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Milano

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L'Expo e il giubileo

L'Expo e il Giubileo non sono la stessa cosa, anzi. L'Expo (o esposizione internazionale) è un evento promozionale a carattere economico-politico, costituito allo scopo di mettere in vetrina alcuni aspetti culturali, scientifici e tecnologici raggiunti dall'epoca che tale esposizione organizza, finanzia e presenta. Si svolge a partire dal 1851 in luoghi diversi, assegnati in virtù di una specie di concorso. L'esposizione del 2015 si è svolta a Milano e ha celebrato questioni di nutrizione e alimentazione. Il giubileo è invece un evento religioso, concernente la comunità dei credenti della chiesa cattolica coi suoi funzionari, che si svolge dal 1300 sempre nello stesso posto, a Roma, cui non partecipano rappresentanze di diversi paesi e che poco ha a che fare con la società civile e la democrazia secolare. È un'occasione di pellegrinaggio nel luogo santo di una religione monoteista (la cattolica «romana», appunto) e serve a purificare l'anima dai peccati. È una festa anche, ma di questo in seguito. Date tali eclatanti diversità delle due realtà, non si capisce bene in base a...

Gabriele Basilico, Marina Ballo Charmet: milanopiazzaduomo

Ha ragione Marco Belpoliti nel suo testo in catalogo, le fotografie di Gabriele Basilico per milanopiazzaduomo, la mostra in corso al Museo del Novecento di Milano, coniugano il vuoto sotto e l’infinito in cui sfuma l’orizzonte della città; tra il punto cieco, come anche lo chiama, e il desiderio di vedere tutto; tra la verticalità, forse l’abisso, il buco, e l’orizzontalità, la distanza, forse l’aura; tra la caduta e l’elevazione. Basilico le ha scattate per la maggior parte dalle guglie del Duomo, ma a guardarle una di seguito all’altra – e in ragione del loro taglio spesso obliquo – sembra quasi la sequenza di un volo, leggero, forse un sogno.   In realtà, oltre a vuoti e orizzonti, è anche evidente il ruolo dei passaggi, delle aperture – le strade laterali ai fianchi del Duomo che portano a Piazza Fontana o in San Babila, quella dell’Arengario che porta in Piazza Diaz, l’arco della Galleria Vittorio Emanuele… –, vie di scorrimento, forse di apparizione, da dove cioè ci aspettiamo che entri qualcosa, o forse di fuga, dalla piazza verso la citt...

Campioni # 14. Milo De Angelis

Ti ritrovo alla stazione di Greco magro come un rasoio e ulcerato da un chiodo che tu chiamavi poesia poesia poesia ed era l’inverno eroico di un tempo che si oppone alla vita giocoliera… e vorrei parlarti ma tu ti accucci in un silenzio ferito, ti fermi sul binario tronco, fissi il rammendo delle tue dita con la gola secca di fendimetrazina, e la palpebra accesa da mille frequenze mentre la Polfer irrompe nel sonno elettrico e riduce ogni tuo millimetro all’analisi del sangue… …vorrei parlarti, mio unico amico, parlare solo a te che sei entrato nel tremendo e hai camminato sul filo delle grondaie, nella torsione muscolare delle cento notti insonni, e ti sei salvato per un niente… e io adesso ti rifiuto e ti amo, come si ama un seme fecondo e disperato.   da Id., Incontri e agguati (Milano, Mondadori, aprile 2015, pp. 69, € 18), p. 43   Milo De Angelis, ph. Viviana Nicodemo   La poesia di Milo De Angelis si confronta da sempre con la “pericolosità” e l’inattualità del lirico nell’orizzonte del contemporaneo, in una sovrapposizione fra dimensione postuma e...

Intervista a Ettore Mo

  Ettore Mo, decano dei giornalisti italiani, da 50 anni al Corriere della Sera, prima all’ufficio di Londra poi a Milano nella sezione spettacoli. Dal 1978, inviato speciale. Ha raccontato storie da tutti i continenti, seguito guerre e avvenimenti internazionali e vinto più di 40 premi. Considerato da molti un maestro o un esempio da seguire e forse uno degli ultimi grandi inviati. Ma lui, nella sua freschezza e semplicità, si considera un cronista, fedele alla regola insegnatagli da Egisto Corradi: “Per raccontare una storia bisogna consumare la suola delle scarpe”. Inizia a interessarsi alla scrittura e ai libri dopo le scuole medie. Soprattutto a come scrivevano gli altri. Poi si iscrive all’università di Cà Foscari a Venezia e, durante le estati, gira l’Europa: Svezia, Francia, Spagna, Inghilterra. È proprio qui, a Londra, che alla fine degli anni ‘50 trova un posto come cameriere sulle navi da crociera che fanno il giro del mondo. Abbandona la facoltà di lingue a Venezia e fa tre giri del mondo sulla nave. Ogni giro durava sei mesi. Ma l’idea di scrivere e di diventare giornalista non l’abbandona. Cosicché prima del suo terzo lungo viaggio lascia alcuni suoi scritti...

Ho Chi Minh

La cosa più strana", scriveva Robert Musil negli anni Trenta, "è che non si notano affatto". Eppure basterebbe alzare per un momento lo sguardo per incontrarne una, magari lungo una strada che facciamo tutti i giorni. Che siano grandi o piccole, seminascoste o ben visibili, sbiadite dalla pioggia o dall'incuria, le lapidi di marmo disseminate per il nostro Paese narrano ciascuna la propria storia. Bella o brutta, indimenticabile oppure ordinaria, ma sempre interessante. Attraverso queste discrete macchine del tempo, fessure aperte sul nostro passato, si potrebbe addirittura raccontare una Storia d'Italia parallela. Vogliamo farlo insieme?   Spedite foto di buona qualità (e belle!) all'indirizzo redazione@doppiozero.com, con indicazioni dettagliate sulla collocazione della lapide (paese, città, strada, piazza, territorio) e un breve testo di accompagnamento (non superiore alle 1500 battute).     La targa, che ricorda la presenza del capo nordvietnamita a Milano, si trova in Viale Pasubio all’altezza del civico 10 che corrisponde al ristorante Antica Trattoria della Pesa. Il nome gli...

Calvino vive, viva Calvino

Pochi scrittori del secondo Novecento hanno saputo coniugare come Calvino i multiformi campi del sapere nella pagina letteraria. Nell’inventio dei generi e soprattutto dei materiali extraletterari, Calvino è stato un inesausto esploratore, avendo sondato le possibilità dell’astrazione astronomica, le durezze della fisica, gli incantamenti dei tarocchi, l’ingegneria fiabesca, il visivo filmico, la classificazione botanica, il disegno architettonico, e ha tracciato percorsi e mappe territoriali che spetta a noi riattraversare e fare nostri.   La contrapposizione tra il Calvino cerebrale e il Pasolini viscerale, o tra l’incolume e il martire, personalmente non mi appassiona. Come se l’uno o l’altro modo fossero patenti di qualità in sé. Mi pare più interessante, semmai, rimarcare una volta di più il ruolo che Calvino ha avuto nei riguardi della difesa della comunicabilità dell’italiano, da affiancare a quell’elemento suo araldico che è l’esattezza. Quando Calvino in un vecchio quanto noto saggio sull’antilingua satireggiava il verbale dei carabinieri e il “...

A Milano il libro dell'incontro

Possibile che tu voglia davvero scrivere di un libro che non hai ancora letto? Sai bene che non si può fare: hai presente quelli che parlano per sentito dire di film mai visti? Una cosa disdicevole. Vero, ma se mi limitassi a raccontare quello che è successo alla presentazione di quel libro? Non so, in questo caso forse è diverso, ci puoi provare.   Sabato 24 ottobre, al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano era prevista la presentazione del Libro dell’incontro: l’evento era previsto per le 19.00 ma erano i giorni di Bookcity e alla stessa ora sarebbero iniziate almeno venti altre manifestazioni. L’Auditorium del Museo di via San vittore è in grado di accogliere più di duecento persone: insomma, mi sono detto, c’erano buone speranze di trovare un posto. Ci tenevo parecchio: del libro mi aveva parlato un paio di mesi prima Manlio Milani, da molti anni presidente della Casa della Memoria di Brescia, sapevo che per la prima volta usciva in Italia un libro frutto delle discussioni fra parenti delle vittime e responsabili dei fatti di sangue legati alla furibonda lotta politica degli anni settanta, di cui nel...

Nathan Graff, uno di noi

Grandi timori solleva l’accoltellamento nella serata di giovedì nel centro di Milano di un rabbino che vestiva il tipico abbigliamento degli ebrei ortodossi. Il primo di questi timori è quello di un’estensione all’Italia delle violenze che nelle ultime settimane hanno segnato la situazione in Israele e in particolare a Gerusalemme, la cosiddetta “intifada dei coltelli” (etichetta a dire il vero assai contestata da molti analisti israeliani che tendono invece a sottolinearne il carattere di violenza spontanea e disorganizzata). Se l’accoltellamento di Milano fosse un gesto di emulazione, attuato da qualche estremista islamico che aspira a entrare nell’ISIS e si candida versando il sangue di un ebreo, dovremmo aspettarci la possibilità che altri episodi simili si moltiplichino anche da noi, in Italia, nelle nostre città, e che anche in Italia, come già in molti quartieri periferici delle città francesi, sia pericoloso portare sulla testa la kippah e andare in giro vestiti in modo tale da dichiarare apertamente la propria identità. Al momento in cui scrivo, nulla è ancora stato detto con...

Expo 2015: un trionfo?

Expo è stato un successo? Ecco una domanda che opprime, più che i venti e passa milioni dei suoi visitatori (dichiaratisi sostanzialmente soddisfatti), tutti gli altri che da scranni diversi si dilettano da tempo a interpretarne le sorti magnifiche e progressive. Domanda stupida, per certi versi, dati appunto i numeri che alla sua chiusura son stati immediatamente vantati da organizzatori & Co., e dalla rinascita dell’immagine di Milano che da essi logicamente è conseguita. Ma intrigante per altri, dato che, ammettiamolo, a un tale boom quantitativo non è corrisposta, su quello qualitativo, un’analoga acquisizione cognitiva circa il senso profondo di uno slogan come “nutrire il pianeta” né una concomitante azione pratica in direzione di quell’altro suo volet poetico che è “energia per la vita”. La specchiata Carta di Milano è stata seppellita dalle cartacce untuose che custodivano le patatine belghe a doppia frittura, così come la riprogettazione globale dei nostri stomaci in disordine ha finito per soccombere nelle epiche code dinnanzi a tutto e il suo contrario, dai padiglioni presupposti esotici agli stand immensi di Coca-Cola e McDonald’s, come anche ai baretti dove...

Expo. Minchia, ma il ragazzo NoExpo è l’emblema dei meme

Chiude Expo: sei mesi di passione – nel senso della via crucis – cominciati con un meme. Chi si ricorda di Tia Sangermano?       Venerdì 1 maggio 2015 si è inaugurata a Milano la 65a Esposizione Universale. L’evento è accompagnato dalle proteste dei NoExpo, “convinti che la rassegna non sia un’opportunità, ma una sciagura per il territorio, i beni comuni, le casse pubbliche”. Le frange più violente dei manifestanti finiscono per trasformare il centro della città in un campo di battaglia, imbrattando muri, devastando vetrine, auto, arredi urbani. Il giornalista Enrico Fedocci di TgCom intervista un giovane che ha partecipato al corteo e che giustifica gli scontri con parole e toni che osservatori, media e utenti social giudicano sbagliati, inadeguati, ridicoli: “Boh, io quando sono in mezzo ai disastri sono contento comunque, cioè, è una protesta e ci sta”. Dopo qualche domanda, forse imbarazzato dall’incalzare del giornalista, il ragazzo ammette: “Mi esprimo male probabilmente”.   Fotogramma dalla videointervista a Mattia “Tia...

Un concerto di Bauscia: Explicit

L’immagine dell’Albero della vita inghiottito dalla nebbia è stato il segnale che la festa era finita e che gli amici se ne stanno andando. Dopo 5 mesi, 21 milioni di visitatori dichiarati (uno in più rispetto agli obiettivi degli organizzatori, tre in meno di quelli necessari per far quadrare i conti) l’Expo chiude i battenti. Anche i più critici si sono adeguati alla narrazione che l’Expo è stato un successo, che ha celebrato la rinascita di Milano e che ha mostrato che anche in Italia si sanno organizzare i Grandi Eventi. Il Commissario Giuseppe Sala, italico more, è ora candidato a tutte le cariche possibili, la più plausibile quella di Sindaco di Milano. Certo lo stesso Sala ha messo le mani avanti dicendo che finché non si conoscerà il destino delle aree di Expo, le più infrastrutturate d’Italia, non si potrà davvero cantar vittoria. Aree costate moltissimo agli Enti coinvolti (Comune, Provincia e Regione) e che solo l’intervento dello Stato potrà sbloccare per assicurargli un futuro.   Partito con premesse nefaste e nello scetticismo generale, bisogna...

Bob Noorda Design

Se c’è una cosa davvero italiana, è la grafica. Esiste un Italian Style, inequivocabilmente elegante, efficace, moderno. Come nella moda. Ma a ben guardare lo stile grafico italiano degli ultimi sessant’anni è una sintesi di stili diversi. Dopo l’epoca delle avanguardie storiche, del Futurismo, l’Italia ha ricevuto e rielaborato una serie d’influssi provenienti da tutta Europa e anche dall’America.     Da sinsitra: Bob Noorda Design, doppia Corporate identity per Agip, 1971-1982; Packaging per Olio Cuore, Chiara & Forti. Archivio Bob Noorda, Milano   Senza il Bauhaus tedesco e poi americano, la Scuola di Chicago, senza la grafica svizzera di Max Huber, l’attenzione ad altri luoghi del mondo di Albe Steiner, non ci sarebbe questo stile, che è sintesi originale. Non a caso uno dei più eccellenti grafici italiani della passata generazione è un olandese di nome Bob Noorda. Venuto a Milano nel 1954, attratto come altri della città in piena effervescenza, con aziende quali Olivetti, Pirelli, Eni, o le piccole fabbriche della rinascente filiera del mobile, Noorda ha...

Sottsass a fumetti

Quando hai annunciato di lavorare a un fumetto su Ettore Sottsass, ho pensato che questa relazione tra fumetto e design era una storia tutta italiana, nel senso che in questi modi si è manifestata solo qui. Il tuo caso è esemplare perché sei fumettista e anche designer. Ad ogni modo mi è venuto in mente un precedente. Ricordavo che Alessandro Mendini ti aveva chiesto di disegnare un fumetto quando aveva saputo che tu e Maurizio Cattelan eravate stati compagni di scuola e che avevate condiviso buona parte dei vostri pomeriggi padovani di giovani adolescenti. Tu però avevi spostato la scena a Milano per raccontare di Cattelan e le sue incursioni nel design degli anni Ottanta. Il racconto si avvia mentre si dirige verso l'Atelier Mendini con i suoi progetti sotto braccio per sottoporli al giudizio del maestro (una lampada che cammina e un armadio a forma di bara). Quanto c’è di vero in questa storia?   Dal punto di vista strettamente storico non sono neanche sicuro che al tempo raccontato dalla storia ci fosse già un Atelier Mendini perché nella metà degli anni Ottanta c’era lo Studio Alchimia. Se...

Expo: Milano da bere, Milano da mangiare

Ho un ricordo nefasto degli anni della Milano da bere, oggi associati agli anni Ottanta, in realtà cominciati nel 1985 e terminati sotto i colpi di Tangentopoli tra il 1992 e il '93. Trionfo dell'effimero, della spensieratezza, degli stilisti assurti a maître à penser, di uomini senza qualità (Cesare Cadeo a passeggio per via della Spiga), increduli del denaro facile che entrava (e usciva) dalle loro tasche. Un'amica torinese, che visse la Milano di quegli anni, cercò di farmi vedere l'altro lato della medaglia: le esplosioni di creatività, il dadaismo di alcuni personaggi, l'improbabile come fonte di divertimento. Non mi persuase, ma mi offrì un altro punto di vista. Ora è il tempo della Milano da mangiare, anticipata dall'apertura di Eataly nel 2014, che vive un successo che non ha conosciuto flessioni, è proseguita nelle visite a Expo che sono divenute soprattutto l'occasione per scoprire cibi di terre lontane. Forse una forma di neocolonialismo che ha il suo simbolo nel Crocoburger, addentabile dopo circa due ore di coda, al prezzo di 15 euro che comprendono patatine fritte e una bibita...

Fiston Mwanza Mujila, Tram 83

English Version   In uno stato africano chiamato Città-Paese, il Tram 83 raduna ogni notte un’eterogenea popolazione assetata d’alcol, di piaceri e di oblio: minatori, turisti “a scopo di lucro”, studenti in sciopero, venditori d’organi, bambini-soldato e una pletora di donne di ogni età, prostitute bambine, ragazze madri, cameriere, aiuto-cameriere, che si chiamano Bessie Smith, Marilyn Monroe e Simone de Beauvoir. Nelle loro lunghissime notti gli avventori del Tram 83 bevono fiumi di birra, ballano al ritmo della rumba africana, mangiano spiedini di cane, si appartano ai servizi misti, rubano, sono derubati, si prendono molte malattie e riversano nel bar bordello tutte le loro speranze, i vizi i desideri, i sogni, gli odi, le frustrazioni. Tra gli habitués ci sono l’avventuriero Requiem, e l’intellettuale Lucien. I due, amici di gioventù ritrovatisi dopo molti anni, non potrebbero essere più diversi: Lucien, laureato in storia e aspirante scrittore è un intellettuale barbuto e vestito di nero, convinto che la salvezza del mondo passi dalla letteratura; Requiem, noto in città come il...

Sulla Grande Madre

Da sempre il tema della maternità oscilla tra i territori dell’arte, della mitologia e della religione. La madre è infatti un archetipo antico la cui rappresentazione e culto in area occidentale, da Iside a Cerere e Demetra, Diana e Artemide, da Maria fino a “sora nostra matre terra”, è stata associata alla terra e ai suoi frutti, alla caccia, alla guerra, alla nascita e alla morte. Tra i molti permane in fondo anche quello antichissimo della Grande Madre, protettrice della passione sessuale e della fertilità femminile, che si è diversamente evoluto. La Madre è stata assunta dunque nei secoli come una figura ambivalente, alla cui forza creativa si aggiungeva quella distruttiva; una potenza nutrice e al tempo stesso divoratrice, un’immagine devozionale da adorare e temere.   Dalla colelzione di Olga Fröbe-Kapteyen   Se nella società tradizionale alla madre si riconosceva un ruolo sociale, definito e racchiuso all’interno di certi obblighi e doveri, più di recente da quando si è modificata la coscienza delle relazioni tra controllo del corpo e politica, questo ruolo ha assunto inediti valori identitari, passando dalla condizione di scelta obbligata a nodo centrale del...

Giotto a Palazzo Reale. Alcune cose che ho visto

  Nel frammento di affresco dell’Annunciazione, proveniente dalla chiesa di Badia e ora in deposito presso il Polo Museale Regionale della Toscana, già molto mutilo di per sé e con la testa dell’angelo staccata a parte secoli fa, pare, da qualche uomo pietoso, o astuto, prima che andasse tutto distrutto o ricoperto da qualche altro strato di intonaco, e finita chissà dove; al centro della più ampia zona mancante, forse appartenente al muro dello sfondo o all’arco che si diparte dall’immancabile colonnina tortile, collegamento tra cielo e terra ma anche raffigurazione dell’infigurabile secondo Didi-Hubermann, della presenza reale di Cristo già nel momento in cui ne viene annunciata la nascita, colonnina che separa, e rende quasi inaccessibile, Maria conturbata dal messo celeste, e si direbbe come in fuga, a giudicare da ciò che resta della postura e dalle pieghe delle vesti, che sarebbe, a mia conoscenza, una delle prime raffigurazioni veramente mosse e drammatiche di questo momento, il primo dei cinque in cui l’annunciazione è solitamente scandita; al centro di questa ampia superficie...

Expo. Code e Mercato Metropolitano

Gli amici che si incontrano la sera in città, reduci da una giornata all’Expo, sono colpiti soprattutto dal fenomeno delle code. Se qualcuno si lamenta, la maggior parte dei visitatori affronta code di 2, 3, 4 ore, senza battere ciglio. E così, in fila sotto il sole o con il primo fresco d’autunno, la maggior parte delle persone preferisce spendere una giornata a Expo e dire di aver visto i padiglioni di Brasile, Giappone e Inghilterra, ma anche l’Arabia Saudita e naturalmente l’Italia o il Padiglione Zero, piuttosto che farsi un’impressione generale a spasso per il sito. In coda si familiarizza, si scambiano informazioni su Expo, si arriva rapidamente alla conclusione che tutto il mondo è paese. Il problema è che in Italia abbiamo sempre detestato le code, cercato di fare i furbi, le code hanno esaltato il nostro individualismo. E ora: come possiamo spiegarlo? Certo, c’è l’effetto grande festa, Giochi senza frontiere, Gardaland, Disneyland e tutte le land che si possono aggiungere: sentirci parte della folla, mettere in cervello in ammollo, ma c’è qualcosa di più. Formare una massa...

Dente. Favole per bimbi molto stanchi

Sotto un temporale che pareva interminabile, la scorsa estate, pensai all'improvviso che il mio cantante preferito del momento era Dente. O era stato in tram mentre guardavo fuori dal finestrino la città? E il disco che preferivo era L'amore non è bello e i pezzi A me piace lei, Buon appetito, Solo andata (per uccidersi allegramente, fischiettando).     Dicono che Dente sia un appassionato di enigmistica, oltre che di giochi di parole; di certo è un autore di canzoni palindrome. Per lo meno dal punto di vista delle situazioni e dei sentimenti cantati. Sono tutte e sempre canzoni d'amore, e di disamore: L'amore non è bello è come pensare immediatamente che l'amore è bello, come è impossibile non pensare all'elefante se si intima “non pensare all'elefante!” Si fa fatica a capire se le storie d'amore in Dente siano finite o no, se iniziano o se sono soltanto immaginate; piuttosto sembrerebbero essere in corso ma pronte a tracollare. Sono storie reversibili, palindrome appunto: Buon appetito potrebbe raccontare di un dopo, ma si ha qualche lecito dubbio; potrebbe trattarsi della...

Blablacar: da Milano a Affori senza perder forza

Ho prenotato un Blablacar Lo sapete che cos'è un Blablacar? È una piattaforma on line di ride sharing che opera in 14 Paesi e con oltre 20 milioni di utenti verificati e più di 3 miliardi di chilometri condivisi È nata in Francia, ma in Italia è arrivata nel 2012 La persona che l'ha inventata si chiama Frédéric Mazzella L'applicazione per Ios e Android è stata scaricata 15 milioni di volte Ogni trimestre più di 10 milioni di viaggiatori usano Blablacar Funziona in questo modo: devi fare un viaggio in macchina, hai dei posti liberi, metti un annuncio su Internet, chi è interessato si aggrega e così condividete le spese     Ho usato Blablacar decine di volte Le persone che ho incontrato in questi viaggi sono parte della nuova umanità della sharing economy Da questa nuova economia non sembrano passivamente istruiti. La vivono, la radicano dentro di sé, l'annunciano Modellano le espressioni del volto, lungo questi viaggi in autostrada, ispirati dalla nuova cultura della condivisione Costituiscono assieme il manuale incarnato e vivente della condivisione...

Quale Brecht per l'era Renzi?

“Ascoltavo morire / la parola di un poeta o mutarsi / in altra, non per noi più, voce”. Annotava così Franco Fortini in Traducendo Brecht, lirica scritta a margine dell’intensa attività sui testi del drammaturgo tedesco tra il 1951 e il 1976. L’indagine della lezione brechtiana diviene, fin da subito, interrogazione sulla possibilità che quella parola politica detoni ancora, con uguale forza.   Per chi voglia oggi riproporre sulle scene nostrane il teatro di Brecht la questione si fa, se possibile, ancora più complessa. Perché si deve attraversare, interpretandola, una doppia cortina temporale: quella del contesto socio-politico originario, inestricabilmente connesso alla composizione delle pièce; ma anche quella della connotatissima ricezione italiana. E non è questione da poco: bisogna passare dagli anni caldi della traduzione (e dalla critica) di Fortini e di Cesare Cases, dall’imprinting strehleriano (l’Opera da tre soldi, primo Brecht in Italia, è del 1956), dalle scomode etichette di autore marxista e ideologico. Il fardello è pesante, e non è...

Expo: Ricominciamo

La lunga coda che il 25 agosto si snodava davanti a Palazzo Reale era il segno di una rentrée anticipata per molti milanesi. L'occasione era l'opening della mostra La grande madre, organizzata dalla Fondazione Trussardi a Palazzo Reale, virtuoso esempio di collaborazione tra pubblico e privato. Il tema della mostra, l'archetipo della grande madre mediterranea e non solo, era così smisurato che si era sommersi dai materiali, spesso preziosi e inaspettati, ma col sospetto che il tema andava forse calibrato un po' meglio (scherzando suggerivo La grande zia). Ad ogni modo è una bella mostra ed è stata l'occasione per verificare la prevalenza degli abbronzati sui visi pallidi.   Diverso, meno da happening, il clima che si respirava nell'altra mostra che si apriva a Palazzo Reale qualche giorno più tardi, Giotto e l'Italia, dedicata al padre della pittura italiana. "Con Dante e Giotto le arti in Italia nascono adulte" era una frase che si mandava a memoria a scuola e la mostra ne dà conferma. L'allestimento di Mario Bellini offre la possibilità di vedere da vicino memorabili polittici, ma...

Da Milano a Pechino: crisi e rivoluzione

In una bella intervista a Paolo Di Stefano, per la Lettura del 23 Agosto, Pier Vincenzo Mengaldo lamenta la debolezza della letteratura italiana degli ultimi decenni. Piazza un'affermazione importante: ci vorrebbero più conflitti, per avere temi da affrontare. E poco prima, al contrario elencava temi non affrontati in modo esaustivo e coerente dal dibattito filosofico e sociale: l'immigrazione, la disoccupazione. Io aggiungerei: le nuove forme di famiglia, anche quella semplicemente etero. E la cura e la relazione con i figli, e tra generazioni. E lo sradicamento determinato da una società che costringe a sempre più frequenti cambi di ambiente di lavoro, o di lavoro stesso, e non penso solo a lavoro ad alto contenuto di conoscenze: tra gli italiani i laureati sono una minoranza. Mengaldo ha ragione.   Allora vorrei cominciare questo post come il mio precedente: torno in Italia e... questa volta non sono al bar, l'ambientazione è la cena da amici, e dopocena mollemente adagiati sui divani. Da tre anni sono lontano, e l'ultima scena forte che ricordo di Milano era quel giorno, tarda primavera in Piazza Duomo: aveva vinto...

Expo e dintorni: Lontano da Expo

Venti giorni lontano da Expo e da Milano. Una fortuna non per tutti quella di lasciare il capoluogo lombardo per qualche breve periodo, perché poi ci manca, si capisce. Fortuna anche che ci è dato di tornare.   Una delle ragazze del bar dove prendo il primo caffè nel quartiere dove abito ha avuto tre giorni di ferie, è andata a Venezia, ma il primo giorno di vacanza l’ha trascorso a Milano, non le ho chiesto cosa ha fatto, se è stata con la sua famiglia cinese o altro.   Ulivi, ph Antonino Costa   Il mio periodo di riposo si è svolto in campagna, una campagna vicino al mare, nella grande isola di Sardegna. È la seconda per dimensioni nel nostro bel mar Mediterraneo che in questo momento pullula di cadaveri. Pare che le sarde ne siano ghiotte. Anni fa lessi un libro straordinario. Ne riporto, per comodità, un pezzo che fa al caso mio. È tratto dalla recensione sull’opera di Stefano D’Arrigo, scritta da Andrea Cedola, La parola sdillabbrata. Modulazioni su Horcynus Orca: Dopo l’otto settembre e la liberazione di Napoli, ‘Ndrja Cambrìa, «marinaio,...