Categorie

Elenco articoli con tag:

Francoforte

(8 risultati)

Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han

La filosofia è morta, viva le scienze della cultura!   Un rapido sguardo ai nomi delle cattedre, ai programmi delle lezioni, alle monografie pubblicate dai docenti afferenti ai dipartimenti di filosofia delle università tedesche è sufficiente a rendere evidente quello che ai più potrà sembrare a prima vista un dato stupefacente: la filosofia intesa come teoria e produzione di teoria sulla realtà, e analisi critica della stessa, in Germania, nei dipartimenti di filosofia, è scomparsa.   Resta al suo posto la storia della filosofia (una filosofia trattata come bene museale, come un oggetto in sé conchiuso, immutato e immutabile, e per questo oggettivamente analizzabile), dunque – nel migliore dei casi – l’analisi storica di un oggetto concettuale cristallizzato in uno spazio e tempo altri, del tutto separati dal presente e dalla sua interpretazione. Accanto ad essa la filosofia analitica, di matrice anglo-sassone. Ma della filosofia come interpretazione critica dell’esistente, analisi e produzione di immagini del mondo, non resta praticamente (fatte salve le dovute, rare ma presenti,...

Sassi, ombre, visioni

english version   Petit discours de la méthode 1   Se è vero che possiamo individuare il nodo più alto di una struttura interpretativa della Recherche nella frase “Marcel diventa scrittore”, come ha suggerito Gérard Genette (ma allora perché non un nodo generico ancora più alto “qualcuno fa qualcosa”, o addirittura “qualcosa accade” – riserviamo questa discussione a un altro momento), probabilmente il nodo strutturale pertinente più alto della Divina Commedia di Dante Alighieri è occupato da una frase come “Dante visita in sequenza l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso”, o, più topograficamente, “Dante scende al centro della Terra e risale verso regioni eteree”. Ai nodi inferiori troveremo queste stesse frasi arricchite da modificatori (“in compagnia di Virgilio”, “in compagnia di Beatrice”) e altre ancora che via via arricchiscono la nostra visione parziale o interpretazione dell'opera.   Erwin Panofsky aveva distinto vari livelli di interpretazione di un'immagine. Senza questa molteplicit...

Tiziano Terzani, Un’idea di destino

“7 ottobre 1996, Francoforte. Fiera del Libro. Mai più. 10 ottobre 1996, Amburgo. Spiegel addio. 16-19 ottobre 1996 Cernobbio. Aspen. Basta con questo mondo. […] Viviamo in strani tempi dove la letteratura è pubbliche relazioni, dove quel che si produce non conta, basta che venda, dove le relazioni sono virtuali, dove la conoscenza viene uccisa dall’informazione, dove le menzogne sono vendute come verità, dove la dittatura della mente domina la democrazia, dove i cittadini e le menzogne sono al centro dell’universo. La moralità è persa, tutti i criteri sono economici, l’economia mette fuori gioco l’etica e l’estetica. Dove può condurre questo credere solo nell’economia?”   In quei dieci giorni del 1996, a 57 anni, Tiziano Terzani traccia uno spartiacque determinante nella sua vita e nella sua scrittura. È tutto in mezza pagina dei suoi diari appena pubblicati da Longanesi con il titolo Un’idea di destino. Diari di una vita straordinaria. Il libro, che esce a dieci anni dalla sua scomparsa, raccoglie una piccola parte delle 3500 pagine che Terzani aveva...

The Divine Comedy : Entretien avec Simon Njami

versione italiana   Elio Grazioli : Je dis tout de suite que j’ai trouvé l’idée de l’exposition magnifique, mais je voudrais voir avec toi si ça correspond à l’idée que je m’en suis faite. Donc je commence par te demander : pourquoi la Divina Commedia? Évidemment Dante a su élaborer une histoire qui est un des archétypes des manières de raconter et de voir : le voyage dans l’autre monde qui offre la possibilité de parler de celui-ci et de donner le plan de la culture, du savoir. Sommes-nous encore à la recherche d’un Grand Récit, comme on dit? Est-ce surtout l’Afrique? Ou est-ce pour lire, interpréter l’Afrique?   Simon Njami : J’ai envie de répondre : parce que la Divina Commedia ! Mais cela, évidemment, ne suffirait pas. Je crois avoir lu ce poème pour la première fois quand j’avais une dizaine d’années. Les questions de l’au-delà m’ont très vite préoccupé, comme j’imagine, tout un chacun. J’ai relu ce po...

Divina Commedia africana

  version française   Al Museo d’Arte Moderna di Francoforte è in corso una grande mostra che nasce da una strana idea: la Divina Commedia dantesca interpretata da artisti visivi africani. Operazione azzardata, come si comprenderà, ma davvero curiosa. Lusinghiero per noi è intanto constatare che la Divina Commedia sia considerata un classico anche in Africa, il che non è scontato, mi pare, anche in tempi di globalizzazione della cultura. Azzardata perché le culture di riferimento sono così diverse che il risultato dell’incontro è imprevedibile, tanto più in tempo di postcolonialismo. Curiosa proprio per questo: come leggono gli «africani» – metto tra virgolette perché evidentemente gli africani sono di molte culture diverse – la Divina Commedia? D’altro canto, ancora una volta, il capolavoro dantesco si dimostra un modo per parlare del presente in modo estremamente efficace.   Cinquanta artisti di ogni parte dell’Africa sono stati chiamati al confronto, suddivisi naturalmente nelle tre sezioni del Paradiso, Purgatorio e Inferno, ma appunto in...

Schopenhauer a digiuno

Esattamente duecento anni fa Arthur Schopenhauer scrisse e pubblicò Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente. Un piccolo testo, ma anche le basi essenziali del pensiero che avrebbe definitivamente preso forma ne Il mondo come volontà di rappresentazione e che avrebbe modificato per sempre il modo con cui guardare alla filosofia.   Una filosofia in qualche modo rivoluzionaria quella di Schopenhauer, perché segnava l'irruzione di un nuovo "attore" nell'eterno confronto tra la realtà sensibile e la conoscenza: vale a dire la volontà. Volontà intesa come energia, come forza cieca che muove tutta la natura e noi stessi, impulso presente in ogni cosa e che attraversa l'esistenza, altro e ben diverso dal logos della tradizione greca e occidentale, con la realtà materiale o quella ideale pensata dall'uomo che si specchiano comunque in razionali possibilità di conoscenza.   Da Schopenhauer in poi, le apollinee costruzioni che da Platone e Aristotele attraversano tutto il pensiero occidentale e la sua ambizione di conoscenza, scontano l'irruzione della dimensione...

Conversazioni in ascensore

Una volta, durante la crisi economica all’inizio degli anni novanta, lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger andò alla borsa di Francoforte e passò l’intera giornata in un ascensore del palazzo. Ad ogni agente di borsa che entrava, lui rivolgeva le stesse domande: quando finirà la crisi, che cosa bisognerebbe fare per migliorare la situazione, dove sta andando l’economia? Voleva chiederglielo mentre stavano lì chiusi in ascensore perché così era sicuro che le risposte sarebbero state brevi e precise, senza tempo per divagare o per addentrarsi in spiegazioni complicate. Non ci furono due agenti di borsa che gli diedero la stessa risposta. Per qualcuno l’economia era in ripresa, per qualcun altro era messa decisamente male; per uno la crisi stava per finire; per un altro ancora ce la saremmo trascinata per vent’anni. Lo scrittore tedesco Hans Magnus Enzensberger ne concluse che gli esperti di borsa ne sapevano quanto chiunque altro di come e dove andava l’economia, e non era chiaro se questa fosse una ragione per consolarsi o per disperarsi ancora di più. Ma io ci ho pensato su e ho un...

L’ultima peste

Nel 1831 Schopenhauer lasciò Berlino fuggendo da un’epidemia di colera. Si rifugiò a Francoforte dove visse per il resto della vita. Fuggire da un luogo dove un’epidemia imperversava era allora ancora una delle poche strategie possibili; ancora sconosciute le cause di molte malattie, sconosciuta per la maggior parte delle persone l’esistenza dei microrganismi, Pasteur ancora da venire.   Nel 1929, un morbo oggi pressoché dimenticato come la difterite in Italia era ancora un flagello. In un piccolo paese sull’Appennino Tosco-Emiliano il mal del groppin – la riproduzione dei microrganismi nella laringe portava all’asfissia – causò in pochi mesi la morte di oltre 20 bambini. In quel paese annidato tra i monti la malattia era stata portata da Genova da due bambini e dalla loro madre fuggiti dall’epidemia e rifugiatisi nel paese d’origine. Un evento vissuto come una tragedia collettiva se, in tempi in cui era ancora alta la mortalità infantile, per decenni la celebrazione di una messa restò a testimonianza di quella strage. Un secolo dopo l’epidemia di colera che aveva...