Categorie

Elenco articoli con tag:

Quodlibet

(7 risultati)

I nomi, le abitudini, il senso dei pasti / A che ora si mangia?

A che ora si mangia?, si chiede Alessandro Barbero. La risposta sembrerebbe semplice. Oggi, almeno da noi, in Italia, intorno ai tre pasti principali – colazione, pranzo, cena – convivono una serie di variazioni individuali declinate secondo il gusto, le abitudini, il lavoro praticato, la composizione del proprio nucleo familiare, l'igiene dietetica ed altro. Tutti elementi che nell'insieme fanno dei nostri pasti un caleidoscopio tripartito, con tutte le ampie variazioni che la società dei consumi concede. Ben diverso è il quadro cui Barbero ci introduce tra il Settecento e l'Ottocento muovendosi soprattutto tra Francia, Inghilterra, Italia e in una diversificata varietà di fonti: narrative, epistolari, resoconti di viaggio, testimonianze. La lettura dell’agile saggio di Barbero, che ha come sottotitolo Approssimazioni storico-linguistiche all’orario dei pasti – secoli XVIII XIX (Quodlibet) ha la proprietà di portarci in un "luogo letterario" un tempo molto frequentato, ma contemporaneamente anche in un concetto, un’abitudine sociale, un modo di dividere la giornata.     Vale a dire l'orario dei pasti e il loro ruolo all'interno della giornata. Così scopriamo che nella...

Interrogare l'indistinzione / Picasso e il suo demone

Jeder Mensch ist ein Künstler. Non credo potesse immaginare Joseph Beuys a che punto la posterità avrebbe adottato la sua celebre massima, secondo la quale, appunto, “ognuno è un artista”. Non certo nel senso da lui auspicato, e fatalmente impervio, della liberazione di una creatività che potesse non solo esercitarsi senza limiti, ma, tratto essenziale, fosse alla base di un nuovo patto tra umanità e cosmo, cui l’arte, ormai trasfigurata in “scultura sociale”, avrebbe conferito illimitate energie spirituali. Piuttosto, la creatività diffusa della nostra epoca sembra al contrario perversamente confermare i presupposti di quell’ordine alienante che per Beuys, e prima ancora per Nietzsche, costituiva la patologia originaria dell’uomo moderno. La convergenza, compulsiva, radicale, estatica, tra la natura spettacolare del neocapitalismo, i suoi nuovi strumenti di produzione e partecipazione immaginaria e cognitiva, la sua capacità di mobilitare e usare la spinta creativa individuale, ci attira sempre più in un territorio in cui i social networks rappresentano solo la seducente parte visibile di un immenso, cruciale sommovimento, in cui, avvertono i filosofi, ormai dissipata...

Alessandra Acocella. Avanguardia diffusa / Se l’avanguardia incontra il popolo

È il 1968. Ketty La Rocca realizza l’opera Segnaletiche, una composizione di segnali stradali con su scritto: “Il senso di responsabilità”, “Io tu e le rose”, “Amava molto gli animali”. Di queste la prima ha la freccia verso sinistra ed è in cima, le seguenti con la freccia nella direzione opposta e cioè verso destra. Anche senza soffermarsi sulle citazioni o sui contenuti veicolati, in quest’opera sono presenti i temi dell’estetica del tempo: la coincidenza di testo e immagine, l’impiego di oggetti d’uso comune decontestualizzati, ma soprattutto il riferimento a una dimensione esterna all’arte e ai suoi luoghi. In primo luogo, l’immagine fonda il suo impianto visivo su una grafica verbale (o verbo-visiva per usare un tecnicismo). Quindi, la segnaletica stradale diventa supporto materiale e semantico, ed è al tempo stesso supporto, immagine e concetto. La scelta della stessa come supporto implica il rimando a un immaginario condiviso, tanto comune, che inevitabilmente dirotta lo sguardo di chi osserva e legge al di fuori dei luoghi dell’arte. È su questa linea che si muove la ricerca di Alessandra Acocella nel saggio Avanguardia diffusa. Luoghi di sperimentazione artistica in...

A cosa gioca Georges Perec

Ci si salva (talora) giocando   Nel 1969, al Moulin d’Andé, luogo d’incanto in Normandia attorno a cui si era raccolta spontaneamente a partire dal 1966 un’informale comunità di scrittori, pittori e cineasti, Georges Perec e Jacques Roubaud, insieme al matematico Pierre Lusson, redigono il primo manuale francese sul gioco del go.   Pubblicato in Francia nel 1969 il Breve trattato sulla sottile arte del go esce ora in Italia, edizioni Quodlibet, tradotto e curato da Martina Cardelli, con una postfazione di Tiziana Zita, giocatrice abile del gioco del go, e un’intervista a Georges Perec del 1980 (A cosa gioca, Georges Perec?).   I tre autori del Breve trattato non sono esperti del gioco, come sottolinea Tiziana Zita, e del resto Georges Perec, nell’intervista riportata, sottolinea come la condizione per diventare un giocatore dignitosamente mediocre del go sia quella di dedicarvi almeno due ore al giorno.   Moulin d'Andé (qui è anche stato girato Jules e Jim)   Questo piccolo trattato, insomma, “nato dalla passione e dalla goliardia di tre dilettanti”, è ricco di...

Editoria indipendente?

Bisognerebbe stare più attenti ai salti semantici e ricordarsi quando si è passati a definire la "piccola editoria” “editoria indipendente”. All’inizio – sono circa gli anni ’90 del secolo scorso – nascono tanti piccoli editori che, sull’esempio di Adelphi e poi di Sellerio, propongono un’editoria di ricerca, alternativa. Libri belli, curati, che scoprono nicchie non ancora coperte dall’editoria italiana (in realtà sempre piuttosto aggiornata) e cercano i lettori anche attraverso nuove occasioni di incontro (paradigmatica la Fiera di Belgioioso) dove espongono cataloghi che, anno dopo anno, crescono.   I nomi sono noti: Minimum Fax, Iperborea, Marcos y Marcos, E/O, Quodlibet a cui si aggiungono negli anni Keller (Zandonai), Hacca, La Nuova Frontiera, Nottetempo, Voland e tanti altri che compongono un pulviscolo di iniziative, a volte baciate dalla fortuna e dall’abilità di avere un autore che va in classifica e che desta l’attenzione dei media e dei librai. Dopo il 2000 cominciano le concentrazioni editoriali, alcuni piccoli-medi editori sono acquisiti in grandi gruppi,...

Speciale Librerie | L’estate di Giacomo

Mi sono spesso chiesta per chi siano davvero indispensabili le librerie indipendenti. Se un quartiere dovesse perdere la propria libreria, se al posto di una vetrina piena di libri dovesse esserci il buco nero improvviso di un cartello “affittasi”, chi ne verrebbe colpito direttamente al cuore? Chi si ritroverebbe monco o zoppo, menomato nella fibra più intima delle proprie funzioni vitali? La risposta sembra essere scontata. Tutti. Ne soffrirebbe chi con i libri ci lavora, chi scrive, chi vive di letteratura. Ne soffrirebbero i lettori forti. Ne soffrirebbe chi ci entra occasionalmente per ripararsi dalla pioggia. In realtà non credo che le cose stiano proprio così. Con il progressivo allargarsi del mercato librario su Internet e la messa in rete dei testi nei depositi delle grandi Biblioteche Nazionali, chi studia ha sempre meno bisogno della mediazione del libraio per arrivare a testi di forte settorializzazione scientifica. Io, personalmente, il 50% dei libri che leggo - quelli con cui lavoro - li trovo su Internet (con un’equa ripartizione tra libri che compro su Amazon, Maremagnum e testi online scaricati dal catalogo della Biblioth...

Gianni Celati. Conversazioni del vento volatore

Dalle coste romagnole devastate da una mareggiata si vola all’Africa misteriosa dei romanzi di Conrad e da lì in un campus universitario americano degli anni Settanta, poi al British Museum, fra gli scaffali di una biblioteca, e poi nell’oriente favoloso dei novellatori, fino ad arrivare a gran velocità in un pianeta abitato dagli alieni, e sempre, sullo sfondo, il deserto come vuoto fondativo di ogni possibile immaginare.   La prima impressione che lascia la lettura delle Conversazioni del vento volatore di Gianni Celati, libro da poco uscito per la casa editrice Quodlibet, nella collana Compagnia Extra diretta da Ermanno Cavazzoni e Jean Talon, è proprio il senso degli orizzonti vasti, di uno sguardo che osserva i dettagli per alzarsi subito in volo a cercare un punto più alto da cui guardare le cose. I discorsi su argomenti diversi che troviamo qui raccolti, storie di viaggi, di libri, di passioni cinematografiche, di ricordi autobiografici, di osservazioni sul mondo che cambia, di pensieri sulla scrittura e sul  tempo presente, seguono l’andamento fluido delle conversazioni a quattr’occhi: “Scrivere...