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Peppino e la... malafemmina

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“Totò, Peppino e la... malafemmina”, 1956 / Due uomini e una lettera

Quello che mi ha sempre colpito di Totò è lo sguardo. Gli occhi densi di una malinconica serietà, che mai lo abbandonava, nemmeno nelle scene più esilaranti. Mi è sempre parso che ci fossero due Totò, e non parlo della differenza tra l’uomo pubblico e quello privato, che pure c’era e che spesso è stata raccontata; parlo di quella particolare capacità di farti vivere due sensazioni quasi opposte. Totò che ti fa ridere e, contemporaneamente, ti mostra un uomo povero e carico di speranza, che ha fame ma che non perde mai l’ironia, come il Felice che scrive la lettera sotto dettatura in Miseria e Nobiltà (di Mario Mattoli, 1954); e questo tutto insieme, perché alle parole e alla mimica facciale è abbinata – e per sempre – la tristezza che emanano i suoi occhi. Queste caratteristiche risultano ancora più evidenti se esaminiamo la scena della scrittura della lettera in Totò, Peppino e la... malafemmina (di Camillo Mastrocinque, 1956).      Totò che detta la lettera (che dovrà salvare il nipote dalle grinfie della malafemmina) a Peppino De Filippo è uno dei vertici della comicità italiana. Intanto: la “spalla”. Lo straordinario talento comico di Totò, qui e in moltissimi...