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Israele

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Straniero / Profughi bianchi, neri e color caffellatte

Sono stato profugo anch’io, nel mio piccolo, fatto non raro per “quelli dalla dura cervice”. Habiru vorrebbe dire, nell’antica lingua egizia, “straniero”.    Sono stato profugo in Svizzera nel 1939. Ho visto le aspre montagne della Confederatio Helvetica, già innevate a settembre, ma non arrancavo a piedi lungo gli scoscesi pendii, le guardavo appiccicato al finestrino del treno. Arrivato a Basilea, per alcune settimane ebbi modo di imparare qualche frase di tedesco, e già quando stavo mescolandolo con l’italiano natio, venni confusamente a sapere che non sarebbe stata la mia lingua perché il papà, come tutti sanno, non fu accettato come insegnante al Conservatorio. La Confederatio non ci voleva, perché avevano già troppe grane da sbrigare con i profughi laceri, stanchi e disperati, quelli che venivano dall’Est. La mamma, il papà, con me e il fratellino vestiti con gli abitini migliori, tutti e quattro “veramente spiaciuti”, andammo a trovare il Rabbino Capo di Basilea che, nel mio ricordo, è Sigmund Freud, ma un Sigmund tenerissimo che offerse a noi bambini squisite caramelle, mentre spiegava la serie pressoché infinita di motivi per i quali la Comunità non ci poteva...

Solidarietà con le minoranze / Ebrei e Rom

Questo documento, serioso anche se un po’ azzardato, potrebbe essere fra i primi a occuparsi di alleanze possibili in luogo di inimicizie acclarate. Limitarsi a condannare l’antisemitismo moderno non serve a un granché se poi non si sa come combatterlo, e nemmeno a chi rivolgere lamentele (al governo?). Potremmo intanto allearci con il popolo dei rom? Al comando della Senatrice a vita Liliana Segre? Nome di battaglia a Roma: “La Tosta”?    Ecco qui dunque un elenco, per punti, di somiglianze e differenze fra ebrei e rom nel disordine in cui mi vengono in mente.   a) Noi oggi andiamo, almeno sembra, meglio dei rom (poverini!).   b) La strage nazista accomuna i due popoli dal punto di vista emotivo ma può anche essere oggetto di studio comparato per meglio esaminare le ossessioni genocide, a tutt’oggi ben lontane dall’essere spiegate con la precisione dovuta. Se non altro perché si possono ripetere, come diceva Primo Levi a ogni piè sospinto. Sappiamo a memoria tutti i punti nefandi della ideologia antisemita nazista: noi ebrei siamo un corpo estraneo all’umanità, infettante il sangue ariano, siamo il non-essere, agenti bolscevichi e di Wall Street ... Invece una...

Einstein quand'era sgarbato

“Per me la parola Dio non è altro che il risultato e l’espressione della debolezza umana” scriveva Albert Einstein il 2 gennaio 1954 al malcapitato Eric Gutkind, autore del libro: “Choose life: the Biblical call to Revolte”. Il libro, inviato al sommo scienziato, consisteva in un appello agli ebrei fondato sulla “incorruttibilità” di Israele. E Albert Einstein, con una di quelle affermazioni in cui era specialista, rivoltava concetti e realtà come un calzino. Sappiamo che il Dio che ci possiamo immaginare fa risaltare la nostra debolezza, ma Albert Einstein lo dice in un modo nuovo che ci fa sussultare: per tutta la vita lo scienziato della Relatività ha fatto lo stesso con il tempo, lo spazio, la gravità, la luce che viaggia in curva a velocità insuperabile, la massa, l’energia e adesso lo fa con la debolezza umana. Il popolo nei crocicchi discute animatamente di lui h24 ancora adesso, a più di un secolo dalla sua geniale scoperta.   Debbo, a questo punto, precisare che seguo (quando necessario paragrafo per paragrafo, anche per fare figura di giornalista) un articolo vivace e intelligente di Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington del “Corriere della Sera”. Non ho...

1939 – 2018 / Amos Oz, amore, ironia e passione civile

Gli anni avevano pietrificato il volto di Amos Oz in un paesaggio di rughe, brunito dal sole e illuminato dall’azzurro degli occhi. Come se il deserto che tanto amava avesse finito per imprimersi nei suoi tratti oltre che nell’anima. Il grande scrittore israeliano mancato ieri a 79 anni, ogni mattina alle sei, estate e inverno, camminava per quaranta minuti nel deserto di Arad, la cittadina nel Negev al sud di Israele, dove ha vissuto oltre trent’anni. Nella luce abbacinante di quel luogo millenario, il senso delle cose si schiariva mentre le storie e i personaggi prendevano forma. In Italia i suoi libri erano arrivati negli anni Novanta – Conoscere una donna, Michael mio, Fima, Soumchi, Una pantera in cantina. Era il periodo in cui la letteratura israeliana, fino allora un fenomeno di nicchia, si stava svelando nella sua piena fioritura e conquistava pubblico e critica. Ad aprire la strada era stato Abraham B. Yehoshua, presto seguito da David Grossman con lo stupefacente Vedi alla voce: amore e, appunto, Amos Oz.   In questa triade di gran talento, di cui nei discorsi spesso si fa un solo fascio, Amos Oz ha subito mostrato un tratto inconfondibile. Le sue storie non sono...

Gerusalemme - Tel Aviv / Gay Pride in Israele

Le scorse settimane a Gerusalemme tutti aspettavano con ansia l’arrivo del neo-Presidente degli Stati Uniti che, in tempo di elezioni, per conquistare gli elettori indecisi appartenenti alla comunità ebraica, aveva promesso di trasferire l’Ambasciata Americana da Tel Aviv a Gerusalemme: gesto simbolico per avviare il discusso processo di riconoscimento della Città Santa come capitale di Israele. Nel frattempo a Tel Aviv, al posto delle bandiere a stelle e strisce, ci si preparava a issare quelle arcobaleno, perché il 9 giugno lungo le strade della Città Bianca ha sfilato, come ogni anno, uno dei Gay Pride più attesi al mondo.   Nel corso della parata, infatti, accanto alla bandiera icona del movimento LGBTQS hanno sventolato assieme dalla bandiera australiana a quella canadese, da quella russa a quella palestinese: “Gay di tutto il mondo unitevi!”, aldilà di ogna appartenenze politica e religiosa. Lo stesso Theodor Herzl, fondatore del sionismo moderno, nel 1902 illustrava in modo pionieristico nella sua celebre opera Altneuland la sua visione politica laica e democratica relativa allo Stato del popolo ebraico in Terra di Israele, sottolineando il valore irrinunciabile di una...

Il lettore, fratello nella complicità / Etgar Keret, Sette anni di felicità

Tra i resti del passato che gorgogliano senza posa notte e giorno in quel sito archeologico permanente che è YouTube può capitare di incappare in una vecchia intervista a Primo Levi. Credo si tratti di una conversazione registrata nei locali della Siva, la Società Industriale Vernici e Affini di Settimo Torinese per la quale lo scrittore lavorò come chimico fino al 1977. In quell’intervista Levi indossa il camice bianco d’ordinanza, con sotto la cravatta, e se ne sta appoggiato a un armadietto metallico in laboratorio. Vestito da chimico, parla dell’esperienza del lager e del sedimento di parole rimaste sul fondo della storia del Novecento: Se questo è un uomo. C’è un momento, nel corso dell’intervista, in cui Levi, guardando in terra, dice, nel suo indimenticabile fraseggiare elegantemente monocorde: “Mi accade di trovare il bisogno di andare a cercare qualcun altro, per rinfrescare queste cose, per verificarle”.     Viene in mente questa vecchia intervista a Levi leggendo l’ultimo libro di Etgar Keret, Sette anni di felicità (Feltrinelli, traduzione di Vincenzo Mantovani). E non tanto per il fatto che Keret è uno scrittore israeliano “i cui allarmi giornalieri di...

Muri

«Qual è stata la prima separazione tra gli uomini se non un muro? I muri, o piuttosto i solidi cumuli di massi dei nostri antenati preistorici erano ovviamente muri di difesa. Era una questione di vita o di morte, bisognava difendere l'ingresso della caverna dagli intrusi: grossi animali di ogni specie, affamatissimi, e certamente, ben presto, altri uomini». Questo è l'incipit di un libro recente, gradevole nella forma e decisamente interessante nel contenuto, dal titolo schietto e deciso: Muri (Claude Quétel, Muri. Un'altra storia fatta dagli uomini, Torino, Bollati Boringhieri, 2013. Ed. orig. francese Murs. Une autre histoire des hommes, Paris, Perrin, 2012). L'autore, Claude Quétel, è stato invitato nella vicina Verbania a parlare al Festival Letteraltura 2016, che si terrà l'ultimo fine settimana di giugno e sarà dedicato proprio ai muri, in senso non soltanto alpinistico.     Muri, porte, ponti Il principio del muro è la difesa, nel caso della fortezza come in quello della casa, ma all'autore, in questo libro, non interessano né le pareti domestiche né le...

Nathan Graff, uno di noi

Grandi timori solleva l’accoltellamento nella serata di giovedì nel centro di Milano di un rabbino che vestiva il tipico abbigliamento degli ebrei ortodossi. Il primo di questi timori è quello di un’estensione all’Italia delle violenze che nelle ultime settimane hanno segnato la situazione in Israele e in particolare a Gerusalemme, la cosiddetta “intifada dei coltelli” (etichetta a dire il vero assai contestata da molti analisti israeliani che tendono invece a sottolinearne il carattere di violenza spontanea e disorganizzata). Se l’accoltellamento di Milano fosse un gesto di emulazione, attuato da qualche estremista islamico che aspira a entrare nell’ISIS e si candida versando il sangue di un ebreo, dovremmo aspettarci la possibilità che altri episodi simili si moltiplichino anche da noi, in Italia, nelle nostre città, e che anche in Italia, come già in molti quartieri periferici delle città francesi, sia pericoloso portare sulla testa la kippah e andare in giro vestiti in modo tale da dichiarare apertamente la propria identità. Al momento in cui scrivo, nulla è ancora stato detto con...

Corrispondenti esteri

Sembra ci sia stato un lento ma continuo slittamento, durante gli ultimi due anni, dal timore che la crisi economica avrebbe condotto a un conflitto diffuso alla netta e reale sensazione che il mondo intero sia ora coinvolto in una guerra combattuta su così tanti fronti da essere paragonata alla Guerra Fredda, se non agli eventi che si susseguirono nella prima parte della seconda guerra mondiale, quando emerse contingente la realtà del conflitto. Tuttavia, anche se le segnalazioni che internet ci riporta rendono sempre più vicine le immagini del conflitto – Ucraina, IS, Siria, Libia, Gaza – come se per Regno Unito, USA e il resto d’Europa, si trattasse dell’effettivo “fronte interno” del ventunesimo secolo, la realtà della guerra stessa non è mai stata percepita tanto lontana.   Come potrebbe il mondo dell’arte rispondere a un simile scenario? Questa è una domanda che inevitabilmente richiama all’intimazione del filosofo tedesco Theodor Adorno, sullo “scrivere una poesia dopo Auschwitz”, espressa nel suo saggio del 1962 Engagement oder künstlerische Autonomie (ed...

La decisione di Israele

Saranno decisive per la natura e il volto dello Stato d'Israele le elezioni anticipate programmate per il 17 marzo dell'anno prossimo. Decisive perché i votanti saranno chiamati a scegliere tra due visioni del mondo: l'una fondamentalista, l'altra laica. Attenzione. Non ci saranno due liste opposte; all'interno dei due blocchi ci sono, a loro volta, vari partiti e partitini ognuno con la propria agenda particolare e propri interessi settoriali da difendere. E sarebbe pure riduttivo e errato parlare di una contesa tra una destra e una sinistra; la composizione della scena politica israeliana è molto più articolata e fluida. E allora non rimane che spiegare perché di due visioni del mondo si tratta. Facendo un passo indietro, come in certi gialli d'antan.   Ai primi di dicembre dunque Netanyahu ha deciso di licenziare due ministri del suo governo: Tsipi Livni e Yair Lapid. Sono due leader di due movimenti centristi. Ufficialmente sono stati accusati di aver voluto minare la posizione del primo ministro e questo licenziamento ha portato allo scioglimento della Knesseth, il parlamento. In realtà, la resa dei conti...

Israele/Palestina: in medio stat virtus?

Su Internet e Facebook circolano video che trasudano saggezza e verità. Con la consapevolezza di essere nel giusto perché, si sa, “la virtù sta nel mezzo”, si chiarisce l’origine e il protrarsi del conflitto palestinese-israeliano. È piuttosto semplice, tutto si spiega con la testardaggine di palestinesi ed ebrei israeliani che non riescono a mettersi d’accordo. La testardaggine degli esseri umana è una gran brutta cosa. Per fortuna che alcuni di noi, scevri da dogmi religiosi e ispirati da ideali liberali e progressisti, capiscono che non c’è nessun senso nelle barbarie perpetrate perché la terra è di tutti e non ha senso rivendicarne la proprietà. Soprattutto in Medio Oriente, e in particolar modo in Palestina.   E nemmeno a farlo apposta, in questi giorni ha spopolato un video che in modo molto divertente riassume la questione palestinese in una sorta di storia animata che si dipana dai tempi biblici fino ai giorni nostri. Abbigliati in abiti diversi a indicare le differenti popolazioni che storicamente si sono avvicendate nella zona, una serie di personaggi s’insedia in...

Paolo Diacono a Benevento

Non poteva esimersi dal concedersi ogni giorno il piacere di parlare in greco. Paolo Diacono, al secolo Paolo di Warnefrit, era infatti convinto, senza sapersene spiegare il motivo, che, prima o poi, la dimestichezza con quella lingua gli sarebbe tornata utile. Al termine delle sue consuete orazioni mattutine si tratteneva, perciò, a conversare un poco con Dmitri, uno degli artisti siriaci impegnati ad affrescare la chiesa di santa Sofia.   Viveva a Benevento ormai da più di un lustro, da quando vi era giunto per scortarvi la giovane Adelperga, figlia di Desiderio, re dei Longobardi e sua diletta allieva, andata in sposa al duca Arechi II che governava su quella città e su tutto il territorio del Sannio.   Le sue giornate trascorrevano frenetiche, scandite dai numerosi impegni di cancelleria che la sua qualifica di stolesaiz, di capo dei dignitari di corte, gli imponeva, sommati ai suoi soliti, di lettura, di studio, di scrittura e d’insegnamento, pertanto quel preludio mattutino costituiva per lui l’irrinunciabile pausa di decantazione prima d’immergersi nel duro lavoro.   Adelperga si sfilò il soggolo, il...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Francesco Tedeschi. Il mondo ridisegnato

Credo sia noto a tutti che in Italia la geografia sia una tra le materie più maltrattate e meno studiate, assieme alla storia dell’arte. Dato che viviamo in un paese ricco di opere d’arte, oltre che geograficamente e geologicamente complesso (basti pensare al problema pressoché costante dei terremoti, delle frane e delle esondazioni di fiumi e torrenti), ai nostri sagaci politici è sempre parsa un’ottima idea evitare con cura che gli italiani acquisissero una qualche consapevolezza sia del territorio su cui poggiano i piedi (se non gli cade addosso travolgendoli) sia del patrimonio storico e artistico che gli si para innanzi quasi a ogni passo. Ebbene queste due reiette (la geografia e l’arte), senza che molti ci facessero caso, da tempo hanno istituito tra loro un rapporto intenso e proficuo. A raccontarci i complessi intrecci tra arte e territorio è il denso e documentato libro di Francesco Tedeschi, Il mondo ridisegnato. Arte e geografia nella contemporaneità (Vita e Pensiero, Milano, 2011, pagg. 429, € 25).   Partendo, capitolo dopo capitolo, da opere simbolo del passato (da Il geografo di Vermeer a La...

Gerusalemme. Essere donna in Israele

Ho avuto la stupida idea di salire sul pullman Tel Aviv–Ein Gedi alle otto e quindici di un venerdì mattina. Arrivata a Gerusalemme alle dieci sapevo che avrei avuto davanti un’altra ora e mezza di viaggio prima di raggiungere il Mar Morto, dato che era prevista anche una sosta in uno di quei giganteschi pseudo-autogrill disseminati in questi luoghi, disabitati e aridi, di passaggio. E così, dopo la tappa tra i dromedari, mi avvicino all’autista cercando di spiegargli che non vorrei raggiungere subito la città, meta finale di questo tragitto, ma mi piacerebbe piuttosto fermarmi sul mare, in prossimità di una di quelle “nascoste primavere” di cui mi hanno raccontato: oasi di verde e di acqua dolce che interrompono il panorama desertico e disegnato dal sale che caratterizza quest’area.   L’autista mi guarda con un certo sospetto, soprattutto dopo che lo metto a parte del mio progetto di raggiungere la città, dopo il bagno e i fanghi di rito, per visitarla nel pomeriggio, prima di tornare a sera sulla via di casa. Mi chiede se ricordo che è venerdì: lo Shabbat inizia alle tre. Lo...

Israele. Il back yard di Tel Aviv

Sono le otto del mattino. Dizengoff Street: la via del divertimento e dello shopping sfrenato, un susseguirsi di boutique, yogurterie, sushi bar e chioschi ricoperti di frutta dove gustare centrifughe giganti che aiutano a fare pace con il mondo, o per lo meno questo è l’effetto che ha su di me il mezzo litro di mango, frutto della passione e arancia che stringo tra le mani in questa calda, ancorché piovosa, giornata di dicembre. Quando sono stata qui l’ultima volta, in luglio, questo bubble tea con le sedie colorate di verde e arancione non c’era (ndr. the freddi riempiti di bolle di gelatina vegetale dal cuore di succo di frutta), e nemmeno i due negozi di scarpe da sposa distanti pochi passi l’uno dall’altro, né ricordo di avere già visto il piccolo rivenditore di accessori per iPhone. Le attività si succedono a un ritmo sconcertante, café si rinnovano e nuovi negozi di abiti firmati o prodotti tecnologici di ultima generazione si giocano lo spazio attorno agli innumerevoli supermercati della catena AM:PM, aperti ventiquattro ore su ventiquattro persino durante lo Shabbat, quando attorno tutto è...

Settembre 2001: chiusura (o apertura) del cerchio

Il raid successivo alla seconda guerra mondiale – sia aereo, sporadico (certe azioni di Israele per esempio) o sistematico (la prima guerra del Golfo, il Kosovo), sia terrestre svolto da truppe d’élite in singole missioni o in apertura di conflitti più ampi (Enduring Freedom in Afghanistan), che da guerriglieri rivoluzionari vincenti (a Cuba), perdenti (in Europa) o difensivi (in Vietnam) – ripete modalità e protagonisti, ripropone contraddizioni già esaminate nei capitoli precedenti. Oggi la riflessione si appunta, per forza di cose, sulla novità sconvolgente apportata dal suicidio, che richiede la scelta se accoglierla quale modifica profonda del raid fin qui analizzato o se viceversa considerarla un tratto che la esclude automaticamente da esso.   Alle 7.59 dell’11 settembre 2001 un Boeing 767-223E con a bordo 81 passeggeri, 9 assistenti e 2 piloti lascia Boston in direzione Los Angeles. L’ultima comunicazione del Volo 11 risale alle 8.13, in seguito non risponde alle indicazioni del controllo di terra. Anche il transponder, che permette la localizzazione da terra attraverso altitudine e posizione,...

Ascoltare la Palestina. Babel: Festival di letteratura e traduzione

Giunto senza anchilosarsi alla sua sesta edizione, Babel è un festival di letteratura e traduzione che ha scelto di porsi come sito di ‘lavori in corso’, struttura aperta di incontro e di scambi, luogo dove esercitare l’arte dell’ascolto. Ogni anno un paese, con le sue lingue e le sue culture, la sua stratificata e contraddittoria esperienza storica, la sua inquieta quotidianità, è invitato a raccontarsi attraverso la voce dei suoi narratori e dei suoi artisti: romanzieri, poeti, pittori, disegnatori, fotografi, musicisti, filmmaker, uomini e donne di teatro, saggisti. L’edizione 2011 sarà interamente dedicata alla Palestina, un paese senza stato, che la storia politica dell’ultimo secolo ha ferocemente frammentato. Dal 15 al 18 settembre Babel si farà ideale luogo di ricomposizione di lingue e saperi territorialmente dispersi, e tuttavia fortemente coesi. Palestinesi di Cisgiordania e di Gaza, della diaspora e dell’interno di Israele, ragioneranno con noi sul farsi del lavoro artistico e intellettuale là dove ‘il tempo e lo spazio sono liquidi’.     Tra gli ospiti:...

La “protesta delle tende” a Tel Aviv

Non so se vi sia capitato tra le mani l’articolo di David Grossman, pubblicato sabato 6 agosto su “Repubblica”. Grossman, con la lucidità e la delicatezza che gli sono proprie, si interroga, come israeliano, come cinquantenne, come uomo di cultura, sulla protesta che domenica 31 luglio ha portato migliaia di persone davanti alla Knesset (“Casa del Parlamento”) a Gerusalemme.   Non sono tanto le ragioni della manifestazione a interessarlo, la richiesta di giustizia sociale o l’esigenza di vedersi garantire un più adeguato sistema di assistenza sanitaria, né le modalità, per quanto rifletta anche sul senso del suo ritrovarsi in mezzo a una folla arrabbiata e urlante. Quel che gli interessa capire è sopratutto cosa significhi un simile evento in una nazione come Israele, cosa comporti, perché accada in questo preciso momento storico, come rispondere e in che forma partecipare a questa «ri-vo-lu-zio-ne» (sic).     L’articolo restituisce appieno qualcosa su cui mi sono interrogata di recente, di ritorno da Tel Aviv. È la terza volta che vado in Israele,...

Se l’anonimato muore sul web

Love and Revolution Vancouver, 15 giugno 2011. Dopo aver perso la finale della Stanley Cup, i tifosi della locale squadra di hockey danno a fuoco e fiamme il centro della città. La polizia reagisce duramente. Il fotografo di Getty, Richard Lam, è sul posto per riprendere i tafferugli, quando si imbatte in una coppia che, incurante dei disordini intorno, sembra baciarsi appassionatamente. Lam coglie l’attimo e scatta una foto che il giorno dopo farà il giro del web, delle tv e dei giornali di tutto il mondo, dove il “Vancouver Riot Kiss” verrà subito paragonato ad altri baci iconici della storia della fotografia, come “Day in Times Square” di Alfred Eisenstaedt e “Le Baiser de l'Hôtel de Ville” di Robert Doisneau. Man mano che l’immagine diventa un tormentone virale, cresce però anche la curiosità (e la morbosità) sull’identità dei due ragazzi: Chi sono? Perché si baciano? Stanno forse recitando? Su Twitter, Facebook e i quotidiani online scatta la gara della verifica a posteriori (un tratto ormai distintivo dell’informazione accelerata dei...

Salvatore Quasimodo / Il mio paese è l’Italia

  Una delle nove poesie della raccolta La vita non è sogno, nella quale Quasimodo ribadiva la svolta ‘civile’ della propria scrittura (già testimonia nella precedente Giorno dopo giorno) Il mio paese è l’Italia venne composta, come le altre della silloge, negli anni dell’immediato dopoguerra. Sospeso tra ricordo e riscatto, tra lutto e tensione alla vita, il poeta è custode della memoria della tragedia bellica e dello sterminio e insieme fautore dell’utopia di una patria comune.     Più i giorni s’allontanano dispersi e più ritornano nel cuore dei poeti. Là i campi di Polonia, la piana dì Kutno con le colline di cadaveri che bruciano in nuvole di nafta, là i reticolati per la quarantena d’Israele, il sangue tra i rifiuti, l’esantema torrido, le catene di poveri già morti da gran tempo e fulminati sulle fosse aperte dalle loro mani, là Buchenwald, la mite selva di faggi, i suoi forni maledetti; là Stalingrado, e Minsk sugli acquitrini e la neve putrefatta. I poeti non...

Per sconfiggere l’entropia

Sostiene la simpatica Bice Curiger, curatrice della cinquantaquattresima Esposizione Internazionale d’Arte, che la divisione in padiglioni nazionali è la specificità e l’unicità della Biennale di Venezia; ed è tutt’altro che anacronistica. Conseguentemente ha costruito sull’idea di nazionalità e storia la sua mostra, intitolandola ILLUMInazioni. La novità è che la curatrice ha creato quattro nuovi “para-padiglioni”: strutture architettoniche create da quattro artisti (Son Dong, Monika Sosnowska, Oscar Tuazon e Franz West) che ospitano le opere di altri artisti, dando vita a delle “opere-ambiente” a metà tra scultura e architettura che presentano delle altre opere più o meno omogenee. Un’idea interessante che però funziona soltanto nei primi due casi: lo stridore e l’incoerenza non sempre sono un valore, e queste purtroppo sono le caratteristiche di molte parti della Biennale, soprattutto all’Arsenale.   Giardini. Da qui conviene quindi partire, senza un itinerario preciso, annotando soltanto quello che è interessante. È...

Religioni della morte. I volti della Cultura di destra in Furio Jesi

Dopo quasi venti anni dalla seconda edizione torna nelle librerie Cultura di destra di Furio Jesi, mitologo, critico letterario, germanista e allo stesso tempo molto più di questo. Uscito per la prima volta nel 1979, l’anno precedente alla tragica scomparsa dello studioso torinese, il libro è uno dei suoi testi più profondi, luminosi e incandescenti, prova di una scienza della cultura situata al crocevia tra storia delle idee, antropologia, semiotica e narratologia e, per le polemiche che porta con sé a ogni pubblicazione, cartina di tornasole del dibattito sulla cultura di destra in Italia. La nuova edizione di Nottetempo, curata da Andrea Cavalletti, regala ulteriori elementi del cantiere jesiano presentando alcuni inediti di grande interesse, su tutti lo splendido Il cattivo selvaggio, un breve saggio sulle logiche implicite del razzismo, più che mai attuale.   Ma il punto è questo: che cos’è ‘cultura di destra’? Alla domanda postagli da «L’espresso» nel 1979 Jesi rispondeva: «la cultura entro la quale il passato è una sorta di pappa omogeneizzata che si pu...

Una lunga storia in brevi esempi

Quelli che seguono sono gli elementi del raid che ci hanno offerto mito e storia greci. I protagonisti formano un gruppo ristretto, dotato di caratteri eccezionali che li rendono diversi dagli uomini o dai combattenti comuni. Talvolta il gruppo, alcuni suoi componenti o anche uno solo, che in genere sono giovani, subiscono un mutamento nel corso dell’azione. Si tratta di un’iniziazione violenta e unica poiché la narrazione del raid rappresenta un’esperienza fondante ed irripetibile. Questa consiste essenzialmente nell’entrare ed uscire dal campo nemico. Il rientro alla base costituisce di solito la riuscita dell’azione, che tuttavia, pur essendo vincente, talvolta coincide con la morte di parte o di tutto il gruppo. Abbiamo registrato tre tipologie fondamentali di raid con alcune varianti al loro interno. La sottrazione del bene, materiale o umano, spontanea o guidata da un potere superiore; in questo caso soltanto il rientro garantisce la riuscita del raid. Il danneggiamento del bene, materiale o umano, ugualmente spontaneo o guidato da un potere superiore; qui la morte dei protagonisti potrebbe portare lo stesso al compimento della missione...