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Roberto Esposito

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Cinema italiano: forme, identità, stili di vita / Il pensiero filmico della nazione

Si è tornati a parlare tanto di cinema italiano in questi ultimi anni. In Italia, certamente, ma anche all’estero, sulla scia di una convergenza tra il ritorno di autori in grado di intercettare un pubblico ampio ed eterogeneo – da Paolo Sorrentino e Luca Guadagnino sino a Michelangelo Frammartino e Alice Rohrwacher – e l’allargamento del campo dell’italianistica, tanto come ambito di studio quanto come platea di interessati. Nelle università anglofone i corsi di laurea si moltiplicano (pur nelle difficoltà di questi ultimi anni), così come si diffondono in giro per il mondo festival e manifestazioni dedicati alla cultura italiana, ai film in particolare. Certo, il cinema continua a rappresentare la forma espressiva più immediata e trasversale, quella capace di congiungere con un solo linguaggio i quattro angoli del globo. Ma non è solo questo il motivo di tale rinnovato interesse. Il fatto è che sembra esistere un rapporto particolare tra il cinema e l’Italia, un rapporto che si sviluppa in due direzioni. Da un lato il cinema permette di capire meglio l’Italia: nelle immagini è possibile leggervi i segni profondi e gli orizzonti di senso, gli immaginari mutevoli e le...

Metafisica del populismo III / Che cos’è la paura

Il populismo vive di paura. La diffonde, l’asseconda, le offre dei bersagli immaginari, l’amministra con leggi specifiche il cui scopo è quello di tenerne sempre alimentato il fuoco (vedi: decreto sicurezza e legittima difesa). La sicurezza, del resto, a chi la si può presentare come la merce più preziosa se non a chi sempre trema? E di che cosa ha più bisogno l’istanza populista se non del timore e tremore della creatura? È un’ovvietà ma va ribadita una volta di più: senza paura il populismo sfiorirebbe. La sorda rabbia che agita il suo elettore ne è una compiuta espressione. Al suo fondo, la rabbia è un grido inarticolato. Quella rabbia non ha infatti valore per i suoi contenuti. Per un certo pensiero progressista la rabbia dovrebbe venir meno se le sue cause materiali fossero finalmente esplicitate e concretamente affrontate. Allora, si dice, lascerebbe il posto a un agire razionale e non vi sarebbe più spazio per la propaganda. Questo è però un classico esempio di quell’illusione “illuminista” che, sopravvalutando il potere della ragione critica (in realtà, come subito vedremo, impotente per natura), oscura il fenomeno che vorrebbe comprendere. Il “soggetto” populista resta un...

Uno dei più notevoli e originali psicoanalisti italiani / Elvio Fachinelli: una nuova lingua per la psicoanalisi

La recente pubblicazione di alcuni scritti politici di Elvio Fachinelli, curati con attenzione dal filosofo Dario Borso, col titolo semplice ma suggestivo Al cuore delle cose (DeriveApprodi, Roma), suggerisce un bilancio dell’opera di una tra le figure più notevoli e originali della psicoanalisi italiana. Non a caso Jacques Lacan aveva sempre considerato, sin dalla fine degli anni sessanta, il giovane Elvio Fachinelli come il suo erede più promettente in Italia, il quale però, non a caso, come tutti i suoi migliori allievi, aveva fatta propria l’indicazione di Lacan: “fate come me, non imitatemi!”. In Fachinelli, nella persona e nell’opera, non ritroviamo, infatti, nessuna di quelle farsesche riproduzioni dello stile di Lacan – alla Verdiglione per intenderci – che hanno contrassegnato e penalizzato gravemente la diffusione del lacanismo in Italia negli anni Settanta.   Fachinelli, pur conservando una posizione critica nei confronti del suo establishment, resta membro della Società psicoanalitica italiana rifiutandosi di finire fagocitato nel culto della personalità del grande psicoanalista francese – destino fatale per quasi tutti i suoi allievi, francesi e non. E tuttavia...

Leopardi “terzo-istruito” / Gaspare Polizzi. Io sono quella che fuggi

“Giacomo aveva assistito a sei anni, da bambino curioso, a un’eclissi solare e a tredici anni al passaggio di una cometa, due fenomeni celesti che ancora impaurivano i popolani di Recanati, ma non il giovane Leopardi, educato dal padre Monaldo a studi severi e in grado di leggere, nella Biblioteca di famiglia, i migliori e più aggiornati trattati di astronomia”: è il suggestivo incipit dell’ultima fatica leopardista di Gaspare Polizzi (Io sono quella che tu fuggi. Leopardi e la Natura, Edizioni di Storia e Letteratura, Roma luglio 2015), dedicata al ruolo che il contatto fecondo e mai interrotto con le scienze ha avuto nella formazione, nella maturazione del pensiero filosofico e nella stessa “officina” poetica del Recanatese, che intenzionalmente riecheggia le annotazioni delle Lezioni americane di Italo Calvino, secondo il quale “la contemplazione del cielo notturno che ispirerà a Leopardi i suoi versi non era solo un motivo lirico; quando Leopardi parlava della luna sapeva esattamente di cosa parlava” (Italo Calvino, Lezioni americane, Oscar Mondadori).     Convinto che lo stesso si possa dire non solo per la luna, bensì per la Natura in generale, in questo volume...

Sloterdijk, Macho, Byung-Chul Han

La filosofia è morta, viva le scienze della cultura!   Un rapido sguardo ai nomi delle cattedre, ai programmi delle lezioni, alle monografie pubblicate dai docenti afferenti ai dipartimenti di filosofia delle università tedesche è sufficiente a rendere evidente quello che ai più potrà sembrare a prima vista un dato stupefacente: la filosofia intesa come teoria e produzione di teoria sulla realtà, e analisi critica della stessa, in Germania, nei dipartimenti di filosofia, è scomparsa.   Resta al suo posto la storia della filosofia (una filosofia trattata come bene museale, come un oggetto in sé conchiuso, immutato e immutabile, e per questo oggettivamente analizzabile), dunque – nel migliore dei casi – l’analisi storica di un oggetto concettuale cristallizzato in uno spazio e tempo altri, del tutto separati dal presente e dalla sua interpretazione. Accanto ad essa la filosofia analitica, di matrice anglo-sassone. Ma della filosofia come interpretazione critica dell’esistente, analisi e produzione di immagini del mondo, non resta praticamente (fatte salve le dovute, rare ma presenti,...

Il corpo come luogo di transito

Dice Aristotele, in un celebre passo della Politica, che “lo schiavo è un oggetto di proprietà animato e ogni servitore è come uno strumento che ha precedenza sugli altri strumenti”. Questo statuto strumentale, che fa dello schiavo un oggetto di proprietà, ovvero un uomo che non appartiene a se stesso bensì a un altro uomo, precisa lo Stagirita, è attestato anche dalla natura, la quale “segna una differenza nel corpo fra liberi e schiavi”, dando ai primi un corpo non adatto a lavorare e ai secondi una costituzione robusta adatta a faticare.   Si tratta di uno dei casi, non rari nel macrotesto occidentale, in cui il corpo fa transitare alcuni umani dall’ambito della persona alla sfera della cosa, contravvenendo così alla divisione fra persone e cose in due zone distinte ed opposte, che sembra funzionare come un principio fondamentale della nostra tradizione filosofica e giuridica, oltre che etica, politica ed economica. Le persone sono definite soprattutto dal fatto di non essere cose e le cose dal fatto di non essere persone: ogni scivolamento dall’una all’altra zona turba il sistema...

La vittima, tra debito e credito

Lasciandoci guidare dalle nuove bussole che orientano il pensiero, l’epoca del «sospetto» - come si diceva a partire dagli anni ’70 – sembra finalmente superata e, con essa, tutte le protrazioni più radicali di una volontà interpretativa che aspira a mettere in dubbio, a respingere, l’evidenza incontestabile dei fatti. Bene.   Ne potrebbe derivare un vantaggio notevole per ottenere finalmente un accesso diretto alla cosiddetta realtà. A patto, però, che venissero individuati, nello stesso tempo, la provenienza e la puntuale riproposizione di alcuni tra i nodi concettuali sui quali l’esercizio del sospetto si è andato esercitando nel corso del tempo, con intensità pari allo spessore dimostrato da gran parte di queste costellazioni di problemi (più che di temi).   Problemi che, a volte, non hanno potuto fare a meno di esibire la paradossalità che li impregna già a partire dalla loro formulazione originaria. Uno tra questi – dal rilievo addirittura fondatore della civiltà occidentale secondo René Girard – riguarda lo statuto della vittima,...

Roberto Esposito: la Legge del debito

La tradizione giuridica romana rappresenta, per un’indagine delle forme simboliche che dettano il ritmo della cultura occidentale, una miniera di incredibile ricchezza.   A fissarci oggi negli occhi, dal fondo di un’immemorabile fase arcaica e proto-giuridica, è la figura del nexum, nella misura in cui questa ci informa del vincolo che tiene assieme – in un nodus letalis – vita e debito. Il debitore insolvente – secondo tale istituto – era chiamato a mettere il proprio patrimonio, il proprio corpo e la propria libertà nelle mani del creditore, secondo una logica che, per un verso, assimilava corpo e patrimonio, persona e cosa e, per l’altro, non riconosceva limite a questa servitù se non nell’estinzione (impossibile) del debito.   Nemmeno la morte, fosse quella del creditore o del debitore, ne era il limite. Poena extra mortem manet, scrivono infatti gli antichi, come se ciò che pone irrevocabilmente fine alla singola esistenza non fosse sufficientemente definitivo da saldare ipso facto il debito.   È forse questo carattere insuperabile ad aver attratto l’...

David Graeber. Debito

Ora più che mai, forse è il caso di zittire anche solo per un attimo i tecnici dell'economia e le loro formule magiche. Magari per dare la parola a un antropologo come David Graeber che, nel suo Debito. I primi 5000 anni (il Saggiatore, Milano 2012), scardina alcuni miti della storia economico-politica e teologico-politica, come il baratto, recitato in ogni testo universitario di economia, o il debito primordiale nei confronti di dèi e Stati. Così come la storia economica non inizia con il baratto, il debito non è alla base della società e delle relazioni umane, ma arriverebbe invece in un secondo tempo – costruzione dell'origine effettuata a posteriori e capace ora di dialogare nuovamente e proficuamente con il presente che l'ha composta e proiettata all'indietro, con buona pace di Adam Smith e Hobbes, dei loro contemporanei ed epigoni presenti.     Parlare di debito significa anche parlare di denaro. Questo secondo elemento introduce una fredda calcolabilità, tale da renderlo non solo un semplice obbligo morale, ma un fattore misurabile con esattezza. Le mitologie del debito hanno...