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Viaggio

(87 risultati)

Viaggiatore del sessantesimo parallelo / A Sud dell’Artico

Fuga nordica   Partire l’estate vuol dire, per me, salire al Nord. Non che non ami il Sud, ma questa latitudine coincide, nella mia geografia personale, con un radicale spostamento ad Est, col Sud-est asiatico. Un doppio movimento che s’inabissa e vira ad oriente, un passaggio di equatore in cui si osserva il mondo sottosopra. Sentirmi sbussolato, questo è il mio sud. Più nitida l’idea del Nord: preparare lo zaino con l’essenziale, tenerlo sotto i dieci chili, e cominciare a salire senza tante paturnie. Per questo capisco quelle famiglie italiane che, col camper, tirano dritti fino a Capo Nord e mostrano come un trofeo l’adesivo sul lunotto posteriore. Una voglia d’evasione dal Mediterraneo di segno opposto rispetto agli inglesi e agli scandinavi che affollano le coste greche, italiane e portoghesi. Per questo capisco meno quei connazionali che, d’estate, scelgono la Grecia, lasciando una sponda mediterranea per un’altra.     Il Nord è una fuga dal caldo appiccicaticcio, mai così dannoso come quest’estate: il 2018 è finora l’anno più caldo registrato in Italia dal 1800, sebbene siano stati colpiti altri paesi, dalla Francia alla Scandinavia, dalla California a...

Venezia 75 / Gianikian-Ricci Lucchi: noi due cineasti

Nel film, tutto parte nel 1975. È l'anno in cui si conoscono. Angela aveva appena filmato una cerimonia paesana in otto millimetri. Il loro incontro è un colpo di fulmine (deve essere stato così). Tanto che viene suggellato da una specie di patto (almeno così io lo immagino). Yervant inserisce in sovrimpressione alcune immagini sulla pellicola filmata da Angela. Mentre le inquadrature del film scorrono sullo schermo, la sua voce off ricorda il loro incontro (o la voce è quella di Yervant?) e la storia delle sovrimpressioni. Il titolo di questo primo film lo riprendono da Pound, Erat-Sora (così lo descrivono, nel catalogo curato da Sergio Toffetti: «Nel mese di maggio l'aria è profumata di rosa. Nelle campagne si prega la madonna di Fatima, di Lourdes, di Pompei. Mutamenti, trasformazioni, miracoli, danze mistiche, roseti»). La meccanica delle cineprese amatoriali permette di riavvolgere la pellicola filmata, quando ancora si trova nel caricatore. Permette di rifilmarla, aggiungendo strati di immagini. Dunque, un accorgimento tecnico suggella la nascita di una relazione amorosa e insieme artistica.   Noi due cineasti, come dice la seconda parte del titolo. Due in una sola...

Venezia Santa Lucia-Udine / Un'amica sorprendente

Venezia Santa Lucia-Udine ore 18,30   Il regionale veloce è fermo da oltre quindici minuti in aperta campagna a causa di “un guasto sulla linea”, ascolto distrattamente qualche commento, quelle lamentele che oramai non danno più fastidio perché hanno superato la soglia della noia, mia e dei molti viaggiatori pendolari “fedeli alla linea” ferroviaria. Una voce spicca tonante su tutte, non tanto per il volume ma per l’assoluta estraneità al tema in questione. Questa voce, seduta alle mie spalle, sembra fare domande insensate a un interlocutore assente, assente in tutti i sensi dal momento che non le risponde. Nel frattempo mi accorgo di essere stanca, che questo ritardo mi farà rientrare a casa ancora più stanca e nervosa, forse troppo per poter affrontare un compito che in mattinata era sembrato invece semplice semplice. Mi ero detta: Tutto sommato si tratta solo di un preventivo di stampa per un libro, cosa vuoi che ci metta? Ma la stanchezza, sommata al rumore, rende ora questo piccolo impegno difficile da affrontare.   Mi chiedo se non sia più utile cercare un posto tranquillo, due o tre carrozze più in là dove so per certo che non c’è gente. Mi ricordo bene che non...

Scene d’estate / Cirque Bidon: fiaba felliniana o utopia “anarchista”?

L’arte del teatro è universale: la si potrebbe rappresentare come una carovana in viaggio, nel tempo e nello spazio, perché se fosse un’entità statica, ferma nel punto in cui è stata creata, non avrebbe la possibilità di sbocciare e di evolvere. In effetti, questa carovana non è solo una metafora, poiché si è manifestata concretamente proprio durante l’estate: è il Cirque Bidon! Una compagnia circense francese capeggiata dal suo fondatore François Rauline e composta da un patchwork di artisti (giocolieri, clown, musicisti, acrobati) di diversa nazionalità (Francia, Spagna, Italia), che viaggia in carovana, su carrozzoni di legno trainati da cavalli. Lentamente, a ritmo di 20 km al giorno. Gli ultimi a spostarsi così.  Si erano fatti desiderare per ben quindici anni in Italia, dal loro ultimo passaggio e sono tornati nel 2016, facendosi perdonare con una tournée di tre mesi. Hanno attraversato Lombardia, Piemonte ed Emilia-Romagna, partecipando ai più significativi festival di arte circense e teatro di strada, principali promotori del loro grande ritorno. Dal festival La Strada di Brescia al Mirabilia di Fossano, per giungere, quasi al termine della loro tournée, a Tutti matti...

A Novara dal 20 al 23 settembre / Skizzen, scarabocchi in treno

Ero in Ticino per un singolare lavoro che dovevo svolgere nei territori di confine tra la Svizzera e l’Italia. Il mio compito era fare un reportage visivo sulle persone che viaggiavano in treno, mi sembrava di sognare; venivo pagata per fare ciò che faccio per diletto.  In genere, quando schizzo e annoto mi nascondo, ma in quell’occasione invece mi sorpresi del coraggio con il quale continuavo a disegnare anche quando venivo insistentemente osservata; anzi, avrei quasi voluto andare dall’osservatore di turno per dirgli che lo facevo di professione.     Ricordo che in quell’occasione mi nascosi una sola volta, ma annotai il fatto: Vedo un uomo che scrive e schizza su un quaderno simile ai miei. Vengo attanagliata dal dubbio che l’editore possa aver commissionato a un collega lo stesso lavoro (maledetta insicurezza), non estraggo il notes per paura che “tra simili” venga scoperta. Mi limito a fare una foto con il telefonino, che risulterà molto mossa perché copro il rumore del click con un colpo di tosse. Per vedere cosa stia disegnando scendo dall’uscita alle sue spalle. E scopro che vicino a una scrittura minuta ed elegante c’è una piccola colonna di scarabocchi...

Palazzo Reale, Milano / James Nachtwey. Memoria

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”, scriveva J.L. Borges. Cosa si delinea sul volto del fotografo James Nachtwey? Una mappa fatta di dolore, un viaggio senza ritorno nei posti peggiori della Terra. È questa la sua memoria, una linea del tempo infinita su cui si collocano conflitti, guerre e morte: una strada di Kabul invasa dalle macerie, il fantasma di una donna avvolta da un burka, i frantumi dell’11 settembre, il cecchino appostato nella stanza di una casa. E molto altro. C’è qualcosa di crudele nella memoria di Nachtwey. Non vi è traccia di riscatto religioso, politico o storico. Solo disincanto. Essa delinea un percorso dove la storia dell’uomo va disgregandosi anziché costruirsi nel suo cammino. La morte, la violenza e la miseria non smettono di esistere. La storia si fa ancora con le mine antiuomo e i machete. Il fotografo può solo attraversare il mondo facendo esperienza della sua precarietà e di quella della condizione umana: chi muore e chi guarda la morte.   James Nachtwey, La torre sud del World Trade Center collassa in seguito allo schianto dell...

Una conversazione / Gillo Dorfles. I paesaggi e i personaggi della sua vita

Conoscere Gillo Dorfles di persona e avere la possibilità di dialogare con lui nella sua abitazione milanese è un’esperienza impossibile da dimenticare. Innanzitutto perché si ha la sensazione di essere a colloquio con la Storia: nato a Trieste il 12 aprile del 1910, ha visto susseguirsi almeno quattro generazioni; ha assistito a entrambe le guerre mondiali; ha visto il passaggio della sua città natale dall’essere austroungarica all’essere italiana; ha partecipato alla ricostruzione del nostro Paese avvenuta dopo il 1945 ed è stato testimone e promotore di molti dei più importanti snodi culturali e artistici del ventesimo secolo.   Laureato in medicina, con specializzazione in psichiatria, fin dai primi anni Trenta si dedica a una pittura influenzata dall’antroposofia di Rudolf Steiner. Nel 1948 è tra i fondatori del MAC-Movimento per l’Arte Concreta, nato a Milano quale contrapposizione al realismo politicamente impegnato e agli influssi irrazionali dell’informale. Dal 1956 decide di passare dalla pratica pittorica alla critica d’arte per poi riprendere a esporre i suoi dipinti solo nel 1986, in occasione della personale tenuta allo Studio Marconi di Milano. Professore di...

Ritorno nell’Impero dei segni / Giappone: riti contro la fine della storia

La prima volta che mi capitò di leggere le riflessioni di un filosofo occidentale sul Giappone fu per me un’autentica folgorazione intellettuale. Si trattava di Alexandre Kojève, quello che più tardi verrà definito da Antonio Gnoli il “maestro occulto del ‘900”: nato in Russia ma naturalizzato francese, nipote di Kandinskij, laureato in lingue esotiche come il cinese, il tibetano, il sanscrito, esperto di Hegel e Kant, oltre che di fisica, combattente per la Resistenza durante la Seconda Guerra Mondiale, probabile agente del KGB.   Kojève aveva raccolto attorno a sé, alla metà degli anni ’30 uno sparuto manipolo di studenti, che a Parigi ascoltavano con cadenza regolare le sue lezioni: Jacques Lacan, Georges Bataille, Raymond Queneau (per fare solo tre nomi) erano tra gli uditori più assidui. Tra le molte, audacissime teorie che Kojève sviluppò – ereditando avventurosamente la cattedra dallo storico della scienza Koyré – negli anni parigini c’era quella sulla “fine della storia”, formulata in due geniali note a piè di pagina nella sua Introduzione alla lettura di Hegel. Secondo Kojève la storia era finita. Se la storia era, infatti, come sosteneva Hegel, la storia del...

St. Lucia, Trinidad e Martinica / Dispacci dai Caraibi

Sulla strada per Gros Islet, a Saint Lucia, un abitante dell'isola indica allo scrittore in viaggio le alture boscose dell'entroterra. «Da queste parti ci sono le comunità che hanno conservato maggiormente le tradizioni dell'Africa, è stato fatto uno studio sui ritmi dei tamburi, sono più simili a quelli africani; è lì che si sono formate le prime comunità dei maroons». Lo scrittore chiosa: maroon «indica anche gli schiavi fuggiti dalle piantagioni, specialmente sulle alture, o i loro discendenti». Accadeva – era il tempo del lavoro in catene – che schiavi deportati dall'Africa riuscissero a svignarsela nelle foreste caraibiche e fondare irregolari comunità nascoste di fuggiaschi.    Lo scrittore dei Dispacci dai Caraibi sostiene che il termine «arriva dallo spagnolo americano, cimarrón (che è il carnero o borrego cimarrón, la pecora delle Montagne Rocciose), dove cima sta per sommità, come in italiano». Secondo altre fonti, la parola spagnola è un calco di simaran, che in taino – lingua caraibica ormai estinta – significa “selvaggio”. Édouard Glissant, l'autore di un Glossario caraibico citato a margine dei Dispacci, registra alla voce “maroon”: «in Guiana, i Boni e i...

Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi (4 marzo – 25 aprile 2017) / Biografia plurale. Virginia Ryan 2000–2016

English Version   Se il mondo non è stato creato per finire in una mostra, possiamo però tentare di partire da una mostra per capire qualcosa di più del mondo: si tratta non solo di guardare all’arte, ma di guardare attraverso l’arte. Questa è stata l’ambizione del progetto curatoriale che a Palazzo Lucarini espone l’opera di Virginia Ryan, artista che dal 2000 al 2015 ha vissuto fra Ghana e Costa d’Avorio. Quindici anni sono un periodo considerevole nella vita di una persona; Virginia non è l’artista globetrotter che fa progetti site-specific mordi e fuggi, ma non è neppure un’artista stanziale, che mette radici in un luogo: come lei stessa dice, la sua è la vita di una “nomade riluttante”.   Australiana di origine irlandese, Virginia ha vissuto in Scozia, si è sposata in Italia e si è trasferita poi – con il marito ambasciatore – in Egitto, Iugoslavia e Brasile, per arrivare infine in Ghana e Costa d’Avorio: il suo è un viaggio che dura una vita, un soggiornare nel viaggio. Esistenza singolare, ma non unica, la vita di Virginia può essere vista come una biografia culturale che incrocia e condensa, con la forza simbolica della sua opera, il carattere diasporico...

Palazzo Lucarini Contemporary, Trevi, Italy (March 4 – April 25) / Plural Biography. Virginia Ryan 2000–2016

Italian Version   If the world was not created to end up in an exhibition, we can turn to an exhibition to understand more about the world: it is not about looking at art, but looking through art. This was the aim of a curatorial project presented at Palazzo Lucarini, focusing on the works by Virginia Ryan, an artist who spent the years from 2000 to 2015 between Ghana and Ivory Coast. Fifteen years are a considerable amount of time in a person’s life. Virginia Ryan is neither a globetrotting artist focusing on short-lived site-specific projects, nor an artist rooted in one single place. She describes herself as a “reluctant nomad.”   An Australian of Irish descent, she spent part of her life in Scotland, got married in Italy and moved with her ambassador husband to Egypt, Yugoslavia and Brazil, and then to Ghana and Ivory Coast. Her life is a never-ending journey, a life spent in travel. Her singular but not single-faceted existence can be regarded as a cultural biography that symbolically evokes and reflects the diasporic nature of our present lives. It is a plural biography, one and multiple at the same time, intersecting the lives of others. Her art derives from an...

Pasolini, La lunga strada

“Sono felice. Era tanto che non potevo dirlo: e cos’è che mi dà questo intimo, preciso senso di gioia, di leggerezza? Niente. O quasi. Un silenzio meraviglioso è intorno a me: la camera del mio albergo, in cui mi trovo da cinque minuti, dà su un grosso monte, verde verde, qualche casa modesta e normale”. Così scrive su carta intestata dell’Albergo Savoia di Casamicciola Terme, a Ischia, Pier Paolo Pasolini nel luglio del 1959. Partito da Ventimiglia, sta esplorando le coste e le spiagge italiane scendendo fino in Sicilia per poi risalire a Trieste. Si tratta di una serie di articoli, tre in tutto, che il settimanale Successo dell’editore Palazzi, diretto da Arturo Tofanelli, gli ha commissionato.   L’idea è del fotografo Paolo di Paolo e Tofanelli ha pensato subito a Pasolini quale compagno di viaggio. Nel mese di maggio ha pubblicato Una vita violenta, suo secondo romanzo dopo la scandaloso Ragazzi di vita; il riscontro di critica e di pubblico è positivo, come racconta Nico Naldini in Pasolini, una vita, biografia del poeta riedita da poco in forma accresciuta (Tamellini Edizioni). Si tratta di uno dei primi reportage sull’Italia del boom, che scopre le vacanze e si stende...

Andare nel posto sbagliato

Giulia   In coda, adesso, dietro la lunga fila al banco dei check in, sentiva che aveva fatto male ad accettare. Sì, perché non aveva detto di no? Le sue colleghe che le mostravano un’amicizia invidiosa le avevano cantato alle orecchie tutto il mese precedente che lei era veramente fortunata, che se fosse accaduta loro la stessa cosa non avrebbero esitato. E lei invece ci aveva pensato su ogni notte con le palpitazioni che aumentavano e con l‘insonnia solita che si era trasformata in pura preoccupazione. Il professore glielo aveva detto che non poteva perdere quell’occasione, che erano le ultime borse che la facoltà poteva offrire. In fin dei conti mica si trattava dell’America! Era un periodo piuttosto breve, ma molto proficuo per accumulare punteggio, per stringere buoni contatti, per andare avanti nella carriera. Lei però sapeva che Vienna era lontana, che non poteva andarci in treno dalla Sicilia, che di fronte alle 30 ore di treno avrebbe dovuto prendere un aereo, anzi due. E qui era il punto. Lei aveva un terrore sacro dell’aereo, una paura totale, solida, fisica che la riduceva in uno stato catatonico molto...

Visita allo studio di Nunzio Battaglia

A un primo sguardo lo studio di Nunzio Battaglia sembra dominato dall’accumulo e in fondo dalla casualità, ma subito ci si accorge di zone coerenti e alla fine si scopre che, anzi, l’artista ha disposto tutto in funzione di un percorso che ha in mente e che vuole farti seguire proprio in questo modo. Anche i suoi discorsi funzionano allo stesso modo: frasi interrotte, accenni, ammicchi, gesti che sostituiscono finali di frasi che lascia sospese perché sia tu a completarle dimostrando di essere entrato nell’argomento. E del resto ci tiene molto a far capire non tanto, direi, ciò che pensa, ma ciò che “vede”, in un senso, come spero di riuscire a dire, particolare ma completo, pluridimensionale del termine.     ph. Nunzio Battaglia   Battaglia viene da una laurea in architettura; quello che fotografa, da sempre – cioè ormai da tre decenni –, è l’“architettura”, cioè il rapporto spazio-temporale-materico-fenomenologico con la realtà umana. Ebbene, cercherò di ricostruire il percorso che mi ha prospettato ieri. Mi aveva detto che questa estate...

Ciao (tutto a posto?)

Ciao... il saluto abituale degli italiani sembra ormai aver trovato soggiorno oltre i confini nazionali, almeno da quando in diversi altri paesi è diventato espressione comune. Niente di strano... in un mondo globalizzato, è una patente di internazionalità divisa ad esempio con bye o con hola. Se non fosse che a differenza dell'inglese o dello spagnolo l'italiano gode di una diffusione molto più limitata e quindi la "patente" raggiunta dal ciao potrebbe avere altre basi e altre origini da quella di una massa critica di parlanti. Potrebbe essere piuttosto un elemento di modernità quello che il ciao contraddistingue, fosse solo per la natura di saluto leggero ed informale, suono che dà conforto amicale e in un cui un largo campione di umanità si riconosce.       Bellissimo suono peraltro il ciao... eppure pochi conoscono le origini di una parola così comune. Ciao deriverebbe dal dialetto veneto S-ciao contrazione dell'espressione "schiavo vostro". Vale a dire, in origine, un saluto come forma di ossequio. Ebbene, solo nel Novecento in Lombardia e poi con una veloce...

San Francisco

Nonostante le spiacevoli traversie dei viaggi andati a male sappiamo che non sarà questo a fermarci. Le esperienze di viaggio ci insegnano che la prossima volta potrebbe andare meglio, anche quando tutte le evidenze volgono al peggio. C’è, nel viaggio, la forza di una sorpresa, l’idea di novità, la deriva profonda dell’avventura, quella che il filosofo Jankélévitch pensava fosse la chiave dell’idea di inizio, di ri-partenza o di qualcosa che “stacca” il tempo normale e lo fa diventare una freccia. C’è, nel viaggio, la busta a sorpresa che una volta si comprava in edicola. Non importava quel che c’era dentro, giornaletti, soldatini, cianfrusaglie, ma era l’aprirla il momento magico. Il viaggio è un avvio. E soprattutto esso è una riproposizione del presente, riporta il presente dove dovrebbe stare.   Adesso che sto ballando in un posto improbabile, nell’unico quartiere off rimasto a San Francisco, Bayview, un ghetto nero in cui la gentrification tarderà ad arrivare, adesso lo sento il presente. In una dark room di un bar malandato all’angolo della...

Gabriele Basilico, Iran 1970

Una Fiat 124 fornita dal padre, taniche per acqua e benzina, due ruote di scorta, olio in abbondanza, attrezzi per riparazioni di fortuna; poi una tenda canadese a due posti, due letti da campo, due materassini gonfiabili, un fornello, tutti oggetti comprati alla Fiera di Senigallia. Così nell’estate del 1970 Gabriele Basilico e Giovanna Calvenzi partono da Caorle, sulla costa adriatica dove i genitori di lui, originari delle zone del Livenza, hanno un piccolo appartamento, e fanno rotta verso l’Afghanistan. Lei vorrebbe andare a Samarcanda, gli amici con cui s’accompagnano, e che e ora li aspettano in Jugoslavia, puntano invece a Kabul. Gabriele e Giovanna hanno con sé un ritaglio del "National Geographic"; ci sono le foto della Cappadocia, le sue montagne fantastiche, i picchi, le case scavate nel tufo, i panni stesi ad asciugare, fuochi accessi nei camini di pietra porosa.   Gabriele Basilico, Cappadocia, Turchia. Da "Gabriele Basilico, Iran 1970"   Gabriele Basilico, Isfahan, Iran. Da "Gabriele Basilico, Iran 1970"   Gabriele Basilico, Persepolis, Iran. Da "Gabriele Basilico, Iran...

Passaporto biometrico a Londra

Un mese fa sono andato a St. Lucia. Un mese e una settimana fa mi sono accorto che il mio passaporto era scaduto da mesi. Sono riuscito a ottenere un passaporto svizzero provvisorio a Londra e a partire poco più tardi del previsto. A St. Lucia la colonna per il controllo passaporti è così ingiustificata da sembrare un monito, l’affermazione di qualcosa. Forse: «Rinunciate al tempo accelerato e funzionale, lasciatevi assorbire dalla risacca dello spazio puro e si riempirà di felci giganti e grovigli pluviali, diventerà mare e oceano, unione e cancellazione dello spazio e del tempo». Ma non credo. Quando infine arriva il mio turno il giovane impiegato gira e rigira i miei documenti, c’è qualcosa di anomalo, non vado in hotel, non sono qui in vacanza, e per cinque minuti buoni lui sembra domandarsi cosa potrebbe domandarmi, poi mi chiede un numero di telefono e io glielo do, e via verso il prossimo controllo.   Ora sono in partenza per Boston. Gli USA hanno amabilmente semplificato il processo di accettazione per gli europei grazie al programma di visto ESTA, che puoi fare da solo on-line su diversi siti e a...

Sfide ai fornelli e piaceri televisivi

Lo sappiamo: l’uomo è ciò che mangia. Ma che cosa mangia? come lo mangia? quando? con chi? E, così facendo, che tipo di uomo diventa? Ecco una serie di domande a cui “Buono da pensare”, volume collettivo curato da Gianfranco Marrone per Carocci, prova a fornire delle risposte. Nella convinzione che, per poter fare una buona comunicazione sul cibo, la cucina, l’enogastronomia, occorra innanzitutto conoscerne gli aspetti culturali e storici, filosofici e semiotici. Da qui l’esigenza di costruire un ponte fra gli antichi aspetti antropologici del cibo e le attuali tendenze dei media vecchi e nuovi, di raccontarlo, discuterlo, interpretarlo. I ricettari e le guide gastronomiche, la pubblicità alimentare, le trasmissioni televisive sulla cucina, i film sul cibo, i blog culinari, ma anche le tendenze della dietetica, la forma spaziale dei ristoranti, il food design: otto originali capitoli per progettare tale ponte, intravedendone le fattezze.   I vari capitoli del libro sono di Alice Giannitrapani, Dario Mangano, Francesco Mangiapane, Gianfranco Marrone, Ilaria Ventura. Pubblichiamo qui un estratto del saggio di...

Kathmandu–Addis Abeba, via Dubai

Ricordo il mio primo volo dal Golfo – dal Bahrein, per la precisione – a Kathmandu: ero l’unica donna in mezzo a uno stuolo di giovani uomini nepalesi, stanchi, sporchi, avvolti in coperte e pieni di borse e pacchi dalle forme curiose. Avevo un’idea confusa del paese verso cui stavo andando e solo mesi dopo avrei saputo pienamente apprezzare l’oscuro cartello appeso nella toilette dell’aereo che invitava al corretto uso del WC: NON ACCUCCIATEVI IN PIEDI SULLA TAVOLA MA SEDETEVI SOPRA. Credevo però di sapere a chi appartenessero quei volti giovani e stanchi: ecco gli schiavi degli anni Duemila, mi dicevo, la forza-lavoro globale del capitalismo avanzato, i dannati della terra. Non avevo mai visto il loro paese, ma pensavo all’effetto che i grattacieli e le spaventevoli autostrade a quattro corsie delle capitali del Golfo dovevano avere su chi aveva trascorso la propria vita in zone rurali, e non aveva – per esempio – mai utilizzato un WC.     Anni dopo, lo scorso novembre, raggiungo esausta l’aeroporto Tribuvhan di Kathmandu e mi metto in fila dietro alla ormai solita lunga coda di uomini. I pi...

Mathias Énard, ricostruire il Mediterraneo

Mathias Énard è uno scrittore d'eccezione in Francia. Esempio più unico che raro nell’universo letterario d’Oltralpe, è uno dei pochi autori di successo che preferisce scrivere piuttosto che apparire; che si trova più a suo agio sulle poltroncine dei treni – preferibilmente di seconda classe e dirette verso sud-est – che su quelle dei palcoscenici televisivi o dei salotti letterari; che preferisce la vita vera alla sua sterile sublimazione narrativa; Barcellona – porto di mare dove vive dal 2000 e insegna l’arabo all’università – a Parigi, che sembra ormai un museo delle cere dell'élite editoriale francese. Proprio come per Blaise Cendrars e il collega scrittore e giornalista Olivier Rolin – autori ai quali spesso è paragonato e a cui lui stesso ammette di ispirarsi – anche per Énard la letteratura non può e non deve essere un semplice esercizio di stile, ma uno sguardo su ciò che accade nel mondo. Fin dall’inizio della sua carriera universitaria, Mathias Énard ha cercato con sistematica caparbietà di spostare il...

Alla rincorsa di Guido Ceronetti

Quando la rivista spagnola El Estado Mental mi chiese d’intervistare Guido Ceronetti, uno di quegli scrittori sbanditi che l’Italia ha dimenticato nelle sue piazze e nei suoi vicoli per conservarne cimeli testimoniali nelle librerie, la casa editrice Adelphi mi avvertì che non sarebbe stato facile: “È un uomo anziano che vive in un piccolo paesello di provincia; mantiene i contatti con il mondo via posta o via telefono”. La gentile responsabile dei rapporti con la stampa non si riferiva, naturalmente, a un telefono cellulare; bensì a uno di quei vetusti apparecchi provvisti di cornetta e disco combinatore che richiedono la fortuita presenza del proprietario tra le quattro mura di casa, per poter parlare con lui.   Decisi di spedirgli una lettera, che gli sarebbe stata recapitata dagli editori, essendo l’indirizzo di Guido Ceronetti uno dei segreti meglio protetti del Belpaese. Nella missiva descrivevo sommariamente i temi da trattare nell’intervista e mi dicevo disponibile a fissare un incontro nei termini preferiti dal filosofo. Quando la cortese impiegata di Adelphi mi confermò che il viaggio postale era...

Calvino. Un ottimista in America

In tutte le note biografiche calviniane, all’altezza del 1961, un paio di righe accennano a un libro mai uscito dal titolo Un ottimista in America, che l’autore decise di ritirare quand’era già in bozze. A oltre mezzo secolo di distanza quella lacuna è stata colmata: il libro, riemerso dalle carte di Calvino e ricostruito con impeccabile acribia editoriale da Didi Magnaldi, ora esiste, si può leggere come un’opera autonoma, dall’inizio alla fine, così com’è stata concepita, confezionata, voluta – e poi, inopinatamente, disvoluta.   Curioso è a volte il destino dei testi letterari. Di norma, è solo dopo che un autore ha licenziato un volume che arriva il momento di andarne a ricercare gli antefatti: anticipazioni, presagi, uscite parziali, prime stesure inedite. In questo caso è accaduto il contrario: avevamo il tragitto, non il traguardo. Sul viaggio in America compiuto fra il novembre 1959 e il marzo 1960 Calvino aveva pubblicato prima una serie di corrispondenze, in particolare sul periodico «ABC», quindi un testo intitolato Diario americano 1960 sulla rivista...

Il ritmo dell'avanguardia

Pubblichiamo alcuni estratti dal catalogo della mostra in corso a Lugano, Hans Richter. Il ritmo dell'avanguardia (Edizioni Casagrande)     “Quanto a me, capitai a Zurigo nel movimento Dada per una circostanza assai strana. Poco dopo lo scoppio della guerra, nel settembre del 1914, quando ormai avevo già in tasca il richiamo nell’esercito tedesco, alcuni amici vollero offrirmi una festa d’addio. Tra questi, i due poeti Ferdinand Hardekopf e Albert Ehrenstein. Giacché non potevamo sapere come, dove e quando ci saremmo rivisti, Ehrenstein, per farmi animo, mi propose: ‘Noi tre, se saremo ancora in vita, troviamoci il 15 settembre 1916, tra due anni, al Café de la Terrasse, a Zurigo, alle tre del pomeriggio’. Io non conoscevo né la Terrasse né Zurigo e avevo pochissime speranze di potermici trovare. Dopo un anno e mezzo di servizio, in piena guerra, sorretto da stampelle, fui rilasciato come invalido di guerra e di colpo allora mi ricordai di quel bizzarro appuntamento.   Hans Arp, Tristan Tzara e Hans Richter a Zurigo tra il 1917 e il 1918 ©2014, Edizioni Casagrande   Per caso,...