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Guido Mazzoni

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Lo Stradone / Francesco Pecoraro, un’apocalisse lentissima

La città che costruiamo è un prodotto collettivo; la città demmerda è un’incerta, auto-celebrante, messa in figura della gente demmerda che ci abita e che la costruisce. Niente di più, ma neanche niente di meno.   Già nel 1960 Giorgio Manganelli, del Pasticciaccio di Gadda, poteva indicare la novità di scala e grana dell’osservazione, nella «visione in grande […] esercitata su oggetti fatiscenti e sfatti». Sicché non si sbaglia a pensare, forse, che natura di Roma sia stata, sempre, quella d’essere la rovina di se stessa. Anche nella sua stagione più canonica, rinascimentale e barocca, la gloria di quelle forme architettoniche luminose quanto arroganti si fondava sul magma di una classicità perenta e deprivata di senso, senza scrupoli depredata e riplasmata. Quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini. «Il barocco», ha scritto Ungaretti, «è qualche cosa che è saltato in aria, che s’è sbriciolato in mille briciole: è una cosa nuova, rifatta con quelle briciole, che ritrova integrità, il vero».    In questo meccanismo crudelmente vitale, però, qualcosa – forse giusto al tempo del Pasticciaccio – s’è inceppato. Da quel momento in poi, lo sfarinarsi...

Il fantasma del comunismo

Quest’anno se ne festeggiano 100 anni, eppure non è la prima volta che viene celebrato un anniversario del cosiddetto “Ottobre” – cioè la ricorrenza che ricorda la conquista del Palazzo d’Inverno con cui i Bolscevichi presero il potere in Russia la notte tra il 7 e l’8 Novembre 1917 (il 25/26 Ottobre del calendario giuliano allora in uso) e instaurarono il primo potere comunista della storia. La prima celebrazione, e probabilmente quella che ancor’oggi si può considerare come la più famosa, avvenne già tre anni dopo, nel 1920. Lo stato sovietico volle allora celebrare in grande stile l’evento inaugurale di una nuova epoca della Storia e allestì di fronte al vero Palazzo d’Inverno uno dei più grandi happening teatrali di massa che siano mai stati fatti. 125 ballerini, 100 circensi, 1750 comparse, 260 attori secondari e 150 assistenti – oltre a tank, blindati e al celebre incrociatore Aurora – “ricrearono” a soli tre anni di distanza l’evento culmine della rivoluzione sovietica di fronte a 100mila persone in delirio. Non è difficile immaginare l’entusiasmo e la confusione che poteva creare una “rappresentazione” a cui presero parte molti dei protagonisti che nel “vero” ‘17 erano...

M'inchino

La deferenza è da servi, da sottomessi, da schiavi, da sfruttati, da subordinati, da mediocri, da serie B. Non si può ambire a diventare deferenti, sarebbe un errore di prospettiva, per così dire, una mancanza di lucidità sulla società tutta. Per chi si alzava la mattina per uscire a demolire il mondo – cioè per molti, moltissimi baby-boomers come me – questo era un assioma, non un dogma perché i dogmi sono qualcosa che sa di religione, cosa che semplicemente andava negata. Lasciamo stare come è andata, per favore. Qui intendo semplicemente indicare quanto feroce fosse il piglio politico-culturale che per decenni ha posseduto almeno una generazione del secondo dopoguerra.   In un tempo non molto più remoto, negli anni cinquanta, essere deferenti era la lezione primaria che, nella società ancora prevalentemente contadina e classista, veniva impartita nell’educazione dei piccoli uomini e donne (erano di là da venire i bambini e le bambine), e crescere nella deferenza verso il padrone era l’etica strutturale dell’intera società. Dai Sessanta in poi, questo macigno...

Campioni # 12. Massimo Gezzi

Resistono negli occhi, oppure nella mente, le lamelle di luce che stamattina incidevano losanghe sul pavimento della camera. Sopra il letto gli ammennicoli di sempre: valigia, vestito, zaino, per un percorso che ricomincia tutti i giorni, a ogni svolta di corridoio. Ma dopo, quando nell’atrio qualcuno ti incrocia o ti fa cenno, ancora confidi che i colori più accesi del mattino o il fondale di una finestra sappiano stringerti le spalle, a te e ai tuoi compagni innominati di viaggio: «Perde il lavoro e si getta dal cavalcavia», avete letto poco fa sul giornale che uno compitava a pagine spiegate, sbadigliando per il sonno. Rimandi uno sguardo al paesaggio, alla luce del primo giugno, alle stazioni. La vostra dimenticanza è gentile: non lo fa di proposito a lasciare ogni cosa com’è. Il suicida risale sul ponte col rewind. Adesso lui ha girato, è già alla pagina di sport.   (da Il numero dei vivi, p. 65) Massimo Gezzi, ph. Daniele Maurizi   Dimenticanze fa parte di Il numero dei vivi, la terza raccolta di poesie di Massimo Gezzi. A sei anni dal libro precedente, L’attimo dopo (...

Precisi, pressappoco

Un giorno, nell’afa agostana, in piscina un bambino in groppa al padre, il braccio teso verso il cielo, gridava: “Alla ricaricaaa!”. In casa il piccino sente evidentemente più spesso parlare di ricarica che di carica militare. Da qui il suo gustoso umorismo involontario. Essendo la sua esperienza del mondo ancora approssimativa lui usa le parole per imitazione, quel suono gli pareva quello più adatto a sferrare un duro attacco all’esercito suo nemico. Il fatto è che, purtroppo, l’approssimazione nell’uso del linguaggio non è un appannaggio dei bambini, ma un patrimonio negativo e consolidato della società adulta. Ed è un indicatore assai rivelatore di un più generale comportamento.   Quando si parla del più e del meno si vaga senza orientamento tra un tema e un altro, un navigare in mare aperto senza rotta. Può essere una sana attività a cui spesso ci dedichiamo, un riposo, una pausa dalle tensioni quotidiane, un aperitivo tra amici. Winnicott lo definiva uno stato di “funzionamento al minimo della personalità non integrata” (Gioco e realtà,...

Solaris

Svariati sono i punti in comune fra Stato di minorità di Daniele Giglioli e I destini generali di Guido Mazzoni, due tra i primi titoli della nuova collana di Laterza «Solaris»: denominazione – sia detto per inciso – assai impegnativa, che attraverso l’omaggio a Stanisław Lem (più che a Tarkovskij o a Soderbergh) si pone nella prospettiva di interrogarsi su un pianeta misterioso e indecifrabile, quale per molti aspetti è diventato ormai, nella coscienza comune, il nostro mondo.   Innanzi tutto va detto che in entrambi i casi si tratta di letture insieme affabili, eleganti e istruttive, che sollecitano riflessioni di ampio respiro partendo – secondo i canoni del genere saggistico – da impostazioni dichiaratamente soggettive. In secondo luogo, né l’uno né l’altro inducono all’ottimismo; nel primo circolano umori malinconici e tendenti allo sconforto, nel secondo prevale una perplessità smarrita, talvolta attonita. Peraltro, i due titoli sono orientati in maniera opposta. L’espressione «stato di minorità» designa la condizione in cui, a giudizio di...

Idee | Narrazioni

Nel quadro del programma Open Museum Open City del MAXXI di Roma (24 ottobre – 30 novembre 2014), doppiozero presenta una serie di incontri con protagonisti della cultura del nostro tempo.   La contemporaneità si presenta come un campo aperto e contraddittorio, in cui l’attività di creazione, letteraria o artistica, si intreccia costantemente ai temi politici ed economici, alle urgenze sociali, allo spazio della città e della comunicazione, alle tematiche dell'identità, della circolazione delle idee e delle barriere tra i corpi, dell'ibridazione e delle differenze tra culture, della violenza, della tolleranza, della memoria collettiva e della frammentazione dell'esperienza individuale.   Gli autori invitati da doppiozero propongono per l'occasione riflessioni originali su tematiche di stretta attualità o sguardi innovativi sulla tradizione e sulla memoria culturale, in grado di sfidare i luoghi comuni e rigenerare uno sguardo critico sul mondo contemporaneo.     PROGRAMMA DEGLI INCONTRI     FRANCESCO CARERI | LA CITTÀ CORPO A CORPO. ARTI CIVICHE NELLE TRASFORMAZIONI...

La repubblica degli scrittori

Fra i festival che punteggiano quello che dovrebbe essere l’inizio rinvigorente dell’autunno – ed è invece, quest’anno, strascico estenuato dell’estate – Pordenonelegge si conferma il più stimolante perché il più multiprospettico. Non per interdisciplinarità – ché anzi, rispetto a manifestazioni più giovani e fighette, qui resta la scrittura il focus dell’attenzione – ma nel senso che il fenomeno letterario lo affronta a più livelli e da molteplici punti di vista.     Conversando un paio di anni fa con Carla Bernini e Luca Nicolini – ideatori della manifestazione-pilota e rivale, il Festival di Mantova – si conveniva che queste realtà spettacolari (e talora sin troppo spettacolarizzate) hanno un pregio fondamentale: quello di affiancare alle lit-star globalizzate (da Pordenone sono passati Cunningham e Lansdale, Baricco e la Mazzantini – ma anche Bella Achmadulina e Michel Butor, Naipaul e Yehoshua, Judith Butler, Jean-Luc Nancy e Carlo Ginzburg, Rorty e Agamben, Sloterdijk e Žižek …) le proposte più ricercate e...