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sterminio

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Anatolij Kuznecov / Babij Jar. Polvere e cenere

«Corsi a guardare i bambini tedeschi. I finestrini erano aperti, i bambini sedevano liberamente, ben vestiti, con le guance rosee, ed erano piuttosto chiassosi: urlavano, strillavano, si sporgevano dal finestrino –, un vero giardino zoologico. E a un tratto mi arrivò uno sputo dritto in faccia. Non me l’apettavo, ma loro, ragazzini proprio come me, tutti con le camicie uguali […], si raschiavano la gola, prendevano la mira e mi sputavano addosso con una sorta di freddo disprezzo e di odio negli occhi. Dal rimorchio sputavano le bambine. Senza riprenderle, le educatrici sedevano impellicciate (le adoravano, quelle pellicce, non se ne separavano neppure in estate). Il tram e il rimorchio scivolarono davanti a me che li guardavano inebetito e davanti a tutta la fila, come due gabbie piene di scimmie inferocite e urlanti, che coprivano di sputi la folla». Dopo decenni di sostanziale latitanza per parte del nostro mercato editoriale esce finalmente una nuova edizione, curata con acribia filologica da Emanuela Guercetti, del volume di Anatolij Kuznecov Babij Jar (Adelphi, Milano 2019, pp. 454, euro 22,00). Le fortune, ma soprattutto le avversità, che accompagnarono il manoscritto, prima...

Il discorso pubblico sulla Shoah

Dalla fine degli anni Settanta, in un costante crescendo di attenzioni e con una lievitante partecipazione, rafforzate infine dall'istituzionalizzazione del Giorno della Memoria, il tema dello sterminio degli ebrei d'Europa per mano nazista e fascista è divenuto, da concreto fatto storico, oggetto di una pluralità di approcci e di una molteplicità di sensibilità variamente articolate. Non solo la platea degli interessati è andata aumentando ma si sono diversificate le aspettative che ruotano attorno alla socializzazione delle grandi questioni culturali, etiche e politiche in qualche modo richiamate e rilanciate dal ricordo delle persecuzioni sistematiche, delle deportazioni in massa e del genocidio razzista. Da aspetti della storia trascorsa, tragici suggelli di un regime non solo dittatoriale ma intrinsecamente criminale, le vicende della Shoah e, più in generale, del sistema di oppressione nazifascista, a partire dai campi di concentramento e di sterminio, hanno quindi investito e coinvolto una pluralità di istanze, di destinatari e di linguaggi. Istanze civili, destinatari collettivi, linguaggi di senso comune.  ...

Abbiamo lasciato Auschwitz cantando / Etty Hillesum. Lo scandalo della bontà

Deportata ad Auschwitz Etty Hillesum ha con sé, nello zaino, la Bibbia e una grammatica russa, lingua della madre. L’ultima cartolina postale, indirizzata all’amica Christine van Nooten, è datata 7 settembre 1943: la giovane donna la lascia cadere dal treno diretto al campo. “Abbiamo lasciato il campo cantando, papà e mamma molto forti e calmi, e così Misha. Viaggeremo per tre giorni. Arrivederci da noi quattro”. Muore ad Auschwitz due mesi dopo, il 30 novembre 1943. Muore che non ha ancora trent’anni.   Etty Hillesum trascorre l’adolescenza a Deventer, studiando nel liceo dove il padre insegna Lingue classiche. Prima di ottenere il lavoro nella Sezione di Assistenza sociale ai deportati nel campo di smistamento di Westerbork, svolge controvoglia un impiego amministrativo presso il Consiglio Ebraico, ad Amsterdam, dove si trasferisce nel 1932. Lavorare nel Consiglio esenta Etty dall’internamento a Westerbork; è lei stessa tuttavia a chiedere di andare al campo per occuparsi dei malati nelle baracche dell’ospedale: “mi sento in grado di sopportare il pezzo di storia che stiamo vivendo”. Da Westerbork, ogni martedì mattina, parte un treno carico di uomini, donne e bambini...

Primo Levi e La notte dei Girondini

Nell’agosto del 1975 Primo Levi scrive a Luciano Foà, uno dei fondatori dell’Adelphi, per proporgli la traduzione di un libro che gli sta molto a cuore: La notte dei Girondini. Scritto da Jacques Presser è apparso in olandese nel 1957. Levi non sa l’olandese, come afferma in un suo racconto (Un “giallo” nel lager), e tuttavia pensa di tradurlo. Come pensa di riuscire a farlo? Un piccolo mistero che forse ora sappiamo svelare. Ma andiamo con ordine.   Luciano Foà è la persona che alla fine degli anni Cinquanta ha caldeggiato da Einaudi, in qualità di segretario generale della casa editrice, la ripubblicazione di Se questo è un uomo. Lo scrittore torinese potrebbe avere proposto la traduzione al suo editore; oppure si è rivolto direttamente a Foà, sapendolo sensibile al tema; sua l’iniziativa di pubblicare da Einaudi il Diario di Anna Frank nel 1954. Dopo un breve scambio di lettere raggiungono un accordo per il contratto. A settembre Foà gli telefona per dargli il via. La traduzione esce nel 1976 con una nota dello scrittore. Si tratta di un testo importante, il primo in cui...

Questa storia finisce ad Auschwitz

Carlo Greppi   Questa storia finisce ad Auschwitz   Pubblichiamo per gentile concessione dell'autore e dell'editore un estratto dell'e-book La nostra Shoah. Italiani, sterminio, memoria appena edito da Feltrinelli Zoom.     Noi, italiani. Loro, ebrei. L’identità, il sentirsi parte di un gruppo umano, può alterare in maniera sorprendente la percezione del passato che abbiamo alle nostre spalle, soprattutto se si tratta della storia di un genocidio che è avvenuto anche a casa nostra. Anche se giuridicamente definisce il tentativo – non necessariamente riuscito – di eliminare un altro gruppo umano “in quanto tale” (as such), la parola “genocidio” evoca sempre enormi quantità di morti. Ma non bisogna dimenticare mai che i morti muoiono se qualcuno prima li identifica da vivi, qualcuno li denuncia, qualcuno li cerca, qualcuno non li protegge, qualcuno li consegna, e qualcuno li uccide. È successo anche sulla penisola italiana, e questo deve essere il nostro punto di partenza. Il modo in cui si è raccontata la storia della Shoah in Italia nei settant’anni che...