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Antonio Scurati

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Antonio Scurati / M. Il figlio del secolo

La prima, fondamentale considerazione che bisogna fare sul libro di Antonio Scurati su Mussolini – il primo d’una trilogia, come da tempo annunciato – non può che essere un convinto apprezzamento. M. Il figlio del secolo (Bompiani, pp. 842, € 24), sta incontrando un notevole successo di pubblico: cosa non scontata per un libro che parla di storia, anche se inalbera fin dalla sovracoperta (ma non in copertina) l’indicazione «romanzo». Su questo punto torneremo più avanti; va detto tuttavia che, a differenza di quanto avveniva nel 1974 per La Storia di Elsa Morante, non si tratta di un sottotitolo vero e proprio, tant’è vero che non compare nel frontespizio. Sul verso, in compenso, cioè nella pagina del copyright, un’avvertenza non titolata di cinque o sei righe propone la definizione di «romanzo documentario», che forse si sarebbe potuta valorizzare di più. Fatto sta che grazie a Scurati un cospicuo numero di lettori si sono trovati a rinfrescare le proprie nozioni su vicende decisive della storia italiana del secolo scorso; anzi, in molti casi (la maggioranza, forse), le avranno qui apprese per la prima volta. L’effetto culturale complessivo è quindi largamente positivo. Di ciò...

Cento anni di appartenenza / Memoria dalla Grande guerra

Il 4 novembre 1918 l'armistizio di Villa Giusti, siglato il giorno prima da Italia e Austria-Ungheria, poneva fine alle ostilità fra i due Paesi. Una settimana dopo, la Prima Guerra Mondiale era finita. Evento cardine della modernità novecentesca, la Grande guerra gettava le basi per un equilibrio fragile, destinato a sfociare in un altro e ancora più sanguinoso conflitto. A un secolo esatto di distanza, che cosa rimane di quella terribile esperienza? Siamo stati davvero capaci di elaborare il trauma, o stiamo nuovamente cadendo preda di pulsioni revansciste, militariste e xenofobe? Con l'aiuto di storici, scrittori e studiosi, attraverso una serie di interventi - a questo link il primo, di Claudio Piersanti - cerchiamo di ricostruire l'impatto del primo conflitto mondiale sulla coscienza collettiva. Un modo per ripensare la memoria della Grande guerra, con un occhio al futuro.   Cento anni, un abisso del tempo. O un battito di ciglia. Pochi gradi di separazione tra la guerra e noi. Il 4 novembre 1918, data della firma a Villa Giusti dell’armistizio con la nemica Austria finiva la guerra italiana, iniziata tre anni prima. Diversa la vicenda europea, con un anno in più di...

Il fallimento della scuola pubblica / Promuovere gli asini e produrre i bulli

1. Gli episodi di violenza nella scuola pubblica sono sempre più numerosi, e ad esserne vittime sono ormai frequentemente anche i professori: insultati dagli studenti, aggrediti e picchiati dai loro genitori. L’episodio dell’Itc Carrara di Lucca ha ricevuto una particolare attenzione da parte dei media, e ha visto intervenire anche la ministra Fedeli, che ha auspicato una giusta severità. Un intervento non scontato, in un’istituzione come la scuola, nella quale è stato demonizzato da molto tempo anche il più sensato degli interventi disciplinari. Tuttavia – e questa è la tesi che vorrei sostenere – è del tutto inutile bocciare i peggiori tra i bulli quando la scuola li produce costantemente e ne incentiva la crescita.    Ho letto parecchi commenti all’episodio di Lucca, divenuto l’emblema di un disagio ormai insostenibile. Il Leitmotiv prevalente è la rottura di un patto generazionale, che riguarda anzitutto i rapporti tra gli studenti e le loro famiglie, e che si ripercuote nei rapporti tra le famiglie e gli insegnanti. Il patto educativo che esisteva un tempo, ha scritto per esempio Antonio Scurati su “La stampa”, si è dissolto e per ragioni misteriose non è stato...

Milano terminale

Quando frequentavo l'Università Statale avevo in effetti una certa fretta di tornare a casa, ma se avessi parlato con i miei coetanei divenuti poi romanzieri, non avrei nemmeno osato metter piede a Milano, ci sarei fuggito a gambe levate e con i capelli dritti. Una koinè generazionale ci offre un'immagine terrificante del capoluogo lombardo (e dintorni) che dovrebbe consigliare Pedullà e Luzzatto a un aggiornamento dell'Atlante della letteratura italiana, magari sotto il nome di Milano terminale o Lombardia agonistica e agonica.   Aveva cominciato presto Giuseppe Genna, con Assalto a un tempo devastato e vile, a usare le tinte più cupe per tratteggiare alcune zone di Milano, in particolare legate al lavoro (il racconto Fatica) o del circondario (“Centoventi all'ora, a nord di Milano, forando una foschia tossica, che si alza da campi grigi e inerti, la terra coperta di letame chimico, accanto a filari di legni incarboniti e secchi, alberi intrisi di smog e pappi ingrigiti, cartelloni pubblicitari anneriti dagli scarichi”). In più vi era già nel titolo l'impostazione del legame tra il luogo e il tempo...

Presenza/Assenza del padre

Potremmo definire questo periodo storico come quello del lamento per l'assenza dei padri. E poiché ogni tendenza esprime una controtendenza, abbiamo fortunatamente anche una letteratura che insiste sull'importanza del Padre. Ivo Lizzola ha pubblicato di recente, presso Pazzini, La paternità oggi. Tra fragilità e testimonianza. Pedagogista e collega all'Università di Bergamo, Lizzola presenta un discorso differente sul Padre: più che lamentarne l'assenza, ne sottolinea l'importanza per il figlio, poiché ogni padre è padre del figlio e ogni figlio è figlio del padre. Legame che presuppone l'elezione, la scelta.   Lizzola rileva che “quella del padre è una precedenza che lascia essere, non una precedenza che incombe”. La paternità è, in qualche modo, sempre un'adozione. Una scelta propria del padre, che apre al figlio mondi possibili. Una scelta sui generis, non programmabile. Non è finalità cosciente, siamo di fronte a un paradosso.   Il padre è sempre anche un figlio nella trasmissione generativa e, come asserisce il...

Ritorno dei padri?

Doppiozero si chiede se assistiamo a un ritorno dei padri. Mi chiede un parere. Sul crinale del millennio ho pubblicato Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre (Bollati Boringhieri 2000): libro che, per sincronia più fortunata che calcolata, è diventato apristrada di una serie di studi paterni. Almeno in Italia: altrove già se ne pubblicavano. Ma il testo ha avuto la seconda fortuna di diffondersi gradualmente anche in quei paesi: ogni anno compare in una nuova lingua e quella cinese si è allargata a diversi editori.   Nel nostro paese sembra ora che dai libri, dal cinema, dalla TV rigurgitino i padri. Quando la cronaca racconta di liceali romane che si prostituiscono, i giornalisti non chiedono allo psicoanalista un parere su queste ragazze annoiate e deviate, ma: “Dove erano i padri?” “Forse fra i clienti?” Le librerie mettono la paternità in prima fila, attraverso due romanzi di autori importanti: Gli sdraiati di Michele Serra e Il padre infedele di Antonio Scurati. Doppiozero chiede se queste “comparizioni” non contraddicano la “scomparsa” di cui...

Pochi minuti per distruggere, molti anni per costruire / Zygmunt Bauman. Conversazioni sull’educazione

Il libro di Zygmunt Bauman, Conversazioni sull’educazione (Erickson), uscito da poco e da cui è tratto questo lungo brano, è un’intervista diversa dalle solite, segnate dal botta e risposta, domande e risposte che si alternano con ritmo incalzante. Qui l’intervistatore, Riccardo Mazzeo, dirigente editoriale e intellettuale, pone al sociologo una domanda, ampia e articolata, e Bauman gli risponde per esteso. Sono tutte questioni che riguardono il tema dell’educazione.   Che ruolo devono assumere oggi gli educatori in un mondo così complesso e difficile? Che spazio c’è per quest’attività così importante per il nostro futuro nella “società liquida”? La paura e l’ansia sono i due sentimenti più diffusi tra i giovani, ma anche tra gli adulti che dovrebbero istruirli e educarli. Il teorico sociale risponde articolando prospettive ampie, facendo esempi, discutendo aspetti del contemporaneo, e persino, a volte, tracciando traiettorie tutte sue, differenti dalle interrogazioni di Mazzeo. Il libro è pubblicato dalla Erickson di Trento, una casa editrice che ha proprio al centro della sua missione culturale e civile i temi educativi, la formazione, le scienze psicologiche, la pedagogia...

Senza trauma

“Qualche volta, bisogna riconoscere, il saggio vale più del libro che l’ha provocato”, diceva Luigi Malerba negli anni ottanta, infastidito dal proliferare di una “critica letteraria del tutto fantastica, anche inventiva, ma che considera i libri come puro pretesto per i suoi esercizi di scrittura”. Viene da pensare, leggendo il saggio di Daniele Giglioli Senza trauma (Quodlibet, 2011), che la critica esercitata nel libro sia priva di oggetto, o di un oggetto degno di un qualche interesse e considerazione critica, e che il critico, alla fine, sia il vero (s)oggetto di quelle “scritture dell’estremo” cui il sottotitolo rinvia.   La tesi del libro è duplice, o meglio, una è tesi vera e propria, l’altra è un suo corollario, o legittimazione. Innanzitutto, la constatazione che esista una generazione non più emergente ma oramai compiutamente emersa di scrittori, a far data dagli anni novanta (e dunque di scrittori nati tra gli anni cinquanta e i settanta, grosso modo), storicamente smarcata dai grandi traumi degli scrittori delle generazioni precedenti, confrontatisi forzatamente con l...

Non è colpa dello specchio se il naso è storto

Leonardo Sciascia nella presentazione a Quel regno, questa repubblica osservava che la retorica di un’identità in frantumi e di una nazione in costante dissolvenza ha radici lontanissime. Da sempre, gli italiani “ossessivamente si interrogano, si ritraggono, si autoritraggono nella consapevolezza che non è colpa dello specchio se i loro nasi sono storti”. Al disfattismo di chi è costantemente impegnato nella proclamazione del provincialismo e delle immaturità del nostro Paese, che si accompagna spesso con il dibattito sul crepuscolo letterario e artistico contemporaneo, si oppone la linea di chi invece decanta l’italiana eccellenza culinaria, il sole, il mare, una millenaria storia artistica e letteraria sotto gli occhi di tutti. A chi l’Italia appare troppo piccola e chiusa secondo una tendenza diffusa di mostrarsi pateticamente internazionali e cosmopoliti, risponde chi la vede anche troppo grande e aperta al punto da sentire l’esigenza di innalzare barriere invalicabili per proteggere il proprio orticello e chiudersi astiosamente nella propria cerchia immediata. I sondaggi, a distanza di decenni, confermano...