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Edmund Husserl

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9 agosto 1942 / Un ritratto di Edith Stein

«La vecchia cara Göttingen: io credo che solo chi ha frequentato l'università negli anni tra il 1905 e il 1914, il tempo della breve fioritura della scuola fenomenologica di Göttingen, può sapere che cosa questo nome significa per noi. Avevo 21 anni ed ero piena di speranze per ciò che mi aspettava. Il 27 aprile (1913) partii da Amburgo e Richard Courant mi venne a prendere alla stazione che era già sera». Così descriveva Edith Stein, filosofa fenomenologa, il suo arrivo da studentessa universitaria nella cittadina universitaria della Bassa Sassonia; «l'università e gli studenti erano il centro della vita della città: Göttingen era proprio una città universitaria, non una città che aveva anche un'università, come Breslau». È proprio così come scriveva Edith Stein, credetemi, io lo so. «Se si scende dalla Lange Geismarstrasse e poi si gira a destra, si arriva subito alla piazza del Mercato, col bel municipio gotico. Davanti al municipio c'è il pozzo della Gänseliesel, la ragazza con le oche, di Schaper.       Non molto lontano da lì, la più vecchia casa di Göttingen, detta “die Mütze”, un'osteria con la facciata a intelaiature. Se dal mercato si va a nord, si...

Il suono di Elvira Di Bona e Vincenzo Santarcangelo / L’oggetto singolare

Le discipline analitiche tendono fatalmente all’oggettivazione, un orientamento determinato in gran parte dal modello visivo. È anzitutto l’atto del vedere che ci offre la possibilità di fissare ciò che per natura è transitorio e mutevole. È cosa nota. Così come è noto che il passaggio da un’intelligenza pratica, sensibile a una rappresentativa è una delle fasi di transizione più importanti nella crescita di un bambino. Solo da quel momento è in grado di appropriarsi della cosa vista, di costruire ciò che Jean Piaget definiva l’oggetto permanente. Un oggetto che continua a esistere anche quando non lo si può più vedere. Un oggetto che, divenuto concetto, pensiero, parola, garantisce la base per una nozione di mondo stabile e predicabile. I rischi aumentano solo quando, crescendo, il pensiero inizia a creare se stesso, comincia ad alimentarsi del pensiero che lo ha formato in un inarrestabile gioco dell’intelletto che non riesce più a vivificarsi nel presente. Ma come resistere alla tentazione di pensare – e di dire – le cose, quando queste restano lontane dalla realtà, celate nella sfera dell’impensato?    La musica, il suono, la dimensione dell’ascolto, del sentire,...

Tzedeq, Tzedeq, Tirdof, giustizia, giustizia inseguirai / Enzo Bonaventura e la psicoanalisi

Quel che mi è accaduto ha dell’incredibile. Una vicenda che ha qualcosa di misterioso e attraente mi spinge a scriverci sopra. Ma cominciamo dall’inizio. È uscita dopo molti anni, per Marsilio, una nuova edizione critica del libro di Enzo Joseph Bonaventura (1891-1948): La psicoanalisi, a cura e con introduzione di David Meghnagi.   Bonaventura non era medico, era laureato in filosofia e si occupava di psicologia sperimentale. A quei tempi la psicologia sperimentale era altra cosa rispetto alle attuali “scienze cognitive”.  In quegli anni gli autori più importanti, i fondatori della psicologia sperimentale, erano Wilhelm Wundt (1832-1920) e Franz Brentano (1838-1917). Brentano, era, a sua volta, maestro di Edmund Husserl (1859-1938), il fondatore della filosofia fenomenologica, e di Sigmund Freud (1856-1939), il fondatore della psicoanalisi. Entrambi, Husserl e Freud, avevano ascoltato Brentano a lezione.  Di particolare importanza era la nozione di “intenzionalità”, che Brentano aveva ripreso dalla filosofia medievale, distinguendola dal concetto di “intenzione”. Il tema dell'intenzionalità sarebbe stato al centro della filosofia di Husserl, fino al concetto di...

Telepatia, telestesia

Origine e funzione   Cambridge, Regno Unito, 1882. Frederic Myers (1843-1901) inventa due parole: telepatia e telestesia. Al prefisso τελ-, che in questo caso rimanda alla distanza, si aggiungono πάөος (passione, affetto) nel primo caso, e αἴσөησις (sensazione) nel secondo. Intenzione di Myers è indagare fenomeni paranormali. La sua ipotesi non è così stucchevole come di solito in questo tipo di letteratura. Myers collega la telepatia – termine che, tra i due, ha avuto più successo – al fenomeno degenerativo. Invero per lui degenerazione è indicedi genialità. Myers ripete, a modo suo, un tema caro al suo conterraneo, più vecchio di quasi trecento anni, Robert Burton (1577-1640).   Firmandosi Democritus Junior, Burton, rinnova gli antichi argomenti intorno alla melanconia. Per farla breve: genio e sregolatezza. Si tratta di vedere come funziona e quali sono le origini della questione. Funzionare, la questione, funziona male. Son casi rari, sgangherati, confusi. Gli esoterici la chiamano divinazione, gli scientisti la definiscono...

Peter Sloterdijk. Stato di morte apparente

La questione in gioco in Stato di morte apparente (Cortina Editore, Milano 2011, pp. 150, 12 €) è quella di una resistenza. Una resistenza stilistico-antropologica che risponde a un’urgenza: se la globalizzazione predetermina il filosofo, i suoi codici e le sue semantiche, le sue interconnessioni tecnologiche, i suoi corpi e i suoi desideri, cosa resta della filosofia? Quali spazi e quali tempi le restano affinché essa possa, almeno parzialmente, de-globalizzarsi?   Il tema delle pratiche connesse all’autotrasformazione tramite esercizio, molto presente nell’ultimo Sloterdijk, tocca qui il suo climax, poiché è fatto convergere nella figura del filosofo-che-si-esercita-filosofando: “il soggetto, concepito come esecutore delle proprie sequenze di esercizi, consolida e potenzia il suo saper-fare sottoponendosi agli esercizi tipici del suo contesto” (p. 34). L’esercizio dell’homo theoreticus è del tutto particolare, dato che si struttura sempre entro un rapporto complesso col fittizio (Schein) e con la morte (Tod), e il libro ripercorre l’innesto paradossale della morte apparente (...

Protester

14 Dicembre 2011   Person of the Year, secondo Times, è  the Protester, l’indignato.   Il metodo fenomenologico   La filosofia ha un tratto barbarico. Per questo filosofi e intellettuali, filosofi e uomini di cultura, sono spesso in rotta di collisione. I secondi, infatti, sanno un sacco di cose e se ne fanno un vanto, i primi, se sono filosofi, non sanno – o sanno di non sapere – e di quello che sanno dubitano.  Se, ad esempio, si vuole andare alla radice dell’esperienza, e provare a descrivere il mondo per come appare, il sapere acquisito non solo fa difetto ma è di ostacolo. Così la pensava Edmund Husserl, a proposito del metodo che aveva battezzato “fenomenologico”. L’uomo di cultura, lo psicologo, il sociologo, tutti costoro credono infatti di sapere benissimo cosa è una passione, l’indignazione, ad esempio. E ne discettano dottamente. L’indignazione è, appunto, per loro un sentimento, una passione, un oggetto psicologico ed un oggetto sociologico, qualcosa che, insomma, sta dentro la testa degli uomini, un loro vissuto soggettivo o intersoggettivo. Per lo sguardo barbaro del fenomenologo, invece, l’indignazione è, innanzitutto, una proprietà del...

Intervista video a Giovanni Anceschi

Giovanni Anceschi è un incrocio, un trivio o più probabilmente un quadrivio: arte programmata, scuola di Ulm, grafica di pubblica utilità, insegnamento universitario, dal Dams di Bologna allo Iuav di Venezia. La sua persona ha attraversato, ed è stata attraversata, da mezzo secolo di cultura italiana, quella che ha praticato l’innovazione dei linguaggi e delle forme espressive nel modo più utile e sintetico: mediante il fare. Anceschi rappresenta la linea lombarda, come recita il titolo di un libro del padre, il grande Luciano, filosofo, studioso di estetica. La sua casa nel cuore di China Town, a Milano, è ingombra di scatoloni e pacchi: ha appena ristrutturato ed è ancora per aria. Ci sediamo nella cucina-ingresso-sala, ad un tavolo quadrato. Sopra, in bella vista un pieghevole della mostra che si è appena aperta alla Galleria Nazionale d’Arte Modena di Roma: Gli Ambienti del Gruppo T. Dentro una fotografia che ritrae i giovanissimi Gabriele Devecchi, Davide Boriani, Gianni Colombo e lui. Tengono tra le mani un lungo tubo di plastica. In alto, in un ovale, Grazia Varisco, che s’unì in seguito....

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...

Decostruzione

Aprite un libro di filosofia e dopo tre passi di Hegel in epigrafe, collocati in forma triangolare, trovate un testo che occupa i tre quarti della pagina mentre il restante spazio è occupato da una colonna di testo autonoma. Il testo principale è un saggio di Jackie “Jacques” Derrida del 1972, corredato di note e illustrazioni, mentre a lato per oltre venti pagine corre come controcanto una lunga e visionaria digressione di Michel Leiris dedicata a Persefone tratta da Biffures (1948).   Timpano è il saggio che apre il volume Margini di Derrida (1972) ed è un manifesto programmatico che illustra le ragioni della decostruzione nel momento in cui le mette in atto: tutte le occorrenze del lemma ‘tympan’ vengono fatte risuonare, dal tympaniser (= ridicolizzare) al timpano come tamburo (che è anche timbre) e come parete dell’orecchio umano su cui il significato si inscrive nell’ascolto, fino al significato tipografico di “timpano” come telaio di legno, parte di un congegno che produce scrittura. E “timpano” è, nell’architettura del tempio greco, la superficie...