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Franco Moretti

(8 risultati)

Un peso all'altezza del cuore / Grace Paley. Tutti i racconti

A volte, per entrare nelle pagine dei grandi – gli autori che, per dirla con Lukács e con Franco Moretti, hanno fatto della forma la “risoluzione di una dissonanza dell’esistenza” – è necessario bussare. Per rispetto e con cautela, perché c’è sempre il rischio di distorcerne la poetica piegandola più del dovuto all’arbitrio. È sufficiente un temporaneo stato di rilassamento generale delle forze perché il lettore perda la capacità di storicizzare. Sarebbe un peccato, soprattutto quando si ha a che fare con autori inequivocabilmente politicizzati e capaci di trasformare la condizione soggettiva nella rappresentazione di un’esperienza umana che non è estranea al tentativo di afferrare il proprio presente, sempre incalzante ma così imprendibile.  Quando la risolutezza con cui alcuni autori del Novecento hanno esplorato i grovigli insondabili della memoria del sé si lega a una riflessione più ampia sulla lingua e sui codici dell’ambiente sociale e del lavoro, così come sul rapporto con la religione, l’ideologia, le tradizioni, quest’attitudine alla combinazione di un certo tipo di militanza spirituale e di predisposizione al riposizionamento costante rispetto al mondo merita uno...

Cinque lezioni sulla cultura americana di Franco Moretti / Insegnare: l’università in forma di saggio

Le lezioni cui allude il sottotitolo dell’ultimo libro di Franco Moretti – Un paese lontano. Cinque lezioni sulla cultura americana, appena pubblicato da Einaudi – sono davvero la “messa in pagina” dell’esperienza dell’insegnare come si possano leggere poesie e romanzi, guardare quadri e film. Il paese lontano sono gli Stati Uniti e gli studenti sono quelli dell’università di Stanford, in California, dove Moretti ha insegnato negli ultimi anni. Il corso da cui sono tratte queste lezioni si chiamava “Literary History”. Era un corso di introduzione generale a tutta la letteratura inglese e americana. Nulla che ricordasse il procedere cadenzato dei vecchi corsi di storia della letteratura, è scritto nell’introduzione al volume: quindi non la lunga “catena di autori e opere” in cui il peso della continuità era tale da “rendere superflua ogni spiegazione”, ma una serie di venti lezioni in cui l’assenza di continuità era dichiarata, “quasi esibita”. Nei cinque capitoli del libro, che propongono altrettante lezioni, Moretti “salta” con grande libertà da una stanza all’altra nel grande edificio della cultura, con l’obiettivo di mostrare ai propri studenti come muoversi e perché valga la...

Diogeni moderni / Antoine Compagnon, Les Chiffonniers de Paris

L’undici maggio del 1847 andò in scena a Parigi un dramma destinato ad essere uno dei più clamorosi successi del secolo: Le Chiffonnier de Paris (Lo Straccivendolo di Parigi). L’autore era il repubblicano Félix Pyat, che qualche anno prima aveva convertito al socialismo Eugène Sue. L’entusiasmo degli spettatori di quella sera, però, non aveva origini politiche. Era rivolto piuttosto all’intreccio, patetico e ricco di colpi di scena, e all’interpretazione di Frédérick Lemaître, attore ammirato da Balzac e da Baudelaire. Frédérick impersonava papà Jean, straccivendolo di buon cuore che salvava dalla prigione la sua innocente vicina di casa, una sartina accusata a torto d’infanticidio, e riusciva a far arrestare il vero colpevole, un banchiere la cui ricchezza era fondata su un antico delitto. Ricca di coincidenze provvidenziali, la vicenda di quel mélodrame (così venivano definiti i drammi popolari in prosa) non aveva certo nulla di realistico. La messa in scena comprendeva però un “effetto di realtà” molto apprezzato dagli spettatori: Frédérick non solo portava la gerla (la hotte) e il gancio di ferro dei veri chiffonniers, ma era andato a lezione di alcuni di loro per imparare a...

La sfida della sociologia letteraria / La letteratura e il mondo

Di cosa parla la letteratura? La teoria letteraria si è posta ripetutamente questa domanda nel corso dei secoli, da Aristotele in poi. Francesco Orlando, nelle sue lezioni universitarie su letteratura e psicoanalisi, ripeteva spesso e con veemenza che “la letteratura parla del mondo”. Lo diceva principalmente in polemica con l’idea che la letteratura sia completamente autoreferenziale, e parli soltanto di se stessa, così diffusa nell’alveo del post-strutturalismo e del decostruzionismo, che agli occhi di Orlando apparivano come perversioni teoriche. “La letteratura parla del mondo” non era un’affermazione scontata per chi, come Orlando, ha passato la vita a spiegare che l’arte è il frutto delle dinamiche psichiche. Ci si sarebbe potuti aspettare da lui un più circoscritto: la letteratura parla dell’essere umano, dell’individuo, della mente. Un più specifico: parla delle pulsioni. Parla sempre e solo di sesso, perfino. E invece Orlando era ostinatamente fedele all’idea che la letteratura abbia a che fare con la realtà sociale. C’era sicuramente, nella sua ostinazione, la traccia di un’intenzione politica. Un tentativo di tenere insieme Freud e Lukács, se non proprio Freud e Marx....

Sconfiggere l'horror vacui / Serie-mondo

In modo sempre più decisivo la serialità televisiva sta condizionando lo sviluppo, la storia e le prospettive del mondo audiovisivo, tanto sotto il profilo industriale quanto sotto quello artistico. Nell’acceso dibattito sul tema della serialità, continuamente si sente parlare di un presunto superamento della sperequazione tra televisione e cinema, nel solco di un incrocio tra le grammatiche specifiche di ciascun linguaggio. Ciò da un lato condurrebbe la televisione, classicamente votata a una sintassi semplice e rassicurante, a sperimentare modalità di racconto nuove e più complesse; dall’altro il cinema a raccogliere le istanze del miglior racconto seriale (la coralità o l’arco di trasformazione dei protagonisti, per dirne alcune). Impossibile escludere questa comunicazione tra i due linguaggi, tant’è che uno dei più forti segnali che il cinema recente sembra aver recepito dalla televisione, in Italia almeno, è stato il “recupero” dei generi.   Tuttavia, per interrogarsi sullo specifico seriale contemporaneo, appare necessario sganciarsi dall’onnipresente paragone con il cinema. Ecco perché una possibile direzione di indagine per cogliere lo spazio verso cui si muovono i...

Francesco Orlando. Gli oggetti desueti

«perirono fin le rovine»  (Lucano, Pharsalia)     Nell'insonnia della vita la materia si replica senza sosta in varianti progressive. Il mondo annega negli oggetti, come scriveva qualche anno fa Deyan Sudjic. E così la cosa di oggi è scarto del domani. Realtà inutile, invecchiata, la si liquida sul ritmo del desidero infinito. La materia che non dorme mai si rigenera nella trasformazione continua e butta fuori detriti, oggetti abbandonati, relitti. Come l'angelo della storia che procede dando le spalle al futuro e osservando le rovine che lascia sotto di sé. La letteratura per Francesco Orlando, uno dei massimi critici letterari del Novecento italiano, è come un catalizzatore che attrae lo scarto della storia e ripropone l'oggetto abbandonato, carico di represso, in una sede immaginaria. La letteratura raccoglie, differenzia, rielabora. E archivia. Perché “il tempo logora o nobilita”, ma evidentemente non solo: il tempo “logora e nobilita”, anche.   Il libro di Francesco Orlando, Gli oggetti desueti nelle immagini della letteratura, che uscì per la prima...

Günter Grass la sentinella

Ora che se n’è andato, al di là  delle parole di cordoglio e dei riconoscimenti di rito, non saranno pochi in Germania quelli che tireranno un sospiro di sollievo. Con lui è uscita di scena una figura scomoda, uno che conosceva le fibre profonde dei suoi connazionali, che ne sapeva riconoscere l’ipocrisia con un fiuto infallibile nell’istante preciso in cui si manifestava, e non solo nella politica, anche nel costume nazionale, nei silenzi collettivi, nell’accettazione dell’esistente, nei tratti in cui l’ethos collettivo  si rispecchia nella politica.     Ha criticato l’America negli anni della Guerra fredda, è stato nemico giurato delle politiche di riarmo della Nato negli anni Ottanta, ha denunciato i limiti della riunificazione tedesca. Con grave imbarazzo di Angela Merkel è stato dichiarato ‘persona non grata’ dallo stato d’Israele per le sue recenti critiche al suo ruolo di potenza atomica in Medio Oriente e nell’ultimo anno ha assunto le difese della Grecia contro la politica di austerità della UE volute dalla cancelliera tedesca.   Il...

The Hamlet network

«Che senso ha studiare filosofia se serve solo a metterci in grado di parlare con qualche plausibilità di astruse questioni di logica, ecc., ma non migliora il nostro modo di ragionare sulle questioni importanti della vita quotidiana, se non ci rende più coscienziosi di un qualunque... giornalista nell’uso delle pericolose frasi fatte che costoro adoperano per i loro fini personali». Ludwig Wittgenstein, lettera a Norman Malcolm, 16 novembre 1944 (in Lettere 1911-1951, pp. 321-322, Adelphi 2012)     Per capire Amleto non bisogna leggerlo. Meglio affidarsi ai big data. Modelli computazionali e analisi quantitativa: così avremo le risposte a tutte le nostre domande sul dramma di Shakespeare. Se ci chiediamo chi è il protagonista del testo, la definizione corretta sarà: «il personaggio che minimizza la somma delle distanze tra tutti gli altri vertici». Nessun riferimento ai conflitti interiori del principe danese. È tutto nel grafico: Amleto è il centro della rete. Questa è la letteratura vista dallo Stanford Literary Lab, centro studi fondato da due docenti del dipartimento di...