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Italo Calvino

(177 risultati)

Da fronti di guerra, boschi e montagne / Le lettere di Mario Rigoni Stern

Leggere gli epistolari degli scrittori a volte delude, specie quando dalla corrispondenza con le loro case editrici emergono rancori, piccolezze, avidità, che possono lasciare perplessi gli estimatori dei loro libri. Questo non avviene con Mario Rigoni Stern: ogni lettera ha la qualità narrativa e la velocità di un piccolo racconto, a volte aspro e sanguigno, altre volte elaborato e ricco di riflessioni. Le prime lettere di Rigoni che ho letto erano proprio dirette a me, un lettore appassionato che voleva saperne di più delle storie raccontate nei suoi libri e dei luoghi vissuti ed evocati, spesso montagne dell’arco alpino. Tante volte gli ho inviato foto di valli e montagne a lui care, lontane dall’altipiano dei 7 Comuni: le vette della Val Veny e Val Ferret, le cascate di Lillaz e i laghi sopra Champorcher, le nevi della Val Formazza e i prati di maggio della Val Soana. Lui una volta mi rispose: “lei è come se viaggiasse per me”.  Volevo saperne di più di Mario Rigoni Stern, non avevo ancora in mente di scriverne la biografia – avvenne molti anni dopo – e andai in cerca di scritti rari e dimenticati ma anche dei luoghi della sua giovinezza. Durante le ricerche, un giorno mi...

Matteo Terzaghi / La Terra e il suo satellite

“In quegli anni io avevo delle difficoltà con i temi in classe, che mi venivano sempre troppo corti. Cioè, in brutta erano lunghi, ma quando poi li ricopiavo in bella rimanevano poche righe, per via che cancellavo troppo”. Il consiglio del professor Rossini allo studente Terzaghi fu: “il segreto del tema in classe, ma questo vale più in generale per la vita, è la divagazione”. Matteo Terzaghi, ticinese, classe 1970, dopo Ufficio proiezioni luminose (Quodlibet, 2013) torna a intrattenerci e a farci riflettere con La Terra e il suo satellite (Quodlibet, 2019). La lezione del professor Rossini è stata appresa, ma il libro, seppur denso, resta magro, poco più di cento pagine, e verte intorno alla forma del tema in classe e alle sue variazioni. Ufficio proiezioni luminose lo aveva fatto conoscere ai lettori di lingua italiana, le sue riflessioni sulle immagini (il libro aveva parecchie fotografie che venivano commentate), in particolare su come si formano le immagini nel nostro pensiero e come si alterano nella realtà.   Un’attività proseguita nella pubblicazione di piccoli libri semiclandestini, costruiti con la complicità di Marco Zuercher, che raccolgono e montano fotografie...

Ritratti 7 / Levi e il Golem Mac

Nel settembre del 1984 Primo Levi si compra un Golem. Non l’automa di argilla creato da un rabbino-mago di Praga, ma quello che lui stesso definisce un “elaboratore testi”, ovvero un computer. L’analogia figura in un suo articolo, e gli è suggerita dal fatto che, per far funzionare la macchina, bisogna introdurre nella fessura alla sua base, quasi una bocca, un disco-programma, così come il rabbino immette nella bocca del gigante di argilla una pergamena per vivificarlo. Il Golem è un Mac, come si vede in questa fotografia di Mario Monge, fotografo torinese scomparso nel 1999, amico di Guido Ceronetti, che ci ha lasciato bellissime immagini anche di Italo Calvino.   Come altri fotografi, nel giugno del 1986 Monge ha fissato Levi al lavoro col suo elaboratore. Una foto inconsueta, per via del profilo controluce dello scrittore, quasi una silhouette: foto al nero. Ricorda una foto segnaletica, seppure senza i dettagli del viso e della testa. Si scorge il pizzetto in basso, gli occhiali a metà e i capelli in alto, al termine della fronte spaziosa. In un articolo pubblicato su “La Stampa” due mesi dopo l’acquisto, Levi spiega a cosa gli serve il Golem-Mac, che paragona a un...

Schisi. Una nuova collana di ebook / Margini della scienza

Nella creazione del programma culturale di Matera 2019 Capitale Europea della Cultura, ampia attenzione è stata data alla relazione tra l’Arte e la Scienza con l’individuazione di un tema specifico. Il tema Futuro Remoto rappresenta una riflessione sul rapporto millenario con lo spazio e le stelle; un rapporto che, ripercorrendo anche i passi di Pitagora, uno dei residenti più illustri della Regione Basilicata, esplora l’antica bellezza universale della Scienza. Si mettono a confronto pratiche antichissime con modelli di vita fruibili, capaci di influenzare le idee di cultura e di sviluppo dei prossimi decenni provando a rispondere all’annosa domanda: C’è una schisi tra Arte e Scienza, una separazione e una distanza tra le due? Le dimensioni principali del fitto rapporto tra Arte e Scienza di cui ci occupiamo sono: l’Arte e la Scienza come prodotti dell’evoluzione biologica e culturale; l’Arte e la Scienza come fonte reciproca di ispirazione; l’Arte come canale significativo della comunicazione della Scienza.   Matera 2019 Capitale Europea della Cultura e Doppiozero hanno creato, a sostegno dei progetti del programma culturale, una piccola collana di cinque e-book denominata...

Domani, ore 18, Aula Magna della Cavallerizza Reale (Torino) / Breve vita di Primo Levi scrittore e della sua alterna fortuna

Aspettando il Salone Internazionale del Libro di Torino, la lectio di Marco Belpoliti Il poliedro Primo Levi, con i disegni live di Pietro Scarnera, lunedì 15, ore 18 (nell’ambito di Torino che Legge) all’Aula Magna della Cavallerizza Reale, patrocinata dall’Università di Torino. In occasione del centenario della nascita di Primo Levi, l’autore di Primo Levi di fronte e di profilo (Guanda) e curatore della nuova edizione delle Opere complete (Einaudi) ripercorre la vita e le opere dello scrittore torinese, testimone per eccellenza dello sterminio ebraico e poliedro dalle tante facce: da quella di narratore a quelle di poeta, traduttore, chimico, artista, antropologo, linguista, etologo.   La prima parola che apre Se questo è un uomo è “fortuna” e con la fortuna Primo Levi ha avuto un rapporto davvero altalenante. Nasce a Torino sotto una buona stella in una famiglia borghese di cultura e religione ebrea. Quel 1919 è l’anno della “spagnola” la febbre che miete vittime subito dopo la fine del conflitto mondiale, ma Primo sopravvive. Lo chiamano così, Primo, perché è il primogenito di Ester Luzzatti e Cesare Levi, avrà una sorella, Anna Maria. Gracile di costituzione è spesso...

Centenario / Sogno

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Primo Levi mostra che tutti i sogni sono un sogno unico, un'esperienza abnorme, che dura tutta la vita e la raddoppia. Il sogno è duplice, caotico e narrativo. Sigmund Freud distingue il lavoro onirico in due parti: gli elementi del sogno e il suo significato (Deutung). La verità sta nel sogno, ma la sua rivelazione è impossibile, Friedrich Nietzsche usa uno dei termini greci che stanno per “verità”: aletheia (disvelamento), termine che indica una verità evanescente, fessurata, abitata dal nulla. Freud parla di sovradeterminazione: il sogno appare magro e insignificante, eppure ogni elemento del sogno corrisponde a una molteplicità di pensieri del soggetto e ogni pensiero del soggetto...

Grazia Nidasio / La Stefi e il suo nome

Alla sensibilità di Grazia Nidasio, morta qualche giorno fa, si deve una preziosa testimonianza culturale e chi ha un’attenzione autentica per l’espressione italiana e per la sua storia non deve trascurarla.  Era la metà degli anni Settanta del secolo scorso. La disegnatrice e autrice milanese inaugurò una serie di arguti racconti di tenere vicende di vita quotidiana, facendone protagonista una bambina. La battezzò “la Stefi” e creò uno dei suoi personaggi meglio riusciti. Certamente il più popolare. Negli anni che seguirono, la striscia, destinata sul principio a un pubblico infantile e di adolescenti, straripò e ne raggiunse uno adulto. A cadenze regolari, comparve sul Corriere della sera. Così la Stefi divenne familiare anche a chi all’epoca del suo apparire aveva smesso di leggere i “giornalini”, come ancora usava dire, ma che, già a cavaliere tra Cinquanta e Sessanta, era stato educato da Grazia Nidasio e dal suo tratto mobile, giocoso ed elegante, godendone – è il caso di chi scrive – da lettore del Corriere dei Piccoli.  Come nome personale, Stefi era la forma breve o, con termine tecnico, l’ipocoristico di Stefania (Morandini, per completezza anagrafica). E in...

Vittorio Giacopini / Il manuale dell’eremita

Nel nostro recente passato si sono avuti personaggi di successo nella vita dei quali ha fatto da basso continuo il richiamo dell’Altrove: ad un certo punto sono stati colti dalla sindrome della sparizione, una distopia che li ha condotti fuori dal mondo, inteso come comunità associata, e a vivere in stato di isolamento. Vittorio Giacopini ne ha scritto un gustoso e denso saggio narrativo, Il manuale dell’eremita (Edizioni dell’asino), che insegna non a scomparire ma a capire una condotta la quale si manifesta al top della notorietà   con l’osservanza di un manuale comune a ogni ruolo.  L’autore romano, che ha già una collaudata dimestichezza con le biografie, particolarmente di scrittori, ha trovato in sei nomi più o meno noti (Georges Méliès, Ludwig Wittgenstein, James Joyce, Fernand Deligny, Giorgio Morandi e Malcom Lowry: un cineasta, un filosofo, uno scrittore, un sociologo, un artista e un altro scrittore) un fil rouge che chiama “linea di erranza”, lo sfaglio cioè che dirotta un personaggio dalla ribalta al cono d’ombra facendone un eremita, o meglio ancora un esicasta, colui che si apparta dal mondo ma senza serbargli alcun odio, l’escapista che si esilia dal...

Pegorari e Simonetti / Sulla letteratura: liquidi, postmoderni e circostanti

Si è scritto parecchio quest'anno delle Lezioni americane pubblicate nel 1988; proprio dalla suggestione proiettata dall'opera postuma di Calvino si potrebbe cominciare per illustrare i libri di Daniele Maria Pegorari (Letteratura liquida, Manni 2018) e Gianluigi Simonetti (La letteratura circostante, Il Mulino 2018). Il primo reca come sottotitolo Sei lezioni sulla crisi della modernità, mostrando così, attraverso parole chiave che poi in parte riprenderemo, il riferimento calviniano; dal secondo si potrebbero estrapolare, come in parte è stato fatto dall'autore nelle anticipazioni sul domenicale del «Sole 24ore», alcuni caratteri (non necessariamente dei valori) della letteratura italiana a cavallo tra Novecento e nuovo millennio: velocità, ibridismo, stretto legame con un autore ad alta visibilità.    Postmodernità, che sta in capo al saggio di Pegorari, e nella quale già stava immerso Calvino, risultandone anzi nelle sue ultime prove uno dei campioni in Italia, e di cui si è discusso a lungo dai contributi ormai classici di chiarificazione soprattutto letteraria da parte di Ceserani, fino alle ipotesi della fine di un ciclo culturale e storico in Berardinelli o di...

Antonio Bortoluzzi / I libri, le montagne basse e i paesi alti

Le montagne narrate da Bortoluzzi sono qualcosa di unico nel panorama letterario italiano. Spesso leghiamo la scrittura di montagna a un’idea di fuga senza fine, di ricerca di spazi liberi e orizzonti lontani, e di ricerca interiore. Gli esempi sono tanti e noti. I libri di Bortoluzzi raccontano invece una montagna dura, cime basse e povere, dove la solidarietà è una scelta ma anche una necessità. La solitudine e l’abbandono uccidono; la fratellanza, anche quando scandita da rivalità e screzi, garantisce sopravvivenza e speranza. Il suo talento narrativo è stato riconosciuto prima dal premio Calvino, che lo segnalò nel 2008 e 2010, poi nel 2016 dal Premio Gambrinus-Mazzotti per il libro Paesi alti. La scrittura è asciutta ed essenziale, anche dura, in linea con la tensione che percorre tutte le sue storie: uomini, donne e ragazzini che crescono aggrappati alla loro terra, a lavori antichi e nuovi, sufficienti per non morire di fame ma che ai più giovani paiono spezzare ogni speranza.     Le sue “montagne basse” sono quelle dell’Alpago, una conca di piccoli paesi e colline, delimitata dalle Prealpi Bellunesi. Un arcipelago di alture non sconvolto dall’urbanizzazione...

Romanzi, teatro e canzonette / Umberto Simonetta: un paroliere di lusso

Parlando con un amico, faccio il nome di Umberto Simonetta. Dallo sguardo, capisco che non gli dice molto. “Sai chi è, no? Lo scrittore, quello di Tirar mattina, Lo sbarbato, Il giovane normale…”. Niente. “Ma la ballata del Cerutti Gino la conoscerai…” “Eh! Certo! Giorgio Gaber!” “La musica è di Gaber, ma le parole sono di Simonetta. Come anche quelle di Una fetta di limone, Trani a gogò, Porta romana, Le nostre serate, Il Riccardo…”. Le accenno una dopo l’altra. “Belle! Pensavo fossero di Gaber…” “Te l’ho detto: musica di Gaber, testo di Simonetta” “Ah però, bravissimo! Mica male!”.  Oltre che scrittore e autore teatrale di successo, Umberto Simonetta (Milano, 1926-1998) è stato un paroliere tra i più originali e innovativi dell’epoca in cui nasceva in Italia quella che si sarebbe poi chiamata canzone “d’autore”.    Tra gli anni ’50 e i ’60 del secolo scorso diversi poeti e scrittori, da Calvino a Fortini a Pasolini e altri, si misuravano con la canzone (allora canzonetta). L’intento era quello di dar vita a un prodotto popolare “di qualità”, da contrapporre ai prodotti di consumo (o “di evasione”, come si diceva in quegli anni). Nel caso di Calvino e Fortini, la...

A vent'anni dalla sua morte / Le “lezioni americane” di Bruno Munari

Essendo uno degli atenei più importanti al mondo, l’Università di Harvard è stato uno dei crocevia privilegiati per intellettuali e artisti italiani in visita negli Stati Uniti. Particolare risonanza pubblica hanno avuto nel nostro paese le Charles Eliot Norton Lectures, un programma di Visiting Professorship istituito nel 1925 attraverso cui quale scrittori, artisti, intellettuali di fama mondiale vengono invitati a trascorrere un anno accademico nell’università del Massachusetts. Famose e celebrate saranno le Lezioni Americane che Italo Calvino avrebbe dovuto tenere a Harvard nell’autunno del 1985, ma mai portate a termine a causa della sua morte improvvisa avvenuta nell’estate dello stesso anno. Il libro pubblicato postumo diventerà una sorta di testamento letterario e critico che ha accompagnato l’esegesi calviniana nei decenni a venire. Quelle sei lezioni, quelle Six Memos for the Next Millenium nell’originale inglese, saranno poi ricordate da Umberto Eco nel 1992, quando sarà invitato a sua volta (secondo italiano dopo Calvino, e prima di Luciano Berio), a tenere un ciclo di lezioni che saranno raccolte nel libro Sei passeggiate nei boschi narrativi (1994).    Non...

Formazione verso che cosa? / Celati. Il Lunario e lo smarrimento del Paradiso

Lunario del paradiso ha per me diversi significati. Avevo 23 anni quando è uscito, facevo l'università a Bologna (Filosofia, ma in realtà facevo soprattutto altro) e conoscevo Celati, insegnante di miei amici, amici nel senso che li vedevo ogni giorno. Soprattutto in via Begatto, molto frequentata anche da Gianni. Scrivendo queste note mi è tornato in mente un libretto che volevamo fare con Celati e Palandri. Avevo trovato un buffo titolo che piaceva a Gianni ma che pare avesse un significato diverso da quello che ricordavo. Il libro collettivo ("Il vestito policarpico", sic!) finì nel nulla. Il Lunario invece fu letto da tutti con grande piacere e fu accolto nel suo ambiente naturale, che era quello del movimento bolognese. Alcuni di noi, di questo gruppo di ragazzi che si vedevano spesso, studiavano da scrittori e naturalmente per tutti Gianni rappresentava la vera letteratura. Quella che anche noi speravamo di scrivere. E infatti si scriveva non poco, in varie case. Se dovessi dire un nome che rappresentasse il punto di riferimento più alto farei senza esitare il nome di Salinger (anche se in quel periodo io leggevo Proust). Chi ha la mia età non sarà affatto stupito, anzi lo...

Porto, orto e arte / Reimmaginare Palermo, ricodificare Manifesta

Molti confidano che Manifesta cambierà Palermo, e io tra questi, ma sono invece certo che già Palermo ha cambiato Manifesta. E la micro-storia delle relazioni tra Palermo e Manifesta può dare indicazioni preziose ad altre città che scelgano la strada di un diverso presente fondato sull’arte, sulla cultura e sulla creatività, sulla partecipazione e sul welfare culturale, sulla rigenerazione urbana e umana. Perché Manifesta 12 a Palermo è un utile laboratorio per sperimentare la improrogabile territorializzazione delle politiche culturali e creative.   L’incontro con Palermo, ormai due anni fa, ha cambiato Manifesta facendole compiere una metamorfosi di cui le persone e la cultura locale sono stati i catalizzatori. La relazione di Manifesta con Palermo – con il Comune e l’Università, con gli studiosi e i giovani talenti, con gli artisti e gli attivisti, con le associazioni e i cittadini – è stata dirompente per una Biennale innovativa come quella inventata da Hedwig Fijen ventiquattro anni fa e che ha fatto del nomadismo e della fluidità la sua cifra politica e sociale, prima che artistica. Approdando nella fluidità plurale, creativa, conflittuale, policroma di Palermo ne è...

Collezionisti di storia / I francobolli di Elisabetta Di Maggio e Flavio Favelli

Rispetto ad altre forme di collezionismo iscritte nelle opere d’arte, la filatelia ha uno statuto ambivalente. Al pari di ogni collezionista quello di francobolli è un malinconico (se non altro perché, come ogni collezione, anche la sua è costitutivamente destinata allo scacco dell’incompletezza e della morte, come il puzzle di vita del Bartlebooth di Perec nella Vita, istruzioni per l’uso).   Greetings from Venice, ph Matteo De Fina. Eppure permane sempre in lui un tratto espansivo, che deriva dalla radice infantile di ogni collezione di francobolli, «mossa insieme dalla passione per l’esotismo e da quella per la sistematicità della serie». Così scriveva il Calvino di Collezione di sabbia commentando l’opera di Donald Evans (pittore americano morto trentenne nel ’77, e specializzatosi nella pittura – a matite e acquarelli – di francobolli d’invenzione scrupolosamente ascritti, appunto per serie, a paesi e periodi storici altrettanto immaginari). Sicché «questo preteso introverso era un uomo nient’affatto ripiegato su se stesso ma proiettato sul fuori, sulle cose del mondo, scelte e riconosciute e nominate una per una con delicatezza e precisione amorosa». La filatelia non...

È morta Esther Judith Singer / Chichita Calvino. «Vuoi un po’ di conversazione?»

All’anagrafe si chiamava Esther. Esther Judith Singer, per la precisione; ma tutti la chiamavano Chichita, fin dai tempi dell’infanzia argentina. Scarse le tracce delle origini russe; poco più forte l’impronta ebraica. Cresciuta nell’ambiente della borghesia colta di Buenos Aires, cominciò prestissimo ad avere contatti con il mondo dell’arte e della letteratura. Qualche anno fa, chiacchierando non ricordo più per quale motivo del centenario della Grande Guerra, mi è capitato di citare Stefan Zweig. Chichita non solo sapeva bene chi era Zweig (ovviamente), ma mi disse di averlo conosciuto di persona (lo scrittore austriaco, esule dopo il ’38 e naturalizzato britannico, nel ’42 viaggiò in Sud America, per poi togliersi la vita nella città brasiliana di Petrópolis). Ma ecco, senza volerlo sono già scivolato sull’aneddoto. Era inevitabile. Chichita era una miniera, un giacimento di aneddoti. Ed era una formidabile narratrice orale, avvincente, avvolgente, imprevedibile. Non avendo io conosciuto Calvino di persona, mi sono fatto l’idea che per molti aspetti ne fosse l’esatto contrario. Lui introverso, taciturno, quasi afasico («anche un po’ autistico», mi disse una volta Chichita...

Le Lezioni americane trent'anni dopo / Calvino: cominciare e finire

Calvino ha scritto saggistica per più di trent’anni, senza mai pubblicare un volume. Accarezzò l’idea di trarre un libro dalle sue corrispondenze del viaggio in America del 1959-60, ma poi ci rinunciò. Si risolse a porsi ufficialmente come saggista soltanto nel 1980, con Una pietra sopra; pochi anni dopo, il cambio di editore fomentò l’allestimento di una seconda raccolta, Collezione di sabbia, insieme affascinante ed eterogenea. Le Lezioni americane sono il primo libro organico del Calvino saggista. Primo e unico: e per di più, com’è noto, incompiuto. Delle sei conferenze che avrebbe dovuto tenere alla Harvard University (il primo ciclo di Charles Eliot Norton Lectures affidate a un italiano) ne scrisse solo cinque. E tuttavia le Lezioni americane sono diventate, contro le aspettative di Livio Garzanti che nel 1988 le pubblicò, un libro di culto. Uno dei più letti di Calvino, anche se esula dal dominio della fiction; e uno dei più citati, insieme alle Città invisibili.    Il successo comporta sempre una certa dose di semplificazione, di alterazione: quindi, tendenzialmente, di forzatura, di deformazione, di fraintendimento. Non di rado favorisce gli equivoci; quasi...

“Chi si conosce meglio di chi è cieco”? / Perché Borges mi sta simpatico (e anche i poeti calzolai)

Borges in compagnia di Calvino. Mi appassionano le storie di chi non riesce a fare soltanto una cosa. Carl Gustav Jung ne scrisse in un illuminante saggio dedicato ad Anima e Animus: «La Persona è un complicato sistema di relazioni fra la coscienza individuale e la società, una specie di maschera che serve da un lato a fare una determinata impressione sugli altri, dall’altro a nascondere la vera natura dell’individuo. La società esige che ciascuno rappresenti la sua parte il meglio possibile: [...] ciascuno deve stare al suo posto; l’uno è calzolaio, l’altro poeta. Non è previsto che si sia l’una e l’altra cosa a un tempo. [...] Un uomo simile sarebbe “differente” dagli altri, non del tutto fido. Nel mondo accademico sarebbe un dilettante, in religione un libero pensatore».  Gli inconvenienti sociali che capitano a chi manifesta questa eterogeneità di propensioni mi fanno pensare a Jorge Luis Borges. Anni fa, qualcuno lo accusò di non essere uno scrittore, ma semmai un filosofo. L’accusa verteva sulla considerazione che le sue pagine conterrebbero più idee che trame. I suoi interessi filosofici lo avvicinavano talmente al saggista che bisognava escluderlo dall’elenco dei...

Un impulso verso la trasparenza / L’eredità di Achille Castiglioni

In occasione del centenario della nascita di Achille Castiglioni (del resto quest’anno cade anche il cinquantenario della morte del fratello Pier Giacomo), vorrei ricordare il grande architetto italiano non soltanto come un maestro del passato, ma come colui che continua a indicarci un prezioso sentiero verso il nostro futuro.    Patrimonio dell’umanità   Ho cominciato purtroppo a frequentare assiduamente lo Studio Castiglioni dopo che l’architetto si è ammalato. Mi avevano chiesto di fare un video prima dello studio e poi dei numerosissimi modellini di allestimenti espositivi, tra i quali anche alcuni molto antichi. Dopo il lavoro di riprese e di montaggio di queste immagini – lavoro che ha richiesto più di un anno di tempo, durante il quale è mancato l’architetto Castiglioni – una rivista giapponese di design mi ha chiesto di scrivere una serie di articoli su di lui. Così ho continuato a frequentare lo studio, ancora più assiduamente, con il taccuino in mano al posto della telecamera, per consultare materiali visivi e scritti. Devo ringraziare profondamente tutte le persone dello studio che mi hanno aiutato nelle mie ricerche, nonostante fosse un periodo di grande...

Choman Hardi / La crudeltà ci colse di sorpresa

Della poetessa curda Choman Hardi è uscito per la prima volta in Italia un piccolo ma importante libro di poesie curato e tradotto da Paola Splendore, dal titolo molto evocativo La crudeltà ci colse di sorpresa (edizioni dell’asino, 2017). In questa raccolta, realizzata anche grazie al sostegno di scrittori ed artisti quali tra gli altri Gad Lerner, Toni Servillo, Matteo Garrone, Sandro Veronesi, compare come in un caleidoscopio in movimento il nome e il suono di città entrate di diritto nelle pagine di tanta letteratura ed ora invece nella pagina come inghiottite in un vortice di violenza e irreversibile oscurità. Halabja, Anfal, Sulaymaniya, eccole le città del kurdistan irakeno sopraffatte dal regime di Saddam Hussein, affacciarsi nel fuoco della memoria poetica e di un amore per una terra durato troppo poco, anche per tante generazioni di bambini che non hanno conosciuto giochi ma solo atrocità, deportazioni: “Non c’è quiete a Halabja, anche se dovrebbe esserci./ Ritorno dalle montagne insieme a tutti gli altri./…// Dappertutto urla e lamenti/ di chi ritrova i corpi dei suoi cari –/…// Sono qui che guardo, piango e non riesco a piangere./…”. Torna in mente, a leggere questi...

Sandra Petrignani: looking for Natalia / La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg

«Visti da vicino gli scrittori fanno spesso il medesimo effetto degli attori: deludono»: quel che Oriana Fallaci afferma nell’introduzione a un’intervista a Natalia Ginzburg (Gli antipatici, Rizzoli, 1963) è vero quasi sempre, ma viene in realtà smentito dall’amabile conversazione con l’autrice di Lessico famigliare, incontrata nella sua casa romana di Piazza Campo Marzio pochi giorni prima dell’assegnazione del premio Strega al suo romanzo più famoso. E tale affermazione è smentita anche dalla lettura del bel ritratto che dedica a Natalia Ginzburg un’altra scrittrice, Sandra Petrignani, nel suo La corsara (Neri Pozza) da qualche giorno in libreria. La corposa e appassionata ricostruzione biografica, che ripercorre la vita di una delle più grandi scrittrici italiane e rievoca la rete di amici e familiari che hanno accompagnato la sua esistenza, non svela grandi segreti e si avvicina a Nat (così la chiamavano coloro che le sono stati più vicini) con rispetto e discrezione, e forse proprio per questo l’immagine che ne vien fuori non “delude”. Sembra che nel tratteggiarne il profilo Petrignani raccolga la raccomandazione che Ginzburg stessa aveva fatto a Silvio Perrella quando era...

Testo argomentativo e scrittura / Il nuovo esame di scuola media

Viviamo immersi nella scrittura. Paradossalmente, però, la parola scritta, parte consistente del nostro universo comunicativo, finora non è stata oggetto di un percorso insegnabile e strutturato di apprendimento scolastico, in alternativa al tema. Ben vengano quindi le indicazioni precise di un autorevole gruppo di lavoro, istituito dalla Ministra Fedeli, coordinato da Luca Serianni, allo scopo di fornire “un contributo tecnico che potrà essere utile per la redazione ‘delle tracce della prova di italiano per l'esame conclusivo del primo ciclo d'istruzione’, così come è stata prevista dall'art.7 del DM 741/2017”, in attuazione del DL.vo 62/2017. Come interpretare le nuove indicazioni?   Le due premesse del “documento di orientamento per la redazione delle tracce” (17/01/2018) credo siano ampiamente condivisibili, sia nel richiamo alla libertà di scelta dei docenti, sia nell'indicazione di far svolgere, in tutti i tre anni della secondaria di primo grado, l'esercizio del riassunto. In questo suggerimento della pratica sistematica del riassunto si può vedere indicata la prima tappa di un percorso propedeutico irrinunciabile, frutto di una stretta interdipendenza di lettura e...

Tempo di libri - incipit / Butto? Butta!

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, abbiamo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera. Riprenderemo i temi delle giornate - dalle donne al digitale -, daremo voce a maestri che parlano di maestri, i nostri autori scriveranno sugli incipit dei romanzi più amati, racconteremo gli chef prima degli chef, rileggeremo l' “Infinito” di Leopardi e rivisiteremo la Milano di Hemingway, rileggeremo insieme testi e articoli del nostro archivio, che continuano a essere attuali e interessanti.   «C’era una volta un ragazzetto chiamato Giovannin senza paura, perché non aveva paura di niente.» Così comincia Giovannin senza paura, prima della Fiabe italiane di Italo Calvino, uscite nel 1956 da Einaudi – e incipit dell’intera raccolta si potrebbe pertanto considerare tutta la fiaba. Calvino la mise per prima «perché è una delle fiabe più semplici ed anche, per me, una delle più belle.» Lo è, con quel ragazzetto nel grande palazzo, in sola compagnia di una voce che annuncia pezzi...

La dorata parmelia / Licheni

Forse per un residuale tic scolastico della biologia mandata a memoria, li nominiamo sempre insieme: muschi e licheni. È vero, fanno parte dei vegetali cosiddetti inferiori, i più primitivi. Sono privi di organi riproduttivi visibili, quindi di fiori, tanto che Linneo li classificò tra le Crittògame; non hanno fusti, né vere foglie e radici, ma una struttura indifferenziata detta tallo, che li immette di diritto tra le Tallòfite, tassonomia oggi preferita. Da come il tallo aderisce al supporto che s’è scelto vengono anche le distinzioni morfologiche: licheni crostosi, fogliosi, fruticosi, composti. Ma, per il ripasso didattico basta così.     Va solo aggiunto che i licheni non hanno alcun bisogno di accompagnarsi ai muschi, anzi. Sono già una coppia di fatto, e ben consolidata, tra un fungo e un’alga. Questa offre le sostanze organiche necessarie al compagno, che ricambia il favore elargendole i sali minerali indispensabili.   Cladonia pyxidata   Entrambi possono anche vivere separatamente, ma l’associazione consente loro di produrre individui più resistenti e di maggiore adattamento, capaci di sopravvivere in condizioni proibitive per qualsiasi altro...