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Milano

(469 risultati)

Verso una riforma del teatro?

Era il 9 febbraio 2013 e mancavano poche settimane alle elezioni politiche. In occasione dell’edizione fiorentina delle Buone Pratiche – curata, come di consueto, da Oliviero Ponte di Pino e Mimma Gallina – il mondo del teatro aveva avuto la possibilità di un confronto diretto con Salvatore Nastasi, direttore generale per lo Spettacolo dal vivo. Si era parlato di tagli al FUS, di accesso ai finanziamenti ministeriali, di metodi di selezione: “i criteri storicistici e quantitativi si sono dimostrati, a mio avviso, fallimentari; ma bisognerà confrontarsi con le linee dettate del governo entrante”, dichiarava Nastasi.   19 ottobre, edizione straordinaria delle Buone Pratiche presso il centro congressi di Fondazione Cariplo di Milano, organizzata come sempre dalla webzine ateatro: accanto a Nastasi oggi siede il ministro Massimo Bray e all’ordine del giorno c’è un approfondimento sul decreto Valore Cultura, licenziato dal governo ai primi di agosto e approvato il 3 di ottobre. Non sono pochi gli aspetti che hanno destato preoccupazione, e forti segnali d’allarme sono stati lanciati fin da subito dalla...

Fondazione Forma va oltre Milano

Dopo la denuncia degli scorsi giorni e le reazioni tra gli altri di Ferdinando Scianna, Roberto Koch presidente di Fondazione Forma, fa il punto sulle prospettive future della Fondazione e sullo stato della cultura in Italia tra insenbilità e molti ostacoli da superare.   Roberto Koch   Fondazione Forma cambia sede, perché?   Cambiamo sede perché ci è impossibile, dopo 9 anni, continuare a garantire il costo dell’affitto dello spazio che - nonostante abbiamo ristrutturato e animato a nostre spese, ampliandone enormemente il valore patrimoniale - l’ATM non intende darci in comodato gratuito. Le nostre risorse sono limitate, le abbiamo investite tutte nella Fondazione, e in questo periodo di crisi è molto difficile ottenere altri finanziamenti privati da parte di sponsor e aziende.   Considera la mancanza di attenzione del Comune di Milano e di ATM solo un problema di risorse o forse questo nasconde anche una mancanza di visione della politica culturale della città?   Credo di poter dire che manca soprattutto una politica culturale della città, attenta ai nuovi linguaggi come...

Milano chiude Spazio Forma

Con una conferenza stampa del suo presidente, Roberto Koch, è arrivata la peggiore delle notizie, forse da sempre, per la cultura fotografica milanese e italiana: la chiusura di Spazio Forma.   La peggiore notizia perché la vicenda di questo luogo, che giustamente è stato definito Casa della fotografia italiana, è stata di gran lunga la più straordinariamente positiva, anche questa da sempre, per questo importante linguaggio della modernità.   In soli nove anni, attraverso una straordinaria attività di mostre, comunicazione, incontri, iniziative didattiche, e basta per averne conferma visitare la mostra ricapitolativa che è stata allestita, Spazio Forma è diventato un formidabile, direi imprescindibile punto di riferimento per la fotografia non solo in Italia, ma sul piano internazionale, con scambi sempre più ricchi e fruttuosi con le più importanti istituzioni museali pubbliche e private dell'Europa e de mondo.     Koch ha detto che le attività della Fondazione Forma non si fermeranno e anzi si arricchiranno di nuove e importanti iniziative sul...

Il padrone della voce

San Calimero, esterno giorno 12 settembre 2013. Michael Chance, brillante controtenore inglese, specialista dei repertori rinascimentali d’Albione si esibisce per Mito insieme a Paul Beier, virtuoso di liuto e tiorba. Lo spazio della chiesa è pienissimo, malgrado siano le cinque del pomeriggio. Il pubblico è assiepato fino ai gradini dell’altare, dove una pedana rossa accoglie i due interpreti.   Chance, noto anche per lavori in teatro, memorabile nella sua performance come Apollo in Death in Venice di Britten, ultimo disco un bel Danyel: Like as the Lute Delights, da poco edito da Stradivarius, avanza a passo di carica. Ha un quaderno in mano e un paio di occhiali: apre la bocca e canta. Mirabili pagine di John Dowland, come il famosissimo Lachrymae e di Henry Purcell, tra cui Music for a While, si susseguono. Il lavoro, notevole per cesello d’analisi e potenza a un tempo, è su ogni intonazione dei testi poetici, in inglese e in latino.   Colpisce la “naturalezza” della sua presenza. Come spesso succede negli eventi in chiesa, le campane recitano il loro credo e non si interrompono. Con un garibaldino “...

Greetings from Corelli

Lunedì mattina sono entrata per la prima volta al CIE di Milano, in via Corelli. Ero in ritardo, quasi a non voler andare. Con il taxi abbiamo cercato il posto risalendo in tutti i sensi quel pezzetto di città che si immerge sotto la tangenziale, senza riuscire a trovare il gabbiotto della polizia, i padiglioni nascosti all’ombra dei pilastri. Mentre mi accingevo ad arrivare, pensavo tra me e me che non potesse essere diverso dalle molte case di reclusione, circondariali, carceri di mezza Italia in cui sono entrata negli ultimi anni. Eppure. Eppure una differenza c’è.   C’è la facilità con cui ora si può entrare, dopo l’ondata emotiva della strage di Lampedusa, grazie alla quale tutti gli operatori del settore migratorio cercano di legittimarsi come “non complici” del sistema di controllo e gestione degli ingressi e delle uscite dal territorio nazionale. C’è che, una volta dentro, lo spazio è qualcosa di differente. Se tra le mura di un carcere è chiaro cos’è il dentro e cos’è il fuori e è evidente il confine simbolico che lo Stato...

In preghiera

Dopo la foto al bar, entrai in Chiesa Rossa, per esteso nella Parrocchia di Santa Maria Annunciata in Chiesa Rossa, sempre in zona cinque. Nella canicola milanese di un pomeriggio di luglio stavo fotografando gente in cerca di ristoro.   C’erano tre anziane signore che occupavano due panche in fondo alla chiesa, vicino all’altare e recitavano il rosario. Mi sedetti anch’io, dalla parte opposta, in un banco in prossimità dell’ingresso.   Dopo alcuni minuti entrò l’uomo della foto, per rivolgere le sue preghiere alla Madonna, si raccolse di fronte al simulacro della Santa Vergine, posto nella cappella che rimaneva alla mia sinistra. Collocai la macchina fotografica sopra lo stretto piano di legno che c’è di fronte ad ogni panca, quello dove si poggiano i gomiti quando ci si genuflette, perché avevo bisogno di un sostegno per usare un tempo d’esposizione molto lento. Girai la macchina verso di lui e rubai la foto.   Ero andato in Chiesa Rossa perché sapevo che di giorno c’è una bella luce naturale e volevo fotografare al suo interno. La sera invece c’è...

C'era una volta il Deposito Bulk

Milano, Via Bramante angolo Cimitero Monumentale. Tra il 1999 e il 2005, in 8000 metri quadri di capannoni cadenti aveva trovato casa il Deposito Bulk. Il secondo nel nome, in effetti, dopo una prima occupazione a poche centinaia di metri di distanza durata due anni. Il primo Bulk è stato demolito ormai da tempo per far posto ad un parco giochi di tre panchine con affaccio su vialone a quattro corsie. Il secondo ha ricevuto le prime visite delle ruspe nell'aprile 2013 e mentre sto scrivendo stanno portando via le ultime camionate di macerie. Resta, per il momento, una spianata polverosa riarsa dal sole.   Ph. Anna Belpoliti   Come molti della mia generazione ho frequentato il Bulk assiduamente. Per leggere divergenze di vedute non mi sono mai buttato direttamente nella vita politica del collettivo principale, ma è un luogo nel quale ho organizzato decine di iniziative, concerti, incontri. Ci ho visto, soprattutto, un numero sorprendente di concerti. Mi è capitato pure di farci l'amore, una domenica pomeriggio d'estate. Del Bulk mi sono occupato anche come ricercatore, quando indagavo le relazioni tra l'economia culturale di Milano...

Kapuściński e io

Ryszard Kapuściński era un uomo molto inquieto: non riusciva a star mai fermo. Dopo pochi giorni che era nella sua bella casa zeppa di libri, sulla ulica Prokuratorska, a Varsavia, trovava sempre un pretesto per ripartire. Ho sempre pensato che sua moglie, la dottoressa Alicja, fosse una santa. Le prime volte che lo cercai per telefono mi rispondeva che non sapeva bene dove fosse suo marito e che, forse, lo avrebbe sentito tra un paio di settimane. Si perdeva nel mondo. Del resto, per scrivere aveva bisogno del movimento. E anche del fiato sul collo dei redattori. I capitoli dei suoi libri sembrano puntate di reportage, scritte come se fosse all’ultimo momento (anche quando sono il frutto di lunghe e meticolose rielaborazioni     Sono passati ormai sei anni dal quel freddo 23 gennaio del 2007, quando arrivò la notizia che Kapuściński non era sopravvissuto a un’operazione chirurgica non più rimandabile. Mi manca molto l’amico e, allo stesso tempo, sento una grande amarezza per dover esser stato, purtroppo tra i non molti, a doverlo difendere dal fango che, passati appena pochi anni dalla sua scomparsa, gli ha gettato addosso il...

La sfida del teatro Franco Parenti

La Milano teatrale degli ultimi anni sta imparando a conoscere una nuova dimensione: il multisala. Due delle realtà più attive e incisive del territorio hanno trovato casa in sedi grandi e centrali: sono l’Elfo Puccini in corso Buenos Aires e il Franco Parenti in via Pier Lombardo. Proprio come al cinema, gli spettatori entrano nei modernissimi spazi condivisi della struttura, si fermano al bar per un bicchiere di vino o uno spuntino, e poi si accomodano nella sala dello spettacolo che hanno scelto. Ma forse non tutti si sono resi conto della piccola rivoluzione sotterranea messa in moto da questo nuovo assetto.   I due teatri hanno compiuto un percorso parallelo: nati entrambi nei primissimi anni Settanta, si sono progressivamente imposti come punti di riferimento per la città (ognuno con le proprie specificità) e hanno cambiato profondamente il panorama teatrale milanese. Ora l’approdo a un multisala permette di raggiungere una vasta fascia di pubblico, non troppo distante da quella del Piccolo Teatro: che cosa accade nelle programmazioni?     La sfida del Franco Parenti sembra quella di trovare inaspettate...

Fiori di morte: Jack Kerouac a Milano

La grande americanista e traduttrice Marisa Bulgheroni raccoglie in Chiamatemi Ismaele. Racconto della mia America, in uscita presso il Saggiatore, i suoi incontri con gli scrittori che hanno fatto la storia della letteratura e della società americana dal secondo dopoguerra a oggi (da Norman Mailer a Harold Brodkey e Grace Paley, passando tra gli altri per Saul Bellow, Philip Roth, Allen Ginsberg, Vladimir Nabokov, Cynthia Ozick). Sono splendidi articoli e interviste pubblicati soprattutto a partire dal 1959 al 1991, integrati da ritratti e da ricordi inediti.     E così ecco il leggendario Jack Kerouac, che non sono riuscita a incontrare in America, che non avrei più creduto di poter incontrare, che, a sorpresa, sono invitata a presentare al pubblico milanese una sera del novembre 1966. Eccolo, spaesato e indomito, nella grande sala sotterranea della libreria Cavour gremita di ragazze e ragazzi in frenetica attesa, colorati, eleganti nei loro costosi stracci beat. Lui, lo scrittore marinaio che – «come Melville a New Bedford» un secolo prima – era arrivato a Boston nel giugno 1942 in cerca di lavoro, con la sua...

Paolo Rosa, l’arte fuori di sé

I ricordi sono tracce visive, immagini viste in trasparenza attraverso la lente del tempo, un cannocchiale ribaltato, focalizzato dietro l’occhio nella profondità della nostra mente. La loro persistenza e vividezza non dipendono dalle condizioni fisiche e ottiche dello spessore del vetro, ma dal contenuto psichico o meglio dal significato affettivo che esse serbano per il soggetto che le richiama alla memoria, la cui importanza può assottigliare lo spessore di queste lenti al punto da eliminare qualsiasi del tutto le distorsioni e la riduzione della visibilità che ogni rifrazione comporta. Ci sono momenti della nostra esistenza, spesso quelli particolarmente segnati da eventi dolorosi, che ci costringono a risvegliare, strappandole dall’oscurità dell’oblio in cui erano sepolte, alcune immagini-ricordo, la cui chiarezza e vitalità sorprende ogni nostra aspettativa. È come se, dalle profondità dell’indistinto mare della memoria, queste parvenze inverassero delle presenze che si potrebbero persino sfiorare e afferrare, la cui percezione non è meno realistica della sensazione di sentirsi toccati dalla...

Habitué

Il primo bar che incontro uscendo da casa, non è dietro l’angolo, piuttosto di là dal ponte che oltrepassa il naviglio pavese nel suo tratto periferico. Ci prendo i biglietti del tram, i fiammiferi da cucina e un caffè frettolosamente, a volte imbuco una lettera nella cassetta della posta che c’è di fianco all’ingresso, raramente mi fermo. Gli habitué invece sono sempre lì e sanno stare seduti al bar. Conoscono il loro quartiere, i nomi degli altri avventori e quello che fanno; raccontano storie osservate dai tavolini che si affacciano sullo spettacolo della strada.   A Palermo, la mia famiglia aveva un bar conosciuto. Frequentato da una clientela tra il popolare e il borghese; immancabili gli habitué stavano lì a godersi la reciproca compagnia, chiacchere e sigarette e certamente qualcosa da bere. Li ho visti da che ero bambino finché sono diventato ragazzo, erano sempre presenti (per vocazione e bisogno) come parte dell’arredamento del bar. Credo ci fosse una forma di reciproca considerazione tra essi e i titolari del bar. Questi ultimi accettavano la loro presenza quotidiana, nel...

Egitto nel caos

Pubblichiamo questa testimonianza dal Cairo della nostra collaboratrice che si cela sotto uno pseudonimo poiché per una donna vivere e lavorare nella capitale egiziana è diventato molto difficile; si tratta di un intervento a caldo dopo i massacri di questi giorni mentre il paese sembra scivolare verso la guerra civile in un conflitto che non sembra trovare compromessi o soluzioni possibili     Un risveglio terribile, quello della mattina del 14 agosto, considerando che ci si è svegliati con la scena di una piazza semivuota, quella di Alnahda, di fronte all'università del Cairo, la più antica di tutto l'Egitto, e più precisamente davanti ad uno dei 14 edifici che ospitano il campus della facoltà d'ingegneria. Ma lo scenario sicuramente più devastante è stato quello di Rabaa Aladaweya, un importante e crocevia, centralissimo soprattutto per gli spostamenti verso e dal quartiere di Madinet Nasr. Entrambi i posti sono stati per più di 50 giorni sedi di due sit in dei Fratelli musulmani, ancora prima della deposizione del razzista Morsi, l'unico, forse, tra tutti i presidenti dell...

Raffaello Baldini

Per me Raffaello Baldini è stato a lungo soltanto una voce, al telefono. Al lunedì, se non ricordo male. Una voce insieme roca e vellutata: c’erano due armoniche, una più bassa, ruvida, l’altra più dolce, quasi di flauto.   Avevo iniziato a lavorare da Franco Quadri alla fine degli anni Settanta, e uno dei miei compiti – in un’era ormai lontana, in cui non esistevano né computer né fax – consisteva nel trascrivere a macchina i manoscritti delle sue recensioni per “Panorama”. A volte Franco non era in ufficio, quando arrivavamo Silvia Bergero e io, e non aveva nemmeno lasciato il testo sulla scrivania di via Caradosso. Non esistevano nemmeno i telefoni cellulari, in quell’evo lontano. Se Franco era in viaggio o in giro per qualche incombenza, non c’era modo di contattarlo.   Immancabili, cominciavano ad arrivare le telefonate dalla redazione di “Panorama”, sempre più frequenti e ansiose. Cercavamo di placare l’ansia di Raffaello Baldini, che gestiva quella sezione del settimanale. Invano.   In tutti quegli anni, Franco ha sempre...

Le vacanze di Stendhal

La diligenza parte alle 7 da Milano diretta verso l’Alta Brianza. È il 25 agosto 1818. A bordo ci sono due amici, Giuseppe Vismara e Henri-Marie Beyle, insieme a un mercante di Reggio, una poppante e altri passeggeri. Sin dalla partenza Beyle tiene un diario. Scrivere per lui non è un mestiere, anche se ha già pubblicato da poco una sorta di racconto di viaggio, Roma, Napoli e Firenze, mentre Passeggiate romane uscirà tempo dopo. Quello che deve ancora nascere è un romanzo che gli darà vent’anni dopo la fama imperitura: La Certosa di Parma. Lo pubblicherà con il nome di Stendhal, pseudonimo con cui, da allora in poi, sarà conosciuto in tutto il mondo per tutte le generazioni future.   Vismara e Beyle sono diretti a Inverigo, ridente paese della Brianza, dove c’è il palazzo di Luigi Cagnola, famoso architetto milanese, che si è fatto costruire un’imponente Rotonda, uno delle costruzioni più curiose ed eccentriche del circondario, ancora oggi meta di visite. Prima di vederla, i due passeggeri si fermano a Giussano e salgono sul campanile. Vismara, prima di ascendere per i ripidi scalini, piscia dentro l’acquasantiera. Subito dopo uno scalino si spezza sotto i suoi piedi. In...

Ri-Make: Nuovo Cinema Maestoso

L’entrata è un anonimo cancello di metallo affacciato su Corso Lodi, alla sinistra del vecchio ingresso principale, tuttora sbarrato. Oltre c’è il cortile, costeggiato dall’imponente struttura senza finestre dell’edificio; pochi metri più avanti le uscite laterali della sala, lasciate semiaperte, da cui si riescono già a intravedere nella penombra lunghe file di poltroncine rosse. Eccomi, finalmente, dentro il cinema Maestoso di Piazzale Lodi, ribattezzato “Ri-Make” dai gruppi di studenti e cittadini che l’hanno occupato il 18 Giugno: 1346 posti tra platea e galleria, affacciati su quello che nel 1975 era uno degli schermi più grandi di Milano.     Non fosse per lo striscione sulla facciata, qualche cartellone pacifista lungo la cancellata e la bancarella che vende libri nel cortile, sembrerebbe che nulla sia cambiato dal giorno in cui ha chiuso i battenti, il 22 Luglio 2007. Il cartellone dell’ultimo film in programmazione, Spiderman 3, resta immobile sopra alla cassa; tutto è come congelato. “Quando siamo arrivati c’era persino qualche pop corn sulla...

Come cambiano gli sponsor

Negli ultimi quindici anni, sull’onda delle esperienze che da diverso tempo sono maturate in alcuni Paesi dell’area europea e nordamericana (Svizzera, Francia, Stati Uniti), è molto aumentato da parte del mondo delle imprese e della finanza l’interesse per gli investimenti nella cultura; in questo cambiamento di rotta sono certamente complici i rapidi mutamenti dello scenario economico e sociale, nonché la necessità oggettiva di tutela del patrimonio artistico nazionale.   Per molto tempo l’investimento culturale nel nostro Paese è stato concepito e sentito come atto di puro mecenatismo, ponendosi il più delle volte come sostituto della sovvenzione pubblica e tralasciando spesso l’attenzione a un ritorno in termini di profitto o di immagine per l’azienda o l’istituto erogatori. Le risorse dei privati costituiscono certamente una delle leve che potrebbe far ripartire il sistema cultura in un’ottica di recupero e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale del nostro Paese, anche, e forse soprattutto, in momenti di crisi e di emergenza.   Quale può essere dunque un...

Ospedale San Paolo

Uno scorcio del soggiorno che si trova al quarto piano dell’Ospedale San Paolo di Milano, nel reparto di cardiologia. A ora di pranzo, chi, potendo, non voleva rimanere in stanza a mangiare, andava lì. E ci si trovava insieme attorno alla tavola rettangolare bianca a familiarizzare tra noi e con la malattia; c’erano anche i veterani dell’infarto. Alla fine dell’anno scorso ci ho soggiornato anch’io, poco meno di una settimana, ringraziando il Cielo. Il giorno prima della dimissione, chiesi a mia madre, che era venuta a trovarmi, di passare da casa e portarmi la macchina fotografica. Fuori faceva ancora molto freddo e avevo la nebbia pure nella testa.

La sindrome dell'Influenza

La “sindrome dell’influenza” (catalogo Corraini a cura di Pierluigi Nicolin) sta a descrivere, nel corpo del design italiano, quella particolare  disposizione ad aprire a ogni apporto, a mai rintanarsi nelle certezze di sé, per assorbire e riscrivere le diversità dei mondi a cui sollecito rivolge attenzione. Ecco, la mostra in Triennale vorrebbe rendere conto per ben organizzate tappe – tra storia memoria e attualità – di quella sua capacità trasversale che, molto praticamente, metamorfizza le presenze della tradizione in novità del progetto, e viceversa risolve l’inedita tecnologia o l’esotismo d’importazione in cose che sembrano le compagne di sempre; vorrebbe rintracciare attraverso i decenni i segni e i modi di un’attitudine positiva all’assimilazione, che nei designer d’Italia si accompagna con l’impudenza di dire sempre sì e no – insieme – alla compatta mitologia del moderno e alle sue lusinghe, senza mai cedere compiutamente al credo delle rassicurazioni ideologiche o ai tripudi illusori per un consumismo che si dice felice.  ...

Qui niente da vedere...

Qualcuno entrando nella sede di Milano dell’Istituto Svizzero in questi giorni e aspettandosi di vedere una normale mostra avrà reagito dicendo “Nothing to see here…”, trovandosi di fronte a un muro bianco con un caotico collage di immagini apparentemente senza senso da un lato, due schermi con video strampalati che girano in loop dall’altro e in mezzo niente da vedere, appunto.   Qualcun altro invece davanti allo stesso muro riconosce le immagini, le trova familiari, le ha già viste centinaia di volte ed è stupito di incontrarle fuori dal loro contesto naturale che è la rete, tra blog, youtube, social network, tumblr. E così ride davanti al “restauro più brutto del mondo” opera della signora Cecilia Gimenez, alle infinite varianti della Gioconda e dell’urlo di Munch, ai lol cats e inviti a “keep calm”, Jim Carrey nei panni di Willy Wonka, Yoda di Guerre Stellari e persone sdraiate a fare planking.   In effetti, “Nothing to see here…”, curata da Valentina Tanni e Domenico Quaranta e organizzata in collaborazione al Link Center for the...

Teatri in città

In estate teatro è sinonimo di festival. Ma cosa succede nelle città?  Chiusi i teatri principali, pullulano proposte variegate, a volte semplicemente destinate a riempire i vuoti di serate calde, senza una programmazione culturale coerente e di respiro, a volte prototipi di nuove possibilità. Viaggiamo da Milano a Roma, attraverso Venezia e Bologna, in questa estate in minore, che spesso si completa con gite fuori porta nelle sedi dei festival. Mai come quest’anno sguarniti anch’essi, i festival, messi in ginocchio dalla crisi, costretti a fare di necessità virtù, eppure incapaci di lanciare un grido forte di protesta e sempre disponibili a festeggiare le nozze con i fichi secchi, in attesa di tempi migliori. Ma di questo parleremo nelle prossime cronache D’estate a Milano nessuno è normale   Mentre sui siti web dei teatri milanesi compaiono vistose campagne abbonamenti per 2013/2014, a fornire una qualche contropartita alla sospensione delle programmazioni è solo il Teatro Franco Parenti, che rilancia con “Quest’anno al Parenti l’estate è donna” una coda di...

Biblioteche

Sognerò la biblioteca universale con il bibliotecario cieco e lo cercherò nei suoi meandri perché mi reciti a memoria, appoggiato al bastone, rivolto al cielo assente, tutti i libri, uno per uno, a partire da quelli scomparsi o dimenticati. Prima di svegliarmi, lui mi suggerirà dei titoli che io correrò a appuntarmi su qualche foglio perché non ho l’abitudine, detestando i sogni, a maggior ragione quando trascritti, di tenere l’occorrente per scrivere sul comodino. Poi, da sveglio cercherò questi libri nel catalogo universale online e scoprirò che esistono e che è possibile averne una copia, cartacea o digitale, o se impossibile troverò l’indirizzo dove recarmi, con le mappe e gli orari esatti, se la voglio leggere di persona, magari in un monastero tibetano, dove mi sorprenderò di non capirci un’acca ma sarò estasiato di sfiorarne la superficie rugosa con i miei sensibilissimi polpastrelli.     Oppure mi accontenterò di sapere che tutti i libri sognati, e anche gli altri, ci sono, che qualcuno li ha catalogati, forse anche letti, o addirittura...

Vincenzo Latronico: prendere le api per il pungiglione

La mentalità dell’alveare, ultimo libro di Vincenzo Latronico, si potrebbe definire, se il termine non suonasse ad alcuni dispregiativo, un instant book o meglio una instant story. Questo per stessa ammissione dell’autore nella nota introduttiva (“Questo libro è stato scritto di getto in seguito alle elezioni politiche del febbraio 2013”, e più avanti definisce il libro una storia), ma soprattutto per una scrittura asciutta e precisa dal pugno ben saldo, come una partita a scacchi che avvinghia occhi e mente e non ti molla. È una storia instant dunque perché cadenzata all’instante, ritmata sul di-battito di questi tragicomici mesi post-elettorali italiani – e sul battito di cuore e mente, sempre più sballato nel corso della loro storia personale, dei due protagonisti, Leonardo Negri e Camilla Ottolenghi, giovane coppia d’italiani che s’avvitano da subito su salde scelte mature – comprare casa, fare carriera, mettere su una piccola ONLUS... sebbene arriveranno poi a consumarsi fino al divorzio (del quale non saranno i soli responsabili... – non vi preoccupate: l’autore...

Istanbul, che aria tira

A undici giorni dall'occupazione del Gezi Park, a Istanbul si respira un clima d'instabilità palpabile, quasi più violento dei tear gas che hanno pervaso per più di 40 ore non stop una vasta area intorno a Piazza Taksim.     Ma non c'è solo tensione. Stasera l'euforia è alle stelle. E' incredibile quello che sta succedendo in questi ultimi minuti: tifosi delle tre principali squadre di calcio locali, Fenerbace, Galatasaray e Besiktas, si stanno riversando in Taksim. Ultras che fino a tre settimane fa si guardavano in cagnesco, per usare un eufemismo, sono ora riunite nel luogo simbolo della protesta, cantando a squarciagola gli inni da stadio, riadattati per l'occasione, sotto gigantesche bandiere della Turchia.     L'Ataturk Kultural Merkezi, dalla cui cima i giornalisti hanno scattato alcune immagini ormai diventate simbolo della protesta, è gremito di gente che si arrampica sulle scale pericolanti in preda a un sentimento di riappropriazione degli spazi.   Abito a Istanbul da sei mesi, non abbastanza per capire in fondo tutte le sfaccettature socio-politiche di...