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Milano

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Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....

Coppie. Ettore Sottsass e Fernanda Pivano

Che coppia straordinaria sono stati Fernanda Pivano ed Ettore Sottsass. Così lui racconta la richiesta di lei, già sposata, d’andare a vivere insieme: “Un giorno Fernanda mi ha telefonato dicendo che voleva vedermi a Roma, e abbiamo combinato. Ci siamo incontrati a Piazza di Spagna. Era inverno e Fernanda aveva un grosso cappotto di peli ed era molto cambiata; sembrava appena uscita da un bagno gelato, dopo un sogno sconvolgente. Mi ha detto che stava divorziando e che sarebbe tornata a casa a Torino e se avevo ancora voglia di stare con lei. Le ho detto che mi sarebbe piaciuto molto, e dopo qualche mese è stato così”. Era il 1949. Molti anni dopo, nel 2004, Fernanda, divorziata per volontà di Ettore, lo incontra a Genova all’Acquario. Siede con altri al ristorante vicino alla vasca degli squali: “Sottsass, il mio ex marito, era due tavoli più in là. Credo non mi abbia riconosciuta perché non mi ha nemmeno salutata. Povera me”.     A testimoniare questo sodalizio amoroso e intellettuale, di cui entrambi parlano nei rispettivi diari (il fluviale Diari. 1917-2009 in due...

Le stagioni dell'Expo

Nei giorni scorsi la Consulta architettonica per l’Expo di Milano 2015, composta da Stefano Boeri, Ricky Burdett, Jacques Herzog, William McDonough e Joan Busquets, ha presentato alla stampa il Conceptual Master Plan. Al di là dei toni quasi obbligatoriamente trionfalistici (“un’Expo visionaria”, “un’Expo memorabile”, “una concezione rivoluzionaria delle esposizioni universali”), la versione più aggiornata del Master Plan sembra fare i conti con un’idea meno vuota e pretestuosa di manifestazione espositiva, accogliendo le sollecitazioni giunte da più parti per una maggiore integrazione con il territorio milanese e per un più virtuoso contenimento dei costi.   Ciò che il nuovo Master Plan propone è “un grande Parco agroalimentare strutturato su una griglia di tracciati ortogonali, circondato da canali d’acqua e punteggiato da grandi architetture paesaggistiche”. Le “campiture di terreno” (rigorosamente uguali per tutte le nazioni) in cui il Parco sarà suddiviso “ospiteranno le coltivazioni esemplari della propria sovranit...

Analfabeta

L’analfabeta conosce l’abbiccì, ma quando era piccola i suoni prendevano grafie diverse, per questo ancora oggi dà la caccia alle lettere come fossero le farfalle della vispa Teresa che una volta prese si polverizzano. Il primo alfabeto è stato l’abeceda, i suoi segni rappresentavano il serbo-croato, una lingua che era già due e che aveva anche due alfabeti, uno latino e uno cirillico. I giornali li alternavano, una pagina pari una dispari, Zagabria e Belgrado si definivano attraverso il loro alfabeto, solo a Sarajevo, super partes, ogni nome di via si scriveva nei due caratteri. Così è stato prima della Grande Divisione del paese diventato ex che ha tagliato mari e fiumi, e alla lingua ha tolto quel trattino che rende necessarie ulteriori precisazioni per dire quale è la lingua madre. Nelle convulse dissertazioni storiche, nelle infinite pagine letterarie che cercano l’altro senza mai sapere se sia vicino o lontano da sé, il Serbo e il Croato appaiono figure del doppio che hanno cercato un equilibrio nella presenza del terzo, il Bosniaco – divenuto il capro espiatorio. Fin da piccola...

Santa polenta!

Chissà se sarebbe piaciuto al notaio Franco Cavallone il “Santa Polenta”? Io credo di no, non tanto per come si mangia, ma, per un gran borghese come lui, l’idea di bere vino in un bicchiere di plastica, di apparecchiarsi la tavola con posate da pic-nic ai bordi dell’autostrada, l’avrebbe certo infastidito. Da persona di grande educazione, nonché traduttore della classica espressione “Good Grief” di Charlie Brown in, appunto, “Santa Polenta”, non avrebbe fatto mostra di infastidirsi, ma certo i velluti rossi del “Cambio” con il tavolo di Cavour sono un’altra cosa. Venendo da Milano, varcato il Ticino, Torino colpisce perché tutta impavesata di tricolori: terrazzi, balconi, strade e palazzi. Gli amici torinesi ci fanno notare come il pallido Cota (novarese) abbia fatto una magra figura e non abbia colto un sentimento condiviso dalla quasi totalità dei torinesi nel dissociarsi maldestramente dalle celebrazioni risorgimentali. Tornando al “Santa Polenta”, cominciare una rubrica di ristoranti con una gastronomia stride un po’, tanto più nel Piemonte che...

L’identità in cucina

Massimo Montanari mette in rilievo nel suo breve libro L’identità italiana in cucina (Laterza 2010) che l’Italia esisteva già prima della sua unità nelle pratiche quotidiane, nei modi di vita, negli atteggiamenti mentali, ovvero che la cultura definisce il nostro Paese ben più dell’unità politica. Prima dell’Italia unita sotto il regno dei Savoia, diventato Regno d’Italia proprio in quel 1861, esiste il “Paese Italia”, come l’aveva definito lo storico Ruggiero Romano, ideatore della Storia d’Italia di Einaudi. Nel suo saggio Montanari sostiene che la koinè alimentare italiana si è formata attraverso l’incontro tra romani e “barbari” (termine romano). Si trattò di un incontro-scontro tra la cultura del pane, del vino e dell’olio (civiltà agricola romana) e la cultura della carne, del latte e del burro (civiltà dei “barbari”), legata più alla foresta che all’agricoltura stanziale.   Lo studioso dell’alimentazione riprende un’immagine attuale per proiettarla sul passato: l’Italia come...

Strategie erotiche

Giocano d’anticipo gli aceri rossi e gli aceri saccarini. Sono i primi a fiorire sul finire dell’inverno, prima delle chiassose gialle forsizie, segno certo della primavera. Sanno che i loro minuscoli corimbi non possono rivaleggiare con le corolle di seta dei fruttiferi o con quelle carnose e sensuali delle magnolie. La loro strategia amorosa punta perciò sul tempo: sin dalla fine di febbraio concentrano tutto il loro potere attrattivo nei numerosissimi, microscopici stami rossi. Devono garantirsi l’impollinazione offrendo agli insetti un primo dolce bottino: attaccati alla corteccia, stretti in gruppi, i fiorellini richiamano anche il nostro sguardo. Difficile in questo periodo dell’anno distinguere un acero rosso dal parente con cui spesso si ibrida e che gli americani chiamano silver maple (acer saccharinum). Da lontano, rami nudi alonati di sanguigna sono indizio d’acero saccarino; se la matita vira verso un intenso cremisi è più probabile si tratti di acero rosso. Ma solo un’osservazione ravvicinata può fugare i dubbi: cinque petali, cinque sepali, due stili allungati, seppure in miniatura, fanno la differenza...

Fermo / Paesi e città

Ricordo perfettamente il giorno in cui vidi L’inquilino del terzo piano di Polanski. Ero minorenne all’epoca, e uscendo dal cinema avevo ancora addosso un tremendo senso di paura nel corpo. Protagonista il grande Roman, regista e attore, nella fattispecie l’imbranatissimo impiegato Trelkovsky, che parlava con una erre moscia imbarazzante, ansiogeno come pochi. Il film è davvero il parossismo di quello che può essere il rapporto tra vicini di casa. Claustrofobico nell’insieme, misterioso non poco per le sue simbologie, racconta la storia di un uomo che cerca casa e cade in un delirio irreversibile, con gli affittuari e i coinquilini che in crescendo lo stremano psicologicamente e poi lo spingono al suicidio. Per fortuna non ho mai avuto vicini di questa fatta, però mio padre Mario, suo malgrado, ha conseguito un record di quelli davvero straordinari al giorno d’oggi. Ereditò dal nonno qui a Fermo un terreno di famiglia, lì edificò la casa dove abitiamo dal 1961: una volta intorno c’era una periferia e oltre la nostra dimora solo la campagna e lontanissimi, bellissimi e irraggiungibili, i Monti...

Milano / Paesi e città

Milano, 15 agosto 2003. La città è vuota, son rimasti solo piccioni, turisti e diseredati. Al di là della rete che costeggia il lato interno del marciapiede, cataste di travi che puzzano di petrolio, tratti di rotaie arrugginite, un container per gli attrezzi. Stanno smantellando il capolinea del vecchio trenino Milano-Cormano, faranno un parcheggio. Il botteghino abbandonato della biglietteria coperto da una tettoia ondulata, è teatro di festini notturni dei desperados del quartiere, due panche di ferro attaccate al muro ospitano i loro sonni. In quell'angolo la fila di platani e il marciapiede s'interrompono, i mezzi che entrano in Dogana passano da lì. C'è un segnale di pericolo con un bidoncino della spazzatura fissato al palo. Veicoli militari in manovra - 50m., a due passi un cassonetto giallo per la raccolta dei vestiti usati e la fontanella comunale. In rilievo sulla colonna di ghisa verde scuro, lo stemma del comune, una croce rossa in campo bianco, il rubinetto d’ottone ha la testa di un drago. Nel silenzio irreale si distingue a distanza la musica dell'acqua che sgorga. BINOCOLO SULLA VEDOVELLA show...

Microfoni & Macerie

Il 17 marzo 2011, a Milano, è morto Giorgio Medail. Era nato a Dolo, Venezia, il 4 settembre 1945. È stato giornalista, conduttore, autore radiofonico e televisivo. Prima però, ha lavorato alla Edilnord di Silvio Berlusconi e, solo qualche anno dopo, è diventato, come si dice in questi casi, uno dei pionieri della tv commerciale italiana, tra i primi a lavorare per Telemilano Canale 58, emittente da cui nascerà Canale 5. Tra il 1983 e il 1985 ha seguito tutti i viaggi del Presidente del Consiglio, Bettino Craxi. È stato autore di TeleMike, ideatore della testata giornalistica Ciak, che forniva i servizi di spettacolo per i tre Tg Mediaset. Ha lavorato per molti anni in radio, a Rtl. Da giugno 2007 ad agosto 2008 ha diretto La tv della Libertà. Negli ultimi tempi era dirigente della struttura di missione per il rilancio dell’immagine dell’Italia, istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Molte informazioni di questa breve scheda sono fornite proprio dal sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri.   I principali siti dei quotidiani online, lo hanno ricordato con questo video.  ...

Italia spartita

Primo Levi parla di un'Italia di piccole patrie, di terre di nascita e terre di radici. In fondo l'Italia è questa: un patchwork difforme e macchiato di realtà che per millenni abbiamo chiamato comuni, e che oggi chiamiamo province. Ma cosa sta succedendo oggi a questo amalgama? Tante cose ma forse su tutte una in particolare: l'abbandono del sud. Negli ultimi dieci anni (questo nuovo millennio doppiozero), oltre trecentomila persone, ogni anno, sono emigrate dal sud al nord. Andate via. Una città grande come Bologna, o Firenze, o Torino, ogni anno lascia la terra in cui è nata. I numeri dicono che sia pari, come dato europeo, solo alla grande emigrazione del dopoguerra, dove orde di contadini lasciarono i campi per finire a Sesto San Giovanni, Mirafiori, nelle acciaierie o in semplici producibottoni brianzoli. Negli ultimi anni si è consumata nel silenzio la più grande desertificazione del sud, il più grande svuotamento delle città (più che dei paesi) mai visto in Italia. Tanto per squadernare un po’ di numeri: Il sud ha perso negli ultimi dieci anni 2 milioni di abitanti in favore del nord, di...

Risorgimento / Milano in fotografia

Milano dopo l'unità d'Italia. Immagini gentilmente concesse dal Civico Archivio Fotografico del Comune di Milano. 

Documentazione di interferenza umana nella gravitazione universale

13 fotografie scattate in successione e a tre passi una dall'altra camminando dal civico 9 al civico 8 e viceversa di via Monte Nevoso a Lambrate, Milano.   Un progetto d'artista per doppiozero.   Francesco Arena è un artista che ha scelto di lavorare sul confine tra memoria e attualità, tra identità visiva contemporanea e sedimentazioni storiche. Le sue immagini e installazioni si presentano sempre con una doppia possibilità di lettura: sono archivi mobili della memoria collettiva e insieme macchine per riconfigurare l'immaginario più attuale, per sollecitare lo spettatore a cercare una relazione autonoma e imprevedibile con ciò che ha di fronte. I suoi spunti “materiali” sono spesso eventi o luoghi storici, come ad esempio il percorso compiuto dall'anarchico Giuseppe Pinelli dalla sua abitazione alla questura di Milano, dove venne tragicamente ucciso il 15 dicembre 1969. In questo progetto in particolare una serie di fotografie scattate di recente a Milano in via Monte Nevoso, raffigurano il brevissimo tragitto dal portone della casa in cui si trovava l'appartamento che...