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Triennale di Milano

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«il verri» per Nanni Balestrini / The Cruel Radiance of What Is

Si presenta oggi alle 18:00 alla Triennale di Milano (Sala LAB, viale Alemagna, 6), il numero 66 della rivista “il verri” La ricerca infinita di Nanni Balestrini insieme al terzo volume delle Poesie complete (1990-2017), Caosmogonia e altro, pubblicato da DeriveApprodi. Intervengono Nanni Balestrini, Paolo Fabbri, Andrea Cortellessa, Daniele Giglioli e Milli Graffi, con una lettura-performance di Monica Palma su alcuni testi di Balestrini.   Dal numero monografico de “il verri”, che comprende, tra gli altri, contributi di Gian Maria Annovi, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Paolo Fabbri, Alessandro Giammei, Daniele Giglioli, Milli Graffi, Angelo Guglielmi, Niva Lorenzini e Valeria Magli, anticipiamo qui il saggio di Stefano Chiodi.     Trascurato dalla critica e assente in molte bibliografie, complice probabilmente la sua pubblicazione semiclandestina a quasi trent’anni dalla sua composizione, Les Yeux invisibles è uno dei libri più singolari e inclassificabili di Nanni Balestrini, a partire proprio dalla paradossale definizione di “roman” che figura sulla copertina. Con la sua sequenza di testi e di immagini ottenuta grazie a procedimenti di cut...

La grammatica musicale di Peter Greenaway

Marco Robino ha creato la sonorizzazione per la mostra della “Peota reale” alla Reggia di Venaria: del compositore sono in cantiere anche suoni etruschi. Mentre continua la collaborazione cinematografica con Peter Greenaway. Con i suoi quattordici anni di attività, l’eclettismo delle competenze, le prestigiose collaborazioni internazionali, Architorti è una delle realtà più vive e interessanti della scena musicale piemontese. Nato come quintetto d’archi nel 2000, l’ensemble si è andato trasformando nel tempo in una casa aperta che ospita, a seconda delle esigenze, fino a venticinque strumentisti.   «Non è facile trovare una parola univoca per definirci – spiega Marco Robino, violoncellista, compositore e anima storica della formazione –. Siamo diventati un laboratorio permanente, un luogo dove è possibile incontrarsi, provare, comporre, registrare musica di repertorio ma anche, e soprattutto, fare ricerca e sperimentazione. Era un cambiamento necessario, richiesto dai tempi: da qualche anno la crisi globale ha cambiato il modo di proporre e di consumare musica. Per noi le cose...

Piero Fornasetti

Se ornamento è delitto, allora Fornasetti è un serial killer. Questo mi veniva in mente reduce dall'inaugurazione Cent'anni di follia pratica (fino al 9 febbraio), la mostra che la Triennale dedica a Piero Fornasetti in occasione del centenario della nascita. È la prima grande mostra che Milano e l'Italia dedicano a un artista tanto amato all'estero quanto abbastanza negletto in patria. E bastavano i commenti raccolti il giorno del vernissage, mentre centinaia e centinaia di seguaci sciamavano per le sale benissimo allestite da Barnaba, il figlio che prosegue l'attività paterna, per farsi un'idea del rapporto forse non ancora risolto tra Piero e la città che gli ha dato i natali.     "Di-ver-teen-te”, così una signora in ghingheri all'amica, oppure, un'altra: "figurati che io ho in casa due piatti che mia madre aveva vinto a un torneo di burraco della parrocchia di San Marco. Chissà cosa valgono oggi". E un amico un po’ più intellettuale: "è il nostro Andy Warhol". O ancora, altri amici, in questo caso romani, estasiati da un...

Porto Poetic in Triennale

Il titolo della mostra, esposta in Triennale dal 13 settembre al 27 ottobre e curata da Roberto Cremascoli, è un'accoppiata che trasmette una sensazione di armonia e riporta la mente alla questione della poetica, in questo caso dell'architettura, e in particolare quella di Porto. Colpisce perché la “poetica” dell'architettura è un tema quasi dimenticato, sicuramente non contemporaneo, un tema che si riferisce a un modus operandi; non si tratta della scelta di uno stile o dell'utilizzo di un certo tipo di linguaggio, piuttosto vi è implicata la questione del metodo.   Praticare il mestiere dell'architetto a Porto non è come farlo in Italia: la differenza risiede nella dimostrata capacità degli architetti portoghesi di imporre la necessità del loro ruolo. Ciò, negli ultimi cinquant'anni in Portogallo, ha condotto verso il riconoscimento collettivo della specificità dell'architetto, della sua rilevanza e della sua rispettabilità. In Italia da almeno quarant'anni ciò non avviene più e per gli architetti è diventato estremamente difficoltoso...

Paolo Rosa, l’arte fuori di sé

I ricordi sono tracce visive, immagini viste in trasparenza attraverso la lente del tempo, un cannocchiale ribaltato, focalizzato dietro l’occhio nella profondità della nostra mente. La loro persistenza e vividezza non dipendono dalle condizioni fisiche e ottiche dello spessore del vetro, ma dal contenuto psichico o meglio dal significato affettivo che esse serbano per il soggetto che le richiama alla memoria, la cui importanza può assottigliare lo spessore di queste lenti al punto da eliminare qualsiasi del tutto le distorsioni e la riduzione della visibilità che ogni rifrazione comporta. Ci sono momenti della nostra esistenza, spesso quelli particolarmente segnati da eventi dolorosi, che ci costringono a risvegliare, strappandole dall’oscurità dell’oblio in cui erano sepolte, alcune immagini-ricordo, la cui chiarezza e vitalità sorprende ogni nostra aspettativa. È come se, dalle profondità dell’indistinto mare della memoria, queste parvenze inverassero delle presenze che si potrebbero persino sfiorare e afferrare, la cui percezione non è meno realistica della sensazione di sentirsi toccati dalla...

Paola De Pietri. To face

Nella foschia si intravede un’ampia distesa d’erba da cui affiorano qua e là zone sassose che rendono difficoltosa una semplice passeggiata. D’altra parte siamo in una zona che oggi è meta turistica ma nel passato ha conosciuto gli scontri durissimi che hanno visto contrapposti giovani che, a seconda dei luoghi anche confinanti in cui erano nati, potevano vestire la divisa dell’esercito italiano o di quello austriaco. La Grande Guerra fu chiamata così perché quasi azzerò un’intera generazione facendola marcire nelle trincee, soffocare nei cunicoli, trucidare da generali incapaci che imponevano avanzate su campi aperti, morire sotto bombardamenti così intensi da svuotare gli arsenali cui le industrie non riuscivano a fornire sufficienti munizioni. Bisogna avere bene in mente tutte queste cose da troppi dimenticate per osservare con sguardo consapevole a questi luoghi che, come tutti, non sono innocenti.     È proprio la consapevolezza oltre alla costanza ad aver guidato la fotografa reggina Paola De Pietri nei luoghi di confine fra Austria e Italia che furono teatri di incessanti...

Ugo Mulas alla Triennale

Nella prima sala della mostra ci sono le fotografie che Mulas ha scattato nei musei, a Berlino, a Mosca, in altre città, alla fine degli anni Cinquanta e inizio Sessanta. Guardava le persone – soprattutto i bambini e i ragazzi, poi quelli con la macchina fotografica in mano ma che non scattavano, o quelli che non guardano, alcuni addirittura appisolati, stanchi, e i gruppi anche – osservava il loro rapporto con le opere, il loro sguardo, la loro postura.     Non ho ceduto alla tentazione di paragonarlo alle foto di uguale soggetto di Luigi Ghirri e di Thomas Struth, o altri, come maliziosamente forse si vorrebbe insinuare, ma mi sono invece messo anch’io a guardare i visitatori della mostra intorno a me. Mi sono chiesto una sola cosa: Mettiamo che non conoscano Ugo Mulas, come probabilmente quella coppia di giapponesi o quei due che sembrano lì per caso (in fondo siamo alla Triennale e forse sono venuti per altre mostre di design o architettura), si accorgeranno di avere di fronte un grande fotografo? La mostra li convincerà che non è solo una documentazione di mostre, che è Mulas qua l’artista e le sue foto...

Grafica italiana, lo stile della modernità

La grafica fa parte di quelle cose che tutti guardano senza davvero vederle. Eppure senza la grafica gran parte della comunicazione nel nostro mondo contemporaneo non esisterebbe: dai libri al computer, dalla pubblicità al packaging, dai quotidiani alle caramelle. I grafici, poi, sono considerati delle semplici appendici, strani operatori dell’immagine, che devono dare forma ai prodotti, oltre che ai sogni e alle ambizioni di scrittori, filosofi, editori, imprenditori, politici, e perfino contestatori. Tutti hanno bisogno dei grafici, ma nessuno li reputa davvero importanti. Forse per questo si è dovuta attendere la quinta mostra del nuovo museo del design della Triennale di Milano per vedere finalmente scorrere davanti ai nostri occhi un concentrato del “paesaggio dei segni”, che vediamo ogni giorno percorrendo in automobile le strade delle nostre città, oppure sedendoci su una panchina di un parco con un giornale o un libro in mano. Finalmente la grafica è entrata nel tempio del design e l’ha fatto in modo discreto eppure eclatante.   Il gran mascherone rosso di Leonetto Cappiello, che pubblicizza Oxo, brodo...

Nel Regno del Kitsch

Una grande giostra da Luna Park composta di tazzine color rosso scuro su cui ci si può sedere a coppie e al centro una caffettiera azzurra; tutto intorno, dentro ampie feritoie bianche, sono esposti piccoli oggetti: occhiali, statuine di gesso, Torre di Pisa e Torre Eiffel, orologio a cucù, automobiline americane, segnatempo a forma di corallo, equini di porcellana, portafoto arabescati, composizioni di conchiglie, palle di vetro, candele, scarpe, cappelli, portalampade femminili, e altro ancora. Siamo nel Regno del Kitsch, all’interno della Triennale, nelle sale di una mostra, Kitsch. Oggi il kitsch, e il sovrano di questo impero del “cattivo gusto” è un signore centenario, Gillo Dorfles, laureato in medicina nei primi decenni del XX secolo, con specializzazione in psichiatria.   Quarantaquattro anni fa, nel novembre del 1968, nel bel mezzo della contestazione studentesca, il critico d’arte mandava in libreria un volume diventato ben presto cult, Il Kitsch, antologia del cattivo gusto, edito da Mazzotta, dove insieme ai contributi di studiosi come Herman Broch e Clement Greenberg, che del Kitsch avevano scritto negli anni...

Il pensiero positivistico di Expo 2015

Dal 31 marzo 2008, giorno in cui la città di Milano si è aggiudicata Expo 2015, quel pensiero positivistico che ha determinato nel XIX secolo l’origine delle esposizioni internazionali quali manifestazioni di progresso economico e produttivo si è manifestato diverse volte, in diversi luoghi e sotto diverse spoglie. Tale pensiero trova oggi le proprie ragioni in una curiosa idea secondo la quale le condizioni di eccezionalità determinate dai grandi eventi - Olimpiadi, Campionati Mondiali o Europei di calcio, Giubileo, Esposizioni internazionali, G8, ecc... - costituiscono automaticamente la possibilità di tracciare delle nuove prospettive evolutive.     È indubbio che Expo 2015 costituisca per Milano e per la Lombardia l'occasione per realizzare in tempi ristretti una serie di importanti opere infrastrutturali - quali ad esempio le Metropolitane o le autostrade Pedemontana e BreBeMi - tuttavia innumerevoli sono gli elementi che mostrano la metamorfosi che i tanto osannati effetti di Expo 2015 subiscono nell’accedere nel “territorio” milanese. Un dubbio doveva già insinuarsi nel 2009...