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Roma

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Lo spazio (s)fin(i)to

Esiste Ascoli Piceno? Ricordo di averla visitata in una esistenza che, per molti indizi, dovrei considerare precedente; quello che non ho potuto stabilire è se Ascoli Piceno esiste ora… nessun ricordo dà la certezza che qualcosa sia veramente accaduto… Giorgio Manganelli, La favola pitagorica   Una volta io stesso avevo visto un volumetto con il mio nome in cima, ma mi trovavo alla stazione, dovevo prendere un treno che scalpitava sui binari, e non ebbi il tempo di vedere di che si trattava. In realtà, so che non si tratta di un caso di omonimia – che sposterebbe il problema, ma non lo risolverebbe – ma di un caso di pseudonimia quadratica, che, come tutti sanno, consiste di usare uno pseudonimo identico al nome autentico. In questo caso, il nome resta falso e sviante, oltre che protettivo, sebbene sia autentico e inoppugnabile.   Giorgio Manganelli, La notte   Per una volta ha ragione lo strillo in controcopertina. Davvero è «il romanzo autobiografico di una generazione» – una generazione che è anche la mia – Un amore dell’altro mondo: opera terza di Tommaso Pincio...

Anna Maria Ortese

Scrivere è sempre un dialogare con la morte, calarsi in un antro di voci che in realtà chiedono insistenti di esistere e di far esistere il mondo, a dispetto di tutto, e che, sospendendo la vita, domandano per una follia loro propria di far brillare ancor più la vita – di farla viva e tenace – come se passare per quello strano gorgo di parole tra l’ironico e il beffardo che sottrae il tempo e lo consuma, non sia che il modo necessario per ritornare a vivere, per dirsi vivi. È il potere di evocazione, di richiamo, proprio della scrittura che può fare della morte non il tragico evento di una perdita, il gambo reciso di una dipartita, ma la distanza in cui la parola si confronta per tenere insieme, per ricondurre ai viventi le loro perdite – per salvare – in un territorio in cui vita e morte davvero convivono. E questa morte, già inscritta in vita dentro il doloroso presentimento di un abbandono, nella cognizione di una perdita, in ogni triste cenno di congedo, appare di volta in volta nelle storie di quei personaggi ortesiani – bambini, innamorati, esclusi e poi principi, folletti e maghi, fanciulle...

Frost Nixon, uno spettacolo sul potere

Hanno firmato assieme la regia e sul palco si sono fronteggiati da veri antagonisti. Ferdinando Bruno ed Elio De Capitani portano in scena la vicenda (vera) di David Frost e Richard Nixon, due personaggi agli antipodi che la Storia ha fatto inaspettatamente incontrare.     Nixon a Roma   Il loro braccio di ferro televisivo, “primo caso storico di giornalismo-spettacolo”, ha portato l’ex presidente Usa ad ammettere le proprie colpe sullo scandalo Watergate e a chiedere scusa al popolo americano, dando prova inoltre di una malsana concezione ipertrofica del potere. Tratto dalla commedia di Peter Morgan, Frost Nixon ha la volontà e il pregio di portare sotto i riflettori questioni come la potenza dei mezzi di comunicazione, in particolare quella del grande schermo, e l’onestà dei poteri al comando: temi molto attuali che attraversano le democrazie del nostro tempo. Lo spettacolo è stato coprodotto dal Teatro dell’Elfo di Milano e dal Teatro Stabile dell’Umbria, ed è in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 30 maggio.     Su un iniziale controluce si staglia la sagoma di un uomo...

Martina Testa, editoria e nuvole

Martina Testa ha lavorato per molti anni come redattrice, traduttrice e direttore editoriale a Minimun Fax. Domani, venerdì 23 maggio, alle ore 22, sarà a Macao, per partecipare a InEdito Festival dell'editoria indipendente.   Insieme a Paolo Cognetti e Alessandro Raveggi, autore del nostro ultimo Starter dedicato a David Foster Wallace, animerà un incontro sullo scrittore americano.       Fare editoria in un'epoca di crisi (non solo economica) cosa vuol dire? Il problema è avvertito da tutto il settore editoriale; in questi anni hai individuato delle modalità che le case editrici dovrebbero sviluppare per far fronte alla contrazione del mercato librario e assicurarsi una ragionevole sostenibilità economica?   No, io non le ho individuate affatto. Ho lavorato per 14 anni in una casa editrice indipendente, minimum fax, che ha estremamente a cuore la qualità della propria proposta e dei propri prodotti: ho sempre scelto i libri con la massima cura, e con la massima cura li ho tradotti o fatti tradurre, e ho fatto in modo che tutte le fasi della lavorazione redazionale, sia quelle di cui mi...

Liberty. Uno stile per l'Italia moderna

L’Italia, dopo il Risorgimento, faceva fatica ad essere moderna nelle arti, giunse quindi benvenuta, dopo il 1880, la ventata di un movimento dai tratti generalisti e onnicomprensivi, che altrove si chiamò stile giovane o moderno e da noi, un po’ per pigrizia, un po’ per comodità, prese il nome di Liberty, in omaggio a una celebre ditta londinese specializzata in cineserie, giapponeserie e decorazioni di pregio.   A questa stagione, già riscoperta e esplorata dagli anni ’70 da studiosi del calibro di Rossana Bossaglia, torna oggi la bella mostra ai Musei di San Domenico a Forlì che reca come sottotitolo Uno stile per l’Italia moderna, a cura di Maria Flora Giubilei, Fernando Mazzocca e Alessandra Tiddia (catalogo Silvana-Cassa di Risparmio di Forlì, pp. 407, euri 34). Il logo scelto è Il silenzio di Giorgio Kienerk, sospeso tra eredità macchiaiole e slanci simbolisti. Nell'ampia rassegna vincono le allegorie, i racconti a chiave, le vicende mitologiche: spicca soprattutto la scena onirica popolata di visioni di morte, o aperta alle presenze, sinistre quanto seducenti, delle sirene,...

New Frisbees 8

Un amico mi fa notare che aver messo proprio lì la Master Card, è un colpo di genio. Ti sbagli, gli spiego. Avevo appena chiuso il computer sul penultimo frisbee, ero andata in soggiorno, avevo acceso il televisore e me l’ha  detto lui. * Ahimè, i frisbees sono troppo veloci. Ne ho dovuti trascrivere una quarantina (di quelli degli anni Ottanta, che non avevo in memoria), e io stessa li ho capiti meglio ma molto meglio ribattendoli che non leggendoli. Cari lettori, siete disposti a farvi amanuensi? * SOLO A ROMA Alla stazione Tiburtina do l’indirizzo al taxista: Via Ruggero Bonghi. E lui mi chiede: perché non va in metropolitana? È l’ora di punta. Non gli va di attraversare mezza Roma. * Fermi a un semaforo con lo stesso taxi vedo il ragazzo di un Bar che versa nel cassonetto accanto all’ingresso un secchio di bottiglie vuote. Poi, abbassa il coperchio e lo inchioda al contenitore con un cacciavite. Cassonetto personalizzato? * Scendo in Via Ruggero Bonghi accanto a un’auto parcheggiata. I due sedili anteriori rivestiti da Tshirts bianche con le classiche maniche corte al posto delle foderine. SONO A...

Il teatro può narrare il presente?

Dopo una pausa di oltre tre mesi è appena uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Si tratta di una rivista mensile che ha raccontato, per oltre tre anni, la scena teatrale romana, non solo quella più strettamente legata allo Stabile, ma anche il fermento proveniente dai tanti tessuti di cui si compone la periferia della città. Di questo ultimo numero e del futuro della rivista ne abbiamo parlato con Attilio Scarpellini, giornalista, saggista e critico, nonché direttore dei “Quaderni”.   È finalmente uscito l’ultimo numero dei “Quaderni del Teatro di Roma”. Quali contenuti avete voluto inserire nel numero che esce dopo questo silenzio? Abbiamo scelto di riaprire con uno scritto di Jacques Copeau, cioè di uno dei grandi rifondatori del teatro d’arte del Novecento, per rispondere con un anacronismo all’eccesso di attualità (che puntualmente è un difetto di attualità) che rischiava di schiacciare il dibattito sul futuro del teatro, non solo dello stabile romano che ancora oggi, mentre parliamo, non ha un direttore artistico. Per noi...

La ricerca del corpo di Nan Goldin

Scopofilia significa in greco piacere del guardare: traslato in campo psichiatrico, il termine ha assunto i tratti di una perversione sessuale che lega il godimento esclusivamente all'atto visivo (spesso di nascosto dall'oggetto osservato) ma nella sua accezione originaria conserva il senso alla base della produzione e consumo di immagini, effigi, e in senso generale, cose su cui posare gli occhi. L'immagine non è mai passiva, si risveglia sotto le pupille altrui e tramite queste provoca reazioni sensoriali dal piacere al dolore, benché in una percezione più ampia, qualsiasi tipo di figura che soddisfi l'esigenza primaria di guardare il mondo e conoscerlo, dalla più bella alla più cruenta, appaga inconsciamente la mente, che incapace di concepire il vuoto, ha bisogno di essere continuamente riempita, arrivando perfino, in presenza di spazi monocolori, a inventarsi qualcosa da guardare.     Chiamare allora un progetto fotografico Scopophilia sottolinea allora l'intento di riflettere su come, prima di ogni costruzione razionale, la ricerca del godimento sia sempre stata alla base delle arti visive. Nella sede...

L’esecuzione Gentile e la Resistenza

Quello che accade in quella mattinata fiorentina del 15 aprile 1944 all’ingresso della villa di Montalto, sui primi colli di Firenze, è stato rievocato più volte. Un’auto scura giunge davanti ai cancelli della costruzione ottocentesca dove da qualche tempo, lasciata Roma, ha trovato rifugio, con la famiglia, il filosofo Giovanni Gentile. Già ministro dell’istruzione, fondatore dell’Enciclopedia Italiana, ritenuto l’intellettuale più prestigioso del regime fascista, il filosofo presiede l’Accademia d’Italia che, dopo che l’Italia si è spaccata in due nel settembre 1943, si è incamminata anch’essa verso i territori della Repubblica Sociale Italiana, traslocando da Roma a palazzo Serristori, a Firenze. Gentile, come tutti i giorni, si è fatto portare in città dall’autista. E’ stato alla sede dell’Accademia dove ha incontrato diversi collaboratori e vi ha convocato il questore di Firenze, per essere aggiornato sulle indagini sulla tragica morte di Fanelli, il suo segretario, vittima pochi giorni prima, nella casa di campagna dove abitava, di una selvaggia irruzione di soldati della divisione “Goering”. In quel 1944 la strada che dal centro conduce a Montalto si percorre in un...

(Non) vivere a Roma. Appello per l'Angelo Mai

Ancora una giornata di passione per gli abitanti delle occupazioni di via delle Acacie 56 e della ex-scuola Hertz di Roma. Alle 9 di ieri mattina sono state nuovamente sgomberate le decine e decine di persone che abitano questi due stabili occupati nella periferia della Capitale. La mattinata è stata ritmata dagli hashtag #NoSgomberi, #acaciecalling #siamotuttiassocazioneadelinquere e #chigovernalacittà e dalla chiamata a raccolta degli attivisti, simpatizzanti e amici di sempre.   Questa azione avviene a distanza di poco più di un mese dalla precedente che aveva sgomberato i due stabili e l’Angelo Mai Altrove Occupato, un prezioso centro culturale indipendente, legato al Comitato Popolare di lotta per la casa. Solo che allora l’intervento mediatore del Comune aveva permesso agli inquilini di rientrare la sera stessa dello sgombero e riprendere possesso delle proprie cose e delle proprie abitazioni. Onde evitare che queste persone andassero ad allungare ulteriormente l’elenco delle persone schiacciate dall’emergenza abitativa che affligge Roma. Ma la tregua ieri è finita e via di nuovo con la paura e i battiti del cuore a...

La motocicletta di Moro

Una nuova rivelazione – l’ennesima – cade sul cosiddetto caso Moro, ma non si tratta di un fulmine a ciel sereno. Infatti ciò avviene alla vigilia dell’istituzione di una nuova Commissione di inchiesta parlamentare sulla tragica vicenda ed è verosimile aspettarsi che altri segnali di questo tipo si susseguiranno nei prossimi mesi.   Con senso di responsabilità e doverosa prudenza bisognerà verificare l’attendibilità di queste nuove informazioni. E, anche in questo caso, siamo sicuri che la magistratura non mancherà di accertarne la fondatezza.   A quanto è dato conoscere, ci troviamo davanti a un ispettore di polizia in pensione il quale sostiene che sulla moto Honda presente in via Fani c’erano due agenti segreti al servizio del colonnello dei carabinieri Camillo Guglielmi (effettivamente presente in prossimità della scena dell’agguato pochi minuti dopo il fatto) con il «compito di proteggere le Br nella loro azione da disturbi di qualsiasi genere». I due agenti, però, non possono essere ascoltati perché sono entrambi defunti e l’arma che...

Buio su Roma

Roma, 19 marzo 2014. Sveglia, colazione, computer acceso. Rapida e sonnolenta controllata al sito di “Repubblica”, occhiata ai social. Angelo Mai: “CI STANNO SGOMBERANDO! ACCORRETE SUBITO!”. Cosa?! Condivido. Capisco dai numerosissimi post che è partito un tam-tam che continuerà per tutto il giorno. La mia testa si annuvola di pensieri, mi domando cosa sarà mai successo. Inizialmente le notizie sono poche e poco chiare, si chiede di accorrere a sostenere quello che non è solo un centro sociale, ma un polo importante di aggregazione e di produzione di cultura indipendente della città. Un punto di riferimento per la scena musicale e per la creazione teatrale nazionale e internazionale, ma anche un luogo che ha saputo intrecciare rapporti profondi con il tessuto urbano in cui è inserito. È un posto felice l’Angelo Mai Altrove Occupato, frequentatissimo. È un luogo della città aperto alla cittadinanza, fulcro di linguaggi nuovi non solo artistici, ma anche sociali e politici.   Nel corso della giornata la situazione si fa più chiara: non solo all’alba c’è...

Vettor Pisani. Eroica / Antieroica

A Napoli, il Museo Madre ospita la prima grande retrospettiva dedicata a Vettor Pisani (Bari, 1934 - Roma, 2011), una mostra che sin dal titolo, Eroica/Antieroica, sembra iniziare lo spettatore allo scenario poetico dell'artista. Un mondo popolato da tensioni dialettiche, coabitato dagli estremi di un pensiero messi l'uno di fronte all'altro; anzi, dove l'uno si riflette inevitabilmente nel suo contrario.   L'estetica di Pisani si nutre di antinomie, di miti e di storia, di spazi e tempi verosimilmente inconciliabili, fagocitandoli e restituendoli all'esterno in espressioni plurali: in “giochi” di idee e visioni imprevedibili; in “rompicapo” per la critica; in accostamenti di forme appartenenti alla memoria collettiva ma presentate sotto mutate vesti, così da apparire spesso enigmatiche e intraducibili.   I soggetti e le immagini che ricorrono continuamente nella produzione dell'artista – l'Enigma, l'Androgino, la Verginità, le Macchine Celibi – gli appartengono sin dalla sua prima personale: Maschile, femminile e androgino. Incesto e cannibalismo in Marcel Duchamp, una mostra...

Lettere a Romeo Castellucci | Io ricordo

#   Il teatro non c’è più. È diventato l’involucro di un’altra struttura scenica che si è gonfiata fino a invaderlo e renderlo invisibile. Un labirinto di cunicoli stretti e bassi. Passaggi segreti. Salite e discese su sentieri coperti di terra. Concave radure che circondano una collinetta di arbusti e metallo. Pareti nere su cui si leggono, in caratteri gotici, i nomi di uccelli di montagna, fanno da confine al percorso chiuso che attraversano gli spettatori di Hänsel e Gretel.   Questa immagine di un teatro cresciuto dentro il corpo di un altro teatro è un buon viatico per chi si accosta al lavoro della Socìetas Raffaello Sanzio. E significativo è soprattutto il fatto che a essere messo così radicalmente in questione sia lo spazio di un teatro “di tradizione” qual è il Valle, la storica architettura del Valadier proprio al centro di Roma. L’ensemble di Cesena ha scelto di rivolgersi all’infanzia non come un momento laterale, o peggio marginale, della propria ricerca ma come una prosecuzione, e con gli stessi mezzi, di un lavoro che non a caso è volto...

Arnolfo di Cambio e il monumento Annibaldi

“Al Laterano” rispose il contadino, chino sopra il coltivo, senza neppure rialzare la testa. “E come ci si arriva, buonuomo?” continuò a domandare il cavaliere. Stavolta il colono tentò di riassumere la postura eretta ma una fitta alle reni lo costrinse a rivolgere al suo interlocutore solo il volto brunito dal sole e contratto in una smorfia che lo faceva apparire ancora più grinzoso. “Superate la porta, girate a destra, al primo quadrivio voltate a sinistra, poi andate sempre dritto e incontrerete la basilica di san Giovanni.” Con uno sventolio di cappello a mo’ di ringraziamento, il cavaliere spronò il cavallo in direzione delle mura.   Proveniva da Napoli, era in marcia da tre giorni e non vedeva l’ora di smettere i panni del viaggiatore e d’indossare i suoi soliti d’artista. Era per mantener fede, se pure in modo tardivo, a una promessa fatta in articulo mortis al suo signore, che Arnolfo di Cambio stava ritornando a Roma. Questi, infatti lo aveva pregato di realizzare un monumento funerario per il cardinale Riccardo Annibaldi, suo antico fautore contro la sequela sveva, al quale...

Kyla Davis: To walk is easy

La incontro proprio a Nosadelladue, l'accogliente spazio che ospita artisti in residenza in un bell’appartamento all'angolo della suggestiva Piazza Malpighi, nel centro storico Bologna. Kyla Davis, performer e regista sudafricana, fondatrice della Well Worn Theatre Company, a quel punto è in Italia già da tre mesi, infatti ha ormai fatto sue le abitudini di baciare sulle guance per salutare e sorseggiare vino mentre si chiacchiera.   Per quel che riguarda il suo lavoro in residenza, invece, quando la incontro ha terminato una lunga serie di laboratori teatrali realizzati in diversi paesi della provincia felsinea, e non si è fatta mancare due incursioni nelle realtà occupate delle principali città italiane: il Teatro Valle a Roma e il Macao a Milano, in cui ha tenuto dei laboratori immergendosi completamente nelle dinamiche e nelle tematiche delle due autogestioni e dei rispettivi promotori.   Ph. Laura Molinaro   In maniera estremamente low-profile, tipica degli artisti formatisi nella cultura anglosassone, mi ha raccontato di cosa l'appassiona e di come cerchi di convogliare nei suoi lavori, i suoi...

Pina Vitale: vita quotidiana

Pina ha cinquantaquattro anni e dal 1978 vive a Roma. Quando arriva nella capitale dalla Puglia, la stazione Termini le sembra grande quanto il suo paese di origine. Inizia le sue lotte in città prima in ambito universitario, poi nei centri sociali. Oggi, con il Comitato Popolare di Lotta per la Casa, si occupa di diritto alla casa. Ha immaginato e realizzato un nuovo “esempio abitativo possibile” nell’ex scuola Amerigo Vespucci in via delle Acacie e nell'ex scuola Hertz vicino alla stazione Anagnina. Inoltre, è la cuoca dell’Osteria di Pina all’Angelo Mai Altrove Occupato. È una combattente e resistente degli anni Duemila.   Sarei morta. È fuori discussione. Sarei morta se mi fossi trovata negli anni della Resistenza. Non avrei avuto la fortuna di sopravvivere perché l’oppressione è una cosa che mi ferisce profondamente. Avrei potuto fare solo quello, non mi sarei potuto permettere altro. Non mi piace chinare la testa, io devo stare sempre in piedi, voglio morire in piedi. Il resto sono chiacchiere. Io avevo già cominciato in Puglia a capire da che parte stare. Per me da che parte...

La mappa della Roma di Cagliostro

L’Università dell’Oregon ha lanciato, pochi anni fa, un sito curioso: la versione digitale e interattiva de “La Pianta grande di Roma” del 1748 dell’architetto Gianbattista Nolli. Il sito permette non solo di zoomare le vie e i monumenti, ma anche di sovrapporre i diversi livelli: giocando con le intensità si può colorare il corso del Tevere di celeste, visualizzare le mura, gli ingressi, i giardini e le fontane della città, evidenziare gli antichi quartieri, cioè i rioni (Borgo, Campitelli, Campo Marzio, Colonna, Monti, Parione, Pigna, Ponte, Sant’Angelo, Seustachio, Trastevere e Trevi) e, soprattutto, divertirsi a sovrapporre l’attuale fotografia satellitare della città alla Roma di metà Settecento. L’esperienza di navigazione è notevole perché la carta del Nolli è uno dei più preziosi documenti urbanistici mai conservati. Gli accademici americani la definiscono, senza mezzi termini nell’introduzione al sito, “one of the most revealing and artistically designed urban plans of all time”.     A prima vista si può...

Robert Capa in Italia

A fine settembre, un pomeriggio, entro a Palazzo Braschi con un amico per vedere la mostra di Robert Capa organizzata dal museo romano per celebrare i settant'anni dello sbarco in Italia degli Alleati. Ogni mostra è, ovvio, una partita a ping pong fra le rappresentazioni esposte e il cervello dello spettatore; ma in questo caso particolarmente peculiare, dopo un primo giro, è la sensazione personale di considerare le immagini delle macerie, dei popolani siciliani e napoletani, dei soldati americani in azione, non come produzioni dirette dell'obiettivo del fotografo, quanto echi visivi di un immaginario presente nella mia mente già prima di entrare nella sala, e da queste figure solamente confermato. In altri termini, il reportage fotografico di Capa si è talmente cristallizzato in icona da produrne il paradosso di un'idea così radicata nella coscienza collettiva che ha trasformato le immagini che la rappresentavano in semplici subordinate interscambiabili.   La distanza temporale fra quello che le fotografie di guerra di Robert Capa rappresentavano – o volevano rappresentare – al momento in cui furono scattate e...

Jan Fabre. Stigmata

Nell'aprile del 1989, nel corso di una lecture tenuta al Rijksalacademie di Amsterdam, Jan Fabre (Anversa, 1958) definisce l'importanza del disegno quale archetipo della sua ricerca artistica, in qualsiasi forma essa si manifesti, e genesi del suo complesso e variegato immaginario.   Per Fabre disegnare è in primo luogo un dialogo fisico, un esercizio corporeo costante, un'esperienza tattile, solo successivamente mentale e psichica. È, come egli descrive, una sorta di “danza dei polsi”, in quanto la scioltezza delle linee – definite con mezzi diversi e su supporti di varia natura – è determinata dall'agilità muscolare della mano, dalla flessibilità delle articolazioni, dallo scorrere rapido delle dita. L'artista si serve dell'organico e dell'inorganico, del naturale e dell'artificiale, del sangue umano o dell'inchiostro di una biro, per solcare e configurare lo spazio: sia esso un foglio di carta o una porzione di corpo, una parete o un palcoscenico.   Per Jan Fabre disegnare è dare vita ad un insieme di segni cangianti che evolvono incessantemente, come ad esempio...

Le apocalissi di Spregelburd

Sarà per quella pioggia che scende ormai da giorni e che tutto allaga; sarà perché non c’è nessuna arca pronta a salvare il Belpaese che smotta e perché la fragile intercapedine del tetto del teatro durante lo spettacolo non ci fa dimenticare quel continuo stillare da Diluvio Universale; sarà per questo, e per altro, che Rafael Spregelburd nel teatro italiano, tra quest’acqua incessante che trasforma tutto in palude, fa l’effetto di un fuoco incendiario.     Lo scrittore e regista argentino non ha niente del nichilista russo e neppure del rivoluzionario nostrano d’antan: appicca fiamme mentali costruendo bombe teatrali a orologeria, che ti catturano con un’invenzione subito evidente, ti distraggono in un apparente clima di innocua conversazione borghese, magari con qualche pizzico di accento da moralista classico con spruzzate di umorismo sudamericano, e stritolano per slittamenti continui i cliché nei quali ci culla la società dell’informazione e dello spettacolo.     Roberto Canziani, in una bella presentazione del suo Furia avicola su un quotidiano, racconta...

Giulio Paolini. Essere o non essere

C’è una foto. Un uomo è affacciato alla ringhiera di un balcone. Il parapetto è in ferro battuto. L’uomo è distante. Se ne scorgono appena le sembianze. L’artista fotografa se stesso, poi, nello stesso punto, la sua immagine. La porta finestra è così chiusa e impedisce lo sguardo sull’interno: lo studio d’artista.   Giulio Paolini Essere o non essere, 1994-95 Allestimento Salone della Ragione, Padova, 1995 Foto Attilio Maranzano   L’autore è dentro e fuori l’opera. L’opera, Delfo IV (1997), è la quarta di una serie nata nel 1965 ed è la prima mostrata nella personale di Giulio Paolini, Essere o non essere, curata da Bartolomeo Pietromarchi e in corso al macro fino al 9 marzo. L’esposizione raccoglie una quindicina di opere, principalmente degli anni novanta e duemila, esplorando un aspetto centrale nella poetica dell’artista: l’atto creativo.   Giulio Paolini Segni particolari, 1996-2013 Courtesy l’artista   Cosa significa per Paolini creare immagine? I primi due lavori riassumono subito il concetto e il movimento della...

L’ultimo degli ingiusti

Aspettiamo dietro la porta. Dentro una troupe televisiva sta intervistando Claude Lanzmann. Vanno per le lunghe. Comprensibile, forse, dato che non capita tutti i giorni di parlare con l’autore di Shoah, il film di oltre dieci ore in cui il regista e intellettuale francese fa parlare i sopravissuti della deportazione e dello sterminio degli ebrei europei. In questi giorni non c’è giornale, TV o radio che non l’abbia sentito, che non abbia raccolto la sua voce e le sue dichiarazioni.   Il suo nuovo film, L’ultimo degli ingiusti, è uscito a novembre in Francia e ora anche in Italia. Un film a suo modo scandaloso. A distanza di trent’anni dal suo capolavoro Lanzmann fa parlare uno dei personaggi più discussi della terribile stagione che sconvolse il Vecchio continente: Benjamin Murmelstein, il capo del Consiglio ebraico di Theresienstadt, a meno di 100 chilometri da Praga, il ghetto modello costruito dai nazisti per mostrare al mondo come venivano trattati gli ebrei deportati. Il rabbino Murmelstein è l’unico Decano dei ghetti costruiti dai nazisti a essere sopravissuto. Prima ancora era stato un personaggio...

Non rinunciare ai sogni

“Non è giusto che rinunci ai tuoi sogni”, mi ha detto mio padre una mattina, tendendomi un'imboscata all'uscita dal bagno. Ero di fretta, perché erano già le cinque e mezza e per le sei dovevo essere in pasticceria, così non ho dato molto peso alle sue parole, attribuendole a un episodio di sonnambulismo melenso, una nuova patologia da studiare.   Quella frase, però, mi è stata ripetuta quella sera stessa da Alessandro, mio antico compagno di corso alla gloriosa Facoltà di Architettura di Valle Giulia. Si è laureato cinque anni dopo di me, MA suo padre ha uno studio molto bene avviato. Mi ha invitato a cena a casa sua, un attico con vista su piazza di Spagna, e mentre bevevamo il bicchiere della staffa mi ha detto proprio così: “Non è giusto che rinunci ai tuoi sogni”, offrendomi un posto nel suo studio. Non ho risposto, stupefatta com'ero: possibile che potesse essere così facile?   Alessandro non mi è mai piaciuto, per la verità non mi è neanche mai stato troppo simpatico, ma mi stava dietro da anni e per una volta, forse, ho...