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Amazon

(12 risultati)

Il lettore sulla soglia

C'è una parola-chiave che innerva tutto Librerie. Una storia di commercio e passioni (Milano, Garzanti 2015, pp. 327) di Jorge Carrión: desiderio: «energia spirituale e chimica che ci attrae verso determinati corpi od oggetti che diventano veicolo di una conoscenza molteplice» (p. 281). Non so se prevalga il desiderio di vedere il mondo, incarnato in circa 400 librerie di ogni specie, o di annusare, leggere, toccare, acquistare, far esperienza di libri. Per Jorge le librerie sono il feticcio, il contenitore, magari il pretesto, per passioni strettamente intrecciate: amore per la conoscenza, pulsione al viaggio. È un testo sulla soglia, tra un nuovo mondo - che verrà o già ci abita - e uno antico, forse destinato a sparire per sempre o che forse è già perduto. Assicura l'autore nella prefazione che non offrirà facile conforto ai bibliomani e bibliofili, ma anzi, proporrà contraddizioni minacciose e angoscianti. Le librerie sono specie in via di estinzione? È tutto ciò - soggetto alle leggi del commercio - inevitabile?   È soprattutto un libro pienissimo di altri libri,...

Orwell, Amazon e l’economia domestica del libro

Nella burrascosa tenzone tra Amazon e Hachette che ha infervorato il gossip editoriale agostano, di recente ripercorsa su queste stesse pagine da eFFe con una condivisibile proposta politica al lettore, ha fatto molta sensazione, tra le altre cose, una goffa citazione di George Orwell. I portavoce di Bezos hanno estrapolato un brano dal contesto originale, interpretando alla lettera un’evidente antifrasi, da un testo pubblicato il 5 marzo 1936 sul «New English Weekly», dove lo scrittore recensisce parte del programma editoriale dei mitici tascabili Penguin. Come il «New York Times» ha segnalato tra i primi, infatti, basta leggere un estratto un po’ più corposo per cogliere l’ironia dell’articolo:   «Sei centesimi, per i Penguin Books, sono spesi magnificamente, tanto magnificamente che se gli altri editori avessero un minimo di senno farebbero causa comune per toglierli di mezzo. Chiaramente, è un grande errore credere che i libri economici siano un bene per il mercato librario. In effetti è proprio il contrario. Se, per esempio, avete cinque scellini da spendere e normalmente il prezzo di un libro...

Amazon, Hachette e le responsabilità dei lettori

Infiamma, da alcuni mesi, una querelle tra il gigante della distribuzione Amazon e uno dei più grandi gruppi editoriali statunitensi (sebbene di origine francese), Hachette, intorno al modello distributivo (ossia intorno a chi decide i prezzi e come si ripartiscono i guadagni) da applicare ai titoli digitali di quest’ultima. Ma forse querelle non è il termine appropriato per ciò che in origine era un braccio di ferro su un negoziato commerciale e ora appare essere una vera e propria scazzottata senza esclusione di colpi bassi. La faccenda, a dire il vero, riguarda ben poco – da un punto di vista concreto – i nostri lidi ferragostani e il nostro piccolo mercato editoriale, linguisticamente condannato a essere una provincia dell’Impero dove la lingua parlata e letta, a differenza dell’Inglese, riguarda solo poche decine di milioni di persone; ma come osservatorio sulle trasformazioni dell’industria editoriale, lo scontro in atto consente di fare alcune interessanti rilevazioni.   La cronologia del conflitto è stata dettagliatamente ricostruita a inizio luglio da Letizia Sechi in un articolo ricco di citazioni e...

Editoria indipendente?

Bisognerebbe stare più attenti ai salti semantici e ricordarsi quando si è passati a definire la "piccola editoria” “editoria indipendente”. All’inizio – sono circa gli anni ’90 del secolo scorso – nascono tanti piccoli editori che, sull’esempio di Adelphi e poi di Sellerio, propongono un’editoria di ricerca, alternativa. Libri belli, curati, che scoprono nicchie non ancora coperte dall’editoria italiana (in realtà sempre piuttosto aggiornata) e cercano i lettori anche attraverso nuove occasioni di incontro (paradigmatica la Fiera di Belgioioso) dove espongono cataloghi che, anno dopo anno, crescono.   I nomi sono noti: Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, E/O, Quodlibet a cui si aggiungono negli anni Keller (Zandonai), Hacca, La Nuova Frontiera, Nottetempo, Voland e tanti altri che compongono un pulviscolo di iniziative, a volte baciate dalla fortuna e dall’abilità di avere un autore che va in classifica e che desta l’attenzione dei media e dei librai. Dopo il 2000 cominciano le concentrazioni editoriali, alcuni piccoli-medi editori sono acquisiti in grandi gruppi,...

Come finisce questo libro

Segnata dalla scomparsa di André Schiffrin, critico lucidissimo delle derive finanziarie in editoria e rivoluzionario sperimentatore di formule nuove, la fine di quest’anno di libri già a dir poco malinconico si disbriga senza alcun canto del cigno. Il calo del 6,5% a valore rispetto al 2012, da poco rilevato, ha i modi di un inabissamento ripido ma lineare, privo di scossoni. Come però è stato messo in evidenza da uno studio dell’Associazione Italiana Editori basato su dati Nielsen Bookscan e Informazioni Editoriali, un’accelerazione di questo ininterrotto decadimento si è verificata in corrispondenza dell’approvazione della cosiddetta legge Levi.   Fortemente voluto dalla stessa AIE ed esplicitamente rivolto a contrastare il predominio dei nuovi attori del commercio librario on-line come Amazon, che praticavano una politica di sconti molto aggressiva, questo provvedimento sembra aver avuto più che altro l’effetto indesiderato di mortificare ulteriormente una domanda già frustrata dalla generale riduzione del potere d’acquisto. Infatti, se il 2011 registrava un calo del 3,5% rispetto...

Scuola digitale

La storia dell’introduzione delle tecnologie digitali nella scuola italiana è fatta tutta o quasi di paradossi, nei modi, nei tempi, nelle convinzioni dei protagonisti. Un esercizio utile per non rimanerne intrappolati potrebbe allora essere quello di prescindere di netto dal quadro di realtà: fare “come se” la maggioranza delle classi disponessero di infrastrutture adeguate a utilizzare contenuti e strumenti digitali, gli insegnanti fossero formati e motivati a guidare il processo di innovazione, gli editori scolastici fossero a loro volta pronti e ben disposti ad assecondare il cambiamento e infine il quadro legislativo fosse chiaro, coerente, accompagnato da opportune azioni di sistema e soprattutto stabile.   Viceversa, per tacere del resto, la legislazione che obbliga al passaggio dal cartaceo al digitale si barcamena tra accelerazioni e frenate, tra l’aspirazione a una forte discontinuità (nella convinzione implicita che un’istituzione conservativa come la scuola non possa cambiare per un processo naturale) e la necessità di mediare con gli interessi degli editori, l’ostilità e l’...

Governance e algoritmi

Cosa fanno gli algoritmi alle nostre società? Possono governarle? E se sì, come? Questa è la domanda che abbiamo introdotto in un precedente articolo. Due esempi pratici nel campo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione  serviranno a esplorare ulteriormente in che modo gli algoritmi sono strumenti e meccanismi di governance.   Motori di ricerca   I modi in cui il World Wide Web dà più visibilità ad alcune informazioni che ad altre sono al cuore del dibattito ricorrente su quali siano le caratteristiche fondamentali del mondo digitale come “spazio pubblico”. Secondo Jürgen Habermas, il “padre” del concetto di sfera pubblica, due condizioni sono necessarie a uno spazio pubblico strutturato: la libertà di espressione, e la discussione come forza d’integrazione. L’architettura della “rete delle reti” sembra racchiudere in sé, e articolare in maniera soddisfacente, queste due condizioni. Tuttavia, se la prima è spesso riconosciuta come una delle “virtù” più diffuse di Internet, la seconda sembra...

Contro il superfluo

Nel mio ultimo intervento qui su doppiozero parlavo dellʼindispensabile nel libro come un possibile punto di partenza per il discorso sul suo futuro e, in generale, sul futuro della conoscenza che passa per vie editoriali (digitali e cartacee). Lʼanalisi di Roberto Casati nel saggio “Contro il colonialismo digitale” (sì, lʼho letto anchʼio su tablet) mi ha dato modo di riformulare il mio pensiero, ribaltandolo. Non tanto dunque cosa sia indispensabile nel libro, ma piuttosto, quale sia il superfluo. Cosa cʼè di superfluo nella lettura in un ambiente digitale? E cosa cʼè di superfluo negli infiniti e infinitamente convergenti mezzi di informazione-intrattenimento che abbiamo fatto entrare nella nostra quotidianità? Cosa abbiamo scelto e cosa invece subiamo?   Avevo dunque deciso di dare come titolo a questo articolo “Il superfluo nel libro”. Ma poi, leggendo Casati, mi sono resa conto che è il libro stesso che sta diventando superfluo: una tra le tante distrazioni che ci portiamo comodamente in borsa, nascoste in un unico oggetto e che fanno a gara a catturare la nostra attenzione. Una tra le tante, che alla...

Contro il colonialismo digitale / Roberto Casati e il progetto della lettura

La discussione attorno al libro di Roberto Casati, Contro la colonialismo digitale, prosegue dopo gli interventi di Roberta Locatelli ed Enrico Manera     Di recente Roberto Calasso, direttore editoriale di Adelphi, ha espresso senza mezzi termini la sua avversità alla “Rete”, giudicata un modo della conoscenza antitetico a quello del libro, in quanto il lettore – privato della propria individualità – è assimilato da un «immane, operoso termitaio invisibile, che infaticabilmente interviene, corregge, connette, etichetta». Per Calasso la digitalizzazione è dunque nemica di quell'attività riservata, profonda e ponderata che è la Lettura.   A un primo sguardo si potrebbe pensare che “Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere” di Roberto Casati corrobori il rifiuto senza condizioni del digitale inteso come organismo autonomo, capace di imporre le proprie logiche sull'apprendimento, sulla cultura e persino sull'intelligenza. Ma se i neoluddisti non si limiteranno a giudicare il libro dalla copertina, riceveranno una spiacevole sorpresa: quella di Casati è in verità un'analisi agile, lucida e tutt'altro che reazionaria. L'autore non demonizza...

Quando il lettore diventa utente

Il “futuro del libro” non è mai passato di moda. Per decenni scrittori, editori, informatici e designer si sono interrogati senza sosta sulle possibilità rivoluzionarie offerte dal libro elettronico in termini di ipertestualità, inclusione di contenuti multimediali e variabilità del testo. Mentre gli e-reader, primo tra tutti il Kindle, hanno reso possibile un’esperienza di lettura immersiva in ambiente digitale, l’iPad ha gettato nuova benzina sul fuoco del libro come app. Gran parte dell’attenzione è rivolta dunque alle opportunità relative alle modalità di fruizione e all’arricchimento dei contenuti, tuttavia ciò che effettivamente subisce le più radicali trasformazioni è il contesto dell’editoria digitale. Tali trasformazioni investono il significato profondo della lettura e le modalità attraverso cui il lettore si relaziona al libro sia come oggetto culturale che come bene commerciale.   Pur non essendo evidente, nell’ambito dell’editoria digitale il “futuro” è già qui (un’ottima ragione per smettere di...

Leggere: il futuro e noi

Da qualche settimana il “Guardian”, il prestigioso quotidiano inglese, ha inaugurato una sua pagina Facebook. Non è la solita pagina FB, che promuove la fidelizzazione al giornale attraverso i social network, bensì una vera e propria pagina del quotidiano che contiene notizie e articoli del giorno. Apri e vedi il menù di quella mattinata con i pezzi principali. Se ne clicchi uno, i tuoi amici di FB riceveranno istantaneamente la notizia che stai leggendo proprio quel pezzo, e chi vorrà potrà a sua volta cliccarlo. Si tratta di un passo ulteriore verso il trasferimento del quotidiano stesso, o almeno di sue parti significative, nelle pagine di FB, sposandone in pieno la logica di funzionamento.   “The Guardian” è un quotidiano molto letto sul Continente, e spesso capita che una notizia pubblicata lì diventi il giorno successivo un pezzo su un giornale italiano; perciò suppongo che ben presto i quotidiani italiani, in particolare i loro supplementi culturali, più facili da trasferire nella logica FB, adotteranno la strategia del social network, e migreranno lì sopra. Del resto,...

Il cervello Marshall

All’apice della sua fama, negli elettrizzati anni Sessanta del secolo scorso, Marshall McLuhan si trovò preso tra due fuochi. Da un lato, un nutrito fronte di detrattori. Docenti e studiosi, membri a vario titolo del mondo accademico dal quale egli stesso proveniva. Per loro, non era altro che un arrogante squinternato, un ciarlatano in cerca di pubblicità. Dall’altro, l’ancora più cospicua schiera della controcultura che annoverava tra i suoi più entusiasti attivisti frotte di studenti, ovvero gli allievi dei detrattori. Vien da sé che da questo lato della barricata lo si vedesse in termini affatto diversi. Agli occhi degli ammiratori egli era un guru, il profeta di un mondo nuovo per il quale si era già trovato un nome innegabilmente evocativo: il villaggio globale. I Sessanta furono anche il decennio in cui McLuhan diede il meglio di sé. Del 1962 è La galassia Gutenberg dove l’invenzione della stampa e le sue ricadute culturali vengono presentate come le vere forgiatrici dell’uomo moderno. Di un paio d’anni successivo è invece Gli strumenti del comunicare, nel quale lo...