversando il parco verde dei Lazzarini con i cedri del Libano e i giochi per i piccoli, oppure si possono voltare le spalle allo specchio d’acqua e salire al borgo storico fino al sagrato della chiesa, passando per la strada in salita ripida dove abitava la vecchia matta con il marito picchiatore e la figlia che si portava sempre appresso un odore di palude, anche quando stava nei banchi della classe scolastica. Tutti luoghi del ricordo, andando verso destra.   Prendo a sinistra. Da qui comincia il passeggio ufficiale della domenica, con famiglie al completo nel giorno di festa a sfoggiare l’ultimo modello di passeggino con ruote autofrenanti e calottina ergonomica lungo la striscia stretta di cemento delimitata da aiuole ben tenute, aldilà delle quali scorre il flusso ininterrotto delle automobili, molte di grossa cilindrata, segni del benessere raggiunto con le fabbrichette delle guarnizioni di gomma e con le piccole imprese edili note in...