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Benjamin

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Lo studio del mito nel Novecento

Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo un estratto dall'introduzione e l'indice del volume collettivo Filosofie del mito del Novecento, Carocci 2015 (a cura di Giovanni Leghissa ed Enrico Manera): il volume si propone come strumento di sintesi e confronto delle principali linee di studio emerse nel Novecento, tra gli estremi segnati da Freud e Sloterdijk, e intende mostrare, attraverso gli studi di filosofi, psicologi, antropologi, sociologi, storici delle religioni e delle idee, il nesso tra il 'mito' e gli ambiti delle pratiche sociali con cui i vincoli collettivi trovano stabilità e fondamento.       Dall'introduzione dei curatori   Un’esposizione storico-critica delle principali linee teoriche di riflessione sul mito nel Novecento deve muovere dalla consapevolezza che il mito si manifesta tanto quale fantasma dell’origine quanto quale doppio della ragione; ambivalente in modo costitutivo, esso è pervaso dalla ripetizione e dalla modifica, pertanto sfugge alla presa quasi fosse una nave pirata che solca il vasto oceano inseguita faticosamente dalle flotte delle scienze umane. Più che...

Carissimi padri della Grande Guerra

Carissimi Padri... almanacchi della “Grande Pace” (1900-1915): proprio come un almanacco, il nuovo progetto culturale avviato a Modena da Claudio Longhi, regista e studioso di teatro, si svilupperà lungo l'arco di un intero anno articolandosi in cene-spettacolo, incontri, proiezioni di film, letture, laboratori e atelier per culminare, come era stato per il precedente Ratto d'Europa (qui la recensione), in uno spettacolo vero e proprio che debutta al Teatro Storchi il prossimo dicembre. Insieme a un gruppo di lavoro ormai consolidato che assomiglia sempre di più a una compagnia stabile d’altri tempi, Longhi coinvolge ancora una volta l’intera città, questa volta nella esplorazione degli anni della belle époque, ovvero di quella stagione di apparente Grande Pace in cui storicamente si rintracciano le scaturigini della Grande Guerra; per sviluppare così una riflessione sui giorni presenti – tempo di una nuova Grande Pace – che ancora poggiano sulle macerie di quel conflitto, come resti spuri di quelli che Kraus ha definito Gli ultimi giorni dell'umanità.       Chi sono...

Un'epica dell'effimero e del banale / Handke scrittore di saggi

Negli ultimi anni l’attenzione critica per Peter Handke si è concentrata soprattutto sulle sue discutibilissime prese di posizione filo-serbe sul sanguinoso smembramento dell’ex-Jugoslavia e poi sui processi dell'Aia. Molti vecchi titoli importanti in libreria non si trovano e le ristampe sono diminuite, anche se qualcosa sembra muoversi ultimamente. Le traduzioni continuano però a un ritmo abbastanza regolare: il che significa che, a dispetto della corposa diminuzione delle recensioni, un suo pubblico lo scrittore austriaco di origini slovene continua ad averlo. E meno male. Donata Wenders, Peter Handke, Chaville, 2009 L’attenzione è risvegliata anche dai premi (Premio Kafka, 2008; Premio Ibsen, 2014), oltre che dal risorgere delle polemiche, che non sempre però centrano il bersaglio (forse perché è troppo facile, ciò che esime dall’approfondire e analizzare anche il ventaglio delle motivazioni, non tutte così scandalose, che Handke si è fatto premura di dispiegare; anche se la pubblicazione dei suoi dialoghi con Milosevic che ne sposano in toto le tesi ha suscitato un comprensibile sgomento, per non dire nausea, in primo luogo già nei serbi democratici attuali). ...

Ernst Lubitsch. To Be or Not to Be

E poi succede che Vogliamo vivere!, tornato in sala settantuno anni dopo (grazie a Teodora!), realizzi nel primo fine settimana di programmazione la seconda media per copia (cioè l’incasso diviso per le sale in cui è stato distribuito), alle spalle solo di Una notte da leoni 3 (sic!). Fermandosi a riflettere ci sarebbe da esultare, far festa, lasciarsi andare. Perché il capolavoro di Lubitsch è un classico, perché è un film intramontabile, perché l’effetto nostalgia richiama ancora folle di cinefili (meglio se d’antan) in sala e perché in fondo il bel cinema invecchia come il buon vino? No! Sbagliato! Scordatevi i luoghi comuni, le tirate da salotto borghese e gli slogan da pagina culturale dei quotidiani nazionali. Vogliamo vivere! non c’entra niente con tutto questo, Vogliamo vivere! è un film immortale che non ha nulla a che vedere con il passato inteso come modello, esempio di classicità o prototipo apodittico della settima arte da celebrare in maniera aprioristica. No, Vogliamo vivere! è un film che va considerato in quanto tale o, meglio ancora, quale esemplare senza tempo...

Elvio Fachinelli. Su Freud

Elvio Fachinelli (1928-1989) riconosceva a Freud il merito indiscusso di avere aperto il campo di una ricerca sui rapporti interindividuali, una “nexologia” umana (da nexus, legame, intreccio). Adelphi - che di Fachinelli aveva edito gran parte degli scritti – ne ha ora raccolto in Su Freud alcuni saggi dispersi: si va da una nitida presentazione del fondatore della psicanalisi per “I Protagonisti della Storia universale” nel ’66, a riletture di temi freudiani (la caducità e Rilke, il senso della gratitudine e la fobia del dono) apparse su “il manifesto” nell’anno della morte. Sono scritti che confermano la radicale libertà di giudizio con cui Fachinelli si confrontò con il “maestro”, di cui tradusse e curò molti scritti, ma di cui mise in evidenza anche chiusure e cecità. Già nel ’69 egli prendeva le distanze da una psicanalisi “della risposta”: prima ancora della domanda viene l’ascolto ed è dal concreto della pratica clinica, dal colloquio sempre singolare fra due persone, che emerge la verità. La psicanalisi, rileva lo scritto del...

Tavoli | Umberto Fiori

La scrivania. Come un sudario dovrebbe essere l’impronta dello scrittore assente, come un calco dovrebbe testimoniare il suo passaggio e, ça va sans dire, il suo valore, soprattutto quando, come in questo caso, è la scrivania di uno dei pochi che oggi possono giustificatamente aspirare al titolo di poeta. Ma non funziona così. La fotografia in questione non è un indizio: è un catalogo degli Oggetti.   Dalla chitarra allo spartito, dal libro - Benjamin su Baudelaire! – all’immagine del ragazzo riccioluto, dalle foto di spigoli di case celebrate, al Mac, tutto fa segno in modo univoco, ogni cosa vuole dire. Il significato vi domina sovrano. Siamo di fronte ad una descrizione: non solo un poeta, ripeto un grande poeta, ma anche un musicista, anche un lettore raffinato, anche un viaggiatore (il passaporto), perfino un fumatore di sigaro. Classico esempio di quella fotografia che Barthes chiamava unaria, priva cioè di oscillazioni interne, la scrivania fotografata contrasta in modo quasi brutale con la poesia di Umberto Fiori e credo anche con la sua vita. E non perché vita e poesia di Fiori stiano dalla...

Da Benjamin a Baudelaire, sulle rovine della Storia

“Ci sono libri che hanno un destino assai prima che essi esistano come libri” scriveva  Rolf Tiedeman introducendo l’edizione del 1982 del Passagen Werk (I «passages» di Parigi) presso l’editore Suhrkamp. Il lavoro su Baudelaire, progettato inizialmente come quinto capitolo dell’opera, e successivamente come un libro indipendente, non vide mai la luce e il suo ‘destino’ fu oscurato da quello dell’opera maggiore. I suoi frammenti finirono così per disperdersi nel mare magnum del grande libro incompiuto sui passaggi parigini. Un’incompiutezza nell’incompiutezza. A questa esigenza di ricostruzione, filologica e insieme ermeneutica, del progetto Baudelaire, risponde ora un’impresa colossale, a cui si sono  dedicati con tenace acribia Giorgio Agamben, Barbara Chitussi e Clemens-Carl Härle: sotto il titolo Charles Baudelaire. Un poeta lirico nell’età del capitalismo avanzato (Neri Pozza, 927 pp. €23) i curatori pubblicano per la prima volta in un’edizione “storico-genetica” l’intera massa di documenti oggi disponibili, ivi compresi i manoscritti...

Furio Jesi

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Furio Jesi è uno studioso dall’impressionante varietà di interessi e dalla straordinaria capacità di scrittura, capace di far saltare i confini tra le discipline attirando su di sé un'attenzione proporzionale alla quantità di temi affrontati e alla complessità dei testi prodotti. Precoce egittologo e critico letterario, si è ritrovato, all'apice di un troppo breve itinerario intellettuale, germanista e mitologo di rilievo: non è facile circoscrivere gli interessi vasti e profondi di questo enfant prodige colto e geniale, di origine ebraica ma agnostico, militante radicale e poligrafo folgorante, che,...

Roger Caillois

Riga, una collana che avvicina ai grandi innovatori del Novecento   Riga è nata nel luglio del 1991 senza nessun particolare programma. Volevamo piuttosto fare la rivista «che ci sarebbe piaciuto leggere». Una rivista dedicata al contemporaneo, ad autori e temi che ci sembravano rilevanti nel corso dell’ultimo secolo, ma non solo. Una rivista che conservasse la memoria del passato, e insieme che si protendesse sul futuro.   Marco Belpoliti, Elio Grazioli     Roger Caillois è uno dei grandi sconosciuti della cultura europea. Il suo nome aleggia nei libri e nei discorsi a proposito di molti e differenti oggetti e temi: il gioco, il mimetismo, le pietre, la teoria della letteratura, l’antropologia, il romanzo poliziesco, il sogno, il fantastico, Borges e altro ancora. A parecchi è capitato di leggere almeno un suo libro, ma quasi nessuno riesce a formarsi un’idea completa del suo lavoro, della sua complessa personalità letteraria. Non può che essere così, data la vastità degli interessi e dei temi da lui trattati nel corso della sua vita. Ma anche a causa del particolare stile...